Morné du Plessis: il leone bianco

(di Roberto Vanazzi)

Le doti principali per essere un buon leader sono la coerenza e la capacità di cambiare, di adattarsi, di ascoltare e di dare l’esempio.” (Morné Du Plessis)

Morné du Plessis è una leggenda del rugby sudafricano. Ampiamente considerato tra i migliori avanti del suo paese, il ragazzo è anche descritto come uno dei capitani di maggior successo della nazionale sudafricana. Durante i cinque anni in cui ha prestato servizio come skipper, dal 1975 al 1980, gli Springboks hanno vinto 13 di 15 partite, regalando a du Plessis un tasso di successo pari al 86,66%.

Morné ha dedicato tutta la sua vita al progresso del rugby sia dentro che fuori dal campo. Nel 1995 è stato responsabile della squadra che ha vinto la Coppa del Mondo di rugby all’Ellis Park. Quindi, ha elevato il nome del proprio paese attraverso diversi premi internazionali e prestato servizio presso alcuni dei più influenti boards internazionali. Grazie alla sua presenza in questi organismi, du Plessis ha anche cercato di lottare per la pace e l’unità tra la gente del Paese Arcobaleno.

Morné du Plessis

Morné du Plessis

Morné du Plessis è nato 21 Ottobre 1949 a Vereeniging, nella provincia del Gauteng, all’epoca chiamata Transvaal, ed è cresciuto a Klerksdrop. La sua era una famiglia di sportivi: il padre Felix è stato seconda linea e capitano degli Springboks all’inizio degli anni ‘50, sua madre, Pat Smethurst, ha capitanato la nazionale femminile di hockey del Sudafrica nel 1954, mentre uno zio materno, Horace, è stato capitano della nazionale di calcio che ha effettuato un tour in Australia e Nuova Zelanda nel 1947. Felix e Morné sono ad oggi l’unica coppia di padre e figlio ad avere indossato la fascia da capitano della nazionale di rugby sudafricana ed entrambi hanno come peculiarità quella di essere riusciti a vincere una serie con la Nuova Zelanda. Il più anziano dei due ha portato gli Springboks ad un 4 a 0 nel tanto decantato tour degli All Blacks del 1949 e 37 anni più tardi il figlio ha guidato i ‘Boks ad un 3 a 1.

Nel 1966 Morné si è iscritto al Grey College di Bloemfontein dove, oltre che nel rugby, ha primeggiato anche nel cricket. Per quanto riguarda la palla ovale, il ragazzo ha iniziato giocando mediano d’apertura nel XV della scuola, per poi essere spostato al centro in modo da lasciare spazio al futuro Springbok Dawie Snyman.

Nel 1967 du Plessis ha completato il servizio militare presso il Naval Gymnasium di Saldanha Bay. Quindi, dal 1968 al 1972, ha studiato Psicologia Industriale alla Stellenbosch University, laureandosi con un Bachelor of Arts. Il ragazzo in quel periodo alloggiava presso la residenza maschile universitaria di Wilgenhof. Costruita nel 1903, Wilgenhof non è solo la più antica residenza degli studenti universitari in Sudafrica, ma in quel periodo ha ospitato anche il futuro Springbok e amministratore del rugby sudafricano Danie Craven, prima come studente e poi nel ruolo di dirigente.

A Stellenbosch du Plessis era inizialmente più interessato al cricket che al rugby; aveva scelto di andare lì proprio perché il suo desiderio era quello di giocare nella squadra di cricket dell’università. Nel 1971 la sua abilità gli è valsa la selezione per il team delle South African Universities e poi per Western Province lo stesso anno. Ma essere in un campus dove il rugby era lo sport predominante e vivere in un residence con una forte tradizione rugbistica ha fatto sì che inevitabilmente Morné rivolgesse la sua attenzione al gioco con la palla ovale. In seguito il terza centro ha ricordato: “quando si va a Stellenbosch a giocare a cricket è come andare in India a giocare a rugby”.

Dopo un primo anno di rugby a Stellenbosch, du Plessis è stato scelto come seconda linea per prima la squadra di Maties e successivamente ha ricevuto la convocazione per l’under 20 della provincia. Nonostante Morné fosse alto 1,95, però, l’allenatore Danie Craven lo considerava troppo basso per essere un seconda linea e lo ha trasferito a Numero 8.

