Keith Wood: il rugby secondo zio Fester

(di Roberto Vanazzi)

Ho imparato molto dai miei errori. Quelli che ho commesso nel ruolo di capitano dell’Irlanda sono stati enormemente influenti. In un certo senso, sono stati loro la parte più importante della mia carriera.” (Keith Wood)

Keith Wood è considerato un’icona del rugby irlandese. Conosciuto come The Potato Raging, a causa della sua testa calva, e Zio Fester, per la somiglianza con il personaggio della Famiglia Addams, Keith era un atleta che ha sempre giocato a muso duro, nonché un leader carismatico. Lui è stato il primo tallonatore universale: potente in mischia chiusa, abile nei lanci in touche, formidabile placcatore e micidiale anche nel gioco aperto, dove è stato usato spesso come terza linea aggiunta e ball-carrier, sia dalla nazionale irlandese, sia dai British & Irish Lions. Non era neppure raro vederlo raccogliere la palla al volo nella sua area dei 22 e calciarla in avanti manco fosse un estremo, o correre veloce sulla fascia come un trequarti ala.

Keith Wood

Keith Wood

Keith Gerard Mallinson Wood è nato il 27 gennaio 1972 a Killaloe, nella contea di Clare, e ha studiato presso il St.Munchin’College di Limerick, dove ha fatto parte del XV della scuola, e poi all’Università di Limerick. Keith è figlio di Gordon Wood, che ha giocato pilone 29 volte per l’Irlanda. I due sono una delle quattro coppie di padre e figlio che hanno giocato per i Lions. Gli altri sono i Clinch, i Waddell e i Quinnell.

Keith, da bambino, ha giocato a calcio e a calcio gaelico per le squadre di Killaloe e, successivamente, anche a hurling, membro della Clare GAA che ha disputato l’inaugurale Nenagh Co-op tournament, nel 1988.

Wood ha iniziato la sua carriera nel rugby con la maglia azzurra del Garryowen RFC, contribuendo, assieme al leggendario capitano Philip Danagher, alla vittoria dei titoli di AIB League, il campionato irlandese, del 1992 e del 1994.

A quel punto, il ragazzo si è trasferito a Londra, sponda Harlequins, dove avrebbe trascorso tutta la sua vita rugbistica, a parte un anno sabbatico con il Munster.

Il debutto internazionale di Keith Wood è arrivato contro l’Australia, a Brisbane, il 5 giugno 1994, schierato in prima linea tra i piloni John Fitzgerald e Peter Clohessy. La partita è stata vinta dai campioni del mondo in carica con il risultato di 33 a 13.

Nel 1995, Woods è stato inserito nella rosa che ha preso parte alla Coppa del Mondo in Sudafrica, agli ordini del coach Gerry Murphy. L’Irlanda è stata eliminata dalla Francia nei quarti di finale, ma il tallonatore ha giocato solo una partita, contro il Giappone, dove ha subito un incidente alla spalla che lo ha tenuto lontano dalla nazionale un anno e mezzo.

Al suo rientro, il 23 novembre 1996, nella partita di Dublino contro l’Australia, Keith Wood è sceso in campo con la sua prima fascia da capitano al braccio. La sfida è finita 22 a 12 in favore degli ospiti, che sono andati in meta con il “padovano” David Knox.

La seconda partita di Keith nel ruolo di capitano è stata giocata contro l’Italia, il 4 gennaio 1997, al Lansdowne Road. Si tratta di una gara storica per gli azzurri di George Coste, in quanto sono riusciti a vincere la loro prima partita sul terreno di una Union britannica. Nella pioggia di Dublino è finita 37 a 29, con due mete di Paolo Vaccari, una di Massimo Cuttitta, che di quel XV era il capitano al posto dell’infortunato Massimo Giovanelli, e una di Diego Dominguez, autore anche di tutti i punti al piede. La rilevanza di questa sconfitta ha costretto la federazione irlandese a licenziare Murphy, sostituito da Brian Ashton.

