Stirling Mortlock: forza della natura

(di Roberto Vanazzi)

Stirling Mortlock è stato un capitano coraggioso e un leader ispiratore.”  (John O’Neil, presidente dell’Australian Rugby Union)

Stirling Mortlock ha avuto un percorso piuttosto irregolare nel corso della sua carriera, a causa di gravi infortuni che lo hanno martoriato a più riprese e per colpa di qualche scettico che all’inizio lo ha valutato niente di meglio che un semplice utility back dotato di un buon calcio. Nel corso del tempo, però, Stirlo ha dimostrato di possedere una classe innata e si è stabilito tra i più grandi giocatori australiani dell’epoca moderna.

Considerato da molti come il più duro trequarti del rugby mondiale, dotato di una corsa potente e di un gioco di gambe tagliente, che gli ha spesso fatto violare le linee difensive dei suoi avversari, Mortlock ha anche dimostrato di essere un leader naturale, tanto da guadagnarsi i gradi da capitano sia nei Wallabies che nelle franchige in cui ha militato, i Brumbies e i Rebels.

Stirling Mortlock

Stirling Mortlock

Stirling Austin Mortlock è nato il 20 maggio 1977 a Sydney e ha studiato presso la King’s School, nel distretto finanziario di Parramatta. Il ragazzo ha cominciato a giocare a rugby con le giovanili del Lindfield, per poi passare al Gordon RFC, club con sede a Chatswood.

Nel 1996, un anno dopo essersi diplomato, Stirling ha rappresentato l’Australia Under 19. La stagione successiva ha intrapreso un tour in Argentina con i Wallabies, senza però scendere in campo, e ha fatto parte anche della nazionale Under 21 e degli Australian Barbarians.

Nel 1998 Mortlock è stato assoldato dai Brumbies, la franchigia con sede a Canberra. Trequarti dirompente, Stirlo si è messo in mostra da subito quale ottimo finisher. Grazie anche alla precisione dei suoi calci, il giocatore non ci ha messo molto a farsi notare come una perfetta macchina da punti. Nelle prime due stagioni di Super12 il ragazzo ne ha inanellati una media di 100, fino a diventare il miglior marcatore nel 2000, realizzandone 194.
Quell’anno i Brumbies sono approdati alla finale, disputata proprio a Canberra nel giorno del ventitreesimo compleanno di Mortlock. Purtroppo, gli australiani sono stati costretti ad arrendersi ai Crusaders, perdendo con un solo punto di scarto: 19 a 20. Di questi 19 punti, Stirling ne ha realizzati 14, dovuti a quattro piazzati e alla trasformazione della meta di George Smith.

Un mese più tardi, il 17 giugno 2000, Stirling ha esordito in nazionale come trequarti ala nella prova contro l’Argentina a Brisbane, dove il XV allenato da Rod McQueen ha vinto 53 a 6. La settimana successiva, ancora contro i Pumas di Lisandro Arbizu, questa volta a Canberra, Stirling ha realizzato i suoi primi punti per i Wallabies: 22, grazie ad una meta, ad una trasformazione e a cinque piazzati. La sfida è terminata 32 a 25 in favore di capitan John Eales e compagni.

Quello stesso anno i Wallabies hanno conquistato il titolo del Tri Nations, concludendo il torneo imbattuti, con tre vittorie ed un pareggio.
Nella prima sfida con gli Springboks, Stirling ha segnato 29 punti, tra cui una doppietta. Altre due mete il trequarti le ha marcate una settimana più tardi agli All Blacks e poi ancora una al Sudafrica.
Il 5 agosto, a Wellington, è andata in scena la sfida per la Bledisloe Cup, salutata come una delle migliori prestazioni dell’Australia di quel periodo. Mortlock ha varcato di nuovo la linea bianca, seguito da Joe Roff: due mete che hanno portato avanti la loro squadra. I giallo-oro, però, hanno subito due marcature in sette minuti da parte di Christian Cullen. A tempo scaduto i padroni di casa erano in vantaggio 23 a 21. Poi, dopo avere rubato una touche, gli australiani hanno subito un fallo per un tenuto in ruck, che John Eales ha piazzato tra i pali per un 24 a 23 al cardiopalma.

Per Mortlock quella dell’esordio è stata una stagione da incorniciare. Sette mete realizzate, alle quali vanno aggiunti i punti al piede. Dopo solo sette partite, il ragazzo aveva già nel carniere un totale di 122 punti, che gli sono valsi il titolo di “australiano più veloce a raggiungere quota 100”.
In autunno Stirlo è sbarcato in Europa per il tour down-under, dove i Wallabies hanno affrontato Francia, Scozia e Inghilterra, vincendo con le prime due e perdendo la sfida di Twickenham. In queste tre gare Rod McQueen ha spostato Mortlock nel ruolo di trequarti centro.

