Mauro Bergamasco: il gladiatore

(di Roberto Vanazzi)

Il rugby è uno stile di vita. Se la pensi in questo modo, lo puoi vivere come un divertimento. Non è vero che si deve soffrire per giocarlo.” (Mauro Bergamasco)

Dal piccolo stadio di Selvazzano a Twickenham, dalle sfide del campionato nostrano al Top 14, Mauro Bergamasco è insieme a pochi altri, come Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni, l’emblema del rugby italiano nel mondo. Il ragazzo di Padova ha trascorso diciassette anni a placcare, prendere botte, marcare mete e strappare palloni nelle maul, passando attraverso cinque mondiali e sette allenatori, con la maglia azzurra che dal cotone pesante si trasformava in sintetica per approdare infine al woven ripstop, il tessuto estensibile creato da un pool di ingegneri e designer. Tutto cambiava, il rugby cambiava, nuove regole sugli ingaggi, ma lui era sempre lì, in terza linea (tranne quando il coach si cimentava in esperimenti allucinanti), con quella criniera di ricci ribelli e gli occhi azzurri scintillanti. Duro come il marmo, ma sempre pronto per una battuta e uno scherzo.

Mauro Bergamasco

Mauro Bergamasco

Mauro Bergamasco è nato il 1 maggio 1979 a Padova. Il padre, Arturo Bergamasco, anch’egli un flanker, vanta due scudetti con il Petrarca e cinque presenze per la nazionale. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, Arturo ha continuato la sua professione di bancario e nel frattempo svolgeva attività tecnica e dirigenziale presso la squadra di Rugby del Selvazzano, dove ha introdotto i suoi due figli: Mauro, che aveva cinque anni, e in seguito Mirco. Quando Mauro è approdato al Petrarca, all’età di undici anni, anche il padre è stato ingaggiato dal club padovano e lo ha allenato finché ha compiuto quattordici anni.

Nella stagione 1997-98, a diciannove anni, Mauro ha esordito in prima squadra nel massimo campionato italiano, allora chiamato semplicemente Serie A1. I neri di Padova hanno raggiunto la finale scudetto, disputata il 6 giugno 1998 al Dall’Ara di Bologna, ma hanno ceduto 3 a 9 alla Benetton Treviso.
È stato in quel periodo che il ragazzo si è visto affibbiare il soprannome Gioiellino. Lui era il più giovane della squadra e già aveva avuto contatti con la nazionale. L’allenatore ha detto che era un gioiellino e il nome gli è rimasto appiccicato.

A novembre del 1998 Mauro è stato convocato dal CT della nazionale George Coste per disputare due incontri validi per la qualificazione alla Coppa del Mondo che sarebbe andata in scena l’anno successivo.
Bergamasco ha esordito il 18 novembre contro l’Olanda, al McAlpine di Huddersfield, schierato in terza linea con il capitano Massimo Giovanelli e il Numero 8 Carlo Caione. Il ragazzo dai riccioli neri ha marcato due mete e l’Italia ha vinto 67 a 7, ma c’è da dire che gli Orange schieravano una formazione composta esclusivamente da dilettanti, fatta eccezione per tre elementi.

Il 22 novembre seguente è andata in scena la seconda sfida del girone e per poco gli azzurri non hanno fatto lo sgambetto agli inglesi. Le due squadre erano già qualificate. In un girone a tre, dove passavano le prime due, sia Italia che Inghilterra avevano disintegrato l’Olanda. La sfida con il XV della Rosa, quindi, aveva poca rilevanza, ma è stata giocata comunque a muso duro. Quando mancavano dieci minuti al termine dell’incontro i nostri ragazzi erano sotto di un solo punto, 15 a 16, e tre minuti dopo sarebbero stati in vantaggio se l’arbitro francese Didier Mené non avesse dichiarato “No Try” su una meta sacrosanta di Alessandro Troncon. Purtroppo, il TMO era ancora lontano dall’essere introdotto. Poi, alla beffa se n’è aggiunta un’altra. Gli inglesi sono scesi nella metà campo azzurra e Rory Greenwood ha schiacciato l’ovale oltre la linea di meta per il 23 a 15 finale.
Mauro ricorda che la sera prima di questa partita, rientrando in camera si è trovato ad attenderlo il suo capitano, Massimo Giovanelli, il quale, sapendo che l’esordiente era agitato, lo ha tranquillizzato con un bel discorso davanti ad una tazza di cioccolata.

