Paul Griffen: i kiwi maturano a Calvisano

(di Roberto Vanazzi)

Nel 2004 fui convocato da Kirwan. Fu una sensazione molto particolare, si realizzava il sogno di giocare ai massimi livelli, ma era strano: per l’età, avevo 29 anni, e perché solo allora iniziai a sentirmi italiano.” (Paul Griffen)

Il simbolo nazionale della Nuova Zelanda è l’apteryx, che non è un guerriero gallico, ma un uccello privo di ali, tipico del paese. I maori lo chiamano kiwi, ed ecco spiegato il soprannome che indica il popolo neozelandese: i Kiwis. Il kiwi, però, è anche un frutto e il nome, anche in questo caso, deriva dall’uccello di cui sopra. Immaginate ora di far crescere questo frutto tra il mais e il frumento della bassa bresciana. Potrebbe sembrare impossibile. Per i kiwi serve tanto sole, adeguate precipitazioni, inverni freschi e niente brina in primavera, come in certe zone della Nuova Zelanda. Eppure, a Calvisano, paese di ottomila anime nella bassa bresciana, un kiwi è maturato alla grande: si tratta di Paul Griffen.

La prima cosa che colpisce di Paul sono le basette. Non può essere altrimenti: voluminose, minacciose, ma anche simpatiche. Poi, si pensa alla leadership. Perché, se c’è qualcuno con cui la parola leader va a braccetto, è proprio questo ragazzo neozelandese. Una dote innata, naturale e tecnica. Chiedete conferma ai tifosi del Calvisano, la squadra con la quale Paul ha disputato nove finali scudetto, vincendone quattro, e con la quale ha accettato di giocare anche quando, per ragioni economiche, ha deciso di non iscriversi nel massimo campionato e di ripartire dalla serie A2.

Paul Griffen

Paul Griffen

La storia inizia a Dunedin, in Nuova Zelanda, il 30 marzo 1975, quando Paul Richard Griffen è venuto al mondo. Griffen è il cognome ereditato dal secondo marito della madre, Raymond Griffen. Il padre biologico, infatti, Paul non lo ha mai conosciuto. Come tutti i bambini nella Terra della lunga Nuvola Bianca, anche lui, appena imparato a camminare, si è ritrovato tra le mani quella strana palla di forma ovale. Con il rugby, Paul ha iniziato nel codice a 13 giocatori e, contemporaneamente, si dedicava al cricket con la squadra di Otago. Questo fino al momento in cui la sua famiglia si è trasferita a Greymouth, nella South Island. Lì, il quindicenne, ha lasciato innings e runs per dedicarsi esclusivamente a mete e placcaggi, sia nella versione a 15 giocatori sia in quella a 13.

Nel 1993 Paul ha perso il padre e un grosso aiuto per il sostentamento della famiglia è arrivato proprio dal rugby. Il ragazzo ha ricevuto un ingaggio dal Blacktown, squadra di terza divisione, che, oltre alla maglia numero 9, gli ha trovato anche un posto di lavoro. Non molto tempo dopo, Griffen è stato selezionato per la rappresentativa della West Coast, con la quale ha disputato il campionato NPC.

In quel periodo il ragazzo, il cui padre biologico era di origini Maori, è stato convocato per giocare con la selezione dei Maori del sud contro i Maori del centro. Per la cronaca, hanno vinto questi ultimi.

Un paio d’anni più tardi, Paul si è trasferito con la fidanzata Karla a Christchurch, dove si è accasato al Linwood, club allenato dall’ex capitano degli All Blacks Tane Norton. Proprio allora, Paul è stato afflitto da un serie di infortuni. Il primo è stata la frattura dei legamenti di un ginocchio, che lo ha costretto a rimanere fermo sette mesi. Appena rientrato, ha accusato un altro infortunio allo stesso ginocchio.

Intanto, a livello provinciale, il mediano di mischia ha indossato la divisa rosso-nera del Canterbury. Anche qui, però, Paul è stato sfortunato. Quando militava nella seconda squadra del club, numero 9 di riserva di un certo Justin Marshall, si è rotto la caviglia. Un’altra volta, invece, durante l’amichevole con gli Highlanders, ha subito un trauma cranico a seguito di un placcaggio al Numero 8 avversario, nonché della nazionale, Isotola Maka.

