Martin Johnson: capitano e gentiluomo

(di Roberto Vanazzi)

In una coppa del mondo di rugby l’importante è solo vincere. Tutto il resto non sono altro che statistiche”. (Martin Johnson)

Martin Johnson è stato il capitano che ha condotto l’Inghilterra alla gloria, conquistando la Rugby World Cup del 2003 e il Grande Slam nello stesso anno. Martin Johnson è stato il capitano dei British & Irish Lions nel 1997 e nel 2001, unico giocatore ad avere avuto tale privilegio in due occasioni. Martin Johnson è stato il capitano dei Leicester Tigers che hanno vinto due Heineken Cup e quattro campionati consecutivi. Martin Johnson, insomma, è stato il capitano per eccellenza, tra i più coraggiosi e carismatici di sempre. Lui era il leader indiscusso: un motivatore e un modello da imitare. Con una parola, un gesto, uno sguardo, sapeva indicare ai compagni la cosa giusta da fare. Li spronava e li calmava.

Ampiamente considerato anche una delle più grandi secondi linee ad aver calcato i campi da rugby, non c’è dubbio che Johnno sia un gigante nel paese di Ovalia: una leggenda come ce ne sono state poche.

Martin Johnson

Martin Johnson

Martin Osborne Johnson è nato a Solihull, il 9 marzo 1970, ed è cresciuto nel Leicestershire, dove la sua famiglia si è trasferita quando aveva sette anni.

All’inizio Martin si è dedicato al football americano e ha giocato con i Panthers di Leicester. Un giorno, però, il ragazzo ha catturato l’attenzione della leggenda degli All Blacks Colin Meads, il quale, vedendo in lui un adolescente grezzo ma promettente, lo ha convinto ad emigrare in Nuova Zelanda per giocare con la provincia di King County. Il provino è andato bene e Martin è rimasto nella squadra per due stagioni, anche se dal 1989 ha dovuto viaggiare parecchio per entrare in campo pure con i Leicester Tigers. In quel periodo Johnson è stato persino convocato dalla nazionale neozelandese Under 21 per un tour in Australia.

Alla fine del 1990 il giocatore è tornato in Inghilterra dove, tre anni più tardi, ha debuttato in Nazionale. Era il 16 gennaio 1993, contro la Francia a Twickenham, durante il Cinque Nazioni. Il giocatore è stato chiamato dalla panchina per sostituire l’infortunato Wade Dooley. Buttato dentro praticamente senza riscaldamento, Johnno si è gettato subito in mischia e, in un contrasto, ha fatto un testa contro testa con il pilone francese Laurent Seigne: uno scontro tra treni, che ha lasciato entrambi sull’erba in stato semi comatoso. Quando si è ripreso, Johnson ha fatto un partitone tutto coraggio e orgoglio, aiutando i suoi a vincere per 16 a 15.

Grazie al suo talento, quello stesso anno Martin è stato chiamato dai British & Irish Lions, allenati da Ian McGeechan e capitanati da Gavin Hastings, per il loro tour in Nuova Zelanda. Il seconda linea ha giocato in due prove, quella vinta a Wellington e quella persa a Auckland.

Nel 1995 l’Inghilterra si è assicurata il Grande Slam. La prima vittoria è stata ottenuta a Dublino, contro un’Irlanda inconsistente che s’è fatta strapazzare 20 a 8 praticamente senza reagire. Quindi, a Londra, gli uomini in bianco si sono divertiti con la Francia, vincendo con un netto 31 a 10 grazie a due mete di Tony Underwood. La terza giornata l’Inghilterra ha vinto a Cardiff, contro un Galles che aveva vinto lo Slam l’anno prima, ma che in quel 1995 avrebbe perso quattro partite su quattro. 23 a 9 il risultato, con i Dragoni che si sono visti espellere John Davis per stamping. Il titolo del Cinque Nazioni, con tanto di Grande Slam, Triple Crown e Calcutta Cup, è stato conquistato all’ultima giornata con la Scozia, che è arrivata a Londra anch’essa da squadra imbattuta. Hanno vinto gli uomini di Will Carling 24 a 12, o meglio, ha vinto Rob Andrew, che ha segnato con il suo piede tutti i punti degli inglesi.

