John Rutheford: il vento delle Highlands

(di Roberto Vanazzi)

“Un tratto di noi scozzesi è quello di non realizzare mai quanto siamo bravi.” (John Rutheford)

Il mediano d’apertura scozzese John Rutheford è stato un atleta dalle grandi qualità tecniche e dotato di un notevole acume tattico; era elegante nei movimenti, molto veloce, sapeva calciare da distanze prodigiose ed era invincibile nell’uno contro uno. Insomma, all’apice della sua carriera era considerato il miglior numero 10 al mondo. Paragonato a Butch Cassidy a causa dei baffi, Rud ha totalizzato 42 caps per la Scozia tra il 1979 e il 1987, risultando determinante nella conquista del Grande Slam del 1984.

John Rutheford

John Rutheford

John Young Rutherford è nato il 4 ottobre 1955 a Selkirk, cittadina situata nell’area amministrativa dei Borders. Il suo primo amore è stato il calcio, una passione tramandata dal padre Bill, tifoso del Glasgow. Ex-Royal Marine, Bill si era trasferito a Selkirk dopo la seconda guerra mondiale, chiamato da un suo cugino per lavorare in una delle tante fabbriche tessili della città. Poi, quando il cugino ha sposato la figlia di un contadino, lui si è accasato a sua volta con la sorella gemella Helen.

La passione per il calcio, però, è durata poco nel piccolo John, il quale ha conosciuto il rugby ed è entrato a far parte del Selkirk RFC: “Ogni speranza che il vecchio aveva nutrito di vedere almeno uno dei suoi figli diventare calciatore è stata resa vana dall’ortodossia locale per il rugby. Tanto vale unirsi a loro, ho pensato, così sono diventato un uomo del Selkirk.” (John Rutheford)
Nel club giocavano anche i suoi fratelli, il maggiore James e il minore Bill junior, entrambi nel ruolo di trequarti ala, ed è capitato spesso che i tre Ruddie Brothers fossero schierati in campo contemporaneamente. John era mediano d’apertura e il suo idolo era il grande Barry John. Lo stesso Rutheford racconta del giorno in cui ha incontrato la leggenda del rugby gallese: “È stato in un hotel a Cardiff. Lui mi ha dato un colpetto sulla spalla. Il grande John! Mi sento un po’ in imbarazzo nel dire questo, ma mi sono alzato e mi sono inchinato davanti a lui. Deve aver pensato – Che pazzo!”.

Gli scontri tra il Selkirk e il Gala erano come la Terza Guerra Mondiale e finivano spesso in rissa. Un giorno Bill Rutheford è finito per accapigliarsi con un giovane Peter Dods. I due erano a terra aggrovigliati e se le davano di santa ragione, proprio sotto le tribune con i tifosi del Gala, che erano in subbuglio. Il giudice di linea ha tentato inutilmente di dividere i due, ma senza successo, finché ha trovato l’unico modo possibile; quello di colpirli entrambi in testa con la bandierina.

Bill non è mai arrivato a giocare per la nazionale scozzese, in quanto, secondo il fratello, era troppo svogliato. John, invece, vi ha giocato la prima volta il 20 gennaio 1979, in una partita del Cinque Nazioni contro il Galles a Murrayfield, con tutta la famiglia a fare il tifo per lui. La Scozia guidata da Nairn McEwan, però, ha perso con il punteggio di 13 a 19.
Il 3 febbraio seguente Rutheford è sceso in campo a Twickenham, dove ha realizzato la sua prima meta internazionale. Con l’Inghilterra avanti 7 a 0, l’apertura ha schiacciato l’ovale che Andy Irvine, dopo una lunga fuga sulla fascia, aveva calciata dentro l’area. Lo stesso Irvine ha in seguito realizzato un penalty e alla fine la sfida è terminata con un prestigioso pareggio per 7 a 7.
La Scozia ha pareggiato anche la successiva sfida casalinga con l’Irlanda 11 a 11, per poi perdere 17 a 21 a Parigi l’ultima giornata, risultato questo che ha consegnato agli uomini capitanati da Ian McGeechan il Cucchiaio di Legno.

