Paolo Vaccari: il tempo delle mete

(di Roberto Vanazzi)

La meta che mi è rimasta dentro? La quarta segnata a Grenoble, il giorno in cui battemmo per la prima volta la Francia: fu un’ azione corale e io fui solo l’ ultimo anello di un gioco di squadra perfetto. Quel momento lì lo avevamo progettato per anni.” (Paolo Vaccari)

C’era una volta un giocatore di rugby, faccia da simpatico guascone, gambe veloci e cervello fino. La sua abilità era segnare mete, tante mete. Il ragazzo prendeva l’ovale e, da quello scavezzacollo che era, sfidava ogni logica del gioco: anziché passare o calciare, si lanciava contro gli avversari, li evitava, s’infilava negli spazi e correva verso la fatidica linea bianca. Il suo nome è Paolo, Vaccari Paolo, uno dei più forti trequarti prodotti dal rugby italico nell’arco della sua storia. 64 presenze in maglia azzurra, un po’  ala e un po’ estremo, qualche volta anche centro, 22 mete segnate, tutte importanti, tutte in quelle partite che hanno fatto dire “la prima volta”: la prima volta che l’Italia ha sconfitto l’Irlanda, la prima volta che gli azzurri hanno battuto la Scozia, quella prima volta con la Francia, a Grenoble.

Paolo ha partecipato a tre edizioni della Coppa del Mondo e ha vinto due volte il campionato italiano, la prima con il Milan e l’altra con il Calvisano, la squadra del suo paese natale.

Paolo Vaccari

Paolo Vaccari

Paolo Vaccari è nato il 15 gennaio 1971 a Calvisano, paese della bassa bresciana che vive di agricoltura e di rugby. Figlio di Gianluigi Vaccari, colui che assieme ad Alfredo Gavazzi ha fondato il Calvisano Rugby Club. era normale che Paolo seguisse le orme del padre e cominciasse fin da bambino a rincorrere la palla ovale, con addosso la maglia gialla e nera. Lui ama ricordare che, quando ancora non aveva tredici anni, l’età minima per giocare a rugby, l’allenatore, che già si era reso conto delle sue qualità, lo faceva entrare comunque in campo schierandolo con il nome di un altro bambino.

Con la prima squadra Vaccari ha iniziato a soli sedici anni, il 1 febbraio 1987 a Padova, contro i futuri campioni d’Italia del Petrarca, perdendo 12 a 32.
Quell’anno il Calvisano è retrocesso in A2. Nonostante ciò, il ragazzo si è fatto ugualmente notare per la sua velocità, la potenza e quel briciolo di pazzia che lo rendevano imprevedibile. Così, proprio nel 1987, Paolo ha esordito con la maglia azzurra dell’under 16, segnando una meta strepitosa dopo avere corso per tutta la lunghezza del campo. Due anni più tardi, Vaccari ha partecipato al mondiale under 19 in Australia.

Intanto, la stagione 1988/89 ha salutato il ritorno nella massima serie del Calvisano Rugby, sponsorizzato Nutrilinea. I gialloneri hanno fatto un buon campionato, piazzandosi al settimo posto, più vicini alla zona play off che a quella play out.

La squadra bresciana è retrocessa di nuovo nel 1991, l’anno in cui Bertrand Fourcade ha voluto Vaccari per il tour che l’Italia ha svolto in Namibia per prepararsi all’imminente mondiale. Il trequarti ha esordito con la maglia numero 14, il 21 giugno, sull’erba del South West Stadium di Windhoek. Come segno di gratitudine, Paolino ha segnato subito una meta. Gli azzurri capitanati da Corrado Covi da quella gara sono usciti sconfitti 7 a 17 e hanno perso anche una settimana più tardi, nella seconda prova della serie. Vaccari, però, ha dimostrato di essere un giocatore di qualità varcando nuovamente la linea di meta avversaria.

A ottobre Paolo è partito alla volta dell’Inghilterra per disputare la seconda edizione della Coppa del Mondo di rugby.
Il 5 ottobre, nella sfida vinta 30 a 9 con gli Stati Uniti a Otley, il ragazzo ha siglato la sua terza meta consecutiva in altrettante gare. Tre giorni più tardi, Paolo ha provato l’ebbrezza di giocare nel tempio di Twickenham, quando l’Italia ha affrontato l’Inghilterra di Will Carling, perdendo 6 a 36. Ancora cinque giorni e questa volta, a Leicester, gli azzurri hanno affrontato i mitici All Blacks. La gara, persa con soli dieci punti di scarto (21 a 31) ha visto Vaccari passare al ruolo di estremo in sostituzione di Gigi Troiani, con Edgardo Venturi schierato ala. Alla fine il capitano neozelandese Wayne Shelford ha dichiarato: “Gli All Blacks hano vinto, ma a trionfare è stata l’Italia.”.

