Olo Brown: impatto letale

(di Roberto Vanazzi)

Olo Brown era incredibilmente forte. Tutto quello che voleva era ricacciarti la testa su per la spina dorsale.” (Jason Leonard)

Se analizziamo le performance che Olo Brown ha svolto nell’arco della sua carriera, si può tranquillamente affermare che questo pilone destro (in grado di giocare anche come tallonatore) sia stato uno dei giocatori più affidabili ad avere indossato la maglia degli All Blacks durante gli anni novanta. Con Laurie Mains prima, nel periodo 1992-95, e in seguito con John Hart, tra il 1996 e il 1998, Olo è stato un membro fisso di tutti i XV scesi in campo, tanto da diventare il primo pilone neozelandese a superare la quota di 50 convocazioni nei test match. Insieme a Sean Fitzpatrick e Craig Dowd, Brown ha costituito un trio di prime linee da record, un partenariato che, durante quel periodo, ha gettato le basi per eccellenti prestazioni e notevoli risultati.

Fuori dal campo Olo era una persona pacifica, che non amava la visibilità pubblica tanto da non rilasciare quasi mai interviste e che anche nel bel mezzo di un frenetico tour si poteva trovare a giocare tranquillamente a scacchi con qualche compagno. Brown era un uomo che, nonostante l’avvento del professionismo, ha sempre continuato a svolgere anche il suo lavoro di contabile. A causa del suo carattere bonario e senza pretese, questo samoano è stato talvolta sottovalutato, ma quei piloni che hanno ingaggiato mischie con lui non hanno esitato nel definirlo uno dei migliori professionisti al mondo. Grazie alla notevole tecnica e all’intelligenza, lui era sicuramente la pietra angolare su cui poggiava il pack in nero.

Olo Brown

Olo Brown

Olo Max Brown è nato il 24 ottobre 1967 a Appia, nelle Western Samoa. Giocatore di Auckland, il ragazzo ha esordito con la felce sul petto 24 anni più tardi, esattamente il 6 giugno 1992, quando Laurie Mains lo ha inserito nel team che ha affrontato l’Irlanda a Wellington. La gara è stata vinta 59 a 6 e Olo ha svolto superbamente il suo compito sotto la tutela del veterano pilone sinistro Steve McDowell.

Ad agosto, un mese dopo avere perso la Bledisloe Cup contro l’Australia di David Campese, i tuttineri sono andati a vincere a Johannesburg con gli Springboks per 27 a 24, grazie alle mete di Zinzan Brooke, John Kirwan e John Timu.

Nel 1993 la Nuova Zelanda ha ricevuto la visita da parte dei British & Irish Lions degli scozzesi Gavin Hastings e Ian McGeechan. La prima partita della serie è stata vinta 20 a 18, mentre nella seconda gli avanti britannici hanno dominato e i neri sono stati sconfitti 20 a 7. Sean Fitzpatrick, in particolare, ha ammesso che il suo rendimento non era stato dei migliori, ma Laurie Mains ha rifiutato di accettare il fatto che la prima linea dei rossi, formata da Jason Leonard, Brian Moore e Nick Popplewell, fosse in qualche modo superiore ai suoi uomini. Così, con orgoglio e determinazione, nella partita finale Fitzy, Dowd e Olo si sono impegnati al massimo per vincere la sfida con i rivali ed hanno contribuito a conquistare la serie vincendo per 30 a 13.

Un paio di settimane più tardi, a Dunedin, gli All Blacks hanno battuto l’Australia 25 a 10. Quindi, a novembre, sono partiti per il Regno Unito dove si sono imposti 51 a 15 a Edimburgo, per poi essere sconfitti a Londra 15 a 9. Infine, il 4 dicembre, nella classica sfida di Cardiff, i neozelandesi hanno battuto i Barbarians 25 a 12.

Dopo gli alti e bassi del 1994, che ha visto due sconfitte subite in casa per mano della Francia, una da parte dell’Australia e due vittorie ed un pareggio con gli Springboks, nel 1995 la Nuova Zelanda ha raggiungendo il suo apice di forma. Il 22 aprile di quell’anno, in una partita con il Canada finita 73 a 7, Olo Brown ha segnato la sua prima meta in nazionale.

