Simon Poidevin: la forza di Poido

(di Roberto Vanazzi)

Simon è un perfezionista, per lui è quasi una malattia. Non solo è il miglior giocatore di rugby in Australia, è anche il più determinato.” (Mark Ella)

Quando si pensa a Simon Poidevin vengono alla mente le parole “resistenza” e “determinazione”. Poido era un fanatico delle palestre e ha saputo combinare velocità, forza fisica e dedizione, ottenendo una miscela di grande effetto, sia in difesa sia in attacco. Placcatore eccezionale, il ragazzo ha avuto nell’adattabilità un altro dei suoi punti di forza, essendo in grado di giocare sia openside che blindside flanker, anticipando i tempi del rugby moderno. Come molti che operano nella sua posizione, Poidevin è stato un eroe invisibile, ma era venerato da tutti i pacchetti di mischia con i quali ha giocato, grazie alla devozione che metteva a disposizione della squadra.

Simon Poidevin

Simon Poidevin

Nato il 31 ottobre 1958 a Goulburn, nel New South Wales, Simon Paul Poidevin ha iniziato a praticare il rugby al St. Patrick College, dove ha fatto parte della squadra scolastica. In quel periodo Simon ha giocato una stagione con il Goulburn Rugby Union Football Club, quindi, nel 1978, si è trasferito a Sydney per studiare all’università del New South Wales, dove si sarebbe laureato in scienze. Proprio nella squadra universitaria il ragazzo ha avuto i primi contatti con il rugby che conta, finché, nel 1979, è approdato ai Waratahs.

Grazie alla sua potenza e alla serietà con cui si dedicava agli allenamenti, Poidevin si è presto guadagnato il rispetto di tutti, compreso quello di Alan Jones. Così, il 24 maggio 1980, il coach dei Wallabies,cui erano venuti a mancare i backrow titolari Mark Loane e Greg Cornelson, non ci ha pensato due volte a farlo debuttare in nazionale, in una partita contro Fiji terminata 22 a 9 per gli australiani.

I caps seguenti Poido li ha ottenuti nella trionfale serie contro gli All Blacks, lo stesso anno dell’esordio: due vittorie a Sydney ed una sconfitta a Brisbane. Successivamente, il flanker ha partecipato alle due vittorie contro la Francia nel 1981, dove ha segnato la sua prima meta in un match ufficiale.

A fine anno Simon è partito con i Wallabies per il pessimo tour nel Regno Unito, dove i gialli hanno rimediato tre brutte sconfitte, contro Galles, Scozia e Inghilterra, ed un’unica vittoria per 16 a 12 a Dublino.

Nell’agosto del 1983, nell’arco di due settimane, Poidevin ha marcato un paio di mete: una all’Argentina, nella vittoria per 29 a 13 conseguita a Sydney, e una agli All Blacks, sempre nella capitale del Nuovo Galles del Sud, anche se questa volta la gara è sfiociata in una sconfitta per 8 a 18.

Il 22 ottobre Simon ha visitato l’Italia, quando l’Australia ha sconfitto a Rovigo per 29 a 7 la nazionale azzurra capitanata da Massimo Mascioletti. Per gli azzurri è andato in meta Gianni Zanon, mentre Stefano Bettarello ha centrato l’acca con una punizione. Per l’Australia, invece, mete di Mark Ella, che di quel XV era il capitano, Brendan Moon, Steve Williams e una doppietta di Mike Hawker. In quel periodo il calciatore dei Wallabies era un certo David Campese, che ha piazzato tra i pali tre trasformazioni e un penalty.

Subito dopo gli uomini del sud del mondo hanno affrontato due volte la Francia, ottenendo un 15 a 15 a Clermont-Ferrand ed una sconfitta per 6 a 15 a Parigi.

L’anno successivo i Wallabies, capitanati da Andrew Slack, si sono presi la rivincita contro le quattro unions britanniche, sconfiggendole una dopo l’altra nelle loro rispettive capitali. La serie è stata impressionante: 19 a 3 a Twickenham, 16 a 9 a Dublino, 28 a 9 in Galles e 37 a 12 a Murrayfield. E pensare che prima della tournée l’Australia aveva perso di misura contro la Nuova Zelanda nella serie per la Bledisloe Cup. Secondo Poidevin, proprio quella delusione è servita a spronare gli australiani in vista del tour in Gran Bretagna. Lo stesso Simon ha marcato una meta superba contro l’Inghilterra a Twickenham, a conclusione di un raid di David Campese.