Tra il 1992 e il 1993 Paolo ha alternato la maglia azzurra numero 15 e quella con il numero 14, giocando una gara  anche trequarti centro, contro la Spagna a Perpignan, con Massimo Bonomi e Gabriel Filizzola a ricoprire rispettivamente il ruolo di apertura e di estremo.

L’11 novembre del 1993, a Treviso, l’Italia ha sconfitto una selezione francese che è scesa in campo con il nome di France XV. Un mese più tardi la stessa sorte è toccata alla Scotland XV a Rovigo.

Nel frattempo, proprio nel 1993, Vaccari ha lasciato Calvisano e si è accasato all’Amatori Milano, che in quel periodo, sotto la guida del Presidente Silvio Berlusconi, aveva assunto il nome di Milan. Quello milanese era un vero e proprio squadrone creato per vincere, con nomi illustri quali Diego Dominguez, i gemelli Massimo e Marcello Cuttitta, Franco Properzi e Massimo Giovanelli. Il compito di Paolo, la cui scelta è stata dettata anche per ragioni di studio, era quello di sostituire una leggenda come David Campese.

Quella stagione la squadra meneghina ha raggiunto la finale scudetto, dopo un campionato sempre in vetta alla classifica. Purtroppo per loro, a Padova, il luogo designato per la finale, i rossoneri non sono riusciti ad avere la meglio sulla volitiva L’Aquila di Massimo Mascioletti. A sorpresa, infatti, hanno vinto gli abruzzesi 23 a 14: il trionfo del rugby fatto in casa contro quello dei soldoni. Senza sponsor e senza grandi mezzi finanziari, un gruppo di ragazzi abruzzesi, integrati dalle qualità dei sudafricani Danie Gerber e Vim Visser, ha avuto la meglio su un Milan troppo presuntuoso.

Il team di Milano si è rifatto l’anno seguente, quando ha conquistato il titolo di Campione d’Italia 1994/95. Dopo essersi vendicata de L’Aquila in semifinale, vincendo sia la gara d’andata sia quella di ritorno, la squadra allenata da Gustavo “Tati” Milano si è trovata l’8 Aprile ancora allo Stadio Plebiscito di Padova, a giocarsi lo scudetto con la Benetton Treviso. La sfida, terminata senza mete, è vissuta sulla precisione al piede di Diego Dominguez da una parte e di Michael Lynagh dall’altra, con l’italo-argentino che ha centrato l’acca otto volte su nove tentativi, contro le cinque dell’australiano. L’apice del gioco rossonero si è avuto nei primi cinque minuti della ripresa. Dopo essere andati a riposo in svantaggio, i milanesi si sono ripresentati in campo con un piglio più aggressivo. In tre minuti il loro numero 10 ha sparato tra i pali due punizioni, alle quali è seguito, dopo due minuti, un bellissimo drop di Massimo Bonomi che ha messo in ginocchio la squadra della Marca. Il Milan ha vinto 27 a 15, terminando il campionato imbattuto, con 19 vittorie e 2 pareggi (al Fattori e a Monigo) e si è cucito sul petto il diciassettesimo scudetto della sua storia.

Nell’estate del 1994 Paolino Vaccari è partito con la nazionale italiana per un tour in Australia, dove ha affrontato sei squadre provinciali e due volte i Wallabies, giocando nel ruolo di estremo. Gli azzurri, ora allenati da George Coste, hanno vinto tutte le gare non ufficiali e hanno sfiorato l’impresa nel primo test match, a Brisbane. A venti minuti dal termine gli italiani stavano vincendo 17 a 13, grazie alla meta di Massimo Bonomi e ai calci di Gigi Troiani. Poi, con un penalty allo scadere di Tim Wallace, entrato dalla panchina, i padroni di casa sono riusciti a strappare un misero (per loro) 23 a 20.
Il secondo test di Melbourne, complice alcuni errori arbitrali, come la meta inesistente concessa a David Campese, ha visto i Wallabies prevalere 20 a 7: un risultato più pesante di quello effettivamente meritato dai nostri, che proprio da quel tour hanno posto le basi per l’ascesa alle vette del rugby.

