Sergio Parisse: il principe azzurro

(di Roberto Vanazzi)

La mia idea del rugby è semplice: devi fare quello che ti detta l’istinto e che pensi ti permettano le tue capacità.” (Sergio Parisse)

Molto spesso si sente dire che Sergio Parisse è l’unico giocatore insostituibile della nazionale azzurra e che con la sua classe avrebbe trovato spazio in qualsiasi squadra del pianeta, All Blacks compresi. Probabilmente è vero. Numero 8 dotato di tecnica sopraffina, Sergio non è solo il giocatore che occupa la parte posteriore della mischia; il suo senso della posizione nella line-out, il passaggio preciso, spesso con off-load sottomano e senza guardare, l’abilità sulle palle alte, il talento nei punti d’incontro e quelle sgroppate sulla fascia dopo avere rotto un placcaggio, che terminano con l’ovale schiacciato in meta, lo hanno reso un giocatore eccezionale. E poi sprona, s’arrabbia, da pacche sulle spalle, dialoga con l’arbitro: perché lui è il capitano. Il principe azzurro.

Parisse è stato il terzo uomo a raggiungere le 100 presenze con la nostra nazionale, dopo Alessandro Troncon e Andrea Lo Cicero, tagliando il fatidico traguardo assieme all’amico Martin Castrogiovanni. Capitano dal 2008, fino ad oggi Sergio ha disputato dodici edizioni del Sei Nazioni e quattro Coppe del Mondo, e per due volte ha ricevuto la nomination dall’IRB per il Player of the Year Awards, premio riservato al miglior giocatore del pianeta.

Sergio Parisse

Sergio Parisse

Figlio di immigrati aquilani, Sergio Francesco Antonio Parisse è nato il 12 settembre 1983 a La Plata, in Argentina. Il padre, Sergio pure lui, ha giocato a rugby per L’Aquila, vincendo il campionato italiano nel 1967, prima che il suo lavoro per la compagnia aerea Alitalia lo portasse nel paese sudamericano. A differenza di molti altri internazionali azzurri e azzurrabili, quindi, quello di Parisse non è stato un semplice caso di passaggio dall’Argentina all’Italia per convenienza economica. Lui è italiano a tutti gli effetti; in famiglia parlava italiano e nel Bel Paese ci veniva in vacanza ogni anno.

Sergio ha iniziato a maneggiare la palla ovale a 5 anni, muovendo i primi passi con il Club Universitario de La Plata, squadra con la quale è rimasto sino a diciannove anni.

Nell’aprile del 2001, su segnalazione della Federazione Italiana Rugby, il ragazzo si è unito alla nazionale italiana Under 19, che si trova in Cile per disputare la Coppa del Mondo di categoria sotto la guida di Andrea Cavinato e Tiziano “Titta” Casagrande. I due allenatori hanno fatto disputare a Parisse quattro partite nel ruolo di terza linea centro.

La stagione successiva Sergio è approdato in Italia, inserito nella rosa della Benetton Treviso. Con la squadra Under 21 bianco-verde il Numero 8 ha conquistato subito il campionato di categoria. In finale, giocata il 25 maggio 2002 a Rovigo e vinta 53 a 7 contro La Guardiense Sannio, Parisse ha segnato una meta, per poi essere sanzionato con un cartellino giallo.

Due settimane più tardi, esattamente il 2 giugno 2002, Sergio ha indossato la sua prima maglia azzurra della nazionale maggiore. Il coach John Kirwan lo ha schierato in campo nella difficile partita con gli All Blacks a Hamilton, facendolo diventare il terza linea titolare più giovane al mondo. Passare dai ragazzi under 21 de La Guardiense Sannio (con tutto il rispetto per i beneventani) agli All Blacks nel giro di 15 giorni è stato un salto davvero notevole per il ragazzo nato a La Plata.
Quel giorno Sergio ha giocato in terza linea assieme ai flanker Aaron Persico e Andrea De Rossi. Nella stessa partita, che gli azzurri hanno perso 10 a 64, ha esordito anche Martin Castrogiovanni, oltre a Matteo Barbini e al pilone Ramiro Martinez-Frugoni.

Altre due settimane e Sergio è partito per il Sudafrica a giocarsi il mondiale Under 21. L’Italia ha subito due sconfitte da parte di Galles e Inghilterra, ma si è rifatta battendo due volte il Giappone e la Romania; contro quest’ultima Parisse ha marcato una meta.

Il 14 settembre, sempre del 2002, il ragazzo di La Plata ha esordito con la maglia del Treviso nel campionato di Eccellenza, allora chiamato Super 10. Era la seconda giornata, il campo quello di Monigo e l’avversario il Silea. La sfida è finita 32 a 19 in favore del XV della Marca.

Lo stesso mese Sergio ha ottenuto il secondo e il terzo cap con la squadra di Kirwan, giocando titolare una sfida con la Spagna a Valladolid e una con la Romania a Parma, nell’ambito della coppa FIRA.
A novembre, il terza linea ha giocato i test autunnali sfidando l’Argentina a Roma e l’Australia al Ferraris Genova.