Tra marzo e aprile Mike ha indossato tre volte la maglia bianco-nera dei Barbarians, per sfidare East Midlands, Cardiff e Swansea. I Baa-baas hanno perso con le prime due, per poi sconfiggere i Black & Ambers 31 a 28.

Il 10 novembre, sempre del 1979, Ruddie è sceso in campo con la propria nazionale in un match contro la Nuova Zelanda di Graham Mourie. La gara, che ha visto l’addio al rugby del leggendario pilone Ian “Mighty Mouse” McLauchlan, è terminata 20 a 6 in favore degli ospiti.

John ha disputato tre partite del Cinque Nazioni 1980, saltando solo la sfida con il Galles. Agli ordini del nuovo coach Jim Telfer, l’uomo che avrebbe inculcato un cambio di mentalità a tutto il movimento ed elevato la qualità del rugby scozzese attraverso l’allargamento della base e la coltivazione di nuovi talenti, l’apertura ha realizzato due mete: una alla Francia e una all’Inghilterra di Bill Beaumont, entrambe nel tempio di Murrayfield. La Scozia, però, ha terminato il torneo di nuovo all’ultimo posto, con all’attivo soltanto la vittoria sui Blues.

La stagione seguente Rutheford ha iniziato il torneo con un’altra marcatura ai danni della Francia al Parco dei Principi, per poi realizzare un drop a Edimburgo contro l’Irlanda. Quell’anno ha visto la nazionale di Telfer vincere le due sfide casalinghe, contro Galles e Irlanda, e perdere quelle in trasferta.

In primavera la Scozia si è recata in tournée in Nuova Zelanda, dove ha vinto cinque gare e perso gli altri tre, tra cui entrambi i test match con gli All Blacks. Il mediano ha disputato entrambi i test senza realizzare punti, ma ha centrato l’acca con un drop il 19 dicembre successivo a Murrayfield, quando gli Highlanders hanno affrontato e sconfitto l’Australia dei fratelli Ella con il risultato di 24 a 15.

Il 1981 è anche l’anno in cui il Selkirk ha vinto il campionato di seconda divisione ed è approdato nella massima serie.

Nel 1982 Rutheford ha realizzato punti in ogni partita del Cinque Nazioni, con la Scozia la quale, dopo anni di pessimi risultati, ha iniziato finalmente a mostrare un buon gioco grazie alle nozioni impartite da Jim Telfer.
Gli Highlanders hanno esordito nel torneo pareggiando 9 a 9 con l’Inghilterra a Murrayfield, dove Rud che ha contribuito realizzando tre punti grazie ad un calcio di rimbalzo.
La seconda giornata John è andato a schiacciare l’ovale oltre la linea di meta dell’Irlanda, ma gli scozzesi sono usciti dal Lansdowne Road sconfitti con il punteggio palindromo di 12 a 21.
Un paio di settimane più tardi l’apertura ha marcato un’altra meta, questa volta alla Francia, battuta sull’erba della capitale scozzese per 16 a 7.
L’ultima giornata ha visto i ragazzi in maglia blu espugnare l’Arms Park con il risultato di 34 a 18. Era dal 3 febbraio 1962 che non accadeva. La nazionale del Cardo quel giorno ha marcato cinque mete, mentre John ha realizzato ancora un drop, portando così a quota 14 i punti personali nell’arco del torneo.

A giugno la squadra di Jim Telfer è partita per un tour in Australia, dove ha disputato sette partite infrasettimanali più due test match con i Wallabies. Nel primo di questi, il 4 luglio a Brisbane, la Scozia ha ottenuto una storica vittoria per 12 a 7. Purtroppo, gli Highlanders sono stati travolti 9 a 33 nel secondo test a Sydney una settimana più tardi.

