Nick Farr-Jones: leadership a tutto campo

(di Roberto Vanazzi)

Ho capitanato un sacco di squadre quando ero giovane e ho cercato di essere come i capitani che avevo avuto in passato. Poi ho imparato che dovevo solo lasciare che le mie doti di leadership uscissero naturalmente, piuttosto che cercare di cambiare.” (Nick Farr-Jones)

Efficace e determinato, Nick Farr-Jones ha dimostrato di possedere una leadership naturale ed una grande capacità di motivare i propri uomini, ampiamente dimostrati in tutta la sua carriera. Per questo, e per le sue qualità tecniche, egli è stato un ingranaggio molto importante nel successo della nazionale oro, nonché fonte d’ispirazione per l’intero movimento.

Nick Farr-Jones

Nick Farr-Jones

Nicholas Campbell Farr-Jones è nato a Carringbah, nel New South Wales, il 18 aprile 1962. Fin da giovane ha dimostrato di possedere doti di comando fuori del comune, tant’è che è stato capitano di ogni squadra in cui ha militato raggiungendo sempre standard elevati, a partire dal Newington College sino alla Sydney University, dove ha studiato legge dal 1980-1985, passando per la sua squadra provinciale, New South Wales, dove ha giocato dal 1984 al 1993, per arrivare infine alla nazionale.

A 22 anni è arrivato per Nick il debutto con la maglia dei Wallabies, successore di un paio di illustri mediani di mischia come Ken Catchpole e John Hipwell. Era il 3 novembre 1984, una gara contro l’Inghilterra a Twickenham dove i canguri si sono imposti per 19 a 3. È stata quella una tournée mitica, che ha visto la squadra australiana vincere anche contro Irlanda (16 a 9), Galles (28 a 9) e Scozia (37 a 12) e conquistare così il Grande Slam. Giocando alle spalle di un formidabile pack, Farr-Jones ha dimostrato subito di possedere una notevole fiducia nei propri mezzi e contro la Scozia, nella partita finale del tour, ha anche marcato una meta.

Da quel momento Nick ha formato una specie di “Santa Trinità” con Michael Lynagh e David Campese. Con Noddy ha disputato ben 47 test, mentre si calcola che delle 64 mete internazionali segnate da Campo, il mediano di mischia vi ha messo la mano in almeno 46.

Ulteriori successi sono seguiti nel 1986, quando gli All Blacks sono stati sconfitti sul proprio territorio per ben tre volte dalla nazionale australiana. Quell’anno Nick ha fatto parte del team che ha raccolto i migliori atleti del mondo per affrontare i British & Irish Lions nella partita del centenario dell’IRB (in realtà il team era composto da australiani e neozelandesi, con un sudafricano, Burger, e Serge Blanco). La partita, che si è giocata all’Arms Park Cardiff il 16 aprile, ha visto la vittoria del Resto del Mondo per 15 a 7, grazie alle mete di Simon Poidevin e dello stesso Far-Jones, e ad un penalties di Lynagh.

A 25 anni il mediano di mischia ha avuto l’onore di diventare capitano dei Wallabies quando, a seguito della fallimentare Coppa del Mondo 1987, è stata tolta la fascia allo storico skipper Andrew Slack. L’inizio di Nick con i gradi è stato buono: una vittoria per 22 a 16 contro l’Inghilterra a Brisbane ed un altro trionfo, sempre con il XV della Rosa, a Sydney per 28 a 8.

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Tuttavia, per l’Australia era in agguato un periodo povero di risultati. Come prima cosa, con due sconfitte e un pareggio, la Nuova Zelanda ha tolto loro la Bledisloe Cup del 1988. Quindi, è seguita la batosta per 28 a 19 contro gli inglesi durante il tour in Europa.

Nel 1989 i Wallabies hanno perso la serie con i British Lions per 3 a 1. La serie sarà per sempre ricordata per il gioco duro. In quella occasione Farr-Jones ha avuto la peggio nella sfida personale con l’opposto numero 9, il gallese Robert Jones. Il danno si è verificato durante il secondo test, quando è esplosa la cosiddetta “battaglia di Ballymore”. Tutto è iniziato quando Nick, dopo avere introdotto l’ovale nella mischia, ha allontanato con una spinta Jones, il quale ha reagito con un paio di pugni. A quel punto tutti si sono messi a darsele di santa ragione, come in un saloon del vecchio west, con sugli scudi il flanker Mike Teague e i tre poliziotti Wade Dooley, Dean Richards e Paul Ackford. Alla fine la partita è stata persa, così come la serie, e alcuni critici hanno iniziato a mettere in discussione il temperamento del mediano di Carringbah sotto pressione.
Nonostante questo sgradevole episodio, l’australiano ha ricevuto l’invito dei Barbarians per giocare contro la Nuova Zelanda.