In quel periodo Vaccari ha ricevuto offerte da parte degli Sharks e di Canterbury per giocare nel campionato sudafricano. Il ragazzo, però, ha declinato, poiché un trasferimento nel Paese Arcobaleno avrebbe significato dire addio agli studi.
Nella medesima stagione il trequarti del Milan si è trovato nella cassetta della posta la lettera d’invito dei Barbarians. Sarebbe stato lui il secondo italiano convocato dal leggendario club anglosassone, dopo Stefano Bettarello. Purtroppo, a causa di un infortunio, è stato costretto a rinunciare.

Nel 1995 Paolo è tornato al Calvisano, dove sarebbe rimasto sino alla fine della sua carriera.

A livello internazionale il ’95 è iniziato con la prima vittoria storica dell’Italia su una squadra britannica. Si tratta dell’Irlanda, arrivata a Treviso il 6 gennaio per completare la preparazione dell’imminente Coppa del Mondo. Paolo ci ha messo lo zampino, marcando l’unica meta dell’incontro. Il resto lo ha fatto Dominguez, con la trasformazione della stessa, quattro penalties e un drop, che hanno fissato il risultato sul 22 a 12.

In primavera Vaccari è partito in direzione Sudafrica per disputare il suo secondo mondiale.

Inserita nel girone B, l’Italia ha esordito il 27 maggio al Basil Kenyon di East London, con Western Samoa. Paolo, schierato estremo, ha schiacciato l’ovale oltre la linea proibita a metà della ripresa, una marcatura che è seguita a quella di Marcello Cuttitta. Purtroppo, gli isolani di mete ne hanno segnate cinque e a nulla sono valsi i punti al piede di Diego Dominguez, compreso il bellissimo drop dopo soli quattro minuti di gioco. Samoa ha vinto 42 a 18.
Per la successiva gara con l’Inghilterra Coste ha spostato Vaccari all’ala, con Troiani estremo. Ancora una volta il ragazzo di Calvisano è andato al di là della linea bianca, dopo avere stoppato un calcio di rinvio di Rory Underwood. L’altro Cuttitta, Massimo, ha segnato la seconda meta per gli Azzurri. Anche i vincitori del Cinque Nazioni hanno siglato due mete, grazie ai fratelli volanti Rory e Tony Underwood, ma hanno punito la maggiore indisciplina azzurra con il piede di Rob Andrew, che ha centrato l’acca con cinque penalties, e la gara è terminata 27 a 20 in loro favore.
L’ultima sfida, valida solo per l’onore, ha messo di fronte agli azzurri l’Argentina di Lisandro Arbizu. Le due squadre, entrambe a zero punti, si sono affrontate ancora sull’erba di East London. Questa volta gli italiani hanno disputato una gara accorta e sono riusciti a chiudere il mondiale in bellezza. Vaccari ha marcato la sua terza meta in altrettante sfide: una segnatura stupenda, votata tra le tre più belle del torneo. Il tutto è nato da una touche a ridosso della metà campo. L’ovale è passato da Troncon a Dominguez a Vaccari, che ha tentato uno sfondamento senza riuscirci. Il numero 9 ha fatto uscire veloce la palla dalla ruck che si era formata e l’ha ceduta a Pierpaolo Pedroni. Altro placcaggio, altra ruck, altra palla veloce di Tronky. L’Italia era in avanzamento. Sei cambi di mano dal centro del campo alla fascia destra; rugby champagne. L’ultimo ha ricevere l’ovale è stato Paolo Vaccari, il quale, a cinque metri dalla meta, ha calciato sopra la testa dell’avversario che gli si era parato davanti, lo ha circumnavigato e ha schiacciato la palla sull’erba quando questa aveva valicato la fatidica linea bianca. Poi, hanno segnato Mario Gerosa e Diego Dominguez; quest’ultimo si è involato in meta dopo avere intercettato con furbizia il passaggio tra i due mediani Pumas, Rodrigo Crexell e Jose Cilley, con i sudamericani a lamentarsi di essere stati ingannati da una sua chiamata in spagnolo. Il nostro “argentino” è stato l’autore anche di diciotto punti al piede, e il 31 a 25 con cui è terminata la gara è stata l’unica vittoria della nostra formazione in quel torneo.

In autunno l’Italia è volata proprio in Argentina, dove ha disputato la Coppa Latina. Nel giro di una settimana gli uomini di George Coste hanno affrontato la Francia, i Pumas e la Romania. È stata questa la prima volta che i francesi ci hanno sfidato con la loro nazionale maggiore, segno della crescita esponenziale dell’ovale italico di quel periodo. Gli azzurri si sono fatti onore, giocando una buona gara, terminata 33 a 22 in favore dei nostri avversari. Gli italiani hanno quindi perso 6 a 26 con i padroni di casa, per chiudere il torneo con la vittoria sulla Romania, asfaltata 40 a 3.

