Neil Jenkins: una vita da mediano

(di Roberto Vanazzi)

“Come trovavo la concentrazione mentale? Ero solito fare in modo di pensare che fossi sul campo di allenamento a calciare per divertimento.” (Neil Jenkins)

Neil Jenkins (alias Jenks e The Ginger Monster), è stato il primo uomo a raggiungere i 1000 punti nei test match. Una perfetta score machine dal piede preciso e fidato, senza la quale un gallese rabbrividisce a pensare come sarebbe potuta andare la sua nazionale negli anni ’90 e all’inizio del 2000. Infatti, in una carriera che copre undici anni, Jenkins ha registrato numerosi record: punti segnati (1049), penalties calciati fra i pali (248), caps per un gallese (87) e maggior numero di test giocati da un apertura (70). Uno dei pochi record gallesi che non è riuscito a battere è quello dei drop segnati, appartenente a Jonathan Davies:10, contro i 13 del collega.

Incredibile ma vero, nonostante il suo curriculum, Neil non è sempre stato la prima scelta come calciatore per la sua squadra e spesso è stato paragonato sfavorevolmente a leggendari numeri 10 degli anni passati come Barry John e Phil Bennett. Tuttavia, come successo anche a Rob Andrew, un altro campione spesso criticato, Jenkins è sempre stato pienamente consapevole dei suoi punti di forza e dei propri limiti; per questo si può considerare un vincente.

Neil Jenkins

Neil Jenkins

Figlio di un commerciante di rottami, Neil Roger Jenkins è nato l’8 luglio 1971 a Church Village, nel Galles meridionale.

Nel 1990, l’anno in cui è nata la Welsh Premier Division, l’adolescente dai capelli color zenzero si è accasato presso il Pontypridd, con i quali ha giocato la sua prima partita di campionato il 14 aprile al South Wales Police ground.

Il 19 gennaio 1991, a soli 19 anni, Neil ha fatto il suo debutto in nazionale contro l’Inghilterra a Cardiff. Insieme a lui ha esordito un altro adolescente, il combattivo trequarti centro Scott Gibbs. Il XV della Rosa quella volta ha dominato il gioco e vinto 25 a 6, ma Jenkins ha avuto la consolazione di portare a casa i suoi primi punti con un penalty. Contro l’Irlanda, nella stessa stagione, Neil ha invece centrato il primo drop e marcato la sua prima meta, ma ha commesso un errore difensivo che ha consentito a Brendan Mullin di marcare una meta.

In seguito, Neil è stato fortunato a non fare parte della disastrosa spedizione gallese nella Coppa del Mondo di quell’anno. Con la maglia numero 10, infatti, gli era stato preferito Mark Ring.

Dopo un anno povero come il 1991, il Galles ha recuperato un po’ di dignità nella stagione successiva, con Jenkins che durante il Cinque Nazioni ha segnato la maggior parte dei punti della sua squadra. Nella prima gara, una vittoria a Dublino per 16 a 15, Ginger Monster ha siglato 9 punti, mentre nella seguente contro la Francia (12 a 9 per i transalpini) è stato l’unico giocatore in maglia rossa ad andare a punti centrando i pali con tre punizioni. I gallesi sono stati quindi whitewashed 24 a 0 dall’Inghilterra e, infine, hanno concluso il torneo vincendo 15 a 12 contro la Scozia, dove Neil è stato nuovamente l’unico dragone a segnare.

La stagione 1993 non è stata migliore della precedente, anche se nella partita inaugurale a Cardiff contro l’Inghilterra, Jenkins è stato in grado di trasformare una meta di Ieuan Evans, centrando così una famosa vittoria per 10 a 9. Questo, purtroppo, è stato l’unico successo di quel torneo, chiuso dal Galles all’ultimo posto. Contro l’Irlanda Neil ha segnato nove punti, ma ha sbagliato sette calci e i rossi sono stati sconfitti 14 a 19.

In estate, Jenks ha avuto notevole successo durante il tour che il Galles ha intrapreso in Zimbabwe e in Namibia quando, contro quest’ultima, ha raggiunto i cento punti in carriera, nonostante fosse solo alla sua quindicesima gara.

