Lisandro Arbizu: lo Zonda e il Maestrale

(di Roberto Vanazzi)

Correre, nella direzione del fragore delle onde. A casa, come qui, a Capoterra. Anche se ti sembra ancora di udire il suono del bandeon cominci a sentirti uno di qui. Anche se ancora non parliamo con tutte le parole e i gesti sostituiscono le frasi. So che la nostalgia ti prenderà, anche se la voglia di spingere in maul, la voglia di lanciarti in touche, è certo forte, so che la voglia di tornare laggiù, oltre il mare, ti prenderà.” (Antonio Falda: Indimenticabile tango)

Da Buenos Aires a Capoterra, da una metropoli di tre milioni di abitanti ad un comune in provincia di Cagliari con poco più di ventimila anime, da dove spira il polveroso Zonda a dove soffia il Maestrale. In mezzo, i campi da rugby più importanti del mondo. Questo il percorso ovale e umano intrapreso da Lisandro Arbizu, colui che più di tutti ha indossato la camiseta albiceleste della nazionale Argentina: 87 volte, metà all’apertura, ruolo ereditato dal grande Hugo Porta, e metà trequarti centro, 48 da capitano. Giocatore potente e veloce, dotato di un ottimo placcaggio e di un piede preciso, Lisandro, prima di approdare in Sardegna, ha preso parte a tre Coppe del Mondo, ha provato l’ebbrezza del campionato francese, ha disputato leggendarie partite di Coppa ed è passato pure per Parma, nel Super 10.

Lisandro Arbizu

Lisandro Arbizu

Lisandro Arbizu è nato il 29 settembre 1971 a Buenos Aires, dove ha iniziato la sua formazione rugbistica nel 1990 con i dilettanti del Belgrano Athletic Club, imponendosi subito all’attenzione dei selezionatori della nazionale, che lo hanno convocato per la squadra giovanile.

Nell’autunno del medesimo anno, dopo avere disputato qualche gara con i Pumitos, la coppia alla guida della nazionale argentina, Luis Gradín e Guillermo Lamarca, lo ha inserito nel gruppo che ha intrapreso il tour in Europa. Il 27 ottobre, al Lansdowne Road di Dublino, il dicannovenne Arbizu è entrato dalla panchina per sostituire nientemeno che Hugo Porta, colui che nel Paese del tango e della milonga sta al rugby come Maradona al calcio.
Quindici giorni più tardi, a Murrayfield, Lisandro è sceso in campo nel XV di partenza, schierato trequarti centro.

Con il ritiro di Porta alla fine di quel tour, Arbizu è diventato il titolare della maglia numero 10 dei Pumas. Nel luglio del 1991 in Argentina sono atterrati gli All Blacks di Gary Whetton, affrontati in due incontri sfociati in altrettante sconfitte. Il 15 agosto, a Santiago del Cile, il ragazzo del Belgrano ha ottenuto i suoi primi punti internazionali grazie a due splendidi drop.

In autunno, sempre del 1991, Lisandro è arrivato nel Vecchio Continente per disputare la seconda edizione della Coppa del Mondo di Rugby.
Nella gara d’esordio, contro l’Australia allo Stradey Park di Llanelli, l’apertura ha centrato ancora i pali con due calci di rimbalzo. Purtroppo, i futuri campioni del mondo arrivavano da un altro pianeta; ben cinque volte hanno varcato la linea di meta argentina, con doppiette di David Campese e Tim Horan, contro le due marcature di Martìn Teràn.
All’Arms Park di Cardiff, nella sfida successiva, il capitano Pablo Garreton e i suoi compagni sono stati costretti alla resa anche dai padroni di casa del Galles, che hanno punito la loro indisciplina con quattro penalties di Mark Ring.
Il mondiale degli uomini di Gradín e Lamarca si è chiuso in maniera pessima a causa di una terza sconfitta, patita per mano delle sorprendenti Western Samoa a Pontypridd, una gara che ha visto Arbizu realizzare due punti con la trasformazione della meta di Teràn.

Nel 1992 ad aiutare Luis Gradín sulla panchina dei Pumas è arrivato José Imhoff. Dopo le due sconfitte subite con la Francia a Buenos Aires, i due hanno deciso di spostare Liso nel ruolo di trequarti centro per le successive sfide con Spagna e Romania, affidando la maglia numero 10 a Federico José Mendez. Proprio con la Spagna, a Buenos Aires, il 26 settembre 1992, Lisandro è diventato il più giovane capitano dell’Argentina. Il ragazzo, che avrebbe compiuto ventun anni tre giorni dopo, ha ringraziato per la fiducia marcando la sua prima meta in maglia bianco-azzurra.

