Jonny Wilkinson: condannato alla perfezione

(di Roberto Vanazzi)

Non mi sento fiducioso se non mi sono preparato correttamente. Piuttosto, rimango ad allenarmi altre due ore, sia con il sole che sotto la pioggia. ” (Jonny Wilkinson)

Lo sguardo fisso ai pali mentre sistema l’ovale sulla piazzola, le mani unite in un unico pugno come in una preghiera, la direzione del vento percepita sulla pelle, i tre passi della rincorsa equilibrati al millimetro, la gamba destra a sorreggere il corpo e il piede sinistro a colpire il pallone. I gesti di Jonny Wilkinson prima di un calcio di punizione sono diventati un autentico simbolo del rugby. Gesti sviscerati, analizzati, anzi, psicoanalizzati, fotogramma per fotogramma. Quel rito è l’apoteosi della continua ricerca della perfezione, che supera di gran lunga il labile confine con il maniacale. Ore e ore trascorse a calciare, con il sole e con la pioggia, a Natale e a Pasqua, sino a notte tarda, per la disperazione di chi lo aspettava a casa, ma anche del custode del campo. Quando aveva cinque anni, ha confidato lo stesso Wilko nella sua biografia, rubava i rotoli di carta igienica alla mamma, li posizionava a terra e si dilettava a calciarli uno a uno tentando di centrare un cestino. E non la smetteva finché tutti non erano finiti a destinazione. E poi c’è Doris, la ragazza immaginaria, seduta dietro i pali con una lattina di Coca Cola, quella che Jonny cerca di fargli saltare di mano senza che lei se ne accorga.

Jonny Wilkinson sarà sempre ricordato come l’uomo che col suo calcio ha fatto entrare l’Inghilterra nell’elenco dei vincitori della Coppa del Mondo di rugby, ma quel momento è solo il punto culminante di una carriera straordinaria. Il ragazzo, infatti, ha battuto tutti i record possibili, compreso quello della sfortuna, per colpa di un incredibile numero d’incidenti. Ogni volta, però, lui è tornato più forte di prima, grazie ad un duro allenamento quotidiano, al limite del maniacale, e alla serietà che lo ha sempre contraddistinto.

Buddhista convinto, Jonny ha sempre odiato i riflettori, e più che un divo ha sempre preferito essere anti-divo. Anche questo, probabilmente, hanno fatto di lui uno dei più grandi rugbisti di tutti i tempi.

Jonny Wilkinson

Jonny Wilkinson

Jonathan Peter Wilkinson è nato il 25 maggio 1979 a Frimley, nel Surrey, a 50 chilometri da Londra. Figlio di un rugbista, già all’età di 4 anni Jonny è stato introdotto nel mondo della palla ovale. A 15 anni, studente presso il Lord Wandsworth College, è stato scelto per giocare con la squadra studentesca che ha affrontato un tour in Australia, dove in cinque incontri ha messo a segno la bellezza di 95 punti. Due anni più tardi la squadra del suo liceo è arrivata alle semifinali di un torneo organizzato dal quotidiano Daily Mail.Nel 1997 Steve Bates, che aveva allenato Jonny al college e da due anni era diventato tecnico dei Newcastle Falcons, ha convinto il suo pupillo a trasferirsi nel club e diventare professionista. Per Wilkinson questo ha significato dire addio agli studi universitari. Nel team in maglia nera il ragazzo ha giocato primo centro, riserva dell’All Black Tuigamala, ma è riuscito comunque a ritagliarsi un po’ di spazio e a ricevere la gioia di conquistare subito la vittoria in campionato.

Ancora diciottenne, Jonny è entrato per la prima volta in campo con la maglia della nazionale inglese. Il giorno era il 4 Aprile 1998, ultimo turno del Cinque Nazioni, il luogo Twickenham, l’avversario l’Irlanda. Il risultato finale è stato di 35 a 17 per i bianchi, che hanno così raggiunto il secondo posto del torneo, dietro la Francia. Per Wilkinson nessun punto, ma è suo il record quale esordiente più giovane di sempre nella nazionale della Rosa.

