Zinzan Brooke: il numero uno dei numeri 8

(di Roberto Vanazzi)

Il rugby è una grande fetta della cultura e della vita della Nuova Zelanda. Giocare con gli All Blacks è un sogno, come una stella cometa che tu insegui fin da bambino. Quando poi ci riesci, resti un All Black per tutta la vita.” (Zinzan Brooke)

Il Numero 8 degli All Blacks Zinzan Brooke aveva il talento più unico che raro di essere al tempo stesso un formidabile e agile avanti e di possedere un impressionante capacità nel gioco al piede, tipica dei migliori trequarti. Questo, ha fatto in modo che il ragazzo sia ancora considerato tra i più grandi terza linea centro di tutti i tempi.

Di Zinzan si ricordano bene anche i tifosi i italiani. Il terza linea centro, infatti, ha militato nella Lazio e poi a Casale sul Sile.

Zinzan Brooke

Zinzan Brooke

Zinzan Valentine Brooke è nato a Waikatu, il giorno di San Valentino (da cui il secondo nome) del 1965 ed è cresciuto nel piccolo villaggio di Waiuku. A sedici anni, questo ragazzo maori, che lavorava durante le vacanze scolastiche, nel periodo in cui frequentava il Mahurangi Colleges, ha letto sulla pagina sportiva di un quotidiano che dalle sue parti ci sarebbe stata una selezione di rugby a 7. Ha deciso di provarci e il provino è andato bene. Quel giorno Zinzan ha capito che la palla ovale sarebbe stato il suo mestiere. Alla fine il ragazzo, grazie alle sue doti non comuni, ha fatto parte della nazionale seven del suo Paese.

Dopo avere giocato nella nazionale Under 17, nel ruolo di pilone, nel 1986 Zinzan è approdato alla squadra di Auckland, dove è stato spostato in terza linea. Contemporaneamente il ragazzo è arrivato in Italia, per giocare, durante la pausa estiva del suo Paese, con la S.S. Lazio, tra serie A2 e serie B.

Con quel fisico di un avanti (190 cm per 99 chili) abbinato alle capacità di un back player, è stato notato da Bryan Lochore, il quale lo ha convocato per i mondiali del 1987 come sostituto dell’infortunato Mike Brewer. Zinzan aveva 22 anni il giorno in cui ha esordito con la maglia (quella volta era la numero 7), degli All Blacks, nella partita vinta a Wellington contro i Pumas argentini. Il ragazzo era nervoso quel giorno, per prima cosa perchè gli era stato detto che avrebbe giocato open-side, dove aveva poca esperienza, quindi, che avrebbe dovuto guidare l’Haka in quanto unico maori in campo. L’esordio, comunque, è coinciso con una bella prestazione e anche con la sua prima meta internazionale. Gli All Blacks hanno compiuto una vera marcia terionfale in quel torneo, asfaltando ogni avversario con apparente semplicità, compresa la Francia, squadra che il 20 giugno 1987 si è presentata a Auckland per giocare la finale. Non c’è stato nulla da fare e David Kirk, il capitano che ha guidato gli uomini in nero, ha sollevato per la prima volta nella storia il Webb Ellis Trophy al cielo.

Finito il mondiale, Brooke ha partecipato prima alla tournée in Giappone, dove nella seconda gara, quella vinta con il maxi-punteggio di 106 a 4, ha segnato 4 mete; quindi al tour in Australia nel 1988, anche se non ha giocato un solo test match sino al 1989, quando è entrato in campo per sostituire Michael Jones in una partita ancora contro l’Argentina, all’Athletic Park.

Sebbene il suo impatto a livello provinciale con gli Auckland Blues come terza linea centro è stato immediato, i primi anni di Brooke in maglia nera sono passati principalmente all’ombra del leggendario capitano Wayne Shelford. Questo almeno sino al 1990, quando Buck ha lasciato dopo 18 partite in nero, cedendo a lui la possibilità di essere la prima scelta nel ruolo di number eight.

Il 1990 è stato comunque un anno piuttosto difficile per Zinzan, nonostante avesse iniziato alla grande vincendo la Bledisloe Cup con tanto di meta segnata ai Wallabies ad Aukland, nella seconda gara. Un infortunio, infatti, lo ha costretto a svolgere il tour francese con una caviglia rotta e, come se non bastasse, ha dovuto lottare contro i giudizi negativi del pubblico che lo riteneva inferiore a Shelford, nonché contro i capricci del coach Alex Wyllie, che preferiva impiegarlo nel ruolo di flanker (sia destro che sinistro) preferendogli come terza centro Mike Brewer e, più tardi, Aaran Pene.

