Mike Catt: la leva rugbistica del ‘71

(di Roberto Vanazzi)

Ho riso di me stesso dopo quel placcaggio sbagliato ai mondiali del 1995. Ma grazie a questo -Lomu put me on the map- mi ha regalato un posto nella storia. Devo infatti a lui la mia notorietà: ora tutti sanno chi era Mike Catt. Per un ragione sbagliata naturalmente.” (Mike Catt)

Atleta versatile, Mike Catt ha giocato in tutti i ruoli della backline; da trequarti centro a estremo, da ala a mediano d’apertura, realizzando 142 punti in 75 presenze per la nazionale inglese, con la quale ha disputato quattro mondiali e giocato due finali: nel 2003, quando l’Inghilterra ha conquistato il Webb Ellis Trophy, e nel 2007. In quest’ultima, all’età di 36 anni 1 mese, Mike è diventato il più vecchio giocatore a scendere in campo in una finale di Coppa del Mondo di rugby.
Tra i successi di questo atleta è da annoverare anche la prima Heineken Cup conquistata da un club inglese, vinta con il Bath nel 1998 dopo una finale epica.

Mike Catt

Mike Catt

Michael John “Mike” Catt è nato 17 settembre 1971 a Port Elisabeth, dove ha frequentato la Grey High School fino al 1989 e giocato a rugby per la squadra di Eastern Province. Purtroppo in quel periodo era impossibile assaggiare il rugby di alto livello in Sudafrica, in quanto il paese era bandito dallo sport internazionale per la sua politica di apartheid. Così, essendo la madre Anne inglese, Mike e la sua famiglia si sono trasferiti in Inghilterra dopo che il ragazzo ha terminato le scuole superiori.

Catt si è unito al Bath nel 1992 come vice di Stuart Barnes, debuttando in prima squadra lo stesso anno nella sfida contro il Nottingham RFC. Alla sua prima stagione al Recreation Ground il trequarti, che si allenava di giorno dopo avere lavorato fino all’alba in una tipografia, ha conquistato subito il titolo di Premiership (era il terzo consecutivo per il club del Somerset).

La squadra allenata da Jack Rowell ha vinto il campionato anche l’anno successivo, terminando il campionato con una sola sconfitta subita in casa dei Tigers. Nella stessa stagione i bianco-nero-azzurri hanno conquistato anche la Coppa Anglo-Gallese, con una meta nella finale, giocata contro lo stesso Leicester, marcata da Mike Catt.

Nel 1994 è arrivato anche il debutto internazionale di Catt, quando il 19 marzo Geoff Cooke, alla sua ultima partita sulla panchina della nazionale inglese, lo ha fatto entrare in campo per sostituire Rob Andrew nel ruolo di apertura contro il Galles. La sua performance della svolta, però, è arrivata nella partita che l’Inghilterra ha giocato il 10 dicembre seguente contro il Canada a Twickenham. Quel giorno è stato il nuovo tecnico Jack Rowell, che già lo conosceva dai tempi del Bath, a farlo entrare dalla panchina, questa volta al posto dell’estremo Paul Hull. La vittoria del XV della Rosa, unita all’infortunio di Hull e allo splendido impatto di Catt, autore di due mete, hanno reso il ragazzo di Port Elisabeth il nuovo beniamino del rugby inglese.

L’anno seguente Catt ha disputato il suo primo Cinque Nazioni, schierato sempre nel ruolo di estremo, con la squadra di Rowell che ha conquistato il terzo Grande Slam in quattro anni. Quindi, a maggio, il ragazzo è partito in direzione Sudafrica per disputare la terza edizione della Coppa del Mondo.

