Matt Burke: cinquanta sfumature di giallo

(di Roberto Vanazzi)

Ci sono tre certezze nella vita: la nascita, la morte e le tasse. Dopo 15 anni di Super Rugby, penso di aver appena trovato la quarta: il reset nelle mischie.” (Matt Burke)

All’epoca in cui scendeva in campo, dalla seconda metà degli anni novanta ai primi del nuovo millennio, l’australiano Matt Burke era considerato il migliore estremo del mondo, sullo stesso piano del neozelandese Christian Cullen. Burke è anche ricordato per essere stato un kicker preciso e un regolare marcatore di mete; uno che, insomma, ha contribuito non poco al trionfo dei Wallabies nella Rugby World Cup del 1999, alla conquista di ben cinque Bledisloe Cup consecutive (le ultime finite nella bacheca australiana) e alla vittoria nella serie con i British è Irish Lions nel 2001. Non è un caso, quindi, se nel 1999, durante le celebrazioni per i 125 anni del rugby australiano, un gruppo di esperti ha valutato Matt il miglior numero 15 di tutti i tempi per quanto riguarda il paese dei canguri.

Nel corso della sua carriera Burke ha raggiunto numerosi traguardi, tanto con la nazionale quanto con i Warathas. Durante la sua terza stagione con la franchigia del New South Wales, l’estremo è diventato il primo giocatore a raggiungere quota 100 presenze per la sua squadra nel Super Rugby. Quando ha lasciato l’Australia, nel 2004, Matt deteneva il record di punti nel campionato. Ancora oggi il ragazzo è il numero 15 con più presenze e il secondo miglior marcatore della nazionale australiana con 878 punti, dietro solo a Michael Lynagh. Nelle varie sfide per la Bledisloe Cup, poi, Burke detiene il record di punti totali rifilati agli All Blacks: 176 in 17 prove.

Tanto grande è stato l’impatto di Matt Burke con la maglia del New South Wales, che il premio di giocatore dell’anno dei Waratahs è stato rinominato Matt Burke Trophy.

Matt Burke

Matt Burke

Matthew Coleman Burke è nato il 26 marzo 1973 a Sydney. Cresciuto a Carlingford, nel Nuovo Galles del Sud, il ragazzo ha studiato presso la St Gerard Majella Catholic Primary School e, in seguito, al St. Joseph’s College di Hunters Hill.

Burke ha fatto la conoscenza della palla ovale all’età di 11 anni, quando frequentava il St. Joesph’s. Dopo avere rappresentato le scuole australiane nelle varie fasce d’età, nel 1990 Matt si è guadagnato la selezione per l’Australian Schoolboys Team, con il quale ha intrapreso un tour dove ha affrontato le squadre di Stati Uniti e Irlanda.
In parallelo, il trequarti ha iniziato a giocare per l’Eastwood RUFC, club che partecipa al campionato dell’area di Sydney, il Shute Shield, con il quale ha mantenuto contatti durante tutto l’arco della sua carriera.

Nel 1992 e nel 1993 Burke ha iniziato a giocare nel campionato nazionale per la squadra del New South Wales. Lo stesso anno il ragazzo è stato convocato per la nazionale australiana Under 21 e ha partecipato anche all’Hong Kong Sevens nel 1992 e alla Coppa del Mondo di Rugby Sevens in Scozia l’anno successivo, arrivando a disputare la finale, poi persa ai danni dell’Inghilterra.

Il 21 agosto 1993 Matthew ha fatto il suo debutto con la nazionale maggiore, quando il coach Bob Dwyer lo ha mandato in campo per sostituire l’estremo Marty Roebuck nella terza prova contro gli Springboks, a Sydney. La sfida ha visto i padroni di casa imporsi per 19 a 12.

Matt è stato schierato nel XV titolare a Bordeux, nell’ottobre seguente, con i Wallabies che hanno perso la sfida contro Les Blues 13 a 16.

