John Kirwan: sotto il segno di JK

(di Roberto Vanazzi)

Basta con questa storia che andrebbe bene anche fare bella figura, si tratta solo di un alibi per chi arriva sempre secondo.” (John Kirwan)

Nel momento stesso in cui l’Australia scatenava nel mondo della palla ovale il talento dell’eccentrico David Campese, la Nuova Zelanda rispondeva con la sua arma segreta, una potente ala di nome John Kirwan. Successivamente, i due protagonisti hanno “lottato”  a lungo per godere del riconoscimento di migliore trequarti ala del mondo, trovandosi faccia a faccia in numerose occasioni, anche sui campi del campionato italiano.

Più alto e più pesante di Campese, John era molto veloce e possedeva una notevole abilità nello scartare gli avversari, combinata con una superba capacità di finitura. Per questo è arrivato a superare il record di mete della Nuova Zelanda che apparteneva a Stu Wilson, marcandone 35 in 63 incontri internazionali.

John Kirwan

John Kirwan

Nato a Aukland il 16 dicembre 1964, John James Patrick Kirwan ha studiato al De La Salle College, la scuola secondaria cattolica situata a Manukau. A 15 anni, però, John ha  lasciato la scuola per lavorare nella macelleria del padre.

Intanto, Kirwan cominciava a muovere i primi passi nel rugby nelle file del Marist Brothers Old Boys, dove qualche tempo dopo è stato notato dall’allora allenatore della nazionale in nero John Hart, colpito dalle prestazioni eccellenti che l’ala sciorinava nel campionato del suo Paese. Così, il 16 giugno 1984 a Christchurch, davanti ad un pubblico di 40000 persone, John ha giocato la sua prima gara con la maglia degli All Blacks, in una partita vinta 10 a 9 contro la Francia. Un precoce infortunio alla spalla, però, ha compromesso la sua convocazione per il tour dei Kiwis in Australia.

Dopo una sventurata mini-serie di due test in Inghilterra nel 1985, John è stato selezionato per il tour in Sudafrica, ma il viaggio è stato successivamente annullato con suo grande disappunto.

La Bledisloe Cup del 1986 ha visto per la prima volta lo scontro fra JK e David Campese ed è stato quello l’inizio di una grande rivalità. Campo era al meglio della forma in quel periodo ed è uscito vincente dalla sfida e ha condotto i Wallabies a trionfare per la prima volta sul suolo del Paese della Lunga Nuvola Bianca. La sconfitta ha intaccato l’orgoglio dei tuttineri, ma JK avrebbe avuto la sua vendetta due anni più tardi.

Sempre nel 1986, Kirwan è sbarcato in Italia per giocare il primo di quattro campionati con la maglia della Benetton Treviso. Anche qui si è trovato di fronte il solito David Campese, accasatosi al Petrarca Padova.

Il 1987 è l’anno della prima Coppa del Mondo di rugby, disputata proprio in Oceania. Per l’occasione la Nuova Zelanda aveva riunito in un’unica squadra alcuni dei più talentuosi giocatori della sua gloriosa storia, segnando così l’inizio di un periodo di dominazione assoluta che durerà tre anni. JK non si è fatto trovare impreparato a quel mondiale e ha svolto in maniera egregia la sua parte, marcando anche la più bella meta del torneo, una corsa solitaria di 90 metri contro l’Italia in apertura del torneo. John Kirwan ha ricevuto la palla da Grant Fox nella sua area di meta. Di fronte a se almeno 90 metri lo separavano dalla linea di meta opposta. Lui non ci ha pensato due volte: si è sistemato l’ovale sotto il braccio destro e ha iniziato a correre più forte che poteva. Uno alla volta sono stati cinque gli azzurri che hanno provato a fermarlo, tra cui Marcello Cuttitta, Tito Lupini e, ultimo baluardo, l’estremo Serafino Ghizzoni. Con una finta, un cambio di direzione, un’altra finta, John li ha evitati come se fossero i paletti di uno slalomista, finché davanti a lui non c’era più nessuno. Lo inseguiva Fulvio Lorigiola, il mediano di mischia, il quale arrancava alle sue spalle e poi ha lasciato perdere. È arrivato infine ancora Cuttitta che, in quanto ala, era il più lesto degli italiani. Quando l’azzurro è riuscito finalmente ad aggrapparsi ai fianchi di quel ragazzo biondo e a buttarlo a terra, questi era già in area di meta e stava schiacciando la palla sull’erba.

