Marcello e Massimo Cuttitta: gemelli diversi

(di Roberto Vanazzi)

Quando gioca l’Italia mi chiudo in camera e nessuno deve disturbarmi. Quella è la mia squadra, il mio cuore, la mia vita. Purtroppo diamo sempre per scontato che si possa fare risultato a prescindere, ma oggi paghiamo scelte errate a livello di gestione, di strategie, siamo immersi in un mondo iperprofessionistico e a livello politico ci muoviamo con spirito dilettantistico. Perché la professionalità non la fanno i budget o i soldi degli sponsor, ma le scelte di fondo.” (Marcello Cuttitta)

La mischia resta decisiva, anche se oggi in un incontro se ne fanno la metà di quelle che facevamo un tempo. Ma porta gli avversari in meta da una mischia a cinque metri e poi vediamo se contano più i trequarti.” (Massimo Cuttitta)

Uno era veloce come il vento. Correva sulla fascia, seminava avversari e si tuffava oltre la linea di meta. Lo ha fatto talmente tante volte che ancora oggi detiene il record del maggior numero di marcature in nazionale. L’altro era un gigante e spingeva in mischia triturando centimetri e avversari. Marcello e Massimo Cuttitta, gemelli, ma diversi, come lo possono essere un trequarti e un avanti. Considerati ancora oggi tra i più grandi rugbisti di sempre ad avere indossato la maglia azzurra, i due Cuttitta hanno combattuto assieme mille battaglie, da L’Aquila a Milano, e sono stati presenti in tutte le sfide che hanno fatto la storia del rugby italiano alla fine dei gloriosi anni ’90. Una su tutte: Grenoble 1997.

Marcello e Massimo Cuttitta

Marcello e Massimo Cuttitta

 

Marcello e Massimo Cuttitta sono nati il 2 settembre 1966 a Latina, da una famiglia di origini napoletane. Nella storia c’è anche un tempo fratello, Michele, maggiore di tre anni, anch’egli giocatore di rugby, il quale, però, si è fermato a livello dilettantistico.
Nel 1968 la famiglia Cuttitta si è vista costretta a trasferirsi in Sudafrica, nella zona di Durban, in quanto papà Carlo, che di lavoro faceva l’ingegnere, doveva sistemare l’Orange-Fish Tunnel, galleria scavata sotto il deserto del Karoo per scopi di irrigazione. È stato lì, frequentando le scuole locali, tra cui la Pinetown Boys High School, che i bambini si sono innamorati del rugby, per la disperazione di mamma Nunzia. Ed è stato sempre lì che Massimo ha ricevuto in dono il soprannome di Mouse e Marcello quello di March, due nomignoli che li avrebbero accompagnati per tutta la loro vita. I due, oltre al rugby, frequentavano anche le piste di atletica: corsa veloce per lo scattante Marcello e lancio del disco e del peso per il più robusto Massimo.

Nel 1985, dopo avere terminato gli studi, i gemelli sono tornati in Italia, dove sono stati ingaggiati dalla Scavolini L’Aquila. Era la squadra che aveva vinto da poco due scudetti consecutivi e che vedeva in campo gente del calibro di Gigi Troiani, Massimo Mascioletti e Mario Capulli. Piloni titolari erano Giancarlo Cucchiella e D’Onofrio, i quali hanno insegnato al giovane Mouse tutti i trucchi dell’arte della mischia.
L’esordio nella massima serie italiana per i gemelli diversi è arrivato durante il campionato 1985/86. Mentre Marcello scorrazza sulla fascia, Massimo giocava la sua prima partita, qualche minuto a dire il vero, nel ruolo di flanker, per poi esordire la domenica seguente come pilone. L’Aquila a fine stagione si è classificata seconda, alle spalle del Petrarca Padova di Vittorio Munari.

L’annata successiva i nero-verdi sono arrivati terzi, dietro al solito Petrarca e anche alla Benetton, e proprio con la Benetton hanno perso la semifinale del campionato 1987-88, il primo con la formula dei play-off.

Nel frattempo, messosi in luce per la sua classe e le sue mete, Marcello è stato convocato in nazionale da Bertrand Fourcade per partecipare alla Coppa FIRA 1985-87. Il trequarti ala ha esordito a Lisbona il 18 gennaio 1987 in una sfida con il Portogallo, che gli azzurri hanno stravinto 41 a 3. Per il ragazzo di Latina è arrivata anche la prima meta in maglia azzurra.
March ha disputato poi le sfide di Padova con la Francia, il 22 febbraio, e con la Romania a Costanza il 12 aprile, entrambe perse. A maggio, con soli tre caps sulle spalle, il ragazzo è volato in Nuova Zelanda per disputare la prima edizione della Coppa del Mondo di rugby.

Il torneo iridato ha avuto inizio il 22 maggio 1987 all’Eden Park di Auckland e ad inaugurare l’evento è stata proprio l’Italia allenata da Marco Bollesan (coadiuvato da Gianni Franceschini) che ha affrontato i padroni di casa vestiti di nero. L’incontro proibitivo ha visto gli All Blacks vincere 70 a 6, con Oscar Collodo che, grazie ad un drop e ad un piazzato, è diventato il primo italiano (anche se lui era svizzero di Berna) a realizzare punti in un mondiale.
Sei giorni più tardi gli azzurri hanno affrontato l’Argentina, squadra chiamata a sostituire il Sudafrica ancora escluso a causa del boicottaggio. La sfida è finita 25 a 16 per i Pumas, ma ha visto una strepitosa meta di Marcello a metà della ripresa. I ragazzi capitanati da Marzio Innocenti hanno aperto e chiuso il loro primo mondiale nel giro di nove giorni. Il 31 maggio, infatti, c’è stata l’ultima partita del girone contro le Fiji, con il nostro XV che ha vinto 18 a 15 grazie a tre mete, tra cui un’altra di Cuttitta in apertura del match. Italia, Argentina e Fiji hanno chiuso il turno a pari merito con una vittoria a testa, ma a passare ai quarti sono stati gli isolani per avere realizzato una meta in più rispetto agli azzurri.

