Warwick Taylor: un All Black a Venezia

(di Roberto Vanazzi)

Abbiamo giocato quella prima Coppa del Mondo per tutti gli All Blacks che ci hanno preceduto e che erano stati i migliori del mondo. Noi eravamo lì per dimostrare che sì, erano stati proprio i migliori.” (Warwick Taylor)

Trequarti centro dotato di un buon calcio, forte in difesa, eccellente nel sostegno e abile in attacco, Warwick Taylor ha portato fluidità e velocità d’esecuzione nella linea arretrata degli All Blacks in un momento in cui la squadra ne era carente. Membro della formidabile squadra che ha vinto la prima Coppa del Mondo nel 1987, Taylor si è prima ricavato un posto speciale nella leggendaria storia del rugby neozelandese e poi è approdato in Italia dove ha indossato la maglia amaranto-oro del Veneziamestre, nel campionato di C1.

Warwick Taylor

Warwick Taylor

Warwick Thomas Taylor, Tayls per gli amici, è nato l’11 marzo 1960 a Hamilton, ma è cresciuto a Matamata, nella regione di Waikato, dove, nel 1978, è diventato capitano del primo XV del Matamata College.

Due anni più tardi Warwick è entrato nell’Università di Otago e ha disputato 20 partite con la squadra provinciale. In quel periodo il trequarti centro è apparso anche a livello nazionale, giocando per i New Zealand Colts, la nazionale under-21; nel 1980 e nel 1981. Nel 1980 il ragazzo ha giocato anche per i Junior All Blacks, praticamente la squadra delle seconde scelte, battendo a Auckland la nazionale italiana di Pierre Villepreux per 30 a 12.

Una volta laureatosi in Educazione Fisica, il ragazzo si è traferito presso la Canterbury University, dove ha fatto parte del XV universitario. Poi, nel 1982, nonostante si fosse ormai a fine stagione, è diventato membro della squadra di Canterbury che ha sollevato il Ranfurly Shield dopo averlo tolto dalla bacheca del Wellington. Taylor sarebbe stato un fattore importante per le 25 difese dello Scudo da parte del club rosso-nero dal 1982 al 1985.

Il 1983 è stato un grande anno per Tayls.
A inizio stagione il ragazzo ha giocato una partita con New Zealand University. Incredibilmente, è stata questa la sua unica presenza per NZU, nonostante tutto il suo rugby di club si fosse svolto per la squadra dell’università di Canterbury. In seguito, il trequarti ha preso parte ad un trial con gli All Blacks, dove è stato scelto dal coach Bryce Rope per affrontare i British & Irish Lions di Jim Telfer.

Warwick ha disputato tutti i quattro test match contro i Leoni in coppia al centro con Steve Pokere, esordendo il 4 giugno a Christchurch, dove i padroni di casa si sono imposti per 16 a 12.
Gli All Blacks hanno festeggiato la vittoria anche il 18 giugno a Wellington, surclassando gli avversari con il punteggio di 9 a 0. Poi, dieci giorni dopo, Taylor ha sconfitto i Lions con la sua squadra provinciale. Canterbury, infatti, ha fatto sua la sfida infrasettimanale vincendo 22 a 20, con 18 punti al piede del futuro allenatore dei Wallabies Robbie Deans.
Il nativo di Hamilton ha giocato quindi gli ultimi due test match, entrambi vinti dagli uomini di Rope (l’ultimo a Auckland con un eclatante 38 a 6) raggiungendo così l’invidiabile record di cinque vittorie sui Lions in altrettante partite disputate.

La stagione 1983, però, non era ancora terminata. Il 20 agosto Warwick ha realizzato la sua prima meta con la felce sul petto nella bella vittoria sui Wallabies al Sydney Cricket Ground, dove gli All Blacks si sono ripresi la Bledisloe Cup persa l’anno precedente.

In autunno la nazionale neozelandese avrebbe dovuto intraprendere un tour in Argentina, ma, a causa dello scoppio della guerra delle Falkland, gli organizzatori hanno optato per una serie di incontri in Scozia ed Inghilterra. Taylor ha prima giocato e vinto tre partite contro selezioni locali, una scozzese e due inglesi, e poi ha affrontato il XV del Cardo a Edimburgo, con le due squadre che hanno pareggiato 25 a 25 grazie alla meta a tempo quasi scaduto dell’ala del Gosforth Jim Pollock. Purtroppo per lui, il trequarti del Canterbury si è infortunato e non ha potuto prendere parte al match con gli inglesi.