Kirwan ha dato spettacolo anche nella semifinale contro il Galles, schiantando i rossi con due mete, per poi marcarne un’altra nella finale con la Francia, traghettando in quel modo la Nuova Zelanda verso l’inevitabile titolo di campioni del mondo.

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Un anno più tardi John ha colpito duro nella serie per la Bledisloe Cup, quando ha duellato ancora con il vecchio rivale Campese. Kirwan è stato semplicemente sensazionale, portando così allo scoperto tutta la fragilità caratteriale dell’australiano. Campo, più tardi, ha ammesso che il tormento patito in quelle gare per colpa di JK aveva gravemente danneggiato la sua fiducia.

Intanto, John continuava a fare faville. Durante il tour in Galles del 1988, dove i neri hanno vinto le due prove con i sorprendenti margini di 52 a 3 e 54 a 9, Kirwan ha segnato 6 mete, 4 nella prima gara e 2 nell’altra. In quella stagione, fra Australia e Galles, l’ala di Aukland ha marcato qualcosa come 10 mete.

Il 1989 ha visto Kirwan trionfare nel campionato italiano con i biancoverdi trevigiani allenati da André Buonomo. Nella finale al Dall’Ara di Bologna contro il Rovigo di Naas Botha, la Benetton ha vinto 20 a 9, con una meta dello stesso JK, un’altra marcata da Gianni Zanon e i punti al piede di Stefano Bettarello.

A luglio John è tornato a casa per giocare contro l’Argentina, dove ha schiacciato l’ovale oltre la linea di meta 3 volte in due gare. Purtroppo, un infortunio gli ha causato la rottura dei legamenti e lo ha estromesso dalla tournée che la sua nazionale ha svolto in Galles e in Irlanda in autunno.

Nel 1990 JK è passato a giocare nel Thiene, in A2. A Treviso il trequarti ala aveva disputato 60 incontri, vincendo uno scudetto e segnando 46 mete.

Rugby_Kirwan_e_Green_1989Intanto, nella perfetta macchina degli All Blacks avevano iniziato a mostrarsi alcune crepe. I neozelandesi, infatti, hanno perso la prima partita dopo tre anni con l’Australia.

L’anno seguente il tracollo. Dopo un inizio positivo contro l’Inghilterra, la Coppa del Mondo si è trasformata in una vera catastrofe. Quello è stato il torneo di Campese e la stella dei Wallabies ha oscurato in tutto e per tutto JK. La Nuova Zelanda è uscita mestamente in semifinale, sconfitta proprio dagli australiani, e si è dovuta accontentare del terzo posto dopo avere vinto la finale di consolazione con la Scozia.

Lo stesso anno Kirwan ha lasciato l’Italia ed è tornato a giocare in patria, ancora per il Marist.

Nel 1992 il talento di Kirwan non è stato sufficiente ad evitare che l’Australia vincesse la Bledisloe Cup per la seconda volta di fila. Tuttavia, l’autostima dei neri è stata restaurata un anno più tardi in maniera enfatica.
Nessun All Black può dire che la sua carriera è stata veramente grande se non ha battuto almeno una volta i migliori giocatori di Gran Bretagna e Irlanda. Così, nel 1993, JK è stato felice delle gare che ha giocato nel secondo e nel terzo test contro i British & Irish Lions. La serie è stata vinta e John ha avuto l’onore di aggiungere un altro notevole risultato al proprio curriculum vitae. Questo trionfo è stato reso ancora più dolce dalla successiva, vittoriosa partita di ritorno della Bledisloe Cup a Dunedin.