Il terzo cap dell’atleta dell’Eastwood è stato conquistato il 5 giugno del 1994 a Brisbane, quando ha giocato nel ruolo di trequarti centro contro l’Irlanda, mentre la maglia numero 15 era stata affidata a Matt Pini (giocatore che in seguito avrebbe fatto parte anche della nazionale italiana di George Coste). Quel giorno Burke ha realizzato i suoi primi cinque punti internazionali grazie ad una meta.
La settimana seguente Matt è tornato a schierarsi estremo nel secondo test match con il XV del Trifoglio e lo stesso ha fatto il 18 giugno nella partita con l’Italia di Coste, quando ha marcato la sua seconda meta. Poi, il secondo incontro con gli Azzurri a Melbourne, lo ha visto posizionarsi di nuovo al centro della backline.

Nel 1995 Burke è stato inserito nella rosa che ha partecipato alla Coppa del Mondo in Sudafrica.
L’estremo non ha giocato la prima sfida che gli Aussies hanno perso con il XV di François Pienaar, ma è stato schierato titolare in tutte le gare successive, a partire da quella con il Canada, dove i Wallabies si sono imposti per 27 a 11. Contro la Romania Burke ha marcato una meta e, in assenza di Michael Lynagh, ha cominciato la sua avventura da calciatore centrando i pali con due trasformazioni, un compito diviso con il capitano John Eales.
A questo punto l’Australia si è trasferita a Città del Capo per disputare i quarti di finale contro l’Inghilterra, con Matt inserito ancora una volta nel XV titolare. Il match, ricco di tensione, è arrivato all’80° con le squadre ferme sul 22 a 22. Quando si era al secondo minuto dell’extra time, l’Inghilterra ha vinto un importante touche nel territorio australiano con Martin Bayfield, il quale ha fatto da timone ad una maul avanzante. Non appena la palla è uscita dal retro, Dewi Morris ha effettuato un superbo passaggio a Rob Andrew, che ha fatto partire uno spaventoso drop da 45 metri. Inghilterra in semifinale e Wallabies a casa.

Nella squadra nazionale da due anni, nel 1996 Burke ha guadagnato presto l’attenzione per avere prima realizzato un record di 39 punti nella sfida con il Canada, grazie a tre mete, nove trasformazioni e due piazzati, e poi per avere marcato quella che senza dubbio è una delle mete più impressionanti nella storia della Bledisloe Cup, durante la seconda partita del torneo, disputata il 27 luglio al Brisbane Suncorp Stadium. Dopo aver raccolto un passaggio basso di Richard Tombs, Matt è partito praticamente da fermo dalla propria linea dei 22 metri, ha schivato ben sei difensori, ha finto un passaggio a Ben Tune, che gli correva a fianco in sostegno, e ha coperto circa 75 metri sino a schiacciare oltre la linea bianca. La meta ha dato la possibilità all’Australia di portarsi avanti sul 16 a 9 a metà gara. Anche se gli All Blacks, alla fine, hanno vinto con una meta all’ultimo minuto di Frank Bunce, questa sfida sarà ricordato soprattutto per la marcatura di Burke. Quel giorno l’estremo dell’Eastwood ha totalizzato uno score personale di 20 punti.

Per il tour invernale del 1996 il nuovo coach Greg Smith ha riconfermato Matt Burke numero 15 titolare. È stato questo l’ultimo tour “vecchio stile” prima dell’era del professionismo, con molte partite non ufficiali contro squadre locali e selezioni. Sono state ben 12, compresi quattro test match, con gli Aussies che li hanno vinti tutti fregiandosi del Grande Slam, anche se non è stata affrontata l’Inghilterra.
Il primo test si è giocato contro l’Italia all’Appiani di Padova, dove i ragazzi capitanati da John Eales hanno vinto 40 a 18. Il tour è proseguito con i successi contro Scozia, Irlanda e Galles, con Matt che ha totalizzato 74 punti, tra cui una meta a Cardiff. L’estremo ha superato due volte la linea proibita pure nella sfida con i Barbarians a Twickenham, dove ha calciato anche due piazzati e quattro trasformazioni. La partita, che ha visto l’addio di David Campese al rugby giocato, è terminata 39 a 12 per i Wallabies.