Nel 1988 l’Italia ha perso 9 a 19 un incontro contro la Francia a Monte Carlo e poi 3 a 12 con la forte Romania a Milano. Il 30 settembre, a Treviso, Marcello ha realizzato una doppietta nella sfida che gli azzurri hanno vinto con lo Zimbabwe.
Il 5 novembre successivo gli italiani hanno disputato una partita di Coppa FIRA nel gelo dello Sparta Stadium di Mosca, dove l’URSS si è imposta per 15 a 12.

Intanto sul fronte interno, dopo tre annate trascorse in Abruzzo, Marcello e Massimo Cuttitta hanno ricevuto l’offerta di recarsi a Milano per giocare nello squadrone che Silvio Berlusconi stava allestendo: quell’Amatori Milano che da lì a breve avrebbe preso il nome di Milan Rugby. I gemelli hanno accettato, ma si sono trovati di fronte l’ostracismo del club aquilano, il quale non era intenzionato a perderli se non per qualche soldino in più di quelli messi sul piatto. I Cuttitta, allora, hanno deciso di prendersi un anno di stop, in modo da svincolarsi e poter seguire la loro strada.
Al Giuriati i gemelli hanno trovato ad allenarli il francese Guy Pardiès, ma, soprattutto, Marcello ha incontrato il trequarti ala David Campese, mentre Massimo ha composto una fantastica partnership di prima linea con Franco “Kino” Properzi. Con queste coppie di ali e di piloni, e con tanti altri campioni, il club rosso-nero ha iniziato la scalata verso i vertici del rugby italiano.

Altre due mete azzurre il trequarti ala le ha realizzate il 7 aprile 1990 nella partita vinta 34 a 3 con la Polonia al Vomero di Napoli, nel giorno in cui è stato raggiunto in nazionale dal gemello Massimo.
I due sono scesi in campo contemporaneamente anche una settimana più tardi, con l’Italia che ha perso a Frascati contro i soliti rumeni, ma Marcello non c’era il 24 novembre, quando a Rovigo contro l’Unione Sovietica Massimo ha realizzato la sua prima meta con la maglia della nazionale.

Nel 1991 l’Amatori Milano ha vinto il campionato, sconfiggendo in finale la squadra con cui avrebbe rivaleggiato per i successivi cinque anni, la Benetton Treviso. Il 1 giugno 1991, allo Stadio Tardini di Parma, i rosso-neri si sono imposti 37 a 18 grazie alle mete di David Campese e Stefano Barba, di due drop di Massimo Bonomi e Diego Dominguez e di ben sette piazzati dell’apertura italo-argentina. Il team meneghino era stato costruito per vincere e annoverava tra le proprie fila, oltre a Campo e Dieguito, campioni del calibro di Franco Properzi, Massimo Giovanelli, Pierpaolo Pedroni, Giambattista Croci, Massimo Bonomi, Alessandro Ghini e, naturalmente, i gemelli Cuttitta. In sostanza, il meglio del rugby italiano. Allenatore era l’australiano Mark Ella, ancora oggi considerato uno dei più forti mediani d’apertura di tutti i tempi.

Mouse e March hanno giocato di nuovo assieme in azzurro il 2 marzo 1991 al Flaminio di Roma contro la Francia, partita persa 9 a 15. Poi, sono stati entrambi inseriti nella rosa che ha preso parte alla Coppa del Mondo in Inghilterra, dove hanno calcato assieme i campi in tutte e tre le partite cui l’Italia ha preso parte.

Gli uomini di Bertrand Fourcade hanno esordito il 5 ottobre a Otley battendo gli Stati Uniti per 30 a 9, con un bottino di quattro mete. Tre giorni più tardi gli azzurri sono stati asfaltati 36 a 6 a Twickenham dall’Inghilterra di Will Carling. L’unica nota positiva di una giornata infernale è stata la meta realizzata da Marcello Cuttitta nel secondo tempo, che con la trasformazione di Diego Dominguez ha regalato gli unici punti all’Italia.
Marcello ha oltrepassato la linea proibita anche il 13 ottobre contro la Nuova Zelanda, a Leicester, dove gli All Blacks hanno vinto a fatica per 31 a 21. La nostra prima line, formata da Massimo Cuttitta, poi sostituito da Giovanni Grespan, Giancarlo Pivetta e Franchino Properzi, quel giorno ha dato davvero filo da torcere al temibile trio Steve McDowell, Sean Fitzpatrick e Richard Loe. Per noi, oltre a March,è andato in meta anche Massimo Bonomi, mentre il piede caldo di Diego Dominguez ci ha regalato 12 punti, gli stessi del cecchino Grant Fox. La sfida ha fatto registrare anche il singolare record di due coppie di gemelli in campo contemporaneamente. Oltre ai Cuttitta, infatti, sulla sponda opposta giocavano Gary e Allan Whetton.

Dopo il mondiale, il Cuttitta trequarti ha marcato altre 6 mete nell’ambito della Coppa FIRA 1990-92, con doppiette alla Russia e alla Romania.

L’Amatori ha vinto ancora il campionato nella stagione 1992-93. I milanesi hanno chiuso la regular season al primo posto, con ventuno vittorie e una sconfitta, quella subita a Casale sul Sile.
Nei quarti di finale i rosso-neri si sono sbarazzati del CUS Roma, rifilandogli 173 punti in due gare, contro i 35 subiti. Stesso discordo nel turno successivo con il Petrarca Padova: 43 a 9 l’andata, 52 a 17 il ritorno.
La finale si è disputata al Plebiscito di Padova, di nuovo contro Treviso. La sfida si è conclusa 41 a 15 per la squadra meneghina, con quattro mete marcate, tra cui quella di Marcello a tempo scaduto, e ventun punti realizzati dal magico piede di Diego Dominguez.

Marcello Cuttitta e Tim Gavin

Nel 1993 George Coste è subentrato al connazionale Fourcade sulla panchina dell’Italia. L’uomo di Perpignan aveva in testa il progetto di far cresce il rugby italiano in maniera esponenziale.
Il 19 giugno, contro il Marocco a Carcassone, i gemelli diversi sono andati entrambi in meta: una hat trick per Marcello e una segnatura anche per Massimo, il quale, quel giorno, ha assunto per la prima volta il ruolo di capitano della nazionale. Quest’ultimo è andato oltre la linea anche tre giorni più tardi con la Spagna, partita giocata nella città natale del suo coach.

