Richard Hill: the Silent Assassin

(di Roberto Vanazzi)

Posso permettermi di lasciare fuori Back e Dallaglio, ma non lascerò mai fuori Richard Hill nei miei XV di partenza. Lui gioca bene con le maglie 6, 7 e 8; tre posizioni in cui la concorrenza è molto forte.” (Clive Woodward)

Ci sono stati davvero pochi giocatori nel gioco moderno più rispettati rispetto al flanker dei Saracens Richard Hill. Grosso e potente, Hill ha giocato 288 volte per il suo club, col quale ha trascorso tutta la sua attività agonistica, e si è guadagnato 71 caps con l’Inghilterra, dove ha fatto parte del favoloso trio di terze linee, con Neil Back e Lawrence Dallaglio, che ha conquistato la Coppa del Mondo del 2003. Richard ha anche disputato cinque test match per i British & Irish Lions in tre differenti tour.

Giocatore versatile, Hill poteva sistemarsi tanto Numero 8 quanto sull’ala della terza linea, aperta o chiusa che fosse. La conquista delle palle perse, i placcaggi e il caratteristico moto perpetuo hanno fatto di lui il tipo di persona che tutti vorrebbero avere sempre nella loro squadra. Il suo lavoro silenzioso attorno ai raggruppamenti gli è valso il soprannome di The Silent Assassin.

Richard Hill

Richard Hill

Richard Anthony Hill è nato il 23 maggio 1973 a Dormansland, nel Surrey, e ha frequentato la Bishop Wordsworth’s Grammar School, una scuola anglicana di Salisbury. Si tratta soltanto di una coincidenza che il suo omonimo Richard Hill, mediano di mischia della nazionale poi allenatore del Bristol, fosse anch’egli iscritto nel medesimo istituto una decina di anni prima.

A scuola Richard ha scoperto il rugby e ha giocato nelle giovanili del Salysbury Rugby Club fino a che non ha terminato l’istruzione secondaria. Nel 1991 il ragazzo ha disputato con la sua squadra la finale della School Cup, tenutasi a Twickenham contro il XV di Stratford-upon-Avon. Nonostante la sconfitta per 3 a 4, il giovane ha messo in atto una prestazione molto buona che è stata notata da Elwyn Price, il talent scout che era alla ricerca di giovani promettenti per conto del Bristol Rugby Club. Il diciottenne Hill aveva l’età giusta per giocare con un club di alto livello e, data la vicinanza geografica di Salisbury con le due città di Bath e Bristol, era logico che avrebbe scelto una di queste due. Ma, al momento, il rugby era ancora a livello dilettantistico e nella scelta della squadra Richard doveva anche prendere in considerazione gli studi. Bristol e Bath non offrivano un corso universitario che lo soddisfaceva, così si è iscritto presso il West London of Higher Education di Londra e, nel 1993, è rimasto coinvolto con i Saracens. Durante i suoi studi, il ragazzo ha condiviso l’alloggio per studenti con Andy Lee, estremo del club rosso-nero.

Hill si è laureato in Scienza dello Sport e Geografia nel 1995. Il 16 luglio 2002 la Brunel University di Uxbridge gli avrebbe conferito il grado onorario di Master of the University.

A seguito della difficile stagione 1992-93 e di una ristrutturazione della Premiership che ha visto il numero di club ridotto da tredici a dieci, i Saracens sono retrocessi in seconda divisione. La sua terza linea titolare ha lascia il club per continuare a giocare al più alto livello e Hill ha preso al volo l’opportunità. Pur essendo di formazione terza centro, il ragazzo di Dormansland si è adattato a giocare flanker in quanto la maglia numero 8 era già occupata da Tony Diprose.
Dopo due anni di purgatorio, nel 1995 il club di Londra ha vinto il campionato di seconda divisione ed è risalito di nuovo in élite. A novembre dello steso anno la squadra ha guadagnato l’appoggio finanziario del milionario Nigel Wray e questo gli ha permesso di reclutare artisti del calibro di Michael Lynagh, Philippe Sella, François Pienaar e Kyran Bracken. Nonostante questo, però, la prima stagione in Courage League è stata difficile e i Sarries si sono classificati penultimi con cinque vittorie e tredici sconfitte.