Nel giugno del 1984 gli All Blacks capitanati da Andy Dalton hanno affrontato due volte la Francia in casa. A Christchurch i neri si sono imposti per un solo punto (10 a 9) grazie a due punizioni di Allan Hewson e una meta di Taylor. Il nativo di Hamilton ha valicato la linea proibita anche nel secondo test, disputato a Auckland, dove gli uomini di Bryce Rope hanno asfaltato i Blues 31 a 18.

A luglio la squadra in nero è partita per un tour in Australia. Warvick è stato schierato in nove delle tredici partite disputate, compresi due test match su tre, e ha realizzato un paio di mete nelle facili vittorie contro South Australia e Western Australia.
Dopo avere perso la prima sfida con gli Aussies, gli All Blacks si sono rifatti trionfando negli altri due, riuscendo in quel modo a mantenere nella loro bacheca la Bledisloe Cup.
Prima di rientrare in patria, i neozelandesi si sono fermati sulle isole Fiji, dove hanno schiantato la nazionale isolana con il punteggio di 45 a 0.

L’anno successivo nel Paese della Lunga Nuvola Bianca è arrivata in visita una nazionale inglese inesperta, a causa dell’indisponibilità di numerosi giocatori per motivi di lavoro e di studio. Taylor ha disputato entrambi i test match, con gli All Blacks, ora guidati da Brian Lochore, che si sono imposti di misura nel primo, 18 a 13, per poi dilagare nel secondo con un netto 42 a 15.

Il 29 giugno è andata in scena ad Auckland la classica sfida con i Wallabies valida per la Bledisloe Cup. Al termine di un incontro tiratissimo, i padroni di casa sono usciti vincenti 10 a 9, grazie ad una meta del futuro trevigiano Craig Green.

A quel punto Tayls è stato inserito nella rosa All Black che doveva affrontare un tour in Sudafrica. Purtroppo, a causa del regime di apartheid vigente nel paese, il viaggio è stato cancellato e la destinazione sostituita con l’Argentina. Questo ha provocato parecchi malumori tra i giocatori, che si sono visti togliere l’unica possibilità di affrontare una nazionale di alto livello.
Il trequarti centro ha giocato entrambi i test contro i Pumas di Hugo Porta, vincendo il primo 33 a 20 per poi pareggiare 21 a 21. Warwick ha disputato anche due dei cinque incontri non ufficiali, realizzando una meta alla selezione di Cordoba.

Il 1985 è anche l’anno in cui Canterbury ha perso il Ranfurly Shield dopo tre anni di difese. A strapparglielo è stata la squadra di Auckland in una gara epica, terminata 29 a 28 dopo che i rosso-neri erano sotto 0 a 24. Per Taylor la partita è durata solo un tempo, in quanto è stato costretto ad uscire dal campo a causa della frattura di una costola, patita nel momento in cui l’ala di Auckland Terry Wright ha marcato una meta.

Il fatidico viaggio in Sudafrica alla fine è stato compiuto nel 1986, nonostante il veto imposto dalla New Zealand Rugby Football Union. I neozelandesi non erano autorizzati ad intraprendere il viaggio, così si sono recati nel paese africano a titolo individuale, portandosi appresso anche mogli e fidanzate per il timore di eventuali ritorsioni nei loro confronti. La squadra ha preso il nome di New Zealand Cavaliers: allenatore, dopo il rifiuto di Brian Lochore, è stato Colin Meads, che all’epoca lavorava come selezionatore per la federazione neozelandese, mentre team manager era un’altra leggenda del calibro di Ian Kirkpatrick. Tra i giocatori più famosi che hanno partecipato alla spedizione c’erano il capitano Andy Dalton, Craig Green, i gemelli Alan e Gary Whetton, Jock Hobbs, Wayne Shelford e Warwick Taylor.

Il tour è durato un mese e mezzo e ha visto i Cavalieri disputare dodici partite, sette contro formazioni provinciali, una con i Junior Springboks e quattro con la nazionale sudafricana. Gli uomini di Meads hanno vinto tutti gli incontri con le franchigie, tranne uno, quello con il XV del Traansval, ma hanno perso tre test con gli Springboks, vincendo soltanto il secondo disputato a Durban con un margine di un punto (19 a 18).

Una volta tornati in patria la federazione ha licenziato Colin Meads e ha inflitto a tutti i giocatori una sospensione di due incontri internazionali. L’amministrazione della scuola in cui Warwick lavorava ha pensato anche di licenziare il giocatore. La vicenda è finita in tribunale e Tayls ha vinto la causa.

