Ray Gravell: orgoglio e passione

(di Roberto Vanazzi)

Mezz’ora prima del calcio d’inizio di una partita internazionale a Cardiff, Grav era seduto sul gabinetto e cantava canzoni gallesi a squarciagola. (Barry Llewellyn, pilone gallese)

Il suo soprannome in gaelico era Ray o’r Mynnydd, che significa Ray dalla Montagna, e se il rugby gallese è tutto passione e orgoglio, egli è stato certamente la quintessenza di questo spirito. Stiamo parlando di Ray Gravell, uno dei più forti trequarti centro di tutti i tempi. Membro fisso della stellare squadra in rosso che ha dominato i campi da rugby negli anni settanta, Ray è stato erroneamente considerato un semplice operaio, al fianco di personaggi di classe quali Gareth Edwards, Phil Bennett e JPR Williams. Ma Ray non è stato solo un difensore specializzato in feroci placcaggi, egli era anche un giocatore dotato di mani eccezionali, con una capacità di distribuzione dell’ovale che ha spesso scatenato gli attacchi sia dei Dragoni sia dei British Lions.

Ray Gravell

Ray Gravell

Raymond William Robert Gravell è nato a Cydweli, nel Carmarthenshire, il 12 settembre 1951. Figlio di un minatore, che si è tolto la vita quando lui aveva solo 14 anni, si è trasferito a Mynydd-y-Garreg in tenera età con la sua famiglia, dove è stato educato alla Secondary Modern School di Burry Port e, in seguito, alla Carmarthen Grammar School.
Assoldato dal Llanelli RFC nel 1969, quando allenava il grande Carwyn James, è rimasto fedele ai colori del club per tutta la vita.

Proprio il Llanelli, il 31 ottobre 1972 ha sconfitto 9 a 3 gli All Blacks di Ian Kirkpatrick, saliti nell’emisfero nord per il loro tour invernale. Ray aveva 21 anni allora, il più giovane giocatore di quella squadra, ed era terrorizzato. Il capitano Delme Thomas e Carwyn James lo hanno tranquillizzato e lui ha disputato una gara indimenticabile. Per la cronaca, la gara è stata vinta grazie alla meta di Roy Bergies, che ha intercettato un calcio di rinvio del mediano di mischia Lindsey Colling, alla trasformazione della stessa da parte di Phil Bennett e al penalty dalla lunga distanza di Andy Hill. Per la Nuova Zelanda i punti sono arrivati da una punizione dell’estremo Joe Karam.

Con la nazionale ha debuttato il 18 gennaio 1975, giocando nel XV che ha battuto i francesi a Parigi per 25 a 10. Una gara incredibile, in cui il Galles ha ottenuto cinque mete contro una dei Blues. Gravell ha avuto un impatto immediato sulla partita grazie ad un tackle perfetto che ha permesso al pilone Graham Price di correre per oltre 60 metri, sino a segnare una fantastica meta. E dire che la notte prima della partita, il suo compagno di stanza J.J. Williams si era svegliato di soprassalto alle 3 del mattino e aveva trovato Gravell che gironzolava per la stanza, vestito di tutto punto e pronto per andare a casa. Il ragazzo si è giustificato dicendo di essere così nervoso per l’esordio da pensare che il rugby internazionale non faceva per lui.

Nei successivi cinque anni, Ray ha indossato in maniera costante la maglia rossa dei Dragoni, con i quali ha conquistato quattro titoli (1975, 1976, 1978, 1979), comprensivi di due Grandi Slam (1976 e 1978) e quattro Triple Crown.

Nel 1977, il centro è stato selezionato dai British and Irish Lions per la tournée in Nuova Zelanda, ma un infortunio alla spalla gli ha impedito di partecipare.