Keith, in quel periodo, giocava in una squadra che spesso ha lottato nelle parti basse della classifica del Cinque Nazioni. Nel 1995, e anche l’anno successivo, i verdi hanno conquistato il poco onorevole Cucchiaio di Legno. Questo, però, non ha impedito a Zio Fester di essere incluso nella rosa dei British & Irish Lions per il vittorioso tour in Sudafrica del 1997.

Era il primo tour nell’era del professionismo e vedeva il ritorno dei Leoni nel Paese Arcobaleno, dopo quello ormai lontano del 1980. I britannici, allenati dagli scozzesi Ian McGeechan e Jim Telfer, hanno chiuso subito il discorso con gli Springboks, vincendo i primi due test match, per poi cadere nel terzo, a serie ormai conquistata. Il secondo test, giocato al Kings Park di Durban, è diventato famoso grazie al drop calciato da Jeremy Guscott a tre minuti dalla fine, quando le squadre si trovavano ancorate sul 15 a 15.
Keith Wood, che ha indossato la maglia dei Lions 38 anni dopo suo padre, ha giocato i primi due incontri, in una front row con l’inglese Tom Smith e il suo connazionale Paul Wallace, per poi essere sostituito nel terzo da Mark Regan. Wood è stato uno dei leader più carismatici di quella squadra e, con il capitano Martin Johnson, ha messo a punto alcuni schermi che hanno ispirato le due vittorie dei rossi.

Le soddisfazioni conseguite con i Lions sono state presto sostituite dalla delusione per le prove opache della squadra col trifoglio. La stagione 1997, infatti, si è chiusa con due sconfitte. Il 15 novembre, nella sfida con la Nuova Zelanda al Lansdowne Road, il tallonatore ha realizzato i suoi primi punti con la maglia verde della nazionale, grazie a due mete. Sono state queste, però, le uniche marcature dei verdi in quella partita. I neri, capitanati da Justin Marshall, ne hanno realizzate sette.
Un mese più tardi, Wood è sceso a Bologna per giocare contro l’Italia, dove gli  azzurri si sono imposti con un secco 37 a 22. Diego Dominguez ha realizzato 27 punti, divisi tra una meta, due trasformazioni e sei punizioni, quindi, una marcatura ciascuno per Corrado Pilat e Cristian Stoica.

Il Cinque Nazioni 1998 è stato uno dei peggiori del XV irlandese. Gli uomini di Brian Ashton hanno terminato il torneo senza alcuna vittoria, un whitewash che è costato il licenziamento al coach di Leigh.

Con l’arrivo di Warren Gatland sulla panchina dell’Irlanda, nel 1999, l’Irlanda è riuscita nell’impresa di cedere l’ultima piazza del Cinque Nazioni alla Francia, grazie alla vittoria di Wembley con il Galles, dove Wood ha marcato una meta.

A ottobre, il tallonatore ha partecipato alla sua seconda Coppa del Mondo. Nella partita inaugurale contro gli Stati Uniti, durante la fase a girone, Zio Fester ha realizzato ben  quattro mete. I verdi, arrivati secondi nel loro girone alle spalle dell’Australia, sono stati eliminati nei quarti di finale dall’Argentina, usciti dal campo di Lens sconfitti 24 a 28, dopo una gara nella quale David Humphreys ha realizzato l’intero score per i suoi con sette penalties e un drop.

Il 1999 è stato l’anno in cui il tallonatore ha mostrato tutto il fuoco del suo carattere, quando ha affrontato l’IRFU a causa dei diritti d’immagine, rimanendo sulla sua posizione anche quando è stato messo sotto pressione.

