Michael Lynagh: Noddy il magnifico

(di Roberto Vanazzi)

Per rilassarmi prima della finale della Coppa del Mondo del 1991, sono andato per conto mio a giocare per un po’ con la palla su una collina. È strano pensare che quello è tutto ciò che ho fatto prima della partita più importante nella storia dell’Australia.” (Michael Lynagh)

Il numero 10 australiano Michael Lynagh ha costituito, negli anni ’80 e ’90, una formidabile line up che comprendeva anche David Campese e Nick Farr-Jones: la cosiddetta Santa Trinità. Durante undici anni di carriera, Noddy è stato il più prolifico marcatore nel mondo del rugby, avendo ralizzato 911 punti in 72 test, con una media di quasi 13 per partita. Certo, la sua controparte neozelandese Grant Fox è stato leggermente più prolifico, con 14 punti di media, ma è anche vero che Michael gli è stato superiore per quanto riguarda il gioco con la palla in mano, tant’è che a fine carriere sul suo tabellino personale erano annotate ben 17 mete, contro una sola del rivale.

Michale Lynagh

Michale Lynagh

Michael Patrick Lynagh è nato a Brisbane, il 25 ottobre 1963.  La sua avventura rugbystica è iniziata nel 1982, con l’ingresso nei Queensland Reds, squadra con la quale ha giocato fino al 1995, l’anno del suo ritiro dalle scene internazionali.

Il talento di Michael non ci ha messo molto a rendersi evidente tant’è che all’età di 21 anni il coach Alan Jones lo ha fatto esordire in nazionale. Era il 9 giugno 1984, una partita contro Fiji al Nationa Stadium di Suva, dove i Wallabies hanno vinto 16 a 3. Già in quella partita Michael ha mostrato le sue capacità balistiche, piazzando tre calci di punizione fra i pali. Nonostante l’exploit però, il giocatore non è stato selezionato per disputare le successive sfide per la Bledisloe Cup, proprio perché qualcuno ha messo in dubbio la sua forma con i calci.

Michael è rientrato in squadra per disputare il tour che l’Australia ha svolto nel Regno Unito in autunno, dove ha giocato come centro a fianco dello skipper Andrew Slack. Con Mark Ella prima scelta all’apertura, infatti, nelle prime cinque gare da lui disputate con i Wallabies a Lynagh era stato chiesto di dimostrare la sua versatilità svolgendo il ruolo di trequarti centro. L’Australia in quel tour ha realizzato il Grande Slam, vincendo contro tutte le Union di casa e mostrando ai tifosi britannici un nuovo modo di interpretare il rugby. Mark Ella, con una marcatura in ogni partita, è stato l’eroe principe di quel viaggio, ma la squadra al completo ha dimostrato di essere a livelli mai visti in precedenza.Dopo avere polverizzato Inghilterra, Irlanda e Galles, gl  uomini del sud del mondo hamo completato lo Slam l’8 dicembre, con la vittoria per 37 a 12 sulla Scozia, a Murrayfield.
100 punti segnati, 11 mete fatte e 1 sola subita (quella del gallese David Bishop), il tutto condito con un gioco moderno e di rara bellezza: questo hanno raccolto i Wallabies da quel memorabile tour. Dal canto suo, Lynagh si è comportato egregiamente e ha segnato mete all’Inghilterra e al Galles. Contro la Scozia poi, ha vinto la concorrenza sia di Ella che di Roger Gould per il ruolo di calciatore e proprio in quella gara ha eguagliato il record australiano di 21 punti che apparteneva a Paul McClean.

L’anno seguente, Noddy, che vuol dire stupido, ma gli è stato affibbiato solo per invidia, ha preso finalmente la maglia numero 10, lasciato vacante dopo il ritiro di Mark Ella. La prima partita nella nuova posizione è stata con il Canada, dove Michael ha totalizzato 23 punti, che gli hanno permesso di lasciarsi alle spalle il record di McClean.. Da quel momento, per i successivi dieci anni, la sua è stata la candidatura automatica per quel ruolo.

Il 1986 è stato ricco di successi tanto per l’Australia quanto per Michael Lynagh. A livello personale, l’apertura ha segnato ancora 23 punti contro l’Argentina, eguagliando il suo record, mentre la squadra, dopo avere demolito 27 a 14 la Francia a Sydney, ha compiuto una missione impossibile andando a sconfiggere due volte gli All Blacks nella loro tana: 13 a 12 a Wellington e 22 a 9 a Auckland, accaparrandosi in quel modo la Bledisloe Cup.

