Phil Bennett: cuore gallese

(di Roberto Vanazzi)

“Guardate cosa hanno fatto al Galles questi inglesi bastardi . Hanno preso il nostro acciaio, la nostra acqua, il nostro ferro. Comprano i nostri cavalli per divertirsi quattro giorni ogni 12 mesi. Che cosa ci hanno dato in cambio? Assolutamente nulla. Siamo stati espropriati, derubati, controllati e puniti dagli inglesi. E noi giochiamo contro di loro questo pomeriggio.” (Phil Bennett ai compagni, prima di entrare in campo contro l’Inghilterra)

Phil Bennett è un’altro dei giganti del rugby, un atleta che con le sue magie ha incantato tutti i tifosi della palla ovale degli anni settanta, aggiungendosi a quella “combriccola” di leggendari numeri 10 che il Galles da sempre riesce a sfornare. Fisico eccezionale, dotato di una corsa caratterizzata da un micidiale cambio di passo e devastanti finte e contro finte, con uno stile di esecuzione unico e una rara capacità di scardinare le difese avversarie con il gioco al piede, Benny è stato un più che degno successore del “Re” Barry John nel cuore della nazionale in maglia rossa.

Phil Bennett

Phil Bennett

Philip Bennett è nato il 24 ottobre 1948 a Felinfoel, un piccolo villaggio vicino a Llanelli. Quando aveva da poco compiuto i 15 anni, Phil ha calcato per la prima voltal’erba di Twickenham con la nazionale studentesca. Titoare della maglia numero 10, Phil ha centrato i pali con un drop da oltre 40 metri, aiutando così il Galles ha vincere la sfida. Tra gli avversari, era schierato un altro ragazzino che con la propria nazionale sarebbe diventato una leggenda: il flanker Tony Neary.

Nel 1966 Bennett è diventato un giocatore del Llanelli RFC. Tre anni più tardi, invece, ha debuttato con la nazionale gallese. Era il 22 marzo 1969, una sfida a Colombes contro la Francia finita 8 a 8. Durante quella partita, il ventenne Phil ha ottenuto anche un record singolare: è stato il primo giocatore ad entrare in campo per sostituire un compagno quando ancora le sostituzioni non esistevano.

Quell’anno il Galles ha vinto il Cinque Nazioni. Era il Galles che iniziava la sua epoca più fulgida e che per un decennio avrebbe dominato i campi da rugby di tutto il mondo. Era il Galles di campioni leggendari, quali Keith Jarrett, Barry John, Gareth Edwards, JPR Williams, Gerald e Mervyn Davies, John Taylor, Stuart Watkins e il capitano Brian Price. Phil era la matricola della squadra ed è stato schierato in campo in due gare, con la Francia e l’inghilterra.

Il Galles si è ripetuto anche l’anno successivo, terminando il torneo al primo posto a pari punti con la Francia. In quel periodo Bennett non trovava molto spazio nello stellare XV dei Dragoni, così ha giocato solo due partite, entrambe vinte, con la Scozia, nel ruolo di trequarti centro, e con Les Blues, dove per la prima volta è stato schierato mediano d’apertura.

Nel 1971 la squadra allenata da Clive Rowlands ha centrato il Grande Slam a diciannove anni di distanza dall’ultima volta. Bennett, però, non ha giocato in nessuna gara del torneo, chiuso dalla magnificienza di Barry John. Solo l’anno successivo, quando il Re si è ritirato, ha finalmente potuto prendere il suo posto in mezzo al campo. Grande corridore e splendido kicker, il ragazzo di Felinfoel non ha fatto mai rimpiangere il suo illustre predecessore. A ottobre, tanto per citare un esempio eclatante, grazie ad un suo stupendo calcio il Llanelli ha conseguito una vittoria storica per 9 a 3 contro gli All Blacks.