L’11 novembre del 1993 a Treviso l’Italia ha sconfitto per la prima volta una selezione francese, scesa in campo con il nome di France XV. I Cuttitta c’erano entrambi, con il pilone che ha salvato una marcatura avversaria buttandosi in area di meta su un pallone vacante perso da Paolino Vaccari. Un mese più tardi la stessa sorte è toccata alla Scotland A, a Rovigo, ma quel giorno in campo era presente solo Massimo.

Nella stagione 1993-94 il Milan ha raggiunto la finale scudetto dopo avere passato un campionato sempre in vetta alla classifica. Non c’era più Campese a correre sulla fascia parallela di Cuttitta, ma Paolo Vaccari. Purtroppo per loro, a Padova, il luogo designato per la finale del 23 aprile 1994, i rossoneri non sono riusciti ad avere la meglio sulla volitiva L’Aquila di Massimo Mascioletti. A sorpresa, infatti, hanno vinto gli abruzzesi 23 a 14: il trionfo del rugby fatto in casa contro quello dei soldoni. Senza sponsor e senza grandi mezzi finanziari, un gruppo di ragazzi abruzzesi, integrati dalle qualità dei sudafricani Danie Gerber e Vim Visser, ha avuto la meglio su un Milan troppo presuntuoso.

In estate i gemelli ovali sono partiti con la nazionale italiana per un tour in Australia, dove sono state affrontate sei squadre provinciali e due volte i Wallabies. Gli azzurri di George Coste hanno vinto tutte le gare non ufficiali e hanno sfiorato l’impresa nel primo test match a Brisbane. A venti minuti dal termine gli italiani stavano vincendo 17 a 13, grazie alla meta di Massimo Bonomi e ai calci di Gigi Troiani. Poi, con un penalty allo scadere di Tim Wallace, entrato dalla panchina, i padroni di casa sono riusciti a strappare un misero (per loro) 23 a 20.
Il secondo test di Melbourne, complice alcuni errori arbitrali come la meta inesistente concessa a David Campese, ha visto i Wallabies prevalere per 20 a 7: un risultato più pesante di quello effettivamente meritato dai nostri, che proprio da quel tour hanno posto le basi per l’ascesa alle vette del rugby.

Il 1995 è iniziato con la prima vittoria storica dell’Italia su una squadra britannica. Si tratta dell’Irlanda, arrivata a Treviso il 6 gennaio per completare la preparazione dell’imminente Coppa del Mondo. Meta di Paolo Vaccari e poi ci ha pensato Dominguez con la trasformazione della stessa, quattro penalties e un drop, che hanno fissato il risultato sul 22 a 12.

Sul fronte nazionale, il ’95 ha visto i Cuttitta laurearsi ancora una volta campioni d’Italia. Dopo essersi vendicata de L’Aquila in semifinale, vincendo sia la gara d’andata sia quella di ritorno, la squadra allenata da Gustavo “Tati” Milano si è trovata l’8 Aprile ancora allo Stadio Plebiscito di Padova a giocarsi lo scudetto con la Benetton Treviso. La sfida, terminata senza mete, è stata vissuta sulla precisione al piede di Diego Dominguez da una parte e di Michael Lynagh dall’altra, con l’italo-argentino che ha centrato l’acca otto volte su nove tentativi, contro le cinque dell’australiano. L’apice del gioco rossonero si è avuto nei primi cinque minuti della ripresa. Dopo essere andati a riposo in svantaggio, i milanesi si sono ripresentati in campo con un piglio più aggressivo. In tre minuti il loro numero 10 ha sparato tra i pali due punizioni, alle quali è seguito, dopo due minuti, un bellissimo drop di Massimo Bonomi che ha messo in ginocchio la squadra della Marca. Il Milan ha vinto 27 a 15, terminando il campionato imbattuto, con 19 vittorie e 2 pareggi (al Fattori e a Monigo) e si è cucito sul petto il diciassettesimo scudetto della sua storia.
Quella stagione il Milan ha vinto anche la Coppa Italia, battendo in finale sempre il Treviso con il punteggio di 27 a 17.

In primavera Massimo e Marcello sono partiti in direzione Sudafrica per disputare un’altra edizione del mondiale: il terzo per il trequarti ed il secondo per l’avanti, che di quella squadra era il capitano, ruolo ereditato da un Massimo Giovanelli costretto a restare a casa a causa di un serio incidente d’auto.

Inserita nel girone B, l’Italia ha esordito il 27 maggio al Basil Kenyon di East London contro Western Samoa. Marcello ha schiacciato l’ovale oltre la linea proibita allo scadere del primo tempo, portando così a 5 il suo bottino di marcature nell’ambito della Coppa del Mondo. Purtroppo, gli isolani di mete ne hanno segnate cinque e a nulla sono valsi la realizzazione di Paolo Vaccari, schierato estremo, e i punti al piede di Diego Dominguez, compreso il bellissimo drop dopo soli quattro minuti di gioco. Samoa ha vinto 42 a 18.
La successiva gara si è giocata con l’Inghilterra, nella Durban che ha visto l’infanzia dei gemelli Cuttitta. Coste, però, ha deciso di escludere alcuni giocatori, tra i quali Marcello, a causa della pessima prova difensiva messa in mostra nella partita precedente. Il problema è stato che, anziché riferirlo subito al ragazzo e agli altri epurati, il coach ha diramato il XV prima alla stampa. Marcello è venuto così a sapere dell’esclusione dai giornalisti, si è infuriato e ha detto momentaneamente addio alla maglia azzurra. Massimo, da capitano, ha affrontato a muso duro Coste assieme al suo vice, Massimo Mascioletti, e la vigilia dell’importante gara è diventata incandescente. Nonostante tutto, però, sotto un diluvio tropicale gli italiani hanno disputato una gara splendida. Vaccari, che ha giocato ala al posto di Marcello, con Troiani estremo, è andato al di là della linea bianca dopo avere stoppato un calcio di rinvio di Rory Underwood. La seconda meta la segnata Massimo Cuttitta all’80° minuto, con tanto di bacio all’ovale e dedica al gemello seduto in tribuna. Anche i vincitori del Cinque Nazioni hanno siglato due mete, grazie ai fratelli volanti Rory e Tony Underwood, la prima viziata da un probabile in avanti, ma hanno punito la maggiore indisciplina azzurra con il piede di Rob Andrew, il quale ha centrato l’acca cinque volte. La partita è terminata 27 a 20 in loro favore.
L’ultima sfida, valida solo per l’onore, ha messo di fronte agli azzurri l’Argentina di Lisandro Arbizu. Le due squadre, entrambe a zero punti, si sono affrontate ancora sull’erba di East London. Questa volta gli italiani hanno disputato una gara accorta e sono riusciti a chiudere il mondiale in bellezza. Vaccari ha marcato la sua terza meta in altrettante sfide: una segnatura stupenda, votata tra le tre più belle del torneo. Poi, hanno varcato la linea proibita Mario Gerosa e Diego Dominguez; quest’ultimo involandosi in meta dopo avere intercettato con furbizia il passaggio tra i due mediani Pumas, Rodrigo Crexell e Jose Cilley, lasciando i sudamericani a lamentarsi di essere stati ingannati da una sua chiamata in spagnolo. Il nostro “argentino” è stato l’autore anche di diciotto punti al piede e il 31 a 25 con cui è terminato l’incontro ha sigillato l’unica vittoria della nostra formazione in quel torneo. Per Massimo, unico dei gemelli in campo, la sfida con la bajadita argentina è stata la più dura della sua carriera. Patricio “Pato” Noriega, Federico Mendez e gli avanti Pumas, infatti, sono stati tra i pochi ad aver messo in difficoltà il pack azzurro.