Intanto, il 15 aprile 1995 Richard ha disputato una partita con i Barbarians contro il Cardiff. Il club ad inviti ha vinto per 75 a 33 e il terza linea ha partecipato alla scorpacciata di mete valicando a sua volta la linea proibita.

Hill ha fatto il suo debutto in nazionale durante il Cinque Nazioni del 1997, contro la Scozia a Twickenham, schierato da Jack Rowell nel ruolo di openside flanker.  L’Inghilterra ha vinto la gara 41 a 13, superando quattro volte la linea bianca con Will Carling, il capitano Phil de Glanville, Andy Gomarsall e con una meta tecnica. Poi ha trionfato anche a Dublino, infliggendo ai verdi la loro peggiore sconfitta nella storia del torneo, un 46 a 6 che ha visto anche la prima meta internazionale di Richard.
Purtroppo per loro, gli uomini in bianco sono stati sconfitti in casa la terza giornata con il punteggio di 20 a 23 per mano della Francia, dopo che a venti minuti dal termine erano ancora in vantaggio 20 a 6; un risultato che, a conti fatti, è costato il titolo con tanto di Grande Slam. All’ultima giornata, infatti, i bianchi sono andati a vincere a Cardiff per 34 a 13, con Hill che ha varcato ancora la linea proibita, conquistando in quel modo almeno la Triple Crown.

Un paio di mesi più tardi il terza linea di Dormansland è stato selezionato dal duo scozzese Ian McGeechan e Jim Telfer per recarsi in Sudafrica con i British & Irish Lions. È stato questo il primo tour dei Leoni nell’era del professionismo, nonché il ritorno nel Paese Arcobaleno dopo diciassette anni, grazie alla fine dell’apartheid e del conseguente embargo internazionale.
I rossi hanno disputato tredici incontri, tra cui tre test match. Di questi, Hill ne ha giocati due, oltre a tre gare non ufficiali, formando una back row tutta inglese assieme a Tim Rodber e Lawrence Dallaglio,
Il primo è andato in scena il 21 giugno al Newlands Stadium di Cape Town ed è terminato con il punteggio di 25 a 16 per i britannici, grazie a due mete negli ultimi sette minuti di Matt Dawson e Alan Tait, quando gli Springboks stavano vincendo per 16 a 15.
Il flanker è stato schierato in campo anche una settimana più tardi per il secondo incontro che si è tenuto a Durban. I sudafricani quel giorno hanno realizzato tre mete, i britannici neppure una, ma sono stati ancora loro a condurre in porto la vittoria per 18 a 15, grazie a cinque penalties calciati tra i pali da Neil Jenkins e al drop a tre minuti dal termine realizzato da Jeremy Guscott, quando ormai tutti pensavano al pareggio.
Per il terzo match Hill è rimasto a riposo e ha ceduto il ruolo a Neil Back. I Lions, affaticati e con la serie già conquistata, hanno concesso l’onore delle armi ai padroni di casa perdendo 16 a 35.

Il 12 luglio seguente Richard e gli altri inglesi dei Lions, anziché tornare in patria con il resto della comitiva hanno raggiunto la propria nazionale a Sydney, dove si è disputata una sfida tra Inghilterra e Wallabies. Gli uomini di Jack Rowell arrivavano a loro volta dall’Argentina e alla fine il peso della stanchezza e del jet lag si è fatto sentire, tanto che i padroni di casa sin sono imposti per 25 a 6. È stata questa l’ultima partita del coach di Gosforth sulla panchina della Rosa.

In autunno Hill è sceso in campo per affrontare una dopo l’altra le tre superpotenze dell’emisfero sud. L’Inghilterra, ora affidata a Clive Woodward, ha prima imposto il pareggio alla stessa Australia a Twickenham, un 15 a 15 nato grazie ad una prestazione magistrale del pacchetto di mischia e ad un grande Mike Catt, autore di cinque piazzati.
Nella sfida seguente sono stati affrontati gli All Blacks all’Old Trafford di Manchester, con i neri che, pur soffrendo, hanno vinto 25 a 8.
In seguito, i sudditi di Sua Maestà sono tornati a Londra per ingaggiare battaglia con gli Springboks. I campioni del mondo hanno vinto con il punteggio di 29 a 11 e si sono avviati a conquistare il Grande Slam contro le union britanniche.
Infine, il 6 dicembre, ancora Twickenham e ancora gli All Blacks. Stavolta gli uomini di Woodward hanno sputato sangue e sono riusciti a cogliere un clamoroso pareggio 26 a 26, con tre mete marcate, tra cui una di Richard Hill.