Il 28 ottobre, a Bologna, sono arrivati gli All Blacks. Gli azzurri privi di Dominguez, sostituito da Massimo Bonomi, hanno subito una dura lezione dai neri di Sean Fitzpatrick: 70 a 6 il risultato, con dieci mete subite.

Dopo avere sfidato i vice campioni del mondo, l’Italia ha incontrato quelli che il mondiale lo avevano vinto. Il 12 novembre, allo Stadio Olimpico di Roma, in un clima a dire il vero piuttosto vacanziero, sono scesi in campo gli Springboks di François Pienaar. Proprio lui, il leggendario capitano, colui che pochi mesi prima aveva abbracciato Mandela che indossava la sua maglia numero 6, ha aperto le danze marcando una meta, poi bissata da una meta tecnica concessa dall’arbitro. Gli azzurri hanno risposto con due piazzati di Diego Dominguez e sono andati al riposo sotto 6 a 17. Nella ripresa, Orazio Arancio prima e, subito dopo, Carlo Orlandi hanno marcato due mete in sequenza. Grazie anche ad un altro penalty di Dominguez, i ragazzi di Coste si sono trovati in vantaggio per 21 a 17. Il risultato è rimasto tale sino a metà della ripresa, quando gli avversari si sono ricordati di avere vinto un mondiale e hanno superato la linea bianca dell’Italia due volte: con Hennie le Roux e Japie Mulde. I calci precisi di Joel Stransky hanno chiuso l’incontro sul 40 a 21. Ad ogni modo, l’Italia era ormai entrata nell’Olimpo del rugby.

Nell’aprile del 1996 Vaccari è stato invitato a giocare a Twickenham tra le fila del World XV, una specie di Resto del Mondo guidato da François Pienaar, che ha affrontato il Leicester.

Durante quella stagione l’Italia è stata ospitata per la prima volta dalle union britanniche. Galles, Inghilterra e Scozia fino a quel momento erano state affrontate solo in occasione dei mondiali e mai avevano pensato di schierare un loro XV contro di noi.
Il primo match si è giocato al National Stadium di Cardiff con il Galles. La partita è andata in scena martedì 16 gennaio e gli azzurri, che solo due giorni prima avevano giocato in campionato, hanno mostrato tutta la loro stanchezza. Dopo un’ora stavano perdendo 6 a 31, ma, con una rimonta tutta grinta e orgoglio, si sono portati sotto grazie alle mete di Franco Properzi e Julian Gardner, sino a chiudere l’incontro sul 31 a 26, ad un soffio dall’impresa.
Il 23 novembre gli uomini di Coste sono volati in Inghilterra. Di fronte a 45000 spettatori un Vaccari schierato all’ala ha avuto l’onore di segnare una meta a Twickenham. Il XV della Rosa si è dimostrato superiore, soprattutto in touche, e ha rifilato all’Italia sette mete per un finale di 54 a 21.
Tre settimane più tardi gli azzurri hanno calcato l’erba di un altro tempio del rugby mondiale, quello di Murrayfield, dove il ragazzo di Calvisano ha giocato una delle poche gare nel ruolo di trequarti centro, in coppia con Ivan Francescato. Ormai non era più tempo delle Nazionali A, ma di quelle vere, che partecipavano al Cinque Nazioni. L’Italia ha sfiorato anche qui un’impresa storica. La partita è rimasta sempre in equilibrio e solo un passaggio sbagliato di Diego Dominguez, intercettato da Derek Stark che si è involato in meta, ha permesso agli Highlanders di vincere 29 a 22.

Questo è stato solo il preludio di quello che sarebbe accaduto nel 1997: l’anno dei titani in maglia azzurra.

