Schalk Burger: l’incredibile Hulk

(di Roberto Vanazzi)

Io ho il massimo rispetto per le tradizioni del meraviglioso gioco del rugby. Attraverso la mia vita e la carriera ho sempre affrontato la partita solo con l’intenzione di giocare duro e giusto. Io non sono un delinquente del rugby e non farò mai intenzionalmente azioni illegali. ” (Schalk Burger)

Rinomato per lo stile dinamico e per il gioco robusto, il terza linea Schalk Burger è una delle stelle del rugby moderno e uno dei giocatori più decorati di Ovalia. Il sudafricano è stato membro della squadra che nel 2007 ha conquistato la Coppa del Mondo in Francia, per due volte è stato nominato giocatore sudafricano dell’anno, nel 2004 e nel 2011, e, tra gli altri riconoscimenti, è stato nominato IRB Player of the Year nel 2004. Schalk detiene anche il record per il maggior numero di presenze e il maggior numero di mete segnate da un flanker Springbok. Tuttavia, l’approccio fisico di Burger ha portato il giocatore ha ricevere per sei volte il cartellino giallo in gare internazionali, secondo solo a Marco Bortolami, che è stato mandato in panca puniti 7 volte. Nell’arco della sua carriera il biondo flanker ha sofferto anche numerose lesioni, in particolare al collo e al ginocchio, e a gravi malattie che lo hanno escluso per lunghi periodi dai campi da gioco e messo a rischio addirittura la sua vita.

Schalk Burger

Schalk Burger

Schalk Willem Petrus Burger jr. è nato il 13 aprile 1983 a Port Elizabeth. Il padre, chiamato anch’egli Schalk Burger, è stato seconda linea degli Springboks durante il periodo di isolamento degli anni ‘80.

Schalk Jr ha frequentato il Paarl Gimnasium, insieme con il futuro compagno di squadra e capitano Springbok Jean de Villiers, e ha goduto il successo in molti sport a livello scolastico. In seguito, Burger ha frequentato la Stellenbosch University, soggiornando presso l’Eendrag Men’s Residence, al fine di perseguire una carriera rugbistica a tempo pieno.

Burger ha iniziato l’avventura rugbistica nel 2002, nelle giovanili di Western Province, per poi esordire in Currie Cup l’anno successivo. Quindi, dopo aver giocato per la nazionale Under 21 che ha vinto la Coppa del Mondo di categoria nel 2002, battendo in finale l’Australia, e della quale è stato capitano nel 2003, proprio quell’anno Schalk è stato selezionato dal coach Rudolf Straeuli per gli Springboks. Il terza linea ha fatto il suo debutto contro la Georgia il 24 ottobre 2003, durante la Coppa del Mondo in Australia. Il ragazzo, entrato in campo per sostituire il terza centro Joe van Niekerk, ha ringraziato della fiducia realizzando la sua prima meta internazionale.
Schalk ha giocato anche la successiva sfida con Samoa e poi nei quarti di finale contro la Nuova Zelanda a Melbourne, dove gli Springboks sono stati asfaltatati 29 a 9, iniziando entrambe le partite dalla panchina, anche se questa volta per entrare al posto del numero 6.
Il mondiale, nonostante il duro regime imposto da Straeuli ai propri giocatori, ha visto gli Springboks patire proprio da un punto di vista fisico. Da questo momento, però, Schalk si è ricavato la fama come uno dei migliori flanker al mondo, con prestazioni solide in Currie Cup, nel Super 12 e nel Tri-Nations.

Nel 2004 Burger ha esordito nel Super Rugby con la franchigia degli Stormers, giocando la prima partita il 13 marzo a Newlands contro gli australiani Waratahs, con i bianco-blu di casa che si sono imposti 27 a 23.
Sempre nel 2004, Schalk è stato schierato nel XV di partenza in una squadra Springbok ringiovanita, la quale, sotto la guida del nuovo allenatore Jake White, ha affrontato e vinto due sfide con l’Irlanda e una con il Galles, dove il ragazzo di Port Elisabeth ha marcato la sua seconda meta in maglia verde-oro.
Poi, in agosto, il Sudafrica ha conquistato il titolo del Tri Nations per la prima volta da quando la squadra di Nick Mallett aveva realizzato l’impresa nel 1998.

