Pierre Berbizier: rugby champagne

(di Roberto Vanazzi)

Ai miei giocatori spiego che, prima di tutto, devono fare bene quello che sanno fare. (Pierre Berbizier)

In Italia il nome di Pierre Berbizier evoca il ricordo di uno dei migliori allenatori che la nostra nazionale abbia mai avuto. Con lui in cabina di regia i ragazzi in maglia azzurra sono riusciti a vincere per la prima volta due partite nel Sei Nazioni, nell’edizione del 2007, e sono andati vicini, ma proprio vicini, a passare ai quarti di finale di un mondiale (se solo quel calcio di Bortolussi a fine gara nella notte di Saint-Étienne avesse centrato i pali).
Pierre non è mai stato un tipo loquace, ma nonostante le sue poche parole, e gli scarsi sorrisi, nel momento in cui ha lasciato il nostro Paese tutti hanno salutato un uomo che in soli due anni ha trovato le parole giuste per liberare il rugby italiano dal suo complesso d’inferiorità.

Berbizier, però, prima di diventare un bravo allenatore è stato anche un giocatore di tutto rispetto. Mediano di mischia sgusciante e dal passaggio veloce, soprannominato Le Petit General per la taglia ridotta e le grandi doti di leadership, Pierre ha giocato 56 volte con la nazionale del galletto, di cui 11 da capitano, aiutando la Francia ad arrivare sino alla finale della Coppa del Mondo del 1987.

Pierre Berbizier

Pierre Berbizier

Pierre Berbizier è nato il 17 giugno 1958 a Saint Gaudens, nella regione dei Midì-Pirenei. Da bambino Pierre ha iniziato la pratica con la palla ovale tra le fila del CA Lannemezan, a mezz’ora di macchina dal suo Paese natale, club con il quale ha vinto il campionato francese cadetti nel 1975, sconfiggendo in finale i pari età del Tolone per 19 a 3.

L’anno successivo il demi de mêlée è stato assoldato dal Football Club Lourdais XV Hautes-Pyrénées, meglio conosciuto come Lourdes RFC, squadra i cui colori sociali sono simili a quelli del Rovigo, ottenendo come miglior risultato l’accesso alle semifinali del campionato francese nella stagione 1980/81, dov’è stato eliminato dal Béziers.

Pierre ha esordito in nazionale il 17 gennaio 1981 a Parigi, in una gara del Cinque Nazioni contro la Scozia, giocando in mediana con l’apertura dell’Agen Bernard Viviès. Berbizier ha disputato anche le tre altre sfide di quel torneo, sfociato con la conquista del Grande Slam da parte della Francia capitanata da Jean-Pierre Rives.

A novembre, sempre del 1981, Les Blues hanno ospitato gli All Blacks di Graham Mourie per una serie di due partite. Entrambe le sfide sono state perse, 9 a 13 a Tolosa e 6 a 18 al Parc des Princes di Parigi.

Berbizier ha giocato solo due gare con la nazionale nel 1982: l’ultima sfida del Cinque Nazioni, dove i francesi hanno negato il Grande Slam all’Irlanda, infliggendo loro l’unica sconfitta del torneo, e poi a Bucarest ad ottobre, nella partita in cui ha esordito Philippe Sella, con i rumeni che hanno rifilato una dura lezione agli uomini di Jacques Fouroux.

Anche la stagione successiva il mediano di mischia è sceso in campo soltanto con la Scozia a Parigi e a Lansdowne Road. È stato l’anno in cui Francia e Irlanda hanno vinto il torneo a pari merito, grazie proprio alla vittoria del XV del trifoglio sui rivali a Dublino.