Con il mondiale ancora in corso, e tanti Springboks impegnati sino alla finale, Massimo Cuttitta ha ricevuto un invito da parte della squadra di Natal ad unirsi a loro per disputare la Currie Cup. Il pilone di latina ha accettato e a fine stagione, dopo la vittoria in finale degli Squali contro Western Province, è diventato l’unico italiano a vantare una vittoria nel prestigioso torneo sudafricano.

Massimo Cuttitta

In autunno Massimo, ancora capitano, è volata proprio in Argentina per disputare con gli azzurri la Coppa Latina. Nel giro di una settimana gli uomini di George Coste hanno affrontato la Francia, i Pumas e la Romania. È stata questa la prima volta che i francesi ci hanno sfidato con la loro nazionale maggiore, segno della crescita esponenziale dell’ovale italico di quel periodo. Gli azzurri si sono fatti onore giocando una buona gara, terminata 33 a 22 in favore dei nostri avversari. Gli italiani hanno quindi perso 6 a 26 con i padroni di casa, per poi chiudere il torneo con la vittoria sulla Romania, asfaltata 40 a 3.

Il 28 ottobre a Bologna sono arrivati gli All Blacks di Sean Fitzpatrick. Gli azzurri privi di Dominguez, sostituito da Massimo Bonomi, hanno subito una dura lezione: 70 a 6 il risultato, con dieci mete subite.

Dopo avere sfidato i vice campioni del mondo, l’Italia ha incontrato quelli che il mondiale lo avevano vinto. Il 12 novembre, allo Stadio Olimpico di Roma, in un clima a dire il vero piuttosto vacanziero, sono scesi in campo gli Springboks di François Pienaar. Proprio il leggendario capitano, colui che pochi mesi prima aveva abbracciato Mandela che indossava la sua maglia numero 6 e sollevato il Webb Ellis Trophy, ha aperto le danze smarcando una meta, poi bissata da una meta tecnica concessa dall’arbitro. Gli azzurri hanno risposto con due piazzati di Diego Dominguez e sono andati al riposo sotto per 6 a 17. Nella ripresa, Orazio Arancio prima e, subito dopo, Carlo Orlandi hanno marcato due mete in sequenza. Grazie anche ad un altro penalty di Diego i ragazzi di Coste si sono trovati avanti sul 21 a 17. Il risultato è rimasto tale sino a metà della ripresa, quando gli avversari si sono ricordati di avere vinto un mondiale e hanno superato la linea bianca dell’Italia due volte: con Hennie le Roux e Japie Mulde. I calci precisi di Joel Stransky, l’eroe di Johannesburg, hanno chiuso l’incontro sul 40 a 21. Ad ogni modo, l’Italia era ormai entrata nell’Olimpo del rugby.

Nela stagione 1995/96 il Milan ha bissato il trionfo dell’anno precedente. Nella finale di Rovigo i rossoneri si sono ritrovati nuovamente di fronte la Benetton. Le due squadre avevano dominato la stagione regolare, vincendo entrambe venti partite e perdendone due. Le sconfitte del Milan sono maturate proprio con i trevigiani, sia a Monigo che al Giuriati. Dopo essersi sbarazzata del Petrarca Padova in semifinale, la squadra meneghina si è schierata sull’erba del Battaglini contro i soliti rivali. Nel primo tempo un’indisciplinata squadra rossonera, che ha giocato anche con un uomo in meno a causa dell’espulsione di “Kino” Properzi, ha regalato un gran numero di piazzati ai ragazzi della Marca. Michael Lynagh ha realizzato quattro penalties e Leonardo Perziano, giocando a sorpresa l’ennesima punizione, ha segnato la meta che ha mandato i suoi al riposo sul 17 a 3. Nella ripresa, però, si è assistito ad un’altra gara. Spinto da un pacchetto di mischia notevolmente superiore a quello degli avversari, il XV di Gustavo “Tati” Milano ha dato inizio alla rimonta. Diego Dominguez ha centrato l’acca con due calci di rimbalzo in cinque minuti. Quando ne mancavano venti alla fine la Benetton è andata in meta, ma l’arbitro ha annullato perché ha visto un passaggio in avanti. Nell’azione seguente un’altra punizione dell’apertura italo-argentina ha portato i suoi sotto il break. Il Milan a quel punto ci ha creduto e ha ricominciato a macinare gioco, segnando la marcatura del pareggio con Marcello Cuttitta, dopo una splendida iniziativa dell’estremo argentino Federico Williams. A finire la rimonta ci ha pensato ancora Dieguito con due penalties, al 72’ e al 79’. Il Milan è diventato per la diciottesima campione d’Italia dopo una rimonta incredibile, riuscendo a reagire quando ormai tutti davano lo scudetto cucito sulle maglie dei trevigiani.

