Raphaël Ibañez: monsieur talloneur

(di Roberto Vanazzi)

Ho amato ogni minuto che ho giocato per la Francia.” (Raphaël Ibañez)

Raphaël Ibañez è stato il prototipo del tallonatore moderno. Potente in mischia chiusa e abile nel gioco aperto, Raphaël ha ottenuto 98 caps con la nazionale francese, 41 dei quali giocati con la fascia da capitano al braccio.

Nel suo palmarès Ibañez annovera cinque titoli del Cinque/Sei Nazioni, due volte con tanto di Grande Slam, e la partecipazione a tre edizioni della Coppa del Mondo. A livello di club, ha vinto una Heineken Cup e un campionato inglese con i London Waps.

Raphaël Ibañez

Raphaël Ibañez

Raphaël Ibañez è nato il 17 febbraio 1973 a Dax, nella regione d’Aquitania, paesi Baschi. È stato nel club della sua città natale che il ragazzo ha cominciato lo sport con la palla ovale, esordendo in prima squadra nel 1991, quando aveva diciotto anni.

Tallonatore brillante e combattivo, dotato anche di quel carisma che solo i leader naturali possiedono, Ibañez non ci ha messo molto a farsi notare dai selezionatori della nazionale. Così, l’allora CT Jean-Claude Skrela, lo ha fatto esordire il 16 marzo 1996 a Cardiff, nell’ambito del Cinque Nazioni. Entrato dalla panchina per sostituire Jean-Michel Gonzalez, il tallonatore ha interpretato una buona gara, sfociata, però, in una sconfitta.

Il secondo cap di Raphaël è stato ottenuto un anno più tardi, il 22 marzo 1997, quando è entrato in campo al posto di Marc dal Maso a Grenoble, nella storica partita che ha visto gli azzurri di George Coste vincere per la prima volta contro i cugini d’Oltralpe e conquistare la Coppa FIRA.
Il 1 giugno seguente, con la Romania a Bucarest, Ibañez è stato schierato finalmente nel XV di partenza, stretto tra i piloni Didier Casadei e Franck Tournaire. È stata questa anche la prima vittoria in maglia blu per il tallonatore.
A ottobre la Francia si è vendicata dell’Italia sul terreno di Auch e, un mese più tardi, ha affrontato al Parc Des Princes gli Springboks, campioni del mondo in carica. Gli ospiti hanno vinto, ma Raphaël, entrato ancora per sostituire Marc dal Maso, si è consolato marcando la sua prima meta internazionale.

Ormai la carriera di Ibañez era lanciata in orbita; non solo si era ricavato un posto da titolare nella prima fila dei Galletti, ma, con solo sei caps sulle spalle, di cui tre entrando dalla panchina, Skrela ha individuato in lui l’uomo cui affidare la fascia da capitano. È successo il 7 febbraio 1998, a Saint-Denis, nella prima sfida del Cinque Nazioni contro l’Inghilterra. Con una prima linea formata da Christian Califano, Raphaël Ibañez e Franck Tournaire, la Francia ha vinto 24 a 17.
Gli uomini in blu hanno trionfato anche nella seguente partita di Murrayfield, quindi in quella allo Stade De France con l’Irlanda, che ha visto Le Talloneur marcare di nuovo una meta, e poi nell’ultima, contro il Galles a Wembley, con un mirabolante 51 a 0 che ha premesso loro di festeggiare il Grande Slam.

A fine stagione Ibañez ha lasciato il Dax e si è trasferito al Perpignan.

Il 25 maggio 1999 il tallonatore ha disputato la sua prima partita con i Barbarians. Si è trattato di una sfida con i Tigers, a Leicester, vinta dai Baa-bas 38 a 22. Del XV facevano parte anche i nostri Massimo Giovanelli e Cristian Stoica.

