Maurice Brownlie: alle origini del nero

(di Roberto Vanazzi)

Per tenacia, non ho conosciuto nessuno che potesse eguagliare Maurice Brownlie. Le sue qualità sono state la forza e la risoluzione. Era in tutto e per tutto un uomo straordinario e uno dei migliori esemplari di fisico e di virilità che abbia mai visto.” (Norman McKenzie)

Negli ultimi cinquant’anni sono uomini come Colin Meads, Wayne Shelford, Sean Fitzpatrick e, in tempi più recenti, Richie McCaw ad avere incarnato lo status di un All Black: duro, orgoglioso, forte e tenace. Tornando alle origini del nero, però, non bisogna dimenticarsi di Maurice Brownlie, uno dei primi grandi avanti della nazionale neozelandese. Terza linea, Maurice è stato con George Nepia l’atleta più rappresentativo del tour intrapreso nel 1924-25 in Europa, quello che ha permesso ai ragazzi in maglia nera di fregiarsi del soprannome di Invincibili, mentre da capitano ha condotto la propria nazionale durante il leggendario tour del 1928 in Sudafrica. Oltre a questo, Brownlie ha anche ispirato una delle migliori squadre provinciali mai schierate, i Magpies di Hawke’s Bay, che tra il 1922 e il 1927 ha conseguito la sequenza record di difese del Ranfurly Shield che sarebbe durato quasi 40 anni.

Sicuramente è difficile per la generazione moderna apprezzare appieno quanto sia stata imponente la personalità di Maurice Brownlie nel suo periodo di massimo splendore. Bisogna però tenere a mente che il giocatore, così come Meads, ha giocato in un’epoca in cui le scarpette e la palla erano più pesanti rispetto ad oggi, le maglie diventavano fradice sotto la pioggia e i campi estremamente fangosi. Era un mondo lontano dalle tecnologiche condizioni di gioco in cui si fronteggiano gli attuali gladiatori della palla ovale; un mondo più difficile.

Maurice Brownlie

Maurice Brownlie

Figlio di James Brownlie e Nora Dorothy Mullins, Maurice Joseph Brownlie è nato il 10 agosto 1897 a Wanganui e ha studiato presso il Sacred Heart College di Auckland e, in seguito, al St Patrick’s College di Wellington, giocando a rugby in entrambi i XV delle scuole. Maurice aveva due sorelle e quattro fratelli, due dei quali hanno vestito come lui la maglia degli All Blacks e di Hawke’s Bay nel corso degli anni ’20. Laurie, il più giovane di essi, è stato il primo a rappresentare la nazionale del suo paese, in una sfida contro il Nuovo Galles del Sud del 1921. Purtroppo, una lesione al ginocchio ha tagliato la sua carriera, ma è riuscito comunque a spingere gli altri due a fare sul serio con il loro rugby. Cyril, più vecchio di due anni rispetto a Maurice, è diventato un avanti di qualità, particolarmente abile nel gioco in rimessa laterale, ma è Maurice ad essere diventato il giocatore di maggior fascino della sua generazione. Il ragazzo era l’equivalente di un moderno blindside flanker; aveva ritmo, abilità nella gestione della palla, la capacità di calciare e il coraggio. Per gli standard moderni non possedeva un fisico enorme (1.85 metri per circa 90 chili) e sarebbe stato più piccolo di molti odierni trequarti. Però, rispetto alle dimensioni del 1920, egli era un uomo grosso, dotato di una forza enorme regalatagli dalle ore di lavoro fisico nella fattoria di famiglia a Puketitiri, vicino a Hastings. Ci sono storie di questo ragazzo che corre in salita con una pecora sotto ogni braccio, o di lui che trascina l’auto di famiglia fuori dal fiume.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Brownlie ha servito nel New Zealand Machine Gun Squadron e poi, per due anni e mezzo, nella Australian and New Zealand Mounted Division, stanziata in Palestina, dove ha raggiunto il grado di caporale e dove ha fatto parte della squadra di rugby. Oltre a Maurice, nel XV della divisione c’erano altri tre futuri All Blacks: suo fratello CyrilJames Parker e Jock Richardson. A combattere c’era anche un altro dei fratelli Bronwlie, Tony, che è rimasto ucciso ad Ankara.