Date queste premesse, era logico che i Wallabies fossero inseriti fra i favoriti nella prima Coppa del Mondo di rugby. Purtroppo per loro sappiamo com’è andata. I motivi per i quali non sono riusciti a vincere il torneo sono molteplici, ma di sicuro c’è che la colpa non può ricadere su Michael Lynagh. Egli il suo compito l’ha svolto alla grande: ha segnato 82 punti in sei partite ed è stato probabilmente il miglior giocatore della squadra. Tuttavia, nonostante i 16 punti messi a segno contro la Francia in semifinale, Michael non è stato in grado di prevenire la sconfitta. La stessa cosa è accaduta nella finale di consolazione contro il Galles, a Rotorua, dove malgrado lui avesse segnato 1 drop, due penalties e due trasformazioni, l’Australia è uscita dal campo sconfitta per 22 a 21. La leggenda narra che dopo quella gara molti Wallabies si siano rifiutati di guardare la finale tra Nuova Zelanda e Francia, così Michael ha organizzato una partita di rugby league su un campo presso una discarica di rifiuti, tanto per far passare il tempo.

L’anno successivo avrebbe dovuto essere per Michael quello della definitiva consacrazione, ma, dopo avere sconfitto in due test casalinghi l’Inghilterra, un infortunio ha pregiudicato la sua partecipazione alla Bledisloe Cup.

Egli era stato quindi inizialmente escluso dalla squadra in partenza per il tour nel Regno Unito, tanto per dargli la possibilità di ricaricare le batterie, per poi essere richiamato all’ultimo minuto a causa dell’incidente occorso a David Knox. Così, pochi giorni dopo il suo arrivo sul suolo britannico, il ragazzo è stato subito gettato nella mischia contro l’Inghilterra a Twickenham, dove i gialli hanno perso 28 a 19. Le gare successive si sono svolte contro la Scozia (32 a 13) e l’Italia a Roma (55 a 6), partita nella quale Michael ha nuovamente eguagliato i 23 punti del record australiano.

La stagione 1989 ha visto l’arrivo dei British Lions nella terra dei canguri per la prima volta dal 1966. I tre test match sono stati decisamente memorabili. Michael è stato una figura dominante nella prima partita, vinta dai Wallabies per 30 a 12, dove ha messo in crisi gli avanti britannici grazie ai suoi precisi calci tattici. Tuttavia, i Lions hanno portato a casa la serie con le vittorie nel secondo (19 a 12) e nel terzo test matc (19 a 18). In quest’ultima gara Lynagh ha mantenuto la propria squadra attaccata al risultato sino all’ultimo, oltre che con il suo piede, anche per avere favorito la meta dell’ala Ian Williams. Alla fine, però, tutto il lavoro è stato annullato dal catastrofico errore di David Campese, il quale, dopo avere recuperato l’ovale a seguito di un drop fallito da Rob Andrew, anziché calciarlo lontano, ha voluto passarlo al compagno Greg Martin, nonostante fosse evidente che l’estremo non aveva alcuna possibilità di prenderla. L’ala gallese Ieuan Evans ha intercettato la palla e ha marcato una meta.

Nel 1990 Michael ha superato ancora il record australiano di punti in un’unica gara, segnandone 24, comprese due mete, alla Francia nella prova giocata a Brisbane e vinta 48 a 31. Nel match seguente, il terzo di quella serie, perso 28 a 19, l’apertura ha segnato altri 11 punti, che lo hanno portato a superare la soglia dei 500 e diventare così il primo giocatore nella storia a tagliare quel traguardo.

michael-lynaghLa stagione successiva Lynagh è approdato a Treviso, dove ha vinto subito il campionato. Si tratta dello scudetto numero cinque per la squadra della Marca, che dopo avere terminato la fase a gironi al quinto posto ed essere entrata nei play off per il rotto della cuffia, è arrivata fino alla finale, giocata il 6 giugno a Padova. Ad attenderli c’era il Rovigo e la partita è terminata 27 a 18, con 19 punti di Lynagh e le mete di Raffaele Dolfato e di Coppo.

