Ken Catchpole: Ken il guerriero

(di Roberto Vanazzi)

Oggi ho avuto il piacere di guardare il più grande mediano di mischia di tutti i tempi.” (Dougie Harrison, presidente della Rugby Football Union dopo la partita tra Inghilterra e Australia nel 1966)

Prima di lui l’Australia era una nazionale di rugby di seconda fascia. Dopo di lui, i Wallabies hanno raggiunto il livello più alto. Lui è Ken Catchpole, il mediano di mischia ampiamente considerato come uno dei più grandi talenti che hanno giocato nella nazionale giallo-oro. Il ragazzo era avanti anni luce rispetto i suoi contemporanei, grazie ad uno stile di gioco elegante e potente, alla sua intelligenza e alla notevole resistenza, che lo hanno fatto paragonare ad una batteria che non si scarica mai. Ken possedeva un passaggio rapido, preciso, dalla gittata lunga e piatta, grazie al quale poteva innescare i propri trequarti su entrambi i lati del campo e regalare tempo all’apertura che gli stava al fianco. La sua difesa, poi, era insuperabile; giocatore sorprendentemente veloce, con un notevole cambio di passo e riflessi molto reattivi, Catchy sapeva anche placcare.

Se si prende il passaggio rapido di John Hipwell, l’energia e il cervello di Nick Farr-Jones, le qualità difensive di George Gregan e la corsa elettrica di David Campese, si potrà ottenere una vaga idea del genio di questo campione.

Catchpole  ha rappresentato la nazionale australiana in 27 prove, 13 nel ruolo di capitano, e ha preso parte a sei tour. Non è facile valutare quale sia stato il suo momento migliore, avendo sempre giocato al di sopra degli standard abituali, ma i successi con i Wallabies di John Thornett in Sudafrica nel 1963 e il tour in Gran Bretagna datato 1966-1967 lo hanno prepotentemente elevato a status di leggenda.

Ken Catchpole

Ken Catchpole

Kenneth William Catchpole è nato il 21 giugno 1939 all’Ospedale di Paddington, un sobborgo di Sydney, ma è cresciuto a Randwick in quanto il padre era impiegato in un lanificio di Alexandria, a cinque chilometri di distanza.
Entrambi i genitori erano di Victoria: la madre da studentessa era stata una velocista abbastanza quotata, mentre alcuni zii avevano giocato Australian Rules per Collingwood e Western Australia. I fratelli del padre, invece, si erano tutti dedicati al cricket. Ken aveva un fratello di quattro anni più grande di lui e ha vissuto in casa con una famiglia allargata, assieme alla nonna, al cugino e alla zia. Questa situazione è rimasta tale quasi fino a quando il ragazzo ha lasciato la propria abitazione.

Catchpole ha sofferto di eczema infantile e asma fin dalla nascita e lo sport, in particolare il nuoto, ha contribuito a controllare le sue patologie fino a che non hanno cessato di essere un problema nei suoi primi anni dell’adolescenza. L’aspetto positivo è stato un aumento significativo della capacità polmonare.

La prima scuola frequentata da Ken è stata la Randwick Public School; poi i genitori lo hanno iscritto alla Coogee Preparatory School, dove ha trovato un personaggio straordinario nel direttore Bill Nimmo. Accanito fumatore, Nimmo ha insegnato corsi a tutti i livelli e ha sottolineato l’importanza della partecipazione nello sport. Egli credeva nella mens sano en corpore sano. Nel suo periodo scolastico Ken ha giocato cinque o sei tipi di sport differenti, tra cui il tennis, che era il suo preferito, il nuoto e il pugilato, con il padre che la domenica lo portava fino a Maroubra per allenarsi con l’ex-campione australiano Mick Lacey, il quale ha detto: “è stato probabilmente un bene per il rugby come lui abbia imparato ad evitare di essere colpito.” Tuttavia, il ragazzo non era eccessivamente bravo, anche perché ad un certo punto ha scoperto di soffrire di astigmatismo, che per fortuna non ha mai interferito con il suo rugby.