L’anno seguente il flanker è stato raggiunto nel Petrarca dal fratello Mirco, minore di quattro anni. Anche questa volta i patavini sono arrivati a giocarsi la finale, al Battaglini di Rovigo, ma ancora la Benetton ha avuto la meglio.

Nel giugno del 1999 il flanker è partito con la nazionale per il Sudafrica. È stato un tour tremendo. Una squadra allo sbando, con giocatori anziani e dilaniata da faide interne, priva della mediana titolare Diego Dominguez e Alessandro Troncon, ha subito due batoste incredibili per mano degli Springboks allenati da Nick Mallett: 74 a 3 a Port Elisabeth, dove Mauro non ha giocato, e un raccapricciante 101 a 0 a Durban, con il ragazzo di Padova schierato ala e la maglia numero 7 affidata a Stefano Saviozzi.
Oltre a queste, gli azzurri hanno perso anche gli incontri settimanali con Boland e South West District.

Tali risultati sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Pochi mesi prima di recarsi in Inghilterra per la Coppa del Mondo 1999 la Federazione ha deciso di esonerare George Coste, senza tenere conto di quanto l’allenatore transalpino aveva fatto per portare l’Italia nel Sei Nazioni. Il suo posto è stato affidato a Massimo Mascioletti, già vice di Coste e allenatore dei trequarti. Durante il torneo l’atmosfera in seno alla nazionale non era per nulla festaiola. Il manager Franco Cimino parlava con Mascioletti solo tramite il Liaison Officer Antonio Zibana. I giocatori, già in lotta con la FIR per gli ingaggi dovuti all’avvento del professionismo, inevitabilmente risentivano della situazione. Il torneo, per gli azzurri, è stato un vero e proprio disastro. Le sfide impossibili con Inghilterra e Nuova Zelanda si sono risolte con due tremende asfaltate. Clamoroso il 103 a 3 di Huddesfield per mano degli All Blacks. Si poteva sperare in qualche cosa di positivo nella sfida con Tonga, ma anche in questo caso gli uomini di Mascioletti sono usciti da Welford Road sconfitti 25 a 28.
Di quel suo primo mondiale Bergamasco ha giocato la sfida con l’Inghilterra, dove, nonostante tutto, si è guadagnato il rispetto nientemeno che del leggendario pilone Jason Leonard.

Massimo Mascioletti è rimasto in carica sino all’inizio dell’anno seguente. A quel punto, in vista del Sei Nazioni, sulla panchina degli azzurri si è seduto l’ex pilone neozelandese Brad Johnston, che nell’ultimo mondiale aveva portato ai quarti di finale la nazionale di Fiji, coadiuvato dal samoano Matt Vaea.

Il 5 febbraio del 2000 è il giorno in cui l’Italia ha disputato la prima partita del Sei Nazioni. Il vecchio stadio Flaminio di Roma era trasformato, con le alte porte del rugby al posto delle normali porte del calcio. Di fronte c’era la Scozia, ultima vincitrice dell’ormai defunto Cinque Nazioni. I 15 titani in maglia azzurra sono entrati in campo determinati e si sono schierati là, al centro del campo, a cantare insieme al pubblico l’Inno di Mameli. Mauro Bergamasco era accanto al suo mentore Massimo Giovanelli, il quale aveva ceduto la fascia ad Alessandro Troncon, alla sua prima da capitano.
Dopo venti minuti di supremazia scozzese, gli uomini di Johnstone si sono visti capaci di ribaltare qualsiasi situazione. La meta di Gordon Bulloch, nata da un probabile passaggio in avanti, non era la fine ma il punto di partenza. 38 minuti contro 32 di dominio territoriale, 17 touche contro 12, a dimostrare che la massa di gioco sviluppata dai nostri ragazzi è stata superiore. E poi la meta di forza di Ciccio de Carli, pilone romano entrato dalla panchina, e i piedi dell’intramontabile Dominguez.

Il Gladiatore ha disputato tutte le sfide di quel torneo, anche se dopo il successo sugli scozzesi non ci sono sono più state soddisfazioni per i ragazzi allenati da Brad Johnston.

Intanto a livello di club, dopo una terza stagione con il Petrarca, nel 2000 Bergamasco ha firmato per i bianco-verdi della Benetton e si è trasferito nella Marca. Lì, Mauro ha conquistato subito lo scudetto, con il Treviso che il 2 giugno 2001 ha sconfitto nella finale di Bologna il Calvisano 33 a 13.

Il Sei Nazioni 2001 ha visto l’Italia conquistare un poco onorevole whitewash. Per Mauro Bergamasco la consolazione di due mete, marcate all’Irlanda sull’erba del Flaminio di Roma e alla Scozia nel loro tempio di Murrayfield, per realizzare la quale ha battuto allo sprint Chris Paterson.