Il 14 novembre dello stesso anno, allo Stade de la Beaujoire di Nantes, l’Argentina ha sconfitto la Francia 24 a 20. Arbizu, che per l’occasione è tornato di nuovo a ricoprire il ruolo di mediano d’apertura, ha contribuito al successo centrando l’acca con un drop. Gli altri punti li ha realizzati Santiago Meson con il suo piede.

Dalla stagione 1993, sino a tutto 1995, Lisandro è tornato ad essere il possessore unico della maglia numero 10 dei Pumas. In un paio di gare con il Giappone, a Tucuman e a Buenos Aires, il campione ha realizzato due mete. Con il Cile, l’11 ottobre 1993, sempre nella capitale argentina, Arbizu ha realizzato venti punti, che sarebbe diventato il suo miglior score in un’unica partita. Cinque giorni più tardi ha marcato di nuovo una meta, questa volta al Paraguay.

A novembre, siamo sempre nel 1993, l’Argentina ha ospitato gli Springboks per una serie di due gare. Nella seconda di queste, sull’erba del Ferrocaril Oeste di Buenos Aires, Arbizu ha realizzato ancora un drop. Purtroppo, entrambe le partite sono sfociate in sconfitte.

Lisandro è stato costretto a rimanere a riposo per tutta la stagione 1994, a causa di un brutto infortunio ai legamenti del ginocchio sinistro. Il suo rientro con Los Pumas è arrivato il 4 marzo 1995, dopo quasi un anno e mezzo di assenza, in una gara con l’Uruguay nella sua città natale. L’apertura, tanto per mostrare di non avere perso il tocco, ha salutato compagni e tifosi con tre mete.

A quel punto la squadra, ora guidata da Alejandro Petra e Ricardo Paganini, è partita in direzione dell’Australia, dove ha disputato una serie di due test. A Sydney, Arbizu ha varcato ancora la linea proibita degli avversari, dopo essere entrato dalla panchina al posto di Guillermo del Castillo.
Poi, a maggio, gli argentini si sono recati in Sudafrica per partecipare alla Coppa del Mondo.

Il torneo, per quanto riguarda l’Argentina, è risultato essere un vero e proprio disastro. Inseriti nel gruppo B, con Inghilterra, Italia e Samoa, gli albiceleste capitanati da Sebastian Salvat sono andati di nuovo in whitewash, perdendo tre gare su tre. Arbizu ha giocato tutte le sfide, schierandosi apertura contro il XV di Will Carling e al centro della trequarti nelle altre due, quando con il numero 10 è stato scelto José Cilley. Nella sfida con l’Inghilterra il giocatore del Belgrano ha marcato una meta e centrato i pali con due penalties e una trasformazione. La sua marcatura, bellissima per esecuzione, è arrivata ad un minuto dalla fine, quando ha ricevuto l’ovale in velocità, si è infilato in un varco tra due avversari, si è fumato Mike Catt con un abile gioco di gambe e ha schiacciato sull’erba.

Con l’avvento di Gonzalo Quesada nel ruolo di mediano d’apertura Lisandro, per tutta la stagione 1996 e buona parte di quella seguente, è passato in pianta stabile ad indossare la casacca numero 12. Dopo la meta rifilata agli inglesi durante la Coppa del Mondo nella terra di Mandela, l’atleta del Belgrano ha avuto un lungo periodo di stasi per quanto riguarda lo score. Liso è tornato a varcare una linea di meta esattamente dopo due anni di astinenza, il 27 maggio1997, di nuovo all’Inghilterra, questa volta nella sua città natale. La partita è stata persa, ma la seconda della serie, una settimana più tardi, è stata intascata dai Pumas.

Nel 1997 Lisandro ha ricevuto la lettera d’invito da parte dei Barbarians. Così, il 25 febbraio a Leicester, il fuoriclasse sudamericano ha indossato la leggendaria casacca bianco-nera, con il numero 13 sulle spalle, per affrontare i Tigers. Liso era uno dei quattro argentini in campo (gli altri erano Federico Mendez, Rolando Martin e Pedro Sporleder). Del XV facevano parte anche gli azzurri Diego Dominguez, che ha realizzato una meta e quattro trasformazioni, Paolo Vaccari, anch’egli autore di una marcatura, e Alessandro Troncon. Per la cronaca, la sfida è stata vinta dai Baa-baas 38 a 22.