Due anni più tardi Poido ha sperimentato un successo ancora maggiore, quando l’Australia ha vinto la serie con gli All Blacks 2 a 1 in Nuova Zelanda. Era la prima volta che succedeva dal lontano 1949.

Tuttavia, nel 1987, la prima Coppa del Mondo è finita per i Wallabies in semifinale, dopo che Simon e compagni hanno subito una dura lezione dagli avanti francesi.
Il torneo era iniziato bene per gli australiani. Sui campi amici di Sydney e Brisbane avevano inflitto pesanti passivi a Stati Uniti, Giappone e, soprattutto all’Inghilterra, una partita vinta 19 a 7 in cui Poidevin ha segnato una meta.
Anche il quarto di finale con l’Irlanda non ha mostrato particolari problemi. Poi, però, i Wallabies si sono trovati di fronte una forte squadra francese e i sogni di gloria sono finiti lì. Lorieux, Sella, Lagisquet e Blanco hanno varcato tutti la linea di meta avversaria, mentre Camberabero ci ha messo del suo per incrementare il punteggio con il suo magico piede. Alla fine il risultato è stato di 30 a 24 a favore dei galletti.
La scoppola è stata tale che gli australiani sono riusciti a perdere anche la finale di consolazione a Rotorua, contro un Galles che, dopo avere eliminato l’Inghilterra nei quarti, era stato asfaltato dagli All Blacks in semifinale. Un solo punto ha diviso alla fine le due squadre  (22 a 21), ma anche la vittoria non avrebbe mitigato la delusione degli uomini di Alan Jones.

Finito il mondiale, con l’Australia da riorganizzare, Simon ha ricevuto la fascia di capitano. Da skipper, però, le cose non sono andate subito come desiderava. La colpa è di un tour disastroso in Argentina, dove la compagine di Hugo Porta ha inflitto ai Wallabies prima un secco 19 a 19, quindi una storica sconfitta per 19 a 27. Bisogna dire che Simon, a causa di una ferita alla mano, non era in campo nella sfida persa allo Estadio José Amalfitani di Buenos Aires.

Poidevin ha iniziato la stagione 1988 ricevendo la medaglia all’Ordine dell’Australia per meriti sportivi e credendo di essere ancora il capitano della nazionale. Tuttavia, il nuovo allenatore Bob Dwyer ha preferito conferire l’onore a Nick Farr-Jones, una scelta che ha lasciato Poido deluso. Per questo motivo il flanker ha pensato di concedersi un momento di riflessione, ma è stato subito persuaso a tornare sui propri passi per disputare le tre partite di Bledisloe Cup contro la Nuova Zelanda. Nonostante gli sforzi però, l’Australia è stata pesantemente sconfitta e, dopo la terza prova, Poido ha annunciato il suo ritiro dal rugby internazionale.

Simon_Poidevin_1969711cL’assenza del flanker di  Goulburn si è particolarmente notata l’anno seguente, quando il pack australiano è stato sbriciolato dagli avanti dei British and Irish Lions di Ian McGeechan, i quali, nonostante la sconfitta nel primo test match, hanno vinto la serie 2 a 1. A causa di questo, e per il suo desiderio di “battersi” ancora una volta con il suo rivale Wayne “Buck” Shelford, Simon è tornato in campo per affrontare la Nuova Zelanda nella medesima stagione. Il test è stato perso 12 a 24, ma Poidevin ha contribuito a restaurare l’orgoglio degli avanti australiani ed è stato in grado di trasmettere una preziosa esperienza ai nuovi arrivati, Phil Kearns e Tim Gavin.

Nonostante abbia trascorso in panchina tutta la stagione 1990, Poido era di nuovo in pista nel 1991 per preparare il mondiale. La sua prima sfida è stata quella di sconfiggere il forte pack inglese in una gara giocata a Sydney, dove i Wallabies si sono imposti 40 a 15. La sua potente prestazione ha dimostrato come la serie con i Lions di due anni prima sarebbe finita diversamente se lui fosse stato in campo.