Escluso dalla squadra per due partite, Taylor è stato richiamato per la seconda prova contro l’Australia, nell’agosto del 1986 a Dunedin, vinta dai neri 13 a 12. In seguito, però, non è stato convocato per il tour di fine stagione in Francia, dove Lochore ha portato una formazione con ben undici esordienti, soprannominata Baby Blacks. Le prestazioni di questi ragazzini sono state talmente buone che hanno reso difficile per molti elementi della vecchia guardia riguadagnare il posto in vista della prima edizione della Coppa del Mondo di Rugby, che si è disputata nel 1987 proprio in Nuova Zelanda e in Australia. Infatti, sono stati solo 12 i reduci del tour con i Cavaliers convocati e tra essi c’era anche Taylor.

La Haka degli All Blacks durante la partita inaugurale della Coppa del Mondo 1987. Taylor è il primo da sinistra.

La Haka degli All Blacks durante la partita inaugurale della Coppa del Mondo 1987. Taylor è il primo da destra.

Erano passi incerti quelli mossi dal neonato mondiale di rugby nel 1987. Poche persone erano interessate all’evento, il professionismo era lontano e il format ancora abbastanza crudo. Le squadre europee si sono presentate dopo viaggi da incubo. Gallesi, scozzesi e irlandesi, ad esempio, hanno raggiunto le loro sedi sullo stesso volo in classe economy durato 25 ore. L’entusiasmo, però, soprattutto nella terra dei paesi organizzatori, era alle stelle.

Si è iniziato il 22 maggio, con la Nuova Zelanda a fare gli onori di casa e l’Italia in veste di vittima sacrificale. L’ex estremo degli All Blacks Don “the Boot” Clarke è stato invitato a dare il simbolico calcio d’inizio e prontamente si è strappato un tendine del ginocchio. L’inno di Mameli è stato suonato solo per metà da un vinile gracchiante e la partita non ha avuto storia. Gli All Blacks si sono imposti 70 a 6, segnando a ripetizione fino ad un totale di 12 mete, tra cui quella spettacolare di John Kirwan, il quale ha corso per tutta la lunghezza del campo passando tra le maglie azzurre come Alberto Tomba tra i paletti del Sestriere. Anche Taylor ci ha messo del suo e ha superato a sua volta la linea bianca. Il trequarti centro ha giocato pure la seguente sfida con le Fiji, per poi rimanere a riposo contro l’Argentina. È stata questa l’unica gara iridata cui il ragazzo non ha preso parte. Warwick, infatti, è tornato in campo per disputare il quarto di finale con la Scozia (30 a 3), la semifinale con il Galles (49 a 6) e la finale.

Il 20 giugno, all’Eden Park di Auckland, è andata in scena la prima finale di un mondiale di rugby, giocata tra la Nuova Zelanda e la Francia, compagine quest’ultima che aveva sconfitto in semifinale l’Australia in quella che è considerata la partita più bella dell’intero torneo. Quando l’arbitro australiano Kerry Fitzgerald ha dato il via alla battaglia si è capito subito che anche in questo caso non ci sarebbe stato nulla da fare per gli avversari. Gli schiacciasassi vestiti di nero hanno dominato dall’inizio alla fine, e questo è tutto. L’energia profusa dagli europei nella gara contro i Wallabies è costata loro cara e non sono stati in grado di riproporre gli stessi atti eroici. Dopo i fuochi d’artificio delle semifinali, la finale non è riuscita a produrre lo spettacolo che milioni di telespettatori in tutto il mondo si attendevano. L’apertura degli All Blacks Grant Fox ha trascorso la maggior parte del suo tempo a calciare lungo per conquistare territorio, o tra i pali per fare qualche punto, piuttosto che scatenare il talento dei propri trequarti. Ad ogni modo, i padroni di casa sono riusciti ugualmente a marcare tre mete con i signori John Kirwan, Michael Jones e il capitano David Kirk. Alla fine è arrivata una magra consolazione per gli avversari, quando Pierre Berbizier ha schiacciato l’ovale oltre la linea per l’unica meta francese, che ha fissato il risultato sul 29 a 9.

Il torneo è stato visto come un’opportunità per diffondere il rugby a livello globale, senza però compromettere il suo status di gioco dilettantistico. Il Lunedì mattina, infatti, diversi giocatori sono tornati tranquillamente al loro lavoro. Lo stesso Taylor era già dietro la cattedra nel suo posto di insegnante.

Warwick è stato un membro influente e costante nelle retrovie dei campioni del mondo, formando una strepitosa parternship con Smokin’Joe Stanley, ma la sua abituale compostezza è stata messa a dura prova nel parcheggio dell’Eden Park dopo la finale. Dovendo incontrare i propri genitori, il trequarti ha pensato bene di mettersi al collo la medaglia dei vincitori, ma è rimasto sbalordito nel non trovarla. Aveva appena vinto la medaglia e l’ha persa in 10 minuti. Per fortuna, Taylor l’ha trovata più tardi in mezzo alla sua attrezzatura.