A giugno, i Pumas hanno intrapreso un tour in Nuova Zelanda, sfociato in una vera e propria débâcle. Nelle due gare con gli All Blacks, disputate entrambe a Wellington, i sudamericani hanno subito un totale di ventitrè mete, segnandone solo due. Come se non bastasse, gli uomini di José Luis Imhoff sono stati sconfitti anche dai New Zealand Maori e da Taranaki

Poco tempo dopo, Arbizu è stato assoldato dai francesi del Brive, diventando in quel modo uno dei primi giocatori argentini a passare al professionismo in Europa.

Nella sua prima stagione di Top 14 Lisandro ha aiutato il club bianco-nero a raggiungere la finale di Heineken Cup. Il Brive era arrivato secondo nel girone 3, alle spalle del Bath, con il quale aveva perso di soli due punti  la sfida di andata in Inghilterra, per poi vincere al Parc Municipal de Sport 29 a 12.  In semifinale, Arbizu e compagni hanno pareggiato 22 a 22 con il Tolone, ma sono riusciti a passare ugualmente il turno per il fatto di avere segnato una meta in più rispetto gli avversari.

Il 31 gennaio 1998, al Parc Lescure di Bordeaux, è andata in scena una finale epica. Di fronte ai francesi c’era ancora il Bath, ma, vuoi per il fattore campo, i favoriti erano i ragazzi di Laurent Seigne. La partita è stata una delle più belle nella storia dell’Heineken Cup. I giocatori di entrambe le compagini sono entrati sul terreno di gioco accolti da un frastuono impressionante, con i 6000 tifosi del Bath a tentare inutilmente di farsi sentire tra quelli francesi, che erano sei volte tanto. L’apertura del Brive, Christophe Lamaison, che da lì a poco avrebbe spinto a suon di calci i Blues verso il Grande Slam, ha portato avanti i suoi con tre piazzati. L’estremo inglese Jon Callard ha risposto poco dopo con due dei suoi e la gara è degenerata in un braccio di ferro tra i due calciatori. Lamaison ha avuto l’ultima parola nei primi 40 minuti, con il suo quinto calcio da tre punti che ha portato i bianco-neri al riposo sul 15 a 6.
Il punto cruciale della partita è arrivato al decimo minuto del secondo tempo, quando Arbizu e compagni non sono riusciti a sfondare il gigantesco sbarramento difensivo eretto dagli avversari, dopo una pressione che ha coinvolto ben sette mischie consecutive a cinque metri dalla linea proibita. Come spesso accade, da una probabile meta fatta si è passati ad una subita. Attorno all’ora di gioco, da una mischia a pochi passi dalla linea bianca del Brive, il terza centro statunitense Dan Lyle ha raccolto l’ovale ed è fuggito con una corsa laterale. Il mediano di mischia scozzese Andy Nicol era lì in sostegno, ha passato a Jeremy Guscott il quale, anziché sfondare, ha aperto alla sua destra per Callard. L’estremo non ha dovuto fare altro che passare oltre e schiacciare sull’erba. Lo stesso giocatore ha convertito e il Bath si è portato a due punti dai rivali. Alain Penaud, con un drop da 40 metri, ha ridato ai suoi un vantaggio di cinque punti, ma ancora Callard, due minuti dopo, ha centrato l’acca con un penalty. Il risultato adesso era di 18 a 16 per i francesi, ma, mentre l’estremo della nazionale inglese stava guadagnando fiducia, Lamaison cominciava a mostrare segni di vulnerabilità. A cinque minuti dalla fine l’apertura del Brive ha sbagliato il calcio di punizione che avrebbe messo i suoi quasi al sicuro. Nel finale la tensione era palpabile. Il trequarti ala del Bath Adedayo Adebayo ha tentato un up & under, ma è stato fermato in maniera irregolare da Yvan Manhes. L’arbitro scozzese ha concesso un penalty, con i giocatori del Brive che si sono lamentati invano che la collisione era stata accidentale. Accompagnato dai fischi, Callard ha posizionato a terra l’ovale con calma e lo ha calciato attraverso i pali. Per la prima volta nel match gli uomini di Seigne erano sotto col punteggio. Nell’azione successiva Lamaison ha avuto la possibilità di afferrare di nuovo la vittoria con un piazzato, assegnato per un’entrata laterale in una maul, ma la pressione era troppa e ha sbagliato clamorosamente. A quel punto, però, l’arbitro ha assegnato una mischia ai francesi a cinque metri per un fallo di Nicol. La palla tallonata è arrivata tra le mani di Lamaison, il quale ha tentato un drop di fronte ai pali. L’ovale è uscito per un soffio e la partita è finita, con gli inglesi a fare festa e i francesi a recriminare per i loro errori.