Il 31 maggio 2003, a Padova, la Benetton ha affrontato il Calvisano nella finale del Super 10. La partita è finita 34 a 12 per i veneti, con Sergio che ha contribuito al successo marcando una meta, anche se a tempo scaduto. In quel modo il Numero 8 ha pareggiato il conto con papà Sergio senior, cucendosi a sua volta uno scudetto sul petto.

In agosto il terza linea ha disputato con la nazionale tre partite in preparazione del mondiale australiano. A Murrayfield, è entrato in campo per sostituire Matthew Phillips a gara iniziata. Una settimana più tardi, invece, ha giocato titolare sull’erba del Thomond Park di Limerick, dove l’Italia ha perso con l’Irlanda 6 a 61. Il 6 settembre si è chiuso il trittico con la vittoria sulla Georgia ad Asti.

In autunno Parisse è partito per l’Australia, dove ha partecipato alla Coppa del Mondo, giocando tutte e quattro le sfide in cui è stata coinvolta la nostra nazionale. Il torneo per gli azzurri è iniziato l’11 ottobre a Melbourne, con la prevedibile sconfitta contro gli All Blacks. È stata questa l’unica partita in cui Sergio non è stato schierato titolare, ma è entrato in campo per prendere il posto ancora di Matthew Phillips. La seguente sfida ha visto gli uomini di John Kirwan vincere 36 a 12 con Tonga, grazie alle marcature della famiglia Dallan, una di Manuel e due del fratello minore Denis. Una settimana più tardi è arrivato anche il successo per 19 a 14 sul Canada, gara in cui Parisse ha marcato la sua prima meta in maglia azzurra.
A quel punto, l’ultima sfida del girone contro il Galles era decisiva per il passaggio del turno. Purtroppo a vincere sono stati i Dragoni; un 27 a 15 che ha chiuso la porta dei quarti di finale all’Italia.

Il 2004 è l’anno in cui Sergio Parisse ha disputato la sua prima edizione del Sei Nazioni. Il ragazzo ha giocato le prime tre gare del torneo, le due pesanti sconfitte con Inghilterra e Francia e la vittoria sulla Scozia al Flaminio, il 6 febbraio. Quest’ultima gara è stata un testa a testa tra i calci di Roland de Marigny da una parte e di Chris Paterson dall’altra. Poi, è arrivata la meta di rapina firmata da Fabio Ongaro. Nel finale ci ha provato Simon Webster ad accorciare le distanze, ma ancora De Marigny ha messo sul tabellone i punti sufficienti per portare in porto un meritato 20 a 14.

Proprio quel giorno, però, Sergio si è infortunato: una lesione muscolare alla gamba destra che gli ha fatto perdere le restanti gare del torneo e gli ultimi mesi di Super 10, dove il Treviso ha sconfitto in finale il Calvisano per il secondo anno consecutivo.
Il terza linea di La Plata è rimasto anche lontano dalla maglia azzurra un anno esatto. Il suo rientro in nazionale è arrivato il 6 febbraio 2005 contro l’Irlanda a Roma, nell’ambito del Sei Nazioni. Purtroppo l’Italia ha perso tutte le gare del torneo, accaparrandosi il famigerato Cucchiaio di Legno.

A maggio del 2005 il Treviso ha disputato nuovamente la finale scudetto con il Calvisano; questa volta, però, a trionfare è stata la squadra bresciana.
Poco tempo dopo Parisse ha firmato un contratto con lo Stade Français e si è trasferito a Parigi. Nella Marca Sergio è rimasto tre stagioni, ha giocato 19 partite con 11 mete segnate e conquistato due titoli italiani.

Sergio è stato schierato titolare in tutte le partite del Sei Nazioni del 2005, con l’Italia che ha terminato il torneo con un altro whitewash. Questo ha provocato la rottura tra John Kirwan e la FIR. Il neozelandese ha lasciato la panchina della squadra e al suo posto è arrivato il francese Pierre Berbizier.

In estate il nuovo coach ha guidato gli azzurri in un tour in Argentina e Australia. L’11 giugno, a Salta, l’Italia ha perso il primo test match con i Pumas 21 a 35. Una settimana più tardi, a Cordoba, gli uomini di Berbizier hanno ottenuto una storica vittoria nel secondo incontro. La sfida è terminata 30 a 29 e Parisse ha marcato la sua seconda meta internazionale. Oltre al terza centro sono andati oltre la linea proibita anche altri due argentini di nascita: Gonzalo Canale e Ramiro Pez. Quest’ultimo, trovandosi proprio a Cordoba con la famiglia, è stato convocato in fretta e furia per sostituire un Andrea Scanavacca ammalato. Terribili sono stati gli ultimi 10 minuti di gioco, con gli azzurri in quattordici causa l’espulsione del capitano Marco Bortolami, a subire un assedio costante da parte dei Pumas di Agustin Pichot. Il successo, arrivato dopo sette sconfitte consecutive, è stato il primo conseguito dai nostri ragazzi in casa dell’Argentina ed era dai tempi di Grenoble che non si vinceva in trasferta contro una squadra meglio posizionata nel ranking mondiale.
In seguito la squadra italiana è volata in Australia dove il 25 giugno ha disputato un match con i padroni di casa. Gli azzurri hanno dimostrato tutta la loro stanchezza e sono stati battuti 69 a 21, riuscendo comunque a marcare tre mete ai Wallabies.