Durante quel torneo il Sudafrica ha visto esplodere il talento di tanti giovani campioni: una mischia potente e trequarti veloci. Schalk, dal canto suo, ha giocato tutte e quattro le sfide, rivelandosi un elemento chiave della squadra.
La prima sfida, a Christchurch, è stata caratterizzata dalla meta a tempo scaduto di Doug Howlett, quando gli uomini di Jake White si trovavano avanti 21 a 18. Anche la gara con i Wallabies è stata persa di misura, 26 a 30, a causa della meta di Clyde Rathbone, ex capitano della nazionale under 21 sudafricana naturalizzato in seguito australiano. Due sconfitte in trasferta per i verdi, ma i punti di bonus conquistati, alla fine, risulteranno determinanti. E poi, da quel momento si sarebbe giocato nel Paese Arcobaleno.
La partita con gli All Blacks a Johannesburg è stata vissuta su un primo tempo equilibrato e una ripresa in cui i padroni di casa hanno travolto gli avversari con un gioco aggressivo. Il risultato è stato di 40 a 26, con cinque mete segnate, delle quali tre dell’astro nascente Marious Joubert.
Una settimana più tardi, a Durban, gli Springboks hanno sconfitto anche l’Australia, pur segnando una meta in meno degli avversari: due per i padroni di casa, di Victor Matfield e Joe van Niekerk, contro tre degli ospiti. A fare la differenza è stata la precisione al piede di Percy Montgomery, che ha trasformato entrambe le marcature e piazzato in mezzo ai pali tre penalties, per il 23 a 19 finale.

Il 4 dicembre, il flanker di Port Elisabeth ha disputato la sua prima partita con la maglia dei Barbarians. Quel giorno il club ad inviti ha affrontato gli All Blacks perdendo la sfida 19 a 47. In squadra c’era anche il nostro Andrea Lo Cicero.

Per coronare un anno magnifico, Schalk è stato insignito del premio più prestigioso che un giocatore di rugby possa ricevere, l‘IRB Player of the Year Award, superando gente come Serge Betsen, Gordon D’Arcy, Matt Giteau e il connazionale Marious Joubert. Inoltre, ha ricevuto anche il premio quale miglior giocatore sudafricano del 2004.

La stella nascente ha continuato con il suo eccezionale stato di forma anche nel 2005, giocando due partite casalinghe con la Francia a giugno, sfociate in un pareggio e in una vittoria, e poi tutte le sfide del Tri Nations, tra cui è arrivata la tanto attesa vittoria in casa dell’Australia a Perth.

Nel 2006, dopo una indifferente stagione di Super 14, durante la quale Burger ha mostrato solo sprazzi di quella brillantezza che lo aveva portato sulla vetta del rugby mondiale, il ragazzo ha disputato due gare con la maglia della nazionale, entrambe con la Scozia a giugno, segnando una meta nel primo test a Durban. Nel secondo match, tenutosi nella sua Port Elisabeth il 17 giugno, Burger ha subito un grave infortunio a due vertebre del collo quando ha sbattuto violentemente con la testa contro la schiena di un compagno di squadra. All’inizio il giocatore non ha provato alcun dolore, ma, durante il volo verso Cape Town ha accusato fitte in tutto il corpo e insensibilità alle braccia e alle mani.
Il giorno seguente è stato confermato che il flanker avrebbe dovuto subire un intervento chirurgico con innesto osseo per riparare le vertebre e sarebbe rimasto lontano dai campi per almeno il resto della stagione. L’infortunio e l’intervento chirurgico richiesto erano abbastanza gravi per Jack White, tanto che il coach ha dichiarato ai media, “Non voglio saltare alle conclusioni, ma c’è una possibilità che Schalk non potrà mai giocare di nuovo.”. Il padre del ragazzo ha detto ad un programma radiofonico di Città del Capo che l’incidente era tra la sesta e la settima vertebra cervicale, aggiungendo: “Anche se l’operazione è difficile, il fatto che la lesione è più in basso rispetto al collo è un bene per una futura prognosi di pieno recupero.” La SARU ha rilasciato una dichiarazione il 24 giugno, la data dell’operazione chirurgia, indicando che l’intervento aveva avuto successo e che Burger avrebbe avuto da sei a otto mesi di riabilitazione, con l’intenzione di tornare al rugby.