Un sacco di persone alla fine degli anni Ottanta pensava che la Nuova Zelanda fosse una squadra professionistica in un’epoca amatoriale. Questo, naturalmente, non era vero, un altro mito attorno agli All Blacks. Con l’eccezione di John Kirwan, tutti gli altri avevano ancora il loro lavoro, compreso Zinzan Brooke. Probabilmente, il motivo per cui la squadra che ha partecipato alla Coppa del Mondo del 1991 ha fallito la missione, era proprio perché per la prima volta i giocatori si stavano rendendo conto che avrebbero potuto fare un po’ di soldi con il loro sport. Alcuni dei più anziani erano preoccupati di incassare il denaro prima di ritirarsi, il tutto a discapito del gioco e della possibilità di vincere la seconda Coppa del Mondo. La deludente prestazione dei neri al mondiale del 1991 è stata per un certo verso una benedizione per Zinzan, in quanto la cacciata dalla panchina di Wyllie, ed il concomitante arrivo di Laurie Mains, hanno finalmente aggiustato la sua posizione sul terreno di gioco.

Nel 1992, quindi, le cose per Brooke hanno cominciato a girare per il verso giusto, merito anche della storica gara contro il Sudafrica a Johannesburg, finita 27 a 24 per i neri, con il terza linea di Waikatu a marcare una meta straordinaria. La sua costanza e l’abilità nel controllo del gioco, quel giorno lo hanno fatto descrivere da un giornalista sudafricano come ‘il colosso di Ellis Park

In quel periodo la S.S. Lazio, club che Zinzan ancora frequentava durante le pause del campionato neozelandese, è stato depennata dal campionato di Serie A2 per motivi economici. Zinzan è così passato con i biancorossi di Casale sul Sile, nella stagione 1992/1993, che militavano nel massimo campionato sponsorizzati Record Cucine. La squadra del presidente Vanni Maggiore è arrivata al nono posto e ha avuto l’onore di infliggere l’unica sconfitta alla fortissima Amatori Rugby Milano di Silvio Berlusconi (23 a 16 all’Eugenio). Sul Sile, Brooke ha trovato Craig Green, un altro All Black campione del mondo.

Zinzan Brooke e Craig Green con la maglia del Casale

Zinzan Brooke e Craig Green con la maglia del Casale

Anche la stagione 1993 è stata all’insegna del talento di Zinzan Brooke. A Giugno in Nuova Zelanda sono arrivati i British & Irish Lions, allenati da Geoff Cooke e capitanati da Gavin Hastings. Gli All Blacks hanno vinto il primo test ufficiale 20 a 18, perso il secondo 7 a 20 e vinto quello decisivo con un netto 30 a 13, grazie alle mete di Bunce, Fitzpatrick e Preston e al preciso piede del cecchino Grant Fox. In quest’ultima prova, con il numero 8 era partito titolare Arran Pene, sostituito poi da Brooke.

In Inverno i neri sono saliti nell’emisfero nord per il tour nel Regno Unito. Il 10 novembre, contro il Sud della Scozia, Brooke ha segnato 4 mete ed è stato nominato dalla leggenda scozzese John Rutherford come “il più abile in avanti nel mondo“.

È stato nel 1994 che Zinzan Brooke ha finalmente dimostrato di essere un atleta di classe mondiale, facendo finalmente sua, e solo sua, la maglia numero 8. Anche se i risultati dei tuttineri erano un po’ altalenanti, la sua stella ha brillato più luminosa che mai. La straordinaria capacità di possesso palla, la forza atletica ed un approccio estremamente competitivo hanno fatto si che diventasse uno dei giocatori più influenti nel mondo del rugby per oltre un decennio. È stato nominato giocatore dell’anno in Nuova Zelanda e ancora una volta ha dimostrato di essere lo spauracchio degli Springboks durante la serie giocata in casa. Il bottino è stato di due vittorie dei neri ed un pareggio (il 18 a 18 che ha visto l’addio di John Kirwan) ed una sua meta segnata nella prima gara.

Nella successiva partita per la Bledisloe Cup contro l’Australia, persa 20 a 16 a Sydney, Brooke ha orchestrato nella seconda metà del tempo la sorprendente rimonta che ha quasi portato all’improbabile vittoria. Ancora più importante di questo, però, è stato l’avere impostato uno stile di gioco che per un numero 8 raramente si era visto prima di allora.

