Victor Matfield: dove l’uomo incontra il cielo

(di Roberto Vanazzi)

Penso che le seconde linee in mischia hanno un compito più facile rispetto i ragazzi in prima fila. Sono loro che raccolgono i grandi successi e un po’ più di sofferenza. Nelle ruck, invece, siamo noi a lavorare più di essi.” (Victor Matfield)

Victor Matfield è unanimemente considerato una delle migliori seconde linee del rugby moderno e, con ogni probabilità, il più grande interprete nell’arte della touche, il momento in cui l’uomo incontra il cielo. Oltre a vincere quasi sempre la conquista di palla, Matfield è diventato anche famoso per l’abilità nel disturbare l’opposizione.

Atleta solido e tenace, dotato, per essere un gigante di oltre due metri per 110 chili, anche di una notevole velocità in campo aperto, Victor ha indossato la casacca degli Springboks per ben 121 volte, un numero che ha fatto di lui il giocatore con più presenze nel Paese Arcobaleno. Capitano in più riprese della nazionale, dei Blue Bulls in Carrie Cup e della franchigia dei Bulls in Super Rugby, questo seconda linea ha ottenuto numerosi successi in coppia con Bakkies Botha, tra cui tre vittorie in campionato e la conquista della Coppa del mondo nel 2007.

Victor Matfield

Victor Matfield è nato l’11 maggio 1977 a Pietersburg, nella provincia del Limpopo, dov’è cresciuto con l’amore sia per il rugby che per il cricket.
Per quanto riguarda la palla ovale, già alle elementari Victor era il capitano della rappresentativa under 7 della scuola. Selezionato dalla Far Norths Juniores Craven Week, il ragazzo è poi entrato nel XV della Pietersburg High School. All’ultimo anno di liceo, ha fatto parte della squadra provinciale senior di Far North.

A 19 anni Victor si è iscritto alla Pretoria University, dove ha rappresentato la squadra Under 21. Non molto tempo dopo, Matfield è stato selezionato dalla squadra juniores dei Blue Bulls e, nel 1997, ha fatto parte dei Baby ‘Bocks.

Il punto di svolta nella carriera di Matfield è arrivato nel 1999, quando ha deciso di lasciare i Bulls per entrare tra le fila dei Griquas di Kimberley, esordendo così in Carrie Cup. Lo stesso anno il seconda linea è stato assoldato dalla franchigia dei Cats (oggi Lions). La mossa gli ha permesso di dimostrare il suo valore e nel 2000 gli è stata data la possibilità di rappresentare i Bulls nel Super 12.

Il duro lavoro del ragazzo non è passato inosservato e nel 2001 Henry Viljoen lo ha selezionato per gli Springboks. Victor ha debuttato il 30 giugno, entrando dalla panchina nella gara vinta 60 a 14 contro l’Italia a Port Elisabeth.
Un mese più tardi il seconda linea ha iniziato il suo primo TrI Nations, con il XV sudafricano che ha realizzato una vittoria con l’Australia, un pareggio, sempre con i Wallabies, e due sconfitte per mano degli All Blacks.

Il 17 novembre 2001, ancora contro l’Italia al Ferraris di Genova, Matfield ha marcato la sua prima meta con la maglia della nazionale. La sfida, per la cronaca, è terminata 54 a 26 in favore degli ospiti.
Il gigante di Pietersburg ha varcato due volte la linea bianca anche nella stagione successiva: l’8 giugno a Bloemfontein, contro il Galles, e un mese dopo a Pretoria con Samoa.
Il 12 luglio 2003, a Cape Town, Victor ha marcato ancora, questa volta all’Australia, nell’ambito di un altro Tri Nations in cui gli Springboks si sono classificati all’ultimo posto.

L’autunno del 2003 ha visto andare in scena la Coppa del Mondo in Australia e Matfield era nell’elenco dei partecipanti.