Nel frattempo l’anno 1991 era iniziato con grande successo per i Wallabies, che hanno messo in cantiere due vittorie importanti contro Galles (63 a 6) e Inghilterra (40 a 15). Sommando le due gare Michael ha segnato 35 punti.
Nonostante queste facili vittorie però, l’Australia ha mancato una grande occasione per vincere la Bledisloe Cup, quando Michael, all’ultimo minuto della seconda gara ad Auckland, ha calciato fuori dai pali un penalty, regalando in quel modo la vittoria per 6 a 3 alla Nuova Zelanda. La sconfitta è servita comunque all’Australia per ridefinire la squadra in vista della Coppa del Mondo del 1991, che si è tenuta nel Regno Unito.

Nella prima fase di quel torneo i Wallabies hanno vinto tutte e tre le gare, con Michael ha mettere fra i pali un totale di una meta (contro il Galles), sette trasformazioni e sette piazzati. Poi, nei quarti di finale contro l’Irlanda, è arrivato il momento cruciale. Ad un certo punto il flanker del trifoglio Gordon Hamilton ha segnato una meta che ha mandato il pubblico del Lansdowne Road in delirio. Poco dopo, il capitano dei Wallabies Nick Farr-Jones è stato costretto a lasciare il terreno per un infortunio. Il momento per i gialli era davvero delicato. A quel punto Michael Lynagh ha afferrato la fascia di capitano e con rabbia ha guidato un’epica rimonta. Noddy in quell’occasione ha dimostrato nervi d’acciaio e il senso del predatore. La partita è stata vinta 19 a 18, grazie a due mete di Campo e una dello stesso Lynagh, il quale ha messo dentro anche due trasformazioni e un penalty.

L’Australia ha in seguito dimostrato il suo stato di grazia con una semifinale convincente, dove ha battuto 16 a 6 i campioni in carica della Nuova Zelanda, gara in cui Michael ha centrato l’acca con una trasformazione e due punizioni.

C’è da dire a questo punto che con l’avvicinarsi della finale di Twickenham Michael aveva perso un po’ della propria fiducia per quanto riguarda i calci, tant’è che il compito sembrava dovesse passare nei piedi dell’estremo Marty Roebuck. Tuttavia, il problema si è risolto con ore e ore di allenamento sul campo, dove il suo piede sinistro ha presto ritrovato il tocco magico.

Il 2 novembre è andata in scena la finale contro l’Inghilterra, che si è risolta con uno score molto basso, un 12 a 6 che la dice lunga sull’equilibrio delle squadre in campo. Michael di punti ne ha messi a segno sette, tutti pesanti come macigni, dati da due penalties e dalla trasformazione della meta del pilone Tony Daly. Nonostante il risultato favorevole, i Wallabies sono stati costretti a giocare in difesa per gran parte dell’incontro e il dominio inglese si legge nel fatto cheRob Andrew ha avuto la palla a sua disposizione per 51 volte, rispetto alle 17 di Lynagh. L’Australia, comunque, era una squadra in forma, ben allenata e auto-governata, che ha avuto anche la fortuna di non subire infortuni gravi nell’arco del torneo. Tim Horan e Jason Little sono stati eccezionali in fase difensiva e il pack ha impattato sempre molto bene. L’estremo Marty Roebuck, poi, ha avuto una giornata straordinaria. Così, alla fine sono stati i Wallabies ha sollevare il trofeo e la loro vittoria è stata in gran parte dovuta al lavoro della Santa Trinità.

La sera stessa c’è stata una cena presso il Royal Lancaster Hotel, per celebrare la vittoria. Dopo le parole del grande narratore Tony O’Reilly, Nick Farr-Jones ha chiesto a Lynagh di tenere il discorso a nome della squadra, dato che lui non si sentiva troppo bene. Michael, con in corpo un paio di drink, ha trovato il coraggio, pensando che qualsiasi giocatore al mondo avrebbe voluto essere al suo posto. Stranamente, per lui quello è stato il momento più snervante della giornata. “Potrei essere tentato di guardare il video del match fino a rimbambirmi. ” Ha detto: ” Ma se qualcuno ha girato un video di quel discorso mi auguro sia stato distrutto molto tempo fa.”

Michael Lynagh, come del resto tutta la squadra australiana, non ha sentito il bisogno di rilassarsi dopo la conquista della coppa, così ha ottenuto 28 punti nella vittoriosa sfida per la Bledisloe Cup del 1992, dove gli All Blacks sono stati battuti due volte in tre sfide.