Nel 1983 la Scozia, anche se con margini ristretti, ha perso le prime tre partite del Cinque Nazioni. Rutheford non era presente in nessuna di queste a causa di un infortunio che lo aveva tenuto lontano dai campi per otto mesi, ma è rientrato il 5 marzo, giusto in tempo per giocare la sfida dell’ultima giornata a Twickenham.
Quel giorno la Scozia doveva perdere, lo dicevano tutti. Arrivava da due sconfitte interne con Irlanda e Galles e dalla batosta di Parigi. Gli inglesi, a dire il vero, non erano messi meglio. Avevano pareggiato con il Galles e poi perso le altre sfide, ma giocavano in casa e questo significava molto. Una lotta per l’ultimo posto quindi, con i bianchi avvantaggiati dal mito del loro stadio e dal suo pubblico rumoroso. Gli uomini del Cardo avevano sostituito il loro capitano Roy Laidlaw con il pilone Jim Aitken e possedevano una buona mischia, con la prima linea formata dallo stesso Aitken, da Colin Deans e da Iain Milne. I trequarti non erano i più forti del mondo, ma era tutta gente onesta, che giocava il suo rugby con impegno. L’orchestra, come detto, era diretta dal rientrante John e dal mediano di mischia Roy Laidlaw.
L’Inghilterra ha fatto del suo meglio nei primi 20 minuti, poi è uscita la Scozia, che da quel momento ha creduto veramente alla possibilità di vincere. Due mete; di Laidlaw, il quale dopo avere smesso la fascia da capitano sembrava alleggerito da un peso, e del seconda linea Tom Smith, ex giocatore di basket al suo debutto internazionale. Quindi, una sfida di piazzati tra i due estremi, l’inglese Dusty Hare e lo scozzese Peter Dods, che ne hanno segnati tre a testa. Per finire, un gioiello ciascuno sotto forma di drop di Ketih Robertson e John Horton. Il risultato è stato di 22 a 12 per la Scozia, la prima vittoria sugli Auld Enemy dal 1976 e la prima a Londra dal 1971. Sopra il Vallo di Adriano, a quel punto, è esplosa la festa, ma da allora la nazionale scozzese non ha più trionfato a Twickenham.

Il 23 marzo, terminato il torneo, la Scozia ha affrontato a Edimburgo i Barbarians. Rutheford ha realizzato una meta, ma è stato il club ad inviti che alla fine è uscito dal campo vincitore per 26 a 13.

In primavera John è stato inserito dallo stesso Jim Telfer nella squadra dei British & Irish Lions che ha effettuato un tour in Nuova Zelanda e che comprendeva otto scozzesi.
Il mediano del Selkirk ha disputato uno solo dei quattro test match, il terzo a Dunedin, schierato nel ruolo di trequarti centro in quanto apertura titolare era l’irlandese Ollie Campbell. John ha marcato una delle due mete per i suoi (l’altra è opera dal conterraneo Roger Baird) ma gli All Blacks, che già avevano vinto i primi due incontri, anche questa volta si sono imposti 15 a 8. Con la sconfitta pure nell’ultimo incontro, gli uomini in maglia rossa hanno subito un pesante passivo di 4 a 0 nella serie.

Il 12 novembre, sempre del 1983, gli scozzesi presenti al tour si sono vendicati degli All Blacks costringendoli al pareggio per 12 a 12 tra le mura di Murrayfield. C’è da dire che i neozelandesi hanno lasciato in patria molti titolari, fra i quali tutta la prima e la seconda linea e il mediano di mischia David Loveridge, e si sono presentati in Gran Bretagna con 13 i giocatori esordienti.
Rutheford aveva incontrato gli stessi All Blacks anche il precedente 29 ottobre, schierato tra le fila di South Scotland. La sfida era terminata con il punteggio di 30 a 9 in favore degli ospiti, dopo che la rappresentativa del Sud della Scozia aveva chiuso il primo tempo in vantaggio 9 a 8.

Se la gente delle Highlands aveva festeggiato per la vittoria in Inghilterra nel 1983, nella stagione seguente la festa è stata ancora più grande, perché la loro nazionale di rugby ha conquistato il Grande Slam. Per trovare l’ultimo Cinque Nazioni vinto dalla Scozia bisognava tornare indietro al lontano 1938. Per il Grande Slam, invece, c’era da viaggiare nel tempo sino al 1925: alla preistoria del campionato.
Nel 1984, però, la squadra guidata dai due Jim, Telfer dalla panchina e Aitken dal campo con la fascia di capitano, ha saputo sbaragliare tutti gli avversari con un gioco brioso e arcigno: brioso con i trequarti e arcigno con gli uomini di mischia. Tra le stelle del team c’erano Jim Clader e David Leslie, due terze linee che fornivano un’ottima piattaforma per le magie della mediana formata da Rutheford e Roy Laidlaw. C’era John Beattie, anche se il flanker ha disputato solo una partita del torneo a causa di un infortunio alla rotula. E poi c’era  Peter Dods, l’estremo dal piede caldo, capace di realizzare 50 punti tutti decisivi.