La storica partita è stata giocata allo Stradey Park, davanti a 26.000 sostenitori, il 31 ottobre 1972. Quando la sfida ha preso il via ci sono voluti meno di cinque minuti ai ragazzi di Carwyn James per stordire gli avversari. Bennett ha avuto subito la chance per portare i suoi in vantaggio, ma ha visto il suo penalty rimbalzare sopra la traversa. Il mediano di mischia All Black Lindsey Colling era sulla traiettoria del rimbalzo e ha raccolto l’ovale al volo. Sembrava ormai che la possibilità di fare punti fosse svanita, ma non appena Colling ha tentato di calciare la palla in avanti, il trequarti centro Roy Bergiers è arrivato di corsa, ha stoppato il calcio e si è tuffato sulla palla vagante per la sua storica meta. Bennett l’ha trasformata e i gallesi si sono trovati inaspettatamente in vantaggio 6 a 0. La Nuova Zelanda si è subito fatta sotto con un calcio di punizione di Joe Karam, portandosi così sul 6 a 3, ma un penalty dalla lunga distanza calciato da Andy Hill ha assicurato ai padroni di casa la vittoria per 9 a 3. Al fischio finale la folla ha invaso il campo e ha portato in trionfo i giocatori, primo tra tutti il capitano Delme Thomas, l’uomo che ha tenuto il pack di Llanelli ben saldo di fronte a quello All Black, plasmato nelle migliori tradizioni Kiwi. Grandi festeggiamenti sono seguiti in città e tanti pub hanno venduto tutte le bevande alcoliche, tanto da rimanere a secco.

A dicembre il Galles ha perso contro gli stessi neozelandesi 16 a 19, con Phil che ha relizzato quattro piazzati, ma il 27 gennaio dell’anno seguente è arrivata la rivincita. Gli All Blacks di Ian Kirckpatrick hanno sfidato la maggior parte dei giocatori di quel Llanelli, che per l’occasione indossavano la maglia a strisce bianche e nere dei Barbarians. Bennett è stato il catalizzatore per la meta di Gareth Edwards, che gli intenditori ancora oggi considerano la più bella di tutti i tempi. Raccolta la palla nella propria area dei 22, Phil, anziché calciarla in touche, ha superato con le sue finte ubriacanti quattro giocatori avversari prima di passarla a J.P.R. Williams, il quale l’ha spedita a John Pullin. Quindi, velocissimo sulla fascia sinistra, l’ovale è passato fra le mani di John Dawes, di Tom David e di Derek Quinnell. Quest’ultimo ha provato a lanciarlo a Bevan, ma è arrivato prima Edwards, che l’ha fatto suo e non l’ha più lasciato se non per schiacciarlo oltre la linea di meta con un tuffo, dopo avere evitato due tentativi di placcaggio. Forse, se Benny avesse dato retta alla testa anziché al cuore e avesse buttato l’ovale in touche, quel giorno non si sarebbe fatta la storia.

La forma eccelsa di Bennett ha fatto si che l’apertura si guadagnasse la maglia dei British & irish Lions per il tour in Sudafrica del 1974. Erano i leoni del coach Syd Millar e del capitano Willye John McBride, ed era la tournée che sarebbe diventata famosa per il fatto che i Leoni sono tornati in patria senza subire alcuna sconfitta e per il Code 99, la chiamata con la quale i britannici intendevano difendersi (e vendicarsi) dalle numerose provocazioni degli Springboks. La serie è stata vinta dai rossi con 3 vittorie ed un pareggio e Phil Bennett, con 103 punti segnati, è stato la vera stella del tour. La sua meta dopo una corsa di quasi 50 metri nella seconda gara disputata a Pretoria è ancora oggi considerata come uno dei supremi gesti atletici di questo nobile sport.