Finalmente, il 1994 è stato un anno migliore, per il Galles e per Neil, il quale ha giocato in dodici partite, comprese le quattro di un vincente Cinque Nazioni e quelle per la qualificazione alla Coppa del Mondo. L’apertura di Church Village ha dato una grossa mano ai dragoni per vincere il loro primo titolo dal 1988. Ha segnato subito 15 punti contro la Scozia (29 a 6), quindi ha siglato tutto lo score del suo team in un 17 a 15 con cui il Galles ha conquistato l’Irlanda. Quella vittoria ha visto Neil mettere fra i pali quattro penalties e marcare una meta a seguito di un intelligente passaggio del mediano di mischia Rupert Moon. È stato sempre in questa partita che Neil ha superato il record gallese di 166 punti di Phil Bennett, in sole 19 gare. La seguente vittoria sulla Francia per 24 a 15 aveva fatto sperare i gallesi di ottenere un prestigioso Grande Slam, ma proprio nell’ultima gara sono stati battuti 8 a 15 dall’Inghilterra a Twickenham. Il titolo è finito comunque nella loro bacheca, anche se, per la prima volta dalla nascita del torneo, è stato assegnato considerando la differenza punti.

Neil ha trascorso il resto dell’anno realizzando punti contro ogni squadra che affrontava: 22 con il Portogallo, 18 con Tonga e 24 contro l’Italia. In autunno, il suo Galles è arrivato anche a condurre con un inatteso 12 a 10 contro il Sudafrica, ma una meta di Chester Williams ha infine risolto la questione in favore degli Springboks che alla fine hanno vinto 20 a 12.

Dopo avere conquistato il campionato l’anno prima, i Dragoni sono entrati nel 1995 nutrendo grandi speranze ma, nonostante tali aspettative, i risultati sono stati molto deludenti.

Il Cinque Nazioni si è aperto con una sconfitta 21 a 9 contro la Francia, una gara in cui Neil ha sbagliato tre penalties. Quindi, il Galles ha perso 23 a 9 per mano dell’Inghilterra a Cardiff. La serie nera è proseguita perdendo anche in Scozia 26 a 13, prima di suggellare il cucchiaio di legno con una sconfitta 16 a 12 contro l’Irlanda.

Anche la Coppa del Mondo in Sudafrica è stata un’esperienza umiliante per gli uomini di Alex Evans, il coach australiano che aveva sostituito il dimissionario Alan Davies proprio in vista del torneo. La squadra che era giunta terza nel 1987, nell’edizione del 1995 ha vinto una sola partita. Infatti, dopo aver sconfitto il Giappone 50 a 28 in un match che ha visto Neil siglare 22 punti, i Dragoni sono stati prima bastonati 34 a 9 dai futuri finalisti All Blacks e poi hanno perso anche contro l’Irlanda 24 a 23. Come già accaduto nel 1991, il Galles anche questa volta non ha centrato il passaggio ai quarti di finale. Neil, che nelle partite con i nipponici e il XV del Trifoglio è stato schierato trequarti centro, ha concluso il mondiale con uno score di 41 punti.

Più tardi, quello stesso anno, i rossi hanno perso 11 a 40 con gli Springboks campioni del mondo. Tuttavia, con i due calci di punizione messi a segno in quella partita, Neil aveva raggiunto i 400 punti, il che significa una media di 80 punti a stagione dal suo debutto.

neil-jenkinsDurante il Cinque Nazioni del 1996 le presenze in campo di Neil sono state ridotte a causa di alcuni infortuni. Sostituito da Arwel Thomas, Jenks ha giocato una sola partita nel Cinque Nazioni, quella persa con la Francia a Cardiff. Nel momento in cui è rientrato, a partire dal tour estivo in Australia, l’apertura ha disputato sette test.

Nel 1997, Jenks ha disputato un mediocre Cinque Nazioni, giocando alcune partite come estremo, una posizione che avrebbe in seguito occupato anche per i Lions. Di positivo in quel torneo c’è stata la meta segnata contro la Scozia, che lo ha aiutato ad infrangere la barriera dei 500 punti nei test matches e ha fatto di lui il migliore marcatore nella storia del Cinque Nazioni. Come controparte però, egli non potrà mai dimenticare il suo errore contro la Francia, che si è concretizzato in una meta di Laurent Leflammand, e la frattura del braccio subita nella partita contro l’Inghilterra a Cardiff.

Il braccio per fortuna è guarito in tempo per il tour dei British & Irish Lions in Sudafrica, dove Neil ha trovato ispirazione e forma con l’avvio della seconda gara. Il primo match è stato vinto dai rossi grazie alle mete di Matt Dawson e di Alan Tait, il che voleva dire che i sudafricani dovevano vincere per forza il secondo incontro se non volevano perdere la serie. La gara, con gli uomini degli scozzesi Ian McGeechan e Jim Telfer a difendere in maniera egregia e Jenkins a capitalizzare il risultato con cinque precisi penalties, è arrivata nei minuti finali sul risultato di 15 a 15. È stato allora che Jeremy Guscott ha regalato la vittoria ai suoi con un drop vincente. La serie, infine, è stata vinta 2 a 1 e Neil ha totalizzato 41 punti solo nei test match.