Nel 1999 la Francia ha disputato un pessimo Cinque Nazioni, perdendo tre incontri su quattro, con la sola vittoria ottenuta a Dublino ai danni dell’Irlanda.
Anche il tour estivo in Nuova Zelanda e Isole del Pacifico è stato un mezzo disastro, a causa delle sconfitte partite da Tonga e dagli All Blacks, e un’unica luce che si è accesa ad Apia, contro Samoa.
È a causa di questi risultati che in autunno, quando si è svolta la Coppa del Mondo in Galles, i Blues non erano considerati tra i favoriti.

Ibañez ha giocato tutte le partite di quel suo primo mondiale. La Francia è arrivata prima nel proprio girone, grazie alle facili vittorie con Canada, Namibia e Fiji. Ai quarti, gli uomini di Skrela si sono sbarazzati agilmente dell’Argentina con un perentorio 47 a 26, realizzando sei mete.
In semifinale l’ostacolo da superare si chiamava Nuova Zelanda, la squadra che solo quattro mesi prima a Wellington li aveva demoliti. È stato proprio lì, però, che i Transalpini hanno compiuto l’impresa. Sull’erba di Twickenham, di fronte a 73000 spettatori, la Francia è riuscita a mandare in cortocircuito la corazzata arrivata dal sud del mondo. Nonostante un Jonah Lomu in stato di grazia, autore di due mete con tanto di avversari spazzati via con incredibile facilità, gli All Blacks sono rimasti annichiliti di fronte ai trequarti in maglia blu. I primi ad andare a punti sono stati Ibañez e compagni con un piazzato di Christophe Lamaison, prima pareggiato e poi superato da due penalties di Andrew Mehrtens. A metà del primo tempo, il mediano d’apertura francese è andato oltre la linea di meta, sfruttando una bella fuga di Christophe Dominici, placcato proprio mentre stava per schiacciare. Lo stesso Lamaison ha trasformato, ma Mehrtens, dopo due minuti, ha riportato sotto i suoi con un calcio in mezzo ai pali. Ancora un minuto e Jonah Lomu ha varcato con forza la linea proibita, con ben cinque francesi che contemporaneamente hanno tentato invano di buttarlo a terra. Grazie ad un altro piazzato di Merths il primo tempo si è chiuso sul 17 a 10 per gli All Blacks. La ripresa si è aperta con la seconda marcatura di Big Lomu, a seguito di una delle sue azioni travolgenti. Sembrava il colpo di grazia, ma ecco accadere quello che nessuno si sarebbe aspettato. La Nuova Zelanda ha smesso di giocare e, di conseguenza, gli avversari si sono fatti via via sempre più intraprendenti. Nel giro di venti minuti i Blues hanno realizzato tre mete bellissime: quella d’intercetto di Christophe Dominici, quella costruita da un grande lavoro degli avanti e finalizzata da Richard Dourthe e quella di Philippe Bernat-Salle, con l’ovale spinto avanti a calci per tutta la lunghezza del campo, manco fosse una partita di soccer. Le marcature sono state tutte trasformate da Lamaison, autore anche di due drop a un paio di minuti l’uno dall’altro, e di due penalties. La meta a tempo scaduto di Jeff Wilson è servita a rendere meno amaro il punteggio. Sul tabellone campeggiava Francia 43 – Nuova Zelanda 31.

Purtroppo, nella finale di Cardiff Les Blues nulla hanno potuto contro lo strapotere dell’Australia di John Eales. Se per un attimo i francesi avevano pensato di replicare il secondo tempo con la Nuova Zelanda, la loro velleità è stata bloccata sul nascere dalla coriacea difesa giallo-oro. La nazionale di Skrela ha perso 12 a 35, con il solo Christophe Lamaison a realizzare punti, uno score che riflette pienamente la superiorità tecnica ed atletica dei Wallabies, capaci di sollevare per la seconda volta nella loro storia il Webb Ellis Trophy.