Dopo la riabilitazione, Burger è tornato nella line-up dei Vodacom Stormers il 13 gennaio 2007, giocando 55 minuti nella sfida persa con i Bulls. Nonostante la sconfitta, Burger ha mostrato lampi della sua vecchia classe. Dopo un inizio incerto per la stagione di Super 14, il ragazzo ha ispirato i propri compagni di squadra nella loro prima vittoria in campionato, alla terza giornata contro i Chiefs; un sofferto 21 a 16 al Newlands Stadium.

Il 26 maggio 2007, undici mesi dopo l’incidente, l’incredibile Hulk è tornato nella mischia degli Springboks in una sfida con l’Inghilterra a Bloemfontein, dove ha salutato il pubblico con una meta. Il terza linea ha oltrepassato la linea proibita anche una settimana più tardi a Pretoria, sempre contro il XV di Brian Asthon, e poi ancora il 23 giugno, nella sfida del Tri Nations con gli All Blacks.

A quel punto Burger è stato inserito da Jack White nella squadra che avrebbe preso parte alla Coppa del Mondo di Rugby in Francia. Il 15 agosto, durante una gara con la Namibia in preparazione al mondiale, il biondo terza  linea ha realizzato addirittura una hat trick.

Nell’autunno del 2007 si è disputata la Coppa del Mondo, manifestazione che ha visto gli Springboks macinare sette vittorie in altrettante sfide, sino al trionfo in finale contro l’Inghilterra allo Stade de France di Parigi. Una marcia quasi perfetta quella degli uomini di Jack White, in quel momento i migliori interpreti del rugby moderno.
Durante il primo incontro contro Samoa, il 9 settembre a Parigi, Burger ha ricevuto un cartellino giallo per un placcaggio alto su Junior Polu. Due giorni più tardi il ragazzo ha ottenuto una sospensione di quattro partite, che in teoria lo avrebbe tenuto fuori dalla squadra fino alla semifinale. Tuttavia, la pena è stata ridotta in appello a due partite, così Schalk è tornato in campo il 30 settembre per giocare la partita contro gli Stati Uniti, dove è stato schierato Numero 8 e dove ha marcato una meta.

Giunta prima nel proprio girone, la squadra sudafricana ha affrontato nei quarti le Fiji, squadra che un po’ a sorpresa aveva passato il turno a discapito del Galles. Il capitano John Smit è andato in meta alla fine del primo tempo, quindi hanno marcato Jaque Fourie, JP Pietersen, Juan Smith e, a tempo scaduto, Butch James, concludendo con un 37 a 20 che ha staccato il biglietto per Saint-Denis, sede designata per la semifinale.
Ad attendere i verdi c’era la squadra rivelazione del torneo, quell’Argentina ancora imbattuta che aveva aperto il mondiale sconfiggendo la Francia. Questa volta, però, i Pumas di Felipe Contepomi sono stati annientati 37 a 13. Dodici anni dopo Johannesburg, il Sudafrica era ancora in finale.