Sotto il comando del nuovo allenatore, il terza linea dei Sarries era stato schierato inizialmente come openside flanker, per poi essere spostato a blindside per ospitare Neil Back, atleta che era stato polemicamente sempre ignorato da Rowlands, mentre Lawrence Dallaglio si è trasferito da blindside a Numero 8. La nuova combinazione ha funzionato e ha permesso all’Inghilterra di fregiarsi di una delle migliori terze linee di tutti i tempi. Le prodezze in attacco di Dallaglio erano perfettamente bilanciate dal potere e dalla protezione di Hill.

Il XV della Rosa ha iniziato il Cinque Nazioni 1998 con una sconfitta a Parigi per 17 a 24. La seconda giornata, invece, è stato un tripudio di punti e mete con il Galles. La sfida è finita 60 a 26 e la linea proibita è stata violata ben 8 volte. Quel giorno Hill è stato sostituito al 56° minuto dal suo compagno dei Saracens Tony Diprose.
A quel punto, però, Richard ha subito un infortunio alla schiena. Dopo il quarto di finale della Tetley’s Bitter Cup (la Coppa Anglo-Gallese) contro il Richmond, il flanker ha sentito un forte dolore alla schiena che lo ha costretto a sdraiarsi sul pullman durante il ritorno a Londra. I medici hanno diagnosticato un all’ernia del disco che ha richiesto un intervento chirurgico. Pe questo motivo Hill non è stato disponibile per i successivi sei mesi e ha mancato il resto del torneo, i tour estivi, e anche la vittoria dei Saracens in finale della Tetley’s Bitter Cup contro i Wasps.

Il flanker è rientrato in campo nella successiva stagione: con il suo club nella partita contro Northampton Saints, mentre in nazionale a novembre, entrando dalla panchina prima in una sfida con l’Olanda e poi con l’Italia, due match tenutisi in quel di Huddersfield validi per la qualificazione ai mondiali del 1999.

Hill ha iniziato il Cinque Nazioni del 1999 conquistando la Calcutta Cup sull’erba di Twickenham, dove Woodward lo ha schierato con la maglia numero 8. Tornato Dallaglio, e lui tornato nel suo ruolo abituale, il ragazzo di Dormansland ha aiutato i suoi a vincere anche a Dublino per 27 a 15.
Nella terza giornata Jonny Wilkinson ha dato avvio al suo regno realizzando sette penalties contro la Francia, segnando così l’intero score dell’Inghilterra che si è imposta con il risultato di 21 a 10.
A quel punto tutti in Inghilterra si aspettavano di festeggiare con i propri ragazzi il Grande Slam, ma il torneo ha avuto un finale inatteso. I bianchi sono incappati a sorpresa in una sconfitta per 31 a 32 con il Galles a Wembley, dove Hill ha realizzato una meta, mentre la Scozia, ancora più a sorpresa, ha vinto a Saint-Denis. Le due squadre sono arrivate a pari merito, ma gli Highlanders si sono aggiudicati per un solo punto in più il titolo del Cinque Nazioni prima dell’arrivo dell’Italia.

Il terza linea ha realizzato un’altra meta il 21 agosto nell’amichevole con gli Stati Uniti a Twickenham. Poi, a ottobre, ha preso parte alla Coppa del Mondo, dove ha giocato tutti i cinque incontri in cui è stata impegnata la nazionale inglese.

Il XV della Rosa ha aperto il suo torneo il 2 ottobre asfaltando l’Italia 67 a 7, con otto mete, tra cui una di Hill, e cinque piazzati di Jonny Wilkinson. Una settimana più tardi, però, non è andata così bene per gli uomini allenati da Clive Woodward, che sono usciti da Twickenham battuti dagli All Blacks per 16 a 30. L’ultima sfida del girone ha visto i bianchi proporre una grande prova di forza contro Tonga: 101 a 3 il risultato, grazie a tredici mete e ai punti al piede di Paul Grayson. Richard è andato oltre la linea per la settima volta nella sua carriera internazionale.
Gli inglesi hanno poi sconfitto 45 a 24 le Fiji nello spareggio tra le seconde classificate per accedere ai quarti contro gli Springboks, dove si sono trovati di fronte un Jannie De Beer ispirato da Dio che ha centrato i pali con un record di cinque drop e ha escluso i padroni di casa dalla semifinale.

