Stuart Barnes: profumo di rose

(di Roberto Vanazzi)

Sono devoto a Bacco, a Bob Dylan e all’Arsenal Football Club.” (Stuart Barnes)

Il rugby inglese non ha mai visto di buon occhio quei giocatori poco disposti a prendersi qualche rischio, ed è stato questo approccio conservativo che ha impedito a Stuart Barnes di ottenere più caps. Questo, e il fatto di dovere competere per la stessa maglia con un fuoriclasse come Rob Andrew. La differenza tra i due mediani stava nello stile di gioco: Barnes, potente corridore, poteva bucare in qualsiasi momento la linea difensiva avversaria, mentre Andrew, abile calciatore, raramente ha turbato le difese nemiche con dei break, ma col suo piede segnava tanti punti. Se i selezionatori avessero voluto poesia, allora avrebbero scelto Stuart Barnes, ma loro volevano il controllo, la freddezza e l’autorità. Così, il giocatore del Bath ha ottenuto 10 caps; Andrew 61 di più. Poche presenze per Stuart, che difficilmente riescono a mettere in luce il suo talento intuitivo.

Stuart Barnes

Stuart “The Barrel” Barnes è nato a Greys, nell’Essex, il 22 novembre 1962. Studente presso la Rougemont and Bassaleg Schools di Newport, nel Galles del sud, il ragazzo si è sempre dimostrato un eccellente sportivo, tant’è che come giocatore di calcio è stato seguito da vicino da un certo numero di società professionistiche, tra cui il Cardiff City.

Scelto il rugby come suo sport, Barnes è stato capitano delle squadre studentesche del Galles in varie fasce di età, sino alle seniores. Iscrittosi al St Helmund Hall, college dell’università di Oxford, Stuart è stato anche in questo caso eletto capitano del XV e ha disputato il Varstity Match del 1985 contro Cambridge, che schierava tra le proprie file Rob Andrew, l’uomo che per tutta la carriera sarebbe stato il suo eterno rivale. Per la cronaca la partita è stata vinta da quest’ultimo.

Durante gli studi universitari Barnes era un atleta tesserato dal Newport RFC e un po’ per questo, e un po’ perché era stato capitano della squadra scolastica gallese, gli è arrivato l’invito ad unirsi alla nazionale del Galles. Il ragazzo, però, ha preferito l’Inghilterra. Quando nel 1981 si è laureato, infatti, Stuart si è trasferito al Bristol RFC, club con il quale è apparso in due finali di Coppa, vincendone una.

Giocatore a livello di under 23, The Barrel è stato selezionato per la nazionale maggiore il 3 novembre 1984, quando è sceso in campo per affrontare il fortissimo team australiano di Andrew Slack. I Wallabies hanno vinto 19 a 3 e si sono avviati a conquistare uno storico Grande Slam contro le Home Union britanniche. Per l’occasione, l’esordiente Barnes ha formato la cerniera della mediana con il capitano Nigel Melville.

A gennaio dell’anno successivo l’Inghilterra ha sconfitto la Romania 22 a 15. Stuart è entrato dalla panchina per sostituire l’estremo Nick Stringer, con la maglia numero 10 affidata a Rob Andrew. Sei mesi più tardi, Barnes ha partecipato al tour in Nuova Zelanda, dov’è sceso in campo titolare nei test di Christchurch e di Wellington, entrambi persi. All’Athletic Park il mediano d’apertura ha centrato i pali con un drop.

Al termine della stagione Stuart ha lasciato Bristol tra mille polemiche per accasarsi presso i rivali del Bath. La sua prima partita con la nuova casacca è stata giocata contro Plymouth Albion, il 7 settembre 1985.

Nel 1986 Barnes ha giocato un paio di gare nel Cinque Nazioni, contro Scozia e Francia. Le partite sono state perse e lui, ancora una volta, è sceso in campo a gara iniziata, in sostituzione dell’estremo Nick Stringer. Da questo punto in poi le sue apparizioni sono state limitate: il recordman Rob Andrew era arrivato sul palcoscenico.

In quel periodo Barnes ha goduto di un successo senza pari con Bath, sia in League sia in Coppa. Tuttavia, i selezionatori inglesi non sono mai stati pronti a porre la loro fiducia nelle mani di un’apertura che potesse fare tutto. Eccellente lettore del gioco, Stuart sapeva orchestrare e muovere la propria squadra in modo perfetto, riuscendo a cambiare istintivamente la linea di attacco in ogni momento. Tutto ciò, però, non è bastato. Andrew metteva punti sul tabellone con il suo piede magico e questo era quello che serviva.

Uno scorcio del vero genio di The Barrel si è visto nel momento in cui è stato richiamato in squadra nel 1993. Nella partita contro la Scozia, con l’Inghilterra bloccata la maggior parte del tempo nella propria metà campo, Barnes ha ricevuto una palla veloce da Dewi Morris, si è infilato attraverso uno stretto corridoio, ha compiuto una finta e, intuito il movimento dei compagni, ha regalato a Jeremy Guscott un delizioso ovale da portare avanti. Il centro lo ha passato a Rory Underwood, il quale non ha fatto altro che schiacciarlo in meta. Il XV della Rosa ha vinto 26 a 12.

L’addio al rugby internazionale di Stuart Barnes è arrivato l’ultima giornata di quel torneo, il 20 marzo 1993, al Lansdowne Road contro l’Irlanda, dove l’inghilterra ha perso 3 a 17. La decisione del ritiro è arrivata, oltre che a seguito di un infortunio all’inguine, anche per la frustrazione di non riuscire più a trovare disponibilità ad indossare la maglia numero 10, ben salda sulle spalle del rivale di sempre.

barnesI British & Irish Lions hanno riconosciuto il valore di Barnes e lo hanno convocato per affrontare la tournée in Nuova Zelanda del 1993. Purtroppo, Stuart ha visto ancora una volta il principino Andrew occupare il suo posto e non ha disputato nessuno dei tre test match. Stuart ha giocato, però, nelle gare infrasettimanali, un paio di volte con la fascia di capitano al braccio.

Barnes è sceso in campo per i Barbarians in undici occasioni e con essi ha partecipato anche all’Hong Kong Seven nel 1982 e nel 1989. Con la maglia del club a inviti, l’apertura ha segnato 2 mete, 19 penalties e 8 trasformazioni, per un totale di 70 punti.

L’ultima partita di Stuart Barnes con la divisa del Bath è stata la finale di Coppa del 7 maggio 1994, giocata contro i Leicester Tigers. Il Bath ha vinto 21 a 9. Poco dopo, egli si è dimesso anche dalla banca in cui lavorava, la Bristol e West, e si è reinventato scrittore freelance e giornalista del Telegraph.

Stuart ha anche scritto la sua autobiografia Smelling Of Roses. A metà degli anni ’90, l’ex nazionale inglese è stato curatore della rivista di rugby First XV.

Con l’avvento del professionismo, Barnes è diventato un volto e una voce familiare come commentatore ed esperto sia televisivo sia radiofonico per la BBC, prima di adottare una posizione permanente commentando la Guinness Premiership per Sky Sports.

Ammettendo la sua avversione verso la formazione atletica, The Barrel ha sempre dichiarato di preferire la scrittura e il commento rispetto una possibile carriera da allenatore. Egli vanta la sua devozione verso Bacco e Bob Dylan, ed è un ardente fan dell’Arsenal Football Club.

 

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