Nel 2001 i Brumbies si sono laureati campioni del Super 12.
Dopo essere arrivata prima nella regular season, ottenendo otto vittorie e tre sconfitte, la franchigia di Canberra ha affrontato in semifinale i Reds. Il derby australiano non ha avuto praticamente storia, con la squadra di Eddie Jones che si è imposta con un netto 30 a 6. Stirling ha realizzato una meta, ma, purtroppo, proprio in quel frangente si è infortunato ad una spalla ed è stato costretto a rinunciare alla finale (vinta dai Brumbies 36 a 6 contro i sudafricani Sharks) e anche al resto della stagione.

Stirling è rientrato tra i ranghi dei Wallabies nel giugno del 2002, quando l’Australia ha sconfitto la Francia in due test match. Nel secondo di questi, a Sydney, il trequarti ha marcato un’altra doppietta.
Mortlock ha segnato altre mete durante la stagione: agli Springboks, all’Argentina e all’Italia, il 23 novembre a Genova, partita quest’ultima in cui ha giocato la sua unica volta da estremo.

Quell’anno Stirlo è stato eletto Super 12 Player of the Year e anche giocatore dell’anno dei Brumbies.

Nel 2003 il finisher di Sydney è stato incluso da Eddie Jones nella rosa che ha partecipato alla Coppa del Mondo casalinga, schierandolo trequarti centro, ruolo che da questo momento non lascerà più. All’apertura del torneo il ragazzo è stato colpito da un attacco di gastroenterite, che gli ha impedito di giocare la prima sfida con l’Argentina, ma non di segnare una meta in ogni partita in cui è sceso successivamente in campo, esclusa la finale con l’Inghilterra. Stirlo ha iniziato il suo mondiale varcando prima la linea proibita della Romania e in seguito quella della Namibia. Omesso dal XV che ha battuto l’Irlanda 17 a 16 nell’ultima gara del girone, il trequarti è tornato in squadra per il quarto di finale contro la Scozia, a Brisbane, dove ha marcato la prima meta della partita, terminata 33 a 16.
Gli avversari in semifinale erano i mortali cugini della Nuova Zelanda, una squadra che sino a quel momento aveva espresso il rugby migliore e schiacciato ogni avversario come un rullo compressore. Dopo dieci minuti di gioco Mortlock ha intercettato un passaggio errato di Carlos Spencer e ha corso per 80 metri sino a depositare l’ovale in meta. È stato il momento cruciale del match, quello che ha tagliato le gambe ai favoriti All Blacks. I Wallabies hanno vinto 22 a 10 e si sono ritrovati in finale.

Il 22 novembre, al Telstra Stadium di Sydney è andato in scena l’atto conclusivo della Coppa del Mondo, tra i padroni di casa australiani e la sorprendente Inghilterra di Clive Woodward. La sfida si è trascinata sino ai tempi supplementari in perfetta parità. Gli 80 minuti regolamentari sono terminati 14 a 14, grazie alle mete di Lote Tuqiri e Jason Robinson e due calci a testa di Elton Flatley e Jonny Wilkinson. Nell’extra time i due cecchini hanno centrato i pali con un piazzato ciascuno, portando lo score sul 17 a 17. Mentre il cronometro registrava il 99’34” di gioco, a poco meno di 30 secondi dalla lotteria dei calci, a seguito di un imponente lavoro degli avanti inglesi, Wilko ha raccolto la palla a circa 30 metri dai pali avversari e ha sparato un drop perfetto con il piede destro: l’ovale ha centrato l’acca e l’Inghilterra, con quel 20 a 17, è diventata la prima (e finora unica) squadra dell’Emisfero Nord a conquistare il Webb Ellis Trophy.

Nel 2004 Mortlock è subentrato a George Gregan in qualità di capitano dei Brumbies e ha condotto subito la franchigia alla conquista di un altro titolo di Super 12. Stirling, grazie alle dieci mete realizzate, è stato il miglior finalizzatore del torneo. Purtroppo il trequarti, che aveva marcato anche nella semifinale con i Waikato Chiefs, è stato ancora una volta costretto a saltare la finale a causa di un infortunio. Nel remake della sfida del 2002, i Brumbies di David Nucifora hanno sconfitto i Crusaders 47 a 38, in quella che è considerata una delle più belle partite nella storia del Super Rugby.

