Wayne Shelford: cuore maori

(di Roberto Vanazzi)

Forza, coraggio, lealtà e orgoglio: questa è l’essenza del rugby.” (Wayne Shelford)

La Haka è una composizione suonata con molti strumenti. Mani, piedi, gambe, corpo, voce, lingua, occhi… tutti giocano la loro parte nel portare insieme a compimento la sfida, il benvenuto, l’esultanza, o il disprezzo contenute nelle parole. È disciplinata, eppure emozionale. Più di ogni altro aspetto della cultura Maori, questa complessa danza è l’espressione della passione, del vigore e dell’identità della razza. È, al suo meglio, un messaggio dell’anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti.” (Alan Armstrong: Maori Games and Haka)

Quando è diventato capitano della nazionale neozelandese, Wayne Shelford ha portato i suoi compagni di squadra presso il Te Aute College, una scuola Maori, ad osservare gli studenti eseguire una Haka tradizionale. Anche se fino a quel momento gli All Blacks si erano sempre esibiti con la Haka all’inizio di ogni gara, Shelford ha voluto insegnare loro il modo corretto di eseguire la famosa Ka Mate, la danza usata ancora oggi dagli uomini in divisa nera.

Oltre all’Haka, c’è un’altra immagine che ha reso Shelford famoso in tutto il mondo, ed è quella di un atleta con il numero 8 sulle spalle, inzuppato di sangue e sudore, dopo la vittoriosa serie contro l’Australia della Bledisloe Cup 1988: un ritratto diventato il simbolo del dominio All Blacks nella seconda parte di quel decennio.

Wayne Shelford

Wayne Shelford

Wayne Thomas “Buck” Shelford è nato a Rotorua, il 13 dicembre 1957. La sua era una famiglia di rugbisti. I fratelli Dean e Darral hanno giocato rispettivamente per i Combined Services e Bay of Plenty. Uno zio, Gordon McLennan, ha giocato a Otago ed ha disputato alcuni trials per gli All Blacks, mentre un altro, Jack McLennan, è stato un atleta anch’egli di Otago. Infine, il flanker della nazionale Frank Shelford, era un suo cugino di secondo grado.

Wayne è stato educato alla Western Heights High School, nella città natale, dove nella stagione 1973/74 ha fatto parte del suo primo XV. Dopo quell’esperienza, Buck è passato a giocare per le Bay of Plenty Secondary School e più tardi, nel 1982, ha rappresentato la provincia di Auckland.

Ingaggiato dal North Shore Club, Wayne è stato trasferito automaticamente al North Harbour quando, nel 1985, è stata costituita la nuova Union di North Shore. È stato quello l’anno in cui Wayne è diventato prima scelta degli All Blacks, ricevendo la convocazione per il tour in Sudafrica. Nella nazione arcobaleno, a causa della posizione dominante di Murray Mexted al numero 8, Buck non ha mai toccato l’erba dei campi di gioco, ma quando il tour è proseguito verso l’Argentina ha disputato quattro partite non ufficiali.

Shelford, in seguito, ha subito una squalifica per avere aderito al non autorizzato tour dei Cavaliers in Sudafrica, nel 1986. Una volta riammesso, gli All Blacks lo hanno scelto per il secondo test contro l’Australia al quale però, è stato costretto a rinunciare causa infortunio. Per colpa di tutti questi contrattempi il rugger di Rotorua ha dovuto attendere un tempo abbastanza lungo per il suo debutto in nazionale, il quale è finalmente arrivato contro la Francia l’8 novembre 1986, all’età di 28 anni, una gara disputata a Tolosa e vinta dai neri 19 a 7. Per l’occasione Buck ha segnato una meta.

Il secondo test di quella serie è conosciuto con il famigerato nome di “Battaglia di Nantes“. Una partita durissima, in cui lo stesso Shelford è rimasto vittima di un incidente. Circa 20 minuti dopo l’inizio della partita, il numero 8 neozelandese è stato catturato in una ruck piuttosto aggressiva, dove un colpo proibito francese ha trovato strada verso il suo inguine. Il ragazzo ha subìto lo strappo dello scroto e, tanto per non farsi mancare niente, ha anche perso quattro denti. Incredibilmente, dopo aver scoperto l’infortunio al suo scroto, con calma ha chiesto al fisioterapista di ricucire lo strappo ed è tornato in campo giusto in tempo per ricevere un colpo alla testa che gli ha regalato una bella commozione cerebrale. Wayne è stato finalmente sostituito e ha guardato il resto della partita dalla tribuna, dove ha visto gli All Blacks perdere 3 a 16.

Considerato il miglior numero 8 in circolazione, a quel punto Wayne Shelford è diventato la scelta automatica per la Coppa del Mondo casalinga del 1987, nella quale ha giocato in cinque delle sei partite, compresa la finale, e marcato una meta al Galles. Proprio contro i dragoni, Wayne è stato coinvolto in un incidente, che ha visto Huw Richards diventare il primo giocatore ad essere espulso nel torneo. Il seconda linea gallese aveva colpito il pari ruolo All Black Gary Whetton dopo una mischia e Shelford è intervenuto in difesa del suo compagno di squadra, buttando Richards a terra. Buck è sfuggito alla punizione, mentre il gallese è stato costretto ha lasciare anzitempo la gara.
La finale è stata giocata il 20 giugno contro la Francia. Prima di entrare in campo Buck ha parlato in modo emotivo agli altri Maori della squadra, un discorso nella loro lingua che è terminato con le parole “Kia Kara” (siate forti). Gli All Blacks hanno vinto senza particolari problemi per 29 a 9, e sono diventati la prima squadra a sollevare il Web Ellis Trophy.