Anche a livello di club il 1997 di Jenkins è stato memorabile per Neil, il quale ha contribuito non poco a fare sì che il Pontypridd vincesse il campionato gallese.

Dopo la gloriosa cavalcata con i Lions, Neil è stato purtroppo sbalzato a terra nel 1998. Costretto a giocare ancora fuori posizione, come estremo, ha disputato uno straziante Cinque Nazioni, che ha visto il Galles subire pesanti sconfitte sia contro l’Inghilterra sia con la Francia. Con i primi, i Dragoni avevano marcato due mete a inizio partita per merito di Allan Bateman, ma alla fine sono stati battuti con un imbarazzante 60 a 26. Quasi la metà della squadra inglese è riuscita ad attraversare la linea bianca: David Rees (due volte), Austin Healey, Neil Back, Lawrence Dallaglio, Will Greenwood, Kyran Bracken e Matt Dawson hanno tutti schiacciato l’ovale in meta. Dopo la gara, Neil ha affermato che egli non avrebbe mai più giocato come fullback. Il Galles ha poi battuto la Scozia (19 a 13) e l’Irlanda a Dublino (30 a 21). In quest’ultimo match Jenks ha segnato 20 punti, compresa una meta. Quelle vittorie avevano dato ai Gallesi un illusorio senso di fiducia, ma contro la Francia hanno patito uno dei loro peggiori risultati internazionale, un 51 a 0 che ha portato i punti subiti dal Galles nell’arco del torneo ad un totale di 145.

Neil è stato, per così dire, fortunato a non giocare in estate la partita contro il Sudafrica, dove i suoi compagni hanno sofferto una sconfitta per 96 a 13. Più tardi, nel corso dell’anno, il Galles ha affrontato ancora gli Springboks, questa volta sotto la guida del nuovo allenatore Graham Henry. Nonostante i rossi siano usciti dal campo ancora perdenti, la sconfitta è stata certamente più dignitosa: un 28 a 20 che, fino a tre minuti dallo scadere, era un 20 a 17 in loro favore. Neil Jenkins ha segnato cinque punizioni e ha contribuito a portare il Galles a inizio gara sul 14 a 0. Tra l’altro, in quella partita, il ragazzo ha raggiunto quota 600 punti. In seguito ne ha segnati altri 23 contro i Pumas, suddivisi in 4 trasformazioni e 5 penalties.

Fortunatamente, il 1999 si è rivelato più proficuo per il team gallese che, mettendo in scena alcune buone performance, ha nutrito grandi speranze per il mondiale che si sarebbe svolto proprio in terra cimbrica. I Dragoni, a dire il vero, non sono mai stati in corsa per vincere l’ultima edizione del Cinque Nazioni. Hanno perso le gare con entrambe le loro rivali celtiche, ma sono poi riusciti a battere i favoriti del torneo, Inghilterra e Francia, tant’è che alla fine il trofeo è finito nella bacheca degli scozzesi. Jenkins, che in quella stagione ha lasciato Pontypridd per accasarsi al Cardiff RFC, ha giocato bene ogni partita, ma è successo nell’ultima giornata, a Wembley, contro un’Inghilterra che cercava il Grande Slam, che ha realizzato una delle sue migliori prestazioni di sempre piazzando fra i pali otto calci, compresa la trasformazione che ha sistemato il risultato sul 32 a 31 in favore dei rossi. Quel giorno, però, Neil non è stato solo “l’uomo dei calci precisi”. Come ha poi ricordato l’ex ala inglese Miles Harrison nel suo libro: “Dopo l’intervallo, Jenkins ha scardinato la perfetta difesa inglese con un passaggio preso in prestito dal bagaglio di Barry John, col quale ha dato a Shane Howarth la possibilità di segnare la meta che ha riportato il Galles in partita.“. Nonostante la segnatura di Howarth, l’Inghilterra ha tenuto ancora il controllo della situazione, almeno fino al momento in cui il centro Scott Gibbs, ricevuto l’ovale da Scott Quinnell dopo una touche, ha bucato la difesa avversaria, ha eluso con una finta il suo avversario ed è corso a schiacciare una meta diventata famosa. A quel punto Neil Jenkins si è trovato nel piede il calcio della vittoria e non ha deluso le aspettative, piazzando nell’acca la trasformazione.

