Sean Fitzpatrick: un eroe in prima linea

(di Roberto Vanazzi)

Fatevi una nota mentale del modo in cui vi sentite in questo momento e assicuratevi che mai, mai e poi mai vorreste sentirvi in questo modo ancora una volta. Vincere è tutto!” (Discorso di Sean Fitzpatrick ai suoi uomini, dopo la sconfitta con i British Lions del 1993)

Nell’architettura vivente che è la mischia ordinata, il tallonatore è quel giocatore tarchiato e con il collo taurino che si schiera al centro della prima linea, abbracciato ai due piloni. Lui ha il compito di catturare l’ovale con il tallone, da cui il termine tallonatore, per poi calciarlo all’indietro, nella foresta di gambe dei propri compagni, finché esce tra le mani sapienti del Numero 8. Il tallonatore è anche l’addetto a lanciare il pallone nelle touche. Lo deve tirare al centro del corridoio formato dai giganti delle seconde e terze linee, sul blocco di salto che i suoi compagni hanno stabilito in precedenza. Per l’occasione lui deve essere preciso; un suo errore, anche di un millimetro, anche di un secondo, può regalare la palla agli avversari.

Sean Fitzpatrick era poco conosciuto al di fuori dei confini del suo paese nativo quando ha debuttato in nazionale, contro la Francia il 28 giugno 1986, all’età di 23 anni. Tuttavia, nel corso del decennio che è seguito, è riuscito a diventare uno dei più temuti e rispettati giocatori nel mondo del rugby. Basti pensare che quando ha appeso le scarpette al chiodo, nel 1997, Fitzy aveva accumulato un numero record per un tallonatore di 92 caps, ed era anche considerato da molti il più grande giocatore che abbia mai indossato la maglia con la felce d’argento.

Sean Fitzpatrick

Di origini irlandesi, Sean Brian Thomas Fitzpatrick è nato ad Auckland il 4 giugno del 1963. Figlio dell’ex all black Brian Fitzpatrick, Sean ha debuttato con la squadra della sua città nel 1981. All’inizio era solo una riserva e questo aveva limitato la sua esperienza a livello provinciale. In seguito, però, dopo un infortunio al tallonatore titolare Bruce Hemara, Fitzpatrick si è visto promosso per lo scontro contro Christchurch.

Sean ha esordito in nazionale a seguito della sospensione di quei giocatori che avevano effettuato un tour in Sudafrica nel 1986, aggirando il bando per l’apartheid, con il nome di New Zealand Cavaliers. Così, il 28 giugno del 1986, Fitzy è sceso in campo contro la Francia a Christchurch. Con lui c’erano altri 14 esordienti assoluti, tutti giovani, per questo motivo il gruppo è stato soprannominato Baby Blacks. Nonostante la giovane età, i neozelandesi hanno vinto 18 a 9.

In quel periodo la prima scelta per indossare la maglia con il numero due in vista della Coppa del Mondo del 1987 era il leggendario Andy Dalton, che di quella squadra era anche il capitano. Alla vigilia del torneo, però, Dalton ha subito un infortunio che ha bloccato le sue speranze di condurre la squadra ed ha regalato al relativamente inesperto Fitzpatrick la possibilità di una vita. Il ragazzo ha consegnato alla storia una gara impeccabile dopo l’altra, come del resto hanno fatto tutti gli All Blacks che hanno schiacciato ogni avversario che si è posto sulla loro strada verso il titolo.

I successivi tre anni hanno visto Fitzpatrick diventare l’hooker numero uno al mondo e la Nuova Zelanda consolidare lo status di squadra invincibile, sia in casa sia in trasferta. Mentre backliners di talento come John Gallagher, John Kirwan, Frano Botica e Grant Fox rubavano la scena e i titoli dei giornali, la vera base del dominio della Nuova Zelanda in quel periodo era in realtà costruita sulla spietata potenza della prima linea, di cui Fitzpatrick era il cuore e che poggiava anche su personaggi come Steve McDowall e John Drake (quest’ultimo sostituito da Richard Loe alla fine del 1987). Tanto per avere un’idea, subito dopo la Coppa del Mondo, Fitzy ha segnato due mete nella Bledisloe Cup contro l’Australia a Sydney, in un partita vinta 30 a 16.

