Tony Neary: il fango negli occhi

(di Roberto Vanazzi)

Mi sono trovato a camminare in un mare di fango sotto una pioggia fine e ho pensato, caspita, devi essere matto come dicono, altrimenti perché continueresti a camminare in questo fango?” (Charles Bukowsky – Sotto un sole di sigarette e cetrioli)

Nel rugby inglese degli anni ’70 era una prassi consolidata che quei giocatori che sbagliavano due partite consecutive perdessero il posto in squadra. Il più delle volte, poi, rischiavano di non essere mai più convocati. Tony Neary non ha mai dato ai selezionatori questa opportunità. Il flanker del Broughton Park, infatti, è sempre stato una costante nelle nazionali in maglia bianca per la maggior parte del decennio, sino a diventare uno degli eroi che hanno conquistato il Grande Slam del 1980.

Tony era un terza linea potente e dotato di un fiuto eccezionale per quanto riguarda il finalizzare l’azione. Grande combattente, il ragazzo non ha mai esitato a buttarsi a testa bassa dove c’era da lottare. Placcava in difesa e devastava le linee avversarie in attacco, sino a schiacciare l’ovale oltre la linea bianca, senza mai fermarsi, anche quando la stanchezza si faceva sentire e  il fango gli accecava gli occhi.

Tony Neary

Anthony Neary è nato a Manchester, il 25 novembre 1948. Prima di entrare nel mondo del rugby ha provato con il basket e ha giocato per la nazionale under 18. Scolasticamente parlando, Tony ha frequentato il De La Salle College, a Salford, e in seguito l’Università di Liverpool, dove si è laureato in giurisprudenza.

Atleta del Broughton Park RUFC, Neary ha esordito con la nazionale inglese sabato 16 gennaio 1971, in una partita del Cinque Nazioni che gli inglesi hanno perso a Cardiff 22 a 6. Il flanker ha giocato anche le altre tre gare di quel torneo, conseguendo una vittoria contro l’Irlanda, un pareggio a Twickenham con la Francia ed una dolorosa sconfitta per un solo punto, sempre nel loro tempio di Londra, subita ad opera dei “cugini” scozzesi. Questa partita ha visto la prima meta di Tony in nazionale.

Era una brutta Inghilterra quella dei primi anni ’70, tant’è che nel 1972 è riuscita nella poco onorevole impresa di aggiudicarsi il primo il Cucchiaio di Legno della sua storia. Quattro pesanti sconfitte in quattro gare, da quelle in trasferta, sui terreni di Murrayfield e di Colombes, a quelle più brucianti tra le mura amiche di Twickenham, con il Galles e l’Irlanda.

Il 3 giugno dello stesso anno, una squadra inglese quasi allo sbando ha vinto sull’erba dell’Ellis Park di Johannesburg contro gli Springboks. Una meta di Alan Morley trasformata da Sam Doble e quattro piazzati dello stesso estremo, hanno regalato al XV della Rosa un incredibile quanto insperato 18 a 9.

In autunno, poi, Tony ha avuto la soddisfazione di far parte della famosa squadra delle North-Western Counties, che ha battuto gli All Blacks capitanati da Ian Kirkpatrick per 16 a 14 a Workington.

Tony è stato un giocatore moderno per il suo tempo: estremamente tecnico in avanti e abile a trattare con i trequarti. Infatti, in un momento in cui per l’Inghilterra la meta era una sorta di rarità, Nearo ha spesso rifinito il suo impeccabile lavoro difensivo con punti cruciali. Alla fine saranno cinque le sue marcature in maglia bianca; la più importante di queste è stato senza dubbio nella gara in cui l’Inghilterra, allora capitanata da John Pullin, ha sconfitto 16 a 10 la Nuova Zelanda nel 1973 a Auckland.

Due mesi dopo, il flanker è stato decisivo anche contro l’Australia a Twickenham, una vittoria che ha cementato una storica tripletta di trionfi inglesi contro i tre giganti dell’emisfero sud.

Purtroppo, anche se è stato selezionato dai British Lions per il tour in Sudafrica del 1974, Neary non ha giocato alcuna prova, poiché relegato in panchina dalle ingombranti presenze del suo compagno di squadra Roger Uttley e dell’irlandese Fergus Slattery.

Il 1976 sembrava aprire qualche spiraglio di luce al XV della Rosa, grazie alla vittoria d’inizio stagione contro i Wallabies. La delusione, però, era ancora dietro la porta perché Tony, appena nominato capitano, si è guadagnato un altro Cucchiaio di Legno. La colpa, naturalmente, non è stata sua, ma piuttosto della politica incoerente adottata dagli allora selezionatori, con in testa il coach Peter Colston, e delle tattiche confuse cui gli inglesi erano sottoposti in quel periodo.

