Phil Kearns: un centimetro alla volta

(di Roberto Vanazzi)

Telefonavo a cento persone al giorno prese dall’elenco e molte mi riagganciavano in faccia. Questo mi ha insegnato a non mollare mai.” (Phil Kearns, a proprosito del suo lavoro di piazzista di polizze assicurative)

Phil Kearns ha fatto parte del team australiano che ha dominato per tutti gli anni ‘90, rappresentando i Wallabies in entrambi i trionfi di Coppa del Mondo del 1991 e del 1999. Tallonatore di classe, leader naturale, lanciatore preciso dalla line-out e affidabile in mischia chiusa, Phil è sceso in campo per il proprio paese in 67 occasioni, dieci delle quali nel ruolo di capitano, segnando otto mete.

L’avanti è stato molto prolifico anche a livello provinciale, giocando 73 volte per New South Wales. Dopo aver fatto il suo debutto nel 1989, la carriera di Kearns ha seguito le mutevoli maree del rugby, quando l’era professionale ha richiesto ai giocatori del suo ruolo una sempre maggiore forma fisica e una sempre maggiore mobilità; tratti che lui ha incarnato alla perfezione.

Phil Kearns

Phil Kearns

Philip Nicholas Kearns è nato 27 giugno 1967 a Sydney e ha iniziato con il rugby in quanto la sua famiglia viveva accanto ad un parco dove i ragazzi si divertivano con la palla ovale. Essendo lui più grosso della maggior parte dei suoi coetanei, Phil si è buttato nella mischia senza timori.

Da bambino Kearns ha giocato per la squadra della sua scuola elementare, ma in seguito non ha fatto parte del primo XV del Newington College, così come era accaduto cinque anni prima a Nick Farr-Jones, il quale era stato escluso dalla squadra del Newington per poi diventare capitano dei Wallabies.

Il rugby, almeno sino al 1995, era giocato a livello amatoriale, così Kearns ha potuto frequentare tranquillamente l’università. Il tallonatore si è laureato in economia, ma i suoi piani per diventare un agente di cambio sono stati delusi dal crollo della borsa del 1987. Alla fine il ragazzo è finito a vendere assicurazioni al telefono, lavoro grazie al quale, a suo dire, ha imparato la perseveranza.
Nel frattempo, il suo rugby stava decollando. Nel 1987 Phil è entrato tra le fila del Randwick, squadra che ha dato i natali a gente del calibro di Ken Catchpole, David Campese, i fratelli Ella e George Gregan.

Due anni più tardi Kearns ha ricevuto la chiamata da parte della squadra del distretto del New South Wales. Quindi, in primavera, è stato convocato dal coach della nazionale Bob Dwyer per affrontare i British & Irish Lions, anche se allora il giovane era soltanto il secondo tallonatore del Randwick.
Phil non ha giocato i test con i Leoni, ma ha esordito in maglia giallo-oro il 5 agosto seguente a Auckland contro gli All Blacks, in una front row composta, oltre che da lui, dai piloni Andy McIntyre e Tony Daly; quest’ultimo anch’egli al primo cap. Il suo pari ruolo avversario era nientemeno che Sean Fitzpatrick, con il quale avrebbe acceso una grande rivalità per tutto l’arco della carriera.

In autunno il ragazzo di Sydney è partito con i Wallabies per un tour in Canda e Francia. A causa di numerosi infortuni e defezioni, Dwyer è stato costretto a schierare una squadra piuttosto inesperta, soprattutto tra gli avanti, con soltanto sei giocatori che avevano sulle spalle più di cinque presenze, tra i quali David Campese, il capitano Nick Farr-Jones e Michael Lynagh.
Dopo due facili vittorie in Nord America, l’Australia ha perso le prime tre sfide delle 45 che hanno giocato con le selezioni regionali francesi.
Il 24 novembre a Strasburgo, però, la squadra in giallo ha inflitto alla nazionale transalpina la più larga sconfitta della loro storia. Dopo un primo tempo chiuso in vantaggio dai padroni di casa per 12 a 10, nella ripresa i Wallabies hanno preso in mano la situazione realizzando quattro mete, grazie a Ian Williams, David Campese e due volte Tim Horan, per il 32 a 15 finale.
Nel secondo test match, giocato a Lille l’11 novembre, la Francia ha vinto 25 a 19 grazie al piede caldo dell’esordiente Thierry Lacroix, il quale ha realizzato 17 punti. Gli Australiani, in vantaggio per 13 a 6 al termine della prima frazione di gioco, grazie alla prima meta internazionale di Phil Kearns, hanno concesso ai rivali 19 punti nel secondo tempo, prima di marcare una meta ininfluente con Nick Farr-Jones.