A livello internazionale, nel 1996, dopo che aveva disputato l’ultima partita in azzurro nel mondiale sudafricano contro Samoa, Marcello Cuttitta è rientrato tra i ranghi azzurri. È accaduto il 14 dicembre a Edimburgo, quando l’Italia è stata ospitata per la prima volta dalle union britanniche per un tour. Galles, Inghilterra e Scozia fino a quel momento erano state affrontate solo in occasione dei mondiali e mai avevano pensato di schierare un loro XV contro di noi. March ha disputato solo la sfida con la Scozia; Mouse, invece, quelle partite le ha giocate tutte e tre.
Il primo match si è giocato al National Stadium di Cardiff con il Galles. La partita è andata in scena martedì 16 gennaio e gli azzurri, che solo due giorni prima avevano giocato in campionato, hanno mostrato tutta la loro stanchezza. Dopo un’ora stavano perdendo 6 a 31, ma, con una rimonta tutta grinta e orgoglio si sono portati sotto grazie alle mete di Franco Properzi e Julian Gardner, sino a chiudere l’incontro sul 31 a 26, ad un soffio dall’impresa.
Il 23 novembre gli uomini di Coste sono volati in Inghilterra. Di fronte a 45000 spettatori il XV della Rosa si è dimostrato superiore, soprattutto in touche, e ha rifilato all’Italia sette mete per un risultato finale di 54 a 21.
Tre settimane più tardi gli azzurri hanno calcato l’erba di un altro tempio del rugby mondiale, quello di Murrayfield. Ormai non era più tempo delle Nazionali A, ma di quelle vere, che partecipavano al Cinque Nazioni. La partita è rimasta sempre in equilibrio e solo un passaggio sbagliato di Diego Dominguez intercettato da Derek Stark, che si è involato in meta, ha permesso agli Highlanders di vincere 29 a 22.

L’anno magico, però, quello che ha portato l’Italia a vedere la porta d’ingresso del Cinque Nazioni, è stato il 1997.

Si erano appena spenti i botti di capodanno quando l’Italia ha espugnato Dublino. È accaduta la sera del 4 gennaio, con la tipica pioggia irlandese a bagnare l’erba del Lansdowne Road e con il freddo che entrava nelle ossa; un clima che si addiceva più agli uomini di Keith Wood che ai nostri ragazzi. L’Italia era arrivata in Irlanda priva di Ivan Francescato e senza il capitano Massimo Giovanelli, infortunatosi alle costole. L’onore di condurre la squadra è passato così di nuovo a Massimo Cuttitta, mentre sulla fascia correva Marcello.
La partita si è aperta con un piazzato dell’apertura di casa Paul Bourke, che ha portato avanti i verdi. Diego Dominguez, invece, ha prima fallito un calcio da oltre 50 metri, per poi rifarsi lanciando il debuttante Cristian Stoica nello spazio con un passaggio lungo al largo. L’ovale è arrivato a Paolo Vaccari, il quale ha bucato la difesa andando a marcare in mezzo ai pali. Poco dopo il solito Bourke ha ridotto lo svantaggio irlandese con un altro calcio di punizione. L’Italia era comunque in partita. Giambattista Croci ha conquistato una touche nei 22 avversari, dando avvio all’azione che ha spinto il capitano Cuttitta ha schiacciare oltre la linea quella che è stata la sua sesta e ultima meta in maglia azzurra. Il nostro numero 10 ha trasformato e poco dopo ha piazzato tra i pali anche il pallone del 17 a 9. Il XV del Trifoglio ha reagito con il tipico orgoglio celtico e, grazie a tre calci di Bourke, ha chiuso il primo tempo in vantaggio 18 a 17.
Chi pensava che nella ripresa l’Italia avrebbe ceduto è rimasto deluso, o sorpreso, a seconda della latitudine dalla quale si osservava la partita. Gli azzurri, infatti, hanno continuato a macinare gioco e a conquistare terreno, vincendo tutte le battaglie in ruck con gli avanti irlandesi, e sono tornati in vantaggio con un altro penalty del loro italo-argentino, al quale ha subito risposto l’omologo irlandese. Dopo qualche minuto per gli uomini di Coste sembrava essere arrivato il momento dell’arrivederci e grazie. Calcio di Bourke in profondità. Sull’ovale si sono avventati Vaccari e Javier Pertile, ma i due non si sono capiti e hanno concesso spazio all’ala Dominique Crotty, il quale l’ha portato avanti a calci fin nell’area di meta azzurra, lasciando l’onore di schiacciarlo al trequarti centro Jonathan Bell. L’incubo della solita sconfitta onorevole è cominciato a serpeggiare tra i tifosi italiani. Invece, Alessandro Troncon si è caricato sulle spalle il pack azzurro e ha spinto i compagni nei 22 degli avversari. Ad un certo punto il mediano di mischia ha fatto uscire la palla da una ruck a 5 metri dalla loro linea e ha lanciato a Dominguez, saltando il primo uomo in sostegno. Il fuoriclasse di Cordoba si è infilato nella spazio e, poco prima di essere placcato, ha ceduto l’ovale a Vaccari che lo seguiva da vicino. Il numero 14 non ha fatto altro che entrare nell’area di meta per la sua doppietta personale. Diego l’ha trasformata e, quando mancavano solo 10 minuti al termine l’Italia era in vantaggio di un punto: 30 a 29.
Gli irlandesi si sono buttati avanti a testa bassa, ma la frenesia non ha permesso loro di andare a punti. Anzi, sotto pressione hanno perso l’ovale a 10 metri dalla loro area proibita, a tempo ormai scaduto. Stefano Bordon l’ha recuperato e gettato indietro. Se si fosse calciato in touche la partita sarebbe finita, ma gli azzurri quella sera volevano fare di più. La palla recuperata da Nicola Mazzuccato è stata ceduta a Carlo Orlandi, il quale, con un funambolico passaggio dietro la schiena, uno di quelli che da un tallonatore proprio non ti aspetti, ha servito Diego Dominguez. L’apertura ha accolto l’ovale e l’ha depositato nei pressi della bandierina. La trasformazione della marcatura ha fissato il risultato sul 37 a 29 e l’Italia è diventata padrona dell’Isola di Smeraldo.

