John Gallagher: un inglese tra gli All Blacks

(di Roberto Vanazzi)

Nel 1987 è stata giocata la prima Coppa del Mondo di rugby. Un sacco di squadre dell’emisfero nord non capivano cosa stava succedendo. Hanno pensato che fossero partite jolly di fine stagione.” (John Gallagher)

Forse il titolo della autobiografia di John GallagherThe World’s Greatest Rugby Player?” potrebbe essere un poco azzardato, vista la brevità della sua carriera internazionale, ma non ci può essere alcun dubbio che durante la fine degli anni ‘80 questo estremo è stato tra i più talentuosi ed efficaci che ci fossero in circolazione. Gallagher ha ridisegnato il suo ruolo, diventando il primo vero numero 15 d’attacco nella Terra della Lunga Nuvola Bianca.

Oltre che per le sue gesta sul campo, poi, John è diventato famoso anche per avere dato il via all’esodo su larga scala di atleti poco soddisfatti dal dilettantismo, verso il più remunerativo Rugby League.

John Gallagher

John Gallagher

John Anthony Gallagher, soprannominato Kipper, è nato il 29 gennaio 1964 a Londra, da genitori irlandesi, come si nota dal cognome e dal colore rosso dei capelli. Durante il periodo scolastico John ha giocato con il XV della St Joseph’s Academy, a South London, quindi con gli Old Askeans e anche per la squadra under 19 dei London Irish. Se avesse voluto il ragazzo avrebbe potuto giocare per l’Inghilterra o per l’Irlanda. Suo padre Sean, un coroner di Derry, aveva anche provato a presentare i moduli all IRFU, ma loro non li hanno neppure presi in considerazione. Così, nel marzo del 1984, John ha preferito emigrare in Nuova Zelanda, per giocare un po’ a rugby e per vedere il posto. L’idea era di restare sei mesi e poi tornare a casa. Alla fine, ci è rimasto sei anni e mezzo ed è diventato una star.

In principio John si è accasato con il Rongotai Club di Wellington, senza nutrire particolari ambizioni. Il suo talento, però, era evidente ed è stato presto convocato dal coach Murray Mexted nella squadra provinciale di Wellington. L’estremo titolare era allora l’All Black Allan Hewson, così Gallagher ha trovato una collocazione come trequarti centro. Alto, atleticamente forte e dotato di un ritmo accecante, Kipper ha colpito immediatamente per i suoi attacchi micidiali. Tra le sue imprese con Wellington si può annoverare quella di avere fatto parte del XV che, sotto la guida di Earle Kirton, ha vinto il campionato nazionale provinciale del 1986. A quel punto Gallagher si era spostato al vertice del triangolo allargato, ruolo nel quale si è rivelato un attaccante ancora più letale, mettendo in mostra anche doti di abile calciatore, tanto che nella medesima stagione è riuscito a segnare un totale di 185 punti per il proprio club.

Alla fine del 1986, con tre stagioni in Nuova Zelanda sulle spalle, Gallagher ha potuto essere selezionato dagli All Blacks per il breve tour in Francia. Le norme di ammissibilità internazionale a quel tempo erano praticamente inesistenti. Lui non aveva mai giocato per l’Inghilterra, e tanto meno per l’Irlanda, a qualsiasi livello e sembrava avere ormai posto le basi per la sua definitiva permanenza nel Paese oceanico, dove lavorava anche come agente della polizia metropolitana. Così, John Gallagher è diventato il secondo inglese a indossare la maglia nera negli anni ‘80, dopo Jamie Salmon.

In Francia, John ha disputato quattro partite non ufficiali, compresa quella contro i French Barbarians: due da estremo e due come centro. I titolari nei rispettivi ruoli erano Kieran Crowley e Joe Stanley, e con lo stesso Crowley e Grant Fox in squadra, Gallagher era praticamente disoccupato anche come kicker. Ad ogni modo, lui ha dimostrato in entrambi i ruoli di avere di fronte un futuro a lungo termine.

Nella stagione 1987 John è stato impiegato di nuovo come trequarti centro per il Central Zone, nella serie del George Nepia Trophy, per poi indossare la maglia numero 15 durante la gara finale a Whangarei. A quel punto Gallagher è stato incluso nell’elenco dei 26 uomini che avrebbero partecipato alla Coppa del Mondo e, anche se Crowley era tra i convocati, “l’inglese” è diventato prima scelta per ricoprire il ruolo di fullback.

Il 22 maggio 1987, il ventitreenne giocatore del Wellington ha debuttato per gli All Blacks nella gara di apertura del mondiale, all’Eden Park, dove i neri hanno travolto l’Italia 70 a 6. In quella partita John non ha segnato, ma nella seconda sfida della fase a gironi, contro le isole Fiji, si è messo in grande evidenza centrando il record neozelandese di 4 mete in un unica gara. Incredibilmente, sempre nella stessa partita il record è stato eguagliato anche dal suo compagno di squadra, il futuro trevigiano Craig Green. Nel proseguimento del torneo l’estremo è andato in meta ancora una volta, nella sfida dei quarti di finale con la Scozia, vinta dai padroni di casa per 30 a 3. La squadra si è ritrovata così in finale contro la Francia e, come si sa, è riuscita a vincere senza particolari problemi, con un perentorio 29 a 9. Finita la partita, John ha scambiato la maglietta con l’estremo della squadra rivale, il mitico Serge Blanco. Quindi, dopo avere riposato la domenica, il lunedì è tornato al suo lavoro da poliziotto.

