Paul Ackford: un poliziotto in seconda linea

(di Roberto Vanazzi)

Federico Mendez? E il pilone argentino che ha abbattuto un ispettore di polizia, goffo e allampanato, a Twickenham. C’è di peggio. Freddie aveva 18 anni al momento, uno studente, e parte dei miei amici si dilettano ancora oggi a ricordarmelo.” (Paul Ackford)

Paul Ackford ha giocato nella seconda linea dell’Inghilterra che ha conquistato il Grande Slam del 1991 e in quella dei British & Irish Lions nel loro tour in Australia nel 1989. Ottimo saltatore in touche e potente in mischia, Paul è diventato famoso anche per il pugno ricevuto dal pilone argentino Federico Mendez, durante un incontro a Twickenham, che lo ha mandato know-out.

Paul Ackford

Nato il 26 febbraio 1958 a Hannover, nell’allora Germania Ovest, da una famiglia inglese, Paul John Ackford si è laureato alla Cambridge University, per poi intraprendere la carriera nella polizia.

Ackford è arrivato tardi sui campi del rugby internazionale, anche se, a dire il vero, a 21 anni era già titolare dell’Inghilterra B. Il fatto è che per quasi dieci anni il seconda linea è rimasto relegato nel rugby di serie inferiore, con il Rosslyn Park, e solo quando è approdato agli Harlequins, nel 1988, è finalmente è stato notato dai selezionatori della nazionale.

Il 5 novembre di quello stesso anno, dopo un match disputato per la London Division contro l’Australia, vinto dai londinesi 21 a 10, il trentenne Ackford è stato convocato da Geoff Cooke per giocare con il XV della Rosa a Twickenham, sempre con i Wallabies di Nick Farr-Jones. La gara, terminata 28 a 19 per i bianchi, con due mete di Rory Underwood, è stata quella che ha segnato l’inizio dell’era di Will Carling e della dominazione inglese nel rugby dell’emisfero settentrionale. Con Ackford, quel giorno, hanno esordito anche il mediano di mischia Dewi Morris, il trequarti ala Andy Harriman e il centro John Buckton.

L’esplosione di quel team, e di Carling, che all’epoca aveva solo 22 anni, è stato in gran parte dovuta a vecchi saggi quali Wade Dooley e lo stesso Ackford, entrambi poliziotti, che hanno costituito una granitica seconda linea.

Paul ha disputato tutti e quattro i match del Cinque Nazioni del 1989, diventando un punto fisso nella mischia del XV della Rosa. L’Inghilterra ha vinto con l’Irlanda e la Francia, ha pareggiato con la Scozia e perso a Cardiff, terminando il torneo al secondo posto, alle spalle dei Blues.

Il successo ottenuto in quella prima stagione con l’Inghilterra ha permesso a Paul di guadagnare la chiamata da parte dei British & Irish Lions, per la tournée australiana del 1989, dove la sua forza in touche e la potenza in mischia chiusa gli hanno fatto trovare posto in tutte e tre le prove contro gli Aussies. Gli uomini capitanati da Finlay Calder hanno perso il primo test match 12 a 30. Nei restanti due, Ackford, che in quella occasione aveva giocato in coppia con Bob Noster, si è ritrovato finalmente spalla a spalla con Dooley e questo ha aiutato i britannici ad imporre la loro notevole presenza fisica sui Wallabies, in match passati alla storia per i feroci scambi fra gli avanti. I rossi hanno vinto la gara di Brisbane 19 a 12, grazie alle mete di Jeremy Guscott e Gavin Hastings, oltre al famoso drop di Rob Andrew. Sul risultato di 1 a 1 la terza sfida di Sydney era diventata decisiva per la conquista della serie. Il match è stato vinto dai Lions con un solo punto di scarto, 19 a 18, ed è stato caratterizzato dall’errore di David Campese, il quale ha sbagliato il passaggio al suo compagno Greg Martin nella propria area dei 22, favorendo in quel modo la marcatura del gallese Ieuan Evans.

Wade Dooley e Paul Ackford

Wade Dooley e Paul Ackford

Il 4 novembre 1989, durante i tour down-under, nella partita di Londra contro Fiji, Paul ha realizzato la sua unica meta con la maglia della nazionale inglese.