Purtroppo, la sua partecipazione alla Coppa del Mondo 1995 è stata gravemente ostacolata da un tallone di Achille rotto. Tale, però, era la sua importanza per la Nuova Zelanda che è stato comunque selezionato nonostante sia diventato pienamente idoneo solo nella finale, dove è stato uno dei pochi membri della squadra a non essere colpito da intossicazione alimentare. Il suo capolavoro nel torneo è arrivato in semifinale, quando gli All Blacks hanno battuto l’Inghilterra: un drop da più di 40 metri che ha centrato i pali. Un calcio inatteso, perché arrivato dai piedi poco fini di un avanti.

Dopo la Coppa del Mondo la Nuova Zelanda è riuscita nel compito di  battere l’Australia in due gare, che gli hanno consentito di riportare a casa la Bledisloe Cup.

A fine anno è arrivato un pareggio 1 a 1 nel tour contro la Francia. Il contributo di Brooke è stato ancora una volta fondamentale per vincere 37 a 12 la gara di Parigi.

Intanto Zinzan era tornato a giocare in patria, nei Blues, diventandone il capitano dopo che Sean Fitzpatrick lo era diventato degli All Blacks. Sotto la sua guida il club di Aukland è riuscito a vincere i primi due titoli del neonato Super12, sfiorandolo poi il terzo anno, essendo stati sconfitti in finale dai Crusaders.

L’ultima parte della carriera di Zinzan lo ha visto diventare senza dubbio il migliore giocatore di rugby al mondo. Il terza linea ha raggiunto il picco assoluto della sua attività agonistica nel 1996, con la prima storica vittoria di una serie sul suolo sudafricano. Brooke ha segnato 2 mete, una per gara, è stato una presenza fisica di enorme impatto sia in attacco sia in difesa e ha dettato i giochi con grande capacità tattica. Nella sfida di Pretoria del 24 agosto, ancora una volta un suo drop ha centrato l’obiettivo e ha affossato le speranze degli Springboks.

La grande forma di Brooke è continuata anche per tutto il 1997, stagione che l’ha visto prima marcare 2 mete all’Australia nella sua cinquantesima partita con la maglia nera quindi, durante il tour di novembre nel Regno Unito, segnare 3 punti contro il Galles, a Wembley, con il suo ormai abituale drop. Mai sconfitti per tutta la stagione, gli All Blacks hanno dedicato l’ultima gara del tour, il 6 dicembre contro l’Inghilterra a Twickenham, a Zinzan Brooke, che festeggiava il suo 58° e ultimo caps internazionale. Non è stata proprio una passeggiata, il punteggio finale di 26 a 26 la dice lunga, ed ha segnato la fine di una grande epoca. È molto difficile, infatti, che vi potrà mai essere di nuovo un numero 8 come Zinzan Brooke. Il suo mix di abilità, forza fisica e finezza è stato assolutamente unico nel suo genere.

Nel 1997 Zinzan si è trasferito in Inghilterra per giocare con gli Harlequins, squadra con i quali è rimasto quattro stagioni, fino al giorno del suo ritiro definitivo, avvenuto nel 2001. Dei londinesi Brooke è diventato in seguito anche allenatore, ma non ha ottenuto un grande successo.

Nel 1999 la rivista Rugby World ha votato Brooke quale ‘secondo miglior Numero 8 di tutti i tempi’ dietro al grande Mervyn Davies. Per i neozelandesi, però, la seconda piazza non è sufficientemente buona per l’idolo di casa. Ai loro occhi egli è stato, e sarà sempre, soltanto il migliore. D’altronde 17 mete messe a segno con la maglia nera sono tantissime per un uomo di mischia.

Durante la stagione 2002/03 Zinzan ha giocato nel Coventry in National Division One.

Il 28 maggio 2007, in Spagna, questo campione è stato molto vicino alla morte quando, tornando a casa dopo un allenamento dei Barbarians, di cui era allenatore, è caduto a terra sbattendo la testa. Ricoverato in ospedale, ha passato qualche giorno in coma prima di essere operato al cervello. Per fortuna tutto è andato bene e Zinzan si è ripreso completamente, tant’è che per un po’ di tempo ha praticato rugby amatoriale per la Windsor Rugby Union Rugby Club Berkshire, in Inghilterra.

Zinzan ha in seguito aperto una boutique B & B a Windsor, nel Berkshire, con la moglie Alison, ex cheerleader. Nel 2012, però, L’ex All Black è stato costretto a dichiarare la bancarotta.

 

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