Les Blues di Jacques Fouroux hanno ricambiato la visita a giugno dell’anno seguente, disputando tre test match nella terra dei canguri. I Wallabies hanno vinto i primi due abbastanza agilmente, lasciando poi il terzo agli ospiti.
Una settimana più tardi a Brisbane, Phil ha varcato la linea bianca degli Stati Uniti.

Tra luglio e agosto, sempre del 1990, la nazionale di Bob Dwyer si è recata in Nuova Zelanda per preparare il mondiale dell’anno seguente e giocarsi la Bledisloe Cup. Il trofeo è rimasto nella bacheca degli All Blacks, ma la squadra capitanata da Nick Farr-Jones ha dimostrato di essere decisamente in crescita. Dopo avere perso tre dei primi quattro incontri, due con Waikato e Auckland, ovvero le più forti provincie neozelandesi, e i primi due test match con gli All Blacks, i Wallabies hanno reagito sino ad inanellare sei vittorie in otto gare, compresa la terza prova ufficiale a Wellington. La sfida, che ha segnato la fine della serie di 23 successi nei test match inanellati sino a quel momento dai Tuttineri, è terminata 21 a 9 grazie ad un infallibile Michael Lynagh, autore di cinque centri su sei tentativi, e alla terza meta di Phil Kearns. È stato dopo questa segnatura che il tallonatore australiano ha preso in giro con due dita in bocca il pari ruolo opposto, nonché capitano degli All Blacks, Sean Fitzpatrick, il quale era caduto con lui oltre la linea di meta. Phil ha sempre sostenuto di aver detto al rivale “due salsicce ben cotte per il barbecue del terzo tempo”. Tale gesto, però, ha reso Phil odiato dai tifosi neozelandesi, un odio che si è protratto anche dopo la fine della sua attività agonistica. In un altra occasione, però, è stato il neozelandese ad apostrofare Kearns dicendogli: “Torna a casa da tua mamma.

Nel luglio del 1991 la nazionale australiana ha sconfitto con pesanti passivi il Galles a Brisbane e l’Inghilterra a Sydney. I Dragoni sono stati asfaltati con ben dodici mete, tra cui l’unica doppietta in carriera di Kearns, per un clamoroso 63 a 6. I bianchi di Sua Maestà non hanno ricevuto un trattamento migliore. La partita è terminata 40 a 15 per i Wallabies, che hanno oltrepassato la linea bianca cinque volte, contro una sola di Jeremy Guscott.

Il mese successivo si sono disputati due incontri con gli All Blacks valevoli per la Bledisloe Cup. Gli Aussies si sono imposti con il palindromo 21 a 12 a Sydney, mentre gli uomini di Sean Fitzpatrick hanno vinto a Auckland solamente 6 a 3. Con una vittoria a testa la Nuova Zelanda, che era la squadra detentrice, ha potuto mantenere il trofeo per il quinto anno consecutivo.

A quel punto, Phil Kearns e compagni sono volati in l’Inghilterra per partecipare alla seconda edizione della Coppa del Mondo di rugby.

