Tim Horan: talento puro

(di Roberto Vanazzi)

Quando io e Tim giocavamo insieme hanno detto che eravamo la miglior coppia di centri al mondo. Quando ha giocato con Daniel Herbert hanno detto che lui e Tim erano la miglior coppia di centri al mondo. C’è sempre un comune denominatore, e non siamo ne io ne Herbie” (Jason Little)

Nel corso della sua storia rugbystica ultracentenaria l’Australia ha prodotto molti grandi trequarti centro, tra i quali mi piace ricordare Cyril Towers, John Brass, Geoff Shaw, Andrew Slack, il più recente Matt Giteau e, colui che è stato probabilmente il migliore del lotto, Tim Horan. Attraverso undici anni di carriera in maglia gialla, questo talento puro si è guadagnato 80 caps e segnato 30 mete, ha vinto 4 volte la Bledisloe Cup e, soprattutto, è diventato per due volte campione del mondo.

Horan, che inizialmente si era fatto un nome grazie alla solidità in difesa e all’abilità di attaccare la linea del break, col tempo è diventato anche un formidabile playmaker, tant’è che spesso è stato schierato anche nel ruolo di mediano di apertura e, una volta sola, trequarti ala.

Tim Horan

Tim Horan

Timothy James “Tim” Horan è nato a Darlinghurst, nel New South Wales, il 18 maggio 1970. La sua carriera nel rugby è cominciata al Toowoomba’s Downlands College, sotto la guida dell’inglese John Elder. Correva l’anno 1987, senza dubbio uno dei migliori per quella squadra studentesca, che non ha subito sconfitte per tutto l’arco della stagione. Il team, oltre a Horan, presentava fra le sue file alcuni futuri Wallabies come Brett Johnston, Brett Robinson e Peter Ryan.

Lo stile di gioco e il fisico compatto avrebbero fatto di Horan l’atleta ideale per la Rugby League, ma ,nonostante le numerose offerte, egli ha preferito giocare per il rugby XV. Il debutto in nazionale di Tim è avvenuto contro la Nuova Zelanda, ad Aucland, il 5 agosto 1989. La partita è stata persa 24 a 12, ma lui si è guadagnato il rispetto del pari ruolo avversario, il grande Joe Stanley. Dopo la partita, infatti, Stanley gli ha regalato la sua maglia nera, consentendo però al ragazzo di tenere la propria come ricordo del primo cap.

Nella seguente prova, contro la Francia il 4 novembre a Strasburgo, Tim è stato raggiunto in nazionale dal suo amico d’infanzia Jason Little. I due diciannovenni hanno compiuto una partita superba, prima snaturando tutti gli attacchi portati da Philippe Sella e Frank Mesnel con una difesa rocciosa e poi, combinando fra loro, hanno messo in condizioni Horan di segnare le sue due prime mete in maglia gialla. Dopo la vittoria, durante il terzo tempo, entrambi i giocatori sono stati “costretti” con una finta cerimonia a giurare che non avrebbero mai firmato per la Rugby League. Il binomio Horan-Little, di fatto, sarebbe durato per molti anni ed è stato uno dei principali artefici del successo della nazionale australiana negli anni novanta.

Il primo grande banco di prova per i due fenomeni è stata la Coppa del mondo del 1991, quando hanno dimostrato di essere una componente fondamentale per la nazionale in giallo. Tim ha marcato quattro mete, tra cui una molto bella contro la Nuova Zelanda durante la semifinale. La segnatura è arrivata nel primo tempo, quando un pallone calciato dall’estremo Marty Roebuck è stato raccolto da David Campese, il quale ha ingannato con le sue finte parecchi difensori prima di scaricarlo a Tim che ha raccolto il passaggio sopra la spalla e si è lanciato oltre la linea. L’Australia ha vinto la partita 16 a 6, ma è stata l’abilità in difesa, sempre di Horan, che ha fatto la differenza in quel torneo, soprattutto nella finale contro l’Inghilterra. I Wallabies, ormai lo sappiamo, hanno condotto in porto un meritato 12 a 6, col quale hanno potuto sollevare al cielo di Londra il Webb Ellis Trophy.