Tornato a casa, ad agosto Sergio ha esordito nel Top 14 con il suo nuovo club.

Il novembre internazionale ha visto arrivare nel Bel Paese le nazionali di Tonga, Argentina e Fiji. Battute le due squadre del Pacifico, a Prato e a Monza, l’Italia ha subito la vendetta dei Pumas, perdendo 22 a 39 al Ferraris di Genova. Parisse ha giocato le partite con Tonga e Argentina schierato blindside flanker, con la maglia numero 8 ceduta a Josh Sole, per poi tornare alla sua posizione più consona contro i fijani.

Il Sei Nazioni 2006 ha mostrato un Italia migliore dal punto di vista del gioco, ma ancora con lo zero sotto la voce vittorie. Gli uomini di Berbizier si sono salvati dal whitewash grazie al pareggio con il Galles al Millenium Stadium di Cardiff, il primo punto esterno realizzato dai nostri nel prestigioso torneo. L’Italia in Galles ha sprecato tanto, soprattutto con Ramiro Pez dalla piazzola, e quel 18 a 18, pur buono che sia, ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Parisse ha giocato le ultime partite di questo torneo ancora nel ruolo di terza linea sinistra ed è rimasto tale anche nella sfida di giugno con le Fiji, a Lautoka, dove ha marcato la sua terza meta azzurra. Purtroppo, la gara ha visto vincere i padroni di casa 29 a 18.

In autunno l’Italia ha prima sfiorata l’impresa con l’Australia a Roma, perdendo soltanto 18 a 25; poi, ha perso 16 a 23 con l’Argentina, squadra che la settimana precedente aveva espugnato Twickenham. I test match si sono conclusi con la vittoria di Fontanafredda sul Canada per 41 a 6.

Con Parisse tornato stabile al Numero 8, nel 2007 l’Italia ha disputato uno dei suoi migliori Sei Nazioni: il primo in cui la squadra è riuscita a vincere due partite.
La prima giornata ha visto i nostri ragazzi patire una brutta sconfitta a Roma per mano della Francia, con Sébastien Chabal che ha realizzato una doppietta. Stessa storia a Twickenham una settimana più tardi; la gara è finita 20 a 7 per i padroni di casa, con una meta per i nostri di Andrea Scanavacca. L’Italia, però, ha dimostrato una certa maturità, tant’è che il titolo di Man of The Match è stato assegnato ad Alessandro Troncon.
Il 24 febbraio a Murrayfield gli azzurri hanno fatto la storia. Prima vittoria esterna, quarta del torneo dopo quelle del 2000 e del 2004, sempre con gli scozzesi, e del 2003 sul Galles. Tre mete marcate nei primi sette minuti di gara, con Mauro Bergamasco, Andrea Scanavacca e Kaine Robertson. Sul 21 a 0 la rimonta era quasi impossibile, anche perché dopo quei colpi da knock-out gli Highlanders giravano in tondo come un pugile suonato. A cinque minuti dalla fine gli azzurri hanno varcato la linea proibita anche con Troncon, eletto nuovamente Man of the Match. All’ottantesimo il tabellone ha segnalato 37 a 17 per l’Italia.

Gli italiani sembravano inarrestabili. Il 10 marzo, al Flaminio, è stato battuto pure il Galles. La partita si è giocata alla pari per tutti gli ottanta minuti. Al furetto Shane Williams ha risposto il nostro neozelandese Kaine Robertson. Poi, una sfida di piazzati tra Ramiro Pez da una parte e Stephen Jones e James Hook dall’altra. A due minuti dal termine gli ospiti erano avanti 20 a 16. A quel punto Pez ha servito con un delizioso calcetto in area di meta Mauro Bergamasco, il quale ha schiacciato sull’erba. Con la trasformazione l’Italia si è trovata in vantaggio 23 a 20. I gallesi avrebbero avuto il tempo per piazzare di nuovo tra i pali e agguantare il pareggio. Hanno chiesto all’arbitro quanto mancava, ma non si sono capiti, così hanno deciso di andare in touche e tentare il colpo grosso. Appena la palla è uscita, però, l’inglese White ha fischiato la fine. Poco importa se con l’Irlanda all’ultima giornata si è tornati a perdere.

Il 30 marzo è stato annunciato che il contratto di Parisse con lo Stade Francais, all’inizio su base biennale, sarebbe stato prolungato di altri due anni. Due mesi più tardi il club parigino ha conquistato il Bouclier du Brennus.
Lo Stade Français è arrivato in cima alla classifica durante la regular season. Quindi, ha sconfitto 18 a 6 il Biarritz in semifinale.
Il 9 giugno, al Vélodrome di Marsiglia, è andata in scena la finale. Di fronte c’era il Clermont, squadra con la quale gli uomini allenati da Fabien Galthié avevano vinto a Parigi e perso in trasferta. La partita è terminata 23 a 16 per lo Stade, grazie alle mete di Agustin Pichot e Radike Samo e ai punti al piede di Juan Martin Hernandez. Parisse è entrato in campo all’inizio della ripresa nel ruolo di blindside flanker al posto di Mauro Bergamasco.

