John Dawes: maestro di tattica

(di Roberto Vanazzi)

Non abbiamo davvero apprezzato quello che avevamo fatto fino a quando siamo arrivati ​​a casa e abbiamo visto la reazione in Gran Bretagna.” (John Dawes, a proposito del tour dei Lions del 1971)

L’epoca d’oro del rugby gallese, quella degli anni ’70 per intenderci, porta il marchio di John Dawes. Prima da trequarti centro e poi da allenatore, questo genio della palla ovale ha portato il rugby del suo Paese ad un successo senza precedenti. Dawes è stato anche capitano dei British & Irish Lions durante il tour in Nuova Zelanda del 1971, probabilmente uno dei più famosi nella lunga storia del team britannico.

Maestro di tattica, dotato di grande intelligenza e altruismo, John aveva la capacità di convertire le teorie degli allenatori in pratica sul campo. La sua visione di gioco e la perfetta tempistica nel passare la palla hanno sempre garantito alle proprie ali numerose occasioni per andare a punti.

John Dawes

John Dawes

Nato a Abercan, il 29 giugno 1940, Sidney John Dawes ha frequentato la Lewis School Pengam, quindi la Aberystwyth University e, infine, il Loughborough College, dove ha conseguito la laurea in chimica. Con la palla ovale il ragazzo ha iniziato a giocare per il Newbridge RFC, per poi passare ai London Welsh, squadra con cui è rimasto tutta la carriera.

Il 7 marzo 1964 John è stato convocato per indossare la sua prima maglia dei Dragoni, in una gara con l’Irlanda a Dublino; lui ha ringraziato per l’invito marcando subito una meta. Dopo il secondo cap, ottenuto sempre nel Cinque Nazioni del 1964 e risolto in un pareggio 11 a 11 contro la Francia, Dawes è partito per il Sudafrica, dove il Galles è stato sconfitto 24 a 3 dagli Springboks.

L’anno seguente John è stato una delle star della squadra che ha meritato la Triple Crown e il titolo del Cinque Nazioni. I dragoni hanno mancato il Grande Slam a causa della sconfitta subita a Parigi contro la Francia.

Purtroppo Dawes è stato costretto a saltare l’intera stagione 1966 a causa di critiche che, inspiegabilmente, si sono focalizzate sulla sua mancanza di ritmo. Una visione cieca da parte degli addetti ai lavori, che ignoravano l’intera gamma dei suoi talenti, in particolare la notevole capacità di leggere la partita. Unica gara della stagione per lui è stata la sconfitta casalinga contro l’Australia.

Fuori rosa anche nel 1967, e usato con il contagocce durante il biennio 1968 – 1969 nonostante fosse il leader indiscusso dei London Welsh, John Dawes è stato finalmente richiamato in nazionale per il torneo del 1970. A quel punto il centro ha pienamente dimostrato quanto le critiche nei suoi confronti fossero infondate. Con lui a gestire il gioco, il Galles ha battuto Inghilterra, Scozia e Francia, e solo la sconfitta a Dublino non ha concesso loro Triple Crown e Grande Slam. I rossi hanno vinto il Cinque Nazioni, anche se a pari merito con la Francia.

Nel 1971 Dawes è stato eletto capitano del Galles e lui ha ripagato la fiducia conducendo la nazionale alla conquista di un Grande Slam che mancava dal lontano 1952. A cadere sotto i colpi dei Fuclieri del Galles sono state nell’ordine l’Inghlterra, la Scozia a Murrayfield, con il drammatico calcio di John Taylor allo scadere, che ha convertito la meta di Gerald Davies regalando così la vittoria ai suoi per un solo punto, l’Irlanda e, infine, la Francia a Parigi.