Si erano appena spenti i botti di capodanno che l’Italia ha espugnato il Lansdowne Road di Dublino. È accaduta la sera del 4 gennaio, sotto la tipica pioggia irlandese e con il freddo che entrava nelle ossa; un clima che si addiceva più agli uomini di Keith Wood che ai nostri ragazzi. L’Italia era arrivata in Irlanda senza Ivan Francescato e senza il capitano Massimo Giovanelli, infortunato alle costole. Il ruolo era stato affidato al pilone Massimo Cuttitta.
La partita si è aperta con un piazzato dell’apertura di casa Paul Bourke, che ha portato avanti i verdi. Dominguez ha prima fallito un calcio da oltre 50 metri, per poi rifarsi lanciando il debuttante Cristian Stoica nello spazio con un passaggio lungo al largo. L’ovale è arrivato a Paolo Vaccari, il quale ha bucato la difesa andando a marcare in mezzo ai pali. Poco dopo il solito Bourke ha ridotto lo svantaggio irlandese con un altro calcio di punizione. L’Italia era comunque in partita. Giambattista Croci ha conquistato una touche nei 22 avversari, dando avvio all’azione che ha spinto il capitano Cuttitta ha schiacciare l’ovale oltre la linea. Diego ha trasformato e poco dopo ha piazzato tra i pali anche il pallone del 17 a 9. Il XV del Trifoglio ha reagito con il tipico orgoglio celtico e, grazie a tre calci di Bourke, ha chiuso il primo tempo in vantaggio 18 a 17.
Chi pensava che nella ripresa l’Italia avrebbe ceduto è rimasto deluso, o sorpreso, a seconda della latitudine cui si guardava la partita. Gli azzurri, infatti, hanno continuato a macinare gioco e a conquistare terreno, vincendo tutte le battaglie in ruck con gli avanti irlandesi, e sono tornati in vantaggio con un altro penalty della loro apertura italo-argentina, al quale ha subito risposto il suo omologo irlandese.
Dopo qualche minuto per gli uomini di Coste sembrava essere arrivato il momento dell’arrivederci e grazie. Calcio di Bourke in profondità. Sull’ovale si sono avventati Paolino Vaccari e Javier Pertile, ma i due non si sono capiti e hanno lasciato spazio all’ala Dominique Crotty, che l’ha portato avanti a calci fin nell’area di meta azzurra, lasciando l’onore di schiacciarlo al trequarti centro Jonathan Bell. L’incubo della solita sconfitta onorevole è cominciato a serpeggiare tra i tifosi italiani.
Invece, Alessandro Troncon si è caricato sulle spalle il pack azzurro e ha spinto i suoi compagni nei 22 degli avversari. Tronky ha fatto uscire la palla da una ruck a 5 metri dalla loro linea e ha lanciato a Dominguez, saltando il primo uomo in sostegno. Diego si è infilato nella spazio e, poco prima di essere placcato, ha ceduto l’ovale a Vaccari che lo seguiva da vicino. Il numero 14 non ha fatto altro che portarla all’interno dell’area di meta per la sua doppietta personale. Dominguez l’ha trasformata e, quando mancavano solo 10 minuti al termine, l’Italia era in vantaggio di un punto: 30 a 29.
Gli irlandesi si sono buttati avanti a testa bassa, ma la frenesia non ha permesso loro di andare a punti. Anzi, sotto pressione hanno perso l’ovale a 10 metri dalla loro area proibita, a tempo ormai scaduto. Stefano Bordon l’ha recuperato e gettato indietro. Se si fosse calciato in touche la partita sarebbe finita, ma gli azzurri quella sera volevano fare di più. La palla recuperata da Nicola Mazzuccato è stata ceduta a Carlo Orlandi, il quale, con un funambolico passaggio dietro la schiena, uno di quelli che da un tallonatore proprio non ti aspetti, ha servito Diego Dominguez. L’apertura non ha dovuto fare altro che schiacciare nei pressi della bandierina. La trasformazione della marcatura ha fissato il risultato sul 37 a 29 e l’Italia ha conquistato l’Isola di Smeraldo.

Il 25 febbraio seguente Vaccari ha vestito finalmente la maglia dei Barbarians. La partita si è svolta a Leicester, contro i Tigers padroni di casa. Paolo, che giocava con la maglia numero 14, ha schiacciato l’ovale in meta vicino all’angolo, nonostante l’opposizione di Tim Barlow. Con lui nel XV c’erano anche gli altri azzurri Diego Dominguez e Alessandro Troncon. Per la cronaca, la sfida è stata vinta dai Baa-baas 38 a 22.