Il 1984 ha visto Pierre giocare una sola sfida del Cinque Nazioni, tra l’altro entrando dalla panchina per sostituire Jerome Gallion a Murrayfield, contro una Scozia che avrebbe conquistato il Grande Slam.
In estate, però, il numero 9 ha partecipato al tour in Nuova Zelanda ed è sceso in campo in entrambe le sfide con gli All Blacks. Dopo avere vinto i primi quattro incontri contro selezioni locali, il 18 giugno i francesi hanno incontrato la nazionale padrona di casa a Christchurch. Il match è finito 9 a 8 in favore degli All Blacks: una meta di Warwick Taylor e due piazzati di Allan Hewson per i neri, contro una marcatura di Serge Blanco, trasformata da Jean Patrick Lescarboura, e un drop sempre dell’apertura per i blu.
Sconfitto il XV di Hawke’s Bay a Napier, i ragazzi di capitan Philippe Dintrans hanno disputato il secondo test con gli All Blacks il 23 giugno a Auckland. Questa volta il risultato è stato nettamente a favore di Andy Dalton e compagni, che si sono imposti 31 a 18, nonostante i francesi fossero riusciti a violare tre volte la linea bianca avversaria, con Eric Bonneval e Jean Patrick Lescarboura, autore di una doppietta. Il tour si è chiuso il 28 giugno con la vittoria di Pukekohe contro Counties.

Nel 1985 Pierre ha lasciato la squadra di Lourdes e si è accasato all’Agen, club in cui militavano anche Philippe Sella e Philippe Bérot (l’uomo che avrebbe allenato i trequarti dell’Italia durante il mandato di Jacques Brunel) formando una grande mediana con l’apertura Pierre Montlaur.

A causa di un infortunio, Berbizier non ha svolto nessuna partita nel Cinque Nazioni 1985, ma è tornato tra i ranghi della nazionale in estate, quando i Blues hanno intrapreso un tour in Argentina.
La squadra guidata da Fouroux ha scaldato i motori giocando una partita non ufficiale il 28 giugno a Rio de Janeiro contro il Brasile, vincendo 41 a 6. Poi, una volta approdati in Argentina, i francesi hanno disputato due sfide con selezioni locali, per poi incontrare i Pumas di Hugo Porta in un paio d’incontri al Ferrocarril Oeste di Buenos Aires. Il primo test match è andato ai padroni di casa, che si sono imposti per 24 a 16, vincendo così il loro primo contro la Francia in sedici tentativi dal 1949. Il secondo, una settimana più tardi, è stato vinto dai Galletti 23 a 15, con la prima meta internazionale di Pierre Berbizier.

Il mediano di mischia ha marcato anche il 18 gennaio 1986 a Murrayfield, nella prima partita valida per il Cinque Nazioni persa per un solo punto: 17 a 18. Il 1 febbraio la Francia ha sconfitto i campioni in carica irlandesi a Parigi per 29 a 9. Pierre è andato ancora in meta, realizzando così la sua terza meta consecutiva in altrettante gare.
I Blues hanno vinto anche sul terreno dell’Arms Park, per chiudere infine il torneo in casa con la vittoria sull’Inghilterra. Grazie alla sconfitta patita dalla Scozia con il Galles, le due squadre hanno terminato il torneo appaiate al primo posto, ma se allora si fosse deciso sulla differenza punti il titolo sarebbe andato ai transalpini.

In primavera Pierre ha giocato tre delle quattro partite del faticoso tour che ha portato la squadra francese in Argentina, Australia e Nuova Zelanda: tre sfide sfociate in altrettante sconfitte.

A novembre sono stati invece gli All Blacks ha volare in Francia per il loro tour down-under. A Tolosa, l’8 novembre 1986, è finita 19 a 7 per gli uomini dell’Emisfero Sud, grazie alla meta di Buck Shelford e i punti al piede di Kieran Crowley. Una settimana più tardi, al Parc de Princes, sono stati i padroni di casa ad avere la meglio, con un clamoroso 16 a 3. Les Blues hanno varcato due volte la linea bianca degli avversari, con Denis Charvet e Alain Lorieux.

Nel 1987 la Francia ha vinto il Cinque Nazioni conquistando il quarto Grande Slam della sua storia, il secondo di Berbizier. La partita clou è stata giocata a Twickenham, dove la Francia è riuscita a vincere 19 a 15 grazie alle mete di Eric Bonneval e Philippe Sella, oltre a due drop calciati da Serge Blanco e Franck Mesnel.