Tra gli Springboks e la Coppa del mondo c’era l’Inghilterra, squadra alla fine di un ciclo, ma sempre orgogliosa e solida come la roccia. Il 21 ottobre 2007, infatti, il XV della Rosa non era lo stesso asfaltato poco più di un mese prima nel girone A. Gli uomini di Brian Ashton sono scesi sul terreno di gioco con lo scopo di dare battaglia, come avevano fatto nei quarti con l’Australia e in semifinale con la Francia, e sono apparsi addirittura più intraprendenti degli avversari. Entrambe le squadre si sono disposte per disinnescare da subito le ali avversarie: Habana e Pietersen da una parte, Sakey e Cueto dall’altra. In quel modo, la partita ha regalato poco spettacolo e si è trasformata in una guerra di trincea, con un noioso ping pong di calci tattici a liberare. Alla fine, solo i cecchini dalla piazzola hanno messo punti sul tabellone. I primi tre li ha realizzati Percy Montgomery, cui hanno fatto seguito un piazzato di Jonny Wilkinson e un altro di Monty. Sul finire del primo tempo i sudafricani sono arrivati ad un nulla dal marcare la meta, dopo un break imperioso di François Steyn, ma un passaggio in avanti ha vanificato il tutto. I verdi si sono dovuti accontentare di altri tre punti del biondo Percival e le due squadre sono andate a riprendere fiato sul 9 a 3. All’inizio della ripresa, gli inglesi hanno prima accorciato con un calcio di Wilko, quindi, sono andati in meta. Mathew Tait ha trovato il varco giusto e ha corso per circa quaranta metri, fino a quando è stato placcato a due metri dalla linea di meta. Andy Gomarsall ha raccolto l’ovale e lo ha passato a Mark Cueto, il quale ha schiacciato sull’erba, nell’angolo sinistro. L’arbitro ha chiesto l’intervento del TMO, per capire se un istante prima di far baciare l’erba alla palla il trequarti aveva toccato la linea laterale col piede sinistro, a causa del placcaggio in extremis di Danie Rossouw. Dopo un tempo infinito, il signor Rolland ha dichiarato No Try, per la disperazione dei tifosi inglesi, compreso il principe Harry in tribuna. Passata la paura, Montgomery ha centrato l’acca con il suo quarto calcio e, a venti minuti dal termine, il ventunenne François Steyn ha infilato da metà campo il penalty del 15 a 6. Il gap era troppo ampio per un’Inghilterra in crisi. Gli Springboks, merito loro, sono stati bravi a difendere senza commettere quei falli che avrebbero permesso a Wilkinson di fare punti. La loro mischia è risultata più solida di quella avversaria, le fasi statiche sono state dominate dall’inizio alla fine e, come arma in più, avevano in campo almeno quattro giocatori abilissimi nel gioco al piede. La gara è finita e tutto il Paese Arcobaleno, dopo lo storico giorno di François Pienaar e di Mandela con la maglia numero 6, ha festeggiato il suo secondo Webb Ellis Trophy.

Nel marzo del 2008 Schalk è stato squalificato per aver offeso apertamente un giudice di linea durante una una gara di Super 14 tra gli Stormers e gli Sharks. Il giudice di linea in questione avevano suggerito all’arbitro di mandare Burger in sin-bin per un reato che l’arbitro non aveva notato. Dopo aver lasciato il campo, il giocatore è stato visto gesticolare e sentito gridare all’indirizzo dell’ufficiale di gara. Burger ha ricevuto uno stop di due settimane per le sue azioni.
Malgrado questo episodio, Schalk ha disputato un’altra grande stagione di Super Rugby, che ha visto gli Stormers mancare il traguardo dei play-off soltanto per differenza punti con gli Hurricanes,

Il biondo, poi, è stato selezionato dal nuovo allenatore degli Springboks Peter de Villiers per il Tri Nations 2008, dove i verdi, però, sono finiti in fondo alla classifica.

In autunno Burger ha partecipato all’ottimo tour in Europa, durante il quale il Sudafrica ha sconfitto nell’ordine Galles, Scozia e Inghilterra, quest’ultima travolta 42 a 6.
A fine tour, esattamente il 3 dicembre, Schalk ha giocato una partita contro l’Australia indossando la divisa bianco-nera dei Barbarians, una sfida che ha visto i Baa-baas perdere 11 a 18.

