Naas Botha: la stella di Rovigo

(di Roberto Vanazzi)

Datemi Naas e vi conquisterò il mondo.” (Danie Craven, ex allenatore degli Springboks)

Sul finire degli anni ottanta vi sono stati giocatori che hanno lasciato il segno nel campionato italiano. Campioni che con la loro classe non solo hanno contribuito a rendere grandi le squadre in cui hanno militato, ma sono riusciti a dare una forte spinta alla crescita del movimento ovale del nostro Paese. Uno di questi è Naas Botha, la stella degli Springboks e del Rugby Rovigo.

Dal 26 aprile 1980, giorno in cui ha fatto la sua comparsa sul palcoscenico internazionale contro la selezione del Sud America, la maggior parte degli addetti ai lavori è stata unanime nel definire Naas Botha un predestinato alla grandezza. Questo mediano d’apertura, infatti, ha dimostrato subito di essere un giocatore costituito da puro genio e i fatti daranno loro ragione, perché alla fine Naas è diventato il più fenomenale point scorer che il rugby sudafricano abbia mai conosciuto. Il problema è che tale era la sua capacità nel gioco al piede che pochi hanno pienamente apprezzato la sua eccezionale gamma di competenze. Botha era molto veloce e possedeva un brillante acume tattico, ma tanto grande era il suo talento nei calci che tutto il resto passava in secondo piano. E non è tutto. Questo Golden Boy, con la sua zazzera di capelli biondi e l’aspetto da bravo ragazzo, è stato il primo rugbista sudafricano a trasformarsi in una superstar a livello mediatico; una specie di sex symbol con le telecamere che lo seguivano in ogni suo spostamento. Un po’ per questo, e un po’ a causa di un carattere freddo e calcolatore, la sua compostezza è stata più volte travisata e scambiata per arroganza.

Naas Botha

Naas Botha

Nato a Breyten, giovedì 27 febbraio 1958, Hendrik Egnatius Botha ha studiato presso la Hendrik Verwoerd High School di Pretoria, dove ha iniziato con la palla ovale. Nonostante il suo sogno fosse quello di diventare un giocatore di baseball, nel 1978, appena compiuti i 19 anni, il ragazzo è stato assoldato nelle file del Northern Transvaal (oggi Blue Bulls) squadra che lui ha portato undici volte in finale di Currie Cup, vincendone 6.

Naas è stato promosso capitano del suo club nel 1980, all’età di 22 anni è diventato il più giovane skipper che abbia mai sollevato il trofeo sudafricano. Con la fascia al braccio, Botha ha confezionato in totale 128 partite su 179 presenze.

Sempre nel 1980, Naas è stato selezionato per gli Springboks, con i quali ha svolto due gare, entrambe vinte, contro la selezione del Sud America, che in realtà era la nazionale argentina camuffata per aggirare il bando dovuto all’apartheid. Nell’ambito della serie, il ragazzo ha realizzato un totale di 26 punti, tutti con il suo piede.

Il passo successivo dell’apertura è stato affrontare i British & Irish Lions.
Tutti i sudafricani avevano atteso con ansia l’arrivo dei Leoni di Noel Murphy e del capitano Bill Beaumont, vedendo in esso l’opportunità di ripristinare l’orgoglio nazionale dopo la serie perdente e “rissosa” del 1974. Gli Springboks hanno vinto i primi tre match, lasciando ai britannici solo il quarto, che hanno così salvato almeno il loro onore. Botha, che ha dimostrato di essere un vero match winner, è stato catapultato sotto i riflettori della ribalta internazionale. La stampa britannica lo ha soprannominato Nasty Booter dopo che i verdi hanno vinto la terza prova 12 a 10, grazie al suo difficile calcio dalla touchline in condizioni di tempo umide e ventose. Per i tifosi del suo Paese invece, che l’hanno da subito innalzato ad idolo, era semplicemente Naas Magic.

D’altronde, non era un caso se il piede fatato di Naas faceva sembrare tutto facile. Egli, infatti, ha sempre preparato le gare con meticolosa efficienza. in allenamento provava il suo calcio incessantemente per molte ore ogni giorno e rinomata era l’intensità con cui ricercava la perfezione.