Il suo tour Ray lo ha comunque ottenuto tre anni più tardi, quando è partito con i Leoni alla volta del Sudafrica, dove ha giocato in tutti e quattro i test match. Se nel primo è entrato come sostituto, nel secondo, disputato a Bloemfontein e perso 19 a 26, è rimasto in campo per tutti gli 80 minuti e ha segnato la sua seconda, e ultima, meta internazionale (la prima l’aveva marcata alla Scozia, con la maglia del Galles, nel 1978). Quindi, Ray è stato protagonista pure nella vittoria per 17 a 13, a Pretoria. In quell’occasione i Lions, capitanati da Bill Beaumont e allenati dall’irlandese Noel Murphy, hanno perso tre match e vinto uno, aggiudicandosi, però, tutti i 14 incontri non ufficiali.

gravellL’ultima apparizione di Gravell con la maglia del Galles, dopo 23 caps, è arrivata il 20 marzo 1982: una dolorosa sconfitta casalinga contro la Scozia per 34 a 18.

Ray Gravell ha giocato a rugby con il suo club per altri 3 anni quindi, dopo il ritiro, ha lavorato come commentatore radiofonico, sia in inglese che nella sua madre lingua gallese, diventando uno dei volti e delle voci più note del Paese.

In seguito Ray ha recitato anche come attore. In questo ruolo si è trovato a lavorare con miti del calibro di Jeremy Irons, Anthony Hopkins, Tony Curtis e Peter O’Toole.

Negli ultimi anni Gravell era diventato famoso come intervistatore a bordo campo per la televisione di lingua gallese. Il bello è che ogni sua intervista è sempre stata avviata in gallese, indipendentemente dalla nazionalità dell’intervistato. E non importa quanto male giocasse la squadra o da quali problemi fosse afflitta: Ray era sempre armato di un ottimismo contagioso. L’amore per il rugby e per la sua terra natale, infatti, brillava in tutto ciò che faceva. Pochi, tra uomini e donne gallesi, possono vantare un orgoglio per il proprio retaggio quanto Ray Gravell.

Purtroppo, nel 2000 gli è stato diagnosticato il diabete, malattia che lo ha afflitto negli anni seguenti. Il 18 aprile 2007, dopo che aveva perso due dita a causa di un’infezione legata sempre al diabete, è dovuto rientrare in ospedale e la sua gamba destra è stata amputata sotto il ginocchio.

Ray Gravell è scomparso a 56 anni, a causa di un attacco cardiaco, il 31 ottobre dello stesso anno, mentre si trovava in vacanza a Malaga, in Spagna, all’età di 56 anni. Per ironia della sorte, era proprio il giorno del 35° anniversario della storica vittoria del Llanelli sugli All Blacks.  La notizia della sua prematura morte ha suscitato in Galles un’ondata di dolore senza precedenti. Due giorni più tardi, gli Scarlets hanno disputato una partita emozionante contro Leeds, in EDF Cup. La gara è stata preceduta da un minuto di applausi per celebrare il mitico centro, ed i giocatori, molti dei quali erano visibilmente emozionati, indossavano maglie con la scritta ‘GRAV’ ricamata in oro sopra lo stemma del club.

Il funerale di Ray, al quale hanno partecipato 10.000 persone e che è stato trasmesso in diretta sulla BBC e anche su S4C Wales, il canale in lingua gallese, ha avuto luogo il 15 novembre nello Stradey Park, la casa del Llanelli RFC, club al quale egli ha dedicato tutta la sua esistenza rugbistica. Ray, infatti, è sceso in campo ben 485 volte per il suo club, marcando 120 mete e vincendo contro compagini provenienti da Australia, Fiji e, nella gara passata alla storia datata 1972, con la Nuova Zelanda. Egli è stato capitano della squadra per due stagioni, dal 1980 al 1982 e, più tardi, ne è diventato presidente, carica che deteneva al momento della sua morte.

Una statua in bronzo che raffigura un Ray a grandezza naturale, fatta dal famoso artista David William Ellis, è stata posizionata al di fuori dello stadio di Llanelli. Essa è stata montato su una lastra enorme di pietra, scavata nella montagna di Mynydd y Garreg, un luogo che Gravell ha amato e dove ha vissuto tutta la sua vita.

 

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