Il 2000 ha visto il glorioso Cinque Nazioni cedere il posto al Sei Nazioni, grazie all’ingresso dell’Italia. Anche un Ibañez in non perfetta forma ha ceduto la maglia numero 2 a Marc del Maso e la fascia da capitano a Fabien Pelous, ma ha giocato ugualmente tutte le gare del torneo, anche se ogni volta è stato costretto ad entrare dalla panchina. Stranamente, la Francia è riuscita a perdere le due partite in casa, con Inghilterra e Irlanda, per poi vincere quelle in trasferta, a Cardiff e a Edimburgo. Quindi, in chiusura, è arrivato il trionfo sull’Italia per 42 a 31 allo Stade de France.

Tornato titolare il 28 maggio successivo a Bucarest, Raphaël ha marcato la sua unica doppietta con la maglia dei Blues.

A livello di club, nel 2000 il tallonatore basco ha cambiato nuovamente divisa, accasandosi con i bianco-blu del Castres Olympique.

Dopo un altro Sei Nazioni altalenante, nel quale ha ottenuto due vittorie e tre sconfitte, tra cui quella pesante con il Galles a Parigi, la Francia è partita in direzione Emisfero Sud, dove ha disputato due gare con gli Springboks e una con gli All Blacks. In prima linea Ibañez si è ritrovato tra i piloni Jean-Jacques Crenca e Pieter de Villiers, ma non indossava più la fascia da capitano, in quanto Bernard Laporte, ora alla guida della nazionale, ha preferito affidarla a Fabien Galthié.
Pronti via, il 16 giugno, Les Blues hanno sbancato l’Ellis Park di Johannesburg. Il test match è terminato 32 a 23, con le marcature di Christophe Dominici e del numero 10 Gerald Merceron, autore anche di sei piazzati. Il Sudafrica si è vendicato una settimana più tardi a Durban, vincendo, però, con soli cinque punti di scarto: 20 a 15.
Con la Nuova Zelanda il divario è risultato più ampio. A Wellington la marea nera ha attraversato la linea transalpina quattro volte e la sfida è terminata 37 a 12.

In Autunno i tour down-under hanno messo di nuovo di fronte alla Francia gli Springboks. Le due squadre si sono affrontate il 10 novembre a Parigi e gli uomini di Laporte hanno condotto in porto un buon 20 a 10: quattro penalties di Francois Gelez, uno di Damien Traille, entrambi giocatori al debutto, e una meta marcata, quella di Raphaël Ibañez, la numero cinque della sua carriera.
Sette giorno più tardi, a Marsiglia, è stata l’Australia a cadere sotto i colpi dei transalpini, anche se per un solo punto. Con un piazzato in più, la Francia ha vinto 14 a 13.
Ancora una settimana, ed è arrivata l’asfaltata ai danni delle Fiji sul terreno del Geoffroy-Guichard di Sait-Etienne. Tredici mete segnate, per un roboante 77 a 10 che ha chiuso i test autunnali della Francia con un en-plain.

Il 28 novembre 2001 Raphaël ha giocato ancora per i Barbarians. Questa volta l’avversario era l’Australia, campione del mondo in carica, che ha vinto la sfida 49 a 35. Dal 2002 al 2006 il tallonatore giocherà altre otto volte con la maglia bianco-nera, con Galles, Scozia e Inghilterra, segnando una meta a questi ultimi.