Due mesi più tardi la squadra è partita per il Sudafrica per disputare la terza edizione della Coppa del Mondo. Come già nel Cinque Nazioni, anche qui Johnson è stato nel cuore del torneo, giocando in tutte le partite.
Nel Paese Arcobaleno l’Inghilterra è arrivata prima nel suo girone a punteggio pieno e poi, nei quarti di finale, ha sconfitto, dopo una gara emozionante, i campioni in carica dell’Australia per 25 a 22, grazie al drop di Rob Andrew all’ultimo minuto. In semifinale, però, gli uomini di Geoff Cooke si sono dovuti arrendere allo strapotere degli All Blacks e della loro nuova macchina da mete Jonah Lomu. Il XV della Rosa, ormai demoralizzato, ha perso anche la finale di consolazione contro la Francia per 9 a 19.

Un altro titolo Cinque Nazioni è arrivato nel 1996, con tanto di Triple Crown, ma senza lo Slam, a causa del 12 a 15 subito nella prima giornata contro la Francia a Parigi.

Il potenziale della leadership di Johnno è stato identificato dai British & Irish Lions nel 1997, quando il coach Ian McGeechan gli ha consegnato la fascia da capitano per guidare i britannici a casa degli allora campioni del mondo del Sudafrica: il primo tour dalla fine dell’Apartheid e il primo dell’era del professionismo. È stato qui che la reputazione di Johnson ha fatto un grande passo verso lo status di leggenda.
I britannici, pur se sfavoriti, hanno vinto e convinto nel primo test, trionfando 25 a 16 grazie alle mete di Matt Dawson e Alan Tait. Malgrado tre marcature segnate, gli Springboks hanno perso anche il secondo test match per colpa di trasformazioni sbagliate, puniti dal piede di Neil Jenkins (5 punizioni) e dal drop di Jeremy Guscott, per un 18 a 15 finale. Soddisfatti di aver già portato a casa la serie, i Lions hanno lasciato ai padroni di casa l’ultimo match, vinto da questi per 35 a 16.

Nominato capitano della Nazionale inglese una prima volta nel 1997, dopo il ritiro di Dean Richards, Johnson lo è diventato in via definitiva nel 1999 quando, a seguito di uno scandalo giornalistico, Lawrence Dallaglio è stato costretto a restituire la fascia da poco consegnatagli. Il terza linea degli Wasps era stato avvicinato da una ragazza, che lo aveva sedotto e poi fatto parlare. Lui si è lasciato andare e le ha raccontato che a 19 anni spacciava droga. Non sapeva che, in realtà, lei era la reporter di un tabloid scandalistico e che avrebbe pubblica lo scoop. Dallaglio è stato costretto momentaneamente a lasciare la nazionale e il coach Clive Woodward ha scelto Martin come nuovo skipper. Il duo avrebbe condotto l’Inghilterra attraverso il suo periodo di maggior successo di sempre.

Nel 1999 Johnson ha partecipato alla Coppa del Mondo in Galles. Il XV della Rosa, arrivato secondo nel girone a causa della sconfitta per 16 a 30 contro la Nuova Zelanda, è stato costretto a vincere lo spareggio contro Fiji per approdare ai quarti di finale. Qui gli inglesi hanno perso 44 a 21 contro il Sudafrica, una gara diventata famosa per i 5 drop realizzati da Jannie De Beer, e hanno salutato mestamente la competizione.

L’era del Sei Nazioni si è aperta in maniera favolosa per i bianchi d’Inghilterra, che si è impadronita dei primi due titoli: nel 2000, quando ha perso l’occasione del Grande Slam a causa della sconfitta a Murrayfield nell’ultima giornata, e nel 2001, terminato ancora con un’unica sconfitta, questa volta a Dublino.

