Mark Allen: l’incredibile vicenda di Bull

(di Roberto Vanazzi)

La cosa meravigliosa del rugby è che non hai bisogno di vedere ogni giorno chi gioca con te per essere buoni amici.” (Mark Allen)

La vicenda di Mark “Bull” Allen ha quasi dell’incredibile. Il pilone, infatti, con gli All Blacks ha realizzato solo 8 presenze in quattro anni, 7 delle quali sono state effettuate partendo dalla panchina, 2 addirittura per sostituzioni temporanee. Questo, però, non gli ha impedito di guadagnarsi la nomea di “giocatore di grande impatto e carisma”. Non vi è alcun dubbio che Bull ha compiuto solo qualche importante cammeo e niente di più, ma bisogna dire che è stato sfortunato ad avere giocato in un’epoca in cui la Nuova Zelanda si è ritrovata con la migliore prima linea del mondo, per gentile concessione dei signori Sean Fitzpatrick, Craig Dowd e Olo Brown.

Nonostante i pochi caps, Mark è stato comunque uno dei ruggers più conosciuti del suo periodo e il suo status di eroe popolare si è espanso ben oltre lo stato di Taranaki. Caratterizzato dalla testa rasata e da una velocità esplosiva, quasi inusuale per un pilone destro, egli ha goduto di un grande seguito tra i tifosi zeolandesi, che hanno sempre accolto le sue apparizioni con gioia. Nel momento in cui lo vedevano alzarsi dalla panchina per iniziare a riscaldarsi a bordo campo, i fans avevano preso l’abitudine di intonare “Bull! Bull! Bull! Bull!” in un crescendo emozionante, nell’attesa del suo ingresso sul terreno di gioco. Quando, infine, arrivava il momento, Bull entrava come un posseduto, roteava le braccia e mandava il pubblico in delirio. In suo onore, in quel periodo, il Rugby Park di New Plymouth era conosciuto anche come “The Bull Ring”.

Mark Allen

Mark Allen

Nato a Stratford, il 27 luglio 1967, Mark Richard Allen ha studiato presso la Stratford Primary School e successivamente alla Stratford High School, dove ha praticato wrestling e, naturalmente, rugby, eccellendo in entrambe le discipline.
Terminata la scuola, Mark ha lavorato nel negozio di auto elettriche del padre, giocando nel frattempo nel XV della sua città, dove si è messo in mostra come pilone molto mobile.

Nel 1988 Allen ha disputato la sua prima partita con Taranaki, nell’annuale Queens Birthday Weekend, contro Wanganui. Più avanti nella stagione, il pilone è stato selezionato per il Rugby New Zealand Youth Team, allenato da Fred Allen e Sid Going, con il quale ha partecipato alla tournée in Germania e in Scozia. È stato proprio durante quel tour che Allen ha ricevuto il soprannome di Bull, coniato dal nipote di Sid Going, Quentin, un nickname che gli sarebbe stato appiccicato per tutta la sua carriera.

Nel 1990 Mark Allen è stato eletto “player of the year” del campionato, ma l’anno successivo, a causa anche dell’asma e dell’influenza che hanno costretto il pilone a numerose soste forzate, Taranaki è retrocesso in seconda divisione, dopo essere finito all’ultimo posto della classifica.

A fine anno Allen ha sfiorato la selezione con gli All Blacks, quando la squadra, in tour in Francia, si è ritrovata il front row decimato dagli infortuni. Alla fine, però, gli è stato preferito Olo Brown, perché lui non era in grado di giocare pilone sinistro.

Nel 1992 Taranaki ha lottato duramente per risalire la crina ed è riuscita a tornare in prima divisione solo l’anno seguente. Il team in quel periodo era molto legato alla forma e alla leadership di Bull, il quale è stato nominato capitano per le ultime quattro partite della stagione. Lui ha ripagato la fiducia marcando due mete nella sua prima partita con la fascia al braccio e due nella vittoriosa semifinale contro Manawatu, finendo la stagione con 10 mete e la reputazione di “pilone più mobile e dinamico del Paese”.

Grazie a tutto questo, il 31 luglio 1993, a 26 anni, Mark ha indossato la sua prima maglia con la felce, entrando per una sostituzione temporanea per sangue contro Western Samoa. La partita è stata vinta 35 a 13 dagli All Blacks, sull’erba dell’Eden Park di Auckland.