Successivamente i Kiwis hanno demolito l’Irlanda, il Galles, la Scozia e l’Inghilterra nella Coppa del Mondo in Sudafrica, ma hanno perso la finale contro i padroni di casa del Sudafrica in dubbie circostanze. Ad aleggiare sulla vittoria di Francois Pienaar e compagni, infatti, pare esserci il complotto di un’intossicazione alimentare ai dannni deggli All Blacks, che ha minato la salute di parecchi titolari proprio in vista della gara decisiva. Gli uomini allenati da Laurie Mains hanno messo ugualmente in difficoltà i padroni di casa, che sono riusciti a trionfare solo grazie al famigerato drop di Joel Stransky nell’extra time.

Da questa debacle era logico aspettarsi che gli All Blacks si sedessero delusi a meditare su quanto era accaduto. Invece, i neri si sono subito ripresi e nella stagione 1996 sono diventati la più forte compagine del mondo. Tanto per cominciare, si sono affermati nella prima edizione del Tri Nations, vincendo tutte le partite sia in casa sia in trasferta. Quindi, sono tornati vittoriosi dal suolo sudafricano per la prima volta nella loro storia: i neozelandesi hanno avuto ragione degli Springboks in 3 test match su 4.

I successi di quell’anno possono essere in parte attribuiti alla coerenza delle scelte da parte del coach. Infatti, Olo e i suoi compagni del pack, Sean Fitzpatrick, Craig Dowd, Ian Jones, Robin Brooke, Josh Kronfeld, Michael Jones e Zinzan Brooke, hanno giocato insieme tutte le dieci gare della stagione, aumentando così il loro affiatamento e fornendo una base dominante sulla quale i talentuosi tre quarti potevano operare. Una delle loro gare simbolo è stata la vittoria per 32 a 25 a Brisbane contro l’Australia, una partita tutta in rimonta che il coach John Hart ha successivamente descritto come “The Great Escape“.

Il 7 giugno poi, contro la nativa Samoa, Brown ha marcato la seconda meta personale con la maglia della Nuova Zelanda.

Il 1996 ha visto anche la genesi del professionismo. A quel punto Brown è entrato a far parte degli Auckland Blues, franchigia con la quale ha vinto le prime due edizioni del Super 12.

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Nel 1997 gli All Blacks hanno proseguito sulla stessa falsariga dell’anno precedente. La stagione era iniziata a giugno con due vittorie pesanti contro l’Argentina, dove Olo ha segnato una meta per gara. I neri hanno proseguito con un altro successo nel Tri Nations e, in autunno, sono partiti in tournée nel Regno Unito, dove hanno battuto Irlanda, Inghilterra e Galles. Il tour si è concluso con un memorabile pareggio a Twickenham 26 a 26, che ha negato ai neozelandesi il Grande Slam.

Purtroppo, la carriera internazionale di Olo è giunta alla fine in maniera prematura, durante la disastrosa stagione 1998. Il pilone ha subito il prolasso al disco della colonna vertebrale durante una partita del Tri Nations contro il Sudafrica, il 15 agosto a Durban, e non ha più potuto giocare a rugby.

Con il ritiro anche di Fitzy a causa di un infortunio, la defezione di Olo Brown è stata un duro colpo per la Nuova Zelanda che si stava preparando ad affrontare i Mondiali del 1999. Nell’arco del torneo la squadra ha funzionato abbastanza bene, almeno sino alla semifinale. In quell’occasione, senza il celebre trio in prima linea è venuto a mancare loro la forza sufficiente per contrastare una potente formazione francese, che li ha battuti 43 a 31. La vittoria dei francesi, che in estate proprio in Nuova Zelanda erano stati demoliti dagli All Blacks, è stata costruita con quattro mete segnate dai trequarti.

In totale, il pilone ha giocato 56 gare con gli All Blacks e ha segnato 4 mete.

Dopo il ritiro, Olo Brown ha intrapreso la professione di avvocato.

 

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