L’Inghilterra ha faticato parecchio nelle prime fasi del torneo, anche se è arrivata comunque al primo posto del girone. Una dopo l’altra sono state sconfitte l’Argentina, l’Italia di George Coste e le Western Samoa, partita quest’ultima dove Catt, causa l’assenza di Rob Andrew, ha lasciato momentaneamente la maglia numero 15 (ceduta a Jon Callard) per vestire i panni dell’apertura. Per l’occasione il sudafricano ha calciato tra i pali un drop.
Nei quarti di finale il XV della Rosa ha dovuto vedersela con i campioni in carica dell’Australia. È stato il giorno di Rob Andrew, il quale ha vissuto forse il momento più esaltante della sua carriera. Dopo una meta per ciascuna squadra, rispettivamente di Tony Underwood e Damien Smith, il gioco era diventato una gara di calci fra Andrew e Michael Lynagh. Con il punteggio bloccato sul 22 a 22, e con il tempo che incombeva correndo verso i supplementari, la palla uscita da una mischia è stata lanciata in profondità ed è finita fra le mani dell’apertura inglese, il quale non ci ha pensato due volte a far partire un micidiale calcio di rimbalzo. L’allenatore australiano Bob Dwyer non ha nemmeno visto l’ovale finire in mezzo ai pali, intento com’era a fornire nuove istruzioni ai suoi uomini. Si è trattato della prima vittoria dei bianchi contro l’Australia nell’emisfero sud.

Purtroppo, i festeggiamenti per l’Inghilterra sono stati di breve durata. La squadra di Will Carling, infatti, è stata letteralmente travolta da uno scatenato Jonah Lomu, autore di quattro mete. L’immagine del gigante neozelandese che sovrasta il più piccolo Mike Catt durante la prima di esse sarà una di quelle che persisteranno attraverso gli anni a venire: “Ho avuto modo di ringraziare Jonah per questo – put me on the map-.” Ha detto lo stesso Catt: “”Ho incolpato Will Carling per l’incidente. Lui ha dato un colpetto alla caviglia di Lomu e lui è arrivato inciampando verso di me, piuttosto che in piedi, e come si impara nell’under-10, bisogna avere i piedi chiusi per potere fermare l’attaccante. Purtroppo, la seguente cosa che ricordo è che mi sono voltato per vedere Jonah segnare la meta. Lui era 114 chili, io 82: il resto è storia. Ho riso di me stesso e ho pensato che era brillante. Ero sdraiato sul terreno e Robin Brooke è venuto verso di me, mi ha dato un buffetto sulla guancia e ha detto – compagno, è solo l’inizio. Lomu ha segnato ogni volta che ha ricevuto la palla, non si poteva entrare in competizione con lui.

A quel punto, un’esausta Inghilterra ha perso in malo modo anche la finale per il terzo-quarto posto contro la Francia, con la quale aveva sempre vinto da sette anni a quella parte.

Il 18 novembre 1995 l’Inghilterra ha ospitato a Twickenham gli Springboks, con Mike Catt che ha giocato di nuovo apertura. La partita ha visto gli ospiti vincere per 24 a 14. Un mese più tardi il ragazzo è stato schierato estremo nel trionfale match contro Samoa.

Sempre da estremo Mike ha disputato tutte le partite del Cinque Nazioni 1996, un torneo che ha visto ancora i sudditi di Sua Maestà arrivare in cima alla classifica, anche se è mancato lo Slam a causa della sconfitta subita con la Francia al Parco dei Principi la prima giornata.

Poco dopo, il nativo del Sudafrica si è laureato per la terza volta campione d’Inghilterra con il Bath, dopo avere lottato tutta la stagione con il Leicester, lasciato al secondo posto ad un solo punto di distacco.

A quel punto, con l’addio di Rob Andrew al rugby internazionale, Catt è diventato il mediano d’apertura titolare della nazionale, nonché il calciatore principale. Durante i test di novembre il ragazzo ha realizzato 19 punti all’Italia e 15 all’Argentina.

A causa di un infortunio Mike ha disputato soltanto una partita durante il Cinque Nazioni del 1997, quella contro il Galles all’ultima giornata, con i bianchi che hanno espugnato l’Arms Park con il punteggio di 34 a 14.

Il 31 maggio successivo il trequarti di Port Elisabeth ha realizzato 21 punti contro l’Argentina a Buenos Aires, frutto di una meta, due penalties e cinque trasformazioni. È questo il suo score personale più alto in una singola gara.