Il padovano ha realizzato una meta anche l’anno successivo, sempre all’Irlanda, questa volta al Lansdown Road, ma gli azzurri per il secondo torneo consecutivo hanno chiuso con cinque sconfitte in altrettante gare.

Dopo il fallimentare Sei Nazioni del 2002 sulla panchina dell’Italia si è seduto il campione del mondo neozelandese, nonché trevigiano di adozione, John Kirwan. La prima partita di Mauro con il nuovo coach è stata la difficile sfida dell’ 8 giugno a Hamilton, con gli All Blacks; la gara in cui hanno esordito Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni.
Il 22 settembre seguente, a Valladolid, Mauro ha marcato la sua quinta meta internazionale alla Spagna, nell’ambito della coppa FIRA.

Il Sei Nazioni 2003 ha visto l’Italia vincere per la prima volta con il Galles. Il 15 febbraio Mauro era in campo a Roma, schierato di nuovo trequarti ala, perché Kirwan ha creduto di vedere in lui una forza devastante simile a quella scatenata da Jonah Lomu. Quel giorno i Dragoni sono capitolati sotto i colpi di una squadra azzurra che, dopo due tornei disastrosi, ha finalmente messo in mostra la voglia di giocare e di osare. Che l’Italia volesse stupire lo si è visto subito. Dopo soli 4 minuti c’è stata una valanga azzurra che ha devastato gli argini eretti dai gallesi. Ale Troncon si è inventato un sottomano per Denis Dallan, il quale, grazie al sostegno di un Carlo Festuccia al suo primo cap, è avanzato a testa bassa tra le maglie rosse. Ovale consegnato a Ciccio de Carli, spalle rasoterra e meta. Due segnature in rapida sequenza di Steve Williams e Tom Shanklin hanno messo a nudo la cattiva organizzazione della difesa azzurra, ma ci ha pensato comunque Festuccia ha rimettere le cose a posto; cavalcata in meta e pareggio: 14 a 1 4. Il piede di Diego Dominguez (un calcio e due drop) una difesa che nel secondo tempo si è sistemata ed è diventa impenetrabile, la marcatura di Matthew Phillips, neozelandese vestito d’azzurro, hanno confezionato il trionfo. Alla fine è arrivata la terza meta gallese con Dwayne Peels, ma al fischio finale il tabellone segnalava 30 a 22, per la seconda vittoria nel torneo dopo quella con la Scozia tre anni addietro. Un successo arrivato a seguito di quattordici sconfitte consecutive, che nel 2001 e nel 2002 avevano portato agli azzurri il poco ambito Cucchiaio di Legno.

Mauro ha disputato solo un’altra partita di quel torneo, contro l’Irlanda al Flaminio, schierato ancora all’ala. Poi, il 31 maggio, ha festeggiato con la Benetton Treviso il suo secondo titolo di campione d’Italia, dopo avere sconfitto al Plebiscito di Padova il Calvisano per 34 a 12. È stata questa l’ultima partita di Bergamasco con il XV della Marca. Dopo 51 presenze e 45 punti il ragazzo, assieme al fratello Mirco, si è accasato presso i parigini dello Stade Français, club nel quale già giocava l’azzurro Diego Dominguez.

In autunno il flanker è partito con la nazionale per l’Australia, dove ha disputato la Coppa del Mondo 2003.

Bergamasco ha giocato tre delle quattro sfide in cui è stata coinvolta la nostra nazionale, partendo titolare solamente l’11 ottobre a Melbourne, quando i nostri hanno subito la prevedibile sconfitta contro gli All Blacks. Il terza linea è entrato dalla panchina nella seguente gara, che ha visto gli uomini di John Kirwan vincere 36 a 12 con Tonga grazie alle marcature della famiglia Dallan, una di Manuel e due del fratello minore Denis. Una settimana più tardi è arrivato anche il successo per 19 a 14 sul Canada, gara in cui Mauro è rimasto a riposo. A quel punto, l’ultima sfida del girone contro il Galles era decisiva per il passaggio del turno. Mauro ha disputato gli ultimi venti minuti di questa partita, entrato dalla panchina al posto di Andrea De Rossi, ma a vincere, purtroppo, sono stati i Dragoni; un 27 a 15 che ha chiuso la porta dei quarti di finale all’Italia.