Grazie all’ottimo Sei Nazioni l’Italia è arrivata fiduciosa in Francia per partecipare alla Coppa del Mondo del 2007.
Gli azzurri hanno iniziato l’8 settembre a Marsiglia, con la solita asfaltata patita dalla Nuova Zelanda: 76 a 14 il risultato, con la soddisfazione, un po’ magra, di avere marcato due mete ai Tuttineri.
Dopo avere sconfitto Romania e Portogallo, partita questa in cui Parisse ha giocato per l’ultima volta flanker, i ragazzi di Pierre Berbizier si sono trovati a disputarsi il passaggio dei quarti con la Scozia, qualche mese prima distrutta sul loro terreno. La sfida è andata in scena il 29 settembre, allo stadio Geoffroy Guichard di Saint-Etienne, sotto una pioggia torrenziale. Gli italiani hanno marcato una meta grazie al loro capitano Alessandro Troncon, trasformata da David Bortolussi, e calciato tra i pali tre penalties con lo stesso estremo italo-francese, per un totale di 16 punti. La Scozia, invece, è andata a segno con sei piazzati di Chris Paterson, il che, purtroppo, fanno 18 punti. E poi Bortolussi, che a 5 minuti dal termine ha fallito di poco il calcio piazzato che avrebbe potuto portare l’Italia a 19 punti, quindi in vantaggio, quindi, per la prima volta, ai quarti di finale. Tronky, che non voleva accettare che questa sarebbe stata la sua ultima partita in azzurro, ha provato un calcio a scavalcare a tempo scaduto; Mauro Bergamasco ha cercato di arrivarci, ma è stato anticipato da tre scozzesi che hanno buttato la palla fuori con buona pace di tutti

Finito il mondiale, Le Petit General Pierre Berbizier non ha rinnovato il contratto che lo legava alla nostra nazionale. La FIR, allora, ha assegnato l’incarico al sudafricano Nick Mallett il quale, il 18 gennaio 2008, in vista del Sei Nazioni, ha consegnato al ventiquattrenne Parisse la fascia da capitano. Sergio ha rilevato i gradi da Marco Bortolami, all’epoca seconda linea del Gloucester, che aveva guidato gli azzurri 38 volte.

Il torneo delle Sei Nazioni 2008 era iniziato male per i ragazzi in maglia azzurra: quattro sconfitte e poi, all’ultima giornata, c’è stata la rivincita a Roma sulla Scozia. La partita è stata giocata alla pari tra le due squadre per tutti gli 80 minuti: due mete, due trasformazioni e due piazzati per parte. Poi, a tempo scaduto, Pietro Travagli ha estrapolato l’ovale da una ruck e lo ha regalato ad Andrea Marcato, il quale ha fatto partire un calcio di rimbalzo che ha centrato l’acca e incendiato il Flaminio. Risultato finale: Italia 23 – Scozia 20.

Il 28 giugno, a Cordoba, Parisse ha condotto gli azzurri a vincere una difficile sfida con i Pumas, terzi classificati al mondiale francese. L’Italia è partita sotto tono e alla mezz’ora i padroni di casa erano avanti 12 a 0. A quel punto Andrea Marcato ha smosso il tabellone piazzando due calci tra i pali. All’ottantesimo minuto, con l’Argentina avanti 12 a 6, Leonardo Ghiraldini è riuscito a schiacciare l’ovale oltre la linea di gesso. La trasformazione di Marcato ha regalato agli uomini di Mallett il sorpasso.

Intanto, in quel periodo sembrava che Sergio dovesse passare ai Leicester Tigers, in Inghilterra, ma alla fine non se n’è fatto nulla e il terza centro è rimasto con lo Stade, accanto ai colleghi italiani Mauro e Mirco Bergamasco.

Nel settembre, siamo sempre nel 2008, Parisse ha ricevuto la nomination per il titolo di IRB Player of the Year, al fianco di Dan Carter, dei gallesi Ryan Jones e Shane Williams, che poi avrebbe vinto il trofeo, e del mediano di mischia scozzese Mike Blair.

L’Italia ha conquistato un poco onorevole whitewash nel Sei Nazioni del 2009, con Sergio che ha marcato una meta alla Francia a Roma e realizzato un drop a Murrayfield. Quindi, è rimasta a secco anche durante il tour estivo: due sconfitte con i Wallabies e una per mano degli All Blacks a Christchurch. Con la Nuova Zelanda l’Italia ha giocato bene, per un quarto di gara addirittura meglio degli avversari, con placcaggi in ogni zona del campo e un maggior possesso dell’ovale. Il 27 a 6 con cui è terminata la sfida era, sino a quel momento, il secondo miglior risultato di sempre conseguito con i neri, dopo il 31 a 21 nella Coppa del Mondo del 1999. Parisse, che arrivava da una stagione massacrante, è stato forse uno dei meno lucidi del nostro XV: è stato lui che dopo 10 minuti ha commesso un “in avanti” grazie al quale Luke McAlister ha piazzato il calcio del vantaggio per i suoi. Durante questa partita, poi, il capitano ha danneggiato la sua immagine pubblica. Dopo avere visionato i filmati del match, infatti, la commissione disciplinare gli ha inflitto otto settimane di sospensione per avere messo le dita negli occhi al seconda linea neozelandese Isaac Ross.

