Stuart Watkins: l’uomo che correva nel vento

(di Roberto Vanazzi)

Vivevo per correre e correvo per vivere.” (Bob Seger and the Silver Bullet Band – Against the wind)

Alto 1,83 metri per quasi 83 chilogrammi di peso, Stuart Watkins è stato uno dei trequarti ala più potenti della sua epoca. Il ragazzo, però, non era solo fisico. La sua arma vincente, infatti, è stata anche la notevole velocità, sia a livello di corsa sia nella capacità di ragionare e decidere la cosa giusta da fare.

Stuart Watkins

Stuart Watkins

Nato a Newport, il 5 giugno 1941, Stuart John Watkins ha studiato presso la Caerleon Secondary Modern School. Nel 1963 lo troviamo con il Cross Keys RFC, squadra del piccolo villaggio di Crosskeys, mentre la stagione seguente si è accasato al pù quotato Newport RFC, dov’è rimasto sino al 1969.

Il 30 ottobre del 1963, al Rodney Parade, proprio il Newport, capitanato da Brian Price ha inflitto agli All Blacks di Wilson Whineray l’unica sconfitta di un tour durato 36 incontri. La partita è terminata con il risultato calcistico di 3 a 0, merito di un drop realizzato al 17° minuto. L’azione che ha portato al calcio di rimbalzo è stata propiziata dal giovane Stuart Watkins, il quale, con un cross-kick, ha fatto guadagnare alla sua squadra una buona porzione di terreno. Dalla maul che ne è seguita, Bob Prosser ha alimentato John “Dick” Uzzell, il cui primo istinto è stato quello di correre in direzione dell’angolo. La linea difensiva degli avversari, però, era ben sistemata, così il trequarti centro ha lasciato partire un drop sotto pressione che è entrato in mezzo ai pali. Il tempo inclemente non ha concesso altro. I nero-ambra hanno controllato la gara fino alla fine, andando vicini a segnare ancora quando il penalty allo scadere di Ray Cheney si è fermato sulla traversa. Eroe di giornata è stato il mediano d’apertura David “Dai” Watkins, che ha calciato un sacco di volte in profondità, costringendo i neozelandesi a rincorrere l’ovale sul terreno scivoloso per tutta la durata della gara.

Quattro mesi dopo quella partita, esattamente il1 febbraio 1964, Stuart Watkins ha debuttato in nazionale contro la Scozia a Cardiff. L’ala ha pienamente ripagato la fiducia concessagli e ha segnato sei mete nelle prime sette partite. Quella stagione il Galles ha vinto il Cinque Nazioni a pari merito con gli Highlanders, conquistando la Triple Crown.

Nel 1965 il Galles è tornato a vincere il Cinque Nazioni in solitaria dopo 9 anni. Una cattiva pubblicità per il rugby è arrivata durante il match con l’Inghilterra a Cardiff, quando un giocatore inglese è stato morso da un avanti gallese. I Dragoni hanno vinto 14 a 3 con una doppietta di Stuart Watkins. L’ala ha segnato anche nella gara vinta 14 a 12 con la Scozia a Edimburgo e all’ultima giornata a Parigi, dove il Galles, perdendo 14 a 24, ha mancato la possibilità del Grande Slam. Prima di questa sfida, l’arbitro irlandese Gilliland si è infortunato e ha chiesto di essere sostituito. All’epoca il regolamento diceva che il giudice di gara, che doveva essere neutrale, era proposto dalla squadra che giocava in casa. La scelta, a quel punto, doveva essere tra uno dei due guardialinee, che erano un francese e un gallese. I francesi chiedevano a gran voce il loro Bernard Marie e gli ospiti, inizialmente in disaccordo, alla fine hanno accettato. Il capitano, Clive Rowlands, ha detto che una vittoria con un giudice di gara gallese sarebbe stata sminuita. Marie ha arbitrato bene ed è diventato il primo arbitro francese a dirigere una partita del Cinque Nazioni dall’ingresso dei Blues nel torneo, ovvero dal 1910.

Il 1966, grazie ad una meta notevole contro la Francia, è stato per Watkins l’anno della definitiva consacrazione. Era l’ultima gara del torneo e il Galles si trovava in svantaggio di 8 punti contro una squadra che aveva battuto solo una volta negli ultimi otto incontri. Dopo che Keith Bradshaw aveva permesso ai suoi di rientrare in partita con due penalties, Stuart ha intercettato un calcio lungo dell’apertura francese Jean Gachassin indirizzato verso la sua ala sinistra, e si è involato a gran velocità correndo per oltre 60 metri. L’estremo Claude Lacaze è stato ad un soffio dal fermarlo per ben due volte, ma Watkins è riuscito a eluderlo entrambe e ha schiacciato l’ovale in meta. Il Galles ha vinto la partita 9 a 8 e con essa il Cinque Nazioni per il terzo anno consecutivo.

Il trequarti di Newport ha così guadagnato un posto per il tour dei British Lions del 1966, in Australia e Nuova Zelanda. Egli ha giocato quattordici partite durante quel tour, tra le quali tre test match, e ha realizzato cinque mete. Purtroppo per lui, il ragazzo è stato costantemente afflitto da un problema al bicipite femorale che gli ha precluso due test contro gli australiani e la terza prova con gli All Blacks di Colin Meads. Nel secondo test match con i neri, Stuart ha centrato i pali con drop.

Il Newport che ha sconfitto gli All Blacks. Stuart Watkins è in piedi, il secondo da sinistra.

Il Newport che ha sconfitto gli All Blacks. Stuart Watkins è in piedi, il secondo da sinistra.

Nel 1969, dopo avere vinto ancora il torneo, Watkins è tornato in Nuova Zelanda con la sua nazionale, in un tour che ha gettato le basi per la grande squadra gallese degli anni settanta. Watkins, però, non ne avrebbe fatto parte, giacché si è ritirato dal rugby internazionale nel 1970, proprio all’alba dell’epoca d’oro del rugby gallese. La sua ultima sfida è stata la sconfitta per 0 a 14 contro l’Irlanda a Dublino. In nazionale, Stuart ha giocato 26 volte e marcato 9 mete.

Sempre nel 1970, Stuart si è trasferito dal Newport al Cardiff RFC, dove ha chiuso la sua carriera dopo una stagione. Con i Black & Ambers l’ala ha realizzato 162 presenze e 115 mete, mentre con la squadra della capitale ha marcato 17 mete in 34 incontri.

Nel 1989 Watkins è diventato team manager del Newport.

 

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