Dopo avere ottenuto un così grosso successo in tenera età, forse era inevitabile che Sean ad un certo punto della sua carriera dovesse subire delle delusioni. La più cocente di queste si è verificata durante la Coppa del Mondo del 1991, quando i neri sono stati umiliati in semifinale da un ispirato David Campese.

Molti hanno visto nella disarmonia che aleggiava negli spogliatoi tra la potente fazione degli atleti di Auckland e l’allenatore Alex “Grizz” Wylie la causa del disastro. In verità, la Nuova Zelanda aveva già raggiunto il suo apice nel 1989 e la loro eterna rivale proveniente oltre il Mare di Tasmania era diventata più forte di loro. Dopo essere stati dominati dagli uomini in verde e oro per tanto tempo, era quindi giunto il momento per i neri di recuperare la strada perduta. Quando l’incarico di ridare vita al mito All Blacks è stato conferito a Laurie Mains, il coach di Dunedin aveva chiaramente indicato come capitano il suo pupillo di Otago Mike Brewer. Ma, un infortunio a quest’ultimo durante l’ultima partita della stagione 1992, e con il precedente leader Gary Whetton che non rientrava nei piani del nuovo allenatore, Fitzpatrick improvvisamente si è trovato il solo candidato per indossare la fascia al braccio. La prima volta che Fitzy ha guidato gli All Blacks in veste da capitano è stata nel trittico di gare contro il World XV, per le celebrazioni del centenario della New Zealand Rugby Union. Da quel momento, il tallonatore è rimasto capitano sino al suo ritiro cinque anni più tardi, nonostante il ritorno in campo di Brewer.

Il primo grande banco di prova per il nuovo comandante è stato l’arrivo dei British Lions di Ian McGeechan nel 1993. Fino a quel momento c’era stato solo un capitano della Nuova Zelanda che aveva perso una serie contro i Leoni, Ian Kirkpatrick nel 1971,  ed il patriottico Fitzpatrick non aveva alcuna intenzione di diventare il secondo. Così, in una terribile e controversa serie, Sean ha condotto la sua squadra a vincere due gare su tre: vittoria a Christchurch per 20 a 18, sconfitta a Weelington 20 a 7 e ancora vittoria a Auckland 30 a 13, gara quest’ultima che ha visto anche il tallonatore marcare una meta.

Lo stesso anno gli All Blacks hanno vinto anche la Bledisloe Cup per la prima volta dal 1990, con una vittoria per 25 a 10 contro l’Australia, e Labrador, così Sean era stato soprannominato dai suoi compagni, ha celebrato anche il ritorno del Ranfurly Shield al suo club, Auckland.

L’unica nota dolente di un anno strepitoso è stata l’inattesa sconfitta 15 a 9 maturata il 27 novembre a Londra contro l’Inghilterra, squadra che tra l’altro enumerava molti giocatori che avevano svolto la tournée con i Lions.

Il 1994 è stato invece un anno altalenante per gli uomini in nero. Due sconfitte con la Francia in casa, due vittorie ed un pareggio con gli Springboks ed una sconfitta 20 a 16 con l’Australia.

Fitzpatrick-SeanNonostante il trend negativo, la Nuova Zelanda sembrava certa di conquistare la Coppa del Mondo che si è svolta in Sudafrica l’anno seguente. Con Fitzpatrick ancora al timone, gli All Blacks hanno marciato come un bulldozer nel loro cammino verso la finale, maturando quattro vittorie su quattro gare, tra cui quella famosa contro l’Inghilterra finita 45 a 29 per merito di un super Jonah Lomu. La finale è stata giocata contro il Paese ospitante, di fronte a Nelson Mandela, all’intero popolo sudafricano e ad un pubblico televisivo di milioni di persone in tutto il mondo. Fitzpatrick e i suoi uomini hanno dato tutto in quella partita, ma sono stati chiaramente ostacolati da una grave intossicazione alimentare che ha spazzato i loro ranghi alla vigilia della finale costringendoli alla resa. Il risultato finale è stato di 15 a 12 per il Sudafrica, grazie al drop nell’extra time di Joel Stransky.