A giugno Catt ha ricevuto la chiamata da parte di Ian McGeechan per recarsi in Sudafrica con i British & Irish Lions. L’utility back è stato convocato d’urgenza per sostituire l’infortunato Paul Grayson nel terzo e ultimo test match.
Così, il 5 luglio a Johannesburg, Mike è sceso in campo con la maglia rossa numero 10 per affrontare gli Springboks. I Lions avevano già vinto i primi due incontri, ma questa volta a prevalere sono stati i padroni di casa, che hanno fatto registrare un punteggio di 35 a 16.
Il ragazzo del Bath ha disputato anche cinque partite infrasettimanali, realizzando una meta a Natal e un’altra ai Junior Springboks.

Per questo motivo Catt non era presente con la nazionale inglese in Argentina, ma ha raggiunto i suoi compagni di squadra direttamente in Australia, dove si è svolta la seconda fase del tour intrapreso dal XV della Rosa. Nella terra dei canguri si è giocato un solo match, che per gli inglesi, in cui migliori giocatori erano arrivati stanchi dal tour dei Lions terminato sette giorni prima, è terminato con una sonora sconfitta per 6 a 25. Di questi sei punti tre sono stati realizzati da Mike con un drop.

A novembre, sempre del 1997, l’Inghilterra ha ospitato a Twickenham le tre superpotenze dell’Emisfero Sud. Catt ha realizzato 15 punti nel primo test match con l’Australia grazie a cinque piazzati, ovvero tutto lo score per i ragazzi ora allenati da Clive Woodward, che hanno pareggiato 15 a 15. L’apertura ne ha siglati anche 3 agli All Blacks e 6 agli Springboks, ma queste due gare sono state vinte entrambe dagli ospiti con risultati piuttosto ampi.

Nel 1998 il Bath del nuovo allenatore Andy Robinson ha vinto la Heineken Cup.
Dopo avere superato gli ostacoli del Cardiff ai quarti e del Pau in semifinale, il club del Somerset si è apprestato a disputare la finale in un opprimente pomeriggio del 31 gennaio, allo Stade Lescure di Bordeaux. Di fronte c’era il Club Athlétique Brive Corrèze Limousin, meglio noto come Brive, che aveva vinto il trofeo l’anno precedente.
La squadra era solida, l’unico dubbio era Jon Callard, pressato nel ruolo di estremo dal ventunenne Matt Perry, il quale aveva rubato la sua posizione come prima scelta a livello di club e aveva anche fatto un debutto sensazionale per l’Inghilterra due mesi prima. E poi c’era Mike Catt, il quale, però, aveva sbagliato un po’ troppi calci contro Richmond la settimana precedente la finale. Alla fine, per portare più esperienza, Robinson ha scelto di schierare con la maglia numero 15 il suo vecchio compagno di squadra Callard, con Mike all’apertura. I centri erano Jeremy Guscott ed il capitano Phil de Glanville, detto Hollywood.
La partita è iniziata in mezzo ad un frastuono impressionante, con i 6000 tifosi del Bath che tentavano inutilmente di farsi sentire tra quelli francesi, che erano sei volte tanto, ed è finita con i primi a fare festa e i secondi a lasciare lo stadio a testa bassa. Sul tabellone campeggiava Brive 18 – Bath 19 e quei diciannove punti li aveva realizzati tutti Jon Callard, con una meta, la trasformazione della stessa e quattro piazzati, tra i quali quello del sorpasso a 8 minuti dal fischio finale. Il Bath è così diventata la prima squadra inglese a conquistare la Heineken Cup.

Per quanto riguarda la nazionale, durante quella stagione Catt ha ballato da un ruolo all’altro della backline. Delle tre partite da lui disputate nel Cinque Nazioni, ne ha giocate una da estremo, una da apertura, entrando dalla panchina, e una all’ala, contro l’Irlanda, dove ha realizzato la sua quarta meta con la rosa dei Lancaster sul petto. Titolare della maglia numero 10 in quel periodo era Paul Grayson, mentre con il numero 15 giocava Matt Perry.