Dopo sette anni alla Coogee School, Catchpole ha ottenuto una borsa di studio per frequentare lo Scots College, dove ben presto è stato coinvolto nella corsa e, soprattutto, nel rugby, giocando mediano di mischia nella squadra under-14 e poi, con Barrie Ffrench come allenatore, ha gravitato nel ruolo di trequarti centro in quanto c’era un altro numero 9 disponibile, tale Jack Corner. Ken ha dichiarato in seguito che l’esperienza al centro è stata preziosa, perché gli ha insegnato il valore di ottenere la palla in anticipo.
Catchy pesava poco più di 57 chilogrammi all’epoca ed era alto soltanto 1,60 metri, per questo motivo un giorno Norm Pinwell, uno dei maestri, gli si è avvicinato, gli ha messo una mano sulla spalla e ha detto: “Catchpole, mi dispiace doverle dire questo, ma ho intenzione di metterla in prima squadra.” Era sinceramente dispiaciuto per il ragazzo.

Nel 1958 il ragazzo è entrato alla Sydney University dove ha studiato scienze e dove probabilmente avrebbe fatto parte del XV dell’Università se non avesse preferito recarsi sino a Randwick per giocare con la squadra under-21, dove è venuto in contatto con due guru del club quali Wally Meagher e Cyril Towers.

Nel 1959, dopo un anno in Under-21, i selezionatori del Randwick hanno riconosciuto il talento latente di questo ragazzo e lo hanno trasferito direttamente in prima squadra, al fianco di artisti del calibro del tallonatore dei Wallabies Peter Johnson e di Ken Thornett, atleta poi passato al Rugby League.

Poi, a 19 anni e con pochissime partite di alto livello al suo attivo, Catchpole si è trovato nella squadra del New South Wales per giocare contro i British Lions, squadra che schieravano diversi campioni come Tony O’Reilly, Dick Marques, il capitano Ron Dawson, Bev Risman, Dickie Jeeps e Peter Jackson. La sfida del 19 maggio 1959 contro la squadra di Ken è stata l’unica sconfitta patita in quel tour dai Lions. I Blues hanno vinto 18 a 14, ma anche se Catchpole ha ottenuto un eccezionale debutto in mediana assieme ad Arthur Summons, con tanto di meta marcata, nei test ufficiali i selezionatori della nazionale gli hanno preferito il più esperto Des Connor del Queensland, con il ragazzo di Paddington relegato a riserva per entrambi i match.

Nel 1960 il New South Wales ha affrontato gli All Blacks di Wilson Whineray, Colin Meads, Kel Tremain e Don Clarke subendo una dura lezione, con la gara terminata 0 a 27.

L’anno successivo la nazionale delle Fiji è arrivata nella terra dei canguri per una serie di tre prove. Ken è stato schierato mediano di mischia titolare in ogni occasione e ha ricevuto anche la fascia da capitano. La prima gara si è svolta il 10 giugno a Brisbane, dove i Wallabies hanno vinto 24 a 6 e dove Catchpole ha bagnato l’esordio con una meta. La squadra australiana ha inseguito trionfato 20 a 14 a Sydney, prima di terminare il trittico con un pareggio 3 a 3 dall’Olympic Park di Melbourne.