La prima partita è andata in scena il 21 gennaio all’Arms Park di Cardiff. La Scozia ha vinto 15 a 9 grazie alle mete di Iain Paxton, con un difficile passaggio di Rutheford sotto pressione, e dello skipper Jim Aitken, oltre ad un piazzato di Dods: “La meta di Jim Aitken era esattamente ad un metro dalla linea della line-out, ma è stata molto importante. Probabilmente la più importante che lui abbia mai realizzato.” (John Rutheford).
Il 4 febbraio gli uomini di Telfer hanno giocato a Murrayfield la sfida numero 100 con i “cugini” inglesi, infliggendo loro un pesante 18 a 6 e conquistando così la Calcutta Cup per il secondo anno consecutivo. Ancora due mete, stavolta ad opera di David Johnstone e di Euan Kennedy, con Dods che le ha trasformate entrambe e vi ha aggiunto sul conto anche due penalties. Dalla parte della Rosa sono arrivati solo due calci di Dusty Hare: “David Johnston era stato un calciatore professionista. Quando ha lasciato la scuola ha giocato un paio di stagioni con gli Hearts. Così, ha calciato la palla e si è avventato su di essa, ha dribblato gli avanti e ha battuto Clive Woodward per andare a schiacciare. Non è stata affatto una meta facile, ma lui l’ha fatta sembrare facile.” (John Rutheford).
Nella seconda decisiva meta il mediano d’apertura del Selkirk ha visto il pallone schizzare davanti a lui e rimbalzare pericolosamente tra le gambe degli inglesi. Imperturbabile, John si è chinato, ha estratto l’ovale e l’ha ceduta a Euan Kennedy che è andato a depositarlo sull’erba.
Il 3 marzo il XV del Cardo ha conquistato a Dublino una Triple Crown che mancava dal 1938. A Lansdowne Road gli scozzesi sono andati oltre la linea proibita sei volte, due con Roy Laidlaw e poi con Keith Robertson, con Peter Dods e con una meta tecnica. L’estremo ha segnato anche due piazzati e tre trasformazioni e la sfida è terminata sul punteggio di 32 a 9 per gli uomini delle Highlands: “La conquista della Triple Crown per la Scozia è stato un evento davvero speciale. C’è stato un massiccio sostegno di tifosi a Dublino. Centinaia di loro si erano radunati presso il nostro hotel per congratularsi: erano nel foyer e sulle scale ad applaudire la squadra e darci pacche sulle spalle. È stato semplicemente fantastico per il rugby scozzese.” (John Rutheford)
Mancava solo un incontro ed è stato giocato il 17 marzo a Edimburgo con la Francia, squadra anch’essa a punteggio pieno in lizza per conquistare il titolo e lo Slam. È stata questa la giornata di Peter Dods, il quale ha centrato l’acca con cinque piazzati e con la trasformazione della meta allo scadere di Jim Calder, che ha concesso ai suoi la vittoria per 21 a 12. Questo ha significato per gli scozzesi il secondo Grande Slam della loro storia: “Mi ricordo che Jim Telfer ha detto alla squadra che le prime tre partite erano piuttosto facili, ma questa sarebbe stata dura, di un livello completamente diverso. Il team francese è stato eccezionale; Didier Codorniou e Philippe Sella al centro erano di una classe mondiale.” (John Rutheford).