Dopo avere costretto l’Inghilterra a lasciare per strada sia il Grande Slam sia il titolo del Cinque Nazioni, il Galles ha continuato a gestire il suo magico momento di forma sconfiggendo ancora la Francia, la seconda volta quell’anno, e poi il Sudafrica, il 26 giugno a Cardiff, intascando la prima vittoria celtica contro un team dell’emisfero australe dai tempi in cui era stata battuta l’Australia nella Coppa del Mondo del 1987. Con gli Springboks (29 a 19 il risultato) Neil ha segnato 19 punti con i suoi calci e ha anche regalato a Gareth Thomas la palla per una meta.

Sempre in quella magica stagione, nella partita contro l’Italia a Treviso Jenks ha stabilito un nuovo record di punti segnandone 30, costituiti da una meta, cinque, trasformazioni e cinque penalties. Con questi, Neil Jenkins aveva totalizzato 80 punti in quattro apparizioni contro la sventurata squadra azzurra.

In agosto, altri 28 punti messi a segno contro il Canada con una meta, una trasformazione e sette punizioni hanno portato Ginger Monster oltre la soglia degli 800. Una settimana più tardi gli uomini in rosso hanno sconfitto la Francia, con Neil che ha fissato un altro record segnando nove penalties d’oro.

Vista una tale prodigiosa forma, ci si attendeva che il Galles giocasse la Coppa del Mondo casalinga da protagonista. Invece, è possibile che la squadra avesse raggiunto l’apice con un paio di mesi d’anticipo, oppure che fosse affetta dalla pressione delle aspettative, così non è riuscita a svolgere il compito auspicato. Dopo avere battuto l’Argentina nella gara d’esordio per 23 a 18, con Neil che ha messo a segno 3 penalties e 2 trasformazioni, e dopo avere strapazzato il Giappone 64 a 15 (8 trasformazioni e un penalty per Jenks), il Galles ha perso contro Samoa, come già successo al mondiale del 1991, con il punteggio di 38 a 31. In quella occasione però, Jenkins ha avuto la soddisfazione personale di diventare il più prolifico marcatore del mondo nei test internazionali, superando quota 900 punti e battendo il record di 911 stabilito dall’australiano Michael Lynagh durante la Coppa del Mondo del 1995. Purtroppo, i sogni di gloria dei Dragoni sono evaporati nella pioggia di Cardiff, contro una magnifica squadra australiana che li ha sconfitti nel quarto di finale per 24 a 9.

Nonostante questo, i gallesi speravano che le belle prestazioni del 1999 fossero l’inizio di un’altra età dell’oro al pari di quella degli anni settanta. Niente di più sbagliato. Sul campo i rossi hanno disputato un misero Sei Nazioni (il primo dopo l’ingresso dell’Italia), che ha fatto registrare una sconfitta 46 a 12 con l’Inghilterra a Twickenham e un 36 a 3 subito dalla Francia a Cardiff. A peggiorare le cose è arrivato anche il cosiddetto Grannygate lo scandalo che ha coinvolto Shane Howarth e Brett Sinkinson, i due giocatori nati in Nuova Zelanda e naturalizzati vantando un “falso” antenato gallese. In sostanza, l’incidente ha portato in due giocatori alla squalifica dopo che essi non sono stati in grado di fornire le prove sufficienti a dimostrare che fossero effettivamente di origine celtica.

I test autunnali del 2000 hanno visto la conclusione della lunga diatriba fra Neil Jenkins ed il rivale per la maglia numero 10 Arwel Thomas, una saga che ha molte analogie con la rivalità tra gli inglesi Rob Andrew e Stuart Barnes dei primi anni novanta. A Thomas è stato dato di giocare contro Western Samoa e Stati Uniti, mentre Jenkins ha disputato la partita con il Sudafrica, solo per essere sostituito dallo stesso Thomas negli ultimi venti minuti. Proprio in questa gara, con il Galles in vantaggio, Thomas ha cominciato bene segnando un penalty da 40 metri, ma in seguito ha pasticciato e fallito diverse possibilità di andare a punti, sbagliando una punizione da buona posizione e mettendo fuori un drop cruciale. I sudafricani, infine, hanno vinto 23 a 13 e sulla carriera internazionale di Thomas, a causa di questa prestazione, è effettivamente suonata la campana. Il suo fallimento è stato anche lo spunto per i sostenitori di Jenkins per rivendicare il ritorno in regia del loro beniamino. Anche il coach Graham Henry ha ammesso che lasciare fuori Neil è stato un errore e questo, sommato al fallimento come allenatore dei British Lions nella tournée in Australia del 2001, ha gettato le basi per le sue dimissioni. Il suo posto in panchina è stato preso dal connazionale Steve Hansen, con un breve interrenio di Lynn Howells.