Per quanto riguarda la nazionale, durante i tour autunnali in Europa del 1997, e in quelli estivi dell’anno seguente, Arbizu è tornato a disputare qualche partita nel ruolo di apertura. In quel periodo l’atleta del Brive ha ripreso anche a calciare tra i pali. In cinque gare, infatti, ha realizzato 32 punti grazie al suo piede.

L’8 novembre 1997, a Buenos Aires, gli albiceleste hanno sconfitto l’Australia 18 a 16, con le mete di Rolando Martin e Agustin Pichot. Un anno più tardi, il 14 novembre 1998, con la Francia a Nantes, Liso ha disputato la sua ultima partita all’apertura. Da questo momento sino al giorno dell’addio, con la presenza di Quesada e, in seguito, di Felipe Contepomi e Federico Todeschini, il ragazzo ha sempre giocato al centro della backline. È in questo ruolo che, nel 1999, Arbizu ha preso parte al suo terzo mondiale.

A Cymru ’99 l’Argentina è finalmente riuscita a raggiungere i quarti finali. Gli uomini allenati da Alex Willye sono arrivati terzi nel loro girone, alle spalle dei padroni di casa del Galles e a pari merito con Samoa, ma con una migliore differenza punti. La partita decisiva è stata proprio quella disputata con gli oceanici a Llanaelli, dove gli albiceleste sono riusciti nell’impresa di sconfiggerli, dopo essere stati umiliati nelle due edizioni precedenti. Ai quarti di finale sono approdate le squadre prime classificate dei cinque gironi. Le restati tre compagini dovevano uscire da uno spareggio tra le seconde e la migliore terza, che era l’Argentina. Sull’erba dello Stade Bollaert-Delelis, a Lens, i Pumas hanno affrontato l’Irlanda di Keith Wood. A sorpresa, Arbizu e compagni hanno vinto la sfida 28 a 24, grazie alla meta di Diego Albanese e ai punti al piede di Gonzalo Quesada. Per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo, l’Argentina si sarebbe giocata i quarti di finale.

Purtroppo per loro, i sudamericani hanno incontrato uno dei XV più in forma del momento, quello della Francia, che sarebbe arrivato in finale lasciando sulla strada un cadavere illustre come la Nuova Zelanda. A Dublino è finita 47 a 26, con i forti trequarti transalpini che hanno varcato la linea dei Pumas cinque volte, contro le due degli avversari, una delle quali di Lisandro Arbizu.

I Pumas hanno aperto il nuovo millennio con un filotto di cinque sconfitte consecutive. C’è da dire, a loro discolpa, che gli avversari si chiamavano Australia, Sudafrica e Inghilterra, tutte nelle loro tane, tranne gli Springboks, ospitati allo Estadio Monumental di Buenos Aires, dove Arbizu ha segnato la sua meta numero tredici con la camiseta celeste y blanco.

Sempre nel 2000, il trequarti di Buenos Aires ha lasciato il Brive e si è accasato al Bordeaux-Bègles.

Arbizu ha marcato un’altra splendida meta nell’estate del 2001, questa volta agli All Blacks, a Christchurch. Con la fascia da capitano al braccio, Liso ha prima bloccato un avanzata della marea nera con un mostruoso placcaggio sul numero 12 opposto Pita Alatini, a ridosso della linea dei propri 22 metri. Quindi, una volta rubata la palla, ha finalizzato la veloce azione che si è dipanata per tutta la lunghezza del campo. Nella stessa partita, il trequarti centro ha salvato una meta praticamente fatta da parte di Jeff Wilson, intervento un millesimo di secondo prima che l’ala in maglia nera schiacciasse l’ovale vicino alla bandierina, con un placcaggio che ha portato fuori campo l’avversario. Il primo di dicembre, quando il XV neozelandese ha ricambiato la visita, Lisandro ha realizzato una doppietta sull’erba del River Plate Stadium di Buenos Aires, dove i Pumas  hanno perso per soli quattro punti di scarto. In mezzo a queste sfide, c’è stata la vittoria sull’Italia nella capitale argentina e il vincente tour in Europa, dove il team guidato da Marcelo Loffreda ha sconfitto Galles e Scozia.