Gli All Blacks hanno ricambiato la visita in autunno, per i Cariparma Test Match. Il 14 novembre 2009 è il giorno in cui si è giocato il famoso match a San Siro. Di fronte ad oltre 80mila persone, Parisse ha guidato i suoi ragazzi ad una gara tutta cuore e orgoglio. Ai neozelandesi mancavano i pezzi da novanta, da Richie McCaw, in panchina, a Dan Carter e Brad Thorn, in tribuna, ma erano pur sempre i più forti del pianeta. Gli azzurri sono stati superiori in mischia, hanno giocato alla pari in touche e sono andati pure in vantaggio con un piazzato di Craig Gower, autore di tutti i nostri punti. I neri ci hanno tenuti in riga solo grazie ai calci di Luke McAlister e soltanto due volte hanno giocato alla mano: la prima azione è finita sul placcaggio di Mirco Bergamasco, la seconda con l’unica meta della partita, realizzata da Corey Flynn. E poi quella sporca ultima meta non concessa ai nostri. A dieci minuti dal termine Parisse ha inventato una giocata delle sue, un up & under per se stesso che ha portato l’Italia dentro i 22 metri avversari, da dove non sarebbe più uscita. Quando mancavano cinque minuti alla fine il capitano ha scelto di non piazzare un facile calcio e si è assunto la responsabilità di provare a segnare la meta, che non avrebbe concesso la vittoria (si era sul 20 a 6) ma poteva rendere ancora più nobile un pomeriggio da leoni. A quel punto è stata una mischia continuata a cinque metri dalla linea proibita dei neri. La front row neozelandese ha fatto una fatica incredibile a reggere l’impatto con Perugini, Ongaro e Rouyet (che aveva sostituito un Martin Castrogiovanni eletto Man of the Match) e alla terza irregolarità il pilone Neemia Tialata si è visto sventolare in faccia il cartellino giallo. Gli ingaggi sono diventati dieci, ma gli All Blacks non mollavano e, per evitare di farsi spingere indietro, hanno fatto ruotare i due pack. L’arbitro a quel punto avrebbe dovuto decretare la meta tecnica, ma non lo ha fatto, anzi, sull’ultima inutile spinta dei nostri ha fischiato un fallo agli azzurri e con esso la fine delle ostilità.

Una settimana più tardi una stanca Italia ha perso a Udine contro gli Springboks per 32 a 10.
La seguente sfida dei Cariparma Test Match era contro Samoa ad Ascoli, ma, durante l’allenamento del 26 novembre, Parisse si è rotto il legamento crociato del ginocchio destro, un incidente che gli ha fatto perdere l’intero Sei Nazioni del 2010. Il capitano non saltava un match dalla partita con il Sudafrica del 21 giugno 2008. Nick Mallett ha consegnato allora la sua maglia numero 8 è ad Alessandro Zanni ed il ruolo di capitano a Leonardo Ghiraldini.

Sergio è rientrato nei ranghi della nazionale il 19 giugno 2010 a Witbank, nella sfida con gli Springboks, segnando l’unica meta azzurra. La partita si è risolta con la solita onorevole sconfitta per 13 a 29, ma la settimana successiva, a East London, gli stessi sudafricani hanno sommerso i ragazzi di Mallett sotto una pioggia di sette mete.

Anche i test match autunnali hanno visto gli azzurri patire due brutte sconfitte: con l’Argentina a Firenze e con l’Australia a Verona. Poi, a Modena è arrivata la vittoria per 24 a 16 sulle Fiji a risollevare il morale, con sette piazzati di Mirco Bergamasco.

Intanto a livello di club, nonostante le richieste provenienti dall’estero e anche all’interno della Francia stessa, Parisse ha scelto di non lasciare Parigi. Nell’agosto del 2010 Sergio, ormai percepito come una delle terze linee centro più forti d’Europa, e forse del mondo, è stato eletto capitano del suo club.

La stagione 2011 sarà sempre ricordata per la prima vittoria dell’Italia sulla Francia nel Sei Nazioni; la seconda con i transalpini dopo Grenoble 1997.