In occasione dei test match autunnali il ragazzo è tornato ad occupare il ruolo di mediano. Catt è entrato a gara iniziata per sostituire Grayson nella sfida persa con l’Australia per un solo punto (11 a 12) ed è stato fischiato per avere sbagliato la trasformazione della meta di Jeremy Guscott che avrebbe potuto far vincere la partita ai bianchi. Nonostante questo, il trequarti del Bath ha iniziato nel XV titolare la seguente sfida contro gli Springboks, con i quali gli uomini di Woodward hanno vinto 13 a 7.

Nel 1999 Mike ha disputato tre gare del Cinque Nazioni da apertura titolare, saltando solo la sfida con l’Irlanda. Poi, con l’arrivo sulle scene internazionali di un certo Jonny Wilkinson, il coach ha impostato l’uomo del Bath definitivamente come trequarti centro, ruolo che non lascerà più sino al termine della carriera, salvo in un paio di occasioni. È stata in questa veste che Mike ha disputato la Coppa del Mondo del 1999.

Catt non ha giocato le prime due sfide del torneo, con il XV della Rosa che ha prima asfaltato l’Italia di Massimo Mascioletti per poi subire un 16 a 30 dagli All Blacks, ma ha esordito il 15 ottobre contro Tonga, entrando a gara iniziata.
L’Inghilterra è arrivata seconda nel proprio girone ed è stata costretta a vincere lo spareggio contro le Fiji per approdare ai quarti di finale. Con Mike schierato nel XV di partenza, gli inglesi hanno vinto 45 a 24 e sono passati al turno successivo.
A quel punto, però, sono stati schiantati a Twickenham dal Sudafrica in una gara diventata famosa grazie ai 5 drop realizzati da Jannie De Beer.

 

L’era del Sei Nazioni si è aperta in maniera favolosa per i bianchi capitanati da Martin Johnson, che si sono impadroniti del primo titolo del nuovo torneo, perdendo l’occasione del Grande Slam a causa della sconfitta subita a Murrayfield l’ultima giornata.
Catt ha disputato tutte le partite da titolare, sempre schierato con la maglia numero 12, così come le due sfide portate agli Springboks durante il tour estivo del 2000, dove la squadra in bianco ha pareggiato la serie con una clamorosa vittoria nel secondo test per 27 a 22, grazie ad un Wilkinson autore di tutti i punti per i suoi.

In autunno, sempre del 2000, l’Inghilterra ha sconfitto a Londra prima l’Australia 22 a 19 e poi l’Argentina 19 a 0.

I sudditi della regina Elisabetta II hanno vinto il Sei Nazioni anche nel 2001, mancando di nuovo lo Slam, e anche la Triple Crown, a causa della sconfitta di Dublino l’ultima giornata, partita disputata il 20 ottobre a causa di un’epidemia di afta epizootica. Catt ha realizzato una meta alla Francia a Twickenham.

Quell’anno l’utility back è stato selezionato da Graham Henry per il tour con i British & Irish Lions in Australia, ma un infortunio significativo alla spalla dopo una sola partita, il 19 giugno contro Australia A, ha fatto sì che fosse sostituito dal centro gallese Scott Gibbs.

Il trequarti del Bath è tornato in campo ad ottobre per giocare la partita rinviata con l’Irlanda del Sei Nazioni e poi, un mese più tardi, per affrontare Australia, Romania e Sudafrica nei test match autunnali, tre sfide terminate con altrettante vittorie per il XV della Rosa.

Nel febbraio del 2002 Catt ha subito ancora un brutto infortunio al tendine della spalla durante un incontro di campionato, il quale lo ha costretto ad un intervento chirurgico che gli ha fatto saltare il resto della stagione.

