Scott Gibbs: l’implaccabile

(di Roberto Vanazzi)

Pensavo che Gibbsy avrebbe fatto come Roger Milla; che sarebbe corso in un angolo per ballare una giga intorno alla bandierina.” (Neil Jenkins, dopo la meta all’Inghilterra nel 1999)

Ruolo ingrato quello dei trequarti centro; il loro compito è di attaccare e allo stesso tempo difendere. Per questo motivo devono essere veloci, ma anche robusti, per sfondare la linea di difesa che si trovano di fronte e per bloccare gli avversari che nel frattempo provano a passare dalle loro parti. Devono perciò sapere placcare e avere la capacità di rompere i placcaggi che subiscono.

Il gallese Scott Gibbs veloce lo era di sicuro e, in quanto a muscoli, proprio ben messo. Era un portendo quando si trattava di andare in meta e altrettanto bravo nel momento in cui doveva evitare che la sua squadra ne subisse. Sapeva placcare con ferocia e possedeva un break devastante che non aveva eguali. Chiedete a Os Du Randt, il pilone degli Springboks che di soprannome faceva “il bue”; quella volta che ha tentato di fermare Gibbs si è ritrovato con il sedere per terra.

Scott Gibbs

Scott Gibbs

Ian Scott Gibbs è nato il 23 gennaio 1971 a Bridgend, a mezzora di strada da Cardiff. Ha iniziato la sua carriera di rugbista nel Pencoed RFC, per poi salire di livello nella stagione 1990/91 con il passaggio al Bridgend e, in quella seguente, al Neath. Proprio allora, esattamente il 19 gennaio 1991, dopo avere giocato due anni per l’under gallese e per il Galles B, il diciannovenne trequarti centro ha debuttato in nazionale, in una partita persa 6 a 25 contro l’Inghilterra, a Cardiff. Come una meteora Scott ha guadagnato il primo cap dopo soli sei mesi in cui giocava nel rugby senior, creandosi da subito una reputazione di atleta duro e di grande corridore.

Purtroppo, il 1991 è stata una stagione davvero povera per i Dragoni. La squadra, lontana parente di quella che aveva dominato negli anni ’70, ha prima terminato il Cinque Nazioni con tre sconfitte e un pareggio casalingo contro l’Irlanda, per poi toccare il punto più basso della sua gloriosa storia durante la Coppa del Mondo, dove non sono neppure riusciti a raggiungere i quarti di finale. Infatti, per il Galles il torneo è iniziato con un’imbarazzante 13 a 16 rimediato contro Samoa all’Arms Park, che ha di fatto tagliato fuori dal mondiale gli uomini allenati da Alan Davies. Sono seguite una vittoria, 16 a 7 sull’Argentina, e un’asfaltata per mano dei futuri campioni dell’Australia, che li ha umiliati con un pesante 38 a 3.

È del 1992 il trasferimento di Scott allo Swansea, dove ha marcato una meta subito nella prima gara, una partita di coppa contro Oakdale. Il centro ha segnato altre mete, sempre in coppa, contro gli ex compagni del Neath e al Newport, che hanno garantito allo Swansea di raggiungere la finale, persa però con il Llanelli all’Arms Park.

Per quanto riguarda la nazionale, invece, durante il Cinque Nazioni del 1992 il ragazzo di Bridgent ha giocato in tutte e quattro le partite, sia nelle strette vittorie casalinghe contro l’Irlanda (16 a 15) e la Scozia (15 a 12) in apertura e chiusura del torneo, che nelle sconfitte in Francia (12 a 9) e in Inghilterra (24 a 0). Perdere in Inghilterra in quel periodo era diventata quasi un’abitudine, ma almeno Gibbs ha avuto la gioia di partecipare alla famosa vittoria per 10 a 9 all’Arms Park nel 1993.

Pur avendo solo 22 anni, Scott è stato selezionato per il tour che nel 1993 i British & Irish Lions hanno intrapreso in Nuova Zelanda. Il giocatore ha talmente impressionato il coach Ian McGeechan da essere schierato in campo per il secondo test match, vinto 20 a 7, e nel terzo, perso 13 a 30, giocando al posto del capitano inglese Will Carling.  La serie è stata vinta dai padroni di casa, che avevano trionfato nel primo incontro per 20 a 18, grazie ad un piazzato all’ultimo minuto del cecchino Grant Fox.

Una sconfitta casalinga con il Canada per 24 a 26, nel maggio dello stesso anno, ha ricordato a Scott che il suo talento era pressoché sprecato in quel XV gallese. Così, nell’aprile 1994, il trequarti centro ha ceduto alle lusinghe milionarie del rugby XIII ed è entrato a far parte del St. Helens, provocando le ire dello Swansea, che aveva lavorato duramente per non lasciarlo partire. Con il St. Helens Gibbs ha goduto di una carriera di grande successo, vincendo nel 1996 la Challenge Cup e il primo titolo del Super League. Il giocatore ha disputato anche venti incontri per la nazionale del codice, perdendo solamente cinque volte.

Nel 1996, con l’avvento del professionismo, Scott Gibbs è tornato a Swansea, quindi al rugby XV, con un contratto di duecentomila sterline. L’atleta, durante il periodo trascorso in League, aveva messo su una maggiore massa muscolare e anche come corridore era ormai senza uguali, tanto da essere soprannominato “il più veloce pilone del mondo”, anche se in realtà non aveva mai smesso di giocare trequarti centro. Così, non c’è voluto molto affinché sia il Galles sia i British Lions lo selezionassero nuovamente.