Nel 2004 Mauro non si è presentato ai blocchi di partenza del Sei Nazioni a causa di un infortunio alla spalla, con tanto di operazione chirurgica, ma il 26 giugno era regolarmente in campo con lo Stade Français per la finale di Top 14 contro l’USA Perpignan. La sfida, andata in scena allo Stade de France, ha visto i parigini vincere 38 a 20; una vittoria targata Italia, grazie anche ad una meta di Bergamasco al 53° minuto di gioco e ai punti al piede di Diego Dominguez, alla sua ultima partita in carriera.

Il ragazzo è rientrato nei ranghi della nazionale il 4 luglio per la sfida contro il Giappone a Tokyo, per poi scatenarsi durante i test di novembre, quando ha realizzato due mete: una al Canada a L’Aquila e l’altra agli All Blacks a Roma, una marcatura arrivata a tempo scaduto, quando i Tuttineri già ne avevano segnate nove.

Bergamasco ha disputato due partite del Sei Nazioni 2005, l’anno di un altro whitewash per gli azzurri, che ha di fatto sancito il divorzio tra John Kirwan e la FIR. Titolare della panchina azzurra, a quel punto, è diventato Pierre Berbizier.

La prima sfida del Piccolo Generale sulla panchina italiana è stata il tour che nel giugno 2005 ha portato gli azzurri in Argentina. BergaMauro è rimasto in tribuna durante il primo test match di Salta, dove i Pumas hanno vinto 35 a 21, sostituito da Josh Sole. Il ragazzo dai riccioli neri era invece in campo il 18 giugno, quando l’Italia è riuscita nell’impresa di espugnare il Chateau Carreras di Cordoba vincendo 30 a 29.
Una settimana più tardi gli italiani sono volati in Australia per affrontare i Wallabies a Melbourne. I padroni di casa ci hanno asfaltato 69 a 21; Mauro, però, ha avuto la soddisfazione di marcare una meta.

Il Gladiatore ha disputato tre partite durante il Sei Nazioni del 2006, a cominciare dall’incontro con l’Irlanda al Lansdowne Road di Dublino. I padroni di casa hanno vinto 26 a 16, ma è un risultato fasullo. Gli azzurri, infatti, hanno disputato un’ottima gara e la sconfitta è stata causata principalmente dalle incertezze dell’arbitro inglese Paterson, che ha negato due mete sacrosante all’Italia (quella di Mirco Bergamasco grida ancora allo scandalo) e concessa una dubbia ai padroni di casa.
Dopo la brillante prova interna con l’Inghilterra, sconfitta onorevole in cui nei ragazzi di Berbizier è riaffiorato l’orgoglio dei tempi di Grenoble, ecco la batosta subita a Parigi, dove Mauro si è infortunato ed è stato costretto a guardare le rimanenti due partite da casa, compreso il primo pareggio esterno del torneo al Millenium Stadium, che ha interrotto la striscia di sconfitte che durava dalla gara con la Scozia dell’edizione 2004.

Il progetto di crescita iniziato da Pierre Berbizier si è finalizzato nel Sei Nazioni 2007, uno dei migliori interpretato dalla nazionale italiana.
La prima giornata ha visto l’Italia patire una brutta sconfitta a Roma per mano della Francia, con l’orco Sebastien Chabal che è andato in meta due volte. Stessa storia a Twickenham, una settimana più tardi, dove il coach transalpino ha lasciato in panchina Mauro e anche il poco incisivo Ramiro Pez per dare spazio ad Andrea Scanavacca. La gara è finita 20 a 7, con una meta proprio dell’apertura rodigina. L’Italia, però, ha dimostrato maturità, tant’è che il titolo di Man of The Match è stato assegnato ad Alessandro Troncon.
Il 24 febbraio a Murrayfield gli azzurri hanno fatto la storia. Prima vittoria esterna, Prima vittoria esterna, quarta del torneo dopo quelle del 2000 e del 2004, sempre con gli scozzesi, e del 2003 sul Galles. Tre mete marcate nei primi sette minuti di gara, con Mauro Bergamasco, Andrea Scanavacca e Kaine Robertson. Mauro ha segnato dopo soli 18 secondi dall’inizio, stoppando un calcio sbagliato di Phil Godman per poi gettarsi sull’ovale che era rotolato nell’area di meta. Sul 21 a 0 la rimonta era quasi impossibile, anche perché dopo quei colpi da knock out gli Highlanders giravano in tondo come un pugile suonato. A cinque minuti dalla fine gli azzurri hanno varcato la linea proibita anche con Tronky, eletto nuovamente Uomo del Match. All’ottantesimo il tabellone segnalava 37 a 17 per l’Italia.