Quando gli All Blacks hanno vinto 2 a 0 anche la Bledisloe Cup del 1990, sia Nick Farr-Jones che l’allenatore Bob Dwyer sono stati in procinto di diventare i capri espiatori della squadra, e quindi pronti per essere sacrificati. I Wallabies, però, hanno confuso i critici con la terza prova, vinta 21 a 9 a Wellington. Per festeggiare, Nick e il giovane centro Tim Horan hanno nuotato nudi nelle gelide acque di Wellington Harbor.

Quella vittoria ha dato enorme fiducia all’Australia e ha avuto ripercussioni anche nella stagione successiva, quando i canguri hanno sconfitto i Tuttineri a Sydney 21 a 12. Il ritorno ad Auckland, invece, è stato perso 6 a 3, ma Nick ancora oggi ritiene che proprio quella sconfitta è servita a motivare la squadra in vista degli imminenti Mondiali del 1991.

Di sicuro c’è che in quel torneo l’Australia ha reso alla grande fino all’ultima gara, nonostante Nick avesse subito un infortunio nei quarti contro l’Irlanda, in un match vinto di un solo punto grazie ad una meta di Michael Lynagh allo scadere. La finale è stata una gara molto combattuta contro l’Inghilterra padrona di casa. L’Australia era una squadra piena di grandi individualità: dalla coppia di centri Little e Horan al fenomeno David Campese, dalla mediana formata da Lynagh e Farr-Jones al seconda linea John Eales, dai flanker Poidevin e Ofahengaue al pilone Tony Daly. Il match ha vissuto di momenti di tensione già prima dell’inizio, a causa delle dichiarazioni di Campo alla stampa locale, il quale ha disprezzato pubblicamente il rugby giocato dai britannici. L’Inghilterra, che fino a quel momento aveva puntato tutto sulla forza del suo pack e sul gioco al piede di Rob Andrew, ha deciso proprio all’ultimo di provare ad allargare il gioco, sbagliando completamente tattica. La vittoria per 12 a 6 è andata ai Wallabies, con il pilone Daly a marcare l’unica meta dopo un break di Ofahengaue, a seguito di una touche vinta a cinque metri dalla linea inglese. Nick ha così potuto sollevare il Webb Ellis Trophy al cielo di Londra.

Nick Farr-JonesAnche la stagione 1992 è stata ricca di successi, con Nick saldamente capitano della squadra che ha condotto i suoi a vincere prima la Bledisloe Cup e in seguito a Cape Town contro il Sudafrica per 26 a 3.

Sempre nel ’92, Farr-Jones ha ricevuto l’onore di capitanare la squadra del World XV contro la Nuova Zelanda, in una partita che serviva a celebrare il centenario del NZ Rugby Union.

A quel punto però, Nick Farr-Jones ha deciso di ritirarsi dal rugby internazionale. Il numero 9, però, è stato convinto a tornare sui suoi passi per giocare un’ultima serie contro il Sudafrica l’anno successivo. Anche se ormai non era più capitano, la fascia era nel frattempo passata a Lynagh, Nick ha messo in campo tutta la sua esperienza per guidare i Wallabies ad un trionfale 2 a 1 prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo. La sua ultima partita è stata giocata a Sydney il 23 agosto 1993, contro il Sudafrica appunto, e si è conclusa con una vittoria per 19 a 12.

In totale, Nick ha giocato 63 volte per l’Australia, di cui 36 come capitano, e ha segnato 9 mete.

Nel 1999 Farr-Jones è stato introdotto nella International rugby Hall of Fame.

Oggi Nick è sposato e ha quattro figli. Lavora sempre come avvocato presso lo studio legale Garland Hawthorn Brahe, è stato consigliere comunale della città di Sydney, è senatore accademico della Sydney University, direttore della Wesley Mission e siede nel consiglio direttivo della federazione rugbistica del Nuovo Galles del Sud.
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Insomma: motivazione, leadership e lavoro di squadra sono stati una combinazione vincente per questo campione, che è riuscito ad unire una grande energia all’entusiasmo necessario per eccellere in ogni campo.

 

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