Neil Back, Lawrence dallaglio e Richard Hill

Neil Back, Lawrence dallaglio e Richard Hill

L’Inghilterra si è consolata l’anno successivo conquistando il primo titolo del neonato Sei Nazioni, mancando di un soffio il Grande Slam a causa della sconfitta patita l’ultima giornata a Murrayfield. Dal canto suo The Silente Assassin ha varcato di nuovo la linea bianca nella sfida di Londra contro il Galles.

Sul fronte interno, in quella stagione i Saracens sono arrivati quarti in campionato a tredici punti dai Leicester Tigers, che hanno mantenuto il titolo. In Coppa Europa il club londinese è giunto secondo nel proprio girone alle spalle del Munster e non è riuscito a qualificarsi per i quarti di finale. Durante il torneo Hill ha segnato tre mete, tra cui una doppietta nel doppio confronto con i gallesi del Pontypridd.

In estate la nazionale inglese è partita alla volta del Sudafrica, dove ha affrontato gli Springboks in un paio di sfide; sconfitta a Pretoria e vittoria a Bloemfontein, una gara quest’ultima terminata 27 a 22 in cui tutti i punti per i bianchi sono stati realizzati da Wilkinson.
Nei test autunnali, invece, a piegarsi al potere degli inglesi sono state l’Australia e l’Argentina, entrambe ospitate a Twickenham. I Wallabies sono usciti sconfitti per 22 a 19. Con i Pumas, invece, la partita è terminata con un netto 19 a 0, dopo che la squadra albi-celeste aveva minacciato di non scendere in campo per protestare contro i premi non pagati dalla loro federazione.

Il 2001 ha visto nuovamente l’Inghilterra vincere il Sei Nazioni. Arrivato a pari merito con l’Irlanda, il team di Woodward ha trionfato grazie ad una migliore differenza punti. Proprio a Dublino il XV della Rosa, con Hill schierato terza centro al posto di Lawrence Dallaglio, ha perso la sua unica gara del torneo. Questa sfida, così come altre, è stata posticipata ad autunno a causa di un’epidemia di afta epizootica nelle isole britanniche. Nell’arco del torneo l’atleta dei Saracens ha realizzato una meta alla Scozia ed un’altra alla Francia.

In estate The Silent Assassin è stato convocato da Graham Henry per partecipare al tour dei British & Irish Lions in Australia, dove ha disputato due dei tre test match. Il flanker era in campo nel primo incontro a Brisbane, con gli uomini capitanati da Martin Johnson che hanno trionfato con il punteggio di 29 a 13, e poi nel secondo, giocato sull’erba del Colonial Stadium di Melbourne, che ha visto i Wallabies pareggiare i conti vincendo 35 a 14. A quel punto, a causa di un infortunio, Hill è stato lasciato a riposo per il match decisivo, con i rossi che hanno perso 23 a 29. Oltre ai due test match, il flanker dei Saracens ha giocato anche tre incontri infrasettimanali, realizzando una meta al Queensland.

A novembre il XV della Rosa ha asfaltato gli Springboks a Twickenham per 29 a 9.

Nel 2002 il Sei Nazioni è stato vinto dalla Francia, mentre gli uomini in bianco si sono consolati con la Triple Crown. Hill ha disputato tutti gli incontri del torneo, tra cui un paio con la maglia numero 8.

A causa di un infortunio, il terza linea dei Saracens non ha preso parte al tour estivo in Argentina (mancavano anche Dallaglio e Back) ma ha disputato i test autunnali contro All Blacks, Wallabies e Springboks, quando i bianchi hanno conquistato il loro Grande Slam sconfiggendoli tutti e tre.
I primi a cadere sono stati i neozelandesi. Nonostante avessero segnato quattro mete, tra cui le ultime due in carriera di Jonah Lomu, i neri si sono schiantati contro un impressionante Jonny Wilkinson, autore di una meta, due trasformazioni, tre penalties e un drop. Il risultati finale è stato di 31 a 28.
Una settimana più tardi, con Hill schierato terza centro, è stata l’Australia ad uscire sconfitta dal tempio del rugby londinese. A fine gara un solo punto ha diviso le due squadre, 32 a 31.
Infine, è arrivata anche la vittoria sugli Springboks, sconfitti con un pesante 53 a 3: una sfida, questa, in cui si è registrata la dodicesima meta in carriera dell’Assassino Silenzioso.

