Michael Jones: l’uomo di ghiaccio

(di Roberto Vanazzi)

Non c’è niente come un buon placcaggio, duro e pulito.” (Michael Jones)

Nel rugby ci sono stati e ci sono numerosi grandi campioni, ma per alcuni si può benissimo affermare che lo sono un po’ più degli altri, perché con il loro stile hanno cambiato il modo di concepire questo sport. Uno di essi è senza dubbio Michael Jones, l’uomo soprannominato Iceman, per la freddezza con cui rendeva facili le cose più difficili, anche se i compagni preferivano chiamarlo semplicemente Ice, a causa delle numerose volte che è dovuto ricorrere all’applicazione del ghiaccio da parte dei sanitari.

In campo Michael era un giocatore completo: potente come deve essere un avanti, abile nei placcaggi, nel breakdown, nei tackle e nelle maul, ma anche con più ritmo nelle gambe rispetto a molte ali e con un gioco alla mano degno di un trequarti.

Michael Jones

Michael Jones

 

Michael Niko Jones è nato a Te Atatu South, un sobborgo di Aukland, l’8 aprile del 1965.  Già a 10 anni il bambino ha messo in mostra il suo precoce talento ovale giocando per la squadra della Edmonton Primary School, tre anni più giovane rispetto agli altri bambini. Quando ha iniziato a frequentare la Henderson High School, la sua fama di atleta era già nota a livello locale.

Michael ha quindi giocato per il Waitemata Rugby Club e ha fatto parte della rappresentativa di Auckland allenata da John Hart. Quindi, nel 1985, a 20 anni, il numero 7 ha debuttato come openside flanker nel Campionato Nazionale Provinciale con Auckland, marcando subito tre mete a South Canterbury.

Nel 1986 Michael ha disputato una partita con la nazionale di Samoa, in quanto samoano da parte di madre. Una gara sola, contro il Galles, perché l’anno seguente è stato convocato dall’allora coach degli All Blacks Brian Lochore, che da subito ne ha intuito le enormi potenzialità, per partecipare alla prima edizione della Coppa del Mondo.

Il giorno in cui ha debuttato con la felce sul petto, il 22 maggio 1987, contro l’Italia nella partita inaugurale del mondiale, il terza linea ha segnato subito una meta, diventando in quel modo il primo rugbista a marcare una meta in un mondiale. La marcatura è arrivata quando Buck Shelford ha fatto uscire la palla da una mischia e l’ha ceduta a Alan Whetton. A sua volta il flanker l’ha passata a Grant Fox, il quale ha eluso tre azzurri e l’ha consegnata a Jones, che arrivava come un treno dalle retrovie. L’unico che ha tentato di fermarlo è stato Serafino Ghizzoni, ma invano. Michael ha rotto il placcaggio e si è tuffato oltre la linea. Risultato finale: Nuova Zelanda 70, Italia 6.

In quel mondiale Jones ha giocato ancora contro Fiji e Scozia, finché la sua ineguagliabile bravura è culminata in una performance straordinaria in finale, dove ha schiacciato nuovamente la palla in meta dopo avere tormentato la Francia sia in fase d’attacco che in quella di difesa. La meta di Michael è nata da una touche francese intercettata dagli All Blacks. L’ovale è passato dalle mani di David Kirk a quelle di Grant Fox, il quale non ci ha pensato un attimo per calciarlo verso l’area di meta avversaria. L’ala francese Patrick Lagisuet sembrava poterlo fare suo, ma la pressione di Warwick Taylor e di John Kirwan gli ha fatto mancare la presa. Come un falco Jones è planato sulla palla, l’ha raccolta e ha varcato la linea bianca.

La Nuova Zelanda, come tutti sano, ha vinto il mondiale e l’impatto di questo flanker sul gioco è stato talmente enorme che è diventato praticamente automatico selezionarlo ogni qual volta la Nuova Zelanda doveva affrontare una gara, nonostante la sua forte fede cristiana gli impedisse di giocare di domenica.