Sempre nel 1961, Ken è stato selezionato per un breve tour di sei partita in Sudafrica, tutte giocate ancora da capitano. Anche se lusingato, il ragazzo si era reso conto di quanto tutto ciò fosse un po’ illogico, o per lo meno imbarazzante. Aveva solo il 21 anni ed era diventato lo skipper più giovane incaricato di condurre una squadra australiana all’estero. Lui, che non era stato nemmeno capitano dello Scots College o del Randwick. Era un genio del rugby, questo era indubbio, anche se non ha mai pensato a se stesso come tale, ma quello che aveva ricevuto era davvero troppo. Alcuni dei veterani che non sono stati scelti per il ruolo di leader erano John Thornett, Peter Johnson e Tony Miller, tutti compagni di Ken anche a livello di club. Il manager della squadra era Bjorn Halvorson e Arthur Henry lo accompagnava come rappresentante della ARFU. È stato un compito arduo per il giovane mediano di mischia e certamente non è una sorpresa se l’Australia ha perso entrambi i test (3 a 28 a Johannesburg e 11 a 23 a Port Elisabeth) e ha vinto solo tre delle sfide infrasettimanali e pareggiata la quarta.
Tuttavia, l’esperienza, sia sociale che sportiva, ha segnato profondamente il ventiduenne. Dal punto di vista del rugby, e della mischia in particolare, il numero 9 ha imparato molto della scienza della scrummaging e questo ha fornito una piattaforma per il gioco del pack australiano dei successivi dieci anni. Socialmente, invece, il ragazzo è rimasto impressionato dallo shock culturale a Windhoek, oggi capitale della Namibia ma all’epoca sotto il regime coloniale sudafricano. Sugli spalti gli spettatori erano il 90 per cento bianchi e quando Michael Cleary ha segnato la sua meta, i pochi coloured hanno saltato il recinto e lo hanno abbracciato.

Una visita da parte della Francia il 26 agosto ha chiuso il 1961 internazionale. È stata una giornata terribile per disputare una partita; la pioggia battente ha flagellato il campo e Catchy era malato e non avrebbe dovuto giocare. I Wallabies hanno perso 8 a 15, una sconfitta dovuta in buona parte agli sforzi di Monsieur Le Drop, Pierre Albaladejo, che ha infilato tra i pali due calci di rimbalzo nonostante il tempo inclemente.

In quel periodo alcuni selezionatori della nazionale pensavano che il passaggio di Catchpole non fosse abbastanza lungo, quindi il mediano ha lavorato strenuamente a questa carenza in modo da prepararsi al meglio per la stagione 1962. Quello doveva essere un anno particolare; in primo luogo in Australia sarebbero arrivati gli All Blacks per due match, e poi i Wallabies avrebbero intrapreso a loro volta un tour in Nuova Zelanda e giocare tre prove. È stata questa la prima volta che la Bledisloe Cup si è assegnata con incontri in entrambi i paesi.

Il team australiano era piuttosto instabile in quel momento, soprattutto per quanto riguarda la fascia di capitano. Il tallonatore Peter Johnson l’ha indossata nel primo test, l’estremo Jim Lenehan nel secondo e John Thornett per il resto degli incontri, fornendo finalmente un po’ di stabilità.
I cambi e le indecisioni dei selezionatori, però, non erano limitate solo alla scelta dello skipper. Nella prima prova, ad esempio, John Thornett è stato inspiegabilmente lasciato fuori e Ken è stato inserito nel XV anche se aveva giocato una sola gara nella stagione a causa di un infortunio. Norm Storey era la nuova apertura e l’atleta del Queensland Lloyd McDermott è stato selezionato sulla fascia, diventando così il primo aborigeno a giocare a rugby per l’Australia. Gli All Blacks hanno vinto il test 20 a 6, dominando le fasi statiche a tal punto che Catchpole e i trequarti Aussies hanno avuto poche opportunità di mostrare il loro talento.

L’esclusione di Norm Storey dopo il primo test è una decisione che ha sempre lasciato perplessi tutti, compreso Catchpole. Il mediano d’apertura aveva letteralmente annientato il proprio avversario. Al suo posto nel secondo match ha giocato Beres Ellwood, anche se era un centro. La sfida è terminata con un punteggio più contenuto, ma sempre con gli All Blacks in veste di vincitori: 14 a 5.