Nel 1992 Helmet, questo il soprannome con il quale i compagni chiamavano Horan a causa della sua pettinatura, ha continuato nel suo stato di grazia con alcune prestazioni di notevole caratura in Bledisloe Cup, dove ha marcato una grande meta nella prima gara. Tuttavia, l’apice è stato raggiunto nella partita giocata contro il Sudafrica a Cape Town. A pochi minuti dalla fine egli ha praticamente danzato sulla sua linea di difesa quindi, con un pick and go, ha lanciato se stesso percorrendo metà della lunghezza del campo, sino ad essere placcato dalla leggenda Springobok Danie Gerber. Dalla conseguente ruck è uscito l’ovale per Campese, che è andato a segnare la sua cinquantesima meta in carriera.

La stagione 1993 i Wallabies hanno perso la Bledisoe Cup, ma si sono rifatti sconfiggendo 2 a 1 il Sudafrica arrivati in Oceania per una tournée. Dopo aver perso la prima partita a Sydney 12 a 19, i canguri sono stati in grado di rifarsi nelle due gare successive della serie, vincendo rispettivamente per 28 a 20 e 19 a 12.

Nel 1994 Tim è stata sul punto di mettere la parola fine alla sua carriera internazionale, in quanto ha subito una grave lesione al ginocchio in una gara del Super 10 giocando con i suoi Queensland Reds. Ironia della sorte, Jason Little, la cui carriera ha corso in parallelo con quella di Horan sino dai tempi della fanciullezza, si è infortunato nella medesima partita, esattamente 10 minuti dopo, anche se in modo meno serio. L’intervento chirurgico al quale Tim è stato sottoposto si è rivelato particolarmente complesso e delicato, avendo coinvolto sia la rotula sia il sostegno dei legamenti e anche la cartilagine. Le previsioni dicevano che egli non avrebbe mai più potuto giocare a rugby, anzi, che sarebbe stato fortunato a camminare ancora. Mesi di riabilitazione, però, uniti alla sua ostinazione, hanno fatto sì che Tim riuscisse in una sorprendente guarigione.

C’è voluto più di un anno, ma alla fine Horan è tornato in campo con la maglia dei Wallabies in una partita contro il Canada, valida per la Coppa del Mondo del 1995. In quella competizione Horan ha disputato altre due gare, compreso il quarto di finale con l’Inghilterra, anche se le sue performance sono state inferiori a quelle prima dell’infortunio.

Tim è comunque tornato in ottima forma nel 1996, quando ha segnato quattro mete nel primo Tri Nations, contribuendo alla vittoria dell’Australia contro il Sudafrica a Sydney (21 a 16), appena una settimana dopo la brutta sconfitta per 43 a 6 subita per mano della Nuova Zelanda. Purtroppo, sarebbe stata quella l’unica vittoria dei gialli nel torneo.

Alla fine dell’anno, esattamente il 1 dicembre, Horan ha avuto l’onore di indossare per una volta la fascia di capitano contro il Galles a Cardiff, dove l’Australia ha vinto 28 a 19. In quel tour europeo i Wallabies hanno disputato 12 match vincendone 11: l’unica sconfitta è arrivata contro la selezione dei distretti scozzesi. I test match, tutti vinti, sono stati giocati contro Italia (il 23 ottobre a Padova), Scozia, Irlanda e, appunto, Galles.

Nel corso del 1997 Tim Horan è stato spostato da centro a mediano di apertura dall’allora allenatore Greg Smith. I traguardi raggiunti nella stagione da Tim sono stati il suo cinquantesimo caps e la vittoria in un test contro la Nuova Zelanda a Christchurch. Nella partita seguente, contro l’Inghilterra, Tim ha realizzato una meta con la quale è diventato il sesto giocatore australiano a raggiungere i 100 punti.