Nel 2001 Martin ha ricevuto nuovamente la fascia da capitano dei British Lions per condurre la squadra in Australia. Questa volta i Lions sono stati battuti 2 a 1 in una serie di test divertente ed emozionante.
Sotto la guida del coach neozelandese Graham Henry, allora CT del Galles. i Leoni sono partiti bene, vincendo il primo match 29 a 13 grazie a quattro mete realizzate da Jason Robinson, Dafyd James, Brian O’Driscoll e Scott Quinnell.
Nel secondo match, invece, è stata l’Australia ad avere la meglio, con Joe Roff, autore di una doppietta, e Matt Burke sugli scudi: 35 a 14 il risultato in favore dei Wallabies.
Il terzo test era decisivo per l’assegnazione della serie ed è stato estremamente entusiasmante. L’Australia, grazie a tre calci di Burke, contro uno di Jonny Wilkinson, si è spinta sul 9 a 3, quando una meta trasformata di Jason Robinson ha portato in vantaggio i Lions per 10 a 9. La meta di Daniel Herbert, convertita da Burke, ha riportato i Wallabies avanti sul 16 a 10. Alla fine del primo tempo Wilkinson ha accorciato le distanze con un penalty: 16 a 13. Nella ripresa è arrivata una meta di Wilko, subito replicata dalla seconda marcatura di Herbert, con il conseguente sorpasso australiano (23 a 20). Quindi il pareggio di Wilkinson su punizione (23 a 23). Alla fine, sono stati due calci del solito Matt Burke a dare ai Wallabies il successo finale per 29 a 23.

martin johnsonIl 2003 è stato l’anno della svolta, non solo nella carriera di Johnson, ma nella storia del rugby inglese, con il seconda linea che ha ispirato la squadra con il suo carisma.

A inizio anno è arrivato il fantomatico Grande Slam nel Six Nations, sigillato con una vittoria martellante contro l’Irlanda a Lansdowne Road, un 42 a 6 che la dice lunga sullo strapotere degli uomini di Sua Maestà. È stato in questa occasione che Johnson ha mostrato la sua propensione per gli scontri con le autorità del rugby. Martin, infatti, ha rotto il protocollo al momento degli inni, allineandosi sul lato destro del tappeto rosso e rifiutandosi di spostare la sua squadra quando gli ufficiali di gara irlandesi lo hanno richiesto. In quel modo gli avversari si sono dovuti allineare alla destra della nazionale inglese e di conseguenza il presidente irlandese Mary McAleese è stata costretta ad abbandonare il tappeto rosso e camminare sul campo pesante per incontrare gli eroi di casa.

Il successo inglese nel Championship è stato seguito da un viaggio che ha fatto morale nell’emisfero sud, dove gli uomini di Johnson hanno registrato due splendide vittorie su Nuova Zelanda e Australia. In particolare, nella vittoria sofferta contro gli All Blacks a Wellington, l’Inghilterra ha prodotto una prestazione difensiva eccellente, battendo i padroni di casa pur avendo due giocatori in sin-bin. 15 a 13 il risultato, con una sfida nella sfida tra i calci di Jonny Wilkinson e quelli di Carlos Spencer.
Il XV della Rosa ha elargito poi la sua migliore prestazione dei tempi moderni per battere i Wallabies il fine settimana successivo a Melbourne. Gli inglesi hanno superato tre volte la linea bianca, con Will Greyson, Mike Tindall e Ben Cohen, contro l’unica marcatura australiana di Wendell Sailor, per un risultato finale di 25 a 14.

L’Inghilterra è così entrata nella Coppa del Mondo di Rugby in Australia, a ottobre dello stesso anno, come una delle formazioni favorite. Anche se in gran parte grazie al piede di Jonny Wilkinson, gli uomini di Sua Maestà si sono garantiti le vittorie chiave contro Sudafrica, Galles e Francia, prima di battere i padroni di casa in una finale memorabile al Telstra Stadium di Sydney.