Nel mese di ottobre del 2000, Neil Jenkins è stato insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico (MBE) per i servizi resi allo sport del suo Paese. Jenks ha ricevuto l’onorificenza a Buckingham Palace, poco prima di volare in elicottero nella capitale gallese per giocare una partita tra i Cardiff Blues e i Saracens, in cui ha segnato tutti i 24 punti che hanno portato alla vittoria.

Con la carriera ormai agli sgoccioli, dopo tutti i traguardi raggiunti, a Neil non rimaneva altro che tagliare il magico traguardo dei 1000 punti. Ciò è stato compiuto il 2 marzo 2001, a Cardiff contro l’Inghilterra, guarda caso proprio la squadra contro cui aveva fatto il suo debutto dieci anni prima. Jenks era arrivato a quella partita con 996 punti all’attivo e, dopo un calcio di punizione aveva raggiunto quota 999. Il mitico numero 1000 era vicino, ma la tensione nervosa ha fatto si che sbagliasse la trasformazione della meta di Rob Howley e anche una serie di penalties, quelli che di solito infilava nell’acca con facilità. La salvezza per lui è arrivata sotto forma del vecchio amico Scott Quinnell, che ha marcato una meta fra i pali dando così la possibilità a Ginger Monster di trasformarla. Nonostante la sconfitta per 44 a 14, Neil ha gioito per essere diventato il primo giocatore nella storia a raggiungere il fatidico 1000.

Oltre a questa eroica impresa, nell’arco del Sei Nazioni Neil ha salvato la faccia al suo team segnando una trasformazione, quattro penalties e tre drop contro la Scozia, che hanno ribaltato il risultato da 6 a 25 ad un 28 pari. I rossi hanno poi vinto 43 a 35 a Parigi, con Jenkins a segno con una meta, quattro trasformazioni, tre punizioni e due drop. Quindi a Roma 33 a 23 (3 trasformazioni e 4 penalties). Nonostante la scarsa vena dei dragoni, Jenks era ancora riuscito a segnare 74 punti nel torneo: un altro record.

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Nel frattempo, l’età e gli infortuni hanno richiesto il loro tributo a Neil Jenkins e così l’1 settembre del 2002è  arrivata la sua ultima gara internazionale, una vittoria per 40 a 3 contro la Romania. Tuttavia, gli è stato concesso un tributo l’anno successivo, quando ha guidato la squadra in una partita contro i Barbarians.

Jenkins ha ttoalizzato 87 caps e segnato 1049 punti per il Galles, cui si aggiungono 4 caps e 41 punti per i British & Irish Lions.

Nella stagione 2002/2003 Neil è tornato a giocare per il Pontypridd, mentre quella successiva l’ha disputata con la franchigia dei Celtic Warriors, dove ha chiuso la carriera anche a livello di club.

Come spesso accade, finita una carriera se ne apre subito un’altra. Così, nell’autunno del 2004 Jenkins è tornato nella Welsh Rugby Union come Kicking Skills Coach, ovvero l’allenatore dei calciatori, in collaborazione con l’allora neonata WRU Accademie, per migliorare le capacità balistiche delle generazioni future.

Nell’estate del 2006 Jenks è tornato in nazionale come Skills Coach, dove ha lavorato prima per Gareth Jenkins, durante la Coppa del Mondo del 2007, e poi per Warren Gatland.

Durante la stagione 2007-2008, abbiamo visto tutti Neil in campo a supportare la squadra gallese che avrebbe poi vinto il secondo Grande Slam in quattro anni.

Nel 2013, Neil è stato allenatore dei British & Irish Lions in Australia, per quanto riguarda i calciatori.

Il record di Neil Jenkins, lo sappiamo, è stato battuto da Jonny Wilkinson e poi da altri. Quello che conta, però, è che il primo ad abbattere la barriera dei tre zeri sia stato lui, e questo lo ha reso un campione immortale.

 

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Un commento su “Neil Jenkins: una vita da mediano

  1. Nel calcio , come nella musica e nella vita, non si nasce con il ruolo predestinato di ‘stella’ o fuoriclasse, ma piu spesso con quello di mediano ,