Il ragazzo ha ritrovato la maglia della nazionale il 26 ottobre del 2003, dopo quasi due anni di assenza, in una gara contro Samoa a Melbourne: la terza sfida del girone eliminatorio della Coppa del Mondo australiana. Catt ha disputato anche la successiva sfida con l’Uruguay, partita dove ha realizzato due delle diciassette mete inglesi.

Ai quarti di finale i sudditi dei Windsor si sono trovati di fronte il Galles, con Catt che ha giocato trequarti ala entrando dalla panchina. È stato un cambio tattico, voluto da Woodward per mettere un altro calciatore in campo così da allentare la pressione su Wilkinson. L’ingresso di Mike è stato visto da molti come la chiave della vittoria inglese, un 28 a 17 che ha spinto la squadra in semifinale, dove ad attenderli c’era la Francia. Sotto il diluvio di Sydney, Wilko ha realizzato ancora una volta l’intero score, con cinque piazzati e tre drop, per un totale di 24 punti, contro i 15 dei galletti. A questo punto, per la seconda volta nella sua gloriosa storia, la nazionale inglese ha disputato la finale di una Coppa del Mondo e, come nel 1991, di fronte aveva l’Australia.

Quel 22 novembre 2003 il pianeta ovale è stato messo sottosopra da una squadra inglese organizzata, che ha concluso un iter fatto di investimenti mastodontici iniziato quattro anni prima, solo per arrivare a quel momento. Al Telstra Stadium è andata in scena una finale spietata, intensa, probabilmente scritta da uno sceneggiatore di film horror, tanta è stata la suspense. Una battaglia di nervi e muscoli, di strategie da scacchista e di talenti individuali. I Wallabies, padroni di casa, hanno reagito colpo su colpo alle bordate inglesi, tenendo botta a un Jonny Wilkinson che con il suo piede fatato stava gestendo la partita con la precisione di un neurochirurgo. Gli 80 minuti regolamentari sono terminati 14 a 14, grazie alle mete di Lote Tuqiri e Jason Robinson, e a 3 calci a testa di Wilkinson e di Elton Flatley, di cui uno al 79 minuto, quando ormai in Australia non ci sperava più nessuno. La partita è cosi proseguita con l’emozione dell’extra time, tra i crampi e la paura degli inglesi di vedere sfumare un sogno proprio nel momento in cui si stava per realizzare. Scontri, corse, placcaggi, spallate, una conquista di terreno metro dopo metro, per arrivare a quella linea bianca che sembrava irraggiungibile. L’ovale che passava di mano in mano, che avanzava e poi tornava indietro. Un piazzato di Wilko, poi uno del pari ruolo australiano e anche il tempo supplementare stava per scadere, con le squadre ancorate sul pari. Un ultimo avanzamento inglese, un’ultima maul. Gli uomini in bianco hanno impattato contro quelli con la maglia oro. La palla uscita dal groviglio è arrivata al numero 10 inglese, che si è defilato dagli avversari per trovare spazio. I suoi avanti hanno abbassato la testa per mostrargli i pali ed è stato sparato il drop perfetto.
Quel giorno Catt è entrato ad un minuto dalla fine dei tempi regolamentari per sostituire il genero della principessa Anna, Mike Tindall. È stato proprio Mike a calciare l’ovale in tribuna per consentire all’arbitro di fischiare la fine della partita e consegnare la squadra inglese alla storia.

Tornata in patria, la nazionale dell’Inghilterra ha sfilato per le vie di Londra tra ali di una folla entusiasta. È stato un tripudio di bandiere, sciarpe, magliette, con l’ininterrotto sottofondo di Sweet Low, Sweet Chariot. I giocatori, sistemati su tre autobus a due piani, hanno attraversato la città partendo da Marble Arch per arrivare lentamente a Trafalgar Square. Non molto tempo dopo la regina Elisabetta li ha insigniti dell’Ordine dell’Impero Britannico.