Gli azzurri avevano aperto il torneo perdendo a Roma con l’Irlanda per soli due punti (11 a 13). Poi, hanno subìto la pesante sconfitta di Twickenham e quella interna con il Galles, partita quest’ultima che ha visto Parisse marcare la sua sesta meta internazionale. Quindi, alla quarta giornata, al Flaminio è arrivato il sofferto trionfo con Les Blues.
Gli uomini di Mallett hanno iniziato la gara con un piazzato di Mirco Bergamasco dopo soli tre minuti di gioco. A quel punto, però, hanno cominciato a subire l’iniziativa degli ospiti, che hanno marcato una meta con Vincent Clerc, non trasformata da Morgan Parra, e permesso al loro mediano di mischia di centrare l’acca con una punizione a metà del primo tempo. Poco più tardi ancora Bergamirco ha calciato un penalty a seguito di un break di Gonzalo Canale e le squadre sono andate al riposo sul 8 a 6 per i francesi. Cinque minuti dopo l’ingresso in campo Parra ha realizzato un altro piazzato e, al 51° minuto, è stato sempre lui a varcare la linea di meta italiana. Con i nostri “cugini” avanti 18 a 6 si è profilata all’orizzonte l’ennesima sconfitta, anche perché Mirco ha sbagliato due calci di punizione. A riportare i nostri in carreggiata ci ha pensato Andrea Masi, autore di una meta dopo una bella azione di Fabio Semenzato, quando il cronometro segnava 60 minuti di gioco. Bergamasco ha trasformato e poi ha caciato tra i pali anche due penalties. L’Italia adesso era a soli due punti: 18 a 16. Parra ha riportato avanti i suoi con un’altra punizione, ma due minuti più tardi ancora Mirco ha ristabilito le distanze. Sul 21 a 19 per i francesi, a quattro minuti dalla fine, l’arbitro ha fischiato una punizione in favore degli azzurri. La distanza dai pali non era molta, ma la posizione era piuttosto defilata sulla sinistra. Mirco Bergamasco ha sistemato l’ovale sul conetto, ha fatto un paio di respiri profondi, quindi ha calciato. Le bandierine si sono alzate, la palla era dentro i pali e l’Italia si è trovata avanti 22 a 21. A quel punto per Parisse e compagni non restava che alzare la diga ed evitare di commettere falli ingenui. Gli ultimi istanti sono stati una sofferenza, ma quando l’arbitro ha fischiato la fine giocatori e tifosi hanno potuto fare esplodere la gioia per una vittoria attesa da troppo tempo.
La settimana successiva una squadra appagata ha perso a Murrayfield e si è meritata un altro Cucchiaio di Legno, ma l’impresa con la Francia resterà per sempre negli annali del rugby italiano.

Il 29 maggio a Parisse è stata affidata la fascia da capitano dei Barbarians per la sfida con l’Inghilterra a Twickenham; assieme a lui c’erano anche Leonardo Ghiraldini, Quintin Geldenhuys e Totò Perugini. La partita, per la cronaca, è terminata 38 a 32 a favore dei bianco-neri.
Una settimana più tardi Sergio ha guidato nuovamente i Baa-baas in qualità di skipper, questa volta contro il Galles, ed ha segnato una meta che ha aiutato il club ad inviti a vincere 31 a 28

Il 2011 è stato anche l’anno della Coppa del Mondo che si è disputata in Nuova Zelanda.
Schierato nella Pool C, il XV azzurro ha esordito l’11 settembre ad Auckland, perdendo con un pesante 6 a 32 con l’Australia. La seconda e la terza sfida sono state due vittorie piuttosto facili su Russia e Stati Uniti, con Parisse che ha realizzato una meta in ciascuna gara.
L’ultima partita del girone è stato lo scontro con una squadra irlandese che era riuscita a piegare anche i Wallabies e veleggiava in testa alla classifica a punteggio pieno. I ragazzi di Nick Mallett non sono andati oltre un misero 6 a 36, con il solo Mirco Bergamasco a mettere punti sul nostro tabellone.

Dopo il mondiale Jacques Brunel è subentrato a Mallett sulla panchina dell’Italia e anche lui ha confermato Parisse capitano della squadra. Sergio ha disputato tutto il Sei Nazioni 2012, marcando una meta proprio con l’Irlanda al Lansdowne Road. Quell’anno l’Italia ha vinto solo la partita di Roma con la Scozia, ormai un classico spareggio per l’ultima piazza; un 13 a 6 nato grazie alla meta di Giambattista Venditti e i punti al piede di Bergamirco e Kris Burton, autore anche di un drop.

Il capitano è stato poi costretto a saltare il tour estivo della nazionale a causa di un infortunio subito al 35° minuto della sfida tra il suo Stade Français e il Biarritz, il 12 maggio 2012. In un primo momento si era parlato di brutto incidente al ginocchio, poi, fortunatamente, si è rivelato meno grave del previsto.

Sergio è tornato tra le fila degli azzurri a novembre, per disputare i Cariparma Test Match. L’Italia ha vinto un po’ a fatica la prima partita con Tonga, a Brescia, per poi perdere con gli All Blacks a Roma e con l’Australia a Firenze. Se contro gli All Blacks, pur giocando bene, la sfida è stata persa con un netto 10 a 42, per quanto riguarda l’incontro del Franchi l’Italia è andata vicina a non perdere la prima partita con i Wallabies. Dopo un bella rimonta azzurra, all’ultimo minuto, sul risultato di 22 a 19 per gli ospiti, Luciano Orquera ha avuto sul piede il calcio per il meritato pareggio, che purtroppo è uscito di lato.

Il 3 febbraio 2013, nella partita inaugurale del Sei Nazioni, l’Italia ha battuto di nuovo la Francia a Roma.