Terminato il mondiale, giusto un mese dopo la finale, gli All Blacks hanno vinto anche la Bledisloe Cup battendo a Sydney l’Australia con il punteggio di 30 a 16.

È stato a questo punto che Tayls, durante la pausa del campionato neozelandese, è approdato in Italia per giocare una stagione nel Veneziamestre. La squadra amaranto-oro era nata soltanto nel 1986 dalla fusione tra i XV di Mestre e il Lido Venezia e disputava il campionato di Serie C1. Allenatore era Nini Chiesa ed Il contatto con Taylor è avvenuto grazie al presidente Cristiano Zennaro, il quale si è avvalso dell’amicizia con altri campioni del mondo neozelandesi quali Wayne Smith, allora in forza all’Eurobags di Casale sul Sile, e Craig Green, che era giunto a Treviso qualche mese prima. Una mano è stata data anche dall’altro “trevigiano” John Kirwan.
Warwick è approdato a Venezia in autunno con la moglie e ha preso casa al Lido. Anche se probabilmente era più interessato a vivere a nella Città dei Dogi che ha giocare in Serie C1, il trequarti si è impegnato seriamente sul campo, pur non giocando da All Black. Durante la sua stagione in laguna, il club si è classificato al quinto posto.

Il 5 marzo 1988, di fronte a 15mila spettatori assiepati sugli spalti del Flaminio, Taylor ha preso parte ad un incontro tra gli All Stars, selezione di giocatori stranieri del campionato italiano, e il XV del Presidente, ovvero i migliori atleti del panorama nazionale selezionati da Marco Bollesan, allora coach della nazionale, e da Loreto “mezzo sigaro” Cucchiarelli. Tra i primi, oltre a Warwick, c’erano stelle del calibro delle seconde linee sudafricane J. De Villiers Visser e Rudi Visagie (il primo in forza al Treviso ed il secondo a L’Aquila), dei “rodigini” Naas Botha e Gert Smal, dei neozelandesi Craig Green e Wayne Smith e del pilone argentino Hugo Torres, che giocava nel CUS Roma. Mancavano solo gli Australiani del Petrarca, David Campese e David Knox, a causa di impegni dell’ultimo momento. Per la cronaca, la sfida è stata vinta dagli All Stars con il risultato di 41 a 12.

La carriera internazionale di Warwick è proseguita nel 1988 sotto la guida del nuovo allenatore Alex Wyllie. Prima ha disputato due test casalinghi contro il Galles, entrambi vinti dagli All Blacks con ampi margini, realizzando una meta nel secondo di essi, e poi è partito con la squadra in direzione Australia.

Nella terra dei canguri Taylor ha disputato tre partite non ufficiali e ha varcato una volta la linea proibita contro l’Australia B a Brisbane. All’improvviso, però, il suo tour è stato rovinato da un infortunio che ha messo la parola fine anche all’avventura in nazionale. Da quel momento, infatti, i selezionatori gli hanno preferito il nuovo fenomenale centro di origini samoane John Schuster.

Warwick ha giocato con la maglia degli All Blacks 40 partite, 24 di esse erano test match, e ha realizzato 5 mete ufficiali.

Il ragazzo ha deciso di smettere definitivamente con il rugby giocato nel 1990, a causa di un infortunio che aveva il potenziale di portare alla frattura del collo. Warwick e la moglie Tracy avevano tre bambini, Tom, Stephanie e Madeleine, e lui non se l’è più sentita di correre altri rischi. Per Canterbury il trequarti ha totalizzato 100 presenze; l’ultima è stata giocata contro i tradizionali nemici di Auckland all’Eden Park e ha visto i blu vincere 33 a 30.

Una volta in pensione Warwick si è dedicato all’insegnamento presso il Burnside High School di Christchurch per 23 anni, diventando istruttore scolastico di rugby. Occasionalmente, l’ex trequarti ha lavorato anche come commentatore radiofonico alla Newstalk ZB’s Radio, dove commentava le partite casalinghe del Canterbury.

Nell’agosto del 2011 Taylor è stato eletto vice-presidente del Canterbury Rugby Football Union.

Il fratello maggiore di Warwick, Murray Taylor, come lui trequarti centro, è stato anch’egli un All Black nel 1976, 1979 e 1980. Suo figlio Tom, classe ’89, gioca come centro e apertura per Canterbury, Crusaders e per gli All Blacks, con i quali ha debuttato nel Rugby Championship del 2013. Anche Tom Taylor, così come il padre, è nato l’11 marzo.

 

RINGRAZIO: l’amico Luciano Ravagnani per le informazioni che mi ha regalato a proprosito dell’esperienza di Warwick Taylor in Italia.

 

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