Quel 22 novembre 2003 il pianeta ovale è stato messo sottosopra da una squadra inglese organizzata, che ha concluso un iter iniziato quattro anni prima, solo per arrivare a quel momento. Al Telstra Stadium è andata in scena una finale spietata, intensa, probabilmente scritta da uno sceneggiatore di film horror, tanta è stata la suspanse. Una battaglia di nervi e muscoli, di strategie da scacchista e di talenti individuali. I Wallabies, padroni di casa, hanno reagito colpo su colpo alle bordate inglesi, tenendo botta a un Jonny Wilkinson che con il suo piede fatato stava gestendo la partita con la precisione di un neurochirurgo. Gli 80 minuti regolamentari sono terminati 14 a 14, grazie alle mete di Lote Tuqiri e Jason Robinson, e a 3 calci a testa di Wilkinson e di Elton Flatley, di cui uno al 79 minuto, quando ormai in Australia non ci sperava più nessuno. La partita è cosi proseguita con l’emozione dell’extra time, tra i crampi e la paura degli inglesi di vedere sfumare un sogno proprio nel momento in cui si stava per realizzare. Scontri, corse, placcaggi, spallate, una conquista di terreno metro dopo metro, per arrivare a quella linea bianca che sembrava irraggiungibile. L’ovale che passava di mano in mano, che avanzava e poi tornava indietro. Un piazzato di Wilko, poi uno di Flately e anche il tempo supplementare stava per scadere, con le squadre ancorate sul pari. Un ultimo avanzamento inglese, un’ultima maul. Gli uomini in bianco hanno impattato contro quelli con la maglia oro. La palla, uscita dal groviglio, è arrivata a Wilkinson, che si è defilato dagli avversari per trovare spazio. I suoi avanti hanno abbassato la testa per mostrargli i pali ed è partito il drop perfetto.

È stato così che Martin Johnson è diventato il primo inglese, anzi, il primo uomo dell’emisfero nord, a sollevare la Webb Ellis Cup. La fotografia di Johnno con la coppa tra le mani mentre esplode di gioia, è entrata ormai nella leggenda.
Il capitano ha poi guidato i suoi uomini in Inghilterra, dove hanno ricevuto un benvenuto da eroi e sono stati premiati con una parata attraverso il cuore di Londra.

Martin, che era già stato proclamato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina nel 1997, è stato successivamente insignito del titolo di Comandante dello stesso ordine all’indomani del trionfo nella Rugby World Cup nel 2003.

Jhonson e Wilkinson

Martin Jhonson e Jonny Wilkinson

A quel punto Johnno ha chiuso le speculazioni riguardo il suo futuro internazionale, annunciando il ritiro nel gennaio 2004. La sua ultima partita in nazionale corrisponde così alla finale di Sydney.

Con 84 incontri in Nazionale è oggi il quarto giocatore per presenze internazionali nella storia del rugby inglese, dopo Jason Leonard, Lawrence Dallaglio e Rory Underwood; mentre Will Carling è l’unico capitano ad avere indossato la fascia al braccio per l’Inghilterra più volte di lui.

C’è poi da dire che l’ascesa alla ribalta internazionale di Martin Johnson ha coinciso con un predominio anche delle Tigri di Leicester. Con già uno scudetto nel suo curriculum, gli è stata consegnata la fascia di capitano della squadra nel 1997 e lui l’ha condotta in una marcia gloriosa, che comprende quattro titoli di Premiership consecutivi tra il 1999 e il 2002.

Questo periodo ha visto i Tigers vincere anche due Heineken Cup: nel 2001, quando hanno sconfitto lo Stade Français a Parigi, e nel 2002, vittoria sul Munster al Millenium Stadium di Cardiff.

L’ultima partita Martin Johnson con il club di Welford Road è stata la finale di premiership, persa 14 a 39 contro i London Wasps, il 14 maggio 2005.

Neanche un mese più tardi, il 4 giugno 2005, Martin è stato salutato con un match d’addio a Twickenham, dove si sono affrontate due selezioni, una capitanata dallo stesso Johnson e l’altra da Jonah Lomu, un atleta che era rimasto assente a lungo a causa del trapianto di un rene. L’incasso dell’incontro è stato devoluto in beneficenza, in parte a favore della ricerca sul cancro, in parte per l’assistenza all’infanzia.

Lo stesso anno Martin Johnson è stato introdotto nell’International Rugby Hall of Fame.

Nel febbraio 2007 Johnson è tornato al suo amore iniziale, il football americano, e si è cimentato prima come commentatore per una partita del Super Bowl e poi, a maggio dello stesso anno, è sceso in campo per un incontro di beneficenza con i suoi vecchi Panthers.