Maurice è stato uno sportivo a tutto tondo. Era un bravo giocatore di cricket, un golfista dal colpo eccellente e, nel dopoguerra, è diventato un buon pugile dilettante. Una volta, nel 1921, ha combattuto per il titolo dei pesi massimi della Nuova Zelanda, perdendo contro Brian McCleary, il quale sarebbe andato in tour con lui in Gran Bretagna e Francia nei 1924-25, quello degli Invincibili. Tra i suoi compagni di boxe c’era anche Tom Heeney, che nel 1928 avrebbe combattuto a New York per il campionato mondiale dei pesi massimi contro Gene Tunney. I due, Brownlie e Heeney, hanno fatto parte della mischia del team unito di Hawke’s Bay e Poverty Bay che nel 1921 è stato sconfitto 8 a 14 dagli Springboks, durante il loro primo tour nel Paese della Lunga Nuvola Bianca e in Australia.

È comunque nel rugby che Morrie, come Maurice era amichevolmente chiamato, ha lasciato un segno indelebile. Il ragazzo ha iniziato con l’Hastings Rugby Club, per poi giocare a livello provinciale tra le fila di Hawke’s Bay. Il suo mentore è stato il grande Norman McKenzie, il quale ha schierato Brownlie in seconda linea al suo debutto contro Manawatu, ma in seguito non lo ha più fatto: “Maurice aveva troppa tecnica per essere sprecata nel mezzo delle mischie.” Ha spiegato il coach. Così Maurice è diventato un flanker, che placcava e macinava metri sulla fascia, puliva le ruck e cacciava palloni: praticamente una versione anni ‘20 di Colin Meads e Richie McCaw.

L’avanti di Wanganui ha esordito con gli All Blacks il 29 luglio 1922, in una partita contro New South Wales a Sydney, durante il tour che ha toccato alcune città della Nuova Zelanda e del Nuovo Galles del Sud. Il ragazzo ha disputato tre gare con il NSW nell’arco di otto giorni, vincendo la prima per poi perdere le rimanenti due. Quindi, il 19 agosto, sono stati affrontati e sconfitti 21 a 14 i New Zealand Maori all’Eden Park di Auckland.

Per Brownlie il successo è arrivato durante il tour in Europa del 1924-25, con la squadra in nero che è passata alla storia con il nome di The Invincibles. Pur giocando al fianco di avanti brillanti quali Cliff Porter, il capitano che poi si è infortunato, Jock Richardson, l’uomo che ha raccolto la fascia al suo posto, Jim Parker e il fratello Cyril, Maurice è risultato essere un gradino superiore a tutti. Ha disputato 30 delle 32 partite del tour, segnando 11 mete, ed è stato descritto come il miglior avanti del mondo. Lui e l’estremo George Nepia sono stati le stelle dello squadrone arrivato dall’altra parte del mondo.

Il tour è iniziato il 13 settembre al Rectory Ground di Devonport, dove gli uomini in nero hanno sconfitto 11 a 0 il Devon. A questa sono seguite altre tre gare in cui gli All Blacks hanno lasciato gli avversari a quota zero. I primi punti subiti sono arrivati il 27 settembre a Swansea, quando la squadra di casa è riuscita nell’impresa di realizzarne 3, contro i 39 degli ospiti. La successiva sfida con il Newport è probabilmente quella in cui i neozelandesi sono stati messi maggiormente in difficoltà. Il risultato, infatti, è stato in bilico sino alla fine e la gara è terminata 13 a 10.
Per quanto riguarda i test match, il 1 novembre 1924 i neri hanno iniziato la serie vincendo 6 a 0 sul terreno del Lansdown Road di Dublino, dove Maurice ha giocato la sua prima partita ufficiale con la divisa degli All Blacks. Un mese più tardi è stato sconfitto 19 a 0 il Galles di Jack Wetter a Swansea e, il 3 gennaio 1925, l’Inghilterra a Twickenham, con il punteggio di 17 a 11. Il 18 gennaio, invece, è stata la Francia a capitolare a Tolosa, sconfitta 30 a 6. Purtroppo, la federazione scozzese ha deciso di non far giocare la squadra per ragioni economiche, facendo mancare in questo modo ai neozelandesi un probabile Grande Slam.