Nel 1996 è stato anche l’anno in cui è nato il Super Rugby, allora Super 12. Matt ha iniziato la sua avventura con la formazione dei Warathas, la franchigia del New South Wales.

Il ragazzo ha chiuso una magica stagione conseguendo il titolo di Wallaby of the Year da parte del Sydney Morning Herald; un riconoscimento che avrebbe ottenuto anche due stagioni più avanti.

Il 1997 di Matt è iniziato con una meta all’Inghilterra nella sfida che i Wallabies hanno vinto 25 a 6 al Football Stadium di Sydney. Poi, dopo avere giocato contro la Nuova Zelanda la prima partita del Tri Nations, l’estremo è stato escluso dalla nazionale a causa di un problema all’inguine subìto durante una gara di campionato, ed è stato temporaneamente sostituito da Stephen Larkham.

Burke è tornato in campo per i test estivi del 1998, ripresentandosi ai tifosi con una meta all’Inghilterra e una alla Scozia, oltre al solito grappolo di calci con cui ha centrato i pali.
In seguito Matt ha giocato la prima partita di Bledisloe Cup al Melbourne Cricket Ground, dove ha segnato tutti i 24 punti per i suoi (due mete, una trasformazione e quattro punizioni). Si tratta di un record mondiale per quanto riguarda i punti realizzati agli All Blacks da un singolo giocatore in una partita. Gli Aussies hanno compiuto anche l’impresa di espugnare Christchurch due settimane più tardi: un 27 a 23 che ha permesso agli uomini di Rod McQueen di riportare la Bledisloe Cup a casa dopo quattro anni. Nelle successive cinque stagioni la coppa non ha più lasciato la terra dei canguri.

Matt in quel periodo era considerato uno dei migliori calciatori al mondo, secondo, forse, solo al neozelandese Andrew Mehrtens. All’epoca il ragazzo era uno dei pochi in grado di calciare da oltre la linea di metà campo. Eppure, era noto anche per avere un sacco di piazzati sbagliati. Nel terzo match della Bledisloe Cup del 1998, ad esempio, ha mancato tre calci semplici nel primo tempo, fatto questo che ha indotto il capitano John Eales a sollevarlo dall’incombenza nel secondo tempo, sostituito dallo stesso Capitan Nobody. Negli ultimi minuti di quella particolare sfida Burke ha guadagnato un certo riscatto segnando la meta vincente, ma è stato anche afflitto da un grave infortunio alla spalla che lo ha tenuto lontano dai campi per buona parte della stagione seguente.

Dopo essere stato operato alla spalla, Burke è rientrato in campionato nel tentativo di raddrizzare se stesso per la Rugby World Cup 1999. Di conseguenza, il ragazzo è stato costretto ad affrontare alcune critiche per il successivo scarso rendimento dei Warathas nel corso del Super 12 di quell’anno, fatto questo che ha causato tensioni fra lui e il coach della franchigia Matt Williams.
A livello di test, il suo posto tra le fila dei Wallabies è stato preso dall’emergente Chris Latham. Nonostante i suoi sforzi per rientrare nel giro della nazionale, è stato ipotizzato che per Matt l’infortunio avesse influito sul suo stile di gioco e sul futuro stato di forma.

L’estate del 1999 ha visto l’Australia vincere le sfide con l’Irlanda e l’Inghilterra, con Matt che è entrato sul terreno di gioco sempre dalla panchina per sostituire Latham.