Nello stesso anno John è diventato il primo skipper gallese dei British Lions per la tournée in Nuova Zelanda. Al loro arrivo il  tecnico del Queensland Des Connor aveva dichiarato: “Questi Lions sono senza speranza. Sono senza dubbio la peggiore squadra nella storia ad essere stata mandata in Nuova Zelanda.”.  Niente di più sbagliato. Il tour ha avuto un enorme successo, con la competenza di playmaker di John Dawes in primo piano. Egli è stato il capitano perfetto, la soluzione ideale e per il cerebrale approccio del coach Carwyn James al rugby, il che, grazie anche al manipolo di fuoriclasse schierati sul campo, ha fatto in modo che le tattiche fossero eseguite in modo efficace. I britannici con quel tour hanno ridefinito il gioco del rugby, con il loro mix di velocità, acume tattico e forza mentale. Persino i neozelandesi hanno riconosciuto l’influenza dei Lions del ’71 sul rugby nel loro Paese, per non parlare del gioco in tutto il mondo.
Dawes ha fatto parte di una backline strepitosa, che vedeva schierati personaggi del calibro di Gareth Edwards, Barry John, David Duckham, Mike Gibson, Gerald Davies e JPR Williams. Erano comunque British Lions a trazione gallese; oltre a quelli già citati, infatti, c’erano anche John Bevan, Mervyn Davies, Derek Quinnell e John Taylor.

La tournée è stata lunghissima e intensa; in un paio di mesi si sono disputati ventisei incontri, dei quali quattro contro gli All Blacks. John di quelle gare ne ha giocate 19, scendendo in campo in tutti i test match. Il primo di questi è stato vinto dai rossi 9 a 3, grazie alla meta del pilone scozzese Ian McLauchlan e ai calci di Barry John. Il secondo, invece, ha visto prevalere gli All Blacks, che hanno travolto i Leoni 22 a 12 marcando 4 mete contro le 2 degli europei, entrambe di Gerald Davies. È stata quella l’ultima sconfitta dei Lions. Dopo avere vinto tutte e quattro le partite non ufficiali, infatti, sul terreno dell’Athletic Park essi hanno annichilito i neozelandesi con un secco 13 a 3, grazie a due mete e un drop. La quarta sfida è stata spettacolare. Poteva dare la vittoria piena ai Leoni, oppure far sì che i Tuttineri pareggiassero il conto. Come un thriller di Hitchcock, la gara è terminata 14 a 14, con un’emozionante altalena di azioni e cambi di risultato. Due mete, delle quali una convertita, e due penalties per gli oceanici, contro una meta di Peter Dixon, una trasformazione e due calci di Barry John e, naturalmente, il famoso drop da 40 metri di JPR Williams per i britannici.

In quella squadra erano presenti ben sette atleti dei London Welsh. Oltre a Dawes, infatti c’erano anche JPR Williams, Gerald Davies, Mervyn Davies, John Taylor, Mike Roberts e Geoff Evans.

Dopo il tour dei Leoni Dawes ha annunciato il ritiro dal rugby internazionale. La sua ultima gara con la nazionale, quindi, è stata il 9 a 5 di Parigi, con cui il Galles ha sconfitto la Francia il 14 agosto 1971.

Il 27 gennaio 1973 John è stato invitato dai Barbarians e lui, in veste di capitano, li ha condotti ad uno storico trionfo per 23 a 11 sugli All Blacks, all’Arms Park di Cardif. Il centro figura nella manovra che ha portato alla famosa meta di Gareth Edwards: la più bella del secolo. È stato lui, infatti, a ricevere la palla dal tallonatore John Pullin e ad involarsi sulla fascia con una progressione impressionante che ha infiammato il pubblico. Dopo un paio di finte, ha tagliato verso il centro del campo e ha passato l’ovale al compagno gallese Tom David. L’azione è proseguita con Derek Quinnel e, infine, con Gareth Edwards, il quale ha raccolto la palla, a dire il vero destinata a Bevan, e si è involato verso la linea di meta e verso la leggenda.

A fine stagione John Dawes ha chiuso definitivamente con il rugby giocato.

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Dal 1974 al 1979 John è stato allenatore dei Dragoni, con i quali ha conseguito un incredibile record di cinque vittorie nel Cinque Nazioni, conquistando quattro Triple Crown consecutive e due Slam, nel 1976 e nel 1978. Dawes può anche vantarsi di non essere mai stato sconfitto dagli odiati cugini inglesi, né da giocatore e neppure da coach.

Nel 1977 Dawes ha allenato i British Lions per la tournée in Nuova Zelanda, dove però non è stato in grado di ripetere lo storico successo del 1971. I Leoni sono tornati in patria sconfitti nella serie per 3 a 1.

In seguti John Dawes è diventato presidente dei London Welsh.

 

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