La stagione 2002 ha visto il tallonatore basco conquistare il secondo Grand Chelem personale. Il cammino della Francia è cominciato il 2 febbraio con il 33 a 12  sull’Italia: mete di Damien Traille e Serge Betsen. Quindi, un paio di settimane più tardi, è arrivata la vittoria al Millenium Stadium, per 37 a 33. Tre mete per parte e un bel drop di Gerald Merceron a fare la differenza.
Il 2 marzo, a Saint-Denis, gli uomini di Laporte hanno sconfitto 30 a 15 l’Inghilterra, seconda forza del torneo, grazie alle marcature di Merceron e di Imanol Harinordoquy. Poi, si sono recati in Scozia, dove hanno espugnato Murrayfield con un perentorio 22 a 10.
L’ultimo atto, quello che ha sancito lo Slam, è andato in scena il 6 aprile allo Stade de France di Saint-Denis. I Galletti si sono fatti beffe dell’Irlanda, asfaltandola 44 a 5, con i padroni di casa che hanno oltrepassato la linea di meta cinque volte. È stato questo il primo Grande Slam dalla nascita del Sei Nazioni.

In estate la squadra di Bernard Laporte ha perso le tre sfide con le potenze del Sud, una con l’Argentina a Buenos Aires e due con i Wallabies, ma si è rifatta con gli interessi durante i test match autunnali. Il 9 novembre, a Marsiglia, la compagine in blu ha sconfitto ancora una volta gli Springboks, con il risultato di 30 a 10, grazie alle mete del debuttante Vincent Clerc e di Cedric Heymans. Quindi, una settimana più tardi allo Stade de France, Ibañez e soci hanno imposto il pareggio agli All Blacks. Un 20 a 20 maturato con le mete di Nicolas Brusque e Olivier Magne da una parte e di Kees Meeuws e Tana Umaga dall’altra, con il contorno di due trasformazioni e due piazzati dei cecchini François Gelez  e Andrew Mehrtens.

Nel 2003 Ibañez ha chiuso il suo contratto con il Castres, ha attraversato la Manica e si è sistemato nella line-up dei Saracens. Il club con sede a Watford ha sempre avuto un connotato di matrice francese. Prima del tallonatore di Dax, infatti, vi avevano militato Philippe Sella, Christian Califano, Abdle Benazzi e Thomas Castaignede.

Per quanto riguarda il rugby internazionale, dopo un Sei Nazioni dominato dall’Inghilterra, Les Blues si sono presentati ai blocchi di partenza per la Coppa del Mondo in Australia. Ibañez ha giocato tutte le partite del torneo, quattro da titolare e due entrando dalla panchina.
Nel match di esordio contro Fiji il tallonatore ha marcato una meta a tre minuti dalla fine, che sommata alle precedenti sei (tra cui una Hat Trick di Yannich Jauzion) e ai piazzati di Frédérick Michalak, fanno un totale di 61 punti realizzati contro 18 subiti. La sfida seguente gli uomini di Bernard Laporte hanno asfaltato il Giappone 51 a 29, una gara dove Rapahel è entrato a gara iniziata in sostituzione di Yannick Bru. Con la Scozia doveva esserci più suspance, ma la Francia non si è lasciata intimorire e ha varcato la linea avversaria cinque volte, per un risultato finale di 51 a 9. Il girone, ormai nelle mani dei Galletti, si è chiuso con il palindromo 41 a 14 ai danni degli Stati Uniti.
Nei quarti, il XV di capitan Galthié è passato sopra l’Irlanda come un rullo compressore, segnando quattro mete e punendo l’indisciplina avversaria con cinque piazzati calciati tra i pali da Michalak.
Il 16 novembre, al Telstra Stadium di Sydney, i Blues hanno affrontato l’Inghilterra in una semifinale tutta europea. La partita, a dire il vero brutta e nervosa, ha visto gli inglesi andare in vantaggio per primi con un drop di Jonny Wilkinson dopo nove minuti dal fischio iniziale. Sull’azione successiva la Francia ha oltrepassato la linea di meta con Serge Betsen. La trasformazione di Michalak ha portato i suoi a sette punti e, purtroppo per loro, nonostrante settanta minuti ancora da giocare non sono riusciti a metterne altri sul tabellone. I sudditi dei Windsor non hanno fatto molto di più, ma avevano in Wilko una macchina da calci infallibile, che è riuscita a tradurre in punti ogni fallo commesso dai ragazzi di Laporte. Alla fine saranno cinque penalties, ai quali vanno aggiunti altri due drop (probabilmente stava facendo le prove generali per la finale) con la sfida che è terminata 24 a 7 per i bianchi.
A Ibañez e compagni restava solo l’amaro in bocca e la finale di consolazione, da giocarsi con un altro XV deluso, quello degli All Blacks, capaci di svolgere un mondiale da fantascienza per poi schiantarsi contro il muro dei padroni di casa australiani. La finalina è finita 40 a 13 per gli uomini dell’Emisfero Sud, con il tallonatore basco entrato a gara iniziata. I francesi si sono accontentati di un più che dignitoso quarto posto.