L’anno seguente Neary è stato ancora selezionato per i British and Irish Lions, in rotta verso la Nuova Zelanda, ma ancora una volta si è trattato di un tour deludente, costituito da promesse non mantenute per il giocatore del  Broughton. Tony, infatti, non ha toccato il terreno di gioco se non alla quarta e ultima partita, quando ormai la serie era già persa. Per la cronaca, anche in quel match i rossi sono stati sconfitti 9 a 10.
Siccome gli impegni di lavoro hanno impedito il coinvolgimento di Neary nel tour del 1980 dei Leoni in Sudafrica, quella sconfitta di Auckland è diventata la sua unica presenza con la maglia rossa. Questo, sicuramente, è stato uno dei più grandi errori dei selezionatori nella storia del rugby britannico.

Le apparizioni di Tony per l’Inghilterra nel 1977 e nel 1978 sono state altrettanto rare, ma la stagione successiva Neary è tornato al suo posto legittimo. La squadra, sotto la guida di Mike Davis, ha  finalmente iniziato a mostrare un gioco decente, nonostante l’unica vittoria nel Cinque Nazioni, quella contro la Francia a Twickenham, e la sconfitta di misura per 9 a 10, sempre a Londra, contro gli All Blacks di Graham Mourie.

Il 17 novembre del 1979, a Otley, Tony ha incontrato gli stessi All Blacks, vestendo la maglia delle contee della Northern Division. Come già accaduto nel 1972, anche questa volta una franchigia ha fatto meglio della nazionale e ha sconfitto i tuttineri per 21 a 9. In quella squadra, oltre al flanker, c’erano altri campioni del calibro di Bill Beaumont, Peter Dixon, Roger Uttley, John Carleton, Steve Smith e Mike Slemen. Quel pomeriggio autunnale, umido e ventoso, tipico dello Yorkshire, gli 8000 tifosi arrivati al Cross Green di Otley incuranti delle inclementi condizioni atmosferiche, hanno assistito al miracolo di una squadra che ha dominato i famosi avversari dall’inizio alla fine e rifilato loro quattro mete, due di Steve Smith e due di Tony Bond.

neary

Finalmente, nel 1980, dopo anni di mediocrità, il potenziale latente dell’Inghilterra è uscito allo scoperto e gli uomini in bianco hanno sconfitto tutte e quattro le loro rivali nel Cinque Nazioni, ottenendo un fantastico Grande Slam. Dopo 43 caps e nove anni di delusioni, Tony Neary ha così provato il gusto della vittoria e forse, in quella squadra, nessun giocatore lo ha meritato più di lui.

Erano 20 anni che l’Inghilterra non vinceva il Cinque Nazioni (se si esclude l’edizione del 1973, quando tutte le contendenti sono finite a pari merito) e bisognava tornare al 1957 per trovare l’ultimo Grande Slam. La squadra di Bill Beaumont ha rotto il digiuno in quel 1980, dominando il torneo dall’inizio alla fine. In tutto, i bianchi hanno segnate 10 mete, a cominciare da quelle marcate da Steve Smith, John Scott e Mike Slemen nella gara d’apertura: una vittoria per 24 a 9 contro l’Irlanda a Twickenham.
La Francia è stata sconfitta 17 a 13 a Parigi, con i trequarti John Carleton e Nick Preston a superare la linea bianca, prima che tre penalties di  Dusty Hare strappassero al Galles un 9 a 8 al cardiopalma a Londra. Si è trattato di una sfida brutale e difficile per l’arbitro irlandese David Burnett, che ha dovuto sventolare il cartellino rosso in faccia al flanker gallese Paul Ringer, a causa di un placcaggio alto sull’apertura John Horton.
Il XV della Rosa ha quindi concluso la sua memorabile marcia schiacciando la Scozia 30 a 18 a Murrayfield, grazie anche a tre mete realizzate dall’ala John Carleton, cui vanno aggiunte quelle di Mike Sliemen e di Steve Smith.

Ciò che la gente ama di più ricordare a proposito della partita di Murrayfield, è la famosa ripresa televisiva in cui Bill Beaumont è stato portato in trionfo fuori dal campo dai suoi compagni, circondato da tifosi esultanti. Non è una sorpresa che Tony Neary si trovasse proprio di fronte al suo capitano, per guidarlo in mezzo alla folla. È stata quella l’ultima partita in nazionale del terza linea, ma a quel punto, grazie anche al suo contributo, era stato gettato il seme per una tradizione di flankers inglesi di livello mondiale, che sarebbe proseguita con gente del calibro di Peter Winterbottom, Mike Teague, Lawrence Dallaglio e Neil Back.

Purtroppo, la vicenda di Tony non è finita bene come si vorrebbe. Nel febbraio del 1998, infatti, l’ex nazionale è stato arrestato per furto, dopo aver ammesso di aver rubato i soldi da un fondo fiduciario dell’amico miliardario John Gorna. Neary, che si è giustificato dicendo di essere in bancarotta, è rimasto cinque anni in carcere.
Oggi Tony, che dal suo rilascio vive a Londra, ha dichiarato: “Io non seguo più il rugby, ma sto solo cercando di andare avanti con la mia vita.”.

 

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