Il 1999 è stato l’anno della svolta. Innanzitutto, Paul si è sposato con Karla, la sua fidanzata storica. Quindi, ha deciso di provare l’avventura rugbistica all’estero. La scelta è caduta sull’Italia, grazie all’intercessione dell’amico Dean McKinnel, che aveva giocato nel Calvisano.
Nel nostro Paese Griffen si è accasato alla Partenope Napoli, che all’epoca militava in serie B. Era un momento difficile per i bianco-azzurri. Proprio in quella stagione, infatti, la squadra non aveva l’allenatore e si è autogestita per tutto l’arco del campionato, con i giocatori che scendevano in campo scelti direttamente dal capitano Antonio Sorrentino. Nonostante i problemi, alla fine la Partenope è riuscita a centrare un’inattesa promozione in Serie A2, grazie al contributo di un ragazzo con i dreadlocks arrivato dalla Nuova Zelanda.

La stagione seguente Paul è stato ingaggiato da Craig Green per giocare nel Calvisano. In quel periodo, dopo l’acquisizione dell’Amatori Milano, la squadra si presentava ai nastri di partenza con il nome di Amatori e Calvisano Rugby e lo sponsor Fly Flot sulla maglia.
Con questo Kiwi a gestire la mischia, i giallo-neri hanno terminato il loro girone al terzo posto, alle spalle di Roma e Viadana. Quindi, sono finiti al secondo posto nella pool scudetto, dietro il Treviso, per poi sconfiggere la RDS Roma nei play-off, sia all’andata che al ritorno, raggiungendo in quel modo la prima finale della loro storia.
Allo Stadio Dall’Ara di Bologna, i bresciani hanno affrontato la Benetton Treviso, perdendo la sfida 13 a 33. Paul ha centrato l’acca con un penalty e il primo tempo è terminato con uno striminzito 6 a 3 in favore dei veneti. Nella ripresa, a causa di un cartellino giallo comminato all’ala del Calvisano, e della nazionale, Paolo Vaccari, la squadra della Marca ha superato tre volte la linea di meta avversaria, con Walter Pozzebon e i fratelli Manuel e Denis Dallan. Grazie ai calci dell’estremo Corrado Pilat, che ha realizzato 18 punti, il Treviso ha chiuso la gara. Le due mete segnate da Merlo nel finale sono servite solo a rendere meno amara la sconfitta della squadra di Green.

Questa è stata la prima di sei finali consecutive disputate dal Calvisano, che dal 2002 sono stati sponsorizzati Ghial: una giocata con Viadana, le altre tutte con il solito Treviso. Dopo cinque finali perse, i bresciani sono diventati campioni d’Italia nella stagione 2004/05, quando a Padova sono riusciti finalmente ad avere la meglio sui loro eterni rivali.

L’anno precedente la squadra aveva conquistato la Coppa Italia, battendo la Benetton in semifinale e poi l’Arix Viadana nella finale di Jesolo. Nel 2005, i giallo-neri hanno terminato il campionato al terzo posto, dietro proprio le due corazzate, e sono approdati ai play-off.
La prima sfida è stata con Viadana. Al San Michele, nella gara di andata, i bresciani si sono imposti 16 a 9, andando a punti con i calci di Gerard Fraser e una meta di Justin Purll, che ha sfruttato un intercetto su un calcio sbagliato da Matteo Mazzantini. Il ritorno, di fronte al loro pubblico, la squadra mantovana è scesa in campo con piglio aggressivo, ma i ragazzi di Andrea Cavinato sono riusciti ha condurre in porto un ottimo 13 a 13 e sono approdati all’atto conclusivo contro i bianco-verdi del loro ex allenatore Craig Green.
Le due squadre si sono affrontate il 28 maggio, allo stadio Plebiscito. Treviso è andato in vantaggio dopo soli quattro minuti, grazie ad una meta di Gonzalo Canale, ma quel giorno Calvisano possedeva una maggiore velocità e un Gerard Fraser in giornata di grazia. L’apertura neozelandese, infatti, ha prima piazzato tra i pali un penalty e, subito dopo, ha attraversato la linea bianca trevigiana. Al 16°minuto Marco Wentzel, dopo una corsa di 60 metri, ha siglato un’altra meta per i Leoni. Il risultato era 14 a 10 in favore dei veneti, ma ancora Fraser, grazie al suo piede, è riuscito a recuperare e a far si che il primo tempo si chiudesse sul 16 a 14 per i bresciani.
La ripresa ha visto Calvisano allungare ancora il vantaggio con un paio di piazzati del solito Fraser. A quel punto, la squadra di Cavinato ha alzato il ponte levatoio e si è sistemata a difesa della propria area di meta. Allo scadere, sul 22 a 20, è successo di tutto. L’apertura trevigiana Marius Goosen, autore durante la gara di un penalty e di un drop, ha sbagliato il piazzato del possibile sorpasso, un calcio da 40 metri con l’ovale che si è stampato sul palo. Nell’azione successiva, Fraser è riuscito in quello che il suo omologo in maglia banco-verde ha fallito e ha centrato l’acca per il 25 a 20 finale. Un paesino di ottomila abitanti ha scritto il suo nome nell’Albo d’Oro.

