Jon Callard: cinque gare da ricordare

(di Roberto Vanazzi)

La storia del Bath è costellata da trionfi gloriosi, ma Jon Callard è l’architetto del momento più bello di tutti.” (The Bath Chronicles)

L’estremo del Bath Jon Callard ha guadagnato soltanto cinque caps con la nazionale inglese nell’arco di tre stagioni, ma la sua carriera è stata lo stesso estremamente ricca di eventi. Con la sua squadra di club, questo ragazzo ha vinto cinque campionati inglesi, quattro coppe anglo-gallesi e l’Heineken Cup del 1998, quando ha segnato tutti i punti nella finale contro i francesi del Brive.

Jon Callard

Jon Callard

Jonathan Edward Brooks Callard è nato a Leicester, il giorno di capodanno del 1966. Insegnante di educazione fisica preso la Downside School, nel Somerset, ha iniziato a giocare a rugby a cinque anni con il Machen RFC, nel Galles meridionale. Nel 1983 è stato assoldato tra le fila dei Black & Amber di Newport, squadra con la quale è rimasto sino al 1989, l’anno in cui si è trasferito al più quotato Bath RFC. Grazie alla sua abilità e, soprattutto, alla precisione nei calci, i bianco-nero-blu hanno infilato una sequenza di cinque titoli di Premiership in sei stagioni, dal 1991 al 1996, mancando solo il campionato 1994/95, dove si sono classificati secondi a tre punti dal Leicester. Nello stesso periodo il Bath ha trionfato anche quattro volte nella coppa anglo-gallese.

Il 27 novembre 1993 Jon ha debuttato in nazionale a Twickenham, contro la Nuova Zelanda di Sean Fitzpatrick. La sua convocazione è arrivata a seguito del ritiro di un altro estremo di nome Jon, Webb. In quella gara, grazie ai 12 punti guadagnati con il suo piede, il XV della Rosa ha conseguito una  memorabile vittoria per 15 a 9. Per la cronaca, gli altri tre punti inglesi sono frutto di un drop di Rob Andrew.

La seguente partita disputata da Callard è stata contro la Scozia a Murrayfield, il 5 febbraio 1994. Lui è stato di nuovo l’eroe del giorno per avere realizzato l’intero score dei bianchi con cinque penalties, compreso quello negli ultimi istanti della sfida, che ha regalato la vittoria ai suoi per 15 a 14. Jon, però, ha presto imparato che è facile passare dalle stelle alle stalle. Infatti, due settimane più tardi, l’Inghilterra è uscita sconfitta 12 a 13 da un match con l’Irlanda, una gara dove l’estremo ha realizzato quattro piazzati, ma ne ha sbagliati altrettanti. A quel punto, in maniera piuttosto precoce, il suo nome è stato immediatamente dimenticato.

Nell’estate del 1994 Jonathan si è recato in Sudafrica con la nazionale, ma è stato escluso a favore di Paul Hull in entrambi i test match. Tuttavia, la sua fotografia è apparsa su tutti i giornali quando è stato colpito duro dal giocatore di Eastern Province Elandre van der Bergh, a Port Elizabeth.

Callard è tornato nel Paese Arcobaleno l’anno successivo per la terza edizione della Coppa del Mondo, ma ha fatto solo una fugace apparizione nella sfida contro Samoa nella fase a gironi. In quella occasione l’estremo di Leicester ha disputato una partita da ricordare, nella quale ha realizzato 21 dei 44 punti con cui l’Inghilterra ha prima rimontato e quindi sconfitto la squadra di Mike Umaga, fratello del più famoso Tana. Con Mike Catt ormai pienamente affermato nel ruolo di fullback, Jon non ha svolto più alcuna parte nel torneo.

L’estremo ha giocato solo un’altra volta per il suo Paese, un test match contro il Sudafrica a Twickenham, il 18 novembre dello stesso anno, una sfida persa 14 a 24 nella quale Jon ha realizzato tre calci di punizione. A quel punto Jon ha detto addio alla maglia con la rosa dei Lancaster.

In nazionale Jon Callard ha messo a segno 69 punti in 5 tests, corrispondenti ad una media di 13,8 a partita. Da notare anche che, tra il 1994 e il 1997, il trequarti del Bath ha giocato sei volte per i Barbarians.

Il ragazzo ha continuato l’attività ovale per il Bath, diventandone l’eroe incontrastato nel momento in cui ha segnato tutti i punti nella finale di Heineken Cup del 1998, vinta per un solo punto con il Brive. Callard ha realizzato quattro penalties, una meta e la trasformazione della stessa.

Gli uomini capitanati da Phil De Glanville sembravano avere poche possibilità di diventare i primi britannici a vincere la coppa. Il loro destino, in un opprimente pomeriggio del 31 gennaio del 1998, era quello di affrontare i campioni in carica del Club Athlétique Brive Corrèze Limousin, meglio noto come Brive, sul neutro, ma solo in apparenza, Stade Lescure di Bordeaux. Non erano, però, solo il luogo della sfida e la folla tutta di parte a giocare in loro sfavore. La stagione in corso era a dir poco turbolenta sulle rive del fiume Avon. Una sconfitta record contro i Saracens, Andy Robinson, appena passato da leggenda del Bath ad allenatore degli stessi, insultato al Rec, un documentario televisivo che ha mostrato una squadra che lottava per venire a patti con le esigenze del professionismo, la piccola questione dell’incidente di un morso all’orecchio di un avversario durante il pareggio contro i London Scottish, l’incertezza sul futuro: tutto ciò aveva trasformato il club d’elite più stabile della terra in uno costruito sulle sabbie mobili. Nonostante questo, però, la squadra del Somerset era arrivata alla finale con un cammino convincente, avendo vinto la semifinale con il Pau senza fatica. Nella prima fase Bath e Brive erano schierati nello stesso girone e avevano ottenuto una vittoria a testa, anche se, alla fine, sono stati gli inglesi a terminare in prima posizione. La squadra era solida, l’unico dubbio era proprio Jon Callard, pressato nel ruolo di estremo dal ventunenne Matt Perry, che aveva rubato la sua posizione come prima scelta a livello di club e aveva anche fatto un debutto sensazionale per l’Inghilterra due mesi prima. E poi c’era Mike Catt, il quale, però, aveva sbagliato un po’ troppi calci contro Richmond la settimana precedente la finale. Per questo motivo, e per portare più esperienza, Robinson ha scelto di schierare con la maglia numero 15 il suo vecchio compagno di squadra Jon Callard.