Quindi, alla fine della stagione, l’Australia si è recata in Sudafrica per una gara a Città del Capo. Il soggiorno per la squadra non è stato fra i più felici, in quanto si sono verificati numerosi incidenti. Tuttavia, una volta scesi sul terreno di gioco, i gialli si sono dimostrati superiori e hanno rifilato ai padroni di casa un sonante 26 a 3, con Michael che ha siglato 11 punti.

Nonostante la duratura presenza in campo di Nick Farr-Jones, nel 1993 Lynagh si è visto consegnare la fascia di capitano, un onore che sentiva di meritare sin dal 1988. Sfortunatamente, proprio in quel periodo il mediano d’apertura ha dovuto rinunciare a diverse gare per problemi di salute, ed in sua assenza è stato sostituito al comando dal tallonatore Phil Kearns. Il suo capitanato è comunque durato sino alla Coppa del Mondo del 1995 in Sudafrica dove, a detta di tutti, l’Australia sarebbe stata tranquillamente in grado di difendere il titolo. Purtroppo, i Wallabies sono apparsi fuori forma sin dalle prime fasi del torneo e a dimostrazione di ciò è arrivata subito una sconfitta per 27 a 18 contro gli Springboks nella partita d’esordio, sebbene Lynagh avesse sciorinato una buona prova, condita da una meta, la trasformazione della stessa ed un calcio di punizione. Nel secondo incontro l’Australia ha sconfitto il Canada 27 a 11, e lì Michael ha superato ancora la linea di meta e ha messo fra i pali tre trasformazioni e due penalties.
Nei quarti di finale, disputati l’11 maggio a Cape Town, i gialli si sono trovati di fronte nuovamente l’Inghilterra. Questa volta, però, hanno giocato sotto i loro standard abituali e sono usciti sconfitti per 25 a 22, a causa del drop di Rob Andrew allo scadere.

La partita con il XV della Rosa è stata l’ultima giocata da Michael con la maglia della nazionale. Come soddisfazione personale c’è stato il superamento dei 900 punti, 911 per l’esattezza, un record che sarà superato da Neil Jenkins durante la partita contro Samoa nella Coppa del Mondo 1999.

Michael_Lynagh

Svestita la maglia dei Wallabies, Michael ha continuato a giocare a livello di club. Nel 1996 l’australiano ha lasciato la Benetton, regalando ai tifosi trevigiani un bottino complessivo di 1202 punti, e ha firmato per i londinesi dei Saracens, dove si è schierato al fianco di superstar come Francois Pienaar e Philippe Sella. Le motivazione del trasferimento in terra d’Albione erano duplici. La principale era che Michael si era da poco sposato con una ragazza italiana e con lei ha pensato che l’Inghilterra era una buon compresso. Nessuno dei due, infatti, voleva stabilirsi nel paese dell’altro ed essere un italiana in Australia o un australiano in Italia. In secondo luogo, Noddy ha incontrato Nigel Wray, presidente dei Saracens, che gli ha illustrato le sue idee per il club. Idee che a lui sono piaciute.

Nella stagione 1997/98, l’ultima di Michael nel rugby giocato, i Saracens hanno lottato ai vertici della classifica con i Newcastle Falcons per tutto l’arco del campionato e quando le due squadre si sono affrontate, davanti ad una folla di 20000 persone, Lynagh ha consegnato la vittoria alla sua squadra centrando un drop allo scadere.

Un mese più tardi il numero 10 australiano ha preso per mano la squadra nella famosa vittoria per 48 a 18 in Tetley’s Bitter Cup, contro i Wasps a Twickenham, abbassando così il sipario su una stagione da incorniciare.

Dopo il ritiro Michael Lynagh ha diviso i suoi impegni fra la direzione della divisione commerciale di una società di investimento australiana, l’Allco Finance Group, e il lavoro di analista per la televisione britannica Sky Sports.

Nell’aprile del 2012 il fuoriclasse è stato colpito da ictus durante una cena tra amici, ma fortunatamente ne è uscito indenne, tanto che un anno più tardi ha corso la maratona di Londra per raccogliere fondi a favore della Stroke Association, un gruppo di medici e terapisti che s’impegna per far tornare nel mondo del lavoro i malati di ictus.

Alla fine del 2014, Michael è stato introdotto nella International Rugby Board Hall of Fame.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.