Nel frattempo, Paul era diventato eleggibile per giocare con la nazionale italiana. Il coach John Kirwan, suo connazionale, ha preso la palla (ovale) al balzo e nel 2004 lo ha convocato per disputare il Sei Nazioni al posto di Alessandro Troncon, fermo ai box per un infortunio al ginocchio. Così, il 15 febbraio, a Roma contro l’Inghilterra, Griffen ha esordito con la maglia azzurra assieme a Silvio Orlando e Roland De Marigny, giocando in una mediana tutta neozelandese con Rima Wakarua. La partita è terminata 50 a 9 per i nostri avversari, con l’Italia che è andata a punti grazie a due piazzati e un drop dello stesso Wakarua.
Dopo la sconfitta patita allo Stade De France la seconda giornata, per gli uomini di Kirwan è arrivata la vittoria sulla Scozia; un 20 a 14 ottenuto grazie alla meta di Fabio Ongaro all’inizio del secondo tempo e ai calci di Roland De Marigny, l’apertura di giornata. Questo successo ha evitato agli azzurri il Cucchiaio di Legno, che è finito proprio nella bacheca degli Highlanders.

Con il ritorno in squadra di Ale Troncon, Griffen è stato costretto a sedersi in panchina. Il 26 giugno 2004, a Bucarest, contro la Romania, Paul è entrato in campo a partita iniziata per sostituire il titolare e ha siglato i suoi primi punti in azzurro, con una meta, la sua unica, e la trasformazione della stessa.

Nel torneo del 2005, Paul è subentrato a Tronky nelle partite casalinghe con Galles e Francia, e anche a Murrayfield con la Scozia. Gli azzurri hanno conquistato il poco onorevole Whitewash, fatto questo che ha costretto Kirwan a cedere la panchina al francese Pierre Berbizier, il quale ha confermato in rosa il kiwi di Calvisano.

Grazie all’assenza di Troncon, in quel periodo il neozelandese è sceso in campo con maggiore regolarità. Nell’estate del 2005 gli azzurri hanno disputato due gare in Argentina, una persa e una vinta: Paul che è andato a punti nella prima grazie ad uno splendido drop.
A novembre, Griffen ha disputato i test match invernali, dove ha affrontato Tonga, Argentina e Fiji, vincendo entrambe le sfide con gli isolani e perdendo quella di Genova contro Felipe Contepomi e compagni.

Il mediano di mischia ha giocato da titolare anche il Sei Nazioni del 2006, iniziandolo con tre punti messi sul tabellone al Lansdowne Road di Dublino. Gli azzurri, in quel torneo, hanno raccolto solo sconfitte e un pareggio con il Galles a Cardiff, che ha evitato loro un altro Whitewash.
Nel proseguo della stagione internazionale, Griffen ha partecipato ai test estivi, con l’Italia che ha giocato contro Giappone e Fiji, e a quelli autunnali, con Australia, Argentina e Canada. In mezzo ai due eventi, c’è stata la partita di Mosca con la Russia, valida per la qualificazione alla Coppa del Mondo del 2007. Gli azzurri si sono imposti 67 a 7.