Nel 1971 du Plessis è stato selezionato per la squadra di Western Province dove, non molto tempo dopo, è stato nominato capitano. Le sue 103 partite come skipper per la provincia sono ancora oggi un record da superare.

Il 17 luglio dello stesso anno Morné du Plessis ha debuttato con gli Springboks agli ordini del Coach Johan Claassen, giocando nel primo di tre test match con l’Australia al Sydney Cricket Ground. Il team verde-oro, che comprendeva campioni del calibro di Joggie Jansen, Syd Nomis, Frik du Preez, Jan Ellis, Piet Greyling e del capitano Hannes Marais, ha vinto la gara 19 a 11. Il tour è risultato essere di grande successo per gli uomini  di Claassen, che hanno trionfato in tutti i loro incontri, compresi tutti e tre i test con i Wallabies.
Purtroppo, il tour ha avuto anche un brutto risvolto politico, con proteste contro il regime di apartheid sfociate in atti di violenza. La polizia ha effettuato quasi 700 arresti e nel Queensland è stato dichiarato lo stato di emergenza per 18 giorni.

Dopo quel tour sono trascorsi altri tre anni prima che gli Springboks tornassero a calcare il palcoscenico internazionale. Il ritorno, però, si è rivelato un momento difficile per la palla ovale sudafricana, in quanto la squadra da affrontare erano i British Lions di Syd Millar nel loro tour del 1974, considerati da molti come la squadra di rugby più bella di tutti i tempi. Il capitano Willie John McBride e i suoi ragazzi hanno travolto il Sudafrica senza subire sconfitte, vincendo 19 delle loro 20 partite sul suolo sudafricano (più una in Namibia e un’altra in Rhodesia) pareggiando soltanto il quarto test match all’Ellis Park di Johannesburg. Lungo la strada i britannici hanno asfaltato South Western Districts 97 a 0 al Van Riebeeck Ground, con JJ Williams autore di sei mete e Alan Old che ha trasformato 15 volte. Morné, che il 1 giugno aveva subito una sconfitta per 8 a 17 con il suo club, ha disputato i primi due test match; uno nel ruolo di terza centro e l’altro con la maglia numero 6 (la numero 8 è finita sulle spalle di Dugald Macdonald). Durante la prima mischia libera del primo test a Newlands, du Plessis ha ricevuto un pugno ingiustificato sull’occhio da parte di Derek Quinnell, ma lui si è rifiutato di vendicarsi. La serie ha visto i selezionatori sudafricani usare trentatré giocatori nell’inutile tentativo di arginare la marea rossa. Solo tre uomini hanno disputato tutte e quattro le prove.

Già notato da Craven per il suo carattere schietto, du Plessis è finito nei guai con l’amministrazione del rugby sudafricano per aver indossato dei jeans sotto la giacca d’ordinanza degli Springboks. Le sue vedute liberali ed il successivo sostegno a Frederik van Zyl Slabbert e al Partito Progressista Federale sono entrati ben presto in conflitto con la politica conservatrice dei vertici del rugby del paese. E non era du Plessis estraneo a episodi controversi in campo durante la sua carriera nazionale e internazionale. Nel 1975, prima del tour francese, il ragazzo ha preso a pugni Kleintjie Grobler, mettendo KO l’uomo che un giornalista in seguito ha descritto come “fastidioso” e “provocatore“. Morné e Grobler hanno poi giocato insieme nei due test contro Les Blues, vinti entrambi dal Sudafrica: 13 a 4 a Tolosa e 10 a 8 al Parco dei Principi.

La Francia di Richard Astre ha ricambiato la visita nel 1976 ed è stato proprio in questa occasione che du Plessis ha ricevuto la fascia da capitano della nazionale verde-oro. Il terza centro ha iniziato il suo regno da skipper sconfiggendo i francesi 38 a 25 a Bloemfontein nella prima partita e poi 33 a 18 a Pretoria nella seconda, dove ha segnato anche la sua prima meta internazionale.