Un XV inglese alle prese con il cambio generazionale, con gli addii al rugby di gente del calibro di Jason Leonard e del capitano Martin Johnson, che ha passato la fascia a Lawrence Dallaglio, ha condotto in porto il Sei Nazioni del 2004 al di sotto delle aspettative, con due sconfitte per mano della Francia e dell’Irlanda, quest’ultima subita nel tempio di Twickenham. Mike ha saltato le prime tre partite del torneo per non avere recuperato da un infortunio al polpaccio che già gli aveva fatto mancare i test autunnali del 2003. Il ragazzo ha così disputato soltanto due gare di quel Sei Nazioni, tra l’altro entrando sempre in campo come sostituto.

Intanto, a livello di club, è successo che alla fine della stagione 2003-04, dopo 12 anni di onorato servizio, il Bath ha deciso di non rinnovare il contratto di Mike Catt. A quel punto il trequarti si è trasferito ai London Irish.

A giugno Catt ha disputato due test match in Nuova Zelanda e in Australia, entrambi persi dall’Inghilterra. Poi, a causa del solito problema alla spalla, il centro è rimasto ai box per tutto il 2005.
In quel periodo Mike era affetto anche da un cronico dolore alla schiena che ne ha messo in discussione il proseguo della carriera. Nonostante questo, e malgrado avesse già trentacinque anni, Andy Robinson lo ha convocato per il tour che l’Inghilterra ha intrapreso in Australia nel giugno del 2006. Purtroppo, una squadra in crisi, lontana anni luce dai fasti del 2003, con il coach affiancato da Rob Andrew in qualità di Élite Rugby Director, o di tutor che dir si voglia, ha perso malamente entrambi i test match, portando così a 5 sconfitte consecutive. La peggiore serie negativa dal 1984.

A dicembre sulla panchina della Rosa si è seduto Brian Ashton, il quale ha mantenuto nel XV Mike Catt.
Il trequarti ha disputato le ultime due partite del Sei Nazioni del 2007: con la Francia a Twickenham, partita vinta 26 a 18, e nella sconfitta subita al Millenium Stadium con il Galles. A causa delle assenze per infortunio del capitano Phil Vickery, di Andy Farrell e di Wilkinson, in entrambe le occasioni Mike ha indossato la fascia da skipper, ruolo che il ragazzo aveva ricoperto in maniera egregia con il suo club durante la stagione.

Il nativo di Port Elisabeth non ha preso parte al disastroso tour di maggio in Sudafrica, ma ha giocato l’11 agosto ancora contro la Francia, sempre con il compito di capitano; una partita in preparazione dell’imminente Coppa del Mondo, con Les Blues che hanno espugnato Twickenham.
Quindi, a settembre, alla tenera età di 36 anni, Catt ha preso parte al suo quarto mondiale, dove ha giocato 5 delle 7 partite, compresi i quarti di finale, la semifinale e la finale.

L’8 settembre a Lens, Mike ha iniziato trequarti centro titolare la partita d’esordio con gli Stati Uniti, dove i bianchi hanno vinto, ma non convinto, per 28 a 10. Una settimana più tardi il ragazzo ha sostituito Jonny Wilkinson all’apertura nella difficile sfida con gli Springboks; una partita disastrosa, persa con il punteggio di 0 a 36.
A quel punto Ashton ha deciso di lasciare il trequarti dei London Irish in panchina nelle restanti due sfide del girone eliminatorio, contro Tonga e Samoa, per poi ributtarlo in campo nei quarti per affrontare i Wallabies. Dopo una prima fase poco entusiasmante, il XV della Rosa ha cominciato ad aumentare costantemente il numero di giri come un vecchio diesel. La sfida con l’Australia doveva essere la rivincita di quattro anni prima, ma ancora una volta sono stati gli inglesi ad avere la meglio, grazie ad un Wilko impeccabile che ha segnato tutti i punti per i suoi (12, contro i 10 dei Wallabies) ed è diventato il più prolifico marcatore nella storia dei mondiali. Il miglioramento delle prestazioni della squadra inglese è stato accreditato all’influenza di alcuni giocatori di alto livello, tra cui Catt, Lawrence Dallaglio e Jason Robinson, quest’ultimo appena rientrato dopo l’infortunio al bicipite femorale patito nella sfida con il Sudafrica.