La forma strepitosa dei sudditi dei Windsor è proseguita anche nel 2003: l’Anno Domini del rugby inglese.

La stagione è iniziata per Hill con la convocazione per partecipare al Sei Nazioni. Nel match di apertura, il 15 febbraio, l’Inghilterra ha sconfitto la Francia 25 a 17, con venti punti arrivati dal piede di Jonny Wilkinson e una meta di Jason Robinson. La terza linea era formata dai flanker Lewis Moody e Neil Back, con Richard Hill al centro, ma Moody è rimasto infortunato e nella successiva partita Lawrence Dallaglio è stato scelto per sostituirlo, schierato Numero 8, con Hill che è slittato all’ala. La squadra inglese ha poi vinto agilmente contro il Galles e gli Azzurri, prima di affrontare la Scozia a Twikenham. Martin Johnson, Richard Hill e Steve Thompson hanno lottato come gladiatori per indebolire il pacchetto di avanti scozzese e permettere al XV dl la Rosa di conquistare la Calcutta Cup con il punteggio di 40 a 9. Nel frattempo, l’Irlanda ha vinto anch’essa tutte le sue partite, così l’incontro tra le due squadre a Lansdowne Road è risultata essere praticamente una finale. La squadra di Woodward ha asfaltato i rivali per 42 a 6 e ha vinto il torneo realizzando il Grande Slam, il primo del terza linea dei Saracens; l’unico della sua carriera.

In estate la nazionale di Clive Woodward si è recata in visita in Nuova Zelanda e Australia. Il primo incontro della serie è stato disputato contro i New Zealand Maori, squadra che schierava cinque All Blacks. I britannici hanno vinto 23 a 9, grazie alle marcature di Simon Shaw e Dan Luger e a tredici punti al piede di Paul Grayson.
Il 14 giugno, sotto il diluvio di Wellington, è andato in scena il primo test match con la Nuova Zelanda, compagine pronta a vendicare la débâcle dell’autunno precedente. Nel primo tempo le due squadre hanno pareggiato i conti con due piazzati a testa, di Jonny Wilkinson da una parte e Carlos Spencer dall’altra. Nella ripresa ancora Wilko, con due penalties e un drop, ha spinto avanti i suoi sul 15 a 6, prima che la meta di Doug Howlett, trasformata da Spencer, riportasse gli All Blacks a distanza di due lunghezze. La fisicità degli inglesi, però, ha avuto la meglio sugli avversari e il risultato è rimasto di 15 a 13 sino al fischio finale.
Una settimana più tardi a Melbourne gli scatenati europei hanno ripetuto l’impresa anche con i Wallabies. Due mete, di Will Greenwood e Mike Tindall, contro un solo piazzato di Joe Roff, ha fatto sì che gli ospiti andassero a riposare in vantaggio 12 a 3. Nella ripresa l’Inghilterra ha superato di nuovo la linea bianca con Ben Cohen, una marcatura che ha tagliato le gambe agli avversari. L’Australia è andata oltre soltanto a due minuti dal termine grazie a Wendell Sailor, ma ormai era inutile. I bianchi arrivati dal nord hanno vinto 25 a 14, facendo registrare in quel modo la loro prima vittoria in assoluto nella terra dei canguri.

Ai primi di settembre l’Inghilterra ha disputato contro la Francia una partita di preparazione finale prima della Coppa del Mondo. Hill e compagni hanno stravinto per 45 a 14, dimostrando di essere pronti.