La Nuova Zelanda si è dimostrata ancora abile a superare la delusione. Nel 1996, dopo avere sconfitto la Scozia in tournée, è arrivata la vittoria nel Tri Nations, dove anche i vecchi nemici dell’Australia sono stati sconfitti con un altisonante 43 a 6. Il momento magico, però, uno dei più orgogliosi della carriera di Sean Fitzpatrick, è stata la già citata serie vittoriosa sul suolo sudafricano. Cinque volte, dal 1930, gli All Blacks avevano tentato questo exploit e cinque volte avevano fallito. Quell’anno i neri hanno trionfato in tre dei quattro test match, lasciando ai sudafricani solo la vittoria nel quarto e ultimo, quando la serie era ormai ampiamente vinta.

Sempre nel 1996, con la nascita del Super 12, Sean è entrato a far parte della franchigia degli Auckland Blues, con i quali ha conquistato subito il titolo, sconfiggendo in finale i sudafricani Sharks 4 a 21.

In termini di risultati anche il 1997 è stato un anno ricco di successi. C’è stata la seconda vittoria  consecutiva del Super 12 con i Blues (che hanno battuto in finale gli australiani Brumbies 23 a 7). Quindi, con la maglia della nazionale, le vittorie contro l’Argentina, con l’ultima meta in carriera di Sean, e ancora nel Tri Nations. A quel punto, però, il tallonatore di Auckland ha deciso di ritirarsi dalle scene proprio alla fine di quella stagione.

Tutti in Nuova Zelanda hanno accusato il colpo, ma la maggior parte della gente ha ritenuto comunque che la decisione era giunta al momento giusto. Durante la sua carriera Fitzpatrick era stato fortunato a non subire mai gravi infortuni, per la disperazione dei molti giocatori che ambivano alla sua maglia come Warren Gatland, Graham Dowd e Norm Hewitt, che fino ad allora avevano avuto poche possibilità. Ma quell’anno, alla fine del tour in Galles, Irlanda e Inghilterra è diventato chiaro che per Sean era iniziato il declino, a causa del peggioramento del suo ginocchio. È riuscito a gestire solo 45 minuti di rugby in tutto il tour, capendo così che, a 34 anni, era giunto alla fine di una carriera stellare. La sua ultima gara è stata una bella vittoria per 42 a 7 a Wembley, contro il Galles, il 29 novembre 1997.

In totale, come si è detto, ha indossato la maglia nera in 92 tests, 51 dei quali da capitano, totalizzando 55 punti di cui 12 mete. Al momento dell’abbandono Sean Fitzpatrick aveva raggiunto lo status di uno dei migliori All Blacks di tutti i tempi, al pari di leggende come Colin Meads e George Nepia, uomini che non erano semplicemente stelle del rugby ma veri e propri eroi popolari.

La longevità della carriera di questo gigante del rugby può essere attribuita alla sua dedizione alla forma fisica, alla sua indubbia capacità tecnica e alla feroce determinazione nel fare sempre meglio di tutti i rivali che aspiravano a quella maglia con il numero 2. Tale era l’affetto verso questo grande ambasciatore della Nuova Zelanda che il suo sponsor ha presentato un’edizione limitata di casse di birra rinominata Seanlager in suo onore.

Nel 1997 Fitzpatrick è stato insignito dell’Ordine di Merito della Nuova Zelanda dall’allora governatore generale Sir Michael Hardie Boys.

Dopo il ritiro Sean ha lavorato come manager per i New Zealand Colts e per gli Auckland Blues in Super 12, prima di trasformarsi, nel 2004, in commentatore ed analista per la BBC e per Sky Sport nel Regno Unito.

 


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