John Pullin: il re della mischia

(di Roberto Vanazzi)

JPR Williams ha passato la palla a me e io l’ho data a John Dawes. Ho avuto un po’ di spazio, ma, ad essere onesti, se ne avessi avuto un po’ di più avrei lanciato la palla direttamente in touche.” (John Pullin, sulla meta di Gareth Edwards per i Barbarians, nel 1973)

Il tallonatore del Bristol John Pullin ha giocato 42 volte in nazionale tra il 1966 e il 1975, ovvero in quello che può essere definito il periodo più buio del rugby inglese. Eppure, egli è riuscito a costruirsi ugualmente una brillante carriera. Il contadino di West Country ha sopperito a una relativa mancanza di fisico con una forza enorme e una ricerca della perfezione nell’arte della mischia e del gioco degli avanti, che ne hanno fatto uno dei tallonatori tecnicamente più abili del suo tempo.

John Pullin

John Pullin

Nato ad Aust, nel Gloucestershire, l’1 novembre 1941, John Vivian Pullin ha studiato presso la Thornbury Grammar School e presso il Royal Agricultural College di Cirencester. Con la palla ovale si è dato subito da fare e, giovanissimo, è entrato a far parte dei Bristol Saracens, dove ha giocato nel ruolo di pilone.

Dopo quattro stagioni John ha partecipato a un trial presso il Memorial Ground ed è entrato nella prima squadra di Bristol. Il suo debutto, a vent’anni, è stato un vero e proprio battesimo del fuoco. Ha giocato da tallonatore contro Newport, nel settembre 1961, dove il suo avversario era Bryn Meredith, forte numero 2 della nazionale gallese e dei British & Irish Lions. John è sopravvissuto a quell’esperienza, Bristol ha vinto e lui ha giocato le seguenti 14 partite.

Allora il tallonatore titolare del Bristol era John Thorne. Pullin l’ha sostituito quando questi è apparso per l’Inghilterra nel 1963 e l’allenatore, non sapendo poi chi scegliere tra i due, a un certo punto li ha fatti giocare entrambi: Pullin con il numero 2 e Thorne pilone, ruolo nel quale si è rivelato molto capace. L’esperto David Hazell ha aiutato John a sviluppare la sua tecnica, in particolare lo scrummaging. Il ragazzo era immensamente forte, una forza naturale che gli derivava dal lavoro di allevatore. Tale era la potenza della sua presa in mischia che i suoi piloni sono spesso usciti dal campo con contusioni alle costole, la dove lui si era legato. Uomo tranquillo e coscienzioso, John era molto in forma grazie proprio al lavoro nella fattoria di famiglia, all’ombra del ponte Severn, un ponte che collega l’Inghilterra al Galles e che John percorreva correndo tutti i giorni per allenarsi.

Nell’autunno del 1965 Pullin è stato selezionato per il Gloucestershire e poi, il 15 gennaio dell’anno seguente, ha debuttato in nazionale, subendo una sconfitta per 6 a 11 contro il Galles. Il suo rapido arrivo nella squadra inglese è stato però seguito da un’esclusione altrettanto veloce, che lo ha costretto ad attendere due anni prima di guadagnare il secondo cap, ancora contro il Galles. Questa volta l’Inghilterra è riuscita a pareggiare 11 a 11, ma dopo aver segnato due mete ed essere stata in vantaggio 11 a 3, i tifosi si aspettavano una vittoria.

Pullin ha giocato quindi in tutte le rimanenti partite di quella stagione, con l’Inghilterra che ha pareggiato in casa con l’Irlanda, perso con la Francia a Colombes e vinto a Murrayfield.

A quel punto John è stato convocato per il tour dei British Lions in Sudafrica. John è rimasto in panchina nel primo test a causa di un infortunio, con i britannici che hanno rimediato una sconfitta per 20 a 25, ed è entrato in campo per il secondo, terminato con un pareggio 6 a 6. Il tallonatore ha poi giocato anche nella terza e quarta prova, entrambe perse con margini ristretti. Qualcuno però, ha affermato che John si è trovato sempre in condizioni di svantaggio nelle mischie a causa di un arbitraggio piuttosto “casalingo”. Nel terzo match è stato addirittura colpito da un pugno che ho lasciato a terra incosciente.

Nel 1969 l’Inghilterra ha goduto di un buon inizio di Cinque Nazioni, perdendo soltanto 15 a 17 a Dublino e sconfiggendo la Francia e la Scozia. Tuttavia, essi sono stati asfaltati 30 a 9 nell’ultima partita da una squadra gallese che era in marcia verso la Triple Crown e il campionato.

Più avanti nell’anno John ha ottenuto prima la consolazione di partecipare a un tour in Sudafrica con i Barbarians, quindi di essere parte della squadra inglese che ha battuto sempre gli Springboks 11 a 8 a Twickenham, partita quest’ultima nella quale il tallonatore ha segnato la sua unica meta a livello internazionale.

In seguito Pullin ha disputato tutte e quattro le partite del Cinque Nazioni del 1970, ma quella è stata una stagione davvero povera per l’Inghilterra, che ha accumulato una sola vittoria, contro l’Irlanda a Twickenham, ed ha chiuso con una secca sconfitta per 13 a 35 per mano della Francia a Parigi.

Il 1971 è stato l’anno del centenario della RFUe l’Inghilterra ancora una volta ha lottato duramente per essere competitiva. I suoi unici punti sono arrivati grazie ad un pareggio 14 a 14 con la Francia e da una vittoria in Irlanda per 9 a 6.