Il mix di gioventù ed esperienza messo in campo da Bob Dwyer si è dimostrato fondamentale durante tutto l’arco del torneo, dove ragazzi come Phil, che ha disputato tutte le partite, Tony Daly, Tim Horan, Jason Little e John Eales sono stati abilmente supportati dalle vecchie mani di David Campese, Michael Lynagh, Nick Farr-Jones e Simon Poidevin.
Schierati nel girone C, i Wallabies hanno esordito allo Stradey Park di Llanelli nel pomeriggio del 4 ottobre vincendo sull’Argentina 32 a 19, grazie alle doppiette di Campese e Horan.
Cinque giorni più tardi i giallo-oro hanno sconfitto le Western Samoa e poi, il 12 ottobre a Cardiff, sono stati battuti i padroni di casa del Galles con un roboante 38 a 3 che li ha condannati ad una uscita anticipata dal torneo di fronte al loro pubblico.

Passati ai quarti come capofila del loro girone, il 20 ottobre gli australiani hanno affrontato a Dublino l’Irlanda. È stata questa, probabilmente, la partita più impegnativa per gli Aussies. David Campese è andato oltre la linea proibita due volte. Gli irlandesi, però, sono riusciti a rimanere attaccati al risultato grazie al piede di Ralph Keyes. A cinque minuti dalla fine, sul punteggio di 15 a 12 per i Wallabies (la meta a quel tempo valeva ancora quattro punti) il XV del trifoglio è riuscito a marcare con il flanker Gordon Hamilton dopo una bella azione in velocità. Con la trasformazione del solito Keyes l’Irlanda si è portata avanti 18 a 15. Sembrava fatta per i verdi, ma a tempo scaduto ci ha pensato Michael Lynagh a risolvere la questione, schiacciando vicino alla bandierina per la meta del contro sorpasso. Al fischio finale il tabellone segnalava Irlanda 18 – Australia 19.
Il 27 ottobre, sempre al Lansdowne Road, i Wallabies si sono sbarazzati anche degli All Blacks, campioni del mondo in carica. È stato il giorno di David Campese. L’ala di origini italiane ha marcato una meta spettacolare dopo appena 5 minuti di gioco, mettendo subito le cose in chiaro. Quindi, alla mezz’ora circa, ha regalato ai tifosi un vero capolavoro, quando, dopo essersi portato a spasso la difesa avversaria, ha concesso a Tim Horan con un grande passaggio sopra la testa la palla che il trequarti centro ha solo dovuto appoggiare oltre la linea bianca.
Dopo quei colpi da knock-out i neozelandesi non sono più riusciti a produrre nulla, se non un paio di piazzati di Grant Fox, ai quali, tra l’altro, ha risposto Lynagh alla stessa maniera. Risultato finale: 16 a 6 per l’Australia, che è approdata così all’ultimo atto.

La finale si è giocata a Twickenham contro i padroni di casa dell’Inghilterra, freschi vincitori del Grande Slam. I britannici hanno tentato di sorprendere i Wallabies con il gioco alla mano anziché con la collaudata forza del pack, un cambio tattico che in seguito avrebbe portato non poche critiche al coach Geoff Cooke.
All’inizio la folla ha creduto nel miracolo alla vista di una squadra in maglia bianca che faceva correre l’ovale con uno stile molto esuberante. L’Inghilterra ha dominato il possesso nella prima parte della gara, la zampata letale, però, non è mai arrivata. Anzi, sono stati gli australiani a marcare per primi e lo hanno fatto non con un trequarti e nemmeno con un flanker, ma con il pilone Tony Daly. Si era circa alla mezz’ora e l’Australia ha vinto una touche a pochi metri dalla linea di meta avversaria. Palla portata a terra alla perfezione e messa tra le mani di Daly, maul avanzante e sulla spinta il ragazzo è andato oltre, abbracciato all’altro pilone Ewen McKenzie. Michael Lynagh ha trasformato e poi ha centrato i pali con altri due penalties, mentre gli inglesi hanno segnato punti solo con due calci di punizione di Jonathan Webb. Di mete, dopo quella di Daly, non se ne sono più viste.
Infine, tanto per non farsi mancare nulla, c’è stato anche un episodio dubbio. Sul risultato di 12 a 3 Campo ha intercettato volontariamente con una mano un passaggio tra Peter Winterbottom ed un lanciatissimo Rory Underwood, fermando in quel modo una segnatura sicura. L’arbitro poteva punirlo con la meta tecnica, che avrebbe di fatto riaperto la gara, ma ha concesso solo un penalty, quello che ha fissato lo score sul 12 a 6, con l’Australia a festeggiare e gli inglesi a recriminare.
Il capitano dei bianchi Will Carling ha successivamente ammesso che nel pre-partita era stato individuato come possibile anello debole degli avversari il centro Jason Little e che aveva incaricato i suoi uomini di giocare sul ragazzo. La teoria del Golden Boy inglese, però, si è dimostrata sbagliata, in quanto proprio la difesa impostata dalla coppia Little-Horan è stata alla base della vittoria dei canguri.