Il 17 luglio il ragazzo ha marcato una meta nella sfida con il Sudafrica a Brisbane, vinta 36 a 8. Il 28 agosto, in una eco di quanto accaduto l’anno precedente, Matt ha realizzato 23 punti (una trasformazione e sette penalties) contro gli All Blacks allo Stadium Australia. Il Tri Nations è stato conquistato dalla Nuova Zelanda, ma quello era principalmente l’anno della Coppa del Mondo.

L’Australia ha aperto il suo mondiale il 3 ottobre a Belfast contro la Romania, una gara terminata 57 a 9 in cui Burke ha superato la linea bianca. Una settimana più tardi, a Lansdowne Road, i Wallabies hanno passeggiato contro i padroni di casa dell’Irlanda vincendo 23 a 3. Il girone si è chiuso a Limerick, dove sono stati affrontati gli Stati Uniti. In questa gara Burke, che ha giocato schierato all’ala, ha fatto registrare un’altra marcatura.
Arrivati primi nel loro girone a punteggio pieno, i Wallabies hanno trovato ai quarti di finale i padroni di casa del Galles. Il 24 a 9 con cui è finita la gara al Millenium Stadium la dice lunga su chi ha dominato gli 80 minuti. L’Australia è andata in meta tre volte, con Ben Tune e una doppietta di George Gregan, tutte trasformate da Matt, e si è ritrovata in semifinale con i campioni del mondo in carica del Sudafrica.
La sfida con gli Springboks è vissuta sulle punizioni calciate tra i pali da Matt Burke da una parte e Jannie de Beer dall’altra. Alla fine sono state sei a testa, con le squadre che, in perfetta parità, si sono spinte oltre il tempo regolamentare. A quel punto a sbloccare la situazione ci ha pensato Stephen Larkham, grazie ad un drop mozzafiato da 48 metri. L’Australia era in finale.

Il 6 novembre 1999 gli uomini di McQueen si sono schierati sull’erba del Millenium Stadium per la finale della Coppa del Mondo. Di fronte c’era la Francia, che a sorpresa, ma giocando davvero bene, aveva eliminato gli All Blacks dalla corsa al titolo. Capitan John Eales e la sua banda, grazie ad una gara strategicamente perfetta e ad una difesa impenetrabile, hanno vinto 35 a 12, con le mete Ben Tune e Owen Finegan, le trasformazioni di Matt Burke e ben sette penalties dello stesso estremo, che ha totalizzato così 25 punti. Gli oceanici hanno sollevato per la seconda volta nella loro storia il Webb Ellis Trophy.

Se qualcuno si chiedesse dov’è finita la palla con la quale si è disputata la finale, essa è a casa di Matt. L’estremo l’ha recuperata nel momento esatto in cui l’arbitro ha fischiato la fine e durante il viaggio di ritorno ha chiesto ai compagni di firmarla.

Dopo la Coppa del Mondo del 1999 Burke è stato tormentato da infortuni che hanno limitato il suo recupero e il ritorno alla forma. È stato allora che l’estremo dei Queensland Reds, Chris Latham, è entrato in competizione con lui per la selezione nei Wallabies, con quest’ultimo che è stato titolare nel vittorioso Tri Nations del 2000. Sembrava a questo punto che la carriera di Burke avesse imboccato la via del crepuscolo; il ragazzo di Sydney ha iniziato a girare sul terreno di gioco schierato in diverse posizioni della back-line, tre quarti e trequarti centro, prima di essere richiamato in modo intermittente di nuovo ad indossare la maglia numero 15.

Matt è tornato nei ranghi della nazionale, dai tempi della finale mondiale, per il tour down-under nel novembre del 2000. Il ragazzo dei Warathas ha giocato nel ruolo di trequarti ala le sfide contro Francia, Scozia e Inghilterra, con i Wallabies che hanno vinto con le prime due e sono usciti sconfitti da Twickenham. Burke ha realizzato una meta agli Highlanders e una al XV della Rosa.