Il Sudafrica, agli ordini del coach John Strauli, si è classificato al secondo posto nel proprio girone alle spalle dell’Inghilterra, che ha vinto il confronto diretto 25 a 6 grazie ad un Jonny Wilkinson superlativo al piede. Così, gli Springboks si sono trovati a disputare i quarti di finale a Melbourne con la Nuova Zelanda. Il risultato di 29 a 9 per i neri non lascia dubbi su quale squadra abbia dominato l’incontro. I sudafricani hanno fatto le valige e sono tornati nel Paese Arcobaleno.
Matfield ha disputato quattro gare nell’arco del torneo, rimanendo a riposo solo nella sfida con la Georgia.

Dopo il mondiale è cominciata la ricostruzione della squadra e il seconda linea è stato tra i principali artefici della rinascita degli Springboks.
Nel 2004, grazie al nuovo coach Jake White e alla nomina in pianta stabile di John Smit a capitano, la nazionale verde-oro si è aggiudicata la prima corona del Tri Nations dal lontano 1998. Durante il torneo il Sudafrica ha visto esplodere il talento di tanti giovani campioni, che hanno portato in dote una mischia potente e trequarti veloci. La prima sfida, in casa degli All Blacks, è stata caratterizzata dalla meta a tempo scaduto di Doug Howlett, quando gli uomini di White si trovavano avanti 21 a 18. Anche la gara con i Wallabies è stata persa di misura, 26 a 30, a causa della meta di Clyde Rathbone, ex capitano della nazionale under 21 sudafricana naturalizzato australiano. Due sconfitte in trasferta per i verdi, ma i punti di bonus conquistati, alla fine, saranno determinanti. E poi, da quel momento, si sarebbero giocate solo partite casalinghe.
Quella con gli All Blacks, il 14 agosto a Johannesburg, è stata vissuta su un primo tempo equilibrato e una ripresa in cui i padroni di casa hanno travolto gli avversari con un gioco aggressivo. Il risultato è stato di 40 a 26, con cinque mete segnate, delle quali tre dell’astro nascente Marious Joubert. Una settimana più tardi, a Durban, gli Springboks hanno sconfitto anche l’Australia, pur segnando una meta in meno degli avversari: tre dei Walabies, contro due per i padroni di casa, con il terza centro Joe van Niekerk e Victor Matfield, alla sua quinta segnatura personale. A fare la differenza è stata la precisione al piede di Percy Montgomery, che ha trasformato entrambe le marcature e piazzato in mezzo ai pali tre penalties, per il 23 a 19 finale.

Nel 2005, anno in cui il seconda linea è entrato nel ristretto elenco di cinque uomini per diventare IRB World Player of the Year, solo la differenza punti ha negato ai sudafricani la possibilità di bissare il Tri Nations, finito nella bacheca degli All Blacks.

L’anno seguente gli Springboks hanno disputato un pessimo torneo delle Tre Nazioni, vincendo solo due sfide su sei e terminando all’ultimo posto. A causa di un infortunio, Matfield non è riuscito a partire con la squadra per il tour invernale in Europa, ma il suo anno d’oro sarebbe stato il 2007.

Victor ha iniziato la stagione conquistando il suo primo titolo di  Super 14 con i Bulls.
La franchigia di Pretoria ha concluso la regular season al secondo posto, ad un solo punto dai connazionali Sharks e, dopo avere battuto ai play off i Crusaders 27 a 12, si è ritrovata in finale proprio contro gli Squali di John Smit, in quella che è passata alla storia come la prima finale tutta sudafricana del torneo.
L’atto conclusivo è andato in scena all’ABSA Stadium di Durban, di fronte a quasi 55mila tifosi. Dopo una gara equilibrata, con le marcature a metà del primo tempo di Pierre Spies da una parte e di JP Pietersen dall’altra, negli ultimi minuti è capitato di tutto. Al 77°, con le squadre ferme sul 14 a 13 per gli Sharks, il loro seconda linea Albert van den Berg ha realizzato quella che doveva essere la meta della vittoria. Percy Montgomery ha mancato i due punti addizionali e sul tabellone è comparso 19 a 13. A tempo scaduto da due minuti è arrivata la segnatura di Bryan Habana. La trasformazione essenziale di Derick Hougaard è andata a buon fine e la squadra di Heyneke Meyer ha superato i rivali 20 a 19, diventando in quel modo la prima franchigia del Paese Arcobaleno a conquistare il campionato dell’Emisfero Sud.