A livello internazionale il 2004 ha visto l’Australia vincere tutti gli incontri estivi con Inghilterra, Scozia e le Isole del Pacifico, gara quest’ultima, in cui Mortlock ha realizzato una doppietta.
Il trequarti centro ha segnato mete anche agli All Blacks e agli Springboks durante il Tri Nations, e poi a Murrayfield, a novembre, nella sfida vinta con la Scozia.

L’anno successivo si è aperto per Mortlock con la doppietta rifilata a Samoa e le vittorie sull’’Italia a Melbourne e sulla Francia a Brisbane. Poi, però, è arrivato un pessimo Torneo delle Tre Nazioni, dove gli Aussies sono andati in whitewash.

Nel 2006 Stirling ha ricevuto da John Connolly l’onore di diventare il 73° capitano dei Wallabies. Sotto la sua guida, la squadra giallo-oro ha conquistato a giugno la Cook Cup, sconfiggendo l’Inghilterra nelle due gare di Sydney e di Melbourne.

Nel 2007 Stirlo ha continuato a guidare gli australiani attraverso i vittoriosi test match contro Galles e Fiji. Il trequarti di Sydney ha poi festeggiato il suo cap numero 50 perdendo contro gli Springboks a Cape Town. Quindi, ha svolto un ruolo fondamentale nel 20 a 15 con cui gli Aussies hanno sconvolto gli All Blacks al Melbourne Cricket Ground, lanciando Scott Staniforth per la marcatura vincente a 9 minuti dal termine. Touche australiana a metà campo, ovale che da Stephen Larkham è passato a Mortlock, il quale non ci ha pensato due volte ad infilarsi in un varco tra le maglie nere. Con il suo break dirompente il capitano ha percorso una ventina di metri, schivando avversari come uno slalomista fa con i paletti. Poi, oltrepassata la linea dei dieci metri, ha regalato la palla a Staniforth con un passaggio ad una mano sopra la testa, come aveva fatto David Campese con Tim Horan sedici anni prima, sempre contro gli All Blacks. Il numero 21 non ha dovuto fare altro che compiere pochi passi e lanciarsi sull’erba. Questa marcatura è stata votata meta dell’anno e insignita della John Eales Medal.

In autunno è andato in scena lo spettacolo della Coppa del mondo in Francia.
Stirling ha guidato da capitano l’Australia attraverso un girone che comprendeva Galles, Fiji, Giappone e Canada. I Wallabies hanno aperto il torneo asfaltando 91 a 3 i nipponici. Mortlock ha realizzato 20 punti grazie al suo piede, per poi andare in meta nella sfida seguente con il Galles al Millenium Stadium, gara vinta dagli uomini di John Connolly per 32 a 20. Il trequarti centro è rimasto a riposo nelle ultime due sfide del girone ed è rientrato tra i ranghi nei quarti di finale contro l’Inghilterra, al Vélodrome di Marsiglia. Doveva essere il giorno della vendetta australiana dopo la finale del 2003, ma, ancora una volta, hanno trovato sulla loro strada Jonny Wilkinson. Il fuoriclasse inglese ha piazzato tra i pali quattro calci, per un totale di 12 punti. Tanto è bastato ai sudditi dei Windsor per vincere la partita. I Wallabies non sono riusciti ad andare oltre la meta di Lote Tuqiri, trasformata da Mortlock, e al penalty dello stesso capitano che aveva aperto la sfida. Quando mancavano quattro minuti al fischio finale, Stirling ha avuto sul piede la possibilità di calciare tra i pali il piazzato della probabile vittoria. Era, però, un calcio da almeno 50 metri, defilato sulla sinistra; l’ovale ha sfiorato la porta e il risultato è rimasto fisso sul 12 a 10. Gli australiani hanno fatto le valige e sono tornati in anticipo nella terra dei canguri.

Terminato il mondiale, Stirlo ha ricevuto alcune offerte per giocare nel TOP14 e in Premiership, ma lui ha rifiutato, consapevole del fatto che un suo trasferimento in Europa avrebbe significato dire addio alla nazionale.

A seguito del ritiro di George Gregan, Stirling è rimasto il capitano dei Wallabies anche per tutta la stagione 2008, conducendo la squadra a vincere i test match estivi in casa, con Irlanda e Francia, e a sfiorare il Grande Slam in Europa a fine anno. Gli Aussies hanno aperto il tour sconfiggendo 30 a 20 l’Italia a Padova, grazie ad un velo di Mortlock non proprio regolare che ha permesso a Quade Cooper di marcare la meta del 30 a 20 a sette minuti dalla fine. Poi, hanno vinto con l’Inghilterra a Twickenham e con la Francia allo Stade de France. Non sono riusciti, però, a passare indenni la gara con il Galles, dove sono usciti sconfitti 18 a 21.