Il 10 dicembre, sempre del 2000, un Matt schierato di nuovo ala ha realizzato 11 punti contro gli Springboks in quella che è stata la prima delle sue sette partite per i Barbarians.

Burke ha riguadagnato la sua posizione di fullback titolare nella seconda prova del tour 2001 dei British & Irish Lions in Australia, dopo che Latham è stato escluso per scarso rendimento nel primo test della serie, vinto dai rossi di Graham Henry. Questo è stato il primo avvio di Burke con la maglia numero 15 dall’epoca della Rugby World Cup 1999 e lui ha finito per giocare un ruolo da protagonista nella rimonta australiano nelle ultime due partite.
Il secondo test, disputato al Colonial Stadium di Melbourne, ha visto la rivincita dei padroni di casa, che si sono imposti 34 a 15 grazie ad una meta di Burke e una doppietta di Joe Roff, ottenute tutte nel secondo tempo. Oltre alla marcatura, Matt ha centrato l’acca anche con una trasformazione e sei piazzati, per un totale di 25 punti.
Nel terzo decisivo match, al Sydney Stadium Australia, entrambe le parti hanno marcato due mete e altrettante trasformazioni, ma i cinque penalties di Burke, contro i tre di Jonny Wilkinson, hanno regalato agli uomini di Rod Macqueen la vittoria per 29 a 23. Fino ad oggi è l’unica serie conquistata dall’Australia sui Lions.
Burke ha anche incontrato i rossi con i suoi Warathas, perdendo 24 a 41.

Dopo la vittoria sui Leoni Britannici, con l’arrivo di Eddie Jones sulla loro panchina, gli Aussies hanno proseguito il periodo positivo conquistando il secondo titolo del Tri Nations consecutivo. Persa la gara d’esordio con il Sudafrica a Pretoria, il XV australiano è riuscito nell’impresa di vincere con gli All Blacks nella loro tradizionale roccaforte al Carisbrook di Dunedin: 23 a 15 il risultato, grazie ad uno scatenato Matt Burke che ha realizzato 18 punti. La settimana successiva l’Australia ha pareggiato in casa con gli Springboks, per poi battere con un emozionante 29 a 26 ancora la Nuova Zelanda all’ultima giornata, con una meta nel finale del terza linea centro Toutai Kefu, in quello che è stato l’incontro dell’addio al rugby del grande capitano John Eales.

Prima della fine dell’anno la nazionale australiana, con George Gregan nuovo skipper, ha intrapreso l’abituale tour down-under in Europa. La squadra giallo-oro ha iniziato con la facile vittoria sulla Spagna, per poi perdere le sfide con l’Inghilterra, dove Matt ha marcato una meta, e la Francia. Il riscatto è arrivato nell’ultimo test al Millenium Stadium, dove i Wallabies hanno vinto 21 a 13 grazie a sette piazzati di Matt Burke.

Nella stagione 2002 Burke è stato schierato da Eddie Jones principalmente trequarti centro, per lasciare spazio a Chris Latham. A complicare le cose per lui è stata anche l’inflazione di giocatori che sono arrivati dalla National Rugby League, tra i quali Mat Rogers, pronti a fermare l’invecchiamento della back-line. Burke era considerato abbastanza versatile per soddisfare i vari ruoli che gli venivano affidati ed era pur sempre considerato un kicker specialista. Molti commentatori, però, hanno notato che il giocatore dei Warathas era limitato dal contrattaccare più liberamente se non era schierato nella sua posizione favorita di fullback. Burke stesso ha dichiarato di aver sempre considerato se stesso un estremo e che la decisione di farlo passare al centro è stato un errore.
Matt si è visto comunque riconfermato vice-capitano e calciatore principale per la stagione 2002. Quell’anno il trequarti ha calciato un penalty a tempo scaduto in condizioni di vento sfavorevole allo Stadium Australia, che ha permesso ai suoi di vincere la quinta Bledisloe Cup consecutiva. È stata questa l’ultima volta, fino ad oggi, che l’Australia ha conquistato il trofeo.