Dopo quel giorno, Mark ha dovuto attendere altri tre anni per ottenere la sua seconda apparizione, complice anche il ritorno di Richard Loe dalla squalifica. Bull non è stato convocato per la Coppa del Mondo del 1995, ma è partito con la squadra alla fine dello stesso anno per il tour in Francia e in Italia. Ancora una volta, però, non ha giocato in nessuno dei test match, in quanto il coach Laurie Mains gli preferiva Brown, Dowd e Loe, adducendo al fatto che, secondo lui, Allen era solo appariscente e non abbastanza forte in mischia. In quel tour, Mark ha giocato quattro partite infrasettimanali, segnando una meta a Bayonne contro Cote Basque-Landes e scendendo in campo a Catania contro l’Italia A, capitanata da De Carlo.

Come se non bastasse, Mark ha subìto un grave infortunio, uno strappo ai muscoli pettorali in un match contro Auckland, che gli ha fatto perdere il resto della stagione. Stagione che, fra l’altro, ha visto nuovamente Taranaki relegato nella seconda divisione.

La seconda gara di Allen con la nazionale è arrivata il 22 giugno 1996, ancora ad Auckland e ancora per una sostituzione temporanea, quando gli All Blacks hanno vinto 36 a 12 con la Scozia.

In quella stagione il rugby è entrato nell’era del professionismo e Bull è stato nominato capitano degli Hurricanes di Wellington, nel neonato Super 12, rimanendo nel giro della nazionale nonostante fosse sempre oscurato dagli altri piloni.

Nel frattempo Taranaki ha vinto il prestigioso Ranfurly Shield, dopo avere sconfitto Auckland in finale. Tuttavia, si iniziava a percepire la mancanza di entusiasmo da parte del pilone, il quale, dopo un intervista, ha visto il feeling con la squadra sgretolarsi. Allen ha prima perso la fascia da capitano, quindi, dopo la sconfitta contro Otago per 80 a 34, ha detto addio al club giallo-nero.

Per quanto riguarda la nazionale, Bull ha giocato in entrambe le prove vinte contro l’Argentina nel corso dello stesso anno, entrando in campo ambedue le volte a partita già in corso: la prima per sostituire Olo Brown, la seconda al posto del flanker Taine Randell, una gara dove Mark ha marcato una meta.

Nel 1997, il pilone di Stratford ha disputato gare contro il Sudafrica, entrando al posto di Dowd, e l’Australia, dove ha sostituito il seconda linea Ian Jones. Due vittorie che hanno aiutato la sua squadra a mantenere nella propria bacheca il titolo del Tri Nations.

Dopo essere entrato ancora per sostituire Brown nella partita vinta 42 a 7 contro il Galles a Londra, il 6 dicembre, finalmente, Mark ha fatto parte del XV di partenza che ha affrontato l’Inghilterra a Twickenham, grazie anche al fatto che Craig Dowd era infortunato.

In quella partita Mark è stato decisivo, quando un suo break ha portato alla meta di Walter Little. La gara è finita con un pareggio 26 a 26, con gli inglesi che hanno chiuso il primo tempo in vantaggio 23 a 9, per poi farsi rimontare dalla marea nera nella ripresa. Purtroppo per Allen, quella si è rivelata essere l’ultima volta che ha indossato la mitica casacca della nazionale.

Sempre nel 1997 Bull, dopo 110 presenze con la maglia di Taranaki, si è trasferito a Manawatu ed è diventato capitanato dei Central Vikings, allenati da Frank Oliver, nella prima delle due stagioni che ha disputato nel campionato nazionale di seconda divisione. La sua carriera, però, ha avuto un arresto improvviso nel 1998, quando ha subìto un altro grave incidente alla schiena nella partita di Super 12 tra Hurricanes e ACT Brumbies. Il fatto ha costretto Allen ad abbandonare definitivamente il rugby giocato e da quel momento in poi ha lavorato in televisione come commentatore sportivo, in particolare per quanto riguarda i campionati di NPC seconda e terza divisione.

Mark Allen fuori dal campo è sempre stato molto cordiale. Il suo piacevole e allegro modo di fare e la disponibilità a parlare con i media, hanno fatto di lui un personaggio mitico e amato da tutti.

In seguito Bull è diventato un fervente cristiano ed è  entrato a far parte della controversa Destiny Church a Tauranga: “Il rugby era la mia religione.” Ha detto: ” Tutto il resto, compresa la famiglia, era al secondo posto. Ho raggiunto un punto in cui qualche cosa doveva cambiare. Mi sono guardato allo specchio e non mi è piaciuto quello che ho visto.

 

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Un commento su “Mark Allen: l’incredibile vicenda di Bull

  1. Ciao, articolo interessantissimo.
    Nel modulo di invio del commento c’è il mio indirizzo mail potresti contattarmi che vorrei parlarti?