Il 6 giugno seguente Jonny è partito titolare nella sfida contro l’Australia. I sudditi di sua maestà sono stati però sconfitti dai Wallabies con il punteggio record di 76 a 0. Ancora due settimane e la squadra allenata da Clive Woodward è franata anche sotto i colpi della Nuova Zelanda: 22 a 64.

Nel 1999, dopo essere arrivato a disputare la finale della coppa anglo-gallese con il suo club (la gara è stata persa ai danni dei London Wasps), Jonny ha superato il muro dei 100 punti durante un’amichevole contro il Canada. Poco dopo ha ricevuto la convocazione per partecipare alla Coppa del Mondo. L’esordio è avvenuto contro l’Italia, e il talento di Frimley non si è fatto mancare nulla: una meta, sei trasformazioni e cinque penalties, per un totale di 32 punti.
Nella sfida persa con la Nuova Zelanda il mediano ha realizzato 11 punti (1 trasformazione e 3 punizioni), mentre nella vittoria contro Fiji, negli spareggi per accedere ai quarti di finale, ne ha incamerati 23. Nei quarti l’Inghilterra ha affrontato e perso 21 a 44 contro i campioni in carica del Sudafrica. In quell’occasione Wilko, che ha assistito alla maggior parte della gara dalla panchina per lasciare spazio a Paul Greyson, ha centrato una volta i pali con un penalty.

I bianchi si sono rifatti nel 2000, in quello che è stato il primo Sei Nazioni della storia, vincendo il torneo, ma perdendo la possibilità del Grande Slam a causa della sconfitta contro la Scozia a Murrayfield, l’ultima giornata. Wilkinson, dal canto suo, ha messo nel carniere 80 punti. Memorabile la partita contro la Francia a Parigi, vinta dagli inglesi 15 a 9, nella quale l’apertura ha segnato tutti i punti della sua squadra grazie a 5 penalties.

A giugno Jonny ha fatto ancora meglio. A Bloemfontein, in Sudafrica, ha praticamente sconfitto da solo gli Springboks, segnando tutti i 27 punti dei bianchi (9 penalties), per un risultato finale di 27 a 22.

Nella seconda giornata del Sei Nazioni 2001, contro gli azzurri, Wilkinson ha conquistato un bottino di 35 punti, record personale per un singolo incontro. Per la seconda volta consecutiva il XV della Rosa ha vinto il torneo, ancora senza Slam, a causa della sconfitta subita a Dublino. Più avanti nella stagione per Wilko è arrivata anche la Coppa anglo-gallese con i Falcons, grazie alla vittoria in finale contro gli Harlequins.

Le soddisfazioni, quel’anno, non erano ancora finita per Jonny. L’inesauribile vena offensiva, unita all’inconsueta dote, per un’apertura, di potente placcatore, hanno fatto si che in estate fosse chiamato a indossare la maglia dei British & Irish Lions, allenati da Graham Henry. Nella prima sfida contro l’Australia, a Brisbane, il cecchino inglese ha centrato i pali con 3 trasformazioni e 1 penalty, aiutando i suoi a vincere 29 a 13. Durante il secondo incontro proprio un passaggio scriteriato di Wilkinson è stato intercettato da Roff e ha dato il via alla vittoria dei Wallabies per 35 a 14. Nel terzo, nonostante i rossi abbiano perso nuovamente per 23 a 29, Jonny ha segnato una meta, due trasformazioni e tre piazzati per un totale di 18 punti, eguagliando così il record individuale per un singolo test match dei Leoni.

A novembre, sempre nel 2001, a Twickenham, Jonny si è vendicato degli australiani segnando tutti i 21 punti con cui l’Inghilterra ha vinto la sfida.

Esattamente un anno più tardi, in Inghilterra sono arrivate le tre superpotenze del Tri Nation. In tre week-end consecutivi i bianchi hanno sconfitto la Nuova Zelanda 31 a 28, con 21 punti di Jonny (merito di una meta, un drop, 3 penalties e 2 trasformazioni), l’Australia 32 a 31 (22 punti di Wilko) e, infine, il Sudafrica 53 a 3, dei quali 18 di Jonny.