Nel 2003 Matt è tornato ad indossare la sua ultima maglia numero 15 titolare durante il Tri Nations, dove ha fatto registrare una meta nella sfida persa a Sydney con gli All Blacks. Poi, è arrivato il momento del mondiale, che si è disputato proprio in Australia.

Burke ha iniziato la Coppa del Mondo del 2003 schierato trequarti centro nelle sfide con l’Argentina e la Romania, marcando una doppietta contro gli europei. Per la terza gara del girone A, contro la Namibia, il ragazzo è entrato dalla panchina per sostituire Mat Rogers nel ruolo di estremo. L’Australia ha vinto con il punteggio record di 142 a 0 e nella pioggia di mete, ben 22, si segnala anche l’ultima in carriera di Matt Burke: la numero 29.
Per la sfida con l’Irlanda, che ha chiuso la prima fase, Burke è tornato al centro della back-line. I Wallabies hanno disputato la loro partita peggiore e sono riusciti ad imporsi per un solo punto (17-16). A causa di questo Matt è stato escluso dalla squadra per il resto del torneo e relegato in panchina sino alla fine della sua carriera internazionale.

Oltre ad avere perso la maglia numero 15 ai danni di Mat Rogers, Burke si è visto soffiare pure il ruolo di trequarti centro dal futuro capitano dei Wallabies Stirling Mortlock. Inoltre, grazie al rinnovamento del team, c’erano ora almeno altri quattro goal-kickers riconosciuti nella squadra: Mortlock, Rogers, Matt Giteau e Elton Flatley, tutti pronti a prendere il posto di Burke anche in quel fondamentale.

Nel 2004 la speranza di Matt di riaccendere la sua carriera internazionale è finita quando è stato polemicamente abbandonato anche dai Waratahs. Nonostante avesse subito un infortunio all’inizio della stagione di Super 12, l’estremo è riuscito comunque a far registrare 62 punti nelle prime sei partite, posizionandosi in quel modo davanti a Andrew Mehrtens quale miglior top scorer del campionato con 1172 punti in 115 partite. Alcune prestazioni inconsistenti, però, hanno minato la sua stagione. Qualcuno ha speculato sulla sua età come il motivo per scaricarlo. Contemporaneamente i Warathas hanno cercato di convertire calciatore Andrew Johns, un altro atleta arrivato dal codice rivale, nonostante questi avesse gli stessi anni di Burke. Il coach Ewen McKenzie, tra l’altro ex compagno di squadra di Matt, ha preso la decisione di estrometterlo, attirando su di se le ire di molti, tra cui Phil Kearns e Simon Poidevin, che lo hanno accusato di slealtà e di essere miope.

A maggio di quell’anno Burke ha giocato tre sfide nel ruolo di apertura per i Barbarians nel giro di una settimana. Dal 22 al 30 maggio, infatti, i Baa-baas hanno affrontato Scozia, Galles, dove Matt ha ricevuto la fascia da capitano, e Inghilterra. Tra i bianco-neri era schierato anche il nostro Aaron Persico.

Per quanto riguarda i Wallabies, Burke ha visto il terreno di gioco ad intermittenza come sostituto in vari ruoli della trequarti nella stagione 2004. Il trentunenne ha disputato la sua ultima gara internazionale il 21 agosto contro il Sudafrica, durante il Tri Nations, entrando dalla panchina per gli ultimi sei minuti, durante i quali ha sbagliato un piazzato decisivo con l’Australia che ha perso 19 a 23.

L’allenatore Eddie Jones ha tenuto la porta aperta per l’uomo di Sydney, a causa di possibili defezioni da parte di alcuni nazionali per il tour nel Regno Unito alla fine del 2004, ma Burke ha contraddetto tali affermazioni confermando il suo ritiro dal Rugby internazionale.