È stato con animo positivo, quindi, che gli uomini di Jacques Fouroux si sono presentati ai nastri di partenza della prima Coppa del Mondo di rugby, disputata in Nuova Zelanda.
Schierata nel girone D, la Francia ha esordito il 23 maggio a Christchurch contro la Scozia. Le due squadre si sono date battaglia per 80 minuti e alla fine hanno chiuso la sfida sul 20 a 20. Tre mete francesi, tra cui una di Pierre Berbizier, contro le due degli Highlanders, i quali, però, avevano in squadra un cecchino di nome Gavin Hastings.
Il mediano di mischia ha giocato anche la seguente sfida con la Romania, seppellita sotto nove mete, per poi rimanere a riposo nella vittoria sullo Zimbabwe, partita questa che ha chiuso la prima fase.

Ai quarti di finale la Francia ha incontrato le Fiji, che avevano passato il turno a discapito dell’Italia per avere segnato una meta in più. Gli isolani hanno dato pochi problemi ai galletti, che si sono imposti 31 a 14 passando agilmente alla semifinale di Sydney, dove hanno trovato ad attenderli i favoritissimi Wallabies. La partita, considerata la più bella del torneo, ha visto un testa a testa tra le due compagini sino all’80° minuto, quando la meta di Serge Blanco, trasformata da Didier Camberabero, ha fatto pendere l’ago della bilancia in favore dei Blues. Alla fine il tabellone segnalava Australia 24 – Francia 30.

Il 20 giugno, all’Eden Park di Auckland, è andata in scena la prima finale di un mondiale di rugby, disputata tra la Nuova Zelanda e la Francia. Gli All Blacks giocavano in casa e sino a quel momento avevano sgretolato ogni avversario che si era posto sul loro cammino. Quando l’arbitro australiano Kerry Fitzgerald ha dato il via alla battaglia si è capito subito che per i francesi non ci sarebbe stato nulla da fare. I Kiwis hanno dominato dall’inizio alla fine e questo è tutto. L’energia profusa dagli europei con i Wallabies è costata loro cara e non sono stati in grado di riproporre gli stessi atti eroici. Dopo i fuochi d’artificio delle semifinali, l’ultimo atto non è riuscito a produrre lo spettacolo che milioni di telespettatori in tutto il mondo si attendevano. L’apertura degli All Blacks Grant Fox ha trascorso la maggior parte del suo tempo a calciare lungo per conquistare territorio, o tra i pali per fare qualche punto, piuttosto che scatenare il talento dei propri trequarti. Nonostante ciò, gli uomini di Brian Lochore sono riusciti ugualmente a segnare tre mete, grazie a Michael Jones nella prima frazione di gioco e a John Kirwan e al capitano David Kirk nella ripresa. Alla fine è arrivata una magra consolazione per gli ospiti, quando Pierre Berbizier ha schiacciato l’ovale oltre la linea per l’unica marcatura francese, che ha fissato il risultato sul 29 a 9.

I vice campioni del mondo hanno continuato il loro stato di grazia conquistando il Cinque Nazioni del 1988, anche se a pari merito con il Galles. E dire che i francesi erano usciti vincenti dall’Arms Park, anche se per un solo punto: 10 a 9. A far cadere i sogni di un altro Grande Slam dei francesi è stata la Scozia, che li ha sconfitti 23 a 12 tra le mura amiche di Murrayfield.
Berbizier ha giocato tutte le sfide del torneo, formando una coppia in mediana con Franck Mesnel.

Con il ritiro di Daniel Dubroca al termine del torneo Berbizier ha ricevuto la fascia da capitano, un onore che avrebbe mantenuto per undici partite.
In estate, la squadra è partita alla volta dell’Argentina, dove sono state eseguite cinque partite non ufficiali e due test match con i Pumas, terminati con una vittoria per parte.
L’ultima partita del tour è stata giocata con il Paraguay ad Asuncion, dove i Blues si sono imposti 106 a 12.