Nel 2009, grazie a i suoi 1013 punti, Mortlock è diventato il recordman nella storia del Super Rugby, superando l’ex apertura dei Crusaders Andrew Merhtens in cima alle classifiche. Nel 2010 il record sarà superato da Daniel Carter, ma Stirling sarà sempre ricordato come il primo uomo ad avere abbattuto il muro dei 1000.

Lo stesso anno, quando sulla panchina della nazionale australiana si è seduto Robbie Deans, il primo cambiamento che ha attuato per rivitalizzare la leadership dei Wallabies è stata quella di togliere la fascia da capitano a Mortlock in favore di Rocky Elsom, anche se il trequarti di Sydney ha mantenuto il suo posto nel XV.

Il 13 giugno 2009, nella gara vinta contro l’Italia a Canberra, Stirling ha marcato la sua ultima meta internazionale, la numero 29.
Un mese più tardi è cominciato il Tri Nations. Mortlock, però, è riuscito a scendere in campo solo in due occasioni: a Auckland con gli All Blacks e contro gli Springboks a Città del Capo. Durante questa sfida, la numero 80 della sua carriera, il trequarti centro si è infortunato al ginocchio ed è stato costretto a dire addio al torneo.
Mentre si trovava in riabilitazione, Stirling ha contattato alcuni club giapponesi per trovare una sistemazione una volta terminata l’avventura internazionale. Questo non ha fatto piacere alla Federazione Australiana, la quale ha letto la mossa dell’ex capitano come un’ammissione sui dubbi di proseguire con la nazionale. La sfida dell’8 agosto con gli Springboks, quindi, è stata l’ultima di Stirling Mortlock per gli Aussies.

Al momento del ritiro, con 489 punti, Stirling era al quarto posto nella classifica dei marcatori australiani di tutti i tempi, appena dietro Matt Giteau, ma davanti ad una leggenda come David Campese.

Il 31 marzo 2010 la franchigia dei Melbourne Rebels ha annunciato di avere messo sotto contratto Stirling per tre stagioni. Il trequarti ha dovuto attendere un anno prima di giocare con la nuova squadra, ma quando lo ha fatto, il 2 febbraio 2011, è stato eletto capitano dal Coach Rod Macqueen. Nella stessa partita Stirlo ha anche segnato la sua prima meta per la nuova squadra. Questa marcatura ha portato ai Rebels la prima vittoria contro i Brumbies, il vecchio team di Stirling.

Nel 2011, Stirling è stato insignito del Rod Macqueen Pursuit of Excellence Award ed è stato anche inserito nella Gordon Rugby Club Hall of Fame, in riconoscimento del suo eccezionale contributo e per lo spirito di squadra.
A settembre il Sydney Morning Hearld ha indetto un sondaggio pubblico dove si chiedeva di stilare il XV ideale dei Wallabies dal 1987. Stirling ha avuto l’onore di essere inserito nel Team con la sua maglia numero 13, al fianco di personaggi quali John Eales, Nick Farr-Jones, Tim Horan, David Campese e Phil Kearns.

Il 26 novembre, sempre del 2011, Mortlock ha giocato a Twickenham uno partita per i Barbarians contro la sua Australia, con quest’ultima che ha vinto 60 a 11. Del XV bianco-nero facevano parte anche i nostri Marco Bortolami, Totò Perugini e Mauro Bergamasco.

Il 26 gennaio 2012 è stata assegnata a Stirling l’onorificenza dell’Ordine di Australia per il servizio reso al Paese attraverso il Rugby, in particolare per quando era il capitano dei Wallabies.
Proprio in quella stagione, Stirling Mortlock ha salutato i Rebels e ha confermato il suo ritiro dal gioco, anche se, nell’anno seguente, è rimasto nella franchigia con un ruolo di supporto

A settembre del 2013 l’ex capitano ha accettato il ruolo di direttore del consiglio dei Melbourne Rebels, sotto la presidenza di Jonathan Ling.

Stirling è ambasciatore di Sporting Chance Cancer Foundation, un’ente di beneficenza che sostiene le unità mobili e domiciliari che contribuiscono a rendere più facile la vita ai bambini affetti da cancro.

 

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