Nel 1988 Iceman ha continuato con la sua sublime forma segnando mete nelle partite contro il Galles (54 a 9 a Aukland) e l’Australia (19 a 19 a Brisbane).

L’anno seguente, però, dopo che gli All Blacks hanno dominato la mini serie con la Francia (25 a 17 a Christchurch e 34 a 20 a Auckland), e dopo avere marcato la sua prima e unica doppietta contro l’Argentina a Dunedin, nel secondo test contro i Pumas,il 29 luglio all’Athletic Park, Michael ha subito un grave incidente al ginocchio per il quale si è temuto addirittura che fosse necessaria l’amputazione dell’arto.

Per fortuna Jones è riuscito a superare quell’orribile momento, che per lui è diventato una sorta di spartiacque della sua carriera, ed è tornato ad indossare di nuovo la maglia nera con il numero 7 già nel novembre del 1990, quando la Nuova Zelanda ha fatto visita alla Francia in un’altra mini serie, vincendo 24 a 3 a Nantes e 30 a 12 a Parigi, dove lui ha marcato una meta.

Durante la Coppa del Mondo del 1991 Jones ha segnato nuovamente una meta nella gara d’apertura, giocata contro l’Inghilterra padrona di casa e finita 18 a 12. Dopo una mischia vinta dai neri, l’ovale è arrivato a John Kirwan, il quale si è allargato all’esterno e si è involato verso la meta. Un attimo prima di subire il ritorno del’estremo inglese Jon Webb, l’ala “trevigiana” ha passato la palla a Michael, che correva in sostegno alla sua sinistra. Il numero 7 neozelandese non ha trovato ostacoli e ha varcato senza problemi la linea bianca.

Purtroppo in quel torneo, nonostante fosse stata la luce più brillante in un pack mediocre, Jones ha giocato solo tre partite, in quanto le altre si erano tenute di domenica. Una di queste è stata la semifinale contro i Wallabies, dove la sua assenza è stata un fattore fondamentale nella sconfitta dei neri.

Dopo il mondiale Michael Jones ha offerto alcune prestazioni stellari. Nel 1992 in Sudafrica, dove i neri si sono imposti 27 a 24 a Johannesburg. Quindi nel 1993, nella serie vinta con i British Lions. Per finire con un ottimo 25 a 10 con l’Australia a Dunedin, sempre nel ’93.

Purtroppo, le conseguenze delle lesioni subite al ginocchio ed un altro incidente in cui si era fratturato la mascella, hanno impedito al flanker di partecipare al tour nel Regno Unito del 1993 e anche ai test contro gli Springboks nel 1994. Jones è tornato giusto nell’ultima gara di questa serie, entrato per sostituire un compagno, una partita che si è risolta in un pareggio 18 a 18.

Nel 1995 la Nuova Zelanda ha vinto la serie di due test contro l’Australia. Quindi, Jones ha giocato e segnato una meta a Bologna contro l’Italia, dove i neri hanno vinto con l’identico risultato di quello ottenuto al mondiale nel 1987: 70 a 6.
Purtroppo per lui , e per gli All Blacks, Jones è stato costretto a rinunciare alla Coppa del Mondo di quell’anno per colpa delle numerose partite che sarebbero state disputate di domenica.

Nonostante l’emergere di Josh Kronfeld, Michael Jones è stato rapidamente reintegrato nella squadra per il tour novembrino in Francia, finito 1 a 1. È accaduto lì che Jones è stato spostato da openside a blindside flanker, un cambiamento che ha pagato parecchi dividendi alla Nuova Zelanda. Da quel momento, infatti, con Kronfeld e Zinzan Brooke, Jones ha costituito un trio delle meraviglie che, fra l’altro, ha contribuito nel 1996 a garantire agli All Blacks due vittorie contro la Scozia, il primo successo nel Tri Nations, con il magico 43 a 6 rifilato ai Wallabies, e la prima vittoria di una serie in Sudafrica, con tre test vinti su quattro.