In seguito i Wallabies capitanati da John Thornett si sono recati nel Paese della Lunga Nuvola Bianca per un tour di 13 partite. Una grande delusione, però, aspettava Catchy, il quale si è visto sostituito nel primo test match con gli All Blacks da Ken ‘Nipper‘ McMullen, atleta dai capelli rosso fiamma, piccolo ma robusto. Non c’era alcun dubbio sulle capacità del giovane ragazzo di campagna, ma non era Catchpole.
Il primo test all’Athletic Park di Wellington è terminato in un pareggio, il secondo a Dunedin, invece, ha visto i neri vincere con il risultato calcistico di 3 a 0, grazie ad un piazzato di Don Clarke, mentre l’ultimo all’Eden Park di Auckland è stata una combattuta vittoria per 16 a 8 di nuovo a favore dei padroni di casa. Ken ha disputato solo la seconda prova e ha dovuto vedersela con il pari ruolo Des Connor, l’ex Wallaby passato tra le fila dei cugini. In un momento cruciale della partita Catchy ha raccolto l’ovale in seguito ad un placcaggio e lo ha passato ad un compagno che ha segnato la meta. L’arbitro, però, ha annullato, giudicando ingiustamente che Catchpole avesse estratto la palla da una ruck, anche se poi ha ammesso il suo errore. Con questa marcatura i Wallabies avrebbero probabilmente vinto la sfida. Ken era la molla della sua squadra e ha portato spinte ripetute presso la linea di meta degli All Blacks, ma è stato escluso dal test finale a causa di una contusione all’anca, sostituito ancora da Nipper‘ McMullen. I Wallabies del 1962 sono stati elogiati dai media locali. Un editoriale del New Zealand Herald diceva: “Il Rugby è ora diventato il gioco nazionale in Australia come lo è in Nuova Zelanda o in Sudafrica.”

L’era di John Thornett come skipper è continuata anche nel tour del 1963 in Sudafrica, denominato dallo scrittore Ian Diehm, l’autore di Giants in Green and Gold, “il tour dei tour”.

Catchy non è stato in grado di giocare la prima prova a causa di una frattura al metacarpo di una mano, ma era sul campo per le restanti tre. Il primo test è stato perso dai Wallabies 3 a 14, ma a Newlands il XV gialllo-oro ha trionfato 9 a 5, grazie ad una meta dell’ala Jim Boyce, trasformata da Terry Casey, e ad un drop di Phil Hawthorne. È stata questa la prima volta che l’Australia ha sconfitto il Sudafrica in dieci anni.
I sudafricani sono rimasti storditi quando l’Australia ha vinto anche il combattuto terzo test all’Ellis Park per 11 a 9, diventando la prima squadra a vincere due test match consecutivi nel Paese Arcobaleno dal 1896. Il merito della vittoria è da attribuirsi ad un grande drop calciato tra i pali da Terry Casey, ma anche alla prestazione di Catchpole, in evidente in stato di grazia.
Tutti i sudafricani hanno trattenuto il respiro nel conto alla rovescia per la decisiva prova finale a Port Elisabeth. Era una situazione senza precedenti per loro, che stavano perdendo la serie 1 a 2. Danie Craven, il maestro di tattica, andava dicendo sui giornali che l’Australia barava nelle fasi statiche e questo sembra avere avuto un effetto sull’arbitro dell’incontro, il sudafricano Pieter Myburgh. Nel primo tempo i Wallabies non potevano dare slancio alla loro azione a causa del suo fischietto. Catchpole ha detto: ” È stato sconcertante. Avremmo vinto la partita in un altro modo.” Sul punteggio di 9 a 6, a metà del secondo tempo, il centro Aussie Beres Ellwood ha sbagliato un calcio e sul contrattacco gli Springboks hanno realizzato una meta proprio di fronte allo stand riservato ai neri. Questi hanno saltato la recinzione e ne è seguito un tumulto con la polizia che ha costretto gli spettatori ad arretrare sparando anche alcuni colpi di pistola. Il team australiano non si è più ripreso da questa marcatura e alla fine ha perso 6 a 22.

Le prestazioni dei Wallabies in quel tour del 1963 sono considerate tra le migliori in assoluto messe in mostra da un team australiano, e la stella è stata senza dubbio Ken Catchpole, che da quel momento è entrato nella leggenda. Lui e l’apertura Phil Hawthorne sono stati acclamati la migliore mediana al mondo.
Una persona sola, però, non può mai dominare una partita di rugby internazionale. Il successo della squadra è stata la sua forza a tutto tondo, con una touche dominante grazie al numero 4 Rob Heming e due cacciatori di palloni quali le terze linee Greg Davis e Jules Guerassimoff, che hanno costantemente messo pressione agli avversari. Ma anche con l’ottimo tallonatore Peter Johnson, un pilone eccezionale come Jon White, il superbo capitano John Thornett e un veloce trequarti quale Beres Ellwood.