Nel 2003 gli inglesi hanno finalmente conquistato il Grande Slam, con Wilkinson che ha regalato alla squadra un totale di 81 punti. Nella gara contro l’Italia, data l’indisponibilità di Martin Johnson, l’apertura ha indossato la fascia da capitano. Quell’anno i bianchi erano davvero la squadra da battere. Scesi nell’emisfero sud, hanno sconfitto prima gli All Blacks 15 a 13, grazie a 5 piazzati di Jonny, e poi i Wallabies per 25 a 14, con altri 10 punti del nostro eroe. Più avanti della stagione è stata la Francia a capitolare 45 a 14.

Quello, però, è stato soprattutto l’anno della Coppa del Mondo che si disputava in Australia.
Il XV di Sua Maestà ha esordito con un roboante 84 a 6 rifilato alla Georgia. L’incontro successivo era indubbiamente più impegnativo, perché di fronte c’era il Sudafrica, ma Martin Johnson e compagni sono riusciti a vincere  25 a 6, grazie a 20 punti del mediano d’apertura. Con la qualificazione in tasca, Wilko è stato messo a riposo, per essere poi ributtato in campo nei quarti contro il Galles. Lui ha ripagato la fiducia siglando 23 punti, per un 28 a 17 che ha spinto gli inglesi in semifinale, dove ad attenderli c’era la Francia. Sotto il diluvio Wilkinson ha realizzato ancora una volta l’intero score, 24 punti contro i 15 dei galletti.

È stata però la finale, giocata il 22 novembre al Telstra Stadium di Sydney, contro i padroni di casa, a consegnare Jonny Wilkinson alla leggenda di questo sport. Si è trattato di un incontro combattuto e durissimo, che si è trascinato sino ai tempi supplementari in perfetta parità. Gli 80 minuti regolamentari sono terminati 14 a 14, grazie alle mete di Lote Tuqiri e Jason Robinson, e a due calci a testa di Elton Flatley e Jonny Wilkinson. Nell’extra time ancora due piazzati, uno ciascuno, per arrivare sul 17 a 17. Mentre il cronometro registrava il 99’34” di gioco, a poco meno di 30 secondi dalla lotteria dei calci, dopo un imponente lavoro degli avanti inglesi, Wilkinson ha raccolto la palla a circa 30 metri dai pali avversari e ha sparato un drop perfetto con il piede destro: la palla ha centrato l’acca e l’Inghilterra, con quel 20 a 17, ha conquistato la Coppa del Mondo.

Al ritorno dall’Australia la regina Elisabetta ha insignito Wilkinson dell’Ordine dell’Impero Britannico, mentre le teenager inglesi hanno iniziato a insidiarlo, preferendolo a Beckham. Gli hanno proposto programmi TV, film, pubblicità. Era diventato un eroe. Da quel giorno, però, tanto successo è stato purtroppo controbilanciato dalla sfortuna, sotto forma di infortuni. Wilko si è rotto tutto quello che c’era da rompersi, dai legamenti del ginocchio alla spalla, dal braccio destro al colpo di frusta alla spina dorsale, sino alla lacerazione di un rene: una maledizione che lo ha tenuto lontano dai campi troppo tempo.
Per rivederlo in azione sono dovuti passare 2 anni, in un Lions – Argentina disputato a Cardiff e finito 25 a 25, con 20 punti tutti suoi. Per ammirarlo con la nazionale, invece, ce ne sono voluti più di 3, quando il 3 febbraio 2007 è apparso magicamente contro la Scozia a Twickenham, per il 6 Nazioni. Gli inglesi hanno vinto 42 a 20, e 27 punti portano la sua firma, segnati in tutti i modi possibili: una meta, due trasformazioni, cinque piazzati e un drop.

La settimana seguente, nel match vinto contro l’Italia, con i 15 punti realizzati Jonny è diventato il miglior realizzatore della storia del Cinque e Sei Nazioni, superando il gallese Neil Jenkins.