Neanche un mese più tardi, il 22 marzo, gli azzurri hanno vinto allo Stade Lesdiguières di Grenoble la finale di Coppa FIRA contro la Francia, fresca trionfatrice del Cinque Nazioni con tanto di Grande Slam. I ragazzi di Coste sono scesi in campo senza timori reverenziali e dopo soli 5 minuti Diego Dominguez ha lanciato Ivan Francescato, il quale ha trovato un pertugio, vi si è infilato e ha iniziato a correre senza che nessuno riuscisse a stargli dietro, fino a depositare l’ovale sull’erba oltre la linea di meta avversaria. Quindi, dopo che la veemente reazione dei galletti ha portato loro al pareggio grazie ad una meta tecnica decretata dall’arbitro, l’irlandese McHugh, la nostra apertura ci ha spinto di nuovo avanti con un calcio di punizione. La Francia ha avuto il suo momento migliore attorno la metà dei primi 40 minuti, quando con due piazzati di David Aucagne è passata in vantaggio. Ci ha pensato ancora Diego, però, a portare gli azzurri in parità. La svolta è arrivata alla fine del primo tempo, quando la nostra mischia è riuscita di forza a sfondare la linea difensiva francese: a schiacciare l’ovale in meta è stato il flanker Julien Gardner. Gli avanti azzurri sono stati protagonisti anche qualche minuto dopo, quando hanno fermato il pack francese che premeva sulla loro linea di meta. I ragazzi di capitan Giovanelli sono andati al riposo in vantaggio per 20 a 13.
Nella ripresa gli azzurri sono entrati in campo ancora più determinati. Troncon e Dominguez hanno continuato a gestire il gioco con grande intelligenza tattica e, dopo aver subito in avvio la meta del trequarti centro Pierre Bondouy, i nostri hanno preso in mano le redini del gioco. Al sedicesimo minuto il mediano di mischia francese Guy Accoceberry ha calciato lungo nei nostri 22. Paolo Vaccari ha mancato la palla al volo, che gli è caduta alle spalle. Tutto sembrava presagire ad un’azione da meta francese. Invece, il trequarti di Calvisano ha raccolto l’ovale e con una finta si è liberato dei due minacciosi avversari che lo stavano investendo, dando il via ad un’azione bellissima, alla francese, che ha visto due fasi con il pallone giocato da un lato all’altro del campo. Alla fine, a finalizzare ci ha pensato Giambattista Croci. Sul 27 a 20 per l’Italia ci si aspettava la reazione dei Galletti, ma gli azzurri non hanno mai smesso di placcare ferocemente e di ripartire con micidiali contrattacchi. La nostra nazionale ha così preso il largo e l’apice è arrivato al 30’, quando Vaccari, dopo un altro break devastante di Gardner, s’è lanciato velocissimo in meta, portando l’Italia sul 40 a 20. Negli ultimi tre minuti, con i propri tifosi che li fischiavano, Les Blues hanno realizzato due mete, con Jean-Luc Sadourny e ancora Bondouy, che hanno reso meno amaro il punteggio. Da allora, a forza di mete e spinte, il cammino del rugby italico si è ritrovato a percorrere una strada tutta in discesa.

Il 18 ottobre Paolino Vaccari ha segnato un’altra meta ai francesi, a Auch, anche se quella volta gli azzurri sono usciti sconfitti 30 a 19. Quattro giorni più tardi, i ragazzi di Coste hanno pareggiato 18 a 18 con l’Argentina a Lourdes.

Nel giorno dell’Immacolata di quel magico 1997, a Bologna sono arrivati di nuovo gli Springboks. Vaccari ha segnato ancora una meta, la quale, con le marcature di Francescato e Gardner, ha fatto sì che gli uomini di George Coste andassero al riposo in vantaggio 22 a 20. Poi, nel secondo tempo, hanno subito il ritorno dei campioni del mondo in carica e la gara è terminata 62 a 31 in loro favore.

Il 20 dicembre, ancora all’Arcoveggio di Bologna, Paolo e la sua banda hanno battuto nuovamente l’Irlanda. Questa volta è stato un secco 37 a 22, con tre mete realizzate, per gentile concessione dei signori Diego Dominguez, Corrado Pilat e Cristian Stoica, contro una subita, quella di Darragh O’Mahoney. È stata questa la terza vittoria sul XV del Trifoglio dei nostri ragazzi, ormai sicuri di essere ammessi al Cinque Nazioni.

Una fase di Italia - Irlanda (20 dicembre 1997)

Una fase di Italia – Irlanda (20 dicembre 1997)

L’annuncio è stato dato il 16 gennaio 1998, quando il comitato del Torneo più antico del rugby, riunito a Parigi, ha deciso che dal 2000 la nostra nazionale sarebbe entrata a farne parte. A capo della Federazione Italiana era stato da poco eletto Giancarlo Dondi.

Una settimana dopo la storica decisione è arrivata anche la prima vittoria sulla Scozia. A Treviso è finita 25 a 21, un risultato nato da una rimonta, dopo che si era sotto 12 a 21 a quindici minuti dalla fine, a causa di qualche svista arbitrale. Diego Dominguez ha siglato venti punti con il suo magico piede. Gli altri cinque sono merito, ancora una volta, di Paolo Vaccari, autore di una meta a due minuti dal fischio finale.
Due settimane più tardi, nel mitico Stradey Park di Llanelli, gli azzurri hanno sfiorato l’impresa anche con il Galles. A due minuti dal termine il risultato era 16 a 13 per i padroni di casa. Poi ha segnato Gareth Thomas, al quale ha risposto subito Andrea Sgorlon, per il 23 a 20 finale.