Giusto un mese dopo avere sconfitto la Francia in finale, Shelford era in campo nella prova di Sydney, dove gli All Blacks hanno riconquistato la Bledisloe Cup rifilando un netto 30 a 16 ai Wallabies.

La sua reputazione come uno dei più duri uomini nel mondo di rugby ha fatto sì che Wayne si guadagnasse l’onore d’indossare la fascia di capitano della sua nazionale, sostituendo David Kirk per il tour in Giappone nel mese di ottobre e novembre, dove ha giocato in ciascuna delle cinque gare. Shelford è stato skipper di una squadra capace di rimanere imbattuta dal 1987 al 1990, un record perfetto, macchiato solo dal pareggio 19 a 19 contro l’Australia nel 1988. A cadere sotto i duri colpi degli All Blacks, una dopo l’altra, sono state la squadra gallese e quella australiana nel 1988, poi, nel 1989, l’Argentina e la Francia e ancora il Galles, per finire con l’Irlanda a Dublino alla fine della stessa stagione.

Quattro anni di sangue e di ferite oltre, naturalmente, alla vittoria nella Coppa del Mondo, non sono però servite quando nel 1990 la carriera internazionale di Shelford è finita in circostanze alquanto ignominiose. Dopo avere praticamente vinto tutte le gare in cui era stato capitano, tranne il pareggio di Brisbane contro l’Australia, quell’estate Buck è stato licenziato in tronco dal coach Alex Wyllie, a seguito di una difficile ma vittoriosa serie con la Scozia, reduce dal Grande Slam nel Cinque Nazioni. L’ultima sua partita è stato il sofferto 21 a 18, appunto contro gli Highlanders. I motivi precisi di tale esclusione rimangono un mistero, ma molte persone pensano sia stata una mossa orchestrata dal potente contingente di Auckland, per affermare meglio la loro posizione dominante nel progetto di quella squadra. Le critiche si sono intensificate nella seguente serie contro l’Australia, quando gli All Blacks sono stati battuti nella terza prova. “Bring Back Buck” era lo slogan con cui i mass media del paese dei kiwi intendevano sensibilizzare l’opinione pubblica contro i selezionatori della nazionale.

Sono stati in molti che, col senno di poi, si sono chiesti se il licenziamento di questo grande condottiero ha contribuito alla deludente performance che i neri hanno sciorinato durante la Coppa del Mondo del 1991. Nonostante il clamore suscitato, però, Wyllie è stato di parola e Buck non ha ricevuto la convocazione per la tournée in Francia alla fine del 1990.

L’anno seguente gli è stata regalata una magra consolazione, quando è stato eletto capitano di una Nuova Zelanda XV che ha disputato un tour in Romania e Unione Sovietica, e della squadra B che ha giocato in Australia. A quel punto però, la carriera di Shelford era finita, così si è definitivamente ritirato dal rugby internazionale al termine della stagione 1991.

wayneNel 1992 Wayne è approdato in Inghilterra, al Northampton, mentre dal 1993 al 1995 Buck  è stato in Italia, in qualità di giocatore-allenatore presso la Rugby Roma, allora targata Monte Paschi. All’inizio il contratto prevedeva solo il ruolo di allenatore, ma poi gli è stato chiesto di giocare un paio di partite e, alla fine. Buck si è ritrovato di nuovo in campo per tutto il campionato. Nella prima stagione la squadra è arrivata al quinto posto, per poi vincere i quarti di finale con il Petrarca e perdere la semifinale per mano del Milan. L’anno seguente, invece, la Roma è arrivata terza nella stagione regolare ed ha perso la semifinale play off contro il Treviso di Michael Lynagh.

Tornato in patria, nel 1995 Wayne è diventato vice-allenatore di Allan Pollac a North Harbour, in NPC, e nel 1997 è stato nominato Head Coach della stessa squadra, carica che ha tenuto sino al 2002.

Nel 2002/03 Shelford ha allenato i Saracens, una squadra che è finita all’ottavo posto in Zurich Premiership e che è arrivata sino alla semifinale di Parker Pen Challenge Cup.

In seguito Buck ha fatto parte dello staff tecnico della New Zealand International Rugby Academy, scuola di formazione per allenatori di rugby

Il 23 giugno 2007, Shelford ha rivelato di essere in cura per una forma di tumore noto come linfoma. Chiedendo rispetto verso la sua vita privata, ha dichiarato che non avrebbe più parlato della malattia in pubblico.

Una volta guarito l’ex capitano degli All Blacks si è seduto sulla panchina del North Shore Rugby Football Club, dal 2008 al 2012, vincendo tre campionati nella provincia di North Arbour con la seconda squadra e uno con la prima.

La parola Maori Mana rappresenta l’onore e potrebbe essere stata coniata proprio per Shelford. Numero 8 competitivo e saggio, egli ha dato l’esempio guidando i suoi avanti verso la linea di meta, sia in mischia chiusa sia nelle ruck, ma anche in fase difensiva, rimanendo sempre in piedi contro gli attacchi avversari. Buck è stato il tipo di giocatore che ha fatto innamorare i fans della Nuova Zelanda: duro, senza compromessi e in possesso di un desiderio insaziabile di vedere la propria squadra vittoriosa. Non vi è alcun dubbio, insomma, che Wayne Shelford è stato uno dei più grandi avanti che abbia indossato la maglia degli All Blacks.

 

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