Ackford ha disputato tutte le partite anche del Cinque Nazioni del 1990, con l’Inghilterra che è arrivata di nuovo seconda, questa volta alle spalle della Scozia. Le due squadre sono giunte allo scontro diretto dell’ultima giornata entrambe a punteggio pieno. Quel 17 marzo, a Murrayfield l’atmosfera era esplosiva. In palio non c’erano solo il titolo del Cinque Nazioni, il Grande Slam, la Triple Crown e la Calcutta Cup, ma anche l’onore di un popolo intero, quello scozzese. La protesta contro la Community Charge, la tassa sula persona che la Lady di Ferro, Margaret Tatcher, aveva imposto proprio a nord del vallo di Adriano, è entrata anche nello stadio. Quello è stato il giorno del funereo ingresso in campo dei giocatori in maglia blu notte, guidati dal capitano David Sole, e del nuovo inno Flower Of Scotland, scritto appositamente per l’occasione, per sostituire God Save The Queen, ritenuto troppo oppressivo, troppo “inglese”. E poi, la partita, dove gli inglesi, alla vigilia dati per favoriti, hanno subito l’irruenza degli uomini di Jim Telfer. Una meta di Tony Stanger e due penalties di Craig Chalmers per gli scozzesi, contro una meta di Jeremy Guscott e un piazzato di Simon Hodgkinson da parte inglese, per un 13 a 7 entrato nella storia.

Il 3 novembre 1990, in una gara a Twickenham contro l’Argentina di Hugo Porta, finita con il risultato di 51 a 0, Ackford è stato messo al tappeto dal diciottenne pilone dei Pumas Federico Mendez Azpillaga. Questo è ancora oggi ricordato nel mondo del rugby come uno dei più spettacolari knock-out mai visti in una gara internazionale. Il seconda linea è uscito dal campo con un passo caracollante, sorretto da due sanitari, fatto questo che gli ha procurato i nomignoli di “Mascella di vetro“, da parte di Wade Dooley, e  di “Bambi“, da parte di Andy Robinson. Paul, in seguito, ha ammesso che il pack inglese non è stato interamente esente da colpe. Lui stesso aveva appena colpito un argentino nelle costole. Mendez, che è stato espulso, ha invece dichiarato che il suo è stato uno scambio di persona. Dall’altra parte del suo pugno, infatti, doveva esserci Jeff Probyn.

Nel 1991 Paul ha dato un grosso contributo agli Harlequins nel loro trionfo in Coppa Anglo-Gallese, e, soprattutto, alla propria nazionale per vincere il Grande Slam dopo undici anni.

La prima giornata gli uomini di Geoff Cooke sono andati a vincere 25 a 6 sul terreno dell’Arms Park di Cardiff. Meta di Mike Teague e sette piazzati di Simon Hodgkinson, per una vittoria che mancava loro dal lontano 1963.
La sfida successiva è stata contro la Scozia, lontana parente di quella che aveva conquistato lo slam l’anno prima. A Twickenham è finita con il palindromo 21 a 12 a favore degli inglesi, che hanno vendicato la bruciante sconfitta del torneo precedente a Murrayfield.
Quindici giorni più tardi, grazie alla vittoria a Dublino, gli uomini in bianco hanno conquistato la Triple Crown. La partita è finita 16 a 7, con le mete di Rory Underwood e di Mike Teague.
L’ultima sfida, a Londra, era quella decisiva. Di fronte c’era la Francia, squadra anch’essa imbattuta e decisa a tornare oltre Manica con il trofeo. Il temperamento e l’esperienza di Paul Ackford sono stati essenziali, per tutto l’arco del torneo, è vero, ma in particolar modo in questa Le Crunch. Il seconda linea ha rubato numerose palle in touche, garantendo così uno scarso rifornimento ai pericolosi trequarti francesi. Nonostante la stupenda meta di Philippe Saint-André, nata da un’azione che è partita nella 22 francese e si è sviluppata in velocità per tutta la lunghezza del campo, l’incontro è terminato 21 a 19 in favore dei bianchi, che hanno così potuto gioire per la conquista del decimo Grande Slam nella loro storia.