Il 5 marzo successivo Marcello ha avuto l’onore di scendere in campo nella sua prima di tre partite con i Barbarians, per giocare contro East Midlands, unico italiano ad essere invitato.

Qualche giorno  più tardi, il 22 marzo, i gemelli Cuttitta erano in campo allo Stade Lesdiguières di Grenoble, dove si è disputata la finale di Coppa FIRA contro la Francia, fresca trionfatrice del Cinque Nazioni con tanto di Grande Slam. Nessuno quel giorno poteva immaginare che questa sarebbe diventata, per noi italiani, la madre di tutte le partite.
I ragazzi di Coste sono scesi sul terreno di gioco senza timori reverenziali e dopo neanche 5 minuti Diego Dominguez ha lanciato Ivan Francescato, il quale ha trovato un pertugio, vi si è infilato e ha iniziato a correre senza che nessuno riuscisse a stargli dietro, fino a depositare l’ovale sull’erba oltre la linea bianca avversaria. Dopo che la veemente reazione dei galletti ha portato loro al pareggio grazie ad una meta tecnica decretata con leggerezza dall’arbitro irlandese McHugh, la nostra apertura ci ha portato di nuovo avanti con un calcio di punizione. La Francia ha avuto il suo momento migliore attorno la metà dei primi 40 minuti, quando con due piazzati di David Aucagne è passata in vantaggio per la prima ed unica volta nella partita. Ci ha pensato ancora Diego, però, a portare gli azzurri in parità. La svolta è arrivata alla fine del primo tempo, nel momento in cui la nostra mischia è riuscita di forza a sfondare la diga difensiva francese: a schiacciare l’ovale in meta è stato il flanker Julien Gardner. Gli avanti azzurri sono stati protagonisti anche qualche minuto dopo, quando hanno fermato il pack francese che premeva sulla loro linea di meta. I ragazzi di capitan Giovanelli sono andati al riposo in vantaggio per 20 a 13.
Nella ripresa gli azzurri sono entrati in campo ancora più determinati. Troncon e Dominguez hanno continuato a gestire il gioco con grande intelligenza tattica e, dopo aver subito in avvio la meta del trequarti centro Pierre Bondouy, i nostri hanno preso in mano le redini del gioco. Al sedicesimo minuto il mediano di mischia francese Guy Accoceberry ha calciato lungo nei nostri 22. Paolo Vaccari ha mancato la palla al volo, che gli è caduta alle spalle. Tutto sembrava presagire ad un’azione da meta dei Blues. Invece, il trequarti di Calvisano ha raccolto l’ovale e con una finta si è liberato dei due minacciosi avversari che lo stavano investendo dando il via ad un’azione bellissima, che ha visto due fasi con il pallone giocato da un lato all’altro del campo, com’erano soliti fare i francesi. A finalizzare ci ha pensato Giambattista Croci. Sul 27 a 20 per l’Italia ci si aspettava la reazione dei Galletti, ma gli azzurri non hanno mai smesso di placcare ferocemente e di ripartire con micidiali contrattacchi. La nostra nazionale ha così preso il largo e l’apice è arrivato al 30° minuto, quando Vaccari, dopo un altro break devastante di Gardner, s’è lanciato velocissimo in meta portando l’Italia sul 40 a 20. Negli ultimi tre minuti, con i propri tifosi che li fischiavano, i francesi hanno realizzato due mete grazie a Jean-Luc Sadourny e ancora Bondouy, che hanno reso loro il punteggio meno amaro.

Marcello Cuttitta

Marcello Cuttitta

Il 20 settembre 1997 per i fratelli Cuttitta è arrivata anche una soddisfazione con il Milan. Al Giuriati la squadra ha conquistato contro il Leinster la sua unica vittoria in Heineken Cup. Cinque mete realizzate, tra cui una di Marcello, per un risultato finale di 33 a 32. Si è trattato, però, di una vittoria triste, in quanto la squadra meneghina, abbandonata dalla dirigenza di Berlusconi, era in piena crisi finanziaria. Il club da lì a poco sarebbe stato smantellato e le sue stelle hanno preso la strada verso altri lidi. Per Marcello si è aperta la porta del Calvisano, il club che ha rilevato il titolo sportivo dell’Amatori Milano. Massimo, invece, ha colto al volo l’occasione di una proposta piovuta dall’Inghilterra e si è accasato agli Harlequins, diventando così il primo italiano a vestire la maglia di una squadra di Premiership.

Il 18 ottobre Mouse e March hanno incontrato di nuovo i francesi, ad Auch, anche se quella volta gli azzurri sono usciti sconfitti 19 a 30. Quattro giorni più tardi i ragazzi di Coste hanno pareggiato 18 a 18 con l’Argentina a Lourdes.

Nel giorno dell’Immacolata di quel magico 1997, a Bologna sono arrivati gli Springboks. Gli azzurri hanno realizzato tre mete nel primo tempo, con Vaccari, Francescato e Gardner, e sono andati al riposo in vantaggio 22 a 20. Nella ripresa, però, hanno subito il ritorno dei campioni del mondo in carica e la gara è terminata 62 a 31 in loro favore

Il 20 dicembre, ancora all’Arcoveggio di Bologna, i gemelli Cuttitta e la loro banda hanno battuto nuovamente l’Irlanda. Questa volta è stato un secco 37 a 22, con tre mete realizzate per gentile concessione dei signori Diego Dominguez, Corrado Pilat e Cristian Stoica, contro una subita, quella di Darragh O’Mahoney. È stata questa la terza vittoria sul XV del Trifoglio dei nostri ragazzi, ormai sicuri di essere ammessi al Cinque Nazioni.

E infatti l’annuncio è stato dato il 16 gennaio 1998, quando il comitato del Torneo più antico del rugby, riunito a Parigi, ha deciso che dal 2000 la nostra nazionale sarebbe entrata a farne parte. A capo della Federazione Italiana era stato da poco eletto Giancarlo Dondi.

