Keith Jarrett: genio e creatività

(di Roberto Vanazzi)

Solo quando improv­viso sono completamente libero.” (Keith Jarrett, compositore americano)

Keith Jarrett, uno dei più grandi trequarti di sempre, ha avuto il merito alla fine degli anni sessanta di essere tra i primi a dare l’avvio a quella che fino ad oggi è considerata “l’ultima era d’oro del rugby gallese”. Il bello è che per fare ciò gli sono bastate solo dieci presenze con la maglia rossa.

Con il Keith Jarrett pianista e compositore di jazz, il Keith Jarrett del rugby, oltre al nome, ha in comune anche un altro paio di cose: entrambi sapevano improvvisare, uno con i tasti del pianoforte e l’altro con la palla ovale, e entrambi, nei rispettivi settori, sono personaggi fuori dal comune.

Keith Jarrett

Keith Jarrett

Nato il 18 maggio 1948 a Newport, nel Monmouthshire, Keith Stanley Jarrett è esploso sulla scena internazionale il 15 aprile del 1967, quando, a soli 18 anni e undici mesi è diventato uno dei giocatori più giovani a rappresentare il proprio Paese.

Selezionato inizialmente come estremo, ruolo nel quale aveva avuto un po’ di esperienza anche con il suo Newport, nonostante i risultati non fossero stati sempre spettacolari, quel giorno il ragazzo ha giocato senza paura e ha segnato 19 punti nella partita vinta contro l’Inghilterra 34 a 21, eguagliando il record appartenuto a Jack Bancroft sin dal lontano 1910. In quella gara Keith, nonostante con il primo calcio avesse colpito il montante, ha messo a segno 5 trasformazioni e due penalties, accompagnati da un’incredibile meta dopo una lunga cavalcata. Con il Galles che conduceva 19 a 15, il capitano David Watkins ha chiesto a Jarrett di giocare più profondo in difesa. L’inglese Colin McFadyean ha calciato in profondità nella metà campo gallese. Jarrett è andato contro la palla, l’ha raccolta e ha accelerato sulla fascia sinistra, dribblando una serie di difensori prima di lanciarsi sull’erba per appoggiare nell’angolo.

Il debutto del ragazzo è stato talmente impressionante che due mesi più tardi la rivista Rugby World gli ha dedicato una copertina. Ancora oggi sono pochi i tifosi gallesi che hanno dimenticato quel momento.

In seguito, Jarrett ha guadagnato la reputazione di corridore geniale e creativo. Nel 1968 è stato un suo passaggio, anche se in avanti, che ha permesso a Gerald Davies di marcare la meta vincente contro la Scozia (5 a 0), una partita preceduta da un 11 a 11 con l’Inghilterra a Twickenham, dove i calci di Keith sono purtroppo finiti spesso fuori bersaglio.

Quell’anno il trequarti centro ha realizzato con il Newport un record di 30 punti in una gara contro Penarth. Quindi, è stato selezionato per il tour dei British Lions in Sudafrica. Una serie disastrosa per i rossi, conclusasi con tre sconfitte e un pareggio. Jarrett non ha giocato in nessuno dei test match, chiuso nel ruolo di estremo dal capitano Tom Kiernan, e come centro da Jock Turner e Barry Bresnihan.

Il 1969 ha visto sorgere la nuova alba nel rugby gallese. Nel Cinque Nazioni di quell’anno, dopo la vittoria contro la Scozia a Edimburgo per 17 a 3, il Galles ha sconfitto l’Irlanda a Cardiff. In quella sfida Jarrett ha dimostrato la sua genialità quando, a un certo punto, ha avuto la possibilità di calciare un penalty. La difesa irlandese aveva pensato che intendesse andare fra i pali, ma lui ha sorpreso tutti passando l’ovale al pilone Denzil Williams, che ha segnato una meta all’angolo. Anche l’Inghilterra è stata battuta 30 a 9, ma in quella occasione Jarrett non ha giocato ed è stato il giorno di Maurice Richards, il quale ha marcato quattro mete. Purtroppo, la Francia ha negato ai Dragoni un meritato Grande Slam, costringendoli a pareggiare 8 a 8 a Parigi nell’ultima giornata. Jarrett ha finito la stagione con un nuovo record gallese, 31 punti in 4 partite.

kjAl trionfale Cinque Nazioni è seguita una tournée suicida in Nuova Zelanda, dove i gallesi sono stati sconfitti in entrambe le gare, precisamente 33 a 0 e 19 a 12. Jarrett, tutto sommato, ha disputato un buon tour e ha segnato anche una meta nel secondo test match.

Sembrava a questo punto che Keith avesse di fronte un radioso futuro con la nazionale, ma proprio quell’anno, dopo solo 10 presenze, è arrivata la sua ultima partitai: una gara contro l’Australia, a Sydney, il 21 giugno 1969, dove il Galles ha trionfato 19 a 16. Poi, la tentazione per il professionismo e la Rugby League, con il Barrow, è risultata essere troppo forte. Purtroppo, la sua carriera è stata tragicamente interrotta a causa di un’emorragia cerebrale, il che ha significato non avere mai potuto mostrare pienamente il suo enorme potenziale.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.