Robert Jones: l’uomo che sussurrava agli avanti

(di Roberto Vanazzi)

Quando ho smesso di giocare la mia intenzione era quella di essere coinvolto nella formazione dei giovani, da cui ricevo un’enorme ricompensa e il più grande piacere. Non c’è niente di più bello che passare i trucchi del mestiere a coloro che hanno doti naturali, desiderio e spirito competitivo.” (Robert Jones)

Il giocatore dello Swansea Robert Jones è stato l’erede di leggendari mediani di mischia gallesi del calibro di Gareth Edwards e Terry Holmes. Al contrario di questi, però, Jones non ha mai raggiunto il successo a livello internazionale che avrebbe meritato, a causa della scarsità di talento attorno a lui. Tuttavia, in nove anni di carriera è riuscito a ottenere alcuni importanti successi, tra cui un terzo posto alla Coppa del Mondo del 1987, una Triple Crown e una serie di vittorie con i British & Irish Lions.

Atleta tenace e tatticamente intelligente, Robert possedeva tutte le competenze necessarie per essere un grande mediano di mischia, ma il suo principale punto di forza è stato il passaggio, soprattutto lo spettacolare reverse pass, con il quale ha tratto in inganno molte difese avversarie, definito dagli esperti come il migliore al mondo. Inoltre, l’accuratezza dei suoi calci dalla base della mischia è stata una potente arma, utilizzata nel modo migliore dal Galles e anche dai British Lions nel loro tour in Australia. Purtroppo, dal momento in cui il pack gallese è diventato sempre meno dominante sul finire degli anni Ottanta, l’intera portata delle capacità di Robert non è stata sempre evidente e spesso in campo il giocatore è sembrato una figura un po’ abbandonata a se stessa.

Robert Jones

Robert Jones

Robert Nicholas Jones è nato il 10 novembre 1965 a Trebanos, nella Swansea Valley, e ha studiato presso la Cwmtawe Comprehansive School. La sua carriera nel pianeta di ovalia ha avuto inizio piuttosto presto. Nel 1983, ancora studente, è entrato a far parte dello Swansea RFC e poi, a soli 20 anni ha debuttato in nazionale a Twickenham contro l’Inghilterra, il 18 gennaio 1986. Il match è stato perso 18 a 21, ma in seguito Robert ha goduto di un lungo periodo di successi contro lo storico nemico, uscendo vincitore in tutti gli incontri fino al 1990.

Il Cinque Nazioni del 1986  si è dimostrata mediocre per i gallesi, con 2 vittorie e 2 sconfitte, ma essi si sono consolati negando la Triple Crown alla Scozia, grazie al 22 a 15 realizzato a Cardiff.

In seguito, Robert ha fatto parte del XV gallese che ha partecipato al tour delle Isole del Pacifico, come preparazione per la Coppa del Mondo dell’anno successivo, vincendo con Fiji, Tonga e Western Samoa.

Le prospettive gallesi per la Coppa del Mondo del 1987 sembravano di scarsa portata, visto l’andamento non proprio idilliaco del Cinque Nazioni dello stesso anno, durante il quale la squadra in rosso ha realizzato una sola vittoria (19 a 12 contro l’Inghilterra a Cardiff). Nonostante questo, però, al mondiale il Galles si è comportato bene, conseguendo tre vittorie su tre nella prima fase, contro Tonga, Canada e Irlanda, che gli hanno consentito di passare agilmente ai quarti di finale. Ad attenderli c’era l’Inghilterra, ma la gara è stata lo spot di un rugby povero. Entrambe le compagini, infatti, hanno giocato male e uno dei pochi sprazzi di luce è stata la prima meta internazionale di Robert. Alla fine il Galles ha vinto 16 a 3 ed è approdato alle semifinali. Qui, però, a causa dei numerosi infortuni, il coach Tony Gray non è stato in grado di mettere in campo un XV solido per affrontare i fortissimi All Blacks. Il 49 a 6 finale in favore dei padroni di casa la dice lunga sull’andamento dell’incontro. Il drago celtico, però, ha rialzato la testa e con una grande prestazione ha sconfitto 22 a 21 l’Australia nella finale per il terzo posto, regalando ai suoi tifosi la speranza che un ritorno ai giorni di gloria fosse dietro l’angolo.