Dopo cinque minuti dall’inizio Sergio Parisse ha realizzato la sua decima meta con la maglia della nazionale. Luciano Orquera, ricevuta la palla da Tobie Botes, ha trovato un varco tra le maglie avversarie e si è infilato creando notevole scompiglio. Appena dentro l’area dei 22 ha ceduto l’ovale al suo capitano, il quale gli correva in sostegno a sinistra. Di fronte non c’era nessuno. Parisse ha compiuto qualche falcata, ha resistito al ritorno di Wesley Fofana, che ha tentato una francesina, e si è tuffato in meta. Quando si è rialzato ha portato l’indice alle labbra come a dire “fate silenzio!” un gesto che per i tifosi azzurri è entrato nella leggenda. Lo stesso Orquera ha trasformato, ma dieci minuti più tardi la Francia si è portata sul 7 a 7 grazie alla meta di Louis Picamoles trasformata da Frédéric Michalak. Attorno al quarto d’ora Orquera ha centrato l’acca prima con un drop e poi con un piazzato. Les Blues hanno risposto a loro volta con un penalty di Michalak e poi, alla mezz’ora, con la meta di Benjamin Fall, non trasformata. La prima frazione di gioco si è chiusa con gli ospiti in vantaggio 15 a 13.
La ripresa ha visto l’apertura francese aggiungere altri tre punti. Poi, al 57° minuto, è arrivata la marcatura di Martin Castrogiovanni, uno sfondamento degno di lui dopo avere ricevuto l’ovale ancora da Orquera. Il numero 10 azzurro ha trasformato e l’Italia si è trovata avanti 20 a 18. A fissare il punteggio sul 23 a 18 finale ci ha pensato il nuovo entrato Kris Burton, con un drop a dodici minuti dal termine.

In seguito l’Italia ha perso a Murrayfield, dove Sergio ha disputato la sua gara numero 39 con la fascia da capitano, superando in quel modo Marco Bortolami. A quel punto, però, Parisse ha subito una squalifica di un mese per una presunta parolaccia all’arbitro Laurent Cardona. Il fatto è successo nel match di Top14 tra Stade Francais e Bordeaux, giocato il 16 febbraio sfruttando la pausa del Sei Nazioni. Quella parolaccia in inglese il capitano azzurro ha sempre negato di averla proferita, adducendo ad uno scambio di persona, ma ormai era stata definitivamente attribuita a lui. In quel momento l’arbitro gli stava dando le spalle, ma non ha avuto dubbi che la voce fosse quella di Parisse. Sembrava quindi che il torneo per Sergio fosse terminato in anticipo, ma, dopo avere saltato la sfida con il Galles, la pena è stata diminuita e il Numero 8 è rientrato in tempo per giocare a Twickenham, dove gli azzurri hanno sfiorato l’impresa perdendo solo 11 a 18 senza concedere mete.
Dopo il trionfo sulla Francia la squadra di Brunel ha perso le tre gare che ha disputato finché, il 15 marzo a Roma, nel giorno dell’addio al rugby di Andrea Lo Cicero, è riuscita a vincere anche la prima partita di un Sei Nazioni con l’Irlanda, arrivando così a quota due vittorie come nel 2007. I nostri hanno marcato una meta con Giamba Venditti e messo altri punti sul tabellone grazie ai calci di Luciano Orquera e Gonzalo Garcia, contro cinque piazzati di Paddy Jackson. E dire che a dieci minuti dal termine gli azzurri erano avanti solo di un punto, 16 a 15. Poi, due piazzati del nostro mediano d’apertura hanno sistemato il punteggio su un più tranquillo 22 a 15. L’unico neo è stato il cartellino giallo comminato a Sergio Parisse a causa di uno stupido sgambetto ai danni di Ian Madigan al decimo minuto della ripresa; un momento critico per lasciare i propri uomini in quattordici, dal quale, per fortuna, si è usciti indenni.

Il 17 maggio 2013 lo Stade Français ha disputato al RDS Arena di Dublino la finale di Amlin Challenge Cup contro il Leinster. La squadra parigina è uscita sconfitta 13 a 34, con una meta marcata ma ben quattro subite.

Il primo giugno successivo Parisse è stato per la terza volta eletto capitano dei Barbarians. I Baa-baas, che festeggiavano il loro 125° compleanno, quel giorno hanno affrontato a Hong Kong nientemeno che i British & Irish Lions, in partenza per il loro tour in Australia. Il successo ha arriso ai rossi capitanati da Paul O’Connell con un rotondo 59 a 8. Oltre a Sergio, erano presenti anche altri tre italiani, tutti uomini del pack: Martin Castrogiovanni, Andrea Lo Cicero, alla sua ultima prestazione sul campo, e Leonardo Ghiraldini.

Alla fine dell’anno Parisse ha ricevuto la sua seconda nomination per il premio di Giocatore dell’Anno, assieme a Leigh Halfpenny, Ben Smith, Eben Etzebeth e a colui cui è stato assegnato il titolo, il neozelandese Kieran Read.

Grazie all’ottimo Sei nazioni sembrava che a quel punto la nostra nazionale avesse finalmente trovato la quadratura del cerchio. Invece, dall’estate 2013 al Sei Nazioni 2015 le vittorie per gli uomini di Brunel sono state soltanto tre: Fiji a Cremona nel novembre del 2013, dove Sergio ha festeggiato i 100 caps, Samoa ad Ascoli l’anno seguente e con la Scozia nel Sei nazioni 2015, partita quest’ultima che ci ha evitato il secondo Whitewash consecutivo.
In questo periodo Parisse ha marcato altre due mete, che hanno portato il suo bottino complessivo a dodici: una nella partita con Samoa di cui sopra e l’altra con l’Inghilterra a Twickenham il 12 febbraio 2015, dopo soli 3 minuti di gioco.