La finalina della Coppa del Mondo doveva essere l’ultima gara con la maglia della Francia per Ibañez. Le Talloneur, infatti, aveva deciso di ritirarsi dal rugby internazionale. Bernard Laporte, però, ha fatto di tutto per riaverlo di nuovo in squadra, soprattutto dopo che William Servat è stato costretto a fermarsi a causa di un brutto infortunio al collo. Così, dopo due anni di assenza, Raphaël è tornato ad indossare la casacca con il galletto. Il suo rientro è avvenuto il 25 novembre del 2005, in una gara contro il Canada a Nantes.

Intanto, sempre nel 2005 Ibañez ha firmato per i London Wasps, andando così a completare un ottimo pack sotto la guida dell’allenatore degli avanti Craig Dowd. Alla sua prima stagione con i giallo-neri, il tallonatore ha conquistato la Coppa Anglo-Gallese, grazie alla vittoria in finale sugli Scarlets per 26 a 10.

L’anno seguente i londinesi hanno sollevato il trofeo più ambito: l’Heineken Cup.
Il club capitanato da Lawrence Dallaglio ha chiuso in testa il proprio girone, del quale facevano parte anche il Castres, ex squadra di Raphaël, e la Benetton Treviso, asfaltata all’High Wycombe 55 a 0 e a Monigo 71 a 5. Nei quarti le Vespe hanno superato il Leinster, mentre in semifinale si sono sbarazzati dei Northampton Saints.
La finale si è svolta a Twickenham, di fronte a 81000 tifosi. A contendere il trofeo ai Waps c’erano i connazionali Leicester Tigers, i quali nulla hanno potuto contro la corazzata di Londra. Al minuto numero 34 Ibañez ha marcato una meta, la seconda della gara dopo quella di Eoin Reddan, quella che ha mandato KO gli avversari. Entrambe le marcature sono nate da una furba del tallonatore basco, la touche battuta in maniera veloce sul giocatore di fronte a lui. Alla fine il risultato è stato di 25 a 9, grazie anche al piede di Alex King, capace di capitalizzare l’indisciplina delle Tigri centrando i pali con quattro penalties e un drop.

Il 2006 ha visto anche la Francia trionfare nel Sei Nazioni. Sconfitta alla prima giornata a Murrayfield, l’unica gara in cui Ibañez non ha visto il campo, la compagine d’oltralpe è riuscita in seguito ad inanellare quattro vittorie consecutive, chiudendo il torneo con il trionfo al Millenium Stadium di Cardiff. Francia e Irlanda si sono appaiate in cima alla classifica, ma, grazie alla differenza punti, il titolo è stato assegnato agli uomini di Bernard Laporte.

L’anno successivo Les Blues hanno bissato. Ancora quattro vittorie e una sola sconfitta, con l’Inghilterra a Twickenham, che ha impedito loro di conquistare il Grande Slam. Raphaël ha fatto parte del XV titolare in tutte le partite del torneo e contro l’Irlanda, al Croke Park, ha marcato la sua settima meta.