Siamo arrivati così ad un altro mondiale, quello disputato in Francia nel 2007, il terzo con Wilkinson protagonista.
Dopo l’umiliante 0 a 36 subito dal Sudafrica in avvio, gara nella quale Wilko non era presente, il numero 10 è salito in cattedra e ha trascinato i suoi con una regia sapiente e con i punti del suo piede fatato. Grazie a lui la squadra si è trasformata e ha trovato fiducia. Nei quarti, ancora contro l’Australia, Wilkinson ha segnato tutti i punti per i suoi (12, contro i 10 dei Wallabies) ed è diventato il miglior marcatore della storia dei mondiali: 231, contro i 227 di Gavin Hastings. Contro la Francia, in semifinale, è stato ancora il suo piede a essere decisivo, con un drop al 78° minuto, fotocopia di quello di quattro anni prima, che ha condannato all’eliminazione i padroni di casa.
In finale, contro il Sudafrica, Wilko ha giocato con una caviglia dolorante. Ha segnato due punizioni, diventando così l’unico giocatore a siglare punti in due finali, ma l’Inghilterra non è riuscita nel miracolo e gli Springboks sono usciti vincitori 15 a 6. La sera dopo Jonny, una vita impeccabile, mai un gesto fuori luogo, neppure uno scandalo, amareggiato per la sconfitta si è sbronzato per la prima e unica volta nella sua vita.

Nel 6 Nazioni 2008 Wilko, con i suoi 50 punti, è risultato ancora il best scorer. Contro il Galles ha segnato 14 punti, ma l’Inghilterra ha perso 19 a 26, dopo aver dilapidato il vantaggio di 10 punti che aveva a metà gara. Wilkinson ha poi accumulato 27 punti nelle due successive vittorie contro Italia e Francia. Durante la gara con gli azzurri il ragazzo ha raggiunto il punto numero 1000 della sua carriera in maglia bianca. Contro i francesi, invece, ha realizzato il suo drop numero 29, battendo in quel modo il record internazionale che apparteneva a Hugo Porta.
Una deludente sconfitta contro la Scozia l’8 marzo, però, ha sollevato interrogativi circa l’inclusione di Wilkinson in nazionale, dato l’alto numero di talenti inglesi emergenti nella posizione numero 10, da Toby Flood, che il caso ha voluto nascesse anch’egli a Frimley, a Danny Cipriani. Proprio quest’ultimo ha sostituito Wilkinson nella line-up iniziale per l’ultima partita del torneo contro l’Irlanda. È stata questa la seconda volta nella sua carriera internazionale in cui Wilkinson è rimasto in panchina (la prima è stato durante la Coppa del Mondo 1999, nei quarti di finale contro il Sudafrica). L’alternativa, da quel momento, è stata quella di fare giocare Jonny a primo centro.

Un altro infortunio alla spalla ha fatto saltare a Wilko la partecipazione al tour in Nuova Zelanda, con il nuovo coach Martin Johnson. Subito dopo l’operazione, il giocatore ha esordito in campionato, il 14 settembre 2008, segnando 22 punti al Northampton, tra cui un drop allo scadere da 45 metri. Sembrava a quel punto che Wilkinson fosse tornato quello di un tempo. Purtroppo, una lussazione al ginocchio subita nella sfida contro il Gloucester, il 30 settembre, lo ha nuovamente costretto a stare lontano dal campo per il resto del campionato e per i test autunnali della nazionale.

Nel maggio 2009, dopo 12 anni con i Falcons, è stato confermato che Wilkinson ha firmato un contratto faraonico con il Tolone, team francese di Top 14. Wilko è tornato in nazionale il 7 novembre dello stesso anno a Twickenham, contro l’Australia, dopo un’assenza di 18 mesi. Ha quindi continuato a giocare contro l’Argentina, il 14 novembre, e la Nuova Zelanda il 21 novembre. Queste tre gare le ha disputate nel ruolo di centro.

Altri infortuni lo hanno costretto a perdere i test internazionali nell’autunno 2010, perdendo così punti preziosi in quello che ormai era diventato un testa a testa per essere il principale scorer di tutti i tempi, con l’All Black Daniel Carter,. Tuttavia, Wilkinson si è ripreso il record durante il Sei Nazioni del 2011, dove ha segnato 20 punti. Durante il torneo Jonny è entrato in campo partendo dalla panchina in tutte le cinque partite, ma ha avuto la soddisfazione di vedere la sua squadra arrivare prima. Ha perso ancora una volta il record, questa volta in modo definitivo, nel luglio 2011.