Nel 1988, tanto per dimostrare che la medaglia di bronzo conquistata al mondiale non era stato solo un colpo di fortuna, il Galles ha vinto la sua prima Triple Crown dal 1979. Il display più impressionante è stato probabilmente l’11 a 3 rifilato all’Inghilterra a Twickenham, una partita dominata dal mediano d’apertura Jonathan Davies, allora al culmine del suo potere. Jones e Davies in quel periodo formavano una mediana di notevole caratura tecnica. Una delle mete più memorabili del torneo è stata segnata nella partita contro la Scozia, quando Jones ha fornito a Davies l’ovale tramite un reverse pass molto lungo. L’apertura ha raccolto e con un up and under ha battuto in velocità il suo marcatore, sino ad arrivare oltre la linea bianca. Più avanti, nella stessa gara, il mediano di mischia ha inviato alla sua apertura due passaggi di alta qualità sotto pressione, che hanno permesso a quest’ultimo di realizzare due drop. Il Galles ha vinto 25 a 20.
Ad infrangere i sogni di Grande Slam dei Dragoni ci ha pensato la Francia di Jacques Fouroux, che all’ultima giornata è andata a vincere all’Arms Park di Cardiff di un solo punto; un 10 a 9 che ha fatto si che Galletti e Dragoni condividessero il primo posto del torneo.

Purtroppo, il tour estivo in Nuova Zelanda ha riservato una brutta sorpresa alla nazionale gallese, la quale ha perso entrambi i match con scarti considerevoli (3 a 52 e 9 a 54). Con il morale ridotto ai minimi termini, la squadra si è poi ulteriormente indebolita a causa delle defezioni di Paul Moriarty e Jonathan Davies, lusingati dalle sirene del rugby a XIII.

L’assenza di questi giocatori si è resa evidente durante il Cinque Nazioni del 1989, dove un Galles povero d’idee ha avuto come unica consolazione quella di negare all’Inghilterra la prima vittoria nel torneo dal 1980, sconfiggendola 12 a 9 a Cardiff.

Più tardi, nel corso dell’anno, Robert ha beneficiato di uno dei momenti migliori della sua carriera, giocando nel XV dei British & irish Lions che ha conquistato la serie in Australia. Dopo avere perso il primo test 12 a 30, per il secondo il coach Ian McGeechan ha accoppiato Robert in mediana con Rob Andrew. I due hanno combinato superbamente e i britannici hanno vinto 19 a 12, grazie alle mete di Gavin Hastings e Jeremy Guscott, con i calci di alleggerimento di Jones che hanno spesso tenuto i leoni fuori dai guai e impedito agli australiani di conquistare terreno. Il mediano di mischia è stato anche coinvolto in un incidente sgradevole con il pari ruolo Nick Farr-Jones nelle prime fasi del match, accendendo le fiamme che hanno scatenato la famigerata “battaglia di Ballymore”. L’australiano, dopo avere introdotto l’ovale nella mischia, ha dato una spinta a Jones, il quale ha reagito con un paio di pugni. Sembrava che i giocatori aspettassero solo quello. Tutti si sono messi a darsele di santa ragione, come in un saloon del vecchio west, con sugli scudi il flanker Mike Teague e i tre poliziotti Wade Dooley, Dean Richards e Paul Ackford. Questo e altri tafferugli che sono seguiti, hanno portato ad accuse da parte dei media di casa che i Lions non erano altro che una squadra di picchiatori. Che in quella serie i rossi siano stati eccessivamente fisici non ci sono dubbi, ma gli australiani avevano poco da criticare, dato il trattamento da essi riservato ai britannici negli anni passati. Il terzo, tesissimo test match è stato vinto dai rossi per 19 a 18 e la serie è stata vinta 2 a 1. Robert Jones è tornato a casa in veste di eroe, ma le cose dovevano andare di male in peggio per la nazionale gallese.

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Nel Cinque Nazioni del 1990 il Galles ha perso tutte e quattro le partite per la prima volta nella sua storia, compreso un pesante 6 a 34 subito a Twickenham dagli odiati cugini.