In estate la Francia ha intrapreso un tour in Nuova Zelanda, dove ha giocato e perso due volte con gli All Blacks, a Auckland e a Wellington. Ibañez è entrato entrambe le volte dalla panchina, ma non per sostituire il tallonatore. Nella prima sfida, infatti, è entrato al posto di un seconda linea, mentre nell’altra ha rilevato un flanker.

Dopo avere sconfitto l’Inghilterra in agosto, nella duplice sfida di Twickenham e Marsiglia, il 26 settembre è andato in scena lo spettacolo d’apertura della Coppa del Mondo, che si è disputata proprio in Francia.

Era la terza edizione per Ibañez, che, vista l’indisponibilità di Fabien Pelous, ha avuto l’onore di indossare nuovamente la fascia da capitano. Il tallonatore è sceso in campo in sei delle sette gare che la sua nazionale ha disputato e con la Namibia, dopo essere entrato dalla panchina, ha segnato la sua ottava e ultima meta internazionale, grazie ad uno sfondamento del pack in maglia blu.
La Francia ha perso 12 a 17 la partita d’esordio con la sorprendente Argentina di Felipe Contepomi e Ignacio Corleto. Poi, si è rifatta infierendo sulla povera Namibia, che ha visto la propria linea di meta violata ben 13 volte, e sulla Georgia, con altre 9 mete. L’importante partita con l’Irlanda, indispensabile per il passaggio del turno, è stata vinta 25 a 3, grazie a due marcature di Vincent Clerc.
Il secondo posto nel girone ha messo la Francia di fronte ai fortissimi All Blacks, capaci, come al solito, di polverizzare ogni avversario che si era venuto a trovare sulla loro strada, compresa l’Italia. A Cardiff, però, dove il torneo era momentaneamente migrato, è accaduto l’impensabile. Alla mezz’ora gli All Blacks erano avanti 13 a 0 con due penalties di Dan Carter e la meta di Luke McAllister trasformata dall’apertura. La Francia sembrava annichilita e ha saputo rispondere solo con un piazzato di Lionel Beauxis alla fine del tempo, tanto per non andare a riposo con lo zero sul tabellone. Nella ripresa i francesi hanno prima piazzato ancora con Beauxis, quindi hanno marcato una meta con Thierry Dusautoir. Grazie alla trasformazione del loro numero 10 Les Blues si sono ritrovati in parità. Dopo una manciata di minuti, però, la Nuova Zelanda ha varcato la linea proibita con Rodney So’oialo. Sembrava il colpo di grazia, ma l’errore sulla trasformazione, alla fine, avrà il suo peso nel computo finale dello score. Poco dopo, infatti, la Francia ha trovato cinque punti grazie alla meta di Yannick Jauzion, viziata da un evidente passaggio in avanti, e altri due con la trasformazione di Jean-Baptiste Elissalde. Mancavano dieci minuti e gli uomini di Raphaël Ibañez erano avanti 20 a 18, un risultato che, nonostante l’assalto della marea nera, non cambierà più.

Dopo l’euforia della vittoria sulla Nuova Zelanda, a porre fine ai sogni di gloria dei francesi ci ha pensato la solita cinica Inghilterra in semifinale. I bianchi hanno marcato dopo soli due minuti con Josh Lewsey, ma, grazie a tre piazzati di Lionel Beauxis, i padroni di casa, complice anche l’errore sulla trasformazione da parte di Jonny Wilkinson, sono andati al riposo avanti 9 a 5. Nella ripresa, però, i Blues non sono più riusciti a fare punti. Wilko ha centrato i pali con un penalty, riportando i suoi ad un punto di distanza. Poi, quando mancavano solo cinque minuti alla fine, l’apertura inglese ha messo la freccia e attuato il sorpasso, grazie ad un altro calcio di punizione e ad un drop: 14 a 9, con l’Inghilterra a giocarsi il mondiale e la Francia ancora alla finale di consolazione.
La delusione in casa dei francesi era tanta, ma si è trasformata in sconforto quando ha visto la squadra perdere anche il terzo posto. I killer sono stati ancora gli argentini, i quali, così come avevano fatto in apertura del torneo, hanno imposto il loro gioco e messo in banca un ottimo 34 a 10, frutto di cinque mete e dei punti al piede di Felipe Contepomi.