È stato nell’incontro con l’Inghilterra che Maurice Brownlie ha raggiunto lo status di leggenda. Quel giorno suo fratello Cyril è stato espulso dal campo dall’arbitro gallese Albert Freethy, diventando così il primo All Black ha ricevere un cartellino rosso a livello internazionale. L’azione di Freethy ha attirato le critiche senza precedenti, non solo da parte di giocatori, pubblico e stampa neozelandese, ma anche in Gran Bretagna. L’uomo con il fischietto ha affermato che Cyril Brownlie ha dato un calcio all’avversario che si trovava a terra, ma in seguito testimoni oculari hanno riferito che non era vero. Furioso per l’ingiustizia che credeva aver subito il fratello, Maurice ha preso la palla e con un display incredibile di potenza e determinazione ha travolto quattro difensori inglesi trascinandoli con se oltre la linea di meta, che si trovava venti metri di fronte a lui. Il flanker aveva Jim Parker in sostegno al suo fianco, ma non ha mai considerato l’idea di passargli l’ovale. La marcatura è risultata essere determinante per la vittoria degli All Blacks.
Il capitano inglese quel giorno era il leggendario Wavell Wakefield, il quale ha descritto così la determinazione di Brownlie per arrivare oltre la linea: “In qualche modo ha continuato ad avanzare dandomi la sensazione del movimento di un tronco d’albero. Sembrava essere così solido e poco effetto avevano su di lui i vari tentativi di placcarlo. Egli si è schiantato attraverso i difensori senza deviare verso destra o sinistra.

Gli All Blacks hanno chiuso il lunghissimo viaggio navigando sino in Canada, dove si sono disputate due gare: a Vancouver e a Victoria.

La Haka degli All Blacks prima di sconfiggere Devon County 11-0 a Devonport, nel 1924.

Il 4 agosto del 1926 Maurice ha assunto per la prima volta il ruolo di capitano per condurre la nazionale in una gara contro Auckland all’Eden Park. Nel giugno di due anni più tardi, sempre da skipper, il ragazzo ha portato gli All Blacks in tour in Sudafrica.

Springboks e All Blacks si sono divisi il bottino vincendo due partite a testa, il che significa il miglior risultato che una squadra neozelandese ha ottenuto in Sudafrica in 68 anni. Nonostante questo, però, non è stato un tour del tutto felice. Innanzitutto la Nuova Zelanda è diventata complice della politica di segregazione attuata dal Sudafrica nel momento in cui ha accettato di non inviare i giocatori Maori, ovvero nove atleti del tour degli Invincibili, tra cui i fuoriclasse George Nepia e Jimmy Mill. Poi, ci sono state domande sulle qualità di leadership da parte di Brownlie. Marcus Nicholls, trequarti degli Invincibili e vice-capitano della squadra, è stato estromesso dai primi tre test match, il che ha causato polemiche sulla scarsa qualità dei selezionatori e del capitano. Maurice ha preferito rimanere in silenzio e dimostrare sul campo il proprio valore. Alan Robilliard, suo compagno di squadra in entrambi i principali tour, ha dichiarato che: ”Brownlie era un gigante sul campo.”
Gli All Blacks in Sudafrica hanno avuto difficoltà, oltre che per l’assenza forzata dei loro Maori, anche per la mancanza di Bert Cooke. “Se avessimo avuto Nepia e Cooke, non avremmo perso una sola partita.” Ha affermato Brownlie più tardi.