Il 1988 è l’anno in cui Berbizier ha vinto il campionato francese con l’Agen. Il club bianco-blu ha sconfitto il Narbonne in semifinale per 19 a 9, quindi, il 28 maggio, ha vinto 9 a 3 la finale di Parigi contro lo Stadoceste Tarbais (oggi Tarbes Pyrénées Rugby) grazie a due piazzati di Philippe Bérot e ad un drop di Pierre Montlaur.

Un’altra soddisfazione per Berbizier è arrivata la stagione successiva, quando da capitano ha vinto ancora il Cinque Nazioni. Questa volta in cima alla classifica la Francia ci è arrivata da sola, mancando lo Slam a causa dello 0 a 11 patito a Twickenham contro la rampante Inghilterra di Will Carling.
Pierre ha marcato due mete nell’arco del torneo, al Galles e alla Scozia, entrambe sull’erba del Parco dei Principi, portando a sette il suo bottino personale.

A giugno la Francia si è recata in Nuova Zelanda, dove ha disputato due test match con gli All Blacks di Sean Fitzpatrick, perdendoli entrambi con margini piuttosto ampi. I Galletti hanno perso anche due dei sette incontri infrasettimanali: con Southland e, per un solo punto, con il XV di Wellington.

Il 4 ottobre 1989 la nazionale francese ha giocato una partita a Parigi contro i British Lions, freschi reduci dal trionfale tour in Australia, nel quadro dei festeggiamenti del bicentenario della Rivoluzione francese. La sfida è stata persa 27 a 29, con un Gavin Hastings autore di una doppietta e quattro piazzati.
Un mese più tardi in Francia sono arrivati i Wallabies per una serie di due test match. Berbizier ha giocato solo quello di Strasburgo, perso 15 a 32, il successo più ampio ottenuto dall’Australia contro la Francia. Dopo un primo tempo che ha visto i padroni di casa chiudere in vantaggio per 12 a 10, grazie ad un ottimo Didier Camberabero, nella ripresa i Wallabies hanno preso il sopravvento e si sono aggiudicati la sfida con quattro marcature, tra cui una doppietta di Tim Horan. Per la cronaca, Les Blues si sono rifatti battendo gli ospiti a Lille una settimana più tardi.

Il 1990 è l’anno in cui la Scozia di David Sole ha conquistato il Grande Slam. La Francia ha vinto solo due gare in quella edizione: a Cardiff, con un Galles rimasto in quattordici dopo soli venti minuti di gioco, quando la seconda linea Kevin Moseley ha subito un rosso per stamping ai danni di Marc Andrieu, e poi in casa con l’Irlanda, un successo che ha salvato momentaneamente la panchina di Jacques Foroux.

In estate Berbizier non ha preso parte al tour che la nazionale francese ha intrapreso in Australia, sostituito da Aubin Hueber del Lourdes e Henri Sanz del Narbonne, così come non ha giocato i due test autunnali con gli All Blacks.

Il mediano di mischia dell’Agen è rientrato nei ranghi nel febbraio del 1991, per disputare il suo ultimo Cinque Nazioni.
Dopo avere vinto le prime tre partite senza particolari patemi, il 16 marzo a Twickenham è andata in scena Le Crunch, la sfida tra Francia ed Inghilterra, squadra anch’essa a punteggio pieno. Era l’ultima giornata e in palio c’era il titolo con tanto di Grande Slam. Dopo una serie di botta e risposta sono stati i bianchi a vincere di soli due punti: 21 a 19. Per la Francia rimane negli occhi la meta di Philippe Saint-Andrè, considerata ancora oggi una delle più belle della storia. Dopo un penalty fallito da Simon Hodgkinson, l’ovale è stato raccolto sulla linea di meta francese da Pierre Berbizier ed è finito tra le mani di Serge Blanco. L’Estremo è partito in velocità e ha ceduto la palla Philippe Sella, che lo sosteneva da vicino. Il trequarti centro a sua volta ha servito Didier Camberabero, il quale ha calciato prima per se stesso e poi al centro, in una zona del campo priva di maglie bianche. In quel fazzoletto di terra si è avventato come un falco Saint-Andrè, che ha raccolto l’ovale e si è buttato in meta. Il tutto ad una velocità pazzesca. La Francia ha marcato anche con Franck Mesnel e con Camberabero, contro una sola meta dei padroni di casa ad opera di Rory Underwood. Alla fine, però, grazie ai piazzati di Simon Hodgkinson e ad un drop di Rob Andrew, l’Inghilterra ha conquistato il Grande Slam, dopo quello ormai lontano del 1980.
È stata questa l’ultima partita di Pierre Berbizier con la nazionale francese.