Gli azzurri sembravano inarrestabili. Il 10 marzo al Flaminio è stato battuto pure il Galles. La partita si è giocata alla pari per tutti gli ottanta minuti. Al furetto Shane Williams ha risposto il nostro neozelandese Kaine Robertson. Poi, una sfida di piazzati tra Ramiro Pez da una parte e Stephen Jones e James Hook dall’altra. A due minuti dal termine gli ospiti erano avanti 20 a 16. A quel punto Pez ha servito con un delizioso calcetto in area di meta Mauro Bergamasco, il quale ha schiacciato sull’erba. Con la trasformazione l’Italia si è trovata in vantaggio 23 a 20. I gallesi avrebbero avuto il tempo per piazzare di nuovo tra i pali per il pareggio. Hanno chiesto all’arbitro quanto mancava, ma non si sono capiti, così hanno deciso di andare in touche e tentare il colpo grosso. Appena la palla è uscita dal campo l’inglese White ha fischiato la fine.
Dopo la gara, però, Mauro Bergamasco è stato squalificato per quattro settimane e ha saltato l’ultima sfida con l’Irlanda. La commissione disciplinare del Sei Nazioni, infatti, ha trovato il flanker colpevole di avere sferrato un pugno all’apertura gallese Stephen Jones al 24° minuto del primo tempo.

A maggio Mauro ha conquistato con lo Stade Français il suo secondo Bouclier du Brennus.
Il club parigino è arrivato in cima alla classifica durante la regular season. Quindi, ha sconfitto 18 a 6 il Biarritz in semifinale.
Il 9 giugno, al Vélodrome di Marsiglia, è andata in scena la finale. Di fronte c’era il Clermont, squadra con la quale gli uomini allenati da Fabien Galthié avevano vinto a Parigi e perso in trasferta. La partita è terminata 23 a 16 per lo Stade, grazie alle mete di Agustin Pichot e Radike Samo e ai punti al piede di Juan Martin Hernandez. Mauro Bergamasco ha iniziato la sfida nel XV titolare, per poi cedere il posto di blindside flanker nella ripresa a Sergio Parisse.

Mauro è tornato in nazionale il 18 agosto a Saint Vincent, in una gara di preparazione all’imminente Coppa del Mondo contro il Giappone. Il numero 7 ha segnato una meta. Poi, è volato in Francia per partecipare alla sua terza edizione di un mondiale.

Gli azzurri, guidati da un Pierre Berbizier praticamente già dimissionario, hanno esordito l’8 settembre a Marsiglia con la Nuova Zelanda, subendo la classica asfaltata: 76 a 14 il risultato, con la polemica esplosa per la decisione suggerita dal nostro coach di voltare le spalle alla Haka.
Dopo avere sconfitto Romania e Portogallo, partita quest’ultima in cui Mauro ha marcato la sua dodicesima meta in carriera, i ragazzi di Berbizier si sono trovati a giocarsi il passaggio dei quarti con la Scozia, qualche mese prima distrutta sul loro terreno.
La sfida è andata in scena il 29 settembre, allo stadio Geoffroy Guichard di Saint-Etienne, sotto una pioggia torrenziale. Gli italiani hanno marcato una meta grazie al loro capitano Alessandro Troncon, trasformata da David Bortolussi, e calciato tra i pali tre penalties con lo stesso estremo italo-francese, per un totale di 16 punti. La Scozia, invece, è andata a segno con sei piazzati del cecchino Chris Paterson, il che, purtroppo, significa 18 punti. E poi Bortolussi, che a 5 minuti dal termine ha fallito di poco il calcio piazzato che avrebbe potuto portare l’Italia a 19 punti, quindi in vantaggio, quindi, per la prima volta, ai quarti di finale. Troncon a tempo scaduto ha provato il calcio a scavalcare; Mauro Bergamasco ha cercato di arrivarci, ma è stato anticipato da tre scozzesi, che hanno buttato la palla fuori con buona pace di tutti.

L’Italia ha iniziato l’avventura del Sei Nazioni 2008 sotto la guida del nuovo coach Nick Mallett. Bergamasco ha disputato le prime tre partite del torneo, con Irlanda, Inghilterra e Galles, tutte sfociate in sconfitte. Proprio con i Dragoni, il flanker azzurro ci è ricascato e si è reso colpevole di gouging, cioè di aver messo un dito nell’occhio destro di Lee Byrne. Causa recidiva, la commissione questa volta ci è andata giù pesante e ha squalificato Mauro per 13 settimane. Per il fatto che nel rugby, contrariamente a quanto avviene nel calcio, la squalifica non si limita alla competizione nella quale avviene la scorrettezza, ma comprende uno stop totale, il flanker è stato costretto a restare fuori servizio anche per quanto riguarda le partite di club, causando la rabbia di Max Guazzini, patron dello Stade Français, dove da un paio di anni ai fratelli Bergamasco si era unito anche Sergio Parisse.