Il trequarti di Darlinghurst è stato quindi costretto a saltare diversi test a causa di un pollice fratturato, in questo modo si è risparmiato l’orrore del 61 a 22 con il quale i Wallabies hanno perso durante il Tri Nations contro il Sudafrica, a Pretoria. Una batosta che è costata il posto a Smith.

Horan è comunque guarito in tempo per il tour del Regno Unito, dove in una gara contro l’Inghilterra a Twickenham, ha messo in scena uno dei suoi spettacoli migliori, prima lanciando Ben Tune e poi George Gregan a marcare una meta a testa.

Nel 1998 l’Australia ha dimostrato una rinnovata determinazione nello sforzo di tornare al vertice del mondo ovale. I Wallabies hanno iniziato l’anno con uno spettacolare 76 a 0 ai danni dell’Inghilterra, ancora a Twickenham, una partita in cui Tim ha marcato due mete e che ha segnato la peggiore sconfitta di sempre per il XV della Rosa. Horan ha poi contribuito a far vincere alla sua squadra la Bledisloe Cup, battendo gli All Blacks sia a Melbourne (24 a 16) sia a Christchurch (27 a 23). Purtroppo per loro il Tri Nations è finito nella bacheca del Sudafrica, che ha portato a termine il torneo con tutte vittorie.

È stato comunque nel 1999 che i Wallabies hanno raggiunto la vetta più alta, conquistando la loro seconda Coppa del Mondo. Per buona parte del torneo Tim ha saputo dettare il ritmo e le modalità del gioco dei gialli. Nella prima partita, giocata contro la Romania (57 a 9), ha segnato una meta dopo soli 92 secondi dal fischio iniziale, mentre nella successiva contro l’Irlanda (23 a 3) il ventinovenne trequarti centro è stato eletto Man of the Match. In semifinale, contro il Sudafrica, ha giocato nonostante un problema dovuto ad un virus intestinale, sciorinando una gara capolavoro e risultando determinante per il 27 a 21 con cui la sua squadra ha vinto nei supplementari. La finale, giocata a Cardiff il 6 novembre contro la Francia, ha visto gli australiani uscire vittoriosi col risultato di 35 a12. Tim Horan, Jason Little e John Eales, erano gli unici superstiti della squadra che ha vinto la Coppa nel 1991. Alla fine Horan è stato giustamente eletto miglior giocatore del torneo e, oltre al Top World Cup Player, ha ricevuto anche un premio in denaro pari a 2500 sterline che ha donato in beneficenza.

horanDopo il mondiale Tim ha annunciato che avrebbe portato a termine la stagione 2000 e poi si sarebbe ritirato. Tuttavia, le sue presenze sono state limitate da un incidente e l’ultima è stata quella del 17 giugno a Brisbane contro l’Argentina, dove i Wallabies hanno vinto 53 a 6.

Horan ha continuato a livello di club, firmando con i Saracens, allora allenato da Francois Pienaar, per giocare in Premiership Inglese. Nello stesso periodo ha anche iniziato una nuova carriera come giornalista.

Dopo tre stagioni nel campionato inglese, nel 2003 Tim Horan si è definitivamente ritirato dal rugby giocato ed è entrato per un anno nello staff tecnico della nazionale australiana, agli ordini di Eddie Jones.

Lo stesso anno questo straordinario atleta è stato introdotto nella International Rugby Hall Of Fame.

In seguito Tim è diventato ambasciatore per l’associazione della Terapia del dolore spinale, un compito che lo porta nelle scuole a parlare con i bambini per quanto riguarda la prevenzione delle lesioni del midollo spinale. Oltre a questo, Horan è anche ambasciatore di Aunties and Uncles, un’organizzazione che offre amicizia e sostegno ai bambini senza famiglia. Grazie ai suoi impegni di volontariato, nel 2009 Tim Horan è stato insignito dell’Ordine di Australia, il più elevato titolo cavalleresco australiano.

Dal 2010 Tim ha iniziato la collaborazione con Fox Sports in qualità di commentatore.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.