Più avanti nella stagione in Sudafrica sono arrivati in tour gli All Blacks capitanati da Andy Leslie.
Il 17 luglio a Cape Town Morné ha condotto Western Province da capitano ad una vittoria contro gli ospiti. E dire che il Numero 8 era in dubbio se giocare quella sfida. Tre settimane prima, infatti, era stato il bersaglio di un combattimento feroce contro Transvaal, con il pack avversario che impietosamente lo ha calpestato in ruck e gli ha lasciato come ricordo una mascella fratturata dopo un pugno in faccia. Una settimana più tardi Western Province aveva subito una sconfitta umiliante per mano di Western Transvaal a Potchefstroom, con du Plessis seduto a bordo campo. Il 26enne di Vereeniging . però, ha fatto di tutto per esserci contro gli uomini in nero e la sua presenza è stata determinante. Quando è arrivato il fischio finale, alle cinque del pomeriggio di quel 17 luglio, du Plessis e il suo team avevano realizzato l’impossibile; erano riusciti a battere gli All Blacks con una rimonta da 0 a 11 sino al 12 a 11 finale, realizzata negli ultimi 17 minuti di gioco.
Sette giorni dopo Morné ha disputato il primo test match a Durban, dove i sudafricani hanno vinto 16 a 7. Per i Kiwi è stata questa la prima sconfitta dal 1973, quando avevano perso con l’Inghilterra. Il 14 agosto, nel secondo incontro a Bloemfontein, gli Springboks sono usciti sconfitti 9 a 15, ma si sono rifatti nel successivo test match a Città del Capo, il 4 settembre, vincendo 15 a 10. Due settimane più tardi i sudafricani hanno raccolto la loro terza vittoria, un 15 a 14 da brividi all’Ellis Park che ha regalato loro la serie.

Nel 1977 è accaduto un brutto episodio, che ha messo in cattiva luce il Numero 8 della nazionale ed ha coinvolto il “rodigino” Naas Botha. È successo durante la semifinale di Currie Cup tra Western Province e Northern Transvaal. Sul finire della gara Morné du Plessis è entrato malamente su Naas con un placcaggio in ritardo. Il conseguente penalty da parte dell’estremo Pierre Edwards ha avuto successo e Province ha perso la partita 15 a 17. I tifosi del Loftus Versfeld erano così irritati che du Plessis è dovuto uscire dal campo scortato dalla polizia.

Il 27 agosto 1977, a Pretoria, il capitano ha condotto gli Springboks alla vittoria per 45 a 24 contro il World XV, una squadra di stelle internazionali del calibro di Hugo Porta, Gareth Edwards, Paul McLean e Jean-Pierre Rives. Allenatore e capitano della squadra ospite, alla sua prima selezione, erano gli stessi dei British Lions del 1974: Syd Millar e Willie John McBride.

Nel 1979 Western Province ha conquistato la sua unica Currie Cup degli anni ’70, anche se in condivisione con Northern Transvaal. Le due squadre hanno pareggiato 15 a 15 la finale al Newlands Stadium di Cape Town (con Naas Botha autore di due drop nel secondo tempo). Dopo questa partita du Plessis ha dichiarato che “condividere la Coppa è come baciare tua sorella.”

Anche se i boicottaggi anti-apartheid stavano sempre più isolando i sudafricani dalle competizioni sportive, nel 1980 i ‘Boks allenati da Nellie Smith sono riusciti a giocare due partite contro i Jaguars sudamericani, un XV composto principalmente da giocatori argentini, ma che includeva anche atleti provenienti da Cile e Uruguay. Il Sudafrica ha vinto 24 a 9 a Johannesburg e 18 a 9 a Durban, dove du Plessis ha marcato una meta.

Lo stesso anno Morné è stato il capitano degli Springboks che hanno conseguito una vittoria per 3 a 1 nella serie con i British Lions allenati dall’irlandese Noel Murphy, vendicando in quel modo la disfatta patita sei anni prima.
Nel primo test a Città del Capo i Lions hanno mantenuto il sopravvento in attacco, ma i trequarti sudafricani hanno avuto la meglio sugli avversari e la squadra di casa ha segnato cinque mete, contro una di Graham Price, trionfando 26 a 22. Il XV di du Plessis si è assicurato che almeno non avrebbe perso la serie nel momento in cui ha sconfitto gli uomini del nord 26 a 19 nel secondo test a Bloemfontein.
In condizioni difficili, i sudafricani hanno vinto anche il terzo match, superando i Lions 12 a 10 a Port Elizabeth grazie ad un drop di Naas Botha. Con l’esito della serie già deciso i Leoni di capitan Bill Beaumont sono riusciti ad ottenere una consolazione vincendo 17 a 13 la prova finale a Pretoria.

Il terza centro di Vereeniging ha in seguito condotto la propria nazionale in un tour del Sud America nel mese di ottobre, anche se un infortunio patito precedentemente in una sfida di Currie Cup ha limitato la sua presenza a solo due partite, tra cui una internazionale contro i Jaguars a Santiago. Per l’occasione Morné ha realizzato la sua terza e ultima meta con la maglia degli Springboks.