Sul fronte internazionale, dopo due schiaccianti vittorie con l’Inghilterra in primavera e un Tri Nations dov’è stato conseguito un solo successo, è arrivato il giorno della Coppa del Mondo in Francia. Matfield è stata una scelta immediata per il torneo, dove gli Springboks sono arrivati sino in fondo, conquistando da imbattuti il loro secondo titolo. Il ragazzo di Pietersburg ha giocato tutte e sette le partite del mondiale in coppia con Bakkies Botha.

La fase a gironi del torneo non ha praticamente creato problemi agli uomini di Jack White. Dopo il 59 a 7 rifilato a Samoa all’esordio, ecco l’incredibile 36 a 0 con cui i verdi hanno annichilito i campioni uscenti dell’Inghilterra. A seguire la gara con Tonga, l’unica in cui Matfield è entrato dalla panchina, terminata 30 a 25. A chiudere la pool A l’asfaltata agli Stati Uniti per 64 a 15.
Ai quarti di finale gli Springboks hanno affrontato Fiji, squadra che un po’ a sorpresa aveva passato il turno a discapito del Galles. La meta John Smit alla fine del primo tempo è nata da una conquista in touche da parte di Matfield, sulla linea dei cinque metri degli isolani. Si è formata una maul e la spinta poderosa degli africani ha portato oltre il capitano. Con Smit, hanno marcato anche Jaque Fourie, JP Pietersen, Juan Smith e, a tempo scaduto, Butch James, concludendo con un 37 a 20 che ha staccato loro il biglietto per Saint-Denis, sede designata per la semifinale.
Ad attendere Victor e compagni c’era la squadra rivelazione del torneo, quell’Argentina ancora imbattuta che aveva aperto il mondiale sconfiggendo la Francia. Questa volta, però, i Pumas di Felipe Contepomi sono stati annientati 37 a 13, con Habana autore di una doppietta. Dodici anni dopo Johannesburg, il Sudafrica era ancora in finale.