John_Gallagher

Dopo il successo al mondiale gli All Blacks hanno aperto un ciclo di tre anni in cui sono riusciti a dominare sui campi di tutto il mondo, godendo di vittorie nei test match contro squadre del calibro di Australia, Galles e Argentina, spesso con margini molto elevati. Basta pensare al 52 a 3 (con una meta di Gallagher) e al 54 a 9 nella serie casalinga contro i Dragoni del 1988.

In quel periodo Kipper si trovava all’apice della forma. Era una costante minaccia in attacco, dove aveva formato una combinazione efficace con l’ala John Kirwan e il suo compagno di squadra del Wellington John Schuster, quando questi è diventato trequarti centro nella stagione 1988. In soli 18 tests “i tre John” hanno segnato a ripetizione. Gallagher, dal canto suo, ha varcato la linea di meta 13 volte, tra le quali una tripletta all’Argentina a Dunedin, nel 1989. A causa della presenza di Grant Fox, però, l’estremo non è mai stato usato come calciatore a livello internazionale.

Il decennio si è concluso con un tour di successo in Galles (34 a 9) e Irlanda (23 a 6), ma nessuno si aspettava quello che sarebbe avvenuto di lì a breve.

Nel 1990 Gallagher è stato nominato Player Of The Year. Nonostante questo però, nella primavera dello stesso anno, immediatamente dopo la finale dell’Hong Kong Sevens in cui la Nuova Zelanda è stata sconfitta dalle Fiji, l’estremo degli All Blacks ha voltato le spalle al gioco amatoriale per dedicarsi al professionismo. In un tripudio di pubblicità, John ha firmato per i Leeds Rhinos, club inglese di Rugby League che era alla ricerca di una stella di livello mondiale per rilanciare le proprie fortune. John è stato presto seguito da altri giocatori, quali Frano Botica, Matthew Ridge, John Schuster, Daryl Halligan e Brett Iti. L’esodo era un chiaro indice dell’insoddisfazione che serpeggiava nel dilettantismo, tant’è che un paio di stagioni più tardi, per forza di cose, si è arrivati a una piena accettazione del professionismo.

Sorprendentemente però, il cambio di codice non ha giovato a nessuno, né a John, né alla squadra dello Yorkshire, tanto meno agli All Blacks. In effetti, a causa di un grave infortunio al collo, causato da un placcaggio cattivo durante la gara con il St. Helen, e alla difficoltà di adeguarsi alle nuove tattiche del rugby league, la carriera di Gallagher nel campionato a XIII è da considerarsi di scarso successo. D’altro canto, la sua assenza dalla nazionale durante la Coppa del Mondo del 1991 ha portato soltanto difficoltà ai neri, i quali sono stati costretti ad utilizzare non meno di tre differenti numeri 15 in quel torneo, conclusosi con un mezzo disastro.

Lasciato il Leeds nel 1993, Gallagher ha trovato maggiore fortuna nell’atmosfera meno rarefatta della squadra allora sconosciuta dei London Crusaders (poi diventati London Broncos e anche Harlequins Rugby League), dove i suoi calci affidabili e la sua esperienza hanno dato un contributo significativo per qualche stagione, malgrado il suo antico splendore fosse ormai diventato un ricordo.

Nel 1995 Gallagher è tornato al rugby XV, ma lo ha fatto in punta di piedi. Rifiutato un ingaggio da parte degli Harlequins, l’estremo si è accasato con i dilettanti del Blackneath, dov’è rimasto sino al 1998, l’anno in cui ha deciso di smettere definitivamente con il gioco.

In totale, l’estremo ha effettuato 18 test per la Nuova Zelanda, godendo della soddisfazione di non perderne neppure uno: 17 vittorie e un pareggio, un 19 a 19 contro l’Australia a Brisbane, nel 1988. La sua ultima gara ufficiale è stata quella già citata contro l’Irlanda, dove ha segnato anche una meta. L’ultima volta che ha indossato la maglia nera, invece, è arrivata il 25 novembre 1989, sempre nel medesimo tour, quando ha disputato la sfida con i Barbarians a Londra. Per la cronaca, la partita è stata vinta dai neri 21 a 10.

Nel 1998 John Gallagher è diventato direttore del rugby degli Harlequins, tornando così alle sue origini nella Premiership inglese. In seguito, è  stato per tre anni direttore sportivo presso la Colfe’s Preparatory School, a South-East London.

Nell’aprile del 2010 John ha partecipato e portato a termine la maratona di Londra. Quindi, si è dedicato al golf.

 

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