L’annata in questione, però, è stata per Kirwan l’inizio della fine. Con maniere aspre il coach Laurie Mains ha rifiutato di selezionarlo per la gara contro il World XV, disputata a Wellington, e anche per la tournée in Inghilterra e Scozia. Gli All Blacks quella volta hanno perso il test match con i bianchi 9 a 15 e, dato che perdere contro l’Inghilterra è visto un po’ come un crimine in Nuova Zelanda, si può solo speculare per quanto riguarda la differenza che avrebbe fatto JK se avesse giocato. In quel periodo, infatti, in una gara di campionato contro il Nord Otago, l’ala aveva segnato un record di otto mete.

Kirwan ha inanellato ancora cinque caps nel 1994 prima di lasciare il rugby internazionale dopo la serie contro il Sudafrica. Forse è stato un caso, o forse no, che egli ha chiuso la sua illustre carriera in un incontro con i Boks dopo la delusione del tour abortito nel 1985 con il quale avrebbe dovuto cominciarla. La sua ultima gara è stata giocata il 6 agosto nella sua città natale, Aukland, ed il risultato è stato un pareggio 18 a 18.

In tutto, fra nazionale e squadre di club, JK ha segnato 199 mete. La numero 200 gli è stata negata solo dal fatto che alla partita fra Nuova Zelanda e Barbarians non è stato concesso lo status di gara ufficiale.

Nel 1995 troviamo un Kirwan giocatore di rugby a 13 nelle file degli Aukland Warriors, per passare quindi ai NEC Green Rockets fino al 1999, anno in cui ha appeso definitivamente le scarpe al chiodo.

Proprio i Rockets sono stati i primi che JK ha guidato da allenatore. L’ormai ex All Black si è poi trasferita nel 2001 sulla panchina degli Auckland Blues come allenatore in seconda, per traslocare quindi l’anno seguente nel vecchio continente ad allenare i tre quarti della nazionale italiana, a fianco di Brad Johnstone.

Il 26 marzo 2002 la FIR ha nominato John Kirwan allenatore degli azzurri, incarico che ha tenuto sino al 2005. Con lui l’Italia è riuscita a vincere per la prima volta due gare ad un mondiale, quello del 2003 in Australia. La sconfitta contro il Galles, favorita anche da un calendario pesante (quattro incontri in soli quattordici giorni) ha impedito agli italiani di conquistare una storica qualificazione ai quarti di finale.

Nel 2003 e 2004 gli azzurri si sono classificati quinti nel Sei Nazioni, avendo battuto a Roma prima il Galles e poi la Scozia. L’anno successivo, invece, la squadra di Kirwan si è accaparratai il Cucchiaio di Legno. Il coach neozelandese è stato accusato di non avere dato un gioco alla squadra, soprattutto in fase offensiva. Per questo motivo, nonostante il contratto sarebbe scaduto nel 2007, ha dovuto lasciare la panchina a Pierre Berbizier.

Nel 2007 JK ha guidato il Giappone nell’avventura del mondiale francese, dove ha conseguito l’ottimo (per lui) risultato di essere l’allenatore più pagato del torneo. Nel 2011 era seduto sulla stessa panchina anche durante la Coppa del Mondo in Nuova Zelanda.

Dal 2012 Kirwan è diventato head coach dei Blues.

Non saprei dire se il Kirwan allenatore è grande come il Kirwan giocatore. Si può sicuramente affermare, però, che egli, insieme a Jonah Lomu e Jeff Wilson, è stato senza dubbio la più forte ala degli All Blacks, almeno dell’epoca moderna.

Tra le tante vittorie di John Kirwan c’è anche quella, importantissima, contro la depressione. La sua autobiografia “All Blacks Don’t Cry” ha aiutato tanta gente ad uscire da questo problema.

 

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