Tuttavia, se il 1990 è stato un anno deludente, il 1991 ha visto il punto più basso nella storia del rugby gallese. Dopo un altro pessimo Cinque Nazioni (tre sconfitte e un pareggio) e un tour disastroso in Australia (al quale Robert non ha partecipato), la Coppa del Mondo in Inghilterra ha portato l’ignominia totale. Inserita nel gruppo con Argentina, Australia e Western Samoa, la squadra guidata da Alan Davies avrebbe dovuto raggiungere facilmente almeno i quarti di finale. Invece, il match d’apertura con Western Samoa ha visto gli uomini del Pacifico vincere per 16 a 3, un risultato che praticamente ha messo la parola fine al torneo del Galles. I rossi sono riusciti a battere l’Argentina 16 a 7 nella seconda sfida, ma nulla hanno potuto contro i fortissimi australiani, che con un pesante 38 a 3 li hanno esclusi dal passaggio del turno. Oltre all’umiliazione del fallimento, si era verificato anche il fatto che il Galles non sarebbe stato incluso tra le squadre partecipanti di diritto al successivo mondiale del 1995 e avrebbe dovuto giocarsi la qualificazione.

Il 4 novembre 1992 Robert Jones ha avuto la soddisfazione di sconfiggere 21a 6 i campioni del mondo dell’Australia con il suo Swansea. I Wallabies avevano battuto l’Irlanda solo quattro giorni prima e, in seguito, avrebbero asfaltato il Galles, con Jones in campo, per 23 a 6.

Il 1993 ha visto Jones partire ancora in tour con i British Lions, destinazione Nuova Zelanda, dove però non ha disputato alcun test match, in quanto chiuso dall’inglese Dewi Morris.

L’anno seguente il mediano di mischia ha giocato per Western Province, in Sudafrica, durante la Currie Cup, formando una formidabile coppia con la memorabile apertura Springbok Joel Stransky.

Sul fronte europeo, invece, proprio nel 1994 si è visto qualche segno di miglioramento, con il Galles che ha vinto il Cinque Nazioni per differenza punti con l’Inghilterra (è stato il primo titolo ad essere assegnato considerando la differenza dei punti segnati per le squadre arrivate a pari merito). Robert, però, ha giocato solo una piccola parte del torneo. Il suo posto, infatti, era stato preso dal combattivo, anche se meno dotato tecnicamente, Rupert Moon, fatto questo che ha creato non poche polemiche. L’unica apparizione di Jones in quel campionato è un’entrata dalla panchina per sostituire Moon nel 17 a 15 con cui il Galles ha sconfitto l’Irlanda a Dublino.

Il numero 9 ha giocato titolare nel corso dell’anno contro il Portogallo a Lisbona, una gara valida per le qualificazioni alla Coppa del Mondo del 1995. I rossi hanno vinto con un esorbitante 102 a 11 e Jones ha marcato due mete.

La stagione 1995 è stata l’ultima di Robert a livello internazionale e, anche se non è stato in grado di spingere la sua squadra verso un altro titolo, ha comunque segnato la sua quarta meta internazionale, contro la Scozia a Murrayfield.

La Coppa del Mondo in Sudafrica, però, ha portato di nuovo mal di cuore al Galles, che per la seconda volta consecutiva non è riuscito a qualificarsi ai quarti di finale, colpa delle sconfitte contro Nuova Zelanda e Irlanda. La gara contro il XV del Trifoglio a Johannesburg è stata l’ultima apparizione di Robert Jones con la maglia della nazionale.

robert-jonesRobert ha continuato a giocare per il suo Swansea, squadra della quale era stato capitano dal 1989 al 1991, quindi ha fatto un paio di stagioni a Bristol, dal 1997 al 1999, per finire a Cardiff prima di appendere definitivamente le scarpe al chiodo nel 2001. Il suo elegante stile di gioco gli è valso anche numerosi inviti da parte dei Barbarians.

Il 10 giugno 1999 Robert e suo fratello Rhodri, anch’egli mediano di mischia con alcuni caps in nazionale, sono stati coinvolti in un grave incidente stradale nel quale ha perso la vita un agente di polizia. Robert ha subito lesioni al braccio e al torace quando il taxi su cui stava viaggiando è entrato in collisione con una vettura della polizia. Suo fratello, invece, ha avuto un braccio rotto e ferite alle gambe. Sul taxi viaggiavano anche la moglie di Robert e la fidanzata di Rhodri, anch’esse uscite dall’incidente con alcune lesioni.

Dopo il ritiro Jones ha lavorato per la BBC in qualità di commentatore di rugby, ed è stato assistente allenatore al Llanelli Scarlets.

 

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