A settembre, sempre del 2011, Jonny ha partecipato al suo quarto mondiale, quello disputato in Nuova Zelanda. L’Inghilterra è arrivata prima a punteggio pieno nel girone che comprendeva anche Argentina e Scozia. Nei quarti di finale, però, è impattata 12 a 19 contro la Francia ed è uscita mestamente di scena. Dal canto suo Wilko ha messo nel proprio carniere un totale di 28 punti.

Il 12 dicembre 2011 Jonny Wilkinson ha annunciato il ritiro dal Rugby internazionale.

Le cifre di questo campione sono stratosferiche. Egli ha totalizzato 91 caps con la nazionale, vincendone 67. Ha totalizzato 1179 punti, suddivisi in 6 mete, 162 trasformazioni, 239 penalties e 36 drop. A questi vanno aggiunti i 67 punti inanellati nelle 6 presenze con i British and Irish Lions, che portano il totale a 1246 (secondo risultato di tutti i tempi, dietro solo a Dan Carter). Con questi 67 punti Wilko è anche il miglior marcatore nella storia dei Lions.

Jonny ha partecipato a 4 edizioni della Coppa del Mondo, arrivando due volte in finale, di cui una vinta. Tanto per cambiare,  è lui il detentore del record di punti realizzati ai mondiali (277). Oltre a questo, Wilkinson ha contribuito a far vincere all’Inghilterra 4 volte il Sei Nazioni, tra cui un Grande Slam. A oggi, con 546 punti, è il secondo marcatore di tutti i tempi del torneo, dietro Ronan O’Gara.

Nella stagione, 2011-2012, il fuoriclasse inglese ha portato il Tolone in finale sia nel campionato francese (sconfitto dal Tolosa) sia in Amlin Cup (ha perso contro il Brive), dove ha segnato un totale di oltre 250 punti.

Nel 2013, finalmente, la consacrazione anche a livello di club. Il 18 maggio, al Landsdown Road di Dublino, il Tolone ha sconfitto nella finale tutta francese il Clermont per 16 a 15 e ha conquistato la sua prima Heineken Cup. 11 i punti di Jonny, che ha giocato con la fascia di capitano, merito di 3 penalties e della trasformazione della meta di Delon Armitage. Da  notare che, sia nei quarti di finale contro i Leicester Tigers (21 a 15) sia in semifinale con i Saracens (24 a 12) il mediano d’apertura ha segnato tutti i punti della sua squadra.

Il giorno seguente Wilkinson è stato nominato miglior giocatore europeo del 2013.

Un paio di settimane più tardi il Tolone era anche in finale di Top 14. L’avversario era il Catres Olympique, una squadra che si è dimostrata più ostica del previsto e che con una gara perfetta ha strappato la vittoria finale. 19 a 14 il risultato, con 9 punti di Wilko per il Tolone.

Il 24 maggio 2014, il giorno prima del suo trentacinquesimo compleanno, con una partita magistrale e 13 punti realizzati, divisi in due penalties, un drop e le due trasformazioni delle mete di Matt Giteu e Juan Smith, Wilkinson è stato l’anima della sua seconda finale di Heineken Cup consecutiva. Al Millenium Stadium, il Tolone ha sconfitto gli inglesi Saracens 23 a 6.

Sette giorni dopo, per assegnare il titolo di Campione di Francia, è andata in scena la stessa finale dell’anno precedente, tra Tolone e Castres. Questa volta i rosso-neri non si sono fatti sorprendere e hanno bissato il trionfo di Heineken Cup con il primato nel Top14. Il top scorer della partita è stato ancora lui, Jonny Wilkinson, che con tre piazzati e il solito drop ha segnato 12 dei 18 punti della sua squadra. Sono stati questi gli ultimi calci di Wilko verso i pali. A quel punto, infatti, dopo una carriera quasi senza precedenti, il ragazzo di Frimley ha appeso le scarpe al chiodo.

Nel 2016 Jonny è stato chiamato da nuovo tecnico della nazionale con la Rosa, l’australiano Eddie Jones, in qualità di consulente per il gioco al piede.

 

 

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