Scott è stato capitano dei Dragoni nella gara disputata contro gli Stati Uniti nel 1997 dove, tra l’altro, ha segnato la sua terza meta internazionale. Nello stesso anno il giocatore è diventato l’anima dei Lions, che hanno vinto la serie in casa degli Springboks campioni del mondo in carica per 2 a 1. I placcaggi devastanti e il formidabile tackle hanno fatto sì che Gibbs si aggiudicasse il man of the series’ award. Il modo in cui si è scontrato in corsa con il gigantesco pilone sudafricano Os Du Randt, lasciando quest’ultimo sull’erba, è in seguito diventato un pezzo fondamentale della storia dei Leoni.

gibbsLa fama di Gibbs si è trasformata in leggenda un paio di anni più tardi. Ogni fan gallese, infatti, si gusta ancora il ricordo della sua meta fondamentale all’Inghilterra durante il Cinque Nazioni del 1999, marcata all’ultimo minuto, che ha dato la possibilità al piede di Neil Jenkins di regalare un’insperata vittoria a Wembley (stadio adottato dai gallesi per le loro sfide interne, in attesa della costruzione del Millenium Stadium). I bianchi erano in odore di un altro Grande Slam e prima di quella partita avevano spazzato via ogni avversario. Anche quel giorno stavano facendo un buon lavoro, ma i calci di Jenkins erano riusciti a tenere il Galles attaccato al risultato. Con l’avvicinarsi dello scadere, dopo una touche vinta dai rossi, Gibbs ha ricevuto l’ovale da Scott Quinnell, con un movimento che i due avevano imparato al St.Helens, e ha sfondato al centro sorprendendo il flanker Tim Rodbe. Ha tagliato a destra, raddrizzato la corsa, evitato un colpo alla caviglia da parte di Neil Back e un tentativo di placcaggio di Matt Dawson. Ormai il trequarti dello Swansea era dentro i 22 inglesi e pompava sulle gambe. Ha sterzato per evitare l’estremo Matt Perry e, con un sublime colpo di reni, ha virato verso destra, lasciando di stucco Steve Hanley, l’ultimo baluardo prima della linea bianca. Siccome si stava allargando verso l’angolo destro, dietro di lui Jenkins urlava di andare a schiacciare il più possibile vicino ai pali, perchè per vincere il Galles aveva bisogno di trasformate quella marcatura. La sua voce, però, si è persa nella bolgia dei tifosi. Gibbs comunque lo sapeva da se, ma in zona c’erano degli inglesi e lui non ha potuto fare molto di più se non schiacciare a 15 metri dalla linea di touche, tuffandosi con il braccio sinistro alzato. La trasformazione del numero 10 è entrata in mezzo ai pali e ha regalato una storica vittoria ai Dragoni per 32 a 31.

Oltre a non avere realizzato il Grande Slam, l’Inghilterra, a causa di quella sconfitta, ha perso anche il titolo, che è andato alla Scozia. Quando era in Sudafrica con i Lions, Gibbs aveva stretto una forte amicizia con Lawrence Dallaglio. Il giorno seguente la partita, il gallese  ha inviato un messaggio telefonico al flanker inglese: Tutto bene, Lol? Sono Scotty. Volevo solo scusarmi per la meta di ieri.

Per Gibbs e per la sua nazionale quella meta è stata davvero il momento della svolta. Da allora, con Graham Henry come allenatore, la squadra ha registrato dieci vittorie, tra cui una rara in Francia. Di quel team Gibbs è stato l’anima, giocando bene sia in difesa, come placcatore, sia in attacco, dov’è stato spesso usato come ariete. Al contrario della prima parte della sua carriera, in quel periodo il trequarti centro di Bridgent è stato in grado di avere una fornitura costante di palloni giocabili, grazie al supporto di campioni quali Scott Quinnell e Robert Howley.

Così per lui è arrivata naturale la chiamata per l’edizione casalinga della Coppa del Mondo 1999. Scott ha segnato una meta al Giappone nella prima fase e ha  contribuito a condurre la sua squadra sino ai quarti di finale, dove però è stata sopraffatta dai futuri campioni dell’Australia per 24 a 9.

Nel 2001, dopo aver ottenuto il suo 50° caps durante il pareggio con la Scozia a Murrayfield nell’ambito del Sei Nazioni, Scott Gibbs ha disputato la sua ultima partita per il Galles l’8 aprile a Roma, contro l’Italia, vincendo 33 a 23 e salutando i suoi fans con una doppietta.

Gibbs ha lasciato la nazionale con 53 caps e 10 mete segnate.

Nonostante il ritiro dal circuito internazionale, quello stesso anno il trequarti centro è stato chiamato per la terza volta dai British Lions per il tour in Australia. Anche se come sostituto, e anche se non ha giocato alcuna gara ufficiale, è stata per lui una grande soddisfazione.

Nel 2003 è nata la squadra regionale degli Ospreys, che comprende, tra le altre, le zone di Neath e di Swansea. Gibbs è stato capitano di quella franchigia durante la prima stagione, ma il successo non è arrivato e lui ha subìto alcuni infortuni che lo hanno tenuto parecchio lontano dal campo. A quel punto, nel 2004, Scott ha appeso definitivamente le scarpe al chiodo.

Dopo il ritiro, Gibbs ha lavorato come commentatore presso la BBC. Quindi, ha allenato i Pirates, una squadra di Muscat, in Oman.

Grande amante della montagna, nel marzo del 2009 Scott ha scalato il Kilimanjaro. Con lui, c’erano anche alcuni amici sudafricani, tra i quali Francois Pienaar e Hennie Le Roux.

La meta di Scott Gibbs all’Inghilterra

 

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