L’Italia non era ancora sazia. Il 7 novembre 1998, a Piacenza, il nostro XV ha sconfitto l’Argentina 23 a 19, grazie alle mete di Alessandro Moscardi e Carlo Checchinato, al solito piede di Diego e ad un pack dominante.

Nell’agosto del 1999 Paolo ha marcato una doppietta all’Uruguay, a L’Aquila. Poi, ad ottobre, è volato nel Regno Unito per disputare il suo terzo mondiale.
Alla vigilia della Coppa del Mondo, però, la nazionale è stata scossa da un terremoto interno. A causa anche del 101 a 0 patito a Durban il 19 giugno contro gli Springboks, un tour al quale Paolino Vaccari non ha partecipato, la Federazione ha preso la discutibile decisione di esonerare George Coste, senza tenere conto di quanto il francese aveva fatto per traghettare gli azzurri nel Sei Nazioni. Il suo posto è stato momentaneamente affidato a Massimo Mascioletti, già vice di Coste e allenatore dei trequarti. Durante il mondiale l’atmosfera in seno alla nazionale era piuttosto tesa. Il manager Franco Cimino parlava con Mascioletti solo tramite il Liaison Officer Antonio Zibana. I giocatori, già in lotta con la FIR per gli ingaggi dovuti all’avvento del professionismo, inevitabilmente hanno risentito della situazione. Il torneo, per gli azzurri, è stato un vero e proprio disastro. Le sfide impossibili con Inghilterra e Nuova Zelanda si sono risolte in due asfaltate. Clamoroso il 103 a 3 di Huddesfield per mano degli All Blacks. Qualche cosa di più ci si sarebbe aspettato dalla sfida con Tonga, ma anche in questo caso gli uomini di capitan Giovanelli sono usciti da Welford Road sconfitti 25 a 28.
Paolo non ha segnato mete in quell’edizione della Coppa del Mondo, ma ha giocato tutte e tre le partite, tutte nel ruolo di tre quarti ala.

Il povero Massimo Mascioletti è rimasto in carica sino all’inizio dell’anno seguente, subendo un’onta che non si meritava. A quel punto, in vista del Sei Nazioni, sulla panchina degli azzurri si è seduto l’ex pilone neozelandese Brad Johnston, che nell’ultimo mondiale aveva portato ai quarti di finale la nazionale di Fiji, coadiuvato dal samoano Matt Vaea. Qualcuno, però, si stava già chiedendo se la scelta di fare entrare l’Italia nel prestigioso torneo non fosse stata avventata.

Per fortuna è arrivato il giorno del Sei Nazioni. Il 5 febbraio del 2000, al vecchio Stadio Flaminio di Roma, l’Italia ha disputato la prima partita del torneo sconfiggendo la Scozia, ultima vincitrice del Cinque Nazioni. Purtroppo, a causa di un infortunio, Paolo ha perso non solo questo storico evento, ma tutta la stagione 2000. Il suo rientro in nazionale è arrivato un anno e mezzo più tardi, il 6 novembre 2001. quando a Treviso gli azzurri hanno sfidato e sconfitto le Fiji. Vaccari ha festeggiato il ritorno con quella che risulterà essere la sua ultima meta internazionale: la numero 22 della sua carriera in azzurro.

L’ebbrezza del Sei Nazioni Paolo l’ha provata nella stagione 2002, quando Johnstone lo ha inserito nel XV che ha giocato con la Francia a Parigi e con la Scozia a Roma, schierandolo entrambe le volte estremo. Poi, a causa di un infortunio all’inguine, il trequarti è stato costretto a saltare le rimanenti gare, con gli azzurri che hanno chiuso il torneo con un whitewash.

Paolino ha giocato anche il Sei Nazioni 2003, agli ordini del nuovo CT John Kirwan, scendendo in campo in tutte le gare, compresa la storica vittoria per 30 a 22 sul Galles a Roma, la prima con i Dragoni. Grazie a questo successo, l’Italia è riuscita finalmente a non chiudere il torneo all’ultimo posto. Il trequarti di Calvisano ha giocato due partite nel ruolo di estremo, due trequarti centro e, quella con la Scozia a Murrayfield, trequarti ala. È stata questa la sua ultima apparizione con la nazionale.