L’Australia ha poi disputato la Bledisloe Cup, vincendo la partita casalinga 21 a 12 e perdendo a Auckland 3 a 6. A quel punto, con l’umore alle stelle, la squadra ha preso il volo verso il Regno Unito per giocarsi la seconda edizione della Coppa del Mondo.

Se la performance di Poidevin nel 1987 era stata buona, durante la Coppa del Mondo del 1991 è stata a dir poco brillante.
I Wallabies hanno dominato il girone eliminatorio, sconfiggendo Argentina, Samoa e Galles, questi ultimi con un doloroso, per i Dragoni, 38 a 3, che li ha definitivamente esclusi dal passaggio del turno a scapito di Samoa.
Ai quarti la partita più difficile. Ad attendere gli australiani c’era un Irlanda determinata. Dopo una vera e propria battaglia, che si è mantenuta in equilibrio sino all’ultimo, a due minuti dalla fine il XV del Trifoglio è passato in vantaggio con una meta di Gordon Hamilton. Sembrava fatta. Invece, a tempo ormai scaduto, ci ha pensato Michael Lynagh a regalare ai suoi un insperato successo, schiacciando l’ovale oltre la linea dei celti. Gli australiani si sono imposti per un solo punto (19 a 18).
In semifinale, invece, i giallo-oro si sono sbarazzati con più facilità degli All Blacks, campioni del mondo in carica, battendoli con un netto 16 a 6 grazie alle mete di Campese e Tim Horan e ai piazzati del solito Lynagh.

Per la finale lo scontro sembrava durissimo. Poido e compagni dovevano vedersela con gli inglesi, i quali, oltre a giocarsi il titolo in casa, erano anche i freschi vincitori del Grande Slam e avevano compiuto un cammino mondiale impeccabile. I bianchi di Sua Maestà, però, proprio in finale hanno abbandonato il gioco impostato sugli avanti, che aveva fatto la loro fortuna sino a quel momento, per dedicare più attenzioni ai trequarti e allargare il gioco. La tattica di Jeoff Cooke è risultata essere un errore clamoroso. L’Australia ha vinto 12 a 6, grazie ad un paio di episodi chiave. Il primo è stato un break del flanker Ofahengaue, dopo avere vinto una touche a cinque metri dalla linea avversaria. Nella maul che ne è seguita il pallone è finito tra le mani del pilone Tony Daly, che ha schiacciato a terra l’unica meta della giornata. L’altro, sul 12 a 3 per i Wallabies, è stato un intercetto irregolare con una mano di Campese, che ha interrotto il passaggio di Peter Winterbottom indirizzato verso un lanciatissimo Rory Underwood. Un’azione di meta sicura, sulla quale gli inglesi hanno chiesto la meta tecnica, ottenendo, però, solo un penalty realizzato da Jonathan Webb. Questo non è bastato a riaprire la gara, che è finita lì, con l’Australia ha sollevare al cielo la Coppa del Mondo. La finale di Twickenham è stata l’ultima apparizione di Simon Poidevin in maglia oro.

In totale, Poidevin si è guadagnato 59 presenze per la propria nazionale, con 5 mete segnate, ma quello che conta è che egli sarà sempre ricordato come uno dei più grandi avanti che hanno indossato la maglia dei Wallabies.

Nel 1992 Simon si è ritirato anche a livello di club e ha appeso definitivamente le scarpe al chiodo.

Da notare che dal 1985 al 1990 Poidevin ha fatto parte anche della squadra australiana di Sevens, con la quale ha vinto il prestigioso Hong Kong Sevens.

Dopo il ritiro, Poido è diventato un agente di cambio, anche se ha mantenuto i suoi legami con il rugby lavorando come commentatore televisivo per Seven Network e Network Ten.

Poidevin è stato Amministratore Delegato di Citigroup, in Australia, mentre nel marzo del 2009 è diventato Direttore Esecutivo della Pegana Capital Ltd, una società di gestione fondi con sede a Sydney.

 

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