L’ultimo ostacolo tra gli Springboks e la Coppa del Mondo si chiamava Inghilterra, squadra alla fine di un ciclo, ma pur sempre orgogliosa e solida come la roccia. Il 21 ottobre 2007, infatti, il XV della Rosa non era lo stesso travolto poco più di un mese prima nel girone. Gli uomini di Brian Ashton sono scesi sul terreno di gioco con lo scopo di dare battaglia, come avevano fatto nei quarti con l’Australia e in semifinale con la Francia, e sono apparsi addirittura più intraprendenti dei sudafricani. Entrambe le squadre si sono schierate per disinnescare da subito le ali avversarie: Bryan Habana e JP Pietersen da una parte, Paul Sakey e Mark Cueto dall’altra. In quel modo la partita ha offerto poco allo spettacolo e si è trasformata in una guerra di trincea, con un noioso ping pong di calci tattici a liberare. Alla fine solo i cecchini dalla piazzola hanno messo punti sul tabellone. I primi tre li ha realizzati Percy Montgomery, cui hanno fatto seguito un piazzato di Jonny Wilkinson e un altro di Monty. Sul finire del primo tempo i sudafricani sono arrivati ad un nulla dal marcare la meta, dopo un break imperioso di François Steyn, ma un passaggio in avanti ha vanificato il tutto. I verdi si sono dovuti accontentare di altri tre punti del biondo Percival e le due squadre sono andate a riprendere fiato sul 9 a 3. All’inizio della ripresa gli inglesi hanno prima accorciato con un calcio di Wilko, quindi, sono andati in meta. Mathew Tait ha trovato il varco giusto e ha corso per circa quaranta metri, fino a quando è stato placcato a due metri dalla linea proibita. Andy Gomarsall ha raccolto l’ovale e lo ha ceduto a Mark Cueto, il quale ha schiacciato nell’angolo sinistro. L’arbitro ha chiesto l’intervento del TMO, per capire se un istante prima di marcare il trequarti aveva toccato la linea laterale col piede sinistro, a causa del placcaggio in extremis di Danie Rossouw. Dopo un tempo infinito, il signor Rolland ha dichiarato No Try, per la disperazione dei tifosi inglesi, compreso il principe Harry in tribuna. Passata la paura, Montgomery ha centrato i pali con il suo quarto calcio e, a venti minuti dal termine, François Steyn ha infilato da metà campo il penalty del 15 a 6. Il gap era troppo ampio per un’Inghilterra in crisi. Gli Springboks, merito loro, sono stati bravi a difendere senza commettere quei falli che avrebbero permesso a Wilkinson di addizionare punti. La loro mischia è risultata più solida di quella avversaria, le fasi statiche sono state dominate dall’inizio alla fine e, come arma in più, avevano in campo almeno quattro giocatori abilissimi nel gioco al piede. La gara è finita, con un Victor Matfield imperioso in touche e nei punti d’incontro eletto Man of the Match. Tutto il Paese Arcobaleno, dopo il giorno di François Pienaar e Mandela con la maglia numero 6, ha festeggiato ancora la conquista del Webb Ellis trophy.

A seguito della Coppa del Mondo Matfield è stato contattato dai Leicester Tigers, ma lui ha preferito firmare un contratto di sei mesi con il club francese di seconda divisione del Toulon, a partire dal gennaio 2008.

A Tolone il sudafricano è entrato a far parte di un progetto ambizioso, con il presidente Mourad Boudjellai che ha acquistato alcune superstar del rugby del calibro di George Gregan, Andrew Mehrtens, e, come allenatore, l’ex capitano degli All Blacks Tana Umaga. Matfield ha disputato solo quindici gare per la nuova squadra, marcando una meta. Poi, ha chiesto di essere liberato dal contratto a causa, a suo dire, del gioco troppo violento praticato in Francia. Il campione del mondo è tornato di nuovo tra le fila dei Bulls, con i quali è sceso in campo già nel campionato di Super Rugby 2008. Il seconda linea ha riferito che la sua decisione di tornare i patria è stata dettata dal fatto di poter continuare a giocare per gli Springboks.

Con Victor a saltare in touche, i Bulls hanno vinto il titolo di Super Rugby del 2009.
La squadra di Frans Ludeke ha terminato il campionato in vetta, contando dieci vittorie e tre sconfitte. In semifinale, poi, gli uomini in blu hanno sconfitto i Crusaders 36 a 23, grazie ad un eccezionale Morne Steyn autore di ben quattro drop. L’ultimo atto si è disputato il 30 maggio al Loftus Versfeld di Pretoria. Gli avversari erano i neozelandesi Chiefs, una squadra che nulla ha potuto contro la forza devastante dei Tori di Pretoria. I sudafricani hanno vinto 61 a 17, con ben otto mete marcate, tra le quali quella di Matfield al 57° minuto.

Il giugno del 2009 ha salutato l’arrivo nel Paese Arcobaleno dei British & Irish Lions del coach Ian McGeechan e del capitano Paul O’Connell. Victor ha disputato tutti e tre i test match. Nel primo, a Durban, dopo solo quattro minuti dall’inizio il capitano John Smit ha raccolto una palla corta riciclata da Fourie Du Preez, ha individuato un varco e vi si è infilato schiacciando in meta. La sfida è terminata con la stretta vittoria dei verde-oro per 26 a 21. Anche il secondo test a Pretoria è stato vinto con soli tre punti di scarto: 28 a 25, grazie al piazzato di Morne Steyn a tempo scaduto, quando ormai tutti erano convinti del pareggio. Il terzo match, valido solo per l’onore, è stato dominato dagli uomini in rosso, che hanno strappato un buon 28 a 9, con il furetto Shane Williams che ha realizzato una doppietta.