Il seconda linea, a quel punto, ha annunciato il ritiro dalle scene dopo la Coppa del Mondo del 1991, un torneo che la squadra inglese avrebbe anche potuto vincere se non avesse cambiato la tattica di gioco, orientata con gli avanti, proprio durante la finale di Twickenham.

I sudditi di sua Maestà avevano svolto un buon girone eliminatorio, nonostante il 12 a 18 patito nella gara iniziale contro gli All Blacks, campioni del mondo in carica. A seguire, infatti, erano arrivate le asfaltate all’Italia, 36 a 6, e agli Stati Uniti, 37 a 9.

Secondi nel girone, gli inglesi sono stati costretti ad affrontare i quarti di finale a Parigi, contro la Francia. La partita è arrivata a cinque minuti dal termine con le due squadre ancorate sul 10 a 10. Poi, un penalty di Jonathan Webb e, soprattutto, la meta a tempo scaduto di Will Carling, dopo un errore di Serge Blanco, trasformata da Webb, hanno regalato agli uomini di Cooke un meritato 19 a 10 e il passaggio al turno successivo.

Il caso ha voluto che anche la semifinale avrebbe dovuto svolgersi in casa degli avversari. Sul terreno di Murrayfield, l’Inghilterra si è scontrata con una Scozia decisa a vendere cara la pelle contro gli odiati cugini. Come accaduto nei quarti, le due contendenti hanno viaggiato a pari merito sino a cinque minuti dalla fine. Un paio di piazzati di Gavin Hastings da una parte, contro i due del chirurgo di Bristol John Webb dall’altra, per uno striminzito 6 a 6. Poi, al 75° minuto, il lampo che ha squarciato il buio, sotto forma di un drop sparato dal magico piede di Rob Andrew, e la sfida si è portata sul 9 a 6. Big Gav, poco dopo, ha avuto la più facile delle occasioni per pareggiare: un penalty di fronte ai pali. Purtroppo, l’estremo era ancora scosso da un mostruoso placcaggio subito da Mike Skinner e ha calciato fuori. I bianchi hanno staccato il biglietto per la finale.

Il 2 novembre 1991, a Twickenham, è andato in scena l’atto conclusivo della seconda Coppa del Mondo di rugby. Peccato che, se in quel momento l’Inghilterra era la squadra più in forma al mondo, gli avversari lo erano ancora di più. Si tratta dell’Australia, che aveva in David Campese una micidiale macchina da mete. Stranamente, Geoff Cooke ha deciso proprio allora di cambiare l’affidabile gioco basato sulla potenza della mischia, tentando di vincere la partita con i trequarti. La difesa australiana, però, con la temibile coppia di centri formata da Tim Horan e Jason Little, è stata perfetta e i Wallabies hanno fatto loro il trofeo, grazie ad una meta di Tony Daly, trasformata da Michael Lynagh, e a due piazzati sempre dell’apertura di Brisbane. Gli inglesi hanno segnato punti solo con due calci di punizione del solito Jonathan Webb. Infine, tanto per non farsi mancare nulla, c’è stato anche un episodio dubbio. Sul risultato di 12 a 3, Campo ha intercettato volontariamente con una mano il passaggio tra Peter Winterbottom e un lanciatissimo Rory Underwood, fermando in quel modo una sicura marcatura. L’arbitro poteva punire il gesto con la meta tecnica, che avrebbe di fatto riaperto la gara, ma ha concesso solo un penalty, quello che ha fissato lo score sul 12 a 6 e permesso agli uomini dell’Emisfero Sud di sollevare il Webb Ellis Trophy.

Questa gara, è stata l’ultima di Paul Ackford con la maglia bianca della nazionale, che ha terminato con la stessa squadra con cui aveva iniziato soltanto tre anni prima.

Al termine della medesima stagione, Ackford ha detto addio anche all’avventura con gli Harlequins.

Una volta scritta la parola fine sulla carriera rugbistica, e dimessosi anche dalla polizia, dove era arrivato a ricoprire il ruolo di ispettore, Paul ha iniziato a lavorare come giornalista sportivo per il Daily Telegraph, lavoro che lo occupa ancora oggi.

 

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