La partita è iniziata in mezzo ad un frastuono impressionante, con i 6000 tifosi del Bath che tentavano inutilmente di farsi sentire tra quelli francesi, che erano sei volte tanto. Tra la sorpresa di tutti, il Brive, i cui trequarti avevano così brillato l’anno prima nella finale di Cardiff contro Leicester, ha invece cercato di vincere la finale con la forza degli avanti. L’allenatore francese Laurent Seigne, ex pilone della nazionale, voleva dimostrare che la sua squadra avrebbe potuto vincere in entrambi i modi.
Christophe Lamaison, che da lì a poco avrebbe spinto a suon di calci la Francia verso il Grande Slam, ha portato avanti i suoi con tre piazzati. Callard ha risposto poco dopo con due dei suoi e la gara è degenerata in un braccio di ferro tra i due calciatori. Lamaison ha avuto l’ultima parola nei primi 40 minuti, con il suo quinto calcio da tre punti che ha portato i bianco-neri al riposo sul 15 a 6.
Il punto cruciale della partita è arrivato al decimo minuto del secondo tempo, quando Bath ha dovuto resistere con un gigantesco sbarramento difensivo alla pressione francese, che ha coinvolto ben sette consecutive mischie a cinque metri dalla loro linea. Come spesso accade, da una probabile meta subita si è passati ad una marcata. Attorno all’ora di gioco, da una mischia a pochi passi dalla linea bianca del Brive, il terza linea centro statunitense Dan Lyle ha raccolto l’ovale ed è partito con una corsa laterale. Il mediano di mischia scozzese Andy Nicol era lì in sostegno, ha passato a Jeremy Guscott il quale, anziché sfondare, ha aperto alla sua destra per Callard. L’estremo non ha dovuto fare altro che varcare la linea avversaria. Lo stesso Jon ha convertito e il  Bath si è portato a due punti dai rivali. Alain Penaud, con un drop da 40 metri, ha ridato ai suoi un vantaggio di cinque punti, ma ancora Callard, due minuti dopo, ha colpito con un penalty. Il risultato adesso era di 18 a 16 per i francesi.
Mentre Callard stava guadagnando fiducia, Lamaison cominciava a mostrare segni di vulnerabilità. A cinque minuti dalla fine l’apertura del Brive ha avuto la possibilità di mettere la vittoria al sicuro, ma ha sbagliato il calcio di punizione. Nel finale la tensione era insopportabile. Il trequarti ala del Bath Adedayo Adebayo, che ha tentato un up & under, è stato fermato in maniera irregolare da Yvan Manhes. L’arbitro scozzese ha concesso un penalty, con i giocatori del Brive che si sono lamentati invano che la collisione era stata accidentale. Accompagnato dai fischi, Callard ha posizionato a terra l’ovale con calma, l’ha calciato e l’ha guardato passare attraverso i pali. Per la prima e unica volta nel match gli inglesi erano in vantaggio.
Nell’azione successiva Lamaison ha avuto la possibilità di afferrare di nuovo la vittoria con un penalty, assegnato per un’entrata laterale in una maul, ma la pressione era troppa e ha sbagliato clamorosamente. A quel punto, però, l’arbitro ha assegnato una mischia ai francesi a cinque metri per un fallo di Nicol. La palla tallonata è arrivata tra le mani di Lamaison che ha tentato un drop di fronte ai pali. L’ovale è uscito di lato per un soffio e la partita è finita. Sul tabellone luminoso campeggiava “Bath 19 – Brive 18”. Jon Callard era diventato un’icona del rugby inglese e a quel punto ha potuto ritirarsi in bellezza dalle scene, dopo avere collezionato 2087 punti in 210 partite con il club del Somerset.

Nell’agosto del 1998, dopo il ritiro dal rugby giocato, Jon è stato nominato assistente allenatore di Andy Robinson al Bath, per poi diventare capo allenatore dello stesso club un paio di stagioni più tardi.

Nel 2002 Callard è diventato assistente di Phil Davies al Leeds Carnegie (che all’epoca erano conosciuti come Leeds Tykes). Lo stesso anno, è stato nominato allenatore della Under 21 inglese.

Tre anni dopo, in estate, l’ex estremo si è unito alla Rugby Football Union National Academy e poi, in vista della Coppa del Mondo del 2007, è stato assunto come Kicking Coach della nazionale.

Nel 2013 Jon Callard è diventato head coach degli England Saxons, la seconda squadra nazionale inglese.

Nel 2015, da allenatore della nazionale Under 20, Jon ha portato i suoi ragazzi alla finale della Coppa del Mondo di categoria, persa contro i pari età neozelandesi.

 

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