Per alcuni di questi giocatori la magica stagione 1984 è stata il canto del cigno, a iniziare dal capitano Jim Aitken. La fine di un’epoca, però, ha aiutato ad accenderne un’altra, con nomi nuovi che si sono affacciati alla ribalta e che avrebbero trovato il loro zenit nel 1990, quando la Scozia avrebbe conquistato ancora il Grande Slam. Gente del calibro dei fratelli Scott e Gavin Hastings, di David Sole e di John Jeffrey. Il trent’enne Rutheford è stato uno dei giocatori della vecchia guardia che ha proseguito le attività. La nazionale del cardo, però, ha pagato il cambio generazionale e la stagione successiva al Grande Slam si è conclusa in whitewash. Quattro sconfitte su quattro, che sono costate il posto a Jim Telfer, mentre l’apertura del Selkirk ha realizzato sei punti al Galles grazie a due calci di rimbalzo.

Il 26 maggio 1985 John ha indossato per l’ottava volta la maglia dei Barbarians. Quel giorno è stata sfidata la nazionale italiana al Flaminio, l’unico match giocato dal club ad inviti in Italia. I bianco-neri hanno vinto 23 a 15.

Nel 1986 la Scozia allenata da Derrick Grant ha vinto di nuovo il Cinque Nazione, anche se senza lo Slam e a pari merito con la Francia di Serge Blanco. Tre vittorie e una sola sconfitta, patita a Cardiff, con la gioia per gli Highlanders di avere rifilato all’Inghilterra una delle peggiori sconfitte nella storia della Calcutta Cup. La sfida è terminata 33 a 6, con Rutheford che ha contribuito segnando la sua ottava e ultima meta internazionale, realizzata dopo una grande finta con passo laterale che ha sbilanciato quattro avversari.

Il 16 aprile dello stesso anno John ha disputato a Cardiff una sfida nella squadra dei British & Irish Lions allenati da Mick Doyle contro il Rest of the World XV, durante la celebrazione del centenario dell’IRB. Ruddie ha giocato i coppia con il mediano di mischia gallese Robert Jones, ma il tempo inclemente non ha reso facile il compito ai due fuoriclasse. Alla fine il Resto del Mondo, team con prevalenza di atleti, australiani e neozelandesi, oltre ad un sudafricano e un paio di francesi, ha sconfitto i Leoni 15 a 7.

La stagione seguente la Scozia ha vinto le due partite interne per poi perdere quelle in trasferta, con Rud che ha realizzato tre drop: un paio all’Irlanda e uno al Galles, tutti sull’erba amica di Murrayfield, portando così a dodici il suo bottino nel difficile gesto tecnico del calcio di rimbalzo.

Poi, in primavera, il mediano d’apertura è partito alla volta della Nuova Zelanda per disputare la prima edizione della Coppa del Mondo.

Purtroppo, durante una gara non ufficiale contro Bermuda in preparazione del mondiale, Rutheford si è infortunato al ginocchio. Il giocatore, pertanto, non è durato a lungo nella gara di apertura del torneo contro la Francia, il 23 maggio 1987. A causa del riacutizzarsi dell’infortunio nelle prime fasi del match, John è stato costretto a lasciare la competizione.

Rutheford ha disputato in tutto 42 sfide per la propria nazionale, 35 delle quali in coppia con il mediano di mischia del Jed-Forest Rugby Football Club, Roy Laidlaw. I due si capivano alla perfezione, tant’è che qualcuno ha pensato che comunicassero telepaticamente: “Be’, una o due somiglianze tra noi c’erano. Entrambi abbiamo avuto un genitore di Glasgow che si è trasferito nei Borders. Quando abbiamo avuto entrambi i nostri due figli, Roy mi ha telefonato per dire che la moglie Joy era incinta e due giorni dopo abbiamo scoperto che anche Alison lo era. È stato meraviglioso arrivare a giocare a rugby con un grande amico, uno che veramente sapeva come vincere le partite; siamo ancora molto vicini e parliamo tra di noi ogni settimana.” (John Rutheford)

Nel 1999 Rud si è occupato dei trequarti della nazionale scozzese, quando i ragazzi hanno prodotto alcuni dei passaggi più affascinanti nella storia della nazionale, tra cui cinque mete nello spazio di 20 minuti allo Stade de France che hanno portato oltre il Vallo di Adriano l’ultimo titolo del Cinque Nazioni.

Rutherford ha continuato a lavorare anche nel settore finanziario ed è attualmente il direttore della Fondazione Bill McLaren assieme a Andy Irvine.

 

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