Una settimana dopo la storica decisione è arrivata anche la prima vittoria sulla Scozia. A Treviso è finita 25 a 21, un risultato nato da una rimonta dopo che si era sotto 12 a 21 a quindici minuti dalla fine, a causa di qualche svista arbitrale. Diego Dominguez ha siglato venti punti con il suo magico piede. Gli altri cinque sono merito ancora una volta di Paolo Vaccari, autore di una meta a due minuti dal fischio finale.
Quel giorno non c’era Massimo, ma questi ha raggiunto il fratello il 7 febbraio per giocare insieme nel mitico Stradey Park di Llanelli, dove gli azzurri hanno sfiorato l’impresa anche con il Galles. A due minuti dal termine il risultato era 16 a 13 per i padroni di casa. Poi ha segnato Gareth Thomas, al quale ha risposto subito Andrea Sgorlon per il 23 a 20 finale.

Il 17 marzo 1998 i Cuttitta Twins sono scesi entrambi in campo con la maglia dei Barbarians. Il prestigioso club ad inviti ha affrontato al Welford Road di Leicester la squadra di casa, vincendo con il punteggio di 73 a 19, con Marcello che ha realizzato tre mete.

Il 7 novembre 1998 a Piacenza il nostro XV ha sconfitto l’Argentina 23 a 19, grazie alle mete di Alessandro Moscardi e Carlo Checchinato, al solito piede di Dieguito e ad un pack dominante. Massimo è entrato dalla panchina a gara in corso per prendere il posto di Giampiero De Carli.

Il 22 novembre successivo a Huddersfield, in una sfida valida per la qualificazione ai mondiali del 1999, per poco gli azzurri, con in campo Massimo ma non Marcello, non sono riusciti a fare un bello scherzetto agli inglesi. Le due squadre erano già qualificate. In un girone da tre passavano le prime due e la terza contendente, l’Olanda, era stata disintegrata da entrambe. Quando mancavano 7 minuti al termine dell’incontro i nostri ragazzi erano sotto di un solo punto (15 a 16) e sarebbero stati in vantaggio se l’arbitro francese Didier Mené non avesse dichiarato “No Try” su una meta sacrosanta di Alessandro Troncon (il TMO era ancora lontano dall’essere introdotto). A quel punto alla beffa se n’è aggiunta un’altra. Gli inglesi sono scesi nella metà campo azzurra e Rory Greenwood ha schiacciato l’ovale oltre la linea di meta, fissando sul tabellone un falso 23 a 15.

Il Cuttitta trequarti ha giocato con i Baa-baas ancora il 29 dicembre dello stesso anno, sempre contro i Leicester Tigers. Non c’era suo fratello, ma a difendere l’onore tricolore era presente anche Massimo Giovanelli. Questa volta i bianco-neri hanno vinto 38 a 24.

I gemelli diversi hanno giocato la loro ultima partita insieme con la maglia azzurra il 24 gennaio 1999 al Ferraris di Genova, contro un XV francese privo dei loro giocatori migliori impegnati nelle coppe europee. Dopo un primo tempo giocato alla pari, gli azzurri sono crollanti nella ripresa sotto i colpi dei transalpini, sino a perdere 24 a 49. In quel momento, però, i ragazzi avevano in testa ben altro, perché pochi giorni prima era scomparso il loro compagno e amico Ivan Francescato.

È stata questa l’ultima battaglia di Marcello Cuttitta per la nazionale. In azzurro il trequarti ha disputato 54 incontri, nei quali ha realizzato un record ancora oggi imbattuto di 26 mete, anche se in realtà sarebbero 28. Quelle realizzate a Cardiff con il Galles e a Rovigo all’Inghilterra non sono contate in quanto all’epoca gli avversari non concedevano l’ufficialità all’incontro.

Marcello Cuttitta

Marcello Cuttitta

Massimo, invece, ha proseguito l’avventura. Dopo la partita di Genova, a marzo l’Italia ha incontrato anche altre compagini del Cinque Nazioni: Scozia, Galles e Irlanda. A Murrayfield è finita 30 a 12 per i padroni di casa, freschi vincitori dell’ultimo torneo a cinque squadre, ma è stato a Treviso con il Galles che l’Italia è andata in banca rotta. I Dragoni hanno asfaltato i nostri rifilandogli 60 punti. George Coste ha scelto la linea dura e ha deciso di escludere, tra gli altri, Massimo Cuttitta dalla squadra per i mesi a venire. Lo stesso coach ha annunciato che dopo il mondiale avrebbe lasciato la panchina. In realtà, come sappiamo, lo ha fatto prima.

Alla vigilia di Cymru ‘99 la nazionale è stata scossa da un terremoto interno. A causa anche del 101 a 0 patito a Durban il 19 giugno contro gli Springboks, la Federazione ha preso la discutibile decisione di esonerare George Coste. Il suo posto è stato momentaneamente affidato a Massimo Mascioletti, già vice del CT di Perpignan e allenatore dei trequarti. I giocatori, che si trovavano anche in lotta con la FIR per gli ingaggi dovuti all’avvento del professionismo, inevitabilmente hanno risentito della situazione e quella Coppa del Mondo è risultata essere la peggiore sin qui disputata dagli azzurri. I Cuttitta, però, non erano presenti. Come detto, Marcello aveva dato l’addio alla maglia azzurra dopo la partita con la Francia a Genova e Massimo era stato messo in stand-by a seguito del disastroso match con il Galles. Ci è voluto il nuovo allenatore, il neozelandese Brad Johnstone, guarda caso un ex pilone, ha richiamare in squadra l’esperto avanti in vista del primo Sei Nazioni.

Intanto, nella stagione 1999-2000 Massimo ha lasciato la Premiership ed è tornato in Italia, affiancandosi nuovamente a Marcello tra le fila del Calvisano.