A fine stagione il mediano di mischia ha detto addio anche all’Agen.

Nell’autunno 1991 Pierre ha disputato due partite con la maglia dei Barbarians. Nella prima, il 7 settembre, è stata affrontata la Scozia, con la gara che è terminata sul 16 a 16. La seconda, invece, ha visto il club ad inviti sconfiggere 37 a 36 il XV dell’Old Wesley. È stato l’addio definitivo al rugby giocato dell’ex capitano dei Galletti.

Alla fine proprio del 1991, a soli 31 anni, Berbizier è subentrato a Daniel Dubroca alla guida della nazionale francese, diventando così il più giovane coach nella storia dei Blues, nonché il più giovane tecnico di una qualsiasi disciplina sportiva della Francia.

Nel ruolo di allenatore Pierre ha condotto la Francia alla conquista del Cinque Nazioni 1993. Quindi, ha guidato la squadra ai mondiali sudafricani del 1995, raggiungendo il terzo posto grazie alla vittoria nella finale di consolazione con l’Inghilterra, dopo avere quasi fatto lo sgambetto agli Springboks in semifinale, persa soltanto 15 a 19.

Terminata la Coppa del Mondo, Pierre è caduto in disgrazia presso il presidente della Federazione Francese Bernard Lapasset e ha lasciato l’incarico.

Nel 1998 Berbizier è stato ingaggiato dal Narbonne. Alla su prima stagione con i nero-arancio l’ex nazionale francese ha portato la squadra sino alla semifinale di Amlin Challenge Cup, persa 21 a 27 con i conterranei del Montferrand.
Nel 2001, invece, la squadra dell’Aude ha centrato la finale, dov’è stata sconfitta 33 a 42 per mano degli Harlequins, al Madejski Stadium di Reading.

Dopo questa finale Pierre ha salutato il Narbonne e ha lavorato per un certo periodo in qualità di commentatore televisivo, finché, nell’ aprile del 2005, la Federazione Italiana Rugby ha annunciato di averlo ingaggiato come nuovo allenatore della nazionale al posto di John Kirwan. La presentazione ufficiale è avvenuta il 26 aprile: il contratto biennale prevedeva che il francese avrebbe guidato gli azzurri sino al mondiale del 2007.

La prima sfida di Pierre sulla panchina italiana è stata il tour che nel giugno 2005 ha portato gli azzurri in Argentina, sfociato nell’ormai famosa vittoria di Cordoba per 30 a 29.

La stagione successiva Le Petit General ha iniziato l’avventura nel Sei Nazioni guidando la squadra contro l’Irlanda a Dublino. I padroni di casa hanno vinto 26 a 16, ma è un risultato fasullo. Gli azzurri, infatti, hanno disputato un’ottima gara e la sconfitta è stata dovuta principalmente alle incertezze dell’arbitro inglese Paterson, che ha negato due mete sacrosante all’Italia (quella di Mirco Bergamasco grida ancora allo scandalo) e concessa una dubbia ai verdi.
Dopo la brillante prova interna con l’Inghilterra, sconfitta onorevole in cui nei ragazzi di Berbizier è riaffiorato l’orgoglio dei tempi di Grenoble, e la batosta subita a Parigi, al Millenium Stadium è arrivato il primo pareggio esterno del torneo, che ha interrotto la striscia di sconfitte che durava dalla gara con la Scozia dell’edizione del 2004. L’Italia in Galles ha sprecato tanto, soprattutto con Ramiro Pez dalla piazzola, e quel 18 a 18, pur buono che sia, lascia un po’ di amaro in bocca.
L’ultima giornata gli azzurri hanno perso al Flaminio 10 a 13 con gli Highlanders, ma il progetto di Berbizier era davanti agli occhi di tutti e il futuro si preannunciava roseo.