Intanto, dopo aver perso il contratto per giocare nel Super Rugby con i Waratahs, Burke ha ricevuto offerte da almeno otto club diversi, come i Reds del Queensland e squadre di Nuova Zelanda, Sudafrica, Italia, Francia e Inghilterra. Matt ha scelto di unirsi ai Newcastle Falcons, nella Premiership inglese. Al Kingston Park il ragazzo ha giocato assieme a Jonny Wilkinson, con il quale aveva ingaggiato una sfida di calci durante il tour dei Lions del 2001. Alla sua prima stagione l’australiano ha vinto il premio di giocatore dell’anno ed è stato nominato capitano della squadra.

Come accaduto nel 2004, anche l’anno successivo, sempre a maggio, il campione australiano è sceso in campo con i Baa-baas in un paio di occasioni, per affrontare la Scozia e l’Inghilterra. L’unico azzurro presente, entrambe le volte, è stato Andrea Lo Cicero.

Il 28 maggio 2006 Burke è stato invitato per la settima volta ad indossare la casacca dei Barbarians, con i quali ha incontrato ancora il XV della Rosa mettendo nell’acca tre piazzati.

ll 2006 ha visto anche l’ultima apparizione internazionale di Matt, quando, il 3 giugno, è sceso in campo come estremo nel primo test che la squadra di stelle denominata World XV ha disputato con gli Springboks. Burke ha realizzato 17 punti (cinque penalties e una trasformazione) ma la sua squadra ha perso 27 a 30.

Nel febbraio del 2007 Burke ha ottenuto il passaporto britannico (pur mantenendo la cittadinanza australiana), per il fatto che sua madre era nata in Inghilterra. La ragione per cui ha avviato le pratiche è stata data dal regolamento che vietava alle squadre di Guinness Premiership di schierare in campo più di un giocatore che non fosse cittadino dell’Unione Europea. Questo ha permesso ai Falcons di far giocare lui e, allo stesso tempo, il pilone della Nuova Zelanda Joe McDonnell.

Proprio nel 2007 c’è stata una nuova breve speculazione per cui Burke sarebbe tornato a schierarsi estremo con i Wallabies per disputare il Tri-Nations. Questo perché Chris Latham non si era ancora ripreso dalla ricostruzione del ginocchio e Mat Rogers era tornato alla Rugby League. Matt è stato avvicinato dal nuovo allenatore dei Wallabies John Connolly per sondare la sua disponibilità, ma lui ha respinto l’offerta citando impegni con i Falcons. L’idea del suo rientro in giallo-oro è stata definitivamente accantonata nel momento in cui Latham ha recuperato dall’infortunio.

Nel maggio del 2008 Burke ha annunciato il suo ritiro immediato dal rugby giocato dopo non essere riuscito a recuperare da un infortunio al legamento crociato anteriore del ginocchio, che aveva subito nell’ottobre precedente. Con il Newcastle Matt ha totalizzato 288 punti in 59 partite di campionato e 116 punti divisi tra Heineken Cup e Challenge Cup.

Dopo il pensionamento l’ex Wallaby ha aperto uno sport business specializzato in sedute di abilità per i bambini. Quindi, nella stagione 2008, ha accettato l’incarico di allenare i calciatori del Warathas, tra i quali Kurtley Beale, nonostante il burrascoso addio di qualche anno prima.

Burke è diventato anche uno speaker televisivo e si è unito a Network Ten per commentare il tour dei Lions del 2013. In seguito, è rimasto all’emittente come commentatore sportivo.

Oggi Matt vive a Newport con la moglie Kate, le sue quattro figlie, Harriette, Edie, Giselle e Zsa Zsa, e il cocker spaniel Cooper, l’unico altro maschio della famiglia.

 

 

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