Il 16 aprile 2008 Rob Andrew, allora a capo della Rugby Football Union, ha proposto a Martin di guidare la Nazionale. Johnno ha accettato, anche se ha chiesto di poter iniziare dopo il 1 luglio, quando sarebbe nato il suo secondo figlio.
Così, da quella data, pur non avendo alcuna precedente esperienza di coaching, Martin Johnson è diventato il nuovo allenatore dell’Inghilterra, dopo essersi assicurato un contratto fino al 31 dicembre 2011.

martin-johnson_1655903cL’ex capitano ha guidato la nazionale nel Sei Nazioni 2009, concludendo il torneo al secondo posto, ma perdendo contro il Galles e l’Irlanda. Nel Sei Nazioni seguente la squadra ha mostrato scarsi segni di miglioramento, in quanto è finita terza, con sconfitte contro l’Irlanda e la Francia.

Il 19 giugno del 2010, però, l’Inghilterra ha preso lo scalpo dell’Australia a Sydney, quando ha superato i Wallabies 21 a 20. Questa performance è stata bissata con una impressionante prova di forza a Twickenham, sempre contro i Wallabies, con i bianchi che hanno prevalso 35 a 18 grazie ad una meta meraviglia di Chris Ashton.

Nel Sei Nazioni 2011 gli uomini di Johnson sembravano innescati per impressionare e hanno mostrato il loro potenziale con le vittorie su Galles, Italia, Francia e Scozia. I loro sogni di Grande Slam, però, sono stati delusi quando i perenni rivali dell’Irlanda li hanno superati all’Aviva Stadium per 24 a 8, grazie alle mete di Tommy Bowe e Brian O’Driscoll e ad un’ottima prova al piede di Jonathan Sexton.

L’Inghilterra, in estate, ha riscaldato i motori per i Mondiali del 2011, iniziando con una sconfitta al Millennium Stadium per 9 a 19. Il team guidato da Martin Johnson ha completato il suo warm-up con una vittoria impressionante all’Aviva Stadium contro l’Irlanda, un 20 a 9 che ha ampiamente vendicato la sconfitta subita a marzo.

Durante la Coppa del Mondo, però, l’Inghilterra non è stata all’altezza delle aspettative. Gli uomini di Sua Maestà sono stati poco convincenti contro l’Argentina nella gara d’esordio del torneo, vincendo solo 13 a 9. È stato allora che sono iniziate a circolare le voci dell’disciplina degli inglesi fuori dal campo. Il capitano Mike Tindall, marito della nipote della Regina, Zara Phillips, è finito sulle prime pagine dei tabloid fotografato in un locale notturno di Queenstown con una bionda, tale Jessika Palmer. Alrii giocatori sono stati trovati a più riprese ubriachi nei pub, dove si è scatenata anche qualche rissa.
Le cose sul campo non sono andate meglio per una squadra che puntava al titolo, con prestazioni poco convincenti, anche se poi vinte con un margine impressionante, contro la Georgia (41 a 10) e la Romania (67 a 3).
Intanto, altri tre giocatori, Chris Ashton, James Haskell e Dylan Hartley, sono stati denunciati da una dipendente dell’hotel di Dunedin in cui alloggiava la squadra. Pare che il trio avesse esagerato nei commenti e nelle allusioni a sfondo sessuale. Martin Johnson ha obblicato loro a chiedere pubblicamente scusa.
Nel match finale della fase a gironi contro la Scozia, una squadra sotto pressione a seguito della sconfitta con i Pumas, l’Inghilterra ha vinto 16 a 12, ma è stata un’altra partita poco convincente. Infatti, l’8 ottobre seguente, l’Inghilterra è uscita dalla Coppa del Mondo, sconfitta per 12 a  19 dalla Francia. Johnson ha affrontato le critiche da parte dei media per avere fatto giocare in quella gara Toby Flood trequarti centro, ma ha rifiutato di commentare il suo futuro in seguito all’uscita anticipata dal torneo.

Poco più di un mese dopo, il 16 novembre, Johnson ha dato le dimissioni da team manager della nazionale inglese, lasciando con un record di 21 vittorie, 16 sconfitte e un pareggio.

 

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