Peter Dixon: l’antico sapore del rugby

(di Roberto Vanazzi)

L’Inghilterra ha un gioco noioso? Stiamo parlando di una nazione la cui massima eccitazione è fare la fila.” (Mike Gibson)

Peter Dixon è stato sicuramente uno dei migliori flanker che il rugby inglese ha messo in campo nell’arco della sua gloriosa storia. Il terza linea degli Harlequins ha come peculiarità il fatto di essersi reso celebre con i British Lions prima ancora di avere giocato una sola partita nel Cinque Nazioni.

Peter Dixon

Peter Dixon

Peter John Dixon è nato il 30 aprile 1944 a Keighley, nello Yorkshire, e ha studiato presso il St. Bees College. In seguito il ragazzo si è iscritto alla Durham Universtity, distante solo dieci minuti di auto da Newcastle Upon Tyne. Logico, quindi, che abbia iniziato la carriera rugbistica con il Gosforth RFC, club che ha prodotto altre leggende del calibro di Roger Uttley e Steve Bainbridge e  che in seguito sarebbe evoluto nel Newcastle Falcons.

In quel periodo Peter ha rappresentato anche la Contea di Cumberland e nel momento in cui studiava alla Oxford University, dove si sarebbe laureato in antropologia, ha disputato quattro Varsity Match consecutivi, dal 1967 al 1970, vincendone due. Dixon era in campo anche il 5 novembre del 1969, quando i Blue sono riusciti nell’impresa di sconfiggere gli Springboks con il risultato di 6 a 3.

Il 27 marzo 1970 il terza linea ha disputato una partita con la maglia dei Barbarians, contro Penarth. Il giorno seguente è sceso in campo di nuovo per affrontare Cardiff e, il giorno dopo ancora, ha chiuso il trittico contro lo Swansea. Tutte e tre le gare sono state vinte dai bianco-neri.
Tra il 1971 e il 1973 il flanker ha giocato altre cinque volte con i Baa-baas, sempre contro squadre di club, segnando quattro mete.

Finalmente Dixon è stato notato dal coach della nazionale Don White, il quale lo ha schierato in campo il 17 aprile 1971 a Twickenham, nella gara che celebrava il centenario della RFU contro il President XV, una squadra formata da stelle francesi, australiane e neozelandesi. La partita è stata persa 11 a 28, ma Peter, che ha giocato con la maglia numero 8, è riuscito a catturare l’attenzione del coach dei Lions Carywn James e ben presto si è ritrovato sull’aereo in partenza per la Nuova Zelanda.

Il flanker inglese ha disputato tre match su quattro di quel tour leggendario, in una terza linea che comprendeva anche i gallesi John Taylor e Mervyn Davies. Dopo che le prime due gare erano state condivise una ciascuna da Lions e All Blacks, Peter ha subito un brutto colpo alla testa ed è stato costretto a saltare la terza. Il suo posto è stato rimpiazzato dal gallese Derek Quinnell, un giocatore che James conosceva bene per averlo allenato al Llanelli. Quinnell si è preso cura del mediano di mischia neozelandese Sid Going e i Lions hanno vinto la prova 13 a 3. Dixon è stato ributtato in campo il 21 luglio, contro Poverty Bay, quindi, il 14 agosto all’Eden Park di Auckland, per il quarto decisivo test match. Lui ha ringraziato segnando la meta che ha portato la sua squadra sul punteggio di 8 a 8 alla fine del primo tempo. La marcatura è nata da una touche rubata dai Leoni a ridosso della linea di meta dei padroni di casa. Palla raccolta da Gareth Edwards con conseguente groviglio di uomini su di lui. La spinta più poderosa l’hanno portata quelli in maglia rossa, che sono caduti oltre la linea di meta; a schiacciare sull’erba è stato Peter. Alla fine i Lions sono riusciti a pareggiare 14 a 14, grazie all’unico drop realizzato in carriera da JPR Williams, e così hanno conquistato la loro prima serie contro gli All Blacks.
Durante il tour, oltre ai test match, Dixon ha giocato anche dodici partite contro le squadre locali, segnando una meta al Marlborough-Neson Bays, a quattro giorni dal primo incontro con la nazionale di casa.