Il 27 giugno 2009, nonostante fosse stato lontano dai campi dal mese di aprile a causa di un infortunio al polpaccio subito durante una sfida di campionato, Burger è stato convocato da Peter de Villiers per disputare con la nazionale il secondo test contro i British & irish Lions di Ian McGeechan e Paul O’Connell al Loftus Versfeld di Pretoria. Schalk, che quel giorno ha guadagnato il suo cap numero 50, ha sostituito Heinrich Brüssow, nonostante il giovane avesse fatto un buon lavoro al suo esordio a Durban, durante il primo test match, quando ha segnato una meta nella gara vinta dai verdi 26 a 21.
I Lions si sono ritrovati avanti sul 19 a 8 dopo un’ora, ma le mete di Bryan Habana e Jaque Fourie hanno permesso ai padroni di casa di avanzare nel punteggio, ritrovandosi al 80° minuto sul 25 a 25. Ci ha pensato Morné Steyn con un penalty a tempo scaduto a regalare ai suoi il 28 a 25 che ha concesso partita e serie.
Per Burger, però, la partita non è andata affatto bene. Durante il minuto iniziale il terza linea ha colpito l’ala irlandese dei britannici Luke Fitzgerald agli occhi. L’incidente è stato visto dal giudice di linea Bryce Lawrence, il quale ha riportato l’episodio all’arbitro francese Christophe Berdos, che ha assegnato un cartellino giallo. Successivamente Schalk ha ricevuto una sospensione di otto settimane. Il coach Peter de Villiers ha difeso a spada tratta il suo flanker. Durante la conferenza stampa post-partita ha detto: “Perché non andiamo tutti al negozio di abbigliamento per il balletto più vicino; ci prendiamo qualche bel tutù e iniziamo a ballare? Niente dita negli occhi, niente placcaggi, niente di niente. Non ci sono collisioni nel balletto.

Burger è rientrato in squadra per disputare tre gare del Tri Nations del 2009, due con l’Australia, alzandosi entrambe le volte dalla panchina, e una da titolare con gli All Blacks al Waikato Stadium di Hamilton all’ultima giornata, dove gli Springboks hanno ottenuto una bella vittoria per 32 a 29, che ha di fatto sancito il trionfo della squadra di Peter de Villiers nel torneo dopo quello del 2004. Due mete per parte, di Sitiveni Sivivatu e Richie McCaw per i padroni di casa, di Fourie du Preez e Jean de Viliers per gli Springboks. Quindi, piazzati da ogni angolo del campo da parte di Dan Carter e Morné Steyn, con quest’ultimo che ha realizzato anche uno splendido drop. È stata questa la terza vittoria consecutiva sugli All Blacks di quella edizione del Tri Nations da parte dei ‘Boks.

In autunno il Sudafrica è partito per l’Europa, dove ha affrontato la Francia, l’Italia e l’Irlanda. Burger ha marcato contro questi ultimi la sua meta internazionale numero 11, nonostante la sconfitta per 10 a 15.
Il 5 dicembre il flanker ha giocato ancora tra le fila dei Baa-baas, questa volta contro gli All Blacks. La partita, che vedeva in campo pure i nostri Carlo del Fava, Quintin Geldenhuys e Totò Perugini, ha visto il club ad inviti vincere 25 a 18 grazie a tre marcature di Bryan Habana.

Nel 2010 Burger è stato selezionato per disputare il Tri Nations, dove ha giocato sei partite e marcato altre due mete, entrambe alla Nuova Zelanda: a Wellington e a Johannesburg.

Durante la finale Currie Cup di quella stagione, che Western Province ha perso con gli Sharks 10 a 30, Burger ha subito una frattura alla costola. Tuttavia, egli non è stato sostituito durante la partita e ha anche segnato l’unica meta per la sua squadra. Esami dopo la partita hanno rivelato l’infortunio, che ha costretto il flanker ha perdere i test di fine anno in Europa.