Durante la stagione 1999-2000, Keith ha lasciato momentaneamente gli Harlequins per giocare con il Munster. Il tallonatore è stato uno dei protagonisti che hanno portato la franchigia di Limerick ha disputare la finale della Heineken Cup con i Northampton Saints, persa 8 a 9 , a Twickenham. Autore di tutti i punti della squadra inglese è stato il mediano d’apertura Paul Greyson. Per il Munster, invece, un drop di Jonathan Holland e una meta di David Wallace, dove pesa l’errore sulla trasformazione.

Il 2000 è l’anno in cui il Cinque Nazioni è diventato Sei Nazioni con l’ingresso dell’Italia. Gli irlandesi hanno vinto tre partite su cinque, terminando il torneo al secondo posto, a pari merito con la Francia, ma dietro l’Inghilterra. Wood è andato in meta due volte, con la Scozia e con l’Italia, entrambe a Dublino. Su tutte, spicca la vittoria di Parigi, dove Brian O’Driscoll ha varcato la linea bianca tre volte.

Sembrava ormai che gli uomini dell’Isola di Smeraldo si fossero lasciati alle spalle il periodo buio degli anni precedenti. Nel 2001, infatti, l’Irlanda è arrivata prima nel Sei Nazioni, ma è stata costretta ha cedere lo scettro all’Inghilterra a causa di una peggiore differenza punti. La soddisfazione più grande è stata quella di sconfiggere proprio i bianchi a Lansdowne Road, togliendo loro la possibilità del Grande Slam. La meta decisiva, manco a dirlo, è stata realizzata da Keith Wood. Il tallonatore ha battuto una touche a cinque metri dalla linea di meta avversaria. Malcolm O’Kelly ha saltato e conquistato l’ovale, lo ha ceduto a Anthony Foely, il quale lo ha mosso velocemente per l’accorrente Wood. Il capitano irlandese ha circumnavigato compagni e avversari, ancora schierati per la line out, ha rotto un placcaggio e si è involato oltre la linea proibita. A pesare sulla classifica irlandese è stata la dura sconfitta patita con la Scozia a Murrayfield. Tre gare di questo torneo, tra cui proprio quelle con Scozia e Inghilterra, sono state disputate a settembre, a causa di un epidemia di afta epizzootica che aveva colpito la Gran Bretagna.

Lo stesso anno, Zio Fester, tornato agli Harlequins, ha conquistato con il club londinese la Challenge Cup, dopo avere sconfitto in finale il Narbonne 42 a 33, al Madejski Stadium di Reading.

Keith è stato di nuovo in tour con i British & Irish Lions nel 2001, giocando tutte e tre le prove contro l’Australia, in una prima linea con Tom Smith e Phil Vickery. In questa occasione i Lions, capitanati per la seconda volta consecutiva da Martin Johnson, hanno ottenuto minore successo rispetto il precedente tour, perdendo la serie 2 a 1. I rossi avevano iniziato bene, vincendo il primo match a Brisbane, nonostante i cartellini gialli comminati a Phil Vickery e a Martin Corry. In meta ci sono andati Jason Robinson, Dafydd James, Brian O’Driscoll e Scott Quinnell, oltre ai punti al piede di Jonny Wilkinson. Il test successivo è stato vinto dai Wallabies, dopo che i Leoni si erano portati avanti nel risultato con due piazzati di Wilko e una meta di Neil Back. Il terzo test match, quindi, era decisivo per la conquista della serie. A Sydney, le due squadre hanno disputato una gara equilibrata. Due mete per parte, di Jason Robinson e Jonny Wilkinson per i ragazzi di Graham Henry, doppietta di Daniel Herbert per i padroni di casa, tutte trasformate dai rispettivi cecchini. Tre piazzati per parte, di Wilko e Matt Burke, finché, sul 23 a 23, l’estremo australiano ha centrato l’acca con altri due penalties e ha regalato ai suoi la partita e la serie.

Alla fine di quella stagione, Keith Wood è stato nominato World Player of the Year.