Nel 2003, a causa del fallimento del Bordeaux, Lisandro ha firmato un contratto con il Pau. Purtroppo, il giocatore non ha giocato nessuna gara con La Section. Il 12 settembre 2003, venti giorni prima di partire per l’Australia, dove avrebbe disputato il suo quarto mondiale, Arbizu ha subito la frattura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. È accaduto a Tucumàn, in una gara di preparazione al torneo con La Naranja.

Nel 2004, dopo undici mesi di assenza, il trequarti argentino è tornato in campo con la maglia numero 10 del suo nuovo club, l’Aviron Bayonnais, per affrontare il Tyrosse.

Arbizu è rientrato nel giro della nazionale nel 2005, esattamente l’11 giugno, quando ha giocato con l’Italia a Salta. In questa gara, che gli argentini hanno vinto 35 a 21, Lisandro ha raggiunto quota 86 caps, appaiando l’allora primatista argentino Rolando Martin. Per l’occasione, il trequarti ha anche marcato quella che sarebbe stata la sua ultima meta internazionale: la numero 17. Arbizu è diventato il giocatore albiceleste con più presenze una settimana più tardi, quando ha affrontato nuovamente gli azzurri a Cordoba. Quel giorno gli uomini di Pierre Berbizier, che iniziava la sua avventura sulla panchina italiana, si sono imposti 30 a 29. Si è trattato dell’ultima partita di Arbizu con la divisa della nazionale.

A quel punto Liso è tornato tra le fila del Pau, dove ha disputato una sola stagione. Nel 2006, l’ex Puma è stato ingaggiato da Roberto Manghi, direttore generale del Gran Parma, per giocare nell’allora TOP 10. Sotto la guida di Achille Bertoncini, Lisandro ha condiviso il ruolo di apertura con Rima Wakarua. Quell’anno i gialloneri sono arrivati quinti, mancando di poco l’ingresso ai play-off scudetto, ma qualificandosi per la Challenge Cup. Arbizu, però, in coppa non ci avrebbe giocato. Quell’unica stagione nel massimo campionato italiano, infatti, è stato il suo ultimo atto da professionista.

Terminata la carriera, Lisandro ha deciso di rimanere in Italia. Grazie all’amico Ramiro Cassina, allenatore argentino dell’Amatori Capoterra, il recordman di presenze con i Pumas è stato convinto a trasferirsi in Sardegna, dove si è sistemato con la moglie francese e la figlia, lavorando presso un’azienda locale. Diventato comunitario, grazie alla cittadinanza francese, nel 2007 Arbizu ha ottenuto il benestare della Federazione Italiana Rugby e ha iniziato l’avventura dilettantistica con il club giallo-rosso di Capoterra, che militava nel girone A della serie B. La prima partita di Liso con il club sardo è stata giocata con l’Ospitaletto il 4 novembre del 2007, al Campo Comunale di via Trento; una gara vinta 17 a 7.

Arbizu ha continuato a giocare in Sardegna sino al 2012, con l’Amatori Capoterra che ha raggiunto la promozione in A2, ripescata nonostante la sconfitta nella finale play off con l’Avezzano. Ad un certo punto il fuoriclasse di Buenos Aires ha assunto anche il ruolo di allenatore dei trequarti della squadra, sotto la guida del nuovo coach, l’argentino naturalizzato italiano Juan Manuel Queiroco.

Nel 2012 Lisandro è tornato in Argentina, dove è sceso ancora una volta in campo con il Belgrano, a quindici anni di distanza dall’ultima volta. A luglio di quell’anno, infatti, il quarantenne campione ha indossato la maglia numero 10 del suo primo club per affrontare il San Luis. Per la cronaca, la partita è stata vinta 81 a 5.

Subito dopo, ecco quella che ad oggi è l’ultima tappa del viaggio ovale del campione di Buenos Aires: la firma per il Valladolid Rugby Asciatión, club che gioca nella División Of Honor, il massimo campionato spagnolo. Al Campos de Pepe Rojo, Arbizu ha assunto le funzioni di giocatore/allenatore e, più tardi, solo di allenatore. In terra iberica Lisandro ha ottenenuto un grande successo, con le vittorie nel Campionato Nazionale della stagione 2012-13, bissata in quella seguente, e della Super Coppa per tre anni consecutivi, dal 2012 al 2014. Grazie alla sua direzione, il club in maglia blu è arrivato anche a vincere la finale della Copa del Rey nel 2014, dopo che l’aveva persa l’anno precedente.

 

 

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