Un mese più tardi i ‘Boks hanno conquistato il titolo del Tri Nations, vincendo cinque gare su sei. L’unica sconfitta è arrivata a Brisbane, ma spicca la stupenda vittoria al Waikato Stadium di Hamilton sulla Nuova Zelanda, all’ultima giornata, un 32 a 29 che ha coronato un torneo trionfale. Due mete per parte, di Sitiveni Sivivatu e Richie McCaw per i padroni di casa, di Fourie du Preez e Jean de Viliers per gli ospiti. Quindi, una gara di piazzati tra Dan Carter e i due Steyn, Morne e François (non sono fratelli) con il primo che ha realizzato anche uno splendido drop. È stata questa la terza vittoria consecutiva sugli All Blacks di quell’edizione del Tri Nations.
Nella sfida dell’8 agosto con l’Australia, a Pretoria, Victor ha siglato l’unica meta della gara per la sua squadra, portando a quota sei il personale bottino internazionale.

Il 5 dicembre 2009, a Twickenham, Matfield ha disputato la sua prima partita con i Barbarians, allenati da Nick Mallett, perdendo 18 a 25 con la Nuova Zelanda. In campo con i Baa-baas c’erano anche gli azzurri Totò Perugini, Carlo del Fava e Quintin Geldenhuys.

I Bulls si sono confermati campioni di Super 14 anche nel 2010. Ancora una volta gli uomini di Ludeke si sono classificati primi durante la regular season e ancora una volta si sono sbarazzati dei Crusaders in semifinale.
La finale tutta sudafricana, tra i Bulls e gli Stormers di Città del Capo, si è giocata il 29 maggio sull’erba dell’Orlando Stadium di Johannesburg. Pur segnando una sola meta, con il mediano di mischia François Hougaard, e subendone due, gli uomini di Pretoria hanno avuto nel piede di Morne Steyn l’arma vincente. Il cecchino ha centrato i pali con sei piazzati, facendo pagare a caro prezzo l’indisciplina ai rivali, e le squadre sono arrivate all’80° minuto sul 25 a 17. Matfield, che ha giocato in partnership con Danie Rossouw al posto del solito Bakkies Botha, ha così festeggiato il suo terzo titolo in sei anni.

Il Sudafrica è arrivato al terzo posto nel Tri Nations del 2010, con una sola vittoria. In autunno, però, ha sfiorato il Grande Slam in Europa, vincendo sui difficili terreni di Twickenham, Lansdowne Road e Millenium Stadium, per poi uscire sconfitti 17 a 21 dalle mura, in apparenza più semplici, di Murrayfield, con un Dan Parks autore di una partita magistrale e di tutti i punti per gli Highlanders.
Proprio durante quel tour, il 13 novembre, quando è sceso in campo contro il Galles, con 103 caps Victor ha superato Percy Montgomery ed è diventato il giocatore con il maggior numero di presenze per la nazionale sudafricana.

Il 2011 è stato l’anno della Coppa del Mondo in Nuova Zelanda, la terza edizione cui ha partecipato Matfield.
Gli Springboks hanno vinto il loro girone facilmente, passando il turno assieme al Galles, l’unica squadra che li aveva impensieriti. L’incontro diretto, infatti, è finito 17 a 16 per gli uomini di Peter de Villiers, grazie alla meta di François Hougaard a un quarto d’ora dalla fine. Le altre partite si sono risolte in facili vittorie con Fiji, Namibia e Samoa.
Approdati ai quarti, i sudafricani hanno affrontato a Wellington l’Australia, squadra che era arrivata seconda alle spalle dell’Irlanda nel girone che comprendeva anche gli Azzurri. Quel 28 ottobre 2011 hanno vinto i Wallabies, capaci di realizzare l’unica meta di una brutta partita con il loro capitano James Horwill. Il resto dei punti sono stati messi sul tabellone dai calci di Morne Steyn, compreso un drop, e di James O’Connor, per un 11 a 9 finale che ha infranto i sogni degli africani di diventare la prima nazione ha vincere due mondiali consecutivi.