Nel 2007 è tornato in squadra Alessandro Troncon. Griffen è riuscito comunque a giocare un paio di sfide del Sei Nazioni, partendo nel XV titolare contro la Francia e entrando dalla panchina con l’Irlanda, sempre a Roma.

Il 2007 è stato soprattutto l’anno del mondiale francese. Berbizier ha incluso Paul tra i convocati e lo ha fatto scendere in campo in tre occasioni: all’esordio del torneo contro gli All Blacks (un’asfaltata per 76 a 14) e poi nelle vittoriose sfide con la Romania e il Portogallo. Il mondiale lo sappiamo tutti com’è andato. Nella gara decisiva con la Scozia, l’Italia ha perso di soli due punti e si è vista sfuggire nuovamente la qualificazione a quei quarti di finale che mai sono sembrati così vicini.

Calvisano, griffato Cammi, ha vinto il suo secondo scudetto nel campionato 2007/08. Era una squadra ricca di giovani campioni, che sarebbero presto esplosi in nazionale. Per citare qualche nome: il capitano Leonardo Ghiraldini, Lorenzo Cittadini, Alessandro Zanni, Gonzalo Garcia, Giulio Toniolatti, Luke McLean, Roland De Marigny, Paolo Buso. E poi stranieri importanti, come il Numero 8 australiano Justin Purll, votato miglior giocatore della finale, e, naturalmente, Paul Griffen.
La stagione regolare si è chiusa con i bresciani al primo posto, avanti di un solo punto rispetto i rivali di sempre della Benetton Treviso. Nei play-off, gli uomini di Marc Delpoux hanno affrontato e sconfitto il Petrarca Padova, guadagnandosi senza problemi il biglietto per il Brianteo di Monza, sede designata per la finale. Di fronte c’erano ancora i veneti della Marca, con il loro nuovo allenatore Franco Smith.
Il primo tempo ha visto le due compagini in fase di studio e ha fruttato un misero 3 a 0 a favore dei lombardi, merito di un calcio di punizione messo tra i pali da Griffen. Per i veneti, solo una meta di Benjamin De Jager non convalidata dal TMO.
Nella ripresa, ancora Griffen ha portato i suoi sul 6 a 0 con un altro piazzato, al quale ha risposto nello stesso modo Marius Goosen. Sono stati questi gli unici tre punti segnati da Treviso. I giallo-neri, superiori in mischia e micidiali nei punti d’incontro, sono andati in meta con Cameron Treolar e, a tempo scaduto, con Matteo Pratichetti. Paul Griffen ha messo nell’acca entrambe le trasformazioni per il 20 a 3 finale.
In chiusura di partita, un episodio increscioso. Hottie Louw ha placcato al collo Paul Griffen, il quale si è vendicato rifilando una gragnola di pugni al flanker sudafricano. L’arbitro, Carlo Damasco, ha estratto il cartellino giallo solo per il giocatore veneto, Goosen lo ha mandato a quel paese ed è stato espulso. Paul, in seguito, ha ammesso di avere esagerato, ma in quella reazione c’era tutta la rabbia di anni di umiliazioni, di una lunga serie di secondi posti, di un espulsione, sempre contro il Treviso, nella finale del 2003, che gli aveva precluso gli ultimi 20 minuti di gara.

Nel 2009, dopo essersi trovato improvvisamente senza i mediani di mischia Simon Piccone, Pietro Travagli e Pablo Canavosio, nella gara di apertura del Sei Nazioni l’allenatore dell’Italia Nick Mallett ha avuto la brillante idea di schierare con la maglia numero 9 nientemeno che il flanker Mauro Bergamasco. Gli avversari erano l’Inghilterra, il campo quello di Twckenham e la partita si è rivelato un vero incubo. Il povero Mauro ha sbagliato tempi e passaggi, contribuendo direttamente a tre mete inglesi nel primo tempo, di Andy Goode, Harry Ellis e Riki Flutey. A quel punto, per le gare seguenti, Mallett ha deciso di richiamare in squadra Griffen, che non giocava in nazionale dalla Coppa del Mondo del 2007. Con Paul, in mediana, c’era Luke McLean, che sarebbe esploso come estremo, mentre con il numero 15 il buon Nick ha schierato Andrea Marcato, uno che ha sempre preferito giocare apertura.
L’Italia ha perso tutte le sfide e quella con la Francia a Roma, il 21 marzo 2009, è stata l’ultima di Paul Griffen con la maglia azzurra.