A ottobre, proprio in Australia si è disputata la Coppa del Mondo, ma poco prima di partire Il nativo di Dormansland si è infortunato al bicipite femorale. A quel punto Woodward è stato costretto ad una dura decisione. Nel suo schema di gioco il flanker dei Saracens era una pedina essenziale, ma doveva capire se in quelle condizioni gli sarebbe stato utile. L’allenatore dell’Inghilterra ha deciso di prendersi un rischio e ha portato ugualmente Richard in Australia.
Hill ha giocato la partita d’esordio con la Georgia, ma la sfortuna sembrava accanirglisi contro, perché il ragazzo ha subito un infortunio al tendine rotuleo. Le radiografie al ginocchio hanno inizialmente evidenziato prospettive tristi, ma il terza linea è stato aiutato dai fisioterapisti. Così, dopo avere mancato le altre partite della prima fase e anche il quarto di finale (al suo posto ha giocato Kyran Bracken) Richard è stato schierato nella line-up di partenza per la semifinale contro la Francia. Il suo ritorno ha dato una grande scossa al XV della Rosa che ha guardato con minor preoccupazione la minaccia delle terze linee francesi. Sotto il diluvio, Wilko ha realizzato l’intero score per i suoi, con cinque piazzati e tre drop, per un totale di 24 punti, contro i 15 dei Galletti. A questo punto, per la seconda volta nella sua gloriosa storia, l’Inghilterra si è trovata a giocarsi la finale di una Coppa del Mondo e, come nel 1991, di fronte c’erano i Wallabies.

Il 22 novembre, al Telstra Stadium di Sydney è andato in scena un incontro combattuto e durissimo, che si è trascinato sino ai tempi supplementari in perfetta parità. Gli 80 minuti regolamentari sono terminati 14 a 14 grazie alle mete di Lote Tuqiri e Jason Robinson e a due calci a testa di Elton Flatley e Jonny Wilkinson. Nell’extra time i cecchini hanno realizzato ancora un piazzato ciascuno, con il tabellone a segnalare 17 a 17. Mentre il cronometro registrava 99 minuti e 34 secondi di gioco, a poco meno di 30 secondi dalla lotteria dei calci, dopo un imponente lavoro degli avanti inglesi il numero 10 inglese ha raccolto la palla a circa 30 metri dai pali avversari e ha sparato un drop perfetto con il piede destro. La palla ha centrato l’acca e l’Inghilterra, con quel 20 a 17, è diventata la prima e finora unica squadra dell’Emisfero Nord a conquistare il Webb Ellis Trophy. La terza linea formata da Richard Hill, che è stato sostituito al 93° minuto da Lewis Moody, Lawrence Dallaglio e Neil Back è stata fondamentale per la riuscita dell’epica impresa.

Tornata in patria in patria, la squadra inglese ha sfilato per le vie di Londra tra ali di una folla entusiasta. È stato un tripudio di bandiere, sciarpe, magliette, con l’ininterrotto sottofondo di Sweet Low, Sweet Chariot, l’inno della nazionale inglese di rugby. I giocatori, sistemati su tre autobus a due piani, hanno attraversato la città partendo da Marble Arch per arrivare lentamente a Trafalgar Square. Non molto tempo dopo la regina Elisabetta li ha insigniti dell’Ordine dell’Impero Britannico.

Dopo la vittoria in Coppa del Mondo, Richard Hill ha ripreso l’attività nel campionato inglese con due mesi di ritardo. Ha giocato la sua prima partita della stagione nel mese di novembre contro i Rotherham Titans, realizzando una meta. Poi, il flanker ha proseguito con la partita di ritorno del primo turno di coppa contro la Rugby Roma, dove ha oltrepassato la linea proibita due volte in un match totalmente dominato dagli inglesi.
Richard ha in seguito disputato una partita con l’Inghilterra contro i New Zealand Barbarians, nel quadro della celebrazione della loro vittoria in Coppa del Mondo, fratturandosi il setto nasale in uno scontro di gioco con Troy Flavell. Questo incidente lo ha tenuto in convalescenza per sei settimane.

Con il ritiro di Neil Back dopo il mondiale Richard è tornato a schierarsi nel ruolo di openside flanker. Nel 2004, però, una squadra ormai alla fine di un ciclo ha disputato un brutto Sei Nazioni, subendo due sconfitte per mano di Irlanda e Francia.