Una volta tornato in forma, Burger è stato selezionato per la Coppa del Mondo del 2011.
In Nuova Zelanda il ragazzo di Port Elisabeth ha giocato la prima partita contro il Galles, che i ‘Boks hanno vinto 17 a 16, con la meta del sorpasso di François Hougaard, trasformata da Steyn, ad un quarto d’ora dalla fine. Schalk ha giocato tutte le partite nel gruppo D, con il Sudafrica che ha passato il turno come prima classificata a punteggio pieno.
Approdati ai quarti, i ragazzi di Peter de Villiers hanno affrontato l’Australia a Wellington, squadra che era giunta seconda alle spalle dell’Irlanda nel girone che comprendeva anche l’Italia. Quel 28 ottobre 2011 hanno vinto i Wallabies, capaci di realizzare l’unica meta di una brutta partita con il loro capitano James Horwill. Il resto lo hanno fatto i calci di Morné Steyn, compreso un drop, e di James O’Connor, per un 11 a 9 finale che ha infranto i sogni sudafricani di essere la prima nazionale ha vincere due mondiali consecutivi.

Nel mese di novembre, con una cerimonia di premiazione a Johannesburg, Burger è stato proclamato Giocatore Sudafricano dell’Anno per la seconda volta, diventando il quinto Springbok a vincere il premio più di una volta.

Il 3 dicembre 2011 Schalk ha chiuso l’anno sposando Michelle de Munck, una designer di Città del Capo. La coppia ha celebrato le nozze a Welbedacht Estate.

Nel corso delle seguenti due stagioni Burger è stato costretto a lottare con infortuni e malattie che lo hanno escluso dal giro della nazionale.

Un infortunio al ginocchio lo ha costretto al riposo per tutto il 2012. Quindi, durante i preparativi per il Super Rugby del 2013, Schalk ha accusato spasmi al polpaccio sinistro durante un esercizio di corsa. Una TAC ha rivelato una cisti vicino al midollo spinale che premeva sul nervo che influenzava le prestazioni dei muscoli del polpaccio, così il ragazzo è stato sottoposto ad un intervento per drenare la cisti e alleviare la pressione sul nervo. Si è pensato al momento che Burger avrebbe perso soltanto le prime tre settimane della stagione. Tuttavia, sono seguite gravi complicazioni. Durante l’operazione, infatti, Burger ha contratto un virus che ha provocato la meningite batterica. A un certo punto, durante il periodo di isolamento, le condizioni di Burger sono diventate talmente gravi che ci sono stati veri e propri timori per la sua vita. Dopo che la sua situazione si è stabilizzata, il terza linea ha dovuto sopportare una serie di operazioni per rimuovere completamente la cisti. In totale, Schalk ha trascorso in ospedale sei settimane e altre otto ne sono servite per il pieno recupero. Burger ha ripreso gli allenamenti alla fine di luglio, ma era riluttante a fissare una data del suo definitivo ritorno.

L’incredibile Hulk è tornato in azione a fine settembre, entrando dalla panchina per gli ultimi 20 minuti della partita di Currie Cup tra il Western Province e Free State Cheetahs a Bloemfontein. Grazie anche al suo ingresso sul terreno di gioco, il club di Newlands ha vinto in rimonta 29 a 27. È stata questa la prima apparizione di Burger dopo l’incidente al ginocchio di 18 mesi prima.

Il rugby internazionale il terza linea di Port Elisabeth è tornato ad assaggiarlo il 29 novembre 2013, quando è sceso in campo per la quarta partita personale tra le fila dei Barbarians. Questa volta la sfida è stata portata al XV delle Fiji, sconfitto con il risultato di 43 a 19.

Il 24 maggio 2014, durante la vittoria per 33 a 0 degli Stormers con i Cheetas, Burger ha subito un altro infortunio al collo, fortunatamente non grave come il precedente, ma il ragazzo non è comunque riuscito a recuperare in tempo per la successiva partita contro gli Sharks a Durban.

Il 2 giugno successivo è stato annunciato che Burger aveva firmato un contratto di due anni con il club giapponese di Top League Suntory Sungoliath. Una clausola del contratto, però, prevedeva che egli sarebbe stato ancora disponibile per giocare per gli Stormers e per la nazionale, anche se non sarebbe stato presente durante la Currie Cup del 2014.