Il progetto si è finalizzato nel Sei Nazioni 2007, uno dei migliori interpretato dalla nazionale italiana.
La prima giornata ha visto l’Italia patire una brutta sconfitta a Roma per mano della Francia, con Sebastien Chabal che è andato in meta due volte. Stessa storia a Twickenham, una settimana più tardi, dove il coach transalpino ha lasciato in panchina il poco incisivo Ramiro Pez per dare spazio ad Andrea Scanavacca. La gara è finita 20 a 7, con una meta proprio dell’apertura rodigina. L’Italia, però, ha dimostrato maturità, tant’è che il titolo di Man of The Match è stato assegnato ad Alessandro Troncon.
Il 24 febbraio a Murrayfield gli azzurri hanno fatto la storia. Prima vittoria esterna, terza del torneo, dopo quelle del 2000 e del 2004 sempre con gli scozzesi: tre mete marcate nei primi sette minuti di gara, con Mauro Bergamasco, Andrea Scanavacca e Kaine Robertson. Sul 21 a 0 la rimonta era quasi impossibile, anche perché dopo quei colpi da knock out gli Highlanders giravano in tondo come un pugile suonato. A cinque minuti dalla fine gli azzurri hanno varcato la linea proibita anche con Troncon, eletto nuovamente Uomo del Match. All’ottantesimo il tabellone segnalava 37 a 17 per l’Italia.

Gli azzurri sembravano inarrestabili. Il 10 marzo, al Flaminio, è stato battuto anche il Galles. La partita si è giocata alla pari per tutti gli ottanta minuti. Al furetto Shane Williams ha risposto il nostro neozelandese Kaine Robertson. Poi, una sfida di piazzati tra Ramiro Pez da una parte e Stephen Jones e James Hook dall’altra. A due minuti dal termine gli ospiti erano avanti 20 a 16. A quel punto Pez ha servito con un delizioso calcetto in area di meta Mauro Bergamasco, il quale ha schiacciato sull’erba. Con la trasformazione l’Italia si è trovata in vantaggio 23 a 20. I gallesi avrebbero avuto il tempo per piazzare di nuovo tra i pali per il pareggio. Hanno chiesto all’arbitro quanto mancava, ma non si sono capiti, così hanno deciso di andare in touche e tentare il colpo grosso. Appena la palla è uscita, però, l’inglese White ha fischiato la fine. Poco importa se con l’Irlanda all’ultima giornata si è tornati a perdere: Berbizier è diventato il primo allenatore azzurro a conquistare due vittorie nel Sei Nazioni.