Parisse si è consolato dalle difficoltà azzurre vincendo il suo secondo scudetto con lo Stade Français.
La squadra di Parigi, arrivata quarta in campionato, ha vinto lo spareggio per accedere ai play-off con il Racing Metrò. Poi, in semifinale, è riuscito a far fuori il Tolone, campione d’Europa e prima forza della regular season; un ottimo 33 a 16 allo Stade Bordeaux-Atlantique.
Il 13 giugno 2015, allo Stade de France di Saint-Denis, è andato in scena l’atto conclusivo del campionato più bello del mondo. Gli avversari, così come nel 2008, erano i giallo-blu del Clermont. Sergio da capitano ha guidato i suoi ragazzi in una gara brutta ma intensa, dove tutti i punti sono stati realizzati dai calciatore. Il sudafricano dello Stade, Morne Steyn, ha realizzati quattro penalties. Camille Lopez e Butch James uno a testa per gli avversari. La sfida è finita 12 a 6 e la Francia si è tinta dei colori rosa della squadra di Sergio Parisse.

A settembre Sergio ha partecipato alla sua quarta edizione della Coppa del Mondo, questa volta in Inghilterra. Purtroppo, il capitano azzurro si è infortunato ad un polpaccio qualche giorno prima, quando l’Italia ha affrontato il Galles a Cardiff in un match di avvicinamento al torneo iridato. Già in questa sfida si era vista l’importanza di Parisse per la squadra. Il XV di Brunel arrivava da due partite inguardabili con la Scozia, due gare in cui Sergio non aveva giocato causa influenza. Con i Dragoni, invece, il suo rientro ha galvanizzato i compagni i quali, nonostante la sconfitta per 19 a 23, hanno messo in scena una bella prova.

Lo stesso è accaduto al mondiale. Parisse non è riuscito a recuperare in tempo per le prime due sfide, con la Francia e il Canada, dove l’Italia ha dimostrato di essere una squadra piuttosto sterile. Nel momento in cui è sceso in campo lui, però, gli azzurri si sono trasformati. La proibitiva partita con la forte Irlanda è stata persa, è vero, ma gli italiani hanno giocato il loro miglior rugby degli ultimi tempi e il 16 a 9 con cui si è chiuso il match è stato sin troppo poco generoso. Durante l’intervallo di questa gara, una telecamera posizionata nello spogliatoio degli azzurri ha mostrato che a motivare i giocatori non era Jaques Brunel, ma Sergio Parisse.

Poco prima che si accendessero le luci sul Sei Nazioni del 2015, The Guardian ha chiesto ad alcuni esperti di stilare una classifica dei venti giocatori che hanno fatto la storia del prestigioso torneo. Sergio è finito quarto, dietro soltanto agli irlandesi Brian O’Driscoll e Paul O’ Connell e all’inglese Martin Johnson, ma prima addirittura di Jonny Wilkinson.

Il 18 gennaio 2016, nel corso della Nuit du Rugby, il galà della palla ovale transalpina, Sergio ha ricevuto il premio quale miglior giocatore del Top 14 per la stagione 2014-15.

Dopo avere firmato un prolungamento di contratto con lo Stade Français per altri quattro anni, il principe azzurro ha deciso di proseguire la sua avventura anche con la nazionale. Così, il 6 febbraio 2016, Parisse era di nuovo in campo da capitano, e la maglia numero 8, per iniziare un altro Sei Nazioni. Quel giorno l’Italia a sfiorato l’impresa a Parigi, perdendo per soli due punti contro la rinnovata Francia di Guy Novès (21 a 23). Il nostro capitano ha segnato la prima meta del torneo, sfruttando una poderosa spinta degli avanti dopo una touche a cinque metri dalla linea bianca. Poi, a tempo scaduto, ha tentato il colpo grosso sparando un drop che se fosse entrato tra i pali sarebbe stata l’apoteosi. Purtroppo, non è stato così e l’Italia si è dovuta accontentare dei complimenti di media e tifosi per come ha condotto la gara.

Il 19 marzo 2016, nella sfida con il Galles al Millenium Stadium, Parisse e Martin Castrogiovanni, che ha terminato qui la sua avventura in maglia azzurra, hanno raggiunto quota 119 caps in nazionale.

Il capitano è diventato l’uomo con più presenze in Italia il 12 novembre dello stesso anno, durante il Cariparma Test Match con gli All Blacks, e ha raggiunto quota 121 caps una settimana più tardi, nella storica partita al Franchi di Firenze in cui l’Italia del nuovo alenatore Conor O’Shea ha sconfitto per la prima volta gli Springboks, imponendosi con il risultato di 20 a 18, grazie ad una prova magistrale e alle mete di Dries Van Schalkwik e Giamba Venditti, oltre ai punti al piede di Carlo Canna e Edoardo Padovani.
Purtroppo, a causa di una squalifica di tre settimane inflittagli per avere affibbiato un calcio ad un avversario durante la partita di Top14 tra il Stade Français e l’Union Bordeaux Beagles, Sergio ha saltato il terzo test match con Tonga.

 

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