L’8 novembre, sempre del 1980, la nazionale sudafricana ha affrontato e sconfitto la Francia a Pretoria; un potente spettacolo che ha visto la squadra di casa asfaltare i francesi con cinque mete a una, con il tabellone a segnalare 37 a 15 in favore degli Springboks. È stata questa l’ultima partita giocata dal capitano per la nazionale del suo Paese. Poco prima del tour in Nuova Zelanda del 1981, infatti, il trentunenne Morné ha improvvisamente deciso di smettere di giocare a rugby. La scelta è stata motivata da una combinazione di stanchezza mentale e dal trauma per la morte di Chris Burger, suo compagno a Western Province. L’estremo, che nel 1980 stava giocando una partita di Currie Cup sotto la guida di du Plessis contro Free State a Bloemfontein, è morto a 28 anni per un infortunio al collo causato da un placcaggio da parte di due avversari. Morné ne è rimasto sconvolto e, anche se Craven ha provato a convincerlo a cambiare idea, egli è rimasto fermo sulla decisione di lasciare i campi da gioco.

In totale Morné du Plessis ha disputato 32 partite per il Sudafrica, vincendo 18 volte in 22 test. Sotto il suo capitanato gli Springboks hanno trovato il successo in 13 partite e hanno perso solo due volte.
Il terza centro di Vereeniging è stato nominato miglior giocatore del Sudafrica nel 1976, 1977, 1979 e 1980.

Dopo aver resistito a numerose offerte per allenare nel corso degli anni successivi, nel 1995 Morné du Plessis è ufficialmente rientrato nell’arena internazionale del rugby sotto la veste di direttore della nazionale sudafricana in vista della Coppa del Mondo casalinga. Fino a quel momento le rivalità provinciali avevano perseguitato la squadra verde-oro ma, grazie alle sue notevoli capacità di leadership, il team si è unito ed è arrivato a sollevare il Webb Ellis Trophy. L’ex terza centro, il cui ruolo in questo successo non dovrebbe essere sottovalutato, ha lasciato l’incarico l’anno successivo.

A quel punto la statura di du Plessis nel mondo del rugby, e nello sport in generale, è stata riconosciuta dalla Laureus World Sports Awards, l’equivalente degli Oscar dello sport.

Nel 1999 Morné è stato inserito nella Rugby Hall of Fame e nel 2006 nella South African Sport e Arts Hall of Fame.

Nel 2007 du Plessis è stato insignito dell’Ordine di Ikhamanga in argento da parte del governo sudafricano per “l’eccellente risultato nel rugby e la promozione e l’uso dello sport per il cambiamento sociale.”
Morné, in effetti, ha contribuito in numerosi modi alla crescita del rugby sudafricano. È lui il co-fondatore, assieme a Tim Noakes, dello Sports Science Institute of South Africa a Città del Capo, dell’Unità di Ricerca Bioenergetica dell’Università di Città del Capo e del Medical Research Council, diventato dall’anno 2000 Unità di Ricerca per l’Esercitazione Scientifica e Medicina dello Sport.
Oltre a questo, nel 1980 l’ex Springbok ha istituito il Fondo Chris Burger, oggi chiamato Chris Burger Pedro Jackson Players’ Fund. L’organizzazione raccoglie fondi per il sostegno finanziario di quei giocatori che hanno subito seri danni fisici durante il gioco. Il fondo ha istituito un numero verde gratuito di 24 ore per l’accesso ai servizi di emergenza in caso di gravi lesioni nel rugby.

In seguito Mornè è stato eletto membro della Laureus World Sports Academy, un gruppo di quarantadue atleti di fama mondiale che agiscono come Collegio Elettorale per promuovere l’utilizzo dello sport come cambiamento sociale in tutto il mondo, unico rugbista assieme a Hugo Porta. Il sudafricano è anche presidente della Laureus Sport for Good Foundation. La Laureus raccogli fondi per migliorare le condizioni di vita dei giovani svantaggiati, favorendo undici progetti in Sud Africa e altri settanta in tutto il mondo.

Oggi du Plessis, che è sposato con Jenny e ha tre figli, Jean Pierre, Luc e Nina, rimane uno degli uomini prediletti dello sport sudafricano, molto stimato per il suo ruolo come sportivo sia dentro che fuori dal campo.

 

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