Durante le celebrazioni del centenario, invece, l’Inghilterra ha perso 6 a 26 contro la Scozia e 11 a 28 con il President XV, un team che comprendeva i migliori giocatori francesi e dell’emisfero sud.

Quella stagione Pullin è stato molto più felice di giocare ancora per i Lions in Nuova Zelanda. Egli è sceso in campo in tutte e quattro le partite, in quella che poi si sarebbe rivelata una serie storica, vinta dai rossi 2 a 1. Dopo le prime due prove, vinta una per ciascuno dai leoni e dagli All Blacks, i Lions hanno trionfato nella terza 13 a 3 e pareggiato quella finale 14 a 14, grazie ad una meta dell’inglese Peter Dixon. Durante quel tour John ha giocato anche nelle famigerate partite contro Hawkes Bay, i Maori e Canterbury, dalle quali entrambi i suoi piloni sono usciti dal campo feriti.

pullin_2474958bLa stagione 1972 ha visto le performance dell’Inghilterra toccare i livelli più bassi. I bianchi, infatti, hanno perso tutte le partite del Cinque Nazioni e si sono assicurati il Cucchiaio di Legno. La sconfitta con la Scozia è stata anche la settima consecutiva, e in quel modo è stato eguagliato il poco invidiabile record nazionale di una serie negativa. In quella particolare campagna gli inglesi sono riusciti a segnare la miseria di 36 punti, andando in meta soltanto una volta.

L’unica consolazione è arrivata sotto forma di un breve tour in Sudafrica in estate, dove John Pullin ha indossato la fascia di capitano. Sottovalutata, l’Inghilterra ha vinto cinque delle sei partite infrasettimanali, prima di trionfare 18 a 9 nella gara di Johannesburg, grazie a quattro penalties del compianto Sam Doble e una meta di Alan Morley. I bianchi in avanti sono stati eccellenti e gli Springboks si sono limitati solo a qualche calcio occasionale, così, prima della fine del gioco, la maggior parte dei 77400 tifosi era già stata messa a tacere. Il risultato è stato uno dei più grandi colpi del rugby mondiale e la prima delle tre vittorie contro le squadre dell’emisfero sud in diciotto mesi sotto il capitanato di Pullin, un trionfo che sarebbe stato eguagliato da Will Carling tra il 1988 e il 1993. Il Grande Slam contro le squadre dell’emisfero sud, però, non è potuto essere completato subito per colpa dello 0 a 9 rimediato ad opera degli All Blacks a Twickenham.

Il 27 gennaio 1973, John ha fatto parte della squadra dei Barbarians che ha battuto la stessa Nuova Zelanda 23 a 11 a Cardiff, uno dei tre soli inglesi convocati, insieme a Bob Wilkinson e David Duckham. Pullin stesso è stato coinvolto nel movimento che ha portato alla drammatica meta in apertura di Gareth Edward, considerata la più bella di tutti i tempi. È stato lui, infatti, ha ricevere l’ovale dalle mani di JPR Williams per passarlo a John Dawes, il quale si è involato sulla fascia…….

Sempre nel 1973, l’Inghilterra ha vinto due delle quattro partite del Cinque Nazioni, contro Francia e Scozia. Durante il torneo il XV della Rosa ha perso 9 a 18 a Dublino, ma la squadra ha ottenuto comunque una standing ovation di 5 minuti per la decisione di giocare la partita, in quanto Scozia e Galles si erano rifiutate di recarsi nella capitale irlandese a causa delle agitazioni politiche di quel periodo. Nel dopopartita, Pullin ha dichiarato: “Non siamo granché, ma almeno a giocare ci veniamo.

Pullin in quella stagione ha disputato anche la finale di Coppa con Bristol, ma non per molto però, perché un grave infortunio al ginocchio, appena dopo il calcio d’inizio, l’ha costretto a lasciare il campo. Poiché in quel periodo le sostituzioni a livello di club non erano ammesse, Bristol ha continuato con 14 uomini e, nonostante uno sforzo coraggioso, la gara è stata persa.

Più tardi, nel corso dello stesso anno, l’Inghilterra ha battuto la Nuova Zelanda 16 a 10 a Auckland, per poi permettere a Pullin di completare il personale Grande Slam contro le squadre del sud grazie ad una vittoria per 20 a 3 contro l’Australia a Twickenham.

Purtroppo in quel momento gli inglesi non erano in grado di convertire questi successi una-tantum in vittorie anche nel Cinque Nazioni. Così, nel 1974 c’è stata l’ennesima stagione povera di trionfi. L’unica soddisfazione è arrivata dalla vittoria di Londra contro il Galles per 16 a 12, con l’arbitro che ha detto “no try” su un tentativo di J.J. Williams, che invece i gallesi hanno giurato essere meta. Quella partita è stata la tredicesima e ultima di Pullin come capitano, dopo aver accumulato un record di 6 vittorie, 6 sconfitte e un pareggio, ed avere guidato la sua squadra a vincere contro tutte le nazionali più forti, tranne che con l’Irlanda. Nonostante abbia perso la fascia però, ha continuato a giocare fino al 20 marzo 1976 quando, a seguito della sconfitta contro la Francia per 9 a 30, è stato sostituito dal tallonatore emergente Peter Wheeler.

La sua ultima partita per Bristol, invece, è arrivata nel mese di aprile del 1978, a Gosforth. Con il suo club ha realizzato 296 presenze in 17 stagioni, finendo la carriera con un bottino di 11 mete.

Pullin si è poi dedicato alla famiglia e alla sua impresa, lavoro che, per quanto possibile, aveva continuato a svolgere in parallelo con la carriera rugbistica. D’altronde, il professionismo era ben lungi dall’essere introdotto.

 

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