Tuttavia, le sue imprese con i Leoni non hanno assicurato a Bennett un posto fisso nella squadra gallese. Il tasso di disoccupazione che in quel periodo imperava nel Paese ha costretto Phil a prendere in considerazione la prospettiva di emigrare.

phil

Nel 1975 è arrivato un altro titolo per il Galles, ma il nuovo coach John Dawes ha lasciato Bennet inizialmente fuori rosa, per poi farlo giocare solo la partita contro l’Irlanda e qualche minuto con la Scozia. Per sua buona sorte, e per quella del rugby, una combinazione fortunata di fattori ha visto Phil riguadagnare il suo posto fra i Dragoni nel 1976. Il mediano d’apertura si è fatto trovare pronto e li ha spinti alla vittoria del Cinque Nazioni, con tanto di Grande Slam. Molti inglesi ancora ricordano i suoi tre penalties calciati nel loro tempio di Twickenham, con il Galles che ha vinto la gara 21 a 9 e ha iniziato la marcia verso il trionfo.

Nel 1977 Phil ha giocato da skipper per tutta la stagione. Durante il Cinque Nazioni, il ragazzo ha segnato un’altra meta splendida a Murrayfield, nella gara vinta 18 a 9 contro il XV del Cardo. L’azione che ha portato alla segnatura è partita dall’ala Gerald Davies il quale, dopo una serie di finte spettacolari, ha passato l’ovale a Bennett. Il mediano ha corso una decina di metri prima di cedere la palla a David Burcher, che correva in sostegno alla sua destra. Il trequarti centro, con un passaggio sopra la testa, l’ha data a Steve Fenwick e il biondo trequarti centro, senza neppure fermarla, l’ha appoggiata ancora per Bennett. Phil non ha trovato ostacoli, è corso da solo in mezzo ai pali e ha schiacciato. Il tutto non è durato neppure 20 secondi. Il Galles ha ottenuto la Triple Crown, ma il torneo è andato alla Francia, grazie alla vittoria nello scontro diretto di Parigi con gli stessi Dragoni.

Sempre nel 1977 Phil è stato eletto anche capitano dei Lions. Quel tour in Nuova Zelanda però, è stato amaro e deludente, con la serie persa 3 a 1 e un Bennett cui è venuta meno la fiducia in se stesso. Un uomo segnato quindi, che non è riuscito a raggiungere le vette della tournée del ‘74, nonostante ancora una volta avesse segnato più di 100 punti.

Phil si è ritirato dal rugby internazionale nel 1978, dopo avere condotto la sua squadra a vincere un altro Grande Slam. La sua ultima gara, così come la prima, è stata giocata ancora contro la Francia, il 18 marzo a Cardiff, una sfida emozionante che si è conclusa 16 a 7 per i rossi e ha sancito lo slam. Come regalo d’addio, Bennett ha segnato la sua prima e unica doppietta con la maglia del Galles. La prima meta è nata a seguito di una mischia a cinque metri dalla linea francese. La palla, schizzata fuori dal pack, è finita tra le mani di Phil, che con una finta delle sue ha eluso un paio di avversari e ha schiacciato. L’altra è arrivata grazie ad una touche rubata dai gallesi, ancora a ridosso dei cinque metri dei Blues. Azione concitata, fuga di Gareth Edwards a bucare la difesa, passaggio all’esterno a J.J. Williams, il quale ha lanciato l’ovale con una mano all’accorrente Bennett che si è tuffato in meta.

In totale Phil Bennett ha realizzato 26 presenze e segnato 166 punti per la propria nazionale, cui vanno aggiunti 8 caps con 44 punti nei test match dei British Lions. Phil ha vinto 6 volte il Cinque Nazioni, 3 dei quali con Grande Slam.

Nel 1981 Phil ha detto addio anche al Llanelli e quindi al rugby giocato.

Nel novembre del 2005, l’ex numero 10 è stato finalmente ammesso nella International Rugby Hall of Fame. Nel 2011, invece, Phil è stato eletto presidente degli Scarlets.

 

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