Nel 2002 Keith ha disputato solo una gara del Sei Nazioni, la sconfitta con la Francia allo Stade de France per 44 a 5. Il tallonatore di Killaloe ha marcato l’unica meta della sua squadra, una segnatura superba, nata a seguito di una mischia. Il mediano Peter Stringer ha servito una palla veloce al suo capitano, il quale, si è lanciato avanti come una furia, ha rotto tre placcaggi e ha schiacciato sull’erba. David Humpreys ha calciato a lato la trasformazione.

A giugno, durante la serie in Nuova Zelanda, nel primo match al Carisbrook di Dunedin, Wood ha dimostrato di sapere usare bene anche il piede. Dopo che Paul O’Connell ha vinto una rimessa laterale, il tallonatore ha ricevuto l’ovale e ha sparato un magnifico calcio di liberazione da 55 metri, con il pallone che è rimbalzato in campo e poi è rotolato in touche, a soli 10 metri dalla linea di meta degli All Blacks.

A causa di un infortunio alla spalla, Wood è stato costretto a rinunciare al Sei Nazioni del 2003. In quel periodo Keith ha perso il fratello Gordon Junior, di 42 anni, a causa di un infarto, è diventato papà di Alexander due giorni dopo, quindi, è morta anche sua madre. Dopo undici mesi di stand-by, il capitano dei verdi è stato rattoppato per condurre la propria nazionale alla Coppa del Mondo in Australia.

Nella gara d’esordio, con la Romania, il tallonatore ha marcato la sua meta internazionale numero quindici. Dopo l’asfaltata alla Namibia, gli uomini allenati da Eddie O’Sullivan hanno vinto con un solo punto di scarto, 16 a 15, la gara decisiva per il passaggio del turno con l’Argentina, ad Adelaide.
Purtroppo, per il terzo mondiale consecutivo, l’Irlanda non è riuscita ad andare oltre i quarti di finale. Questa volta, così come nel 1995, ad eliminare il XV del Trifoglio ci ha pensato la Francia, a Melbourne, con un 43 a 21 che ha visto i Blues marcare quattro mete, contro tre dei verdi, due delle quali di Brian O’Driscoll. A fare la differenza, la maggiore indisciplina dell’Irlanda, che ha permesso a Frédéric Michalak di calciare sei volte dalla piazzola. Dopo il fischio finale, un Keith Wood in lacrime ha detto addio alla nazionale. Per l’Irlanda ha giocato 58 volte, 36 delle quali da capitano.

Lo stesso anno, il trentunenne di Killaloe ha lasciato anche agli Harlequins. La decisione di appendere le scarpe al chiodo è giunta a seguito dei quindici interventi chirurgici subiti nell’arco della carriera, che gli hanno lasciato lesioni croniche a spalla e collo. I medici gli hanno consigliato di smettere se non voleva correre gravi rischi per la salute: “Il cuore è a posto, la testa è posto, è il corpo che ne ha abbastanza.” (Keith Wood). La sua fascia da capitano è passata al braccio di Brian O’Driscoll.

Attualmente, Wood detiene il record mondiale di 15 mete internazionali realizzati da un tallonatore, precedentemente appartenuto a Sean Fitzpatrick.

Keith ha sempre dichiarato di non essere interessato a diventare allenatore: “Non ho il temperamento per fare questo. Sono un uomo molto irritabile.” (Keith Wood). Così, dal suo ritiro, Uncle Fester ha forgiato una carriera nei media come giornalista freelance, sia con la BBC che con il Daily Telegraph. Oltre a questo, l’ex capitano dell’Irlanda lavora nella sua società di pubbliche relazioni, la Touch Wood, e nel settore immobiliare.

Dal 2005 Keith fa parte della International Rugby Hall Of Fame. Nel novembre del 2014, l’ex tallonatore è stato introdotto anche nella International Rugby Board Hall of Fame.

 

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