Matfield si è ritirato dal rugby internazionale dopo la Coppa del Mondo, prendendo in considerazione una carriera di allenatore in Australia con i Waratahs NSW.

Il 26 settembre del 2011 il seconda linea ha giocato a Twickenham la sua seconda partita per i Barbarians. Gli avversari erano gli stessi australiani che avevano eliminato gli Springboks dal mondiale solo un mese prima. Ancora una volta, però, Victor è stato costretto ad uscire dal campo sconfitto: 11 a 60. Del XV bianco-nero facevano parte anche i nostri Marco Bortolami, Totò Perugini e Mauro Bergamasco.

A quel punto Victor si è lanciato sul mercato come presentatore in SuperSport, per la stagione di Super Rugby. Il ragazzo di Pietersburgh è entrato anche a far parte del team di coaching della squadra di rugby provinciale dei Blue Bulls per la stagione 2013, come consulente della line-out.

Nutrendo il desiderio di giocare nuovamente per la nazionale, nel 2014 Matfield è tornato al rugby in qualità di giocatore, firmando un contratto di due anni con i Bulls. La franchigia di Pretoria ha anche garantito al seconda linea un accordo per diventare allenatore nella stagione 2016-17, quando si sarebbe ritirato definitivamente. Victor ha disputato la prima partita della sua nuova vita rugbistica contro gli Stormers, a Polokwane, entrando dalla panchina.

Viste le sue impressionanti prestazioni messe in scena nel Vodacom Super Rugby, il CT Heyneke Meyer non ci ha pensato due volte a richiamare Matfield in nazionale. Il motivo è semplice: i Boks, dal momento in cui lui si era ritirato, non erano riusciti a trovare un adeguato numero 5 e di conseguenza il loro gioco in rimessa laterale è regredito.
Così, dopo che aveva disputato la sua ultima partita per gli Springboks durante la Coppa del Mondo del 2011, il 7 giugno Victor è tornato ad indossare la maglia verde-oro per affrontare a Cape Town il World XV, squadra composta da 23 stelle internazionali di ben nove differenti paesi, come James O’Connor, Hosea Gear, François Trinh-Duc, Matt Giteau, Steffon Armitage, Carl Hayman e Drew Mitchell. Allenatore del team era Nick Mallett. Matfield, causa l’assenza per infortunio di Jean de Villiers, ha ricevuto anche i gradi da capitano e ha guidato i suoi alla comoda vittoria per 47 a 13.

La sfida con il World XV non ha fornito cap, così, il rientro ufficiale del ragazzo di Pietersburg è considerato quello di Durban, il 14 giugno seguente, nel test match contro il Galles. In questa sfida Matfield, cui è stata affidata per la diciottesima volta la fascia da skipper, ha pareggiato il record di 111 caps appartenente a John Smit. Una settimana più tardi, ancora con i Dragoni, a Nelspruit, è diventato lo Springbok con più presenze di tutti i tempi.

In estate Victor ha partecipato al suo dodicesimo Tri Nations, ormai diventato Rugby Championship con l’ingresso della nazionale argentina. I verde-oro si sono piazzati al secondo posto, alle spalle degli All Blacks, con quattro vittorie e due sconfitte. Di queste sei partite il seconda linea ne ha giocate quattro, saltando la trasferta in Sud America a causa di un infortunio al ginocchio. Era però in campo quando i suoi hanno vinto con la Nuova Zelanda a Johannesburgh, infliggendo ai Tuttineri la prima sconfitta dopo 22 risultati utili consecutivi (l’ultima risaliva al dicembre 2012 per mano dell’Inghilterra). La sfida è stata risolta grazie ad un penalty da 55 metri calciato da Patrick Lambie a due minuti dalla fine, che ha consegnato ai sudafricani una storica vittoria per 27 a 25.