Jones_Michael_NZ_Final_1987

Nel 1997 Michael è succeduto a Zinzan Brooke come capitano degli Auckland Blues. Proprio quell’anno, così come anche il 1998, è stato caratterizzato da ulteriori infortuni, tra i quali un’altra importante operazione al ginocchio per una lesione subita contro Fiji a North Shore City, nella partita che ha visto la sua ultima meta in maglia nera.

Gli All Blacks hanno aperto il 1998 con una vittoria a Dunedin sull’Inghilterra per 64 a 22, ma in seguito si sono dovuti arrendere all’Australia (16 a 24), al Sudafrica (3 a 13), quindi ancora all’Australia (23 a 27). Quest’ultima gara, disputata a Christchurch il 1 agosto 1998, è stata il canto del cigno di Michael Jones, che per colpa dei numerosi infortuni non riusciva più a reggere con il fisico.

Michael Jones ha totalizzato 55 caps per la Nuova Zelanda, con uno score di 13 mete. Il suo grande mentore John Hart, colui che a suo tempo lo aveva introdotto nel pianeta rugby e che in quel periodo era diventato coach degli All Blacks, ha voluto ringraziarlo dicendo “Michael Jones è stato il più grande giocatore di rugby che abbia mai visto”. Questo punto di vista è stato ripreso da migliaia di fans in tutto il mondo, tant’è che Jones è stato votato il terzo più grande giocatore neozelandese di sempre, dietro solo a Colin Meads e Sean Fitzpatrick. In un sondaggio indetto da Rugby World Magazine, invece, è stato nominato il più grande Openside Flanker di tutti i tempi.

Prima di ritirarsi definitivamente, Michael ha giocato ancora la stagione di Super 12 del 1999, tra le fila dei Blues, e nel campionato nazionale provinciale per Auckland, ottenendo la soddisfazione di arrivare e vincere la finale del torneo.

Sempre tranquillo ed educato, Jones è stato un modello positivo per tutti, ma in particolare per i giovani delle isole del Pacifico che vivono in Nuova Zelanda. Nel 1990 il terza linea ha ricevuto una medaglia per il servizio fornito a quella comunità.

Nel 2003 questo uomo di ghiaccio è stato introdotto nella International Rugby Hall of Fame.

L’anno successivo, esattamente il 7 aprile 2004, Jones è stato nominato allenatore della nazionale di Samoa in sostituzione dell’altro neozelandese John Boe, del quale Michael, in precedenza, era stato assistente durante la Coppa del mondo 2003. Dopo il disastroso mondiale del 2007, in cui Samoa ha vinto una sola partita contro gli USA per 25 a 21, e soprattutto dopo avere perso contro i loro rivali storici di Tonga per la prima volta in sette anni, Jones ha dato le dimissioni, sostituito dall’allenatore di Samoa Sevens e della Under 19 Niko Palamo.

In occasione della Coppa del Mondo 2011 disputata in Nuova Zelanda, all’Eden Park è stata sistemata una statua della scultrice Natalie Stamilla, raffigurante Michael Jones mentre schiaccia l’ovale in meta. La scultura serve a commemorare la prima segnatura in un torneo ovale iridato e Jones, come sappiamo, è stato il primo atleta in assoluto a farlo. La statua si ispira ad una foto scattata proprio dal padre della scultrice, Geoff Dale, che lavorava come fotografo professionista durante i mondiali del 1987. Dale è riuscito ad immortalare per sempre il momento in cui l’uomo di ghiaccio schiacciava la palla oltre la linea bianca contro l’Italia, nella gara d’apertura del primo mondiale, e sua figlia lo ha reso eterno grazie a questa scultura.

Sempre per la medesima Coppa del Mondo, Michael Jones è stato nominato ambasciatore della Nuova Zelanda, insieme a campioni quali Sean Fitzpatrick, John Kirwan, David Kirk, Andrew Mehrtens e Jonah Lomu.

 

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