Intanto, sempre nel 2009, per ragioni economiche, il Rugby Calvisano ha rinunciato ad iscrivere la squadra al campionato di Eccellenza e ha militato in serie A2. Si è assistito ad un esodo di giocatori, che hanno lasciato la società per accasarsi verso altri lidi. Tanti, ma non Paul Griffen, il quale ha scelto di rimanere nella città bresciana, attaccato ai colori di quella maglia. Una mossa che a me, personalmente, ha ricordato molto Alex Del Piero quando ha seguito la Juventus in serie B. L’amore che già i tifosi nutrivano per lui è salito alle stelle.
Il Calvisano ha vinto il campionato di A2, ha rinunciato a salire in A1, ma è stato ripescato ugualmente. L’annata successiva, i giallo-neri sono arrivati primi anche nella serie superiore e sono ascesi in Eccellenza.

Nella stagione 2011-2012 nella provincia bresciana è tornato Andrea Cavinato, l’uomo del primo scudetto. I giallo-neri, nell’intenzione dell’allenatore, erano partiti per arrivare tra i primi quattro, ma loro sono riusciti ad andare oltre. Griffen e compagni hanno conquistato prima la Coppa Italia, che ormai si chiamava Trofeo Eccellenza, battendo in finale la Lazio 30 a 23, con il capitano Paul Griffen ha mettere in mezzo ai pali tre penalties e le trasformazioni delle mete di Jaco Erasmus, Michele Visentin e dell’australiano Shaun Berne. Quindi, un mese più tardi, si sono laureati per la terza volta campioni d’Italia.
Durante il campionato i ragazzi di Cavinato si sono classificati al primo posto, con quattordici vittorie e solo tre sconfitte, 65 punti che hanno fatto loro guadagnare il diritto di disputare i play-off assieme a I Cavalieri Prato, Mogliano e Rovigo. Proprio i rosso-blu allenati da Polla Roux sono stati gli avversari del Calvisano in semifinale. Al Battaglini, i padroni di casa si sono imposti 14 a 8. Al San Michele, invece, sono stati i bresciani a vincere 16 a 9, con una meta di Samu Vunisa. Grazie alla differenza punti, il Cammi è approdato alla finale. Il merito, lo si può dire, è stato di Paul Griffen, che con un piazzato nei minuti di recupero ha regalato alla sua squadra i tre punti necessari per il passaggio del turno.

Quell’anno la finale si è disputata in gare di andata e ritorno. Gli avversari erano I Cavalieri Prato, che avevano vinto entrambe le sfide con Mogliano in semifinale.
Il 12 maggio 2012, al Chersoni di Prato, il Calvisano si è imposto 27 a 23. Griffen era schierato apertura, con la maglia numero 9 ceduta a Guglielmo Palazzani, e giocava con una sorta di maschera per riparare il naso fratturato. I primi ad andare in vantaggio sono stati i padroni di casa, con una meta di Billy Ngawini e quattro piazzati di Rima Wakarua, cui ha risposto solo un penalty di Paul. Nella ripresa è arrivata la rimonta degli uomini di Cavinato. Griffen ha prima accorciato ancora dalla piazzola e poi, sempre lui, si è infilato in un buco centrale e ha lanciato in meta il trequarti ala Alberto Bergamo, appena subentrato a Sergio Appiani. Prato si è momentaneamente rifatto con la marcatura di Uili Kolo’ofai, ma è stato un fuoco di paglia:  ormai erano i bresciani gli unici a giocare. Merito dei primi otto uomini, autori di spinte poderose in mischia e di inarrestabili rolling maul. Proprio da un carrettino è arrivata una meta tecnica, mentre, quindici minuti dopo, l’arbitro ne ha concessa una seconda  per un fallo di Emanuele Leonardi. Il capitano mascherato le ha trasformate tutte e ha regalato la vittoria ai suoi.
Una settimana più tardi, al San Michele, la squadra giallo-nera ha vinto ancora, questa volta per 16 a 14. Griffen è stato di nuovo magistrale per quanto riguarda la visione di gioco e i giallo-neri hanno condotto un match accorto, gestendo il possesso dell’ovale con bravura. I punti per i bresciani sono arrivati da una meta del tongano Paino Hehea, che ha sfruttato una percussione centrale delle terze linee, dalla trasformazione della stessa da parte di Griffen e da tre penalties in cinque minuti dello stesso Paul, a cavallo dei due tempi. A questo va aggiunto un tuffo oltre la linea di Pablo Canavosio, con il TMO che ha negato la segnatura. Calvisano ha vinto così il suo terzo scudetto, diventando il primo, e fin’ora unico, club a conquistare il torneo arrivando dalla serie inferiore. Tra gli assistenti di Cavinato c’era anche quel Dean McKinnell che più di dieci anni prima aveva consigliato a Griffen di venire in Italia.