A novembre Matfield si è presentato in Europa per il tour down-under. L’esordio ha visto la squadra allenata da Heyneke Meyer uscire sconfitta dal Lansdown Road di Dublino 15 a 29, nonostante avesse dominato la line-out e messo sotto la mischia irlandese. Una settimana più tardi, capitan Jean de Villiers e compagni  si sono rifatti espugnando Twickenham. Gara equilibrata, con gli Springboks che a quattro minuti dal termine si sono portati avanti 31 a 23 per merito del drop di Pat Lambie. Poi, la meta di Brad Barritt nel finale a chiuso l’incontro sul 31 a 28. Il 22 novembre i sudafricani hanno vinto 22 a 6 al Plebiscito di Padova. Tanto orgoglio e una buona difesa da parte degli azzurri hanno fatto sì che il primo tempo si chiudesse sull’8 a 6 in favore degli ospiti. I ragazzi di Sergio Parisse sono rimasti attaccati al risultato per un’ora di gioco, ma nel finale sono usciti i verde-oro, che con la meta al 79° minuto di Bryan Habana hanno chiuso la gara sul 22 a 6. L’ultima sfida del tour ha visto gli Springboks uscire dal Millenium Stadium battuti 6 a 12: è stata questa la partita numero 121 di Victor Matfield per la nazionale arcobaleno.

Nell’estate del 2015 il seconda linea ha disputato due gare del Rugby Championship; la sconfitta di Brisbane con l’Australia e il successo di Buenos Aires.

A settembre è arrivata la notizia che Victor ha firmato un contratto con i Northampton Saints. Poi, lo stesso mese, ha partecipato alla sua quarta Coppa del Mondo in Inghilterra.

Matfield ha iniziato nel XV titolare il 19 settembre a Brighton, il giorno dell’esordio degli Springboks nel torneo contro il Giappone. Si tratta di una giornata destinata a rimanere negli annali, tanto nipponici quanto sudafricani, perché gli uomini del Sol Levante hanno vinto 34 a 32, con la meta del sorpasso a tempo scaduto di Karne-Hesketh.
La squadra verde-oro, in seguito, ha vinto tutte le partite del girone, con Victor che ha disputato la sfida con Samoa.
Approdati ai quarti, gli uomini allenati da Heineke Meyer si sono sbarazzati di un buon Galles. Matfield in questa gara è rimasto in tribuna, per poi entrare in campo a gara iniziata per sostituire Eben Etzebeth durante la semifinale con gli All Blacks, dove i sudafricani, nonostante l’ottima prestazione, sono usciti sconfitti 18 a 20.
Il 30 ottobre all’Olympic Stadium di Londra è andata in scena la finale di consolazione tra il Sudafrica e l’Argentina. In assenza di Fourie Du Preez, infortunatosi durante la semifinale, la fascia da capitano è finita al braccio di Victor Matfield. Il seconda linea ha guidato i suoi ad una facile vittoria per 24 a 13, con i Pumas che hanno marcato una meta solo a tempo scaduto. A quel punto, con 127 caps sulle spalle, il seconda linea ha detto definitivamente addio alla nazionale.

L’ultima partita ufficiale di Victor è stata contro l’Argentina il 21 novembre 2015, con la maglia dei Barbarians, dove ha giocato per gli ultimi 15 minuti in coppia con il vecchio amico Bakkies Botha, anch’egli alla partita del definitivo addio. Per la cronaca, la sfida è stata vinta dai Pumas 49 a 31. Matfield ha salutato il rugby con una meta al 79′, con Botha che ha addirittura provato a trasformarla; sbagliando.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

 

I commenti sono chiusi.