Nella primavera del 1981 il Sudafrica ha sconfitto in entrambe le gare l’Irlanda, scesa nel sud del mondo per una tournée. Il capolavoro di Naas, comunque, è arrivato in agosto, quando ha segnato 20 punti nel 24 a 12 con cui gli Springboks hanno sconfitto la Nuova Zelanda a Wellington.

Nel 1983, all’apice della sua carriera, Botha è partito per gli Stati Uniti a cercare soldi facili nel football americano con i Dallas Cowboys. Un successo per le sue tasche, è vero, ma un fiasco a livello sportivo, che lo ha visto fare presto ritorno al rugby, sport più povero in fatto di soldi, ma sicuramente ricco di contenuti. C’è comunque da dire che, mentre si trovava negli States, Naas ha giocato anche a rugby con i Dallas Harlequins, portando la squadra alla vittoria del campionato americano nel 1984.

Nel 1986 il numero 10 di Breyten si è visto assegnare per la prima volta la fascia di capitano della nazionale durante la serie contro i ribelli All Blacks, arrivati in Sudafrica nonostante il bando internazionale con il nome di New Zealand Cavaliers. Le squadre si sono affrontate quattro volte e gli Springboks hanno trionfato in tre. Nel terzo di questi match, disputato a Pretoria, Botha ha siglato la sua prima meta con la maglia della nazionale.

L’anno seguente Botha si è trasferito a Rovigo, dove ha vinto subito il campionato, quello che ha permesso al club rossoblu di fregiarsi della stella. I rosso-blu si sono ripetuti anche nel 1990. Nella finale di questo torneo, giocata a Brescia contro Treviso, è stato proprio Naas a segnare tutti i 18 punti della vittoria. Nella squadra polesana, che allora si chiamava Colli Euganei, poi diventata Cagnoni, Botha vi è rimasto sino al 1992, totalizzando 119 presenze con 1195 punti segnati (32 mete, 271 penalty, 74 drop).

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Botha con la maglia del Rovigo.

In nazionale, intanto, nelle due partite con il World XV per il centenario dell’IRB nel 1989, Naas ha dimostrato di non essere solo una perfetta macchina di calci. Quella volta il biondo numero 10 ha sciorinato due gare perfette, dove ha attuato una sconcertante serie di audaci esecuzioni e cambiamenti di ritmo, ha marcato la sua seconda e ultima meta internazionale e creato efficaci spazi per la sua squadra.

La carriera di Naas è durata abbastanza a lungo tanto da riuscire a vedere il Sudafrica riammesso nel rugby internazionale nel 1992 e per capitanare le partite del tour in Europa di quell’anno. A ottobre gli Springboks hanno affrontato due volte la Francia, con la vittoria di Lione e la sconfitta di Parigi. Quindi, il 14 novembre, l’Inghilterra a Twickenham, partita questa che ha visto Botha dare l’addio al rugby internazionale all’età di 34 anni. Per la cronaca, i verdi hanno perso 33 a 16, con Naas che, come regalo d’addio, ha centrato l’acca con un drop, due penalties e la trasformazione della meta di Tiaan Strauss.

Naas Botha ha totalizzato con la nazionale 312 punti, di cui 18 drop, nonostante abbia inanellato solo 28 caps a causa della lunga segregazione cui la sua nazione è stata costretta per colpa dell’apartheid. Il suo record è stato battuto nel 2004 da Percy Montgomery.

Il South Africa Rugby Player of the Year è un premio che è stato introdotto nel 1970 ed è stato vinto da alcuni dei più grandi giocatori nel corso degli anni. Solo tre atleti lo hanno intascato più di una volta: Gerald Bosch e Uli Schmidt, entrambi due volte, e Naas Botha, che se lo è accaparrato per ben quattro volte, nel 1979, 1981, 1985 e 1987.

Nel 2005 Naas è stato introdotto nella International Rugby Hall of Fame, cementando in questo modo il suo status fra i più grandi giocatori di tutti i tempi.

Oggi Magic Naas vive a Pretoria, con la seconda moglie Karen Kruger (la prima è stata Francois Jooste) e le loro tre figlie, ed è un noto commentatore di rugby sul canale South African Supersport.

Per finire un pensierino. Nessuno potrà mai sapere se con la presenza del Sudafrica il mondiale del 1987 avrebbe preso una piega diversa. Di sicuro c’è che Naas Botha sarebbe stata una delle stelle più brillanti di quel torneo.

 

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