A giugno l’Inghilterra ha intrapreso un tour nell’Emisfero Sud, dove è scesa in campo due volte con la Nuova Zelanda e una con l’Australia. Tutti e tre i test match sono sfociati in sconfitte, con sole due mete marcate, entrambe nella sfida contro gli Aussies, tra le quali la numero dodici in carriera di Richard Hill. Come unica scusante, c‘è da dire che al XV della Rosa mancavano tre eroi del mondiale quali Jonny Wilkinson, Phil Vickery e Jason Robinson, oltre ai ritirati Back, Martin Johnson e Jason Leonard.

Hill ha proseguito la sua avventura a livello di club, ma nell’ottobre del 2004, in una partita di Premiership contro i London Irish, è rimasto ferito al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e ha subito un intervento chirurgico tre giorni più tardi. Richard è rimasto lontano dai campi per i seguenti sette mesi, quando è stato chiamato dal suo mentore Clive Woodward, un po’ a sorpresa, per il tour dei British & Irish Lions del 2005 in Nuova Zelanda.

Il 4 giugno The Silent Assassin è sceso in campo nella prima sfida del tour per affrontare Bay of Plenty e una settimana più tardi ha giocato contro i New Zealand Maori ad Hamilton. A quel punto il ragazzo è stato inserito nel XV di partenza per la prima prova contro gli All Blacks, il 25 giugno 2005 a Christchurch, ma ha subito un’altra distorsione al ginocchio sinistro dopo diciotto minuti della ripresa e ha dovuto lasciare il gruppo. Al suo ritorno in Inghilterra Richard è stato operato al legamento crociato anteriore ed è rimasto assente l’intera stagione 2005-2006. Tra l’altro, a causa di un’infezione, è stato costretto a posticipare il momento del rientro.

Hill è tornato a calcare l’erba di gioco nuovamente in campo con i Saracens il 1 dicembre 2006, durante la partita di Coppa Anglo-Gallese contro i London Wasps. Il suo ritorno è risultato vantaggioso per la squadra, che ha vinto il match 26 a 15 grazie anche ad una meta del suo terza linea. Quell’anno i londinesi hanno raggiunto le semifinali sia in Europa che in Premiership.

Nel 2007 il flanker di Dormansland è sceso in campo per gli England Saxons, la Nazionale A inglese.

A gennaio del 2008 Richard ha annunciato che si sarebbe ritirato dal rugby al termine della stagione di Guinness Premiership a causa dei problemi al solito ginocchio. Tuttavia, nell’aprile 2008, la performance che gli è valsa il titolo di Man of the Match nella vittoria dei quarti di Heineken Cup sugli Ospreys ha confermato la sua continua capacità di giocare al più alto livello. La squadra ha poi perso per soli due punti in semifinale contro il Munster, futuro vincitore della coppa.

In data 11 Maggio 2008 Richard ha disputato la sua ultima partita per Saracens; una vittoria per 25 a 20 sul Bristol. Il 20 settembre seguente, Hill è apparso per la Help for Heroes XV contro il XV Internazionale del gallese Scott Gibbs a Twickenham; una partita di beneficenza con lo scopo di raccogliere fondi per militari feriti. Il terza linea ha segnato una meta, conducendo i suoi Eroi alla vittoria per 29 a 10. A quel punto The Silent Assassin ha appeso definitivamente le scarpette al chiodo.

Dopo il ritiro, il flanker è stato eletto membro del consiglio di amministrazione della Rugby Football Union per sostituire Simon Halliday.
Richard ha iniziato quindi a prendersi cura della squadra junior a sette dei Saracens, lavorando due giorni alla settimana. In seguito, è diventato direttore della Saracens Sports Foundation, ente nata per migliorare la vita dei bambini attraverso lo sport in generale e del rugby in particolare. Ad esempio, nel 2009, Hill ha partecipato attivamente alla campagna dalla fondazione nelle scuole per insegnare ai bambini ad identificare e respingere le forme di brutalità e l’intimidazione.

Prima del test match tra Inghilterra e Nuova Zelanda del 21 novembre 2009, nell’ambito delle celebrazioni del centenario del Twickenham Stadium, Richard è stato introdotto nel Twickenham Wall of Fame, il “muro” dove sono presenti tramite placche i primi cento giocatori che hanno lasciato il loro segno nella storia dello stadio. Lui è uno dei cinque campioni del mondo inglese ad essere inclusi in questo elenco, assieme a Martin Johnson, Neil Back, Lawrence Dallaglio e Jason Robinson.

 

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