Questa volta, dopo il mondiale, Raphaël Ibañez ha chiuso davvero con il rugby internazionale. Per i Blues il tallonatore ha giocato 98 volte e segnato 8 mete.

Le Talloneur si è consolato conquistando il titolo 2007/08 nella Premiership inglese. Il 31 maggio 2008, a  Twickenham, sede designata per la finale, i Wasps (che avevano chiuso la regular season al secondo posto alle spalle di Gloucester) si sono confrontati nuovamente con i Leicester Tigers, com’era accaduto l’anno prima in Heineken Cup. La sfida è terminata 26 a 16 ed è stata dominata per tutti gli ottanta minuti dai giallo-neri di Ian McGeechan, nonostante le assenze di Danny Cipriani e Tom Voyce, infortunati durante la semifinale con il Bath. Dopo 11 minuti di gioco le Vespe hanno varcato la linea di meta con Tom Rees, dopo che Ibañez aveva trovato un buco nella difesa avversaria. La seconda meta l’ha realizzata Josh Lewsey e con i punti al piede dell’estremo australiano Mark Van Gisbergen i londinesi sono andati al riposo sul 23 a 6. Solo negli ultimi 20 minuti i Tigers si sono svegliati e, grazie ad Andy Goode, fino a quel momento poco preciso sia nel calciare tra i pali sia nello spostare l’ovale, che con un cross-kick ha lanciato in meta Tom Varndell, si sono rimessi in gioco. Gli uomini di Marcelo Loffreda hanno marcato ancora con Ellis, ma gli errori di Goode sulle trasformazioni hanno spento ogni velleità di rimonta.

Nel 2008 Raphael ha prolungato il contratto con le Vespe londinesi e, con l’addio al rugby di Lawrence Dallaglio, ha ereditato anche la fascia da capitano. Oltre a questo, il tallonatore di Dax ha assunto l’incarico di allenare gli avanti delle giovanili del club.

Nel settembre 2008, il giocatore basco ha sofferto di una commozione cerebrale durante la partita contro i Worcester Warriors e, nelle due partite successive, ha subito ulteriori lesioni alla testa. Mentre completava il periodo di riposo di due mesi, Raphaël ha continuato a soffrire per le botte riportate. Così, il 17 febbraio 2009, il giorno in cui ha compiuto 36 anni, Ibañez ha seguito il consiglio dei medici e ha messo la parola fine alla sua gloriosa carriera.

A seguito del ritiro, Raphaël Ibañez si è reinventato commentatore televisivo: tra le sue collaborazioni figura quella con la BBC e con la catena francese Canal+.

Il 20 maggio 2010 Monsieur Talloneur è diventato sottosegretario nel ministero della Sanità e dello Sport, alle dirette dipendenze del ministro Roselyne Bachelot.

Nella primavera del 2012 il presidente dei Bordeaux Begles, Laurent Marti, ha annunciato che Raphaël Ibañez ha firmato un contratto di due anni per allenare il club. L’ex tallonatore era assistito da Joe Worsley, ex terza linea dell’Inghilterra e suo ex compagno di squadra ai London Wasps, come specialista in difesa, da Régis Sonnes come allenatore degli avanti e da Vincent Etcheto per i trequarti.
Nella prima stagione dell’era Ibañez, Les Damiers hanno chiuso il TOP 14 al dodicesimo posto in classifica con 47 punti, davanti all’ Agen e al Mons Stadium, retrocessi in seconda divisione.

Nel suo tempo libero l’ex capitano della nazionale francese si diverte con la pesca alla mosca e con sport estremi, come l’arrampicata su roccia e il kayak.

 

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