Dopo che aveva giocato 15 partite su 15 nelle prime tre edizioni del Sei Nazioni cui ha partecipato la nazionale italiana, Bergamasco ha totalizzato soltanto 13 presenze nei sei anni successivi; colpa degli infortuni e, in questo periodo, anche delle squalifiche.

Il padovano è rientrato in campo con la maglia azzurra il 28 giugno 2008, quando l’Italia ha vinto per la seconda volta a Cordoba con i Pumas, terzi classificati al mondiale francese. Il nuovo capitano Parisse ha condotto gli azzurri in una difficile sfida. L’Italia è partita sotto tono e alla mezz’ora i padroni di casa erano avanti 12 a 0. A quel punto Andrea Marcato ha smosso il tabellone piazzando due calci tra i pali. All’ottantesimo minuto, con l’Argentina avanti 12 a 6, Leonardo Ghiraldini è riuscito a schiacciare l’ovale oltre la linea di gesso. La trasformazione di Marcato ha regalato agli uomini di Mallett il sorpasso.

A novembre Mauro ha disputato i tre test down-under, con la stessa Argentina, l’Australia e i Pacific Islanders, selezione mista di tongani, samoani e fijani. Gli azzurri hanno perso tutte le sfide, ma il flanker ha fatto segnalare la sua meta numero 13 contro questi ultimi.

L’Italia ha conquistato un poco onorevole whitewash nel Sei Nazioni del 2009, il primo dopo tanto tempo che Mauro ha giocato completamente. Quel torneo sarà sempre ricordato per il folle esperimento effettuato da Nick Mallett nella sfida con l’Inghilterra a Twickenham. Il coach sudafricano, rimasto senza i mediani di mischia titolari, Simon Piccone, Pietro Travagli e Pablo Canavosio, ha trascurato il 33enne Paul Griffen e ha schierato con il numero 9 Mauro Bergamasco. Il giocatore dello Stade Français, completamente fuori posizione, è entrato in campo spaesato e tre delle cinque mete realizzate dagli inglesi sono nate da suoi errori. Tanto per non farsi mancare niente, Mallett ha tolto dal campo Mauro alla fine del primo tempo per sostituirlo con Giulio Toniolatti, facendogli subire un’onta che non meritava.

La nazionale è rimasta a secco anche durante il tour estivo: due sconfitte con i Wallabies e una per mano degli All Blacks a Christchurch. Con la Nuova Zelanda l’Italia ha giocato bene, per un quarto di gara addirittura meglio degli avversari, con placcaggi in ogni zona del campo e un maggior possesso dell’ovale. Il 27 a 6 con cui è terminata la sfida era, sino a quel momento, il secondo miglior risultato di sempre conseguito con i neri, dopo il 31 a 21 nella Coppa del Mondo del 1999.

Gli All Blacks hanno ricambiato la visita in autunno per i Cariparma Test Match. Il 14 novembre 2009 è il giorno in cui si è giocato il famoso match allo stadio di San Siro. Di fronte ad oltre 80mila persone, Sergio Parisse ha guidato i suoi ragazzi ad una gara tutta cuore e orgoglio. Ai neozelandesi mancavano i pezzi da novanta, da Richie McCaw, in panchina, a Dan Carter e Brad Thorn, in tribuna, ma erano pur sempre i più forti del pianeta. Gli azzurri sono stati superiori in mischia, hanno giocato alla pari in touche e sono andati pure in vantaggio con un piazzato di Craig Gower, autore di tutti i nostri punti. I neri ci hanno tenuti in riga grazie ai calci di Luke McAlister e soltanto due volte hanno giocato alla mano: la prima azione è finita sul placcaggio di Mirco Bergamasco, la seconda con l’unica marcatura della partita, realizzata da Corey Flynn. E poi quella sporca ultima meta non concessa ai nostri. A dieci minuti dal termine Parisse ha inventato una giocata delle sue, un up & under per se stesso che ha portato l’Italia dentro i 22 metri avversari, da dove non sarebbe più uscita. Quando mancavano cinque minuti alla fine il capitano ha scelto di non piazzare un facile calcio e si è assunto la responsabilità di provare a segnare la meta, che non avrebbe concesso la vittoria (si era sul 20 a 6) ma poteva rendere ancora più nobile un pomeriggio da leoni. A quel punto è stata una mischia continuata a cinque metri dalla linea proibita dei neri. La front row neozelandese ha fatto una fatica incredibile a reggere l’impatto con Totò Perugini, Fabio Ongaro e Ignacio Rouyet (che aveva sostituito un Martin Castrogiovanni eletto Man of the Match) e alla terza irregolarità il pilone Neemia Tialata si è visto sventolare in faccia il cartellino giallo. Gli ingaggi sono diventati dieci, ma gli All Blacks non mollavano e, per evitare di farsi spingere indietro, hanno fatto ruotare i due pack. L’arbitro a quel punto avrebbe dovuto decretare la meta tecnica, ma non lo ha fatto, anzi, sull’ultima inutile spinta dei nostri ha fischiato un fallo agli azzurri e con esso la fine delle ostilità.