Intanto, il 14 giugno a Durban, il flanker è tornato ad indossare la casacca degli Springboks dopo oltre due anni e mezzo di assenza, agli ordini di Heyneke Meyer. Burger è entrato dalla panchina per disputare la sfida con il Galles. Quindi, ha giocato, sempre da sostituto, anche il secondo test con i Dragoni a Nelspruit una settimana dopo, e da titolare la sfida con la Scozia nella sua Port Elisabeth il 28 giugno.
Con lui in questi test è stato richiamato anche Victor Matfield, un altro atleta che non aveva più disputato gare con la nazionale dopo la Coppa del Mondo del 2011.

Schalk ha giocato da sostituto due partite del Rugby Championship (l’ex Tri Nations con l’aggiunta dell’Argentina) del 2014, con la Nuova Zelanda e con l’Australia.
Poi, a novembre, è atterrato in Europa, dove ha disputato gare contro Irlanda e Inghilterra. A Twickenham gli Sprinboks hanno vinto 31 a 28 grazie al piazzato di Pat Lambie a quattro minuti dal termine. Burger ha contribuito alla vittoria varcando la linea di meta per la tredicesima volta.

Grazie al personale successo ottenuto con ritorno in nazionale a seguito del recupero dalla meningite spinale, nel 2015 Burger ha ricevuto il Comeback of the Year Award dalla Laureus World Sports Awards (un premio ricevuto in passato anche dagli italiani Giacomo Agostini e Alberto Tomba).

Lo stesso anno, nella sfida di Super Rugby tra i suoi Stormers e gli Highlanders a Dunedin, Burger ha raggiunto quota cento caps nel campionato. Per la cronaca, la partitasi è conclusa con una sconfitta dei sudafricani con il punteggio di 21 a 39.

A luglio il ragazzo ha disputato quattro gare del Rugby Championship, sempre schierato titolare nella posizione di terza centro. Poi, è stato selezionato da Heyneke Meyer per partecipare alla Coppa del mondo in Inghilterra.

Il Sudafrica ha iniziato il suo mondiale il 19 settembre 2015 a Brixton contro il Giappone. La gara, come sappiamo, ha visto i Nipponici sconfiggere a sorpresa i più quotati rivali per 34 a 32, con una meta a tempo scaduto del neozelandese naturalizzato Karne Hesketh.
Dopo la clamorosa batosta iniziale, gli Springboks hanno aggiustato il tiro e sono riusciti a raggiungere le semifinali, dove sono stati eliminati dai futuri campioni del mondo All Blacks, nonostante un’ottima prestazione. I verdi hanno perso soltanto 18 a 20, ma si sono rifatti sconfiggendo l’Argentina 24 a 13 nella finale di consolazione, il 30 ottobre 2015 all’Olympic Stadium di Londra, raggiungendo così il terzo posto.
Schalk ha iniziato da titolare tutte le sette partite che gli Springboks hanno disputato nel torneo iridato, la maggior parte come flanker, tranne quella d’esordio con il Giappone dove è stato schierato Numero 8, e ha segnato due mete, una a Samoa e l’altra alla Scozia, portando così a quota sedici il suo bottino personale.

L’incredibile Hulk ha terminato il torneo come giocatore con il maggior numero di partite disputate ai mondiali, 20, alle spalle solo di Jason Leonard e Richie McCaw che vantano 22 presenze. Burger è stato anche inserito nel dream team della RWC 2015 nella posizione di flanker.

Respingendo ogni insistenza di continuare a giocare per gli Springboks negli anni successivi, Schalk Burger ha annunciato il suo ritiro dal rugby internazionale. A quel punto il trentaduenne ha firmato un contratto biennale con il club inglese di Aviva Premiership dei Saracens, con inizio dalla stagione 2016-17. Il sudafricano è stato acquistato per sostituire il flanker Ernst Joubert, ritiratosi nel mese di novembre, e il namibiano suo quasi omonimo Jacques Burger, che avrebbe lasciato i campioni d’Inghilterra in carica alla fine della stagione.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

 

I commenti sono chiusi.