In autunno Pierre, che da mesi aveva annunciato di non essere intenzionato a proseguire il suo lavoro con la FIR, ha guidato praticamente da dimissionario la nostra nazionale alla Coppa del Mondo in Francia.
Gli azzurri hanno esordito l’8 settembre a Marsiglia, con la solita asfaltata patita per mano della Nuova Zelanda: 76 a 14 il risultato, con la soddisfazione, un po’ magra, di avere marcato due mete ai Tuttineri e la polemica esplosa per la decisione suggerita dal nostro coach di voltare le spalle alla Haka, con molti atleti che hanno dichiarato di non avere condiviso tale scelta.
Dopo avere sconfitto Romania e Portogallo, i ragazzi di Berbizier si sono trovati a giocarsi il passaggio dei quarti con la Scozia, qualche mese prima distrutta sul loro terreno. La sfida è andata in scena il 29 settembre, allo stadio Geoffroy Guichard di Saint-Etienne, sotto una pioggia torrenziale. Gli italiani hanno marcato una meta grazie al loro capitano Alessandro Troncon, trasformata da David Bortolussi, e calciato tra i pali tre penalties con lo stesso estremo italo-francese, per un totale di 16 punti. La Scozia, invece, è andata a segno con sei piazzati di Chris Paterson, il che, purtroppo, fanno 18 punti. E poi Bortolussi, che a 5 minuti dal termine ha fallito di poco il calcio piazzato che avrebbe potuto portare l’Italia a 19 punti, quindi in vantaggio, quindi, per la prima volta, ai quarti di finale. Troncon a tempo scaduto ha provato il calcio a scavalcare; Mauro Bergamasco ha cercato di arrivarci, ma è stato anticipato da tre scozzesi, che hanno buttato la palla fuori con buona pace di tutti.

Dopo i mondiali Berbizier ha deciso di non prolungare il contratto con la FIR, ma è tornato in patria dove si è accasato al Racing Metrò, squadra che allora militava in Prod2. Il presidente, Jacky Lorenzetti, aveva in testa l’idea meravigliosa di riportare il club ai vertici del rugby francese; per questo motivo ha messo a disposizione del nuovo coach una lunga lista di campioni internazionali, tra i quali i nostri Carlo Festuccia e Andrea Lo Cicero.

Dopo la delusione della finale persa nel 2008 contro Mont-de-Marsan, la squadra si è arricchita di altri fuoriclasse, come Andrew Mehrtens e gli azzurri Santiago Dellape e Andrea Masi. Così, nel 2009, il club ha centrato la promozione nel Top 14 con la vittoria sui Bordeaux Begles per 33 a 12, a due giorni dalla fine del campionato.

Nella sua prima stagione nella massima serie, nonostante un inizio difficile, il club allenato da Berbizier (che nel frattempo ha visto l’ingresso in squadra anche di Mirco Bergamasco) è arrivato al sesto posto in regular season, guadagnando così l’ultimo biglietto disponibile per i play-off. Il Racing, però, ha perso 21 a1 7 ai quarti contro i futuri campioni del Clermont. A fine gara Pierre ha attaccato duramente l’arbitro Christophe Berdos, dicendo: “Non ho il piacere di trovare questa persona sul campo, lo vedo come una provocazione.” Per tale motivo l’allenatore è stato deferito alla Commissione Disciplinare, la quale gli ha comminato 60 giorni di squalifica, asserendo che l’allenatore: “ha minato l’interesse superiore del rugby.”.

Nel 2011 il club bianco-celeste ha terminato il campionato da seconda forza, alle spalle del Tolosa. AI play-off la squadra non è riuscita a superare in casa il Monpellier, che è passato allo Stade Vélodrome di Marsiglia per un solo punto (26 a 25) con Carlo Festuccia e Andrea Lo Cicero entrati in campo a gara iniziata.

La stagione 2011-2012 è risultata essere inferiore alla precedente. La squadra ha avuto una buona partenza, con risultati che l’hanno fatta oscillare tra il quinto e il settimo posto. Poi, è arrivato il fiasco della Heineken Cup, con una vittoria e cinque sconfitte, di cui tre in casa. Nel mese di novembre scarsi risultati e un malinteso tra Berbizier e l’allenatore dei trequarti Simon Mannix hanno portato Lorenzetti a sostituire quest’ultimo con Gonzalo Quesada. Nonostante la crisi negli spogliatoi tra Pierre e parte dei giocatori, il club è riuscito ad ottenere ugualmente un posto ai play-off, dove è stata di nuovo eliminata al barrage, questa volta dal Tolone.

Finito il campionato il presidente ha nominato Quesada capo allenatore del Racing, mentre Pierre Berbizier è rimasto al club come direttore sportivo, incarico che ha mantenuto sino alla fine della stagione 2013.

 

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