Una settimana più tardi una stanca Italia ha perso a Udine contro gli Springboks 10 a 32, dove Mauro è entrato dalla panchina. Infine, gli azzurri hanno chiuso il trittico novembrino battendo le Samoa ad Ascoli Piceno.

mauro bergamascoBergaMauro ha disputato tutte le sfide anche del Sei Nazioni 2010, con l’Italia che ha chiuso all’ultimo posto nonostante la vittoria sulla solita Scozia a Roma, grazie ad una meta di Pablo Canavosio e alla bella prestazione al piede di BergaMirco.

A quel punto, un altro brutto infortunio ha tenuto il flanker padovano lontano dai campi da gioco per oltre un anno. Il ragazzo si è perso tutto il Sei nazioni del 2011 e anche la fine di stagione del suo club, culminata nella sconfitta di Amlin Challenge Cup con gli Harlequins. Il rientro in campo è arrivato a giugno dello stesso anno, tra le fila della Nazionale A impegnata nella Churchill Cup in Inghilterra, dove ha giocato contro Canada e Russia.

Mauro è tornato alla corte di Nick Mallett il 13 agosto 2011, per una sfida con il Giappone a Cesena, giusto per scaldare i motori in vista della Coppa del Mondo in Nuova Zelanda.

Schierato nella Pool C, il XV azzurro ha esordito l’11 settembre ad Auckland, perdendo con un pesante 6 a 32 con l’Australia; una gara in cui il Gladiatore è rimasto a riposo. Il flanker padovano ha invece giocato nella seconda e terza sfida, due vittorie piuttosto facili su Russia e Stati Uniti, entrambe disputate a Nelson.
L’ultima partita del girone è stato lo scontro con una squadra irlandese che era riuscita a piegare anche i Wallabies e veleggiava in testa alla classifica a punteggio pieno. A Dunedin i ragazzi di Nick Mallett non sono andati oltre un misero 6 a 36, con il solo Mirco Bergamasco a mettere punti sul nostro tabellone. Ancora una volta è sfumato il passaggio ai quarti di finale.

Tornato in patria, Mauro ha ricevuto l’invito per giocare con i Barbarians. Così, il 26 novembre, ha indossato la casacca bianco-nera del famoso club ed è entrato sull’erba di Twickenham per sfidare l’Australia. Con lui c’erano anche gli altri azzurri Totò Perugini e Marco Bortolami. Per la cronaca, i Wallabies hanno vinto 60 a 11.

L’inizio di dicembre del 2011 Bergamasco, in quanto lo Stade français non gli ha rinnovato il contratto, ha firmato per giocare tra le fila degli Aironi di Rowland Phillips, la franchigia italiana facente capo a Viadana che partecipava alla Celtic League.

Per quanto riguarda la nazionale, dopo il mondiale Jacques Brunel è subentrato a Mallett sulla panchina dell’Italia e anche lui ha confermato l’ormai veterano Mauro Bergamasco in squadra. Il ragazzo ha disputato solo una gara del Sei Nazioni 2012, quella di Roma con l’Inghilterra, entrando in campo a gara iniziata.

In estate la squadra azzurra è partita per un tour che ha toccato Argentina, Canada e Stati Uniti. Mauro ha disputato tutti i test match, segnando la sua meta numero 14 ai Pumas a San Juan; l’ultima della sua carriera internazionale.
A novembre, sempre del 2012, Mauro è entrato dalla panchina al 64° minuto al posto di Alessandro Zanni nella sfida con Gli All Blacks a Roma nell’ambito dei Cariparma Test Match, dove l’Italia, pur giocando bene, è uscita sconfitta con un netto 10 a 42.