Tra il 18 e il 25 aprile 1992, Phil Kearns ha affrontato due volte gli All Blacks schierato tra le fila di una formazione di stelle internazionali chiamata World XV, per festeggiare i cento anni della NZRFU. Capitani delle squadre sono stati lo scozzese David Sole nella prima prova e Nick Farr-Jones nelle altre due. La serie se l’è aggiudicata la Nuova Zelanda, che dopo avere perso la prima sfida ha inanellato due successi. Loe ha marcato tre mete: una doppietta a Wellington e una sul terreno di Auckland.

A giugno i giallo-oro hanno prima asfaltato la Scozia in due test casalinghi, quindi, il mese successivo, sono riusciti a conquistare la Bledisloe Cup dopo un’attesa durata cinque anni, battendo due volte gli All Blacks in tre sfide.

In estate, grazie alla riapertura delle frontiere per la fine dell’apartheid, la nazionale australiana si è recata in Sudafrica a distanza di 23 anni dall’ultimo tour. I Wallabies hanno vinto i tre test con le selezioni locali e poi, il 22 agosto 1992, hanno sconfitto anche gli Springboks a Cape Town con il risultato di 23 a 6.

Nell’autunno del 1992 Bob Dwyer ha condotto i suoi ragazzi in Europa, dove hanno sconfitto con scarti elevati l’Irlanda (42 a 17) e il Galles (23 a 6), per poi perdere tre delle undici sfide infrasettimanali contro il Munster, lo Swansea e il Llanelli. Con i Dragoni, il 21 novembre, a causa dell’assenza di Michael Lynagh, Phil ha indossato la sua prima fascia da capitano.

L’anno successivo la Bledisloe Cup è stata aggiudicata con una sola sfida, andata in scena il 17 luglio a Dunedin, con gli All Blacks che hanno vinto 25 a 10 e si sono ripresi il trofeo.

Ad agosto gli Aussies hanno ospitato gli Springboks per una serie di tre test match: era la prima volta che la squadra sudafricana si recava in Oceania dopo il controverso tour del 1981. I Wallabies hanno perso la prima sfida a Sydney 12 a 19, ma poi hanno trionfato nei restanti due, anche se con margini piuttosto ristretti.

In autunno la nazionale in giallo si è recata in Canada, dove hanno vinto la sfida con le Querce 43 a 16 grazie ad una hat trick di Campese. Quindi, lasciato il paese nordamericano, la squadra allenata da Bob Dwyer è sbarcata in Francia, dove ha affrontato i padroni di casa in due match. I Wallabies hanno perso il primo a Bordeux 13 a 16, ma si sono rifatti una settimana più tardi al Parc Des Princes di Parigi, realizzando tre mete per un ottimo 24 a 3.