Thornett ha condotto anche la squadra in Nuova Zelanda nel 1964. Gli All Blacks erano da poco tornati da un tour nel Regno Unito dove avevano vinto 34 partite su 36 e aveva nei fratelli Meads, in John Graham, Ken Gray, Chris Laidlaw, Kel Tremain e Spooky‘ Smith giocatori di grande esperienza. Il possente estremo Don Clarke non era disponibile nel primo test match a causa di un infortunio, ma era nel XV per le ultime due prove.
Gli All Blacks hanno vinto la prima sfida 14 a 9, con il seconda linea Wallaby Dallas O’Neill che è andando oltre la linea proibita nei minuti finali, ma la meta è stata annullata, negando così all’Australia un possibile pareggio. Nel secondo test Des Connor ha sostituito Chris Laidlaw come mediano di mischia degli All Blacks ed è stato un fattore cruciale nella vittoria dei neri per 18 a 3. La Bledisloe Cup è così rimasta nella bacheca della Nuova Zelanda.
A quel punto gli australiani hanno compiuto un’impresa epica andando a vincere la terza prova sull’erba dell’Athletic Park, a Wellington. La sfida è finita 20 a 5, il che vuol dire la sconfitta più pesante subita dagli All Blacks sul loro territorio in un match internazionale. Catchy ha abilmente progettato la prima meta, quando con un lampo nel lato chiuso del campo ha inviato oltre la linea Stewart Boyce. Fino a quel momento le squadre erano ferme sullo 0 a 0.

Nel 1965 gli Springboks sono passati dall’Australia prima di recarsi in Nuova Zelanda. Non è stato un tour felice per i sudafricani di capitan Nelie Smith e della stella Frick Du Preez, che hanno vinto solo tre delle sei partite nella terra dei canguri, perdendo le due prove ufficiali 11 a 18 e 8 a 12.  John Thornett è stata portato in trionfo fuori dal campo dopo il test finale. Beres Ellwood, Phil Hawthorne, Jim Lenehan, Greg Davis e Ken Catchpole erano i leaders di questi squadra Wallabies che hanno portato il rugby australiano a livelli senza precedenti. I verdi sono stati asfaltati anche dal New South Wales di Catchpole con il risultato di 12 a 3.

Alla fine della stagione 1966 e all’inizio di quella successiva l’Australia ha intrapreso un tour della durata di quattro mesi e mezzo nelle Isole Britanniche, in Francia e in Canada e, anche se ci sono state alcune delusioni, per Catchpole è stato un viaggio meraviglioso.
Ci sono stati alcuni punti positivi. Innanzitutto questa è diventata la prima squadra australiana a battere il Galles e poi è riuscita a sconfiggere l’Inghilterra a Twickenham, una partita che ha visto Ken Catchpole segnare la sua seconda meta internazionale. I 23 punti realizzati dai Wallabies erano all’epoca il più ampio score che il XV della Rosa avesse concesso nel loro tempio dal lontano 1910. Infine, è arrivato anche il successo sui Barbarians a Cardiff.
Gli aspetti negativi, invece, sono stati la malattia che ha messo KO il capitano John Thornett nei test chiave e il ritorno forzato a casa del tallonatore Ross Cullen dopo che nell’incontro con Oxford ha morso l’orecchio di un avversario. Questi  fatti hanno avuto un effetto destabilizzante sulla squadra, che a conti fatti ha vinto solo 19 delle 36 partite, più tre pareggi, e perso i test match con Irlanda, Scozia e Francia.

John Thornett si è ritirato dopo questo tour e Ken è tornato ad indossare la fascia da capitano della nazionale australiana. Il primo incontro nella nuova veste è stato il 13 maggio 1967 a Sydney, con l’Irlanda di Tom Kiernan e Mike Gibson. Catchy ha marcato la sua terza e ultima meta con la maglia giallo-oro, ma i Wallabies hanno perso 5 a 11.