Quando la stagione 2013-14 si stava avviando verso la conclusione, Paul Griffen ha annunciato il suo ritiro dal rugby giocato. Prima, però, si è tolto lo sfizio di portare la squadra a disputare ancora una finale scudetto.
Con Ginaluca Guidi al posto di Cavinato, passato sulla panchina delle Zebre , Calvisano ha terminato il campionato in vetta alla classifica, dopo un lungo testa a testa con la Vea-FemiCZ Rovigo.
Nei play-off, i bresciani si sono sbarazzati di Viadana, vincendo entrambi gli incontri senza particolari problemi. All’andata, allo Zaffanella, è finita 30 a 19, con i giallo-neri che hanno fatto valere la loro maggiore solidità in mischia, grazie, soprattutto, alle prove maiuscole di Salvatore Costanzo e Braam Steyn. Nel ritorno, a Calvisano, Griffen e compagni hanno vinto con un netto 54 a 14, il divario più ampio tra i tanti scontri che hanno visto di fronte le due compagini lombarde.

L’atto conclusivo, giocato con una finale secca, diretta da Carlo Damasco, si è svolto al Peroni Stadium San Michele di Calvisano. Di fronte, c’era la squadra polesana.
Il Cammi ha vinto la sfida 26 a 17 e con essa il suo quarto scudetto, ma è stata più dura del previsto. I Bersaglieri, infatti, dopo unidici minuti erano avanti 17 a 0, grazie alle mete di Simone Ragusi e Ross McCann, trasformate da Mirco Bergamasco, e ad un piazzato di Stefan Basson. A quel punto è iniziato il lavoro di logoramento da parte del pack bresciano, che si è dimostrato nettamente superiore a quello rosso-blu. Rovigo ha pagato concedendo una serie di punizioni, che hanno permesso al Calvisano di avvicinarsi nel punteggio con il piede di Kelly Haimona. Ad ogni modo, alla fine del primo tempo Rovigo era ancora avanti 17 a 9.
La ripresa ha visto i rodigini giocare sistematicamente in inferiorità numerica per una serie di sin bin e con due mete tecniche i ragazzi del presidente Gianluigi Vaccari hanno perfezionano la rimonta. Al minuto numero 78, Paul Griffen ha calciato tra i pali un piazzato. Sono questi gli ultimi tre punti realizzati dal kiwi di Calvisano prima del ritiro.

Griffen, incapace di stare fermo, ha subito iniziato l’iter per diventare allenatore. Nel frattempo, ha una difficile sfida da affrontare, più dura di una partita di rugby. Il suo primo figlio, Jackson, nato nel 2004 (l’altro è nato quattro anni dopo e si chiama Tyson) ha problemi di autismo. Per Paul, ogni piccolo progresso che il bambino compie è più importante di qualsiasi scudetto e di qualsiasi meta.

Paul ha avuto un ritorno di fiamma nel 2015 quando, il 5 settembre, è stato invitato dai Barbarians per disputare una partita al Sixways Stadium di Worcester contro i Warriors. Il mediano di mischia è stato inserito nel XV di partenza.

L’Italia non ha mai vinto contro gli All Blacks e, almeno nel futuro prossimo, difficilmente riuscirà a farlo. Un risultato, però, il nostro Paese lo ha ottenuto: è al primo posto, davanti proprio alla Nuova Zelanda, nella produzione mondiale dei kiwi.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.