I British Lions del1971

I British Lions del 1971

Peter a quel punto volava alto, ma è stato riportato con i piedi per terra nella stagione 1972. Il flanker, che si era da poco trasferito agli Harlequins, ha disputato tutte e quattro le partite del Cinque Nazioni, ma, ciascuna di esse è stata persa e l’Inghilterra allenata da John Elders si è guadagnata il poco onorifico Cucchiaio di Legno. Il torneo è diventato famoso per non avere avuto nessun vincitore, poiché scozzesi e gallesi si sono rifiutati di recarsi in Irlanda, dopo che alcuni giocatori avevano ricevuto lettere di minaccia inviate, pare, dall’IRA.
Nella sfida di Colombes con la Francia e in quella successiva a Murrayfield, causa l’assenza di Bob Hiller, Peter ha ricevuto i gradi di capitano della nazionale.

Il 22 novembre, sempre del 1972, Dixon ha fatto parte del XV delle North-Western Counties che ha sconfitto 16 a 14 gli All Blacks di Ian Kirkpatrick a Workington.

Nel 1973 l’Inghilterra è andata decisamente meglio rispetto l’anno precedente ed è riuscita a vincere le prime due partite contro la Francia e la Scozia. I francesi sono stati sconfitti 14 a 6 a Twickenham, con due mete di Dave Duckham, mentre nella gara con la Scozia, a Murrayfield, Peter ha segnato anch’egli una doppietta che ha permesso ai suoi di vincere 20 a 11.

Il flanker degli Harlequins ha in seguito giocato tutte le partite del Cinque Nazioni 1974, l’Inghilterra, però, è arrivata di nuovo ultima, nonostante avesse battuto il Galles per la prima volta dal 1963.

Le annate 1975 e 1976 sono state ugualmente mediocri, ma ormai Peter era caduto in disgrazia agli occhi prima di John Burgess e poi di Peter Colston, così ha giocato una sola partita per stagione: contro l’Irlanda nel 1975 e con la Francia l’anno seguente, entrambe perse. A Parigi, però, Dixon è riuscito a marcare la sua quarta meta internazionale.

La nazionale inglese del 1972. Dixon è in piedi, tra Mike Burton e Andy Ripley.

Tornato titolare nel 1977, sotto il capitanato del suo vecchio compagno del Gosforth Roger Uttley, Dixon ha aiutato i suoi a rimanere competitivi per tutto il Cinque Nazioni. Gli inglesi, infatti, sembrava potessero vincere finalmente il campionato, ma una sconfitta in casa per mano della Francia, con il risultato calcistico di 3 a 4, ha tolto loro ogni speranza. La Triple Crown, comunque, poteva ancora essere conquistata. Purtroppo, l’Inghilterra non è stata in grado di superare il tabù di Cardiff, che li perseguitava dal 1963, e ha perso 9 a 14.

La stagione 1978 si è rivelata essere l’ultima per Peter con la maglia bianca. Egli ha giocato in totale quattro partite, tra cui la sconfitta subita con la Francia e le vittorie su Scozia e Irlanda. Contro quest’ultima il flanker ha segnato la sua meta numero cinque.

L’addio alla nazionale di Dixon è stato dato contro la Nuova Zelanda di Graham Mourie, il 25 novembre a Twickenham. L’Inghilterra ha perso 6 a 16 e gli All Blacks hanno marciato verso il loro Grande Slam.

Il 17 novembre del 1979, a Otley, Peter ha incontrato ancora gli All Blacks, vestendo la maglia delle contee della Northern Division. Come già accaduto nel 1972, ancora una volta una franchigia ha sconfitto i tuttineri. Quel pomeriggio umido e ventoso, tipico dello Yorkshire, gli 8000 tifosi arrivati al Cross Green hanno assistito al miracolo di una squadra che ha dominato i famosi avversari dall’inizio alla fine e rifilato loro quattro mete: due di Steve Smith e due di Tony Bond, terminando la sfida 21 a 9. Di quella squadra, oltre al flanker di Keighley, c’erano campioni del calibro di Bill Beaumont, Tony Neary, Roger Uttley, John Carleton, Steve Smith e Mike Slemen, tutta gente che l’anno successivo avrebbe conquistato il Grande Slam.

Dopo il ritiro Dixon ha lavorato come antropologo presso la Durham University e anche all’Università del Botswana.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.