A Saint-Denis, in semifinale, i bianchi capitanati per l’occasione proprio da Robbie il fenomeno, hanno sconfitto la Francia. Decisivo si è rivelato ancora una volta il piede dell’apertura di Frimley, che con un drop a due minuti dal termine ha condannato all’eliminazione i padroni di casa e promosso l’Inghilterra alla sua seconda finale mondiale consecutiva.

Il 21 ottobre 2007 ad attendere il XV della Rosa allo Stade de France per la finalissima c’era ancora la nazionale sudafricana, la quale già l’aveva umiliato nella fase a gironi. La partita, di per se, è stata brutta, con un gioco spezzettato e zero mete, se si esclude quella di Mark Cueto in apertura di ripresa, probabilmente regolare, ma annullata dall’addetto al TMO Stuart Dickinson. A farla da padrone sono stati i calci di Jonny Wilkinson da una parte e di Percy Montgomery dall’altra, con il biondo sudafricano che ha avuto la meglio sul biondo inglese. Alla fine è stato John Smit, capitano degli Springboks, a sollevare la coppa al cielo, grazie al 15 a 6 con il quale i suoi uomini hanno chiuso la partita. Mike Catt, con i suoi 36 anni e 1 mese, ha avuto la magra consolazione di diventare il più vecchio giocatore ad avere disputato una finale di Coppa del mondo di rugby.

Il 27 ottobre 2007, una settimana dopo la finale mondiale, Catt ha confermato il suo ritiro dal rugby internazionale. In seguito il ragazzo ha rilasciato una autobiografia, intitolata “Landing on my feet: my story“, causando parecchie polemiche a causa di critiche mosse alla gestione della nazionale.

All’inizio della stagione 2007-08, con la partenza di Brian Smith, Mike ha annunciato che avrebbe preso il posto di questi come allenatore dei trequarti dei London Irish, pur continuando a giocare per gli stessi. Con gli Exiles Catt ha goduto di un ottimo crepuscolo della sua carriera, tant’è che nel maggio del 2006 era stato nominato Guinness Premiership Player of the Season.

Il 16 maggio del 2009, durante la finale di Premiership che i London Irish hanno perso 9 a 10 contro il Leicester, con i suoi 37 anni il trequarti ha avuto l’onore di diventare il più vecchio giocatore nella storia del campionato inglese.

Il 30 maggio successivo Catt ha disputato una partita contro la sua Inghilterra indossando la maglia bianco-nera dei Barbarians. Con lui in squadra c’erano altri tre inglesi: Martin Corry, Steve Borthwick e Josh Lewsey. Per la cronaca, i Baa-baas hanno perso 26 a 35.

L’8 maggio 2010 Mike ha giocato contro i Northampton Saints l’ultima partita ufficiale per il suo club.

Già membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (MBE), nel 2011 l’ex utility back è stato nominato anche Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) per i servizi resi al paese attraverso il rugby.

Con il ritorno di Brian Smith alla corte dei London Irish, nell’aprile del 2012 Catt ha annunciato che avrebbe lasciato il club. Lo stesso giorno, la Rugby Football Union ha annunciato che il nativo di Port Elisabeth si sarebbe unito allo staff della nazionale inglese in partenza per un tour in Sudafrica, come allenatore dei trequarti ad interim a causa dell’assenza sia di Wayne Smith che di Andy Farrell, agli ordini di Stuart Lancaster.

Il 15 Dicembre 2015, a seguito delle dimissioni di Stuart Lancaster avvenuta l’11 novembre precedente dopo il disastroso mondiale casalingo, l’appena nominato Eddie Jones ha licenziato l’intero staff tecnico, tra cui Catt.

Il 25 marzo, 2016 Mike ha annunciato che avrebbe fatto parte dello staff tecnico della nazionale italiana in qualità di allenatore dei trequarti, delle skills e dei calciatori, assieme all’head coach Conor O’Shea e a Stephen Aboud, quest’ultimo responsabile del settore formazione.

 

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