Sul fronte interno il 2012 ha visto lo scioglimento degli Aironi, sostituiti nel Pro12 dalla franchigia federale delle Zebre. Bergamasco, come molti altri giocatori, si è trasferito in quest’ultima squadra per la stagione 2012-13.

Causa infortunio Bergamasco ha giocato solo due match internazionali nel 2013: il 15 giugno con Samoa a Nelspruit e il 16 novembre a Cremona con le Fiji, perdendo la prima e uscendo vittorioso dalla seconda, dove Mauro ha lasciato il campo dopo un’ora di gioco sostituito da Manoa Vosawai.

Nel Sei Nazioni 2014 il XV di Brunel è andato in whitewash. Tornato titolare, BergaMauro non ha sfigurato nella prima partita del torneo al Millenium Stadium: ha svolto in pieno il compito che gli era stato affidato mettendo pressione ai portatori di palla. Il padovano è sceso sull’erba anche la settimana successiva in Francia; poi, è stato costretto a salutare il torneo.

Il flanker delle Zebre è rientrato tra le fila degli azzurri per il tour estivo, quando ha giocato con Fiji, Samoa e Giappone, tre partite finite con la vittoria dei nostri avversari. A Tokyo BergaMauro ha raggiunta la quota di 100 caps con la maglia della nazionale.

Il 2015 è stato l’ultima stagione di attività per il 36enne dai riccioli neri.

Mauro ha salutato il Sei Nazioni, torneo nel quale giocava da quando l’Italia è stata ammessa nell’ormai lontano 2000, disputando due incontri: con l’Inghilterra a Londra e all’Olimpico di Roma contro il Galles. Dopo questa partita Bergamasco, con 15 anni, 1 mese e 16 giorni, ha stabilito il record di carriera più lunga del torneo.

Sabato 9 maggio il flanker placcatutto ha disputato l’ultima partita sul suolo italiano con le Zebre, giocando da capitano la sfida con il Connacht. La settimana seguente, a Cardiff, nel match che ha chiuso la stagione celtica, Bergamasco ha detto definitivamente addio alla franchigia federale.

A quel punto Jaques Brunel ha diramato la lista dei partecipanti alla Coppa del Mondo in Inghilterra e fra i nomi c’era anche quello di Mauro Bergamasco.

In agosto il ragazzo ha disputato due delle tre partite nelle quali è stata impegnata la nazionale italiana per prepararsi alla manifestazione iridata; due sfide con la Scozia, a Torino e a Murrayfield, con il XV in maglia azzurra che è stato asfaltato dagli uomini delle Highlands entrambe le volte.

Il 26 settembre 2015 è una data storica per Mauro e per il rugby in generale. Questo è il giorno in cui si è disputata la fida tra Italia e Canada, che non sarà ricordata per la prestazione degli azzurri, deludente, anche se alla fine è arrivata la vittoria, ma perché al 67° minuto il trentaseienne flanker padovano si è alzato dalla panchina ed è entrato in campo per sostituire Samuela Vunisa nel ruolo di trequarti centro. Dopo il samoano Brian Lima, è stato lui, Mauro Bergamasco, il secondo giocatore a giocare in Cinque Edizioni della Coppa del Mondo.

Bergamasco ha disputato anche uno scampolo della gara successiva con l’Irlanda al posto di Simone Favaro. L’Italia questa volta sì, ha giocato bene, ma ha perso, restando ancora una volta esclusa dai famigerati quarti di finale. Era il cap numero 106 del Gladiatore; l’ultimo della sua gloriosa carriera. Questo perché Brunel non ha voluto onorarlo di un ultima apparizione con la Romania, partita che ha chiuso il mondiale azzurro e dove il risultato contava quasi solo per l’onore. L’esclusione di Mauro, definita dal coach “una scelta tecnica e non di cuore“, ha suscitato numerose polemiche. Allora, a fine gara sono stati i suoi compagni a rendergli un omaggio spontaneo, sollevandolo sulle spalle per il giro d’onore nel Sandy Park di Exeter.

Le parole più belle gli sono state tributate da colui che per primo aveva accolto in nazionale il giovanissimo Mauro Bergamasco diciassette anni prima: “Ho avuto l’onore, da capitano, di essere attorniato da giocatori straordinari, uomini veri tra i quali Bergamasco ha sempre brillato di luce propria, come solo i grandi campioni dello sport sanno fare. Grazie Mauro per quello che hai dato al rugby italiano.” Massimo Giovanelli. Il tuo capitano.

 

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