La stagione 1994 dell’Australia è iniziata i primi di giugno con due successi casalinghi con l’Irlanda. Quindi, il 18 giugno, è stata l’Italia del nuovo allenatore George Coste a scendere sull’erba del Ballymore Oval di Brisbane. Gli azzurri sono arrivati al giorno del match vantando cinque vittorie in altrettanti incontri infrasettimanali e anche con i Wallabies hanno sfiorato il successo. Dopo un’ora gli italiani erano avanti 17 a 13, poi è successo che Carlo Orlandi ha deciso di colpire al viso il giovane mediano di mischia australiano George Gregan costringendolo ad uscire dal campo. Il sostituto di Gregan, Peter Slattery è stato l’uomo che ha guidato l’Australia alla rimonta. Quasi allo scadere Tim Wallace, entrato in campo al posto di Michael Lynagh, ha calciato tra i pali il penalty che ha regalato loro il successo per 23 a 20.

Il 26 giugno, a Melbourne, il secondo test tra giallo-oro e azzurri è terminato 20 a 7 a favore dei primi, anche se vi sono state alcune decisioni arbitrali dubbie, come la meta inesistente di Campo nel finale, che hanno reso agli uomini di Coste una sconfitta più pesante di quello che in realtà era.

Kearns ha indossato la fascia da capitano in entrambi i test con gli azzurri e poi anche nella partita vinta con Samoa il 6 agosto e una decina di giorni più tardi, quando, i Wallabies hanno affrontato la Nuova Zelanda al Football Stadium di Sydney. La sfida è finita 20 a 16 per gli australiani, con Phil che ha oltrepassato ancora la linea proibita. Purtroppo, dopo di allora i giallo-oro avrebbero atteso sino al 1998 per sollevare di nuovo la famigerata Bledisloe Cup.

La primavera del 1995 ha visto l’Australia vincere facilmente due partite casalinghe con l’Argentina di Sebastian Salvat e Agustin Pichot. Quello, però, è stato l’anno della Coppa del Mondo in Sudafrica, quella di Mandela con la maglia di Pienaar e di un Paese che anelava fortemente all’unità.

Il tallonatore ha giocato la partita d’esordio del torneo contro gli Springboks, dove ha marcato la sua ottava e ultima meta internazionale a tre minuti dal termine. La partita è stata persa 18 a 27, ma la squadra si è rifatta vincendo le restanti due, con il Canada e la Romania, partita quest’ultima nella quale Kearns è stato lasciato a riposo.
La squadra capitanata da Michael Lynagh, è passata ai quarti, dove ha trovato ad attenderla l’Inghilterra. Sull’erba del Newlands Stadium di Cape Town a vincere sono stati gli europei, grazie al drop di Rob Andrew all’80’ minuto, quando il risultato era fermo sul 22 a 22. Questo è ad oggi il peggiore risultato conseguito dai Wallabies in Coppa del Mondo, al pari dell’eliminazione del 2007 sempre ai quarti di finale e sempre per mano dell’Inghilterra.

A luglio del 1995, dopo il mondiale, l’Australia ha affrontato due volte gli All Blacks per la Bledisloe Cup, con Phil che ha indossato di nuovo la fascia da skipper, perdendo entrambi gli incontri.

Con l’avvento del professionismo e la nascita del Super Rugby nel 1996, Phil è entrato a far parte della franchigia dei Waratahs.

Ha causa di una serie di infortuni, però, dopo le sfide dell’anno precedente con la Nuova Zelanda Kearns è rimasto escluso dalla nazionale per due stagioni. Il tallonatore di Sydney è tornato ad indossare la maglia giallo-oro per affrontare le squadre europee arrivate in Australia nell’estate del 1998.
Il 6 giugno gli Aussies, ora allenati da Rod Macqueen, hanno inflitto un pesantissimo 76 a 0 all’Inghilterra; la più brutta sconfitta subita dal XV della Rosa nella sua storia.
Poco dopo è stata la Scozia a capitolare, battuta con ampi punteggi in due test a Sydney e a Brisbane.