Il 30 giugno 1928 i padroni di casa hanno vinto il primo test a Durban 17 a 0, infliggendo la peggiore sconfitta alla Nuova Zelanda fino al 1999. Gli All Blacks non si sono demoralizzati, e dopo avere vinto sei partite infrasettimanali, il 21 luglio hanno affrontato e sconfitto gli Springboks a Johannesburg con il punteggio di 7 a 6, grazie al drop del centro Archie Strang e ad un calcio di punizione infilato tra i pali dall’uomo di Otago David Lindsay.
Il XV sudafricano, capitanato da Phil Mostert, ha trionfato di nuovo il 18 agosto a Port Elisabeth per 11 a 6, così il quarto test match della serie, giocato il 1 settembre 1928 al Newlands Stadium di Cape Town, è risultato essere determinante per gli uomini guidati da Maurice Brownlie. È stato questo il successo più memorabile del capitano; la vittoria per 13 a 5 è rimasto il miglior risultato della squadra in nero nel Paese Arcobaleno fino al 1996, quando finalmente è stata vinta una serie. I punti degli uomini in nero sono stati realizzati grazie alla meta di John Swain, un avanti compagno di Brownlie a Hawkie’s Bay, e di Marcus Nicholls, finalmente inserito nella line-up, autore di due piazzati e di un drop.
Il compagno di squadra Jack Hore ha ricordato che Maurice non era affatto intimorito dagli enormi giocatori Springbok: “Brownlie ha cinturato un avanti sudafricano prendendolo per la vita, lo ha sollevato e scaraventato a terra. È stata la più sorprendente dimostrazione di forza che io abbia mai visto. Morrie era l’uomo più forte che abbia conosciuto.

II tour in Sudafrica ha segnato la fine della carriera internazionale di Maurice, che ha disputato l’ultima gara il 28 settembre 1928 contro la squadra di Victoria a Melbourne, dove i neri avevano sostato durante il loro viaggio di ritorno.

Brownlie ha giocato 61 partite per la Nuova Zelanda, un record che è rimasto tale per quasi un quarto di secolo, fino al 1956, quando è stato superato durante la serie con gli Springboks da Kevin Skinner, e ha segnato 21 mete.

Il flanker ha continuato a giocare per Hawke’s Bay, indossando la fascia da capitano per la maggior parte del regno in Ranfurly Shield degli anni ’20. Brownlie è associato a molte gare importanti di quel periodo. Lui e Donald Quentin, un altro degli Invincibili, sono stati espulsi dal campo dopo uno scontro nella famosa Battaglia di Solway tra i bianco-neri di Napier e Wairarapa, nel 1927. E ancora, il flanker è stato il motore principale quando il Bay ha battuto Canterbury 17 a 15 in una difesa dello Scudo al Lancaster Park.
Hawke’s Bay ha conseguito un record di 24 difese del Ranfurly Shield tra il 1922 e il 1927, superato soltanto quarant’anni dopo dalla grande squadra di Auckland.

I 12 luglio 1930 i Magpies hanno affrontato i British Lions, allora chiamati British Isles, a Napier, perdendo 3 a 14. Da allora, dopo essersi sposato con Maude Fanny Victoria Barker e trasferitosi a Gisborne, l’interesse di Maurice per il rugby è andato svanendo.

Negli anni ’40 l’ormai ex All Black ha preso parte anche alla Seconda Guerra Mondiale, prestando servizio nel Quarto Squadrone della Independent Mounted Rifles, facente parte della Guardia Nazionale.

Maurice e Cyril erano molto uniti, così dev’essere stato un colpo devastante quando il fratello maggiore è morto nel 1954. Meno di tre anni dopo, il 21 gennaio 1957, anche Maurice ha passato l’ovale all’età di 59 anni. Il campione è tumulato nel cimitero di Taruheru.

In seguito Morrie è stato inserito nella New Zealand Sports Hall of Fame due volte: come membro di The Invincibles e come atleta singolo.

Uomo di poche parole, Maurice ha sempre preferito lasciare che le gesta sul campo parlassero al suo posto. Gli arbitri lo rispettavano e si appellavano a lui chiamandolo Mr. Brownlie. Forse a causa del suo background di guerra, egli non parlava mai con gli avversari prima di una partita, trattando il match come fosse una battaglia. Il ragazzo era anche un tipo molto superstizioso ed è per questo che quando scendeva in campo per il suo club indossava sempre lo stesso paio di sbiaditi pantaloncini blu. I pantaloncini di Hawke’s Bay erano neri, ma per lui si poteva fare un’eccezione.

 

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