In agosto il mediano di mischia ha guidato la sua squadra in una gara con gli All Blacks a Wellington per commemorare il 75° anniversario della fondazione della New Zealand Rugby Union. I Wallabies hanno perso la partita 9 a 24, ma è stata una grande e rara emozione partecipare alla cena del Giubileo assieme a circa 300 ex All Blacks.

Nel giugno del 1968 Brian Lochore ha condotto gli All Blacks in Australia e il 15 del mese, a Sydney, è andata in scena la prima partita della serie. Ken era di nuovo il capitano dei suoi ed era considerato il miglior mediano di mischia al mondo in quel momento, ma non appena erano passati i trenta minuti del secondo tempo il ragazzohpole è stato portato fuori dal campo in agonia. Con la Nuova Zelanda in vantaggio 19 a 3, il ragazzo si è trovato schiacciato in una ruck con la palla sotto la pancia, incapace di muoversi per il peso dei giocatori che aveva addosso. Colin Meads, inconsapevole di quello che accadeva là sotto, ha afferrato la gamba tesa di Catchpole e ha tirato di lato, nel tentativo di spostare l’Aussie dalla palla. Il risultato è stato un terribile infortunio per il numero 9, che ha visto il proprio tendine del ginocchio strappato, una grave frattura delle ossa e dei muscoli dell’inguine. Era la fine della sua carriera a soli 28 anni. Anche se Catchy non ha mai avuto alcuna animosità verso Pinetree, il brutto gesto ha perseguitato il neozelandese per anni ed è stato trattato da molti australiani con lo stesso odio solitamente riservato agli assassini.

Ci è voluto un anno prima che Catchpole tornasse a calcare i campi da rugby e lo ha fatto con la squadra inferiore del Randwick, adattandosi alla sua diminuzione della mobilità e della velocità. In seguito, l’allenatore Jack Hovey lo ha accolto di nuovo in prima squadra, donandogli anche la fascia da capitano. D’altronde, quando nel 1968 il Randwick, senza Catchpole, era stato escluso dalle finals series, il Sun Herald ha spiegato la sconfitta scrivendo semplicemente che “lui non stava giocando“.

Nel 1971, con l’arrivo del Sudafrica in Australia, Catchy è stato scelto per giocare nel XV di Sydney contro di essi. Purtroppo, poco prima della sfida, durante una partita di campionato con Eastern Suburbs a Coogee, il ragazzo ha ricevuto un calcio alla mano ed è stato costretto ad abbandonare l’idea di affrontare gli Springboks. In questo modo si è conclusa la brillante carriera di Ken Catchpole.

In tutto, il mediano di mischia ha disputato 67 partite per l’Australia, delle quali 27 match ufficiali, 13 come capitano, e oltre 180 gare per il Randwick. Per i verdi ha realizzato 39 mete e 2 drop ed è stato il loro capitano dal 1962 al 1968 e poi ancora nel 1971, al suo ritorno in campo dopo l’infortunio.

Ken e John Thornett sono diventati i primi membri della Sport Australia Hall of Fame, nel 1988. In precedenza l’ex mediano di mischia era stato inserito nella New South Wales Hall of Champions.

Nel 2004 Catchy ha visto inserire una piastra con il suo nome al museo del rugby di Twickenham e l’anno successivo, assieme a diverse stelle dei Wallabies provenienti da tutte le epoche, è stato introdotto nella inaugurale Wallaby Hall of Fame. Nel 2013, invece, Ken è entrato a far parte della IRB Hall Of Fame.

Nel 2010, sotto il cielo blu di Sydney, alla presenza dell’amministratore delegato della ARU, John O’Neill, e di Ken Catchpole,,è stata inaugurata una statua dello scultore Cathy Weiszmann raffigurante il mediano di mischia in una delle sue caratteristiche mosse: una gamba piegata e l’altra tesa, con il piede posteriore ben piantato a terra, la palla pronta ad essere lanciata ai trequarti e gli occhi fissi su chi la deve ricevere.

Il nome di Ken Catchpole adorna oggi la medaglia che viene assegnato ogni anno dalla New South Wales Rugby Union al miglior giocatore di club nello stato.

 

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