In seguito il ragazzo ha disputato il suo primo Tri Nations, nato anch’esso nel 1996 come conseguenza del professionismo.
Il torneo è stato vinto dal Sudafrica, ma i Wallabies hanno avuto l’onore di battere due volte gli All Blacks. La prima partita al Melbourne Cricket Ground ha visto i gialli vincere 24 a 16, con Matt Burke autore di tutti i punti dei suoi grazie a due mete, una trasformazione e quattro punizioni. Si tratta di un record mondiale per quanto riguarda i punti realizzati agli All Blacks da un singolo giocatore in una partita. Gli Aussies hanno compiuto anche l’impresa di espugnare Christchurch due settimane più tardi: un 27 a 23 che ha permesso agli uomini di Rod McQueen di riportare la Bledisloe Cup a casa dopo quattro anni. Nelle successive cinque stagioni la coppa non avrebbe più lasciato la terra dei canguri.

A settembre Phil ha giocato e vinto con le Fiji e Samoa. Quindi, è volato con la squadra in Europa per i test match autunnali, dove sono state battute la Francia e l’Inghilterra, quest’ultima con un solo punto di scarto.

Il 19 giugno 1999 l’Australia ha sconfitto l’Irlanda a Perth. È stata questa la prima partita in cui Phil non è stato inserito nel XV di partenza. Il tallonatore, infatti, è entrato in campo dalla panchina per sostituire il titolare Jeremy Paul.
Lo stesso è accaduta un mese più tardi, quando a Brisbane sono arrivati gli Springboks per la prima partita del Tri Nations. La partita è stata vinta 32 a 6, così com’è stata vinta quella con gli All Blacks a Sydney; un netto 28 a 7 ottenuto grazie ad un’ottima prestazione di Matt Burke, che ha messo tra i pali 7 penalties.

Purtroppo per loro, i Wallabies non hanno vinto il torneo, ma erano comunque considerati tra i favoriti per quanto riguarda Cymru ’99, la Coppa del Mondo che si è svolta in Galles in autunno.

Al suo terzo mondiale, Phil ha disputato due partite da titolare: con la Romania a Belfast il 3 ottobre e, una settimana più tardi contro l’Irlanda al Lansdown Road. Purtroppo, durante questa sfida il tallonatore dei Warathas si è infortunato ai legamenti di un piede e così ha potuto vedere solo da lontano i propri compagni vincere la finale con la Francia e sollevare per la seconda volta il Webb Ellis Trophy.

L’infortunio ha costretto Phil all’intervento chirurgico e quindi al ritiro all’età di 32 anni, dopo sole  cinque stagioni da professionista. Al momento dell’addio il ragazzo, con i suoi 67 caps, era il tallonatore con più presenze nella storia della nazionale australiana.

A quel punto Phil ha lavorato come addetto alle vendite per Tooheys. Mentre si dilettava in investimenti immobiliari nel corso della sua carriera di rugby, ora aveva bisogno di un vero e proprio lavoro.

Nel 2005 l’ex tallonatore si è unito alla società Investec, dopo che aveva lavorato cinque anni in una piccola società di reclutamento IT. In quel periodo il due volte campione del mondo è stato anche commentatore per Fox Sports.

Nell’ottobre proprio del 2005 Kearns ha investito accidentalmente la figlioletta Andie di diciannove mesi con il SUV, mentre faceva manovra nel vialetto della sua abitazione. La bambina si è ripresa completamente, ma l’ex nazionale ne è rimasto sconvolto e ha prestato il proprio volto per promuovere una campagna di prevenzione e sicurezza sull’uso di vetture di grande stazza, in particolare nei luoghi frequentati da bambini.

Nel settembre del 2011 il Sydney Morning Hearld ha indetto un sondaggio pubblico dove si chiedeva di stilare il XV ideale dei Wallabies dal 1987. Kearks ha avuto l’onore di essere inserito nel team, al fianco di personaggi quali John Eales, Nick Farr-Jones, Tim Horan e David Campese.

Phil si è dedicato con costanza anche alla beneficenza, soprattutto a favore dei bambini colpiti dal cancro. Nel 2009 lui e altri sportivi hanno navigato da Sydney a Hobart con uno yacht raccogliendo 50.000 dollari australiani per 14 differenti enti benefici.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.