Il 5 febbraio del 2000 è il giorno in cui l’Italia ha disputato la prima partita del Sei Nazioni. Il vecchio stadio Flaminio di Roma era trasformato, con gli alti pali da rugby al posto delle normali porte del calcio. Di fronte c’era la Scozia, ultima vincitrice del defunto Cinque Nazioni. I 15 ragazzi in maglia azzurra sono entrati in campo determinati e si sono schierati là, al centro del campo, a cantare insieme al pubblico l’Inno di Mameli.
Dopo venti minuti di supremazia scozzese, gli uomini di Johnstone si sono visti capaci di ribaltare qualsiasi situazione. La meta di Gordon Bulloch, nata da un probabile passaggio in avanti, non era la fine, ma il punto di partenza. 38 minuti contro 32 di dominio territoriale, 17 touche contro 12, a dimostrare che la massa di gioco sviluppata dai nostri ragazzi è stata superiore. E poi la meta di forza di Ciccio de Carli, pilone romano entrato dalla panchina al posto di Massimo, e i piedi dell’intramontabile Diego Dominguez. Alla fine Alessandro Troncon, alla sua prima da capitano, è stato portato in trionfo sulle spalle di Carlo Orlandi e di colui che gli aveva ceduto il ruolo, Massimo Giovanelli.
Con tanta speranza si è volati in Galles, ma lì è arrivata la doccia fredda. I padroni di casa hanno vinto 47 a 16. Poi in Irlanda è stata un’altra asfaltata: 60 a 13. Anche con l’Inghilterra in casa non c’è stata storia: la perfetta macchina di Clive Woodward ha vinto la partita 59 a 12; trionferà nel torneo e da lì a tre anni anche al mondiale. Massimo quella volta è entrato a gara iniziata per prendere il posto di Andrea Lo Cicero.
Il giorno prima della sfida con la Francia, quella che avrebbe chiuso il torneo, il Cuttitta di prima linea ha subito uno stiramento al bicipite femorale. È stata la fine della sua gloriosa carriera internazionale. Mouse ha fatto la sua parte nel torneo, distruggendo ogni pilone che gli si metteva di fronte, ma ormai la maglia sarebbe finita sulle spalle di due giovani puledri di razza quali Lo Cicero e Totò Perugini.

In totale Massimo Cuttitta ha guadagnato 69 caps con la nazionale italiana, delle quali 39 giocati assieme a Marcello, e ha realizzato 6 mete.

A fine stagione i due fratelloni hanno detto addio anche al Calvisano e si sono accasati entrambi al Rugby Bologna 1928, squadra appena retrocessa in serie A2. Il nuovo presidente, l’imprenditore Carlo Zaccanti, aveva in mente di allestire una grande squadra e, oltre a March e Mouse, ha portato in rosso-blu anche Orazio Arancio.

La squadra si è guadagnata la promozione nella massima serie, ma i gemelli Cuttitta non sono rimasti per disputare con essa il primo torneo denominato Super 10. Marcello è emigrato in Sardegna, dove si è accasato all’Alghero nel ruolo di giocatore-allenatore, mentre Massimo ha preso la via della capitale.

Con la Rugby Roma in piena crisi finanziaria Mouse ci è rimasto solo la stagione 2001-02. In quella successiva il pilone ha raggiunto il gemello ad Alghero, anch’egli come giocatore-allenatore al fianco di Marcello e Marco Bollesan. Il club sardo quell’anno ha compiuto lo storica promozione in serie A1.

Quindi, un altro anno a Bologna e un paio alla Leonessa Brescia in serie A2, sempre nel doppio ruolo di giocatore e allenatore in seconda del gallese Lynn Howells. Finché, nel 2006, anche lui ha appeso le scarpette al chiodo.

Massimo Cuttitta

Massimo Cuttitta

Terminata la carriera sul campo, Marcello Cuttitta ha intrapreso la strada dell’allenatore. È stato in questa veste che nel 2005 l’ex trequarti ala è tornato all’Amatori Milano. Nel 2011 è diventato coach del Rugby Pieve, club di Pieve di Cento, nel bolognese. Lo stesso anno March ha conseguito il Master in Sport Management e ha iniziato a lavorare presso la Factorit S.p.A, società del Gruppo Banca Popolare di Sondrio.

Sempre nel 2011 il ragazzo di Latina ha fondato l’associazione Italian Classic XV, la nazionale Over 33 che ha l’obiettivo di organizzare eventi benefici. Ad oggi è lui il presidente dell’associazione. Due anni più tardi ha assunto la direzione tecnica della squadra Under 16 del Settimo Lyons Rugby, di Settimo Milanese.

Marcello è stato inserito tra i 100 migliori giocatori del secolo dallo scrittore Keith Quinn, nel suo libro ‘A century of greats’.

Anche Mouse ha intrapreso la strada dell’allenatore, ma il suo lavoro lo ha portato all’estero. In Scozia per la precisione. Nel 2006, infatti, il pilone ha cominciato ad insegnare l’arte della mischia prima agli avanti dell’Edimburgo e poi anche a quelli dei Glasgow Warriors.

Nel 2009 il coach della nazionale scozzese Andy Robinson ha voluto Massimo nel suo staff per pendersi cura della mischia del Cardo e lui ha accettato. Le partite più dure da seguire, naturalmente, sono state quelle contro il pack italiano.

Dal 2015 il ragazzone di Latina ha seguito in qualità di consulente il pack aquilano, dopo le dimissioni di Niculae Dragos e, contemporaneamente, quello dei Jersey Reds, una squadra che milita nella prima divisione Inglese.
Il 15 aprile del 2016, però, alla fine della partita del campionato di Eccellenza con i Lyons Piacenza, importantissima in chiave salvezza, Mouse ha dedicato “due paroline” di troppo all’arbitro Blessano, reo, secondo lui, di una conduzione di gara non proprio impeccabile. Il consulente della mischia aquiliana ha subito così una squalifica pesantissima, un’interdizione sino al 20 febbraio 2017. L’ex pilone ha presentato ricorso e lo ha vinto in quanto, come ha dichiarato la Camera di Consiglio, pare che lui non abbia compiuto alcun atto violento nei confronti degli ufficiali di gara. Il reclamo è stato accolto e i mesi di interdizione ridotti da dieci a tre. Nella decisione è stato tenuto conto del fatto che Massimo Cuttitta, in tanti anni di carriera, da giocatore prima e in seguito da allenatore, non ha mai ricevuto alcuna nota disciplinare.

Nel 2011 i fratelli Cuttitta hanno aperto ad Anzio, cittadina del litorale laziale in cui risiede la loro famiglia, una scuola di rugby: l’Associazione Sportiva Dilettantistica “Cuttitta Brothers”.

Marcello e Massimo, due gemelli diversi per quanto riguarda i ruoli sul terreno di gioco, ma, a detta di tutti, uguali: entrambi, infatti, sono persone fantastiche sia dentro che fuori il campo da rugby.

 

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