La carriera di Paolo Vaccari è proseguita a livello di club. Calvisano era ormai diventata una realtà di tutto rispetto nel campionato italiano. Dal 2001 al 2006 la squadra bresciana ha raggiunto sei finali scudetto consecutive, cinque con la Benetton Treviso e una con Viadana.

Dopo cinque finali perse, Paolo è diventato campione d’Italia nella stagione 2004/05, quando a Padova il Ghial Calvisano è riuscito finalmente ad avere la meglio sui loro rivali biancoverdi.

L’anno precedente la squadra aveva conquistato la Coppa Italia, battendo la Benetton in semifinale e poi l’Arix Viadana nella finale di Jesolo. Nel 2005, i gialloneri hanno terminato il campionato al terzo posto, dietro proprio le due corazzate, e sono approdati ai play-off.
La prima sfida è stata con Viadana. Nella gara di andata, al San Michele, i bresciani si sono imposti 16 a 9, andando a punti con i calci di Gerard Fraser e una meta di Justin Purll, che ha sfruttato un intercetto su un calcio sbagliato di Matteo Mazzantini. Il ritorno, di fronte al loro pubblico, la squadra mantovana è scesa in campo con piglio più battagliero, ma i ragazzi di Andrea Cavinato sono riusciti ha condurre in porto un ottimo 13 a 13 e sono approdati all’atto conclusivo contro i biancoverdi del loro ex allenatore Craig Green.

Le due squadre si sono affrontate il 28 maggio, allo stadio Plebiscito. Treviso è andato in vantaggio dopo soli quattro minuti, grazie ad una marcatura di Gonzalo Canale, ma quel giorno Calvisano possedeva una marcia in più e un Gerard Fraser in giornata di grazia. L’apertura neozelandese ha prima calciato tra i pali un penalty e, subito dopo, ha attraversato la linea bianca trevigiana. Al 16°minuto Marco Wentzel, dopo una corsa di 60 metri, ha siglato un’altra meta per i Leoni. Il risultato era 14 a 10 in favore dei veneti, ma ancora Fraser, con il suo piede, è riuscito a recuperare e a far si che il primo tempo si chiudesse sul 16 a 14 per i bresciani.
La ripresa ha visto Calvisano allungare maggiormente il vantaggio con un paio di piazzati del loro mediano d’apertura. A quel punto, la squadra di Cavinato ha alzato il ponte levatoio e si è sistemata a difesa della propria area di meta. Allo scadere, sul 22 a 20, è successo di tutto. L’apertura trevigiana Marius Goosen, autore durante la gara di un penalty e di un drop, ha sbagliato il piazzato del possibile sorpasso, stampando sul palo un calcio da 40 metri. Nell’azione successiva, Fraser è riuscito in quello che il suo omologo in maglia bancoverde ha fallito e ha centrato l’acca. La sfida è finita 25 a 20 e un paese di ottomila anime ha scritto per la prima volta il suo nome nell’Albo d’Oro del Campionato Italiano.

Il Ghial è arrivato in finale anche l’anno successivo, ancora con la Benetton. Questa volta, però, al Brianteo di Monza hanno avuto la meglio gli avversari. Paolo si è ritirato dal rugby giocato dopo questa partita. Purtroppo, il suo addio è stato funestato da una violenta rissa che è seguita la sfida, scatenata dall’argentino del Treviso Hernàn Mazino. Il pilone, che si trovava in tribuna, al fischio finale di Carlo Damasco è sceso in campo per festeggiare lo scudetto con i suoi compagni e ha pensato di colpire con un pugno proprio Paolo Vaccari, scatenando una scena da Far West. A farne le spese più di tutti è stato Alessandro Troncon, che è uscito dal campo sanguinante a causa di un colpo all’arcata sopraccigliare. In seguito Mazino, che ha detto di essersi chiarito con Vaccari, è stato squalificato per 13 mesi.

Facciamo adesso un passo indietro, esattamente al 2003, quando Paolo ha ricevuto una grossa soddisfazione al di fuori dello sport. Proprio quell’anno, infatti, è arrivata la laurea in architettura, conseguita presso il Politecnico di Milano nella stessa sessione d’esami dell’amico e compagno di squadra Massimo Giovanelli.

Dal 2004 Paolo Vaccari è consigliere della Federazione Italiana Rugby. Nel 2012, l’architetto delle mete è stato eletto Presidente della commissione federale impianti. Tra i suoi incarichi c’era un progetto di mappatura di tutti gli impianti d’Italia dedicati al rugby.

Paolo è sposato con Azzurra ed è padre di due figli, Martina e Leonardo. Appassionato